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Martedì, 13 Ottobre 2009: Accadde Oggi
Il mondo visto da Roma
SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Curiosità sui temi del Sinodo
SANTA SEDE
Benedetto XVI visiterà la Sinagoga di Roma il 17 gennaio
Il Papa parteciperà al Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare
Mostra ai Musei Vaticani per commemorare l'Anno dell'Astronomia
Anno dell'Astronomia: opportunità di dialogo tra fede e cultura
ANNO SACERDOTALE
La vocazione del sacerdote, secondo il Cardinal O'Malley
Soffrire con gli immigrati
NOTIZIE DAL MONDO
La Caritas aiuta 300.000 vittime dei disastri naturali
Benedetta in Polonia la prima cappella dedicata a Santa Gianna Beretta
Attentato contro un seminario in Honduras
ITALIA
A Brescia si riparte dalla difesa della vita
Le iniziative dei Carmelitani Scalzi per l'Ostensione della Sindone
Contro ogni riduzionismo per la salvezza delle anime
FORUM
La norma sull'omofobia viola la Costituzione e crea discriminazioni
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Interventi al Sinodo dei Vescovi per l'Africa
Sinodo speciale sull'Africa
Curiosità sui temi del Sinodo
di Chiara Santomiero
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Mentre la II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi si avvia verso la relatio post disceptationem (relazione dopo la discussione) che avrà luogo nel pomeriggio di martedì facendo il punto di quanto emerso in questi giorni di dibattito, si fa un bilancio dei temi più ricorrenti nei primi 150 interventi dei padri sinodali.
Comprensibilmente, in un confronto dedicato ai temi della riconciliazione, della giustizia e della pace, il primo degli argomenti ricorrenti è proprio “pace” con 402 citazioni, seguito da “giustizia” con 345 che, però, è “battuta” dalla citazione di “Cristo” per 346 volte (mentre “Gesù” è nominato 119 volte).
La “guerra”, chiamata in causa per 158 volte, vince sull’amore citato 122 volte, ma la “violenza” viene superata dalla “speranza” per 57 a 40.
L’importanza del “dialogo” è sottolineata da 85 richiami e così pure quella dell’educazione che compare per 76 volte, non sempre accompagnandosi al tema della “scuola” – citata 30 volte – ma quasi sempre con i “bambini” che sono citati 60 volte (4 volte i “bambini soldato”).
Il “Papa” viene richiamato 65 volte e 39 “Benedetto XVI”.
Non occupa molto spazio il tema delle “donne” – preso in considerazione solo 20 volte – ma più dell’economia (14) e meno dell’Islam (33).
Alcuni temi più specificamente legati alle realtà dell’Africa prese in considerazione, realizzano 27 citazioni per Aids/Hiv; 12 per “esorcismo”; 7 per “zelo dei sacerdoti”; 6 per “prostituzione” e “religioni tradizionali”; 3 per “prigione”.
Santa Sede
Benedetto XVI visiterà la Sinagoga di Roma il 17 gennaio
In occasione della XXI Giornata di riflessione ebraico-cristiana
di Inma Álvarez
CITTA' DEL VATICANO, marttedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI visiterà la Sinagoga di Roma il 17 gennaio 2010 in occasione della XXI Giornata di riflessione ebraico-cristiana, ha reso noto questo martedì la Santa Sede.
La visita, inizialmente prevista per l'autunno, è stata rimandata al 17 gennaio, giorno che coincide con la celebrazione ebraica del Mo’èd di Piombo, una festa specifica degli ebrei di Roma.
Si tratta della commemorazione di un miracolo avvenuto nel 1793 nel mese ebraico di Shevat (gennaio), quando un incendio, sicuramente doloso, colpì le porte del ghetto di Roma.
All'improvviso il cielo si oscurò “come il piombo” (da ciò deriva il nome della festa) e iniziò una pioggia torrenziale che spense le fiamme, salvando la vita degli abitanti.
Quel giorno viene ricordato nella Sinagoga di Roma con preghiere al mattino e al pomeriggio, e di notte il tempio si illumina completamente in segno di festa.
La festa del Mo’èd di Piombo coincide quest'anno con un altro avvenimento importante, la ripresa della Giornata di riflessione ebraico-cristiana, che ogni anno si celebra il giorno prima dell'inizio della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani (18-25 gennaio).
Le Giornate erano state interrotte l'anno scorso da parte dei rappresentanti ebraici in segno di protesta per il permesso concesso dal Papa di utilizzare la formula, anche se modificata, dell'Oremus et pro Iudaeis per il rito tridentino.
Il 22 settembre scorso, quasi in coincidenza con lo Yom Kippur (la Giornata del Perdono), il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e i rabbini Giuseppe Laras, presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana, e Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma, hanno annunciato la ripresa delle Giornate.
L'incontro che presiederà il Papa tratterà dei Dieci Comandamenti, e in concreto del quarto comandamento (secondo la numerazione ebraica): “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo”.
Il Papa parteciperà al Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare
Si celebrerà a novembre nella sede della FAO a Roma
di Mirko Testa
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Nel novembre prossimo Benedetto XVI parteciperà all’apertura del Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, nell’ambito della 36.ma Conferenza generale dell’Organizzazione dell’ONU per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).
E' quanto è stato annunciato questo martedì mattina dalla Sala Stampa della Santa Sede.
L'incontro si terrà presso la sede della FAO a Roma, dal 16 al 18 novembre, su proposta di Jacques Diouf, Direttore generale dell'organismo delle Nazioni Unite per l'agricoltura e l'alimentazione.
In previsione di questo appuntamento, la FAO ha organizzato un Forum ad alto livello dal 12 al 13 ottobre che ha riunito 300 esperti di tutto il mondo intorno all’interrogativo “Come nutrire il mondo nel 2050?”.
In apertura Jacques Diouf ha ricordato che da qui al 2050, la popolazione sulla Terra crescerà da 6,7 miliardi attuali a 9,1 miliardi e che quindi sarà indispensabile aumentare la produttività agricola.
Per questa ragione la FAO ha stimato siano necessari 83 miliardi di dollari netti di investimenti l'anno nel settore agricolo, provenienti dal bilancio dei paesi in via di sviluppo, dall’investimento privato, in particolare dagli agricoltori stessi e, infine, dall’aiuto pubblico allo sviluppo.
Intervenendo nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre al Sinodo dei Vescovi, Diouf ha richiamato gli impegni presi nel Vertice mondiale sull’alimentazione, organizzato dalla FAO nel 1996, volti a dimezzare la fame e la sottoalimentazione nel mondo.
“Sfortunatamente – ha però osservato – i dati più recenti raccolti dalla FAO sulla fame e la malnutrizione nel mondo mostrano che la situazione attuale è ancora più inquietante che nel 1996”.
“L’insicurezza è aumentata ovunque nel mondo nel corso degli ultimi tre anni, a causa della crisi mondiale del 2007-2008, indotta dall’impennata dei prezzi delle derrate alimentari ed acuita dalla crisi finanziaria ed economica che affligge il mondo da oltre un anno”, ha specificato.
“Per la prima volta nella storia dell’umanità – ha poi sottolineato – il numero delle persone che soffre la fame ha raggiunto il miliardo, ovvero il 15% della popolazione mondiale”.
Diouf ha poi spiegato che il problema dell’insicurezza alimentare è, innanzitutto, “una questione di mobilitazione al più alto livello politico, affinché le risorse economiche necessarie siano disponibili”; “una questione di priorità di fronte ai bisogni umani più fondamentali”.
A questo proposito ha ricordato che ogni anno l’OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) dona aiuti all’agricoltura per un ammontare di 365 miliardi di dollari statunitensi mentre le spese per gli armamenti raggiungono i 1.340 miliardi di dollari statunitensi all’anno nel mondo.
Diouf ha quindi sottolineato la necessità di “creare un ampio consenso sullo sradicamento definitivo della fame nel mondo, per permettere a tutti i popoli della terra di beneficiare del 'diritto all’alimentazione' che è il diritto fondamentale dell’uomo”.
“Da parte mia, sono convinto, perché so che è tecnicamente possibile, che dobbiamo fissarci questo obiettivo per il 2025, come già hanno fatto i dirigenti ispano-americani per l’America Latina e i Caraibi”, ha osservato.
Mostra ai Musei Vaticani per commemorare l'Anno dell'Astronomia
Astrum 2009 si aprirà al pubblico il 16 ottobre
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Da strumenti che hanno più di quattro secoli per osservare lo spazio alle strumentazioni più moderne che possono captare fotografie o pellicole a milioni di chilometri di distanza dalla terra: è il percorso che si può fare nella Mostra Astrum 2009, che si realizzerà nei Musei Vaticani.
L'esposizione è stata presentata questo martedì mattina nel corso di una conferenza stampa nella Santa Sede, presieduta da monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura.
E' organizzata dalla Specola Vaticana, dall'Istituto Nazionale di Astrofísica e dai Musei Vaticani e si svolgerà dal 16 ottobre al 16 gennaio 2010 per celebrare la chiusura dell'Anno Internazionale dell'Astronomia, dichiarato dall'UNESCO per commemorare i 400 anni della comparsa del telescopio.
Durante la conferenza stampa, la professoressa Ileana Chinnici, curatrice della mostra, ha affermato che è “unica nel suo genere” visto che presenta per la prima volta alcuni tesori tra cui 130 oggetti come strumenti, mappe, manoscritti di Galileo Galilei, modelli di sistema tolemaico copernicano, quadri, fotografie, codici e libri.
La docente ha spiegato che sono state realizzate solo due mostre di questo tipo: nel 1929 e nel 1958.
Il professor Tommaso Maccacaro, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, ha dichiarato che “sono strumenti che erano lo stato dell’arte per i colleghi del passato e che sono stati effettivamente utilizzati per osservare gli astri, misurarne le proprietà, acquisire dati e verificare ipotesi”.
“Così come oggi lo sono i giganteschi telescopi e la complessa strumentazione che costruiamo e installiamo nei siti più remoti del pianeta (se non addirittura in orbita intorno alla Terra)”, ha aggiunto.
Per Ileana Chinnici, la mostra “è stata concepita per dare visibilità a questo patrimonio, arricchito da libri, carte d’archivio e pezzi provenienti da altre pregevoli collezioni”.
Secondo il sacerdote argentino José Gabriel Funes, S.I, direttore della Specola Vaticana, “tutti noi astronomi siamo figli dell'astronomia italiana”.
Il presbitero si è riferito all'oggetto che a suo avviso è il più prezioso della mostra: l'astrolabio - uno strumento per determinare la posizione delle stelle nel cielo – del XVI secolo.
“E' stato regalato al Papa Leone XIII per il suo giubileo sacerdotale. La rifondazione della Specola Vaticana nel 1891 è legata a questa mostra”, ha commentato.
La professoressa Chinnici ha concluso che Astrum 2009 vuole far prendere coscienza “della ricchezza e del valore della tradizione astronomica italiana, nell’auspicio che il pubblico si avvicini all’astronomia di oggi e del passato non come privilegio di pochi, ma come patrimonio di tutti”.
La Specola Vaticana è una delle più antiche istituzioni astronomiche del mondo. Attualmente svolge attività di ricerca scientifica e di formazione rivolta soprattutto ai giovani astronomi dei Paesi in via di sviluppo.
L'Istituto Nazionale di Astrofisica è un'organizzazione che promuove attività di ricerca nel campo dell'astronomia, dell'astrofisica e della fisica cosmica in collaborazione con le università e con altri soggetti pubblici e privati.
Anno dell'Astronomia: opportunità di dialogo tra fede e cultura
Monsignor Gianfranco Ravasi parla delle varie iniziative previste
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Presentando questo martedì mattina l'esposizione Astrum 2009, che si svolgerà dal 16 ottobre nei Musei Vaticani in occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia, erano quasi inevitabili le domande sulla falsa opposizione tra fede e scienza, soprattutto nel caso di Galileo Galilei.
Di fronte al tema relativo a come considerare il giudizio della Chiesa su Galileo, il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi, ha risposto a vari giornalisti.
Monsignor Ravasi ha affermato in primo luogo che “ritornare certamente a considerare il tribunale della storia come una componente di dialogo fra la scienza e la fede è giusto”, e che per questo è importante “riconoscere gli errori dell'uno e dell'altro”, ma allo stesso tempo non sempre “si deve tenere aperto questo tribunale”, piuttosto “si deve guardare al futuro”.
Il presule ha espresso la sua soddisfazione per i frutti che hanno dato alcuni eventi durante l'Anno Internazionale dell'Astronomia, come il congresso “Il Caso Galileo: una rilettura storica, filosofica e teologica”, svoltosi a Firenze dal 26 al 30 maggio scorsi, in cui è stato istituito un dialogo tra scienziati e storici credenti e agnostici.
E Darwin?
Approfittando del tema della fede e della scienza, uno dei giornalisti ha chiesto se la Chiesa ha tenuto conto della celebrazione dei 200 anni della nascita di Charles Darwin, che ha scoperto la teoria dell'evoluzione delle specie.
Monsignor Ravasi ha ricordato il congresso svoltosi dal 2 al 7 marzo presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, intitolato “L'evoluzione biologica, fatti e teorie”, al quale sono intervenuti “laureati in Teologia e filosofi”.
Il presidente del dicastero vaticano ha affermato che questo incontro “ha mostrato chiaramente che su questo tema è possibile un dialogo molto fecondo” e ha ricordato che gli esperti sui temi evolutivi “erano molto credenti”.
Contrariamente a Galileo, ha osservato, Darwin non è stato giudicato dalla Chiesa “perché probabilmente era un autore protestante”.
Monsignor Ravasi ha quindi ricordato che l'Enciclica Umani Generis di Pio XII, pubblicata nel 1950 su alcune false opinioni contro la dottrina cattolica e “considerata come una sorta di linea di rapporto tra fede e scienza”, “ha un paragrafo che ti chiede la disponibilità di considerazione nel campo scientifico”.
Il presule ha ribadito che il problema sorge quando “l'evoluzionismo vuole interpretare tutti i fenomeni” o quando si usa la “dottrina fondamentale come sistema scientifico. Quando si fanno questi deviazioni dal percorso corretto arriva il problema”, ha concluso.
Anno Sacerdotale
La vocazione del sacerdote, secondo il Cardinal O'Malley
L'Arcivescovo di Boston al ritiro sacerdotale internazionale di Ars
di Anita S. Bourdin
ARS, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Come San Girolamo, il sacerdote è chiamato a togliere la spina anche dalla zampa di un leone, ha osservato il Cardinale Sean O'Malley, ofm cap, Arcivescovo di Boston, nell'incontro sacerdotale internazionale di Ars all'inizio di ottobre.
Per Girolamo, ha ricordato il Cardinale, “ignorare le Scritture è ignorare Cristo”, per cui “non parla dei nostri problemi esegetici, ma di scoprire Dio nella Parola viva”. Citando una riflessione di padre François Marie Léthel, ocd, menzionato il giorno prima dal Cardinale Schönborn, ha ricordato: “I santi sono veri teologi”.
Ha quindi proposto di trarre questa conseguenza per la vita del sacerdote: “Se siamo icone del Buon Pastore, dobbiamo conoscere le sue parole perché diventino le nostre”.
Il Cardinale O'Malley ha commentato la prima lettura della Messa, del libro di Neemia: “Il re vide la tristezza di Neemia e gli chiese di aprire il suo cuore. Neemia disse che il suo cuore era spezzato perché la Città Santa, Gerusalemme, e il Tempio erano in rovina”.
“Anche noi vediamo i problemi della secolarizzazione, gli scandali sessuali, la Chiesa disprezzata, abbandonata da tante persone – ha commentato l'Arcivescovo di Boston –. Ma il re ha accolto la richiesta di Neemia che gli ha chiesto: 'Mandami in Giuda per ricostruire la città dei miei antenati'”.
Il salmo evoca anche l'esilio del Popolo “sulle rive dei fiumi di Babilonia”; sembra che l'esilio ricordi la “situazione della Chiesa oggi, tra persone indifferenti o ostili, scettiche, che resistono al fatto che una verità possa interferire con la loro libertà, con l'autonomia che rivendicano”.
Girolamo, ha sottolineato il Cardinale O'Malley, descrive i cristiani del primo secolo di cui la gente dice “abitano vicino a noi, tra noi, ma non abortiscono e rispettano il matrimonio, questo è raro!”. Per il Cardinale, questa lettera “avrebbe potuto essere scritta la settimana scorsa”.
La “Leggenda d'oro” di Jacopo da Varazze, ha detto il porporato, evoca la scena in cui Girolamo è circondato da un gruppo di monaci. Quando vengono attaccati da un leone, tutti fuggono, ma Girolamo rimane: vede che il leone zoppica e va a togliergli la spina dalla zampa.
E trae questa lezione: “Dobbiamo comportarci così: Cristo è il nostro medico, il nostro Salvatore. Dobbiamo essere convinti e convincere gli altri, e avere la grazia che i nostri nemici diventino nostri fratelli”.
A questo proposito, ha citato la testimonianza del Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuân, per tredici anni prigioniero nelle carceri comuniste del suo Paese, che convertì i suoi carcerieri per l'autenticità della sua vita evangelica.
I sacerdoti, ha aggiunto, sono “araldi di Cristo, chiamati a ricostruire la città santa”, a immagine di San Francesco d'Assisi al quale Gesù disse a San Damiano: “Ripara la mia casa”.
Anche gli apostoli, però, hanno abbandonato Gesù nella sua Passione, e Pietro, “il pomeriggio della sua ordinazione, taglia l'orecchio di Malco, vede i soldati, si mette in salvo... Cerca di fare ciò che tutti noi abbiamo fatto qualche volta, seguire Gesù, ma a una distanza di sicurezza. Ad ogni modo, qualcuno lo riconosce, non un soldato armato di spada ma una serva – che lo trattò con sdegno –, ed egli rinnega il suo Maestro”.
Per questo, ha proseguito il Cardinale, Cristo sulle rive del lago dopo la risurrezione gli domanda tre volte: “Mi ami?”. Gli autori spirituali evocano questa seconda chiamata, la “seconda opportunità”, questa nuova possibilità dopo i nostri tentennamenti, la nostra ritirata. Noi, come sacerdoti, possiamo ricevere questa grazia di una nuova chiamata... Come Santa Teresa di Gesù, che ha ricevuto una seconda conversione davanti all'immagine dell'Ecce Homo, ha spiegato.
Il Cardinale O’Malley ha quindi ricordato il giovane del Vangelo che disse a Gesù che lo avrebbe seguito ovunque andasse, al quale Cristo rispose: “le volpi hanno le loro tane, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo”.
“I primi discepoli domandano: 'Dove abiti?', e si sentono rispondere 'Venite e vedrete', e scoprono che è un Maestro senza casa. 'E' nato in una stalla ed è stato sepolto nella tomba di un altro'”, ha osservato il Cardinale.
Ciò richiama al celibato sacerdotale, ha proseguito: “il nostro celibato è una partecipazione al fatto che non c'è casa per l'amico dello Sposo e per gli altri discepoli. Il celibato senza amore non ha senso, è anche mortale. Deve invece essere il segno della gioia della fede nello spirito, nel Cristo risorto: il sacerdote non ha bisogno di sposarsi per avere figli perché è chiamato a vivere la vita eterna”.
“Il Santo Curato d'Ars ci aiuti a trovare il nostro cammino qui sulla terra, la nostra via in una vita interiore rinnovata di amicizia profonda con Cristo e con i nostri confratelli sacerdoti”, ha concluso il Cardinale O’Malley.
Soffrire con gli immigrati
Un giovane sacerdote colombiano riferisce la sua esperienza negli USA
di Carmen Elena Villa
ROMA, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Un sacerdote che non ama Maria non può seguire le virtù che Dio amò tanto in lei”, ricorda costantemente padre Ericson Orozco.
Nato a Manizales, in Colombia, 37 anni fa, è sacerdote da 10. Amministra la parrocchia di San Carlo Borromeo a Brigdeport, nel Connecticut (Stati Uniti). Si incarica anche della comunità ispanica, piuttosto consistente.
Uomini che emigrano, fede che rimane
“Qui c'è un lavoro che io definisco missionario”, ha confessato il sacerdote a ZENIT. E questo anche se la contea di Fairfield, in cui è situata la Diocesi, è una delle più ricche degli Stati Uniti.
Uno dei suoi compiti è quello di accogliere gli immigrati che sono stati costretti ad abbandonare la patria per le difficili condizioni economiche e sociali.
“Parlando dal punto di vista economico, la comunità è povera, lotta ogni giorno per sopravvivere; ora, con le leggi sull'immigrazione e la condizione di illegalità – anche se secondo me non esistono esseri umani illegali –, sperimentano una forte crisi di identità”, ha detto. “La Diocesi sta cercando di aprire le porte delle chiese per loro”.
Nel suo lavoro pastorale, padre Orozco cerca di sottolineare le devozioni di ogni Paese d'origine. “Celebriamo le invocazioni mariane di ogni Nazione. Questo mantiene viva la fede dei latinoamericani, così importante perché non perdano il ponte con la fede che hanno lasciato”.
"Cireneo" per gli immigrati
“A volte mi sento indifeso”, ha confessato il sacerdote, “perché le leggi sono severe e molti fratelli vivono il dramma della deportazione, di doversi nascondere ed essere giudicati”.
“La gente che soffre scopre un Gesù più intimo. E' l'opportunità che abbiamo di parlare del vero Gesù vivo e risorto che ci chiama a un cambiamento di vita, ad avvicinarci ai sacramenti come fonte di forza, salvezza e conversione”.
Padre Orozco è tuttavia consapevole del fatto che la sua missione va al di là dell'accompagnamento spirituale e ricorda l'aspetto più bello della sua vocazione: “Il sacerdote è colui che porta Cristo e lo rende presente, è colui che porta la grazia attraverso la consacrazione del pane e del vino”.
“Il miracolo più grande non è che Dio ci salvi da un cancro o ci dia un impiego, ma che Cristo nell'Eucaristia si renda di nuovo presente vivo e risorto. Da ciò deriva il resto”.
La parrocchia di San Carlo è nota per essere molto attiva. I fedeli aiutano le famiglie bisognose, quando ci sono delle catastrofi naturali in America Latina organizzano collette di cibo e vestiario e lavorano nella pastorale carceraria. “A volte ci arrivano lettere di ringraziamento”, ha detto il sacerdote. Ci sono anche gruppi giovanili, la Messa dei bambini, la catechesi bilingue.
Ad ogni modo, per il sacerdote è fondamentale che non si tratti di mero assistenzialismo sociale e che quest'opera sia sempre accompagnata dalla preghiera.
Per questo, promuove anche un gruppo della Divina Misericordia, un altro della Legione di Maria, giornate di adorazione del Santissimo per le vocazioni – soprattutto per i religiosi in crisi –, devozione al Sacro Cuore i primi venerdì del mese e la recita del Rosario di sabato.
“Se una comunità non prega per i suoi ministri non merita sacerdoti santi”, ha detto il presbitero. “La gente è molto rigida con il sacerdote, e ha ragione, perché è un altro Cristo, ma purtroppo i media amplificano e rendono morbosi gli scandali e la gente perde la fede”.
“Molti hanno fiducia nel sacerdote. E' una cosa positiva e negativa perché bisogna avere fede in qualcuno, ma quando arrivano questi errori la gente tende ad allontanarsi”.
“Un buon sacerdote può convertire dieci persone, ma uno che non vive la sua vocazione può perdere mille fedeli”, ha concluso. Per questa ragione, nell'Anno Sacerdotale “bisogna chiedere al Signore non tanto di inviarci molti servitori, ma che siano imitatori del suo amore. Sacerdoti buoni e santi”.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Notizie dal mondo
La Caritas aiuta 300.000 vittime dei disastri naturali
A Sumatra e Samoa e in India, Cambogia e Filippine
MADRID, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Circa 300.000 persone, gravemente colpite dai disastri naturali che nelle ultime due settimane hanno devastato varie regioni dell'Asia e del Pacifico, stanno ricevendo aiuti umanitari d'emergenza attraverso la rete Caritas a Sumatra e Samoa e in India, in Cambogia e nelle Filippine.
In questo momento, ha riferito Caritas Spagna, le Caritas locali stanno portando avanti nei rispettivi Paesi i piani d'emergenza avviati per identificare le necessità più urgenti delle vittime e le aree più vulnerabili.
In generale, le priorità sono simili in ogni zona: aiuti alimentari e sanitari, acqua potabile, utensili domestici, vestiario, materiale da costruzione e accompagnamento psico-sociale.
Caritas Indonesia (KARINA) sta assistendo a Sumatra 7.500 famiglie (circa 40.000 persone) nelle zone più colpite dal terremoto del 30 settembre. Un'Équipe Congiunta di Risposta della Caritas (Joint Caritas Response Team) specializzata nelle emergenze sta lavorando nei distretti di Padang e Pariaman, dove ha identificato come aree di intervento prioritario le località di Sungai Sariak e Lurah Ampalu, dove si sta prestando aiuto a un totale di 30.000 persone.
Accanto a queste, l'équipe Caritas aiuta anche altre 10.000 vittime nelle parrocchie della città di Padang. Il costo totale stimato per la prima fase del piano d'emergenza di Caritas Indonesia si aggira sui 235.000 euro.
Tra le emergenze attualmente dichiarate in Asia, quella che interessa gli Stati indiani del Karnataka e dell'Andhra Pradesh, nel sud del Paese, a causa delle intense piogge delle ultime settimane è quella di dimensioni maggiori per numero delle vittime – 18 milioni di persone coinvolte e 2,5 milioni di sfollati – e per le perdite materiali – 250.000 abitazioni distrutte.
Caritas India ha avviato un piano di risposta a questa emergenza per un valore di 1,5 milioni di euro, con cui si presteranno aiuti umanitari per i prossimi tre mesi a 35.500 famiglie (circa 200.000 persone) in più di 700 località di nove distretti del Karnataka e dell'Andhra Pradesh.
Le attività incluse nel programma di aiuti d'emergenza vanno dalla distribuzione urgente di acqua e alimenti alla somministrazione di lotti familiari di prodotti igienici, utensili domestici, vestiario e coperte.
A Samoa, dove il maremoto del 28 settembre ha lasciato migliaia di persone senza un tetto, la Caritas ha preparato un piano di risposta per un valore iniziale di 145.000 euro per soccorrere le comunità più colpite.
Caritas Samoa, che conta sul sostegno di esperti di Caritas Australia, ha reso noto che, oltre alla distribuzione di aiuti alle vittime, in questa prima fase dell'emergenza si sta dando la massima priorità all'accompagnamento psico-sociale, al recupero dell'attività educativa e alla predisposizione di rifugi temporanei.
Le Caritas di Filippine e Cambogia, dal canto loro, continuano a portare avanti i rispettivi piani di risposta all'emergenza provocata in entrambi i Paesi dal tifone Ketsana. Se nelle Filippine la rete Caritas prevede di assistere nei prossimi tre mesi 50.000 vittime, in Cambogia si sta prestando aiuto a 13.000 persone.
Tutte queste emergenze sono sostenute economicamente da Caritas Spagna, che nelle ultime due settimane ha approvato aiuti per un valore di 50.000 euro per rispondere all'appello lanciato da Caritas India, 100.000 euro per l'emergenza a Sumatra, 50.000 euro per la Cambogia, 20.000 euro per Samoa e altri 10.000 per le Filippine.
Benedetta in Polonia la prima cappella dedicata a Santa Gianna Beretta
L'Arcivescovo Gadecki: “La vita umana inizia con il concepimento”
ROMA, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Durante la benedizione della prima cappella in Polonia dedicata a Santa Gianna Beretta Molla, situata a Zlotniki, vicino Poznań, questo sabato, l'Arcivescovo Stanislaw Gadecki ha rivolto un appello alla difesa della vita umana fin dal momento del concepimento.
Nella celebrazione,il presule, vicepresidente dell'episcopato polacco, ha esortato a che “questa parrocchia diventi per Poznań, per la Diocesi e per tutta la Polonia un luogo eccezionale della difesa della vita”, ha riferito a ZENIT Marek Falkowski, di www.Loolek.org.
Gianna Beretta Molla (nata a Magenta, in provincia di Milano, il 4 ottobre 1922 e morta a Monza il 28 aprile 1962) era un medico pediatra e una laica cattolica che morì prematuramente per un cancro all'utero salvando la sua ultima bambina.
L'Arcivescovo Gadecki ha sottolineato che la vita umana è oggi attaccata dalla civiltà della morte. “Bisogna ricordare che dal punto di vista scientifico la vita umana non inizia con la nascita, ma al momento del concepimento”, ha detto, aggiungendo che “l'accettazione del fatto che con la fecondazione c'è un nuovo essere umano non è una questione d'opinione, ma un fatto”.
Il presule si è riferito alla vita di Santa Gianna Beretta Molla dicendo che era dedita alla preghiera e al sacrificio, attiva e capace di aiutare gli altri a costo di privazioni e sofferenze. Diede alla luce quattro figli, anche se l'ultimo parto minacciava la sua vita.
“Se bisogna scegliere tra la mia vita e quella del bambino, non esitate. Scegliete la sua. Salvatelo!”, chiese ai chirurghi. Anche se i medici fecero tutto il possibile per salvarle la vita, morì una settimana dopo la nascita della sua bambina.
“La sua morte illustra splendidamente le parole di Gesù: 'Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici'”, ha detto l'Arcivescovo Gadecki basandosi sulle parole del marito della santa.
La parrocchia di Zlotniki è stata fondata il 1° gennaio di quest'anno. Sabato l'Arcivescovo ha benedetto una cappella provvisoria, in cui si celebrerannno le Messe fino alla costruzione di una chiesa.
Attentato contro un seminario in Honduras
Alcuni sconosciuti hanno aperto il fuoco contro la facciata
TEGUCIGALPA, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Alcuni sconosciuti hanno esploso domenica scorsa 14 proiettili contro la facciata del Seminario Maggiore Nostra Signora di Suyapa a Tegucigalpa (Honduras), fortunatamente senza provocare vittime.
Gli spari hanno colpito il muro perimetrale, accanto al portone principale del Seminario, situato nella periferia sud-occidentale di Tegucigalpa, secondo quanto ha riferito ai media il portavoce della polizia, Orlin Cerrato.
Cerrato ha affermato che l'episodio è avvenuto verso le 11.00 ora locale e che sul luogo sono stati rinvenuti almeno 14 proiettili di un'arma di calibro non determinato.
Finora “si sa solo che gli spari sono partiti da un veicolo in movimento”, ma non si conoscono l'identità e il movente degli assalitori, ha aggiunto, sottolineando che “non c'è stato alcun ferito”.
Venerdì la Chiesa cattolica dell'Honduras ha chiesto in un comunicato che la crisi politica provocata dal colpo di Stato del 28 giugno contro Manuel Zelaya abbia “una soluzione giusta, pacifica e concordata”, e ha avvertito che “qualsiasi tipo di violenza” danneggerà il dialogo per cercare un'uscita dal conflitto.
Il Seminario Maggiore ha ospiotato il 3 luglio la riunione tra il Cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga e il segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani, José Miguel Insulza, durante la visita che questi ha fatto a Tegucigalpa per chiedere il ritorno di Zelaya, secondo una risoluzione dell'organismo.
La stampa locale ha reso noto che le autorità del Seminario hanno presentato una denuncia, per cui la polizia sta indagando sull'accaduto. L'esterno dell'edificio ha varie telecamere di sicurezza, quindi verranno anche analizzati i filmati.
Nel frattempo, le attività del Seminario continuano a svolgersi normalmente.
















































