Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Domenica, 27 Dicembre 2009 LORENZO MONDO, La Stampa
I matti che sono tra noi
Nell’ultimo e ultimissimo scorcio di dicembre si sono verificate, con esiti diversi, due aggressioni contro eminenti personalità. A Milano, la statuetta del Duomo scagliata sulla faccia di Berlusconi; a Roma la spinta che ha fatto cadere in San Pietro, per fortuna senza conseguenze, Benedetto XVI (gli ha fatto idealmente scudo il femore del cardinale Etchegaray). Diverse anche le presumibili motivazioni dei due gesti, o per lo meno il loro innesco. E sarebbe improprio, da ogni punto di vista, mettere sullo stesso piano i due uomini che sono stati oggetto di fisica contestazione. Anche se, va ripetuto con chiarezza, non esiste nessuna giustificazione, da parte di persone civili, per un atto di violenza, sia esso dovuto a un dissenso politico, ideologico e perfino, all’occorrenza, teologico.
Un dato accomuna tuttavia i due episodi, ed è la stupefacente mobilitazione del popolo dei bloggers. Sono intervenuti, nel primo caso a decine di migliaia, per esprimere la loro soddisfazione, per deplorare il fallimento degli attentati, per esaltare i nuovissimi eroi di una rabbia esercitata contro un qualsivoglia potere. Si dà il caso tuttavia che esista una qualche parentela tra Massimo Tartaglia e Susanna Maiolo. L’uomo che ha agito in odio a Berlusconi è uno psicolabile e la donna che se l’è presa confusamente con il Papa soffre di disturbi mentali. Vien da pensare, con beffardo riscontro, che la congerie di estremisti soliti a esprimersi attraverso la Rete siano ridotti alla frutta, se devono contentarsi di essere rappresentati da matti, di innalzare sulle loro bandiere i simboli di una clinica deficienza.
A meno che non si debba ricorrere a un’altra spiegazione, alla presenza cioè, non avvertibile diversamente in tali dimensioni, di troppa gente tocca che permea i gangli della nostra società. E’ un’ipotesi conturbante, che impegna la salute pubblica, e vogliamo scartarla, pensando semmai a una stupida ed emulatrice esuberanza verbale. Non sopporteremmo la preoccupazione di guardarci sospettosamente intorno, la paura di scambiare opinioni con persone non appartenenti alla cerchia familiare, di esprimere liberamente una convinzione politica o religiosa. E ci diciamo con esitante fiducia: coraggio, tanti matti sono tra noi, ma non vinceranno.














































