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Ambiente ed Energia :: Greenpeace, la calssifica 2009 dei più grandi inquinatori
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Greenpeace, la calssifica 2009 dei più grandi inquinatori
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Martedì, 29 Settembre 2009: Accadde Oggi    La Stampa


AMBIENTE

Greenpeace, la classifica 2009
dei più grandi inquinatori

    In totale l'industria italiana ha emesso nel 2008 circa 220 milioni di tonnellate di CO2

ROMA - Dopo la presa di posizione di Bruxelles sui tetti nazionali alle emissioni di CO2 «non più negoziabili», Greenpeace «fa i nomi di chi c’è dietro questa mossa» e pubblica in esclusiva la classifica 2009 delle emissioni di gas serra dei maggiori gruppi industriali in Italia soggetti alla direttiva europea sull’Emission Trading, il sistema europeo di scambio della CO2. La classifica dell’associazione ambientalista «mostra chiaramente chi rispetta le regole e chi no. Per il terzo anno consecutivo, l’Enel guadagna il primo posto tra i “grandi inquinatori”».

«Complessivamente le industrie italiane hanno superato i permessi di emissione per nove milioni di tonnellate di CO2, ma bisogna fare dei distinguo - spiega Francesco Tedesco, responsabile campagna energia e clima di Greenpeace - Lo sforamento si deve solamente ai settori del termoelettrico e della raffinazione. Altri settori, invece, hanno rispettato i tetti». Enel, rimarca l’organizzazione, «si conferma il primo “grande inquinatore” con oltre 44 milioni di tonnellate di CO2. Circa un terzo delle emissioni del gruppo - entra nel dettaglio - si deve all’impianto di Brindisi, la più grande centrale a carbone in Italia nonché primo impianto per emissioni di gas serra, con 14,9 milioni di tonnellate».

In totale «l’industria italiana ha emesso nel 2008 circa 220 milioni di tonnellate di CO2, registrando una riduzione netta di sei milioni di tonnellate rispetto al 2007, probabile conseguenza della crisi. Sebbene questo risultato sia positivo, la politica energetica dell’Italia - denuncia Tedesco - va nella direzione opposta alla riduzione delle emissioni di CO2. Recentemente il governo ha infatti rilasciato l’autorizzazione per tre nuove centrali a carbone che faranno aumentare le emissioni dell’Italia di ulteriori 30 milioni di tonnellate. Una strategia che porterà l’Italia fuori dagli obiettivi europei al 2020, e a sostenere il peso delle conseguenti sanzioni».

«Il governo autorizza nuove centrali a carbone e poi chiede all’Europa di rinegoziare gli impegni presi - osserva Tedesco - Si tratta di un comportamento ipocrita per difendere gli interessi di gruppi industriali che continuano a inquinare come se niente fosse. A risentirne, a pochi giorni dal vertice delle Nazioni Unite sul clima, è ancora una volta l’immagine dell’Italia a livello internazionale».

Oltre alla classifica dei gruppi industriali che vedono Enel al primo posto seguita da Edison, Enipower, Edipower, E.On (ex Endesa Italia) e Tirreno Power, i dati di Greenpeace mostrano anche quali sono gli impianti più inquinanti in termini di CO2. Al fianco della centrale Enel di Brindisi, anche l’Ilva di Taranto e gli stabilimenti dell’Edison, sempre a Taranto.


 





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