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Giovedì, 10 Dicembre 2009 Carla Guarnieri, metropolis
CRONACA
ROMA - I bus turistici imboccano l’A1 di mattina, ne sono 60, sono partiti da Gragnano, Santa Maria La Carità, Sant’Antonio Abate, Lettere, Casola e Castellammare. Altri sono arrivati da Cava dei Tirreni, da Ischia e da Procida. E’ il giorno più lungo dei «abusivi» in marcia sulla capitale. Un viaggio della speranza per “difendere le case costruite senza alcun permesso ma per assoluta necessità di sopravvivenza”. Megafoni, striscioni, colazioni a sacco e persino giochi: nei bagagliai dei torpedoni c’è di tutto. Soprattutto per reggere i disagi dei bambini in una giornata lunghissima e dura. Ce ne sono centinaia tra i 2.500 manifestanti che fanno rotta su Roma. Ci sono anche molti anziani, coppie di ultrasettantenni pronte a tutto pur di difendere i loro “mattoni”. Quando i bus arrivano sul Raccordo, vengono scortati dalle forze dell’ordine e dirottati al Circo Massimo ed è lì che vengono trattenuti gli abusivisti dell’area vesuviana e dei Monti Lattari. Dalle undici del mattino alle 18 di sera, quando, alla fine degli incontri a Montecitorio, suona la sirena della ritirata tra i mugugni e la delusione. La polizia ordina che nessuno lasci l’area, fatta eccezione per le delegazioni attese dai referenti del governo. Un’ora, due, alla terza la tensione che pure aveva accompagnato le fasi della partenza dalle città, torna a riaffiorare. L’attesa per gli incontri e soprattutto l’incertezza che avvengano, alimenta la contestazione, la condizione di “appestati” costretti a non lasciare il Circo Massimo non aiuta, solo alle 15 vengono montati i servizi igienici chimici. Intanto, i manifestanti srotolano gli striscioni della protesta, mentre i bambini piangono e gli anziani iniziano ad essere provati dalla stanchezza. “Nonostante viviamo nella miseria difenderemo le nostre case ad ogni costo”, c’è scritto su un lenzuolobianco. Su un altro ci sono le immagini degli scontri con le forze dell’ordine a Casola, quando 200 residenti si piantarono davanti alle ruspe pronte alla prima demolizione.
“Aiutateci a non morire lontano dalla nostra terra”, urlano i manifestanti. Molti di loro indossano cappellini blu e t-shirt bianche con la scritta “Abusi sì, ma per necessità”. Sanno di essere fuorilegge, ma dicono anche che nella maggior parte dei casi “abbiamo edificato perché non avevamo altra scelta”. Intanto, i rappresentanti dei comitati civici e i sindaci dei comuni dei Lattari fanno la spola tra la Camera dei deputati e il Circo Massimo. Aggiornano i concittadini sui summit, sulle date, sugli incontri fissati o da fissare. Alla fine della giornata più lunga sono solo due i faccia a faccia degni di nota, entrambi, però, dalla maggioranza dei 2500 manifestanti vengono definiti “deludenti”. Ma è solo il primo passo, “non ci aspettavamo di più”, del resto “la lotta è durissima e continuerà senza sosta”.
Quando inizia il rientro a casa la stanchezza è stampata su ogni volto. Molti bambini stanno già dormendo, una donna culla tra le braccia il suo: “Non permetterò a nessuno di buttare giù la sua casa”.
Il giorno più lungo degli "abusivisti per necessità"
ROMA - I bus turistici imboccano l’A1 di mattina, ne sono 60, sono partiti da Gragnano, Santa Maria La Carità, Sant’Antonio Abate, Lettere, Casola e Castellammare. Altri sono arrivati da Cava dei Tirreni, da Ischia e da Procida. E’ il giorno più lungo dei «abusivi» in marcia sulla capitale. Un viaggio della speranza per “difendere le case costruite senza alcun permesso ma per assoluta necessità di sopravvivenza”. Megafoni, striscioni, colazioni a sacco e persino giochi: nei bagagliai dei torpedoni c’è di tutto. Soprattutto per reggere i disagi dei bambini in una giornata lunghissima e dura. Ce ne sono centinaia tra i 2.500 manifestanti che fanno rotta su Roma. Ci sono anche molti anziani, coppie di ultrasettantenni pronte a tutto pur di difendere i loro “mattoni”. Quando i bus arrivano sul Raccordo, vengono scortati dalle forze dell’ordine e dirottati al Circo Massimo ed è lì che vengono trattenuti gli abusivisti dell’area vesuviana e dei Monti Lattari. Dalle undici del mattino alle 18 di sera, quando, alla fine degli incontri a Montecitorio, suona la sirena della ritirata tra i mugugni e la delusione. La polizia ordina che nessuno lasci l’area, fatta eccezione per le delegazioni attese dai referenti del governo. Un’ora, due, alla terza la tensione che pure aveva accompagnato le fasi della partenza dalle città, torna a riaffiorare. L’attesa per gli incontri e soprattutto l’incertezza che avvengano, alimenta la contestazione, la condizione di “appestati” costretti a non lasciare il Circo Massimo non aiuta, solo alle 15 vengono montati i servizi igienici chimici. Intanto, i manifestanti srotolano gli striscioni della protesta, mentre i bambini piangono e gli anziani iniziano ad essere provati dalla stanchezza. “Nonostante viviamo nella miseria difenderemo le nostre case ad ogni costo”, c’è scritto su un lenzuolobianco. Su un altro ci sono le immagini degli scontri con le forze dell’ordine a Casola, quando 200 residenti si piantarono davanti alle ruspe pronte alla prima demolizione.
“Aiutateci a non morire lontano dalla nostra terra”, urlano i manifestanti. Molti di loro indossano cappellini blu e t-shirt bianche con la scritta “Abusi sì, ma per necessità”. Sanno di essere fuorilegge, ma dicono anche che nella maggior parte dei casi “abbiamo edificato perché non avevamo altra scelta”. Intanto, i rappresentanti dei comitati civici e i sindaci dei comuni dei Lattari fanno la spola tra la Camera dei deputati e il Circo Massimo. Aggiornano i concittadini sui summit, sulle date, sugli incontri fissati o da fissare. Alla fine della giornata più lunga sono solo due i faccia a faccia degni di nota, entrambi, però, dalla maggioranza dei 2500 manifestanti vengono definiti “deludenti”. Ma è solo il primo passo, “non ci aspettavamo di più”, del resto “la lotta è durissima e continuerà senza sosta”.
Quando inizia il rientro a casa la stanchezza è stampata su ogni volto. Molti bambini stanno già dormendo, una donna culla tra le braccia il suo: “Non permetterò a nessuno di buttare giù la sua casa”.
















































