Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Venerdì, 18 Dicembre 2009 Ernesto Galli della Loggia, corriere della sera
Due o tre cose di buon senso
Prima di stabilire per il futuro nuove regole del gioco, di varare riforme costituzionali, di inaugurare un clima di generale concordia, si può sperare che — non domani o dopodomani ma oggi, subito— gli attori della scena politica italiana convengano almeno su un paio di cose da evitare con la massima cura? Possiamo sperare in un paio di misure d’emergenza da adottare immediatamente nella discussione pubblica? Le più urgenti ci sembrano le seguenti.
Primo: evitare che lo scontro si polarizzi ossessivamente intorno alle persone, ai nomi e ai cognomi, alle facce. Non ci si venga a dire che la democrazia ormai è questa, dunque non c’è nulla da fare, e che comunque sono «gli altri» che hanno cominciato. Certo: è consegnato alle cronache che sulla figura del presidente del Consiglio è stata montata nei mesi scorsi una campagna di ostilità politica e di disprezzo antropologico dai toni violentissimi, così come è sotto gli occhi di tutti la penosa incapacità della Rai, a dispetto del suo statuto pubblico, di assicurare un’informazione sobria ed equilibrata, degna di un Paese civile. Ma un discorso come quello dell’onorevole Cicchitto, avventuratosi sulla sempre insidiosissima strada dei «mandanti morali», dei «complici oggettivi» e della lista nominativa dei cattivi da additare alla pubblica riprovazione è forse fatto per spezzare la spirale dell’aggressività, dei pericoli di violenza, o viceversa per alimentarla? Che si possa pensare che «senza Marco Travaglio ci sarebbe molto buio sulla storia italiana che si sta facendo in questi anni» — come è arrivata a scrivere Barbara Spinelli sulle colonne del Fatto — ci sembra solo ridicolo. Ma egualmente ridicolo — oltre che lesivo della libertà di stampa, nel momento in cui lo si attacca dalla tribuna parlamentare — considerare il suddetto Travaglio una sorta di Lucifero della carta stampata capace di chissà quali devastazioni.
La seconda misura d’emergenza: evitare la pigrizia intellettuale. La storia non si ripete mai due volte: sarebbe bene che anche i giornali evitassero di scrivere il medesimo articolo scritto qualche anno o qualche decennio fa. E invece proprio alla tentazione di questa facile pigrizia hanno ceduto molti quotidiani commentando ieri l’attentato alla Bocconi. La «bomba» ha subito scatenato l’attualizzazione degli anni Settanta, la voluttà del già noto e del già detto. Ecco così riaffacciarsi puntualmente da un lato la minaccia del terrorismo rosso, del risveglio sovversivo, il fantasma dell’attacco alle istituzioni, e dall’altro le insinuazioni sulle «strane coincidenze», la «sigla misteriosa», la «rivendicazione ambigua» e chi più ne ha più ne metta. Il tutto naturalmente, in questo caso, per richiamare in vita l’evergreen assoluto del retroscenismo nazionale: l’immortale «strategia della tensione». Ma prima di fare appello alla «maggioranza silenziosa» o di chiamare alla mobilitazione antifascista, non sarebbe consigliabile fermarsi un attimo e cercare di farsi contagiare da un minimo di ragionevolezza?














































