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STABIA: Ieri, oggi e domani :: Fratielli e Surelle voci votive (video e storia)
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Fratielli e Surelle voci votive (video e storia)
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Venerdì, 27 Novembre 2009:


Le voci votive della Festa dell'Immacolata a Castellammare di Stabia.



 



 
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  Giovedì, 3 Dicembre 2009    Maurizio Cuomo, insomma


Spettacoli&Cultura

Fratiélle e surèlle

Castellammare di Stabia | La tradizione del “dare la voce”, è senza dubbio, una delle pratiche più antiche e caratteristiche, alle quali, ancor oggi, è possibile assistere nella città di Castellammare di Stabia. Prettamente stabiese, la voce del cantore che intona “Fratiélle e surèlle”, echeggia alle prime ore del mattino, nel periodo della cosiddetta “dodicina”, cioè, nei dodici giorni che precedono l’8 dicembre, giorno in cui ricorre la festa dell’Immacolata Concezione.

Image L’origine di questa antica tradizione stabiese, che nella conoscenza popolare si fonde tra leggenda e realtà, dovrebbe, risalire almeno agli anni ‘60 dell’Ottocento; ciò si desume da alcuni documenti trascritti da Giovanni Celoro Parascandolo, compianto studioso di storia locale, nei quali è riportato che il Vescovo dell’epoca, il Rev.ssimo Mons. Francesco Saverio Petagna, diede inizio alla pia usanza della “dodicina”, ispirandosi ad una antica statua della Vergine venerata nella chiesa di Santa Maria dell’Orto di Castellammare. Con il rinnovamento del culto alla Madonna dal titolo di Imma-colata Concezione, il Vescovo ebbe così a esortare a viva voce, i fratelli e le sorelle stabiesi alla devozione della Vergine. A circa 150 anni dalle probabili origini di questa pia usanza, nulla o quasi è cambiato, ma ciò che maggiormente colpisce è che permangono le motivazioni di esclusiva natura religiosa, per cui, chi si dedica a tale pratica, lo fa per assolvere ad un voto per grazia ricevuta.

Un particolare significativo, poco considerato, che però la dice lunga sulla devozione alla Madonna di chi si dedica al “dare la voce”, è caratterizzato dalla costante presenza che il cantore offre, vita natural durante, per onorare il suo voto: un gravoso compito, svolto anche in cattive condizioni meteorologiche (pioggia, freddo o vento) e in periodi di malattia e di non buone condizioni di salute.

Per il piacere di vivere e comprendere le sensazioni che lo stabiese prova nell’ascoltare la viva voce di “Fratiélle e surèlle”, estrapoliamo dalle pagine di www.liberoricercatore.it un ricordo di gioventù dell’86enne Luigi Nocera: “E così, tra la veglia e il sonno ci coglieva quel dolce canto che sentivamo scendere dalla “Caperrina”. Prima flebilmente, poi sempre più chiara la voce di questo fedele si faceva largo nel magico silenzio della notte. Che emozione quel canto che si avvicinava pian piano! A volte questa voce taceva per qualche breve momento e noi con ansia attendevamo la ripresa di quella dolce nenia. Man mano però che si avvicinava distinguevamo sempre meglio le parole di questa invocazione. Dopo più di 75 anni, e se la memoria del cuore più che della mente non mi tradisce, la frase che io ricordo era: “Fratiélle e surèlle ‘o rusario ‘a Maronna, che bello nomme tene ‘a Maronna”. Ma quella voce solitaria, che nel buio e nel silenzio della notte si avvicinava poco a poco, rendeva magica e misteriosa quella atmosfera. Quella voce poi si allontanava lentamente percorrendo le altre vie del rione fino a sparire del tutto. A sostituirla i rintocchi delle campane che invitavano i fedeli alla prima Messa”.

L’orario estremamente mattutino del racconto (ricordiamo che la cantilena, oggi come allora, è eseguita a ridosso della notte, ancor prima dell’albeggiare) che in qualche modo potrebbe meravigliare, è fedele alle origini di questa pia usanza, ovvero a quando in una Castellammare prettamente contadino/marinaresca, sia i contadini che i pescatori locali, potevano dedicarsi all’adorazione della Madonna, prima dell’inizio dell’incombente giornata lavorativa.

Per completezza descrittiva diremo infine che la tradizionale cantilena, nel primo giorno intona la seguente frase dialettale: “Fratiélle e surèlle, ‘o rusario ‘a Maronna, ogge è ‘a primma stella r’‘a Maronna!”; frase che nei giorni a seguire resta invariata, salvo per il particolare che il cantore nel secondo giorno declama la seconda stella, poi la terza e così via fino ad arrivare alla dodicesima stella che precede il giorno dell’Immacolata, giorno in cui la cantilena risulta essere la seguente: “Fratiélle e surèlle, ‘o rusario ‘a Maronna, ogge è ‘o nomme bello r’‘a Maronna!”. A Castellammare l’usanza del dare “la voce”, è oggi talmente radicata che un cantore di “Fratiélle e surèlle”, è presente in tutti i quartieri cittadini.

Tra i più noti “cantori”, ricordiamo con particolare affetto lo stabiese Francesco Paolo Castellano, un devotissimo confratello dell’antica Congrega di S. Maria di Porto Salvo, che si è dedicato alla pratica del “dare la voce” fino a tardissima età (84 anni), che gli anziani locali ricordano come “Chiavone” o anche come “Ciccio ‘o piscatore” perché manutentore di un “puosto” di pesci e frutti di mare. Tra gli altri noti cantori, meritevoli di citazione, che hanno dato la voce e che hanno mantenuto alta questa tradizione locale meritano almeno una citazione: Raffaele Pane detto ‘o Zappiello, che per più di un ventennio, a iniziare dagli anni ‘50, ha intonato “Fratiélle e surèlle” nella zona collinare del Terziere di Scanzano, Vicienzo ‘e Rachele cantore della zona contadina stabiese (giurisdizione della chiesa parrocchiale dell’Annunziatella), l’indimenticato Marciano al Rione San Marco e Catello detto ‘o Pezzaro, che ha amorevolmente animato questa tradizione nel centro antico cittadino.


 





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