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Giovedì, 29 Ottobre 2009: Accadde Oggi Rocco Traisci, metropolis
CRONACA
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) In Corte d’Appello il clan D’Alessandro: le accuse sono di traffico di droga nell’ambito della celebre operazione “Chalet” del 2005. Alla sbarra boss e gregari del clan che scelsero il rito ordinario, a differenza di altri imputati giudicati con riti alternativi. Ieri al via le arringhe dei difensori, con l’intervento del penalista Stefano Sorrentino, legale di fiducia del boss Luigino D’Alessandro. Secondo la difesa l’assenza per lungo tempo di uno dei giudici del collegio giudicante avrebbe dovuto determinare la rinnovazione di gran parte del dibattimento (perizie, testi, intercettazioni etc. etc.). Ma con il ritorno del giudice a latere Alessandra Maddalena il processo ha seguito il suo corso senza interruzioni. Per questa ragione Sorrentino ha chiesto l’annullamneto della sentenza di primo grado. La difesa ha inoltre contestato alcune perizie sulle intecettazioni ambientali effettuate nel carcere di Lecce in cui si attribuisce a Luigi D’Alessandro la frase: “Dobbiamo prenderci Castellammare”. Secondo le perizie di parte invece il presunto boss avrebbe invece detto esattamente il contrario e cioè: “Non dobbiamo prendere Castellammare”. A giudizio, dunque, davanti ai giudici della seconda sezione della corte d’Appello napoletana, oltre al boss (condannato in primo grado a trentanni di carcere) ci sono Antonio Elefante, Giovanni Lucarelli, Ettore Spagnuolo, Augusto Bellarosa, Antonio Caccia, Adriana Rotondale, Gianluca Bilotta.
E’ il preludio alla sentenza, che sarà pronunciata il prossimo 20 gennaio, dopo la richiesta del procuratore generale presso la Corte d’Appello di confermare anche in secondo grado le pesanti condanne emesse dal tribunale di Torre Annunziata. Le accuse come detto, sono di traffico di cocaina a Santa Caterina, dove il clan si era imposto grazie ad un’agguerrita cellula di fiancheggiatori.
E il boss Luigi D´Alessandro
rischia 30 anni in Appello
rischia 30 anni in Appello
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) In Corte d’Appello il clan D’Alessandro: le accuse sono di traffico di droga nell’ambito della celebre operazione “Chalet” del 2005. Alla sbarra boss e gregari del clan che scelsero il rito ordinario, a differenza di altri imputati giudicati con riti alternativi. Ieri al via le arringhe dei difensori, con l’intervento del penalista Stefano Sorrentino, legale di fiducia del boss Luigino D’Alessandro. Secondo la difesa l’assenza per lungo tempo di uno dei giudici del collegio giudicante avrebbe dovuto determinare la rinnovazione di gran parte del dibattimento (perizie, testi, intercettazioni etc. etc.). Ma con il ritorno del giudice a latere Alessandra Maddalena il processo ha seguito il suo corso senza interruzioni. Per questa ragione Sorrentino ha chiesto l’annullamneto della sentenza di primo grado. La difesa ha inoltre contestato alcune perizie sulle intecettazioni ambientali effettuate nel carcere di Lecce in cui si attribuisce a Luigi D’Alessandro la frase: “Dobbiamo prenderci Castellammare”. Secondo le perizie di parte invece il presunto boss avrebbe invece detto esattamente il contrario e cioè: “Non dobbiamo prendere Castellammare”. A giudizio, dunque, davanti ai giudici della seconda sezione della corte d’Appello napoletana, oltre al boss (condannato in primo grado a trentanni di carcere) ci sono Antonio Elefante, Giovanni Lucarelli, Ettore Spagnuolo, Augusto Bellarosa, Antonio Caccia, Adriana Rotondale, Gianluca Bilotta.
E’ il preludio alla sentenza, che sarà pronunciata il prossimo 20 gennaio, dopo la richiesta del procuratore generale presso la Corte d’Appello di confermare anche in secondo grado le pesanti condanne emesse dal tribunale di Torre Annunziata. Le accuse come detto, sono di traffico di cocaina a Santa Caterina, dove il clan si era imposto grazie ad un’agguerrita cellula di fiancheggiatori.














































