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EDITORIALI :: Errori da non ripetere - Franco Venturini
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Errori da non ripetere - Franco Venturini
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  Sabato, 19 Dicembre 2009    Franco Venturini , Corriere della sera


CLIMA

Errori da non ripetere

Il vertice di Copena­ghen non poteva falli­re e trascinare così nel discredito i suoi prestigiosi protagonisti. E' purtroppo per questo, e non per salvare il nostro pianeta minacciato dal ri­scaldamento atmosferico, che molti capi di stato e di governo si sono acconten­tati ieri notte di una formu­la che salva loro la faccia, esalta i pochi progressi del­la conferenza danese e ne maschera a fatica i molti fallimenti.

L'aria che tirava a Cope­naghen, del resto, la si è vi­sta sin dal mattino. Obama è finalmente arrivato, ma senza doni natalizi. Invece il presidente Usa si è dedi­cato a una serie incon­tri- scontri con il premier ci­nese Wen Jiabao, e alla fine i due sono riusciti a sbloc­care un modesto compro­messo con l'apporto anche dell'India, del Brasile e del Sudafrica. Ha così preso corpo una intesa politica che agli impegni vincolanti sostituisce le buone inten­zioni, che aggira gli ostaco­li più ostici, che sottolinea le responsabilità dei «ric­chi » rispetto ai Paesi in via di sviluppo ma lo fa nel mo­do meno credibile, evitan­do persino di citare il sem­pre ripetuto obbiettivo di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2050. Tra gli industrializzati ognuno fa­rà quel che vorrà su base nazionale o di gruppo (co­me l'Europa, che parlerà a gennaio). E si capisce allo­ra che il consenso di alcuni Paesi in via di sviluppo non sia ancora sicuro, tan­to più che è sparito ogni impegno a concludere nel 2010 un trattato cogente per tutti. L'intento fonda­mentale, quello di contene­re entro 2 gradi l'aumento della temperatura rispetto all'era pre-industriale, so­pravvive a fatica. Ma forse soltanto per evitare che Co­penaghen faccia meno del G8 dell'Aquila.

La rissa continua del Bel­la Center e i suoi insoddi­sfacenti risultati offrono al­cune indicazioni. La prima è che il fonda­mentalismo ambientalista, per quanto giusto e soste­nuto dalle indicazioni scientifiche, diventa con­troproducente quando de­ve calarsi nella realtà degli interessi economici e politi­ci. Non si tratta certo di so­spendere la battaglia, ma è necessario, se si vuole pro­gredire sul serio, individua­re metodi negoziali diversi e non arrivare, come è col­pevolmente accaduto a Co­penaghen, con tutti i dos­sier tecnici in alto mare e le sensibilità nazionali al culmine dell'esaltazione.

Poi c'è il tanto temuto G2 cino-americano. Un Obama vincolato dal Con­gresso ha fatto a braccio di ferro con il premier cinese ma alla fine è con lui che ha trovato l'intesa, mentre il presidente Hu Jintao se ne rimaneva prudentemen­te a Pechino. Copenaghen ha confermato che Usa e Ci­na non sono più insensibili al tema del clima. Ma si può star certi che la generi­cità degli accordi sui tagli delle emissioni e ancor più l'assenza di vincoli legali rappresentino per loro, che sono i più grandi inqui­natori del mondo, due otti­me notizie. Gli Usa hanno le elezioni permanenti, la Cina deve continuare a cre­scere.

I veri arbitri nella partita per salvare la terra dai suoi gas continueranno a essere loro, Usa e Cina. C'è da au­gurarsi che ne abbiano an­cora il tempo, quando si sentiranno pronti ad agire sul serio.

 





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