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Venerdì, 18 Dicembre 2009 Pierpaolo Prati, GdB
Allarme cellulari - di Agnese Codignola
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I giudici: «Il telefonino fa male»
La Corte d’appello dà ragione ad un ex manager bresciano nella causa contro l’Inail. L’istituto gli aveva negato il riconoscimento dell’invalidità causata da un tumore dovuto - secondo la sentenza - all’uso intensivo del cellulare
Sotto inchiesta ci sono finiti i campi elettromagnetici creati dall’uso dei telefoni cellulari e senza fili
Consulenze decisive
Il verdetto, ancora tutto da soppesare nella sua compiutezza, arriva al termine del secondo atto di una causa intentata dall’uomo contro l’Inail. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro gli aveva negato il riconoscimento della malattia professionale - quella a suo dire dovuta proprio all’utilizzo dell’apparecchio - e dell’invalidità dell’80%. In questo l’Ente aveva ricevuto il conforto in primo grado dal Tribunale del Lavoro.
Ribaltando il verdetto, anche in seguito ad alcune perizie prodotte dall’uomo e dai suoi difensori, la Corte d’appello ha creato così un precedente destinato non solo a far discutere, ma anche, se confermato in Corte di Cassazione, ad aprire spiragli per azioni nei confronti dei produttori degli apparecchi o dei gestori della telefonia mobile. Uno scenario possibile anche se è prematuro, in attesa scenda il giudicato, stabilire come e quando queste aziende potranno essere chiamate in causa.
Innocente Marcolini, che subì un’operazione chirurgica per l’asportazione del tumore, ma che da allora convive con dolori lancinanti ed è costretto nelle fasi più acute ad assumere morfina, per vincere il secondo tempo della sua battaglia si è rivolto a due titolati consulenti: il dott. Giuseppe Grasso, neurochirurgo bresciano e Lennart Hardell, uno dei massimi studiosi della materia, hanno coadiuvato il manager bresciano nella causa e gli hanno consentito di ottenere il riconoscimento dell’invalidità all’80%, almeno da parte dei giudici di secondo grado.
«Possibile concausa»
Decisiva in questo senso potrebbe essere stata anche la relazione del perito nominato dalla Corte d’appello: il professor Angelo Gino Levis, biologo ordinario all’Università di Padova, ha riconosciuto l’uso del telefonino e le radiazioni che emana come possibile concausa del tumore.
Il verdetto è stato accolto con soddisfazione da Innocente Marcolini che nel frattempo però ha perso il lavoro, «guadagnando» la convivenza con dolori insopportabili e visite periodiche a Mestre. Il calvario del manager è iniziato nel 2002, quando era direttore finanziario e amministrativo di una multinazionale bresciana con 400 dipendenti. Un incarico che l’ha portato a stare al contatto con telefoni portatili (cordless in ufficio, cellulare lontano dal posto di lavoro) per diverse ore nell’arco della giornata.
Un calvario lungo otto anni
L’insorgere della malattia si manifestò nel 2002, sottoforma di una emiparesi facciale. I medici che lo ebbero in cura lo sottoposero ad una risonanza e scoprirono il tumore, fortunatamente benigno. Dopo l’intervento chirurgico Marcolini non ha potuto più vivere la vita che viveva in precedenza. I suoi ritmi ora sono scanditi da continue visite, dall’utilizzo di morfina nelle situazioni estreme e, ma questo solo da poche ore, anche dalla soddisfazione di aver vinto una battaglia difficile.














































