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Domenica, 30 Agosto 2009: Accadde Oggi NA.DA. Brescia Oggi
L’ALTRO PROGETTO. La realizzazione di un polo della brescianità nello storico edificio scolastico è uno dei rimpianti dell’ex presidente Alberto Cavalli
Il trasloco di Fondazione civiltà bresciana a palazzo Bargnani era stato stabilito dalla giunta nell’aprile 2006
Lo storico Palazzo Bargnani, in corso Matteotti,
è stato sede di diverse scuole FOTOLIVE
Per l’ex presidente della Provincia Alberto Cavalli non aver portato a termine il progetto del palazzo della Cultura bresciana è un rimpianto. L’ha dichiarato nell’intervista di fine mandato, non nascondendo l’amarezza per un progetto che ha lasciato in sospeso.
DEL RESTO, SI TRATTA di un intento ambizioso a cui il Broletto guarda fin dal lontano aprile del 2006. Risale a tre anni e mezzo fa il sodalizio tra la Fondazione civiltà bresciana presieduta da monsignor Mario Fappani e l’amministrazione provinciale di Brescia. L’allora vicepresidente Massimo Gelmini aveva previsto un contributo di 100 mila euro l’anno per un triennio per l’attivazione delle attività, oltre alla stipula di un protocollo che staboliva la futura trasformazione del prestigioso palazzo Bargnani in «centro operativo di coordinamento delle iniziative culturali». Lì avrebbe dovuto trasferirsi la Fondazione e la sua biblioteca da 95 mila volumi.
Con il cambio di destinazione, si era ipotizzato un intervento di salvaguardia dal costo complessivo di 3 milioni e 750 mila euro. La Provincia aveva previsto per l’occasione un investimento (indicato nelle voci di bilancio del 2007) di 2 milioni e 500 mila euro per la sistemazione dell’edificio.
Alcuni lavori erano già stati effettuati nel 2006 sulla facciata principale e sull’androne di ingresso, in attesa di mettere mano all’edificio in modo più strutturale. Palazzo Bargnani ha caratteristiche architettoniche e decorative di grande rilievo che vanno salvaguardate
UNA VOLTA ultimato il progetto avrebbe dovuto diventare, in sintesi. la sede culturale della Provincia e di una parte del settore bibliotecario provinciale delle identità. Per Fondazione civiltà bresciana, la realtà che a Brescia si occupa di conoscenza della cultura locale e valorizzazione del patrimonio bresciano e che ora è relegata negli spazi di vicolo San Giuseppe, sarebbe stata una vera e propria rivoluzione.
Questo intervento non compare nel documento che elenca le priorità programmatiche della giunta Molgora, approvato in occasione dell’ultimo consiglio provinciale, ma per la verità non è nemmeno escluso che - una volta completato del trasferimento del liceo artistico - il progetto venga rinnovato. Stando alle stime approssimative però è difficile che il tutto accada prima di un paio d’anni.
PER IL PRESTIGIOSO PALAZZO di corso Matteotti, costruito dai Martinengo tra il Seicento e il Settecento la ristrutturazione dovrà attendere. L’edificio è stato in passato non solo residenza nobiliare, ma anche sede di varie scuole tra cui fino al 1925 l’«Arnaldo». Una sede di tutto rispetto ma, tra grandi saloni e soffitti affrescati, poco adatta per ospitare degli studenti. Ad ogni modo il liceo classico cittadino ci è stato per oltre un secolo, ma poi si sono spostati lì anche il «Tartaglia», l’«Abba», il «Ballini» fino, più recentemente, all’«Olivieri». NA.DA.
E il Palazzo della cultura?
In sospeso
In sospeso
Il trasloco di Fondazione civiltà bresciana a palazzo Bargnani era stato stabilito dalla giunta nell’aprile 2006
Lo storico Palazzo Bargnani, in corso Matteotti,
è stato sede di diverse scuole FOTOLIVE
DEL RESTO, SI TRATTA di un intento ambizioso a cui il Broletto guarda fin dal lontano aprile del 2006. Risale a tre anni e mezzo fa il sodalizio tra la Fondazione civiltà bresciana presieduta da monsignor Mario Fappani e l’amministrazione provinciale di Brescia. L’allora vicepresidente Massimo Gelmini aveva previsto un contributo di 100 mila euro l’anno per un triennio per l’attivazione delle attività, oltre alla stipula di un protocollo che staboliva la futura trasformazione del prestigioso palazzo Bargnani in «centro operativo di coordinamento delle iniziative culturali». Lì avrebbe dovuto trasferirsi la Fondazione e la sua biblioteca da 95 mila volumi.
Con il cambio di destinazione, si era ipotizzato un intervento di salvaguardia dal costo complessivo di 3 milioni e 750 mila euro. La Provincia aveva previsto per l’occasione un investimento (indicato nelle voci di bilancio del 2007) di 2 milioni e 500 mila euro per la sistemazione dell’edificio.
Alcuni lavori erano già stati effettuati nel 2006 sulla facciata principale e sull’androne di ingresso, in attesa di mettere mano all’edificio in modo più strutturale. Palazzo Bargnani ha caratteristiche architettoniche e decorative di grande rilievo che vanno salvaguardate
UNA VOLTA ultimato il progetto avrebbe dovuto diventare, in sintesi. la sede culturale della Provincia e di una parte del settore bibliotecario provinciale delle identità. Per Fondazione civiltà bresciana, la realtà che a Brescia si occupa di conoscenza della cultura locale e valorizzazione del patrimonio bresciano e che ora è relegata negli spazi di vicolo San Giuseppe, sarebbe stata una vera e propria rivoluzione.
Questo intervento non compare nel documento che elenca le priorità programmatiche della giunta Molgora, approvato in occasione dell’ultimo consiglio provinciale, ma per la verità non è nemmeno escluso che - una volta completato del trasferimento del liceo artistico - il progetto venga rinnovato. Stando alle stime approssimative però è difficile che il tutto accada prima di un paio d’anni.
PER IL PRESTIGIOSO PALAZZO di corso Matteotti, costruito dai Martinengo tra il Seicento e il Settecento la ristrutturazione dovrà attendere. L’edificio è stato in passato non solo residenza nobiliare, ma anche sede di varie scuole tra cui fino al 1925 l’«Arnaldo». Una sede di tutto rispetto ma, tra grandi saloni e soffitti affrescati, poco adatta per ospitare degli studenti. Ad ogni modo il liceo classico cittadino ci è stato per oltre un secolo, ma poi si sono spostati lì anche il «Tartaglia», l’«Abba», il «Ballini» fino, più recentemente, all’«Olivieri». NA.DA.














































