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Attualità, Analisi, Indagini e Reportage :: Il caso B. dopo Tartaglia
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Il caso B. dopo Tartaglia
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Attualità

Il caso B. dopo Tartaglia
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Il gesto isolato di uno squilibrato può cambiare in peggio le sorti della politica italiana. Ecco perché
 
Image Può bastare il gesto violento di uno squilibrato a cambiare gli scenari politici del paese? E' quello che si chiedono politici e osservatori parlamentari dopo l'aggressione di domenica sera in piazza Duomo, a Milano.

La reazione degli uomini vicini al premier è stata durissima: e hanno accusato senza mezzi termini tutti coloro che si sono opposti nelle scorse settimane ai disegni del premier di essere, di fatto, i "mandanti morali" dell'aggressione. Una strumentalizzazione evidente, ma destinata a modificare gli eventi che sembravano svilupparsi fino al comizio del Cavaliere.

Pierferdinando Casini aveva fatto un passo importante, chiedendo la costruzione di un'alleanza trasversale - democratica e costituzionale - che ponesse fine al quindicennio berlusconiano. Un'uscita del tutto nuova, visto che lo stesso Casini aveva sempre escluso che una grande coalizione anti-Cav potesse crearsi e costituire un'alternativa alla maggioranza.

Alla proposta di Casini, Gianfranco Fini non aveva dato alcuna risposta ufficiale: ma il fatto che non avesse immediatamente smentito e smontato il disegno proposto, aveva fatto pensare a molti che davvero si fosse vicini a una transizione, con la nascita di una nuova maggioranza parlamentare (appoggiata all'esterno dal Pd e dall'Idv) o - in caso questa maggioranza non fosse stata possibile nell'attuale Parlamento - con la proposta di una grande coalizione democratica da contrapporre all'asse Berlusconi-Bossi alle elezioni politiche anticipate.

Adesso questo scenario sembra diventato, all'improvviso, molto più fragile. La reazione a caldo di Di Pietro  al gesto di Tartaglia ha creato una nuova frattura all'interno del già complicato "fronte democratico" vagheggiato da Casini. E anche le dichiarazioni di Rosi Bindi sembrano destinate a scavare un solco tra quelli che fino a ieri erano compatti nell'avversare il Cavaliere.

Dal canto loro, i collaboratori del premier non si sono lasciati scappare l'occasione per rovesciare il tavolo. Il durissimo editoriale del Giornale non si limita ad accusare tutti gli avversari del governo per quanto accaduto a Milano, ma sposta più in là l'asticella delle pretese, ponendo con forza sul tavolo la questione della revisione costituzionale (nuovo Lodo Alfano compreso) come prezzo da pagare per l'aggressione e indicando come "amici di Tartaglia" tutti coloro che si opponessero.

In altri termini, il clan di Berlusconi sta sapientemente usano il gesto isolato di uno squilibrato per ottenere quello che fino a ieri sembrava un obiettivo molto difficile: lo scompattamento dell'opposizione democratica, il cambiamento della Costituzione in senso monocratico e una super-legge con improcessabilità del premier e immunità parlamentare.

Nei prossimi giorni lo scenario sarà più chiaro. Ma fin da adesso è evidente che il volto insanguinato di Berlusconi verrà usato e brandito come strumento di pressione politica non solo verso l'opposizione, ma soprattutto verso la fronda interna al Pdl guidata da Gianfranco Fini, chiamata a raccogliersi attorno al premier «vittima del terrorismo e dell'odio». E quell'immagine che ha fatto il giro del mondo verrà gettata sul tavolo in cui verrà proposto il nuovo Lodo Alfano, vero obiettivo politico del presidente del Consiglio.

 





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