di Gianni De Felice
Dopotutto, basta intendersi
Mercoledí 04.07.2007 10:45
Basta intendersi. Il nuovo capo della polizia Manganelli dice che la criminalità al Nord “preoccupa”, specialmente se si concentra l’analisi sulla incontrollabile popolazione degli immigrati clandestini. Preoccupare è un verbo pesante. Ma qualche giorno fa il prefetto di Milano aveva garantito che non c’è nessuna emergenza – quindi nessuna preoccupazione? – e qualche settimana fa il ministro dell’Interno Amato aveva spiegato che le città italiane sono, statisticamente, fra le più sicure del mondo e che non bisogna cadere nella trappola della “insicurezza percepita”.
Su questa faccenda della “percezione” bisognerebbe intendersi. Che cosa è: un inganno dei sensi, un miraggio pessimista, una sensazione distorta da turbe psichiche o banale elementare semplice oggettivo riscontro della realtà, di ciò che davvero – e non statisticamente – ci accade ogni giorno? Provino, il signor ministro degli Interni e i suoi paciosi prefetti, a spiegare a una famiglia terrorizzata, narcotizzata, percossa e derubata nottetempo in casa che la soltanto “percepito” la sensazione di una rapina. Provino a spiegare alla vittime quotidiane di stupri che hanno soltanto “percepito” una violenza sessuale. Provino a invitare le ragazze che in certi quartieri non escono di sera, o si fanno accompagnare (anche in ascensore) fino all’uscio di casa, o che su treni e autobus evitano carrozze e vagoni poco frequentati, a non “percepire” insicurezza e a convincersi, anzi, che vivono in città statisticamente battezzate fra le più sicure del mondo.
Forse troppi fingono di non capire che sulla fame e sulla pelle non si arzigogola con statistiche e percezioni. A uno che ti confessa d’aver fame, non puoi rispondere: sbagli, hai solo la percezione della fame ma in realtà sei più che sazio, lo dicono le statistiche. E’ questa soffusa e un po’ cinica filosofia dell’irrealtà che disorienta, e spaventa. Anche se pretendiamo un po’ comicamente di insegnarla agli afgani (poveretti!), abbiamo una giustizia bizantina, affannata, tardiva, zoppa e in molti casi paralitica. Abbiamo leggi al di sotto della decenza, che nessuno aggiorna. Si è scoperto che una grande e prestigiosa società di catering da dieci anni aveva, su 148 dipendenti di fatto, soltanto 4 regolarmente assunti: miliardi di profitti illeciti, una montagna di reati per evasioni contributive e fiscali. Sapete cosa rischiano gli amministratori? Da uno a tre anni di detenzione, pena interamente coperta dall’indulto. Quasi un’istigazione a delinquere, un incentivo al furto, roba che uno si domanda: perché non rubare, visto che si guadagna molto e si rischia niente?
Dovremmo metter mano a un sacco di cose. Dovremmo trovare il modo di punire seriamente amministratori di aziende che rubano all’Inps e al fisco e rapinatori, stupratori, spacciatori che ci assediano; far durare i processi metà della metà, ridurre gli appelli e i contrappelli; rassegnarci all’idea che chi delinque è maggiorenne a quattordici anni (l’età del motorino). Ma la Camera lavora poco, il Senato quasi niente: strategia di sopravvivenza. Le riforme vengono riformate prima di riformare. Mentre dall’estero ci bocciano, non pensiamo che alla nascita del PD, alla scelta del suo leader e alle elezioni prossime venture… Che brutta percezione!
Su questa faccenda della “percezione” bisognerebbe intendersi. Che cosa è: un inganno dei sensi, un miraggio pessimista, una sensazione distorta da turbe psichiche o banale elementare semplice oggettivo riscontro della realtà, di ciò che davvero – e non statisticamente – ci accade ogni giorno? Provino, il signor ministro degli Interni e i suoi paciosi prefetti, a spiegare a una famiglia terrorizzata, narcotizzata, percossa e derubata nottetempo in casa che la soltanto “percepito” la sensazione di una rapina. Provino a spiegare alla vittime quotidiane di stupri che hanno soltanto “percepito” una violenza sessuale. Provino a invitare le ragazze che in certi quartieri non escono di sera, o si fanno accompagnare (anche in ascensore) fino all’uscio di casa, o che su treni e autobus evitano carrozze e vagoni poco frequentati, a non “percepire” insicurezza e a convincersi, anzi, che vivono in città statisticamente battezzate fra le più sicure del mondo.
Forse troppi fingono di non capire che sulla fame e sulla pelle non si arzigogola con statistiche e percezioni. A uno che ti confessa d’aver fame, non puoi rispondere: sbagli, hai solo la percezione della fame ma in realtà sei più che sazio, lo dicono le statistiche. E’ questa soffusa e un po’ cinica filosofia dell’irrealtà che disorienta, e spaventa. Anche se pretendiamo un po’ comicamente di insegnarla agli afgani (poveretti!), abbiamo una giustizia bizantina, affannata, tardiva, zoppa e in molti casi paralitica. Abbiamo leggi al di sotto della decenza, che nessuno aggiorna. Si è scoperto che una grande e prestigiosa società di catering da dieci anni aveva, su 148 dipendenti di fatto, soltanto 4 regolarmente assunti: miliardi di profitti illeciti, una montagna di reati per evasioni contributive e fiscali. Sapete cosa rischiano gli amministratori? Da uno a tre anni di detenzione, pena interamente coperta dall’indulto. Quasi un’istigazione a delinquere, un incentivo al furto, roba che uno si domanda: perché non rubare, visto che si guadagna molto e si rischia niente?
Dovremmo metter mano a un sacco di cose. Dovremmo trovare il modo di punire seriamente amministratori di aziende che rubano all’Inps e al fisco e rapinatori, stupratori, spacciatori che ci assediano; far durare i processi metà della metà, ridurre gli appelli e i contrappelli; rassegnarci all’idea che chi delinque è maggiorenne a quattordici anni (l’età del motorino). Ma la Camera lavora poco, il Senato quasi niente: strategia di sopravvivenza. Le riforme vengono riformate prima di riformare. Mentre dall’estero ci bocciano, non pensiamo che alla nascita del PD, alla scelta del suo leader e alle elezioni prossime venture… Che brutta percezione!














































