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Venerdì, 13 Novembre 2009: Accadde Oggi La Stampa
Il gene della parola
differenzia l'uomo dallo scimpanzé
differenzia l'uomo dallo scimpanzé
LONDRA - L’uomo parla, lo scimpanzé no: la differenza è solo in un gene che funziona nel cervello. La scoperta è di un’equipe di ricercatori dell’Università di Los Angeles ed è stata pubblicata da Nature.
La proteina FOXP2 degli uomini è infatti diversa da quella dei primati perché si è evoluta diversamente nel tempo. Una mutazione che, per soli 2 amminoacidi, permette agli uomini l’uso della parola. Sarebbe stato proprio nel momento della mutazione del gene che l’uomo avrebbe smesso di utilizzare i suoni animali e sarebbe passato all’evoluzione di un linguaggio vero e proprio.
«Abbiamo mostrato - ha detto Dan Geschwind, autore della ricerca e capo dell’equipe di scienziati - che le due diverse versioni di FOXP2 di uomo e scimpanzé non sono diverse da un punto di vista molecolare ma funzionano in modo differente».
La funzione della proteina in questione è quella “accendere e spegnere” altri geni nel cervello delle due specie. Quella umana accende geni, a livello di controllo della parte inferiore della mascella, della lingua e del palato, che quella dell’animale più a simile all’uomo non può fare proprio perché non completa degli altri due amminoacidi.
Resta però da dimostrare come da questo si è poi passati a un’evoluzione cognitiva del linguaggio. Su questo gli scienziati non si sbilanciano: «Il fatto che l’uomo abbia poi sviluppato questa attitudine - ha detto Derek Bickerton professore di linguistica dell’Università delle Hawaii - non vuol dire che si sia prodotta automaticamente. Probabilmente l’uomo aveva delle necessità che altre specie non avevano».














































