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Venerdì, 2 Ottobre 2009: Accadde Oggi
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale
Il Papa: don Sturzo, “modello di servizio al bene comune”
La vera intervista del Cardinale Castrillón sul caso Williamson
Due nomine alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Il Sinodo rifletterà sull'azione della Chiesa in Africa
I numeri del Sinodo per l'Africa
NOTIZIE DAL MONDO
Nelle Filippine devastate dal tifone Ondoy "si può solo piangere"
El Salvador: assassinato un giovane della Comunità di Sant'Egidio
LUMI SULL’EUROPA
Su vita, famiglia ed educazione, brutti segni dall’Europa
ITALIA
Un convegno ricorda a Roma San Giovanni Leonardi
PAROLA E VITA
La vita è un matrimonio indissolubile
DOCUMENTI
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore delle Filippine
Santa Sede
Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La promozione sociale non va disgiunta dalla difesa dell'inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturaldella, e dall'esigenza di un chiaro discernimento sulle questioni relative alla protezione della dignità umana. E' quanto ha sottolineato questo venerdì Benedetto XVI nell'udienza a Miguel Humberto Díaz, nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede.
Nel suo discorso, il Papa si è detto da subito fiducioso che le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stati Uniti continueranno “ad essere contraddistinte da un dialogo fruttuoso e dalla cooperazione per la promozione della dignità umana”, il rispetto dei “diritti umani fondamentali” e il “servizio alla giustizia, alla solidarietà e alla pace”.
Il Pontefice ha apprezzato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del bisogno “di un più forte spirito di solidarietà e di impegno multilaterale nell’affrontare” i problemi urgenti del nostro pianeta.
La difesa di valori come vita, libertà e ricerca della felicità, ha sottolineato, non possono più essere visti in termini individualistici o nazionali, ma vanno invece inseriti nella più ampia prospettiva del bene comune dell’intera società umana.
Il perdurare della crisi economica, ha poi avvertito, “richiede chiaramente una revisione delle attuali strutture politiche, economiche e finanziarie” alla luce dell’imperativo morale di assicurare “uno sviluppo integrale” di tutti i popoli.
Abbiamo bisogno, ha ribadito il Papa, di “un modello di globalizzazione ispirato da un autentico umanesimo”.
D’altro canto, ha rilevato il Pontefice, il multilateralismo non dovrebbe essere ristretto alle questioni politiche ed economiche, ma dovrebbe essere utilizzato per far fronte a tutto lo spettro di temi legati al futuro dell’umanità, dall’accesso al cibo al clima, dalla sanità all’eliminazione delle armi nucleari.
A tal riguardo, il Pontefice ha espresso soddisfazione per la recente riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presieduto dal presidente Obama, che ha approvato una risoluzione sul disarmo atomico, in vista di un mondo libero dalle armi nucleari.
Il Papa ha quindi posto l'accento sul contributo che la Chiesa dà allo sviluppo della società americana. Un contributo alle questioni etiche e sociali sviluppato attraverso argomenti ragionevoli radicati nella legge naturale.
La preservazione della libertà, ha detto il Papa, è legata in modo inseparabile al rispetto della verità. La crisi delle moderne democrazie, ha affermato, esorta ad un rinnovato impegno “per discernere politiche giuste e sagge, rispettose della natura umana e della dignità umana”.
Il Papa ha quindi menzionato la necessità “di un chiaro discernimento riguardo ai temi che toccano la protezione della dignità umana e il rispetto dell’inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturale, così come la protezione del diritto di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari”.
La Chiesa, ha concluso, insiste sul legame inscindibile tra l’etica della vita ed ogni altro aspetto dell’etica sociale.
Dal canto suo, l’ambasciatore Miguel H. Díaz, teologo 46enne di origini cubane, si è impegnato ad essere “costruttore di ponti fra gli Stati Uniti e la Santa Sede” e a “collaborare con la Santa Sede su questioni legate ai dialoghi interreligioso, interraziale e interculturale per promuovere la causa della pace e della comprensione fra i popoli”.
Il nuovo ambasciatore ha quindi sottolineato nel suo discorso di saluto che il Presidente Obama è rimasto profondamente toccato dall’incontro con il Papa ed ha apprezzato l’opportunità di ascoltare da Benedetto XVI la sua prospettiva su molti temi importanti.
“Gli Stati Uniti e la Santa Sede – ha continuato – hanno collaborato per il raggiungimento di nobili obiettivi. Insieme abbiamo diffuso la pace, sostenuto la libertà religiosa e altri diritti umani, promosso la democrazia, denunciato il terrorismo, affrontato la povertà e la fame nel mondo, prevenire il traffico di esseri umani e combattuto il diffondersi dell'Hiv/Aids e di altre terribili malattie”.
L’ambasciatore Díaz ha quindi ricordato che, fra pochi giorni, la Santa Sede ospiterà presto una conferenza con la Caritas Internationalis sulla prevenzione della trasmissione madre-figlio dell'Hiv/Aids.
“Santità – ha poi concluso –, la mia nazione attende con fervore di cooperare con la Santa Sede per garantire che anziani e giovani scelgano l'audacia di sperare, di rallegrarsi nella fruizione della giustizia e di cooperare per difendere i diritti umani fondamentali, opportunità economiche per tutti, pace nel nostro mondo e rispetto per la dignità di tutte le persone umane”.
Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Nel suo discorso al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La difesa della dignità umana da parte dei governi implica il sostegno alla famiglia. E' quanto ha detto questo venerdì Benedetto XVI nel ricevere in udienza, a Castel Gandolfo, la baronessa Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Leijten.
Nata nel 1950, madre di tre figlie e impegnata nella diplomazia del suo Paese in Europa e Medio Oriente da quasi trent’anni, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten ha presentato quest'oggi le Lettere con le quali viene accreditata nell'ufficio di nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede.
Secondo quanto affermato dal Santo Padre in questi momenti è decisivo sostenere “le famiglie costruite sul fondamento di un matrimonio stabile e fecondo tra un uomo e una donna”, poiché “nulla può uguagliare o sostituire il valore formativo del crescere in un ambiente familiare sicuro”.
Nella famiglia, ha spiegato, si impara “a rispettare e a promuovere la dignità personale degli altri, diventando capaci di accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda”.
In breve, ha insistito nel suo discorso in inglese, nella famiglia si impara ad amare.
“D'altro canto – ha denunciato –, è probabile che una società che incoraggia modelli alternativi di vita domestica per amore di una presunta diversità accumuli conseguenze sociali che non conducono allo sviluppo integrale dell'uomo”.
I Paesi Bassi sono stati una delle prime nazioni a riconoscere il cosiddetto “matrimonio” omosessuale e a concedere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di adottare dei bambini.
Alla luce di ciò, il Vescovo di Roma ha assicurato che la Chiesa cattolica in questo Paese “desidera fare la sua parte nel sostenere e promuovere una vita familiare stabile, come ha affermato la Conferenza episcopale olandese nel suo recente documento sulla cura pastorale dei giovani e della famiglia”.
Per questa ragione, ha quindi auspicato vivamente “che il contributo cattolico al dibattito etico venga sentito e ascoltato da tutti i settori della società olandese, affinché la nobile cultura che da secoli contraddistingue il suo Paese possa continuare a essere nota per la sua solidarietà con le persone povere e vulnerabili, per la sua promozione della libertà autentica e per il rispetto della dignità e del valore inestimabile di ogni vita umana”.
Nel suo discorso, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten aveva sottolineato che “il Governo olandese attribuisce grande importanza ai diritti umani” e “concorda sostanzialmente con la tradizione cattolica romana in cui la dignità umana occupa un posto centrale”.
“Una società aperta – aveva sottolineato – è caratterizzata da libertà per tutti, inclusa la libertà di espressione, di religione e di credo, senza pregiudizio per la libertà degli altri e con rispetto per le loro convinzioni”.
Dal canto suo il Pontefice ha affermato che la Santa Sede è impegnata in una difesa appassionata della libertà, di una libertà però che “deve essere ancorata alla verità - la verità della natura della persona umana - e deve essere orientata al bene degli individui e della società”.
Dei 16 milioni e 700 mila abitanti dei Paesi Bassi, il 30% è di religione cattolica, l'11% appartiene alla Chiesa nazionale Riformata, il 6% è calvinista, il 3% appartiene ad altre denominazione sorte in seno alla Riforma protestante.
Nel suo discorso, il Papa ha fatto riferimento all'elevato numero di persone agnostiche o atee (il 42% secondo alcune fonti ufficilali), così come al grande numero di credenti di altre religioni giunti in questo Paese in cerca di un futuro migliore.
Oggi il 5,8% degli abitanti dei Paesi Bassi è formato da musulmani, mentre il 2,2% segue altre tradizioni religiose.
Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore di questo paese presso la Santa Sede
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Lotta alla povertà attraverso l'onestà e la giustizia e incoraggiamento a puntare su un tipo di dialogo in grado di favorire la pace e contrastare la violenza in nome della religione. Sono due dei temi principali affrontati da Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì il nuovo Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede, la sig.ra Mercedes Arrastia Tauson.
Nell'udienza per la consegna delle Lettere credenziali, il Papa ha ricordato da subito i circa 300 morti causati dal passaggio nelle Filippine del tifone Ketsana, esprimendo la sua “vicinanza spirituale” e “preghiere” per quanti quanti hanno perso la vita o sono stati colpiti dall'immane tragedia naturale.
Nel suo discorso il Papa ha quindi messo in guardia contro i pericoli legati alla modernizzazione, sottolineando la necessità di non pensare solo alla crescita di un pur necessario “sviluppo giusto e sostenibile”, ma anche a utilizzare “risorse spirituali e materiali” affinché i cittadini “possano fiorire nel corpo e nell'anima, conoscendo la bontà di Dio e vivendo in solidarietà con i loro vicini”.
“Soprattutto la lotta contro la povertà richiede onestà, integrità, e un’incrollabile fedeltà ai principi della giustizia, soprattutto da parte di coloro ai quali sono direttamente affidati gli incarichi di governo e della pubblica amministrazione”, ha evidenziato.
Benedetto XVI ha poi parlato dei rapporti con i musulmani in questo che è lo Stato asiatico a maggioranza cattolica.
Poco prima, nel suo indirizzo di saluto, il nuovo Ambasciatore delle Filippine aveva sottolineato che “i nostri responsabili civili e di governo sono attenti ad adottare programmi di sviluppo incentrati sulle persone e a promuovere la comprensione interreligiosa e interculturale fra musulmani e cristiani attraverso un dialogo di pace”.
La sig.ra Mercedes Arrastia Tauson aveva poi detto di credere “fermamente che dialogo e cooperazione siano le chiavi per risolvere questi conflitti”.
A questo proposito, il Papa ha replicato che “in un'epoca in cui il nome di Dio è abusato da alcuni gruppi, il ‘lavoro della carità’ è di particolare urgenza”. E questo è vero, ha soggiunto, “specialmente nelle regioni che sono state purtroppo segnate da conflitti. Incoraggio tutti a perseverare in modo che la pace possa prevalere”.
Ma la pace, ha insistito Benedetto XVI, “non può avvenire semplicemente come il prodotto di un processo tecnico”, orchestrato “attraverso strumenti legislativi, giudiziari o economici”.
Invece, ha constatato infine, “convinti che il male possa essere vinto solo con il bene, in molti nel suo Paese stanno compiendo passi coraggiosi per riunire le persone al fine di favorire la riconciliazione e la comprensione reciproca”.
Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Esorta chi assiste la popolazione a portare consolazione e sostegno
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso il suo “profondo dolore per la notizia dei recenti terremoti che hanno devastato l'Indonesia” attraverso un telegramma inviato dal Segretario di Stato, il Cardinale Taricsio Bertone, al Nunzio Apostolico nel Paese asiatico, monsignor Leopoldo Girelli.
Il Papa “prega per le vittime e per le loro famiglie addolorate, invocando l'eterno riposo dei defunti e la forza e la consolazione divine per tutti coloro che stanno soffrendo”, segnala il testo, pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Il telegramma sottolinea che il Papa “esorta anche quanti lavorano alle operazioni di soccorso e tutte le persone coinvolte nel fornire assistenza d'emergenza alle vittime di questo disastro a perseverare nei loro sforzi per portare sollievo, consolazione e sostegno”.
Questo mercoledì, un terremoto di magnitudo 7,6 ha interessato la zona occidentale dell'isola di Sumatra provocando la morte di più di 1.000 persone, secondo dati forniti dall'ONU.
Il direttore di Caritas Indonesia, Sigit Pramudji, ha spiegato che molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie a Padang, capitale della provincia di Sumatra Ovest.
“Una delle nostre preoccupazioni è il fatto che ci siano solo tre ospedali, e due sono stati gravemente danneggiati dal sisma – ha confessato –. Altri problemi sono la possibilità di accedere a Padang e le comunicazioni interrotte”.
Il terremoto ha provocato anche gravi conseguenze materiali. A Padang è stata danneggiata quasi la metà degli edifici. A 50 chilometri a nord, il sisma ha distrutto tutta la città di Pariaman, che aveva 80.000 abitanti.
L'Indonesia era già stato uno dei Paesi più colpiti dal devastante tsunami del 26 dicembre 2004.
Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
In un messaggio inviato al Cardinale Erdö per la plenaria del CCEE
ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “La giusta distinzione tra Stato e Chiesa non separi quest’ultima dalla vita sociale e culturale”. E’ l'invito espresso dal Papa in un messaggio inviato al Cardinale Peter Erdö, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), in occasione dell'Assemblea plenaria di questo organismo ecclesiale.
Dal 1° al 4 ottobre prossimi, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa sono riuniti a Parigi per riflettere sul tema “Chiesa e Stato, venti anni dopo il crollo del Muro di Berlino”.
L'evento si svolge presso la Maison de la Conférence des évêques de France su invito del Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente dei Vescovi francesi.
Nel messaggio a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, Benedetto XVI ricorda che “la Chiesa è fedele alla sua missione di verità in favore di una società a misura d’uomo, della sua dignità e della sua vocazione” e che questa fedeltà “è garanzia di uno sviluppo umano integrale, rimedio ai molteplici squilibri di cui il nostro mondo soffre oggi”.
Dunque la Chiesa stessa, prosegue il testo, “desidera che il vissuto degli uomini e dei popoli sia ispirato e animato dalla carità. Così essa concorre all’edificazione di quella città di Dio verso cui cammina la famiglia umana”.
Nella prolusione svolta il 1° ottobre il Cardinale Péter Erdő ha afferamto che “a vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, che è il simbolo della fine, in molti dei nostri paesi, di regimi atei e comunisti, stiamo vivendo adesso altre difficoltà e altre sfide”.
“L’Unione Europea, alla quale molti nostri paesi appartengono, sta per intraprendere nuove iniziative partendo dal Trattato di Lisbona – ha aggiunto –. La Chiesa sostiene tutto ciò che può portare a rafforzare la pace e le relazioni di solidarietà fra paesi, ma sarà anche sempre vigilante affinché siano garantiti il bene comune, il rispetto per la vita e la libertà religiosa”.
Oggi, ha continuato, “l’Europa ha bisogno di più sacerdoti” così come “la Chiesa in Europa ha molto bisogno di laici, di famiglie e di persone che, nei loro posti di lavoro e nelle loro case, in politica, nella cultura, nelle istituzioni sociali, nelle scuole e nelle università possano essere veramente il volto di Cristo”.
Il 2 ottobre, il prof. Giorgio Feliciani, del Centro studi sugli Enti ecclesiastici dell’Università cattolica di Milano, ha presentato una relazione sui risultati dell’indagine europea su Chiesa e Stato promossa dal CCEE presso le Conferenze Episcopali d’Europa.
Circa lo status giuridico della Chiesa Cattolica nei diversi paesi europei, nella ricerca si legge che “pressoché unanimemente le risposte pervenute segnalano l’esistenza di forme di relazione tra la Conferenza episcopale e le autorità dello Stato”, anche se “le modalità risultano ovviamente molto diversificate”.
“In linea di massima si può [...] affermare che, sia pure in varie forme e con diverse fortune, le Conferenze episcopali svolgono un ruolo di tutto rilievo nei rapporti della Chiesa con gli Stati” e anzi “da diversi parti si segnala poi che le relazioni con gli enti locali sono migliori di quelle a livello nazionale”.
Circa gli interventi della Chiesa in materie socialmente rilevanti, continua la ricerca, “dal complesso delle risposte si può dedurre che essi in alcuni Paesi vengono apprezzati o comunque tenuti in considerazione, come in Germania, Francia, Lituania, ma anche in Albania e Grecia”.
“In altri Stati, invece, non ottengono alcuna attenzione, (Bosnia e Slovenia), oppure, e soprattutto quando contrastino con la mentalità dominante, suscitano decisa ostilità, come rilevano i Vescovi austriaci e cechi, e talvolta sono persino ridicolizzati nei mass media, come lamentano i Vescovi svizzeri”, si legge ancora.
“Peraltro gli episcopati dell’Inghilterra, della Moldavia, della Polonia, del Portogallo avvertono, molto giustamente, che occorre distinguere – prosegue lo studio –. Infatti, mentre le dichiarazioni in tema di sessualità, famiglia, bioetica, quando non vengono del tutto ignorate, suscitano reazioni negative, quelle riguardanti problemi sociali come i diritti umani, la solidarietà, lo sviluppo, sono apprezzate e valorizzate”.
“Accade persino che, quanti sono del tutto contrari alle prime considerandole un’indebita ingerenza, vorrebbero un maggior impegno della Chiesa nelle seconde. Questa è, per diretta conoscenza, la situazione italiana”, afferma ancora la ricerca.
“In ogni caso va tenuto presente la constatazione che le pubbliche prese di posizione assunte insieme ad altre chiese, o anche unitamente a comunità ebraiche e islamiche, e a persone prive di convinzione religiose, ottengono maggior ascolto”, si avverte poi.
La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale
Monsignor Migliore esorta a valorizzare i valori umani e spirituali
di Roberta Sciamplicotti
NEW YORK, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La valorizzazione dei valori umani e spirituali può “rinnovare l'ordine internazionale dall'interno, che è dove risiede la vera crisi”, ha affermato l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Il presule è intervenuto il 29 settembre a New York durante il dibattito della 64ma Sessione dell’Assemblea Generale sottolineando che l'idea di produrre risorse e di gestirle strategicamente senza voler allo stesso tempo compiere il bene “si è dimostrata una delusione”.
Per questo, l'Assemblea Generale deve fornire “un contributo più solido e profondo” per rinnovare internamente l'ordinamento, iniziando col riprendere il preambolo e l'articolo 1 della Carta ONU, in primis la definizione “Noi popoli delle Nazioni Unite”.
“Il tema della pace e dello sviluppo coincide infatti con l'inclusione di tutti i popoli nell'unica comunità della famiglia umana costruita nella solidarietà”, ha affermato l'Osservatore Permanente.
Per l'Arcivescovo, “bisogna ammettere che il dovere di costruire le Nazioni Unite come vero centro per armonizzare le azioni delle Nazioni per raggiungere obiettivi comuni è un compito estremamente difficile”.
“Quanto più aumenta l'interdipendenza dei popoli, tanto più diventa evidente la necessità delle Nazioni Unite”, ha sottolineato. “Il bisogno di un'organizzazione capace di rispondere agli ostacoli e alla crescente complessità delle relazioni tra i popoli e le Nazioni diventa così fondamentale”.
L'ONU, ha proseguito, avanzerà verso la formazione di una vera famiglia di Nazioni nella misura in cui “assumerà la verità dell'inevitabile interdipendenza tra i popoli e accetterà la verità sulla persona umana”.
Rispetto integrale per la vita umana
Considerando la natura dello sviluppo e il ruolo dei Paesi donatori e di quelli che ricevono aiuti, l'Arcivescovo Migliore ha affermato che non bisogna mai dimenticare che “il vero sviluppo implica necessariamente un rispetto integrale della vita umana che non può mai essere separato dallo sviluppo dei popoli”.
“Ogni essere umano ha diritto al buon governo, ossia a tutte le azioni sociali, a livello nazionale e internazionale, che contribuiscono direttamente o indirettamente a garantire a tutti una vita libera e degna”, ha dichiarato.
Allo stesso tempo, “una parte essenziale di questa dignità è il fatto che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni e rispetti attivamente la dignità degli altri”.
Ciò, ha aggiunto, si applica agli individui e agli Stati, “il cui vero progresso e la cui affermazione dipendono dalla capacità di stabilire e mantenere relazioni responsabili con altri Stati e di esprimere una responsabilità condivisa per i problemi mondiali”.
Il vero multilateralismo e il dialogo tra le culture, ha constatato l'Arcivescovo, devono basarsi sull'assunzione dell'impegno per lo sviluppo di tutti gli esseri umani, perché “la condivisione dei doveri reciproci incentiva all'azione più della mera asserzione dei diritti”.
La responsabilità di difesa
Secondo monsignor Migliore, l'implementazione del principio della responsabilità di difesa, formulato nel Summit Mondiale del 2005 e approvato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, è “una pietra miliare” dei principi della verità nelle relazioni internazionali e del governo globale.
“Il riconoscimento dell'obiettivo fondamentale e dell'indispensabilità della dignità di ogni uomo e donna assicura che i Governi devono sempre agire con ogni mezzo a loro disposizione per evitare e combattere il genocidio, la pulizia etnica e altri crimini contro l'umanità”.
Riconoscendo la loro interconnessa responsabilità di difesa, gli Stati “comprenderanno l'importanza di accettare la collaborazione della comunità internazionale come mezzo per realizzare il loro ruolo di rappresentare una sovranità responsabile”.
L'accettazione del principio della responsabilità di difesa e delle verità sottostanti che guidano la sovranità responsabile possono essere dunque “il catalizzatore per la riforma dei meccanismi, delle procedure e della rappresentatività del Consiglio di Sicurezza”.
Difesa dell'ambiente
Monsignor Migliore ha quindi ricordato che l'attuale sessione dell'Assemblea Generale ONU è iniziata con un Summit speciale sui cambiamenti climatici, che saranno oggetto della Conferenza di Copenhagen in programma dall'8 al 16 dicembre prossimi.
“La difesa dell'ambiente continua ad essere in prima linea nelle attività multilaterali, perché implica in modo coeso il destino di tutte le Nazioni e il futuro di ogni individuo”, ha osservato.
“Il riconoscimento della doppia verità dell'interdipendenza e della dignità personale richiede anche che le questioni ambientali siano considerate un imperativo morale e tradotte in norme legali, capaci di difendere il nostro pianeta e di assicurare alle generazioni future un ambiente sano e sicuro”, ha concluso.
Il Papa: don Sturzo, “modello di servizio al bene comune”
Nel messaggio al Convegno internazionale apertosi oggi a Catania
ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Don Luigi Sturzo è ancora oggi per sacerdoti e laici un “modello di servizio al bene comune”. E' quanto afferma il Papa, in una lettera a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, inviata al Convegno internazionale che si è aperto questo venerdì a Catania, alla presenza di oltre 1000 partecipanti.
“Don Luigi Sturzo, uomo dello Spirito” è il titolo dell'incontro che si svolge il 2 e il 3 ottobre presso il centro congressuale “Le ciminiere” di Catania, e il 4 ottobre presso la residenza estiva della famiglia Sturzo a Caltagirone.
Il convegno – organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del fondatore del Partito popolare italiano – è stato inaugurato dai saluti dell'Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, dall'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, e di mons Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.
I lavori sono organizzati per sessioni che – attraverso la lettura di brani sturziani, relazioni e dibattiti – sono dedicate, in successione, all'analisi della concezione cristiana della politica, della cultura, dell'economia, della società e della giustizia.
“La presenza al simposio di eminenti rappresentanti della Chiesa e dello Stato – si legge nel messaggio del Cardinale Bertone – attesta che la figura di don Luigi Sturzo conserva tuta la sua attualità per i sacerdoti e per i fedeli laici”.
“Per tutti i cittadini, e in special modo per quanti rivestono responsabilità amministrative e di governo – continua il messaggio –, egli è modello di integerrimo, competente e appassionato servizio al bene comune, in modo tale da anticipare, per molti aspetti, quella ‘Caritas in veritate’ che Sua Santità ha scelto quale tema centrale della sua recente enciclica di tagli sociale”.
“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez, Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo e della Fondazione 'Mons. Francesco Di Vincenzo', che hanno organizzato il convegno – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.
Nel suo discorso di saluto, mons. Mariano Crociata ha ricordato di don Sturzo “l’amore indefesso per il sacerdozio, la completa dedizione all’Eucarestia come sacramento vivificante e all’Eucarestia come popolo da edificare [...] l’obbedienza alla Chiesa e ai superiori, la fortezza umana sposata ad una infinita umiltà, una salute che faceva penare, il coraggio di intraprendere cose nuove, il non fermare il proprio ministero sul sagrato dell’edificio di culto”
Don Sturzo, ha proseguito il Vescovo, “visse con una intensità resa possibile da un costante lavoro di distinzione del valore di questa azione sacramentale dal resto delle pratiche di devozione, che non disprezzò ma che seppe dimensionare orientando la propria vita di credente e di prete su ciò che noi oggi, grazie al Concilio, professiamo con rinnovata certezza quale fonte e culmine della vita cristiana”.
“Come ogni prete dovrebbe – ha proseguito –, si è speso per edificare il popolo, e per essere compagno degli uomini e delle donne di buona volontà”.
“Don Luigi ci ha insegnato quanto sia vero che nella Chiesa si può edificare senza primeggiare – ha ricordato –, si può fare molto con poco potere. Di quale magistero e di quale edificante testimonianza è stato capace permanendo nel servizio, quello vero e pesante, quello spesso incompreso, non quello che si menziona solo come fosse un soprannome dato a cariche, prestigio, o visibilità!”.
“Forse don Luigi non sarà un modello ripetibile – ha concluso –, ma di certo è testimone e sprone ad una misura elevatissima di intensità nella vita interiore, di intensità nell’obbedienza ecclesiale, di intensità nel coraggio dell’agonismo, e di intensità nel coraggio del rinnovamento”.
“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez Presidente RnS e fondazione “Mons. Di Vincenzo” – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.
“Questo Convegno – ha continuato – è dunque occasione di incontro tra anime diverse, ognuna chiamata a dare il proprio contributo per attualizzare il pensiero di Sturzo e dare risposte alla crisi morale ed economica che la nostra società sta attraversando”.
La vera intervista del Cardinale Castrillón sul caso Williamson
Non negò mai la veridicità delle dichiarazioni del Vescovo di Stoccolma
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La traduzione e l'adattamento di un'intervista concessa a un quotidiano tedesco dal Cardinale Darío Castrillón Hoyos sul caso del Vescovo negazionista Richard Williamson, membro della Fraternità San Pio X, hanno provocato interpretazioni contraddittorie da parte dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.
Secondo quanto riferito a ZENIT dallo stesso Cardinale Castrillón, che fino a poco tempo fa era presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, egli non ha mai rilasciato alcune dichiarazioni riportate dagli organi informativi dopo aver letto e mal interpretato l'intervista pubblicata dal Sueddeutsche Zeitung il 25 settembre.
Alcuni giornali, ad esempio, hanno affermato che il porporato contraddiceva il Vescovo cattolico di Stoccolma, monsignor Anders Arborelius, O.C.D., che in un comunicato e in un'intervista aveva rivelato di aver informato la Santa Sede sulle posizioni negazioniste di Williamson.
Il Cardinale Castrillón non ha mai negato questi fatti durante l'intervista, segnalando semplicemente di non aver ricevuto questa segnalazione, che era passata per altri canali.
L'ex presidente di "Ecclesia Dei" ed ex prefetto della Congregazione per il Clero ha condiviso con ZENIT il testo originale della trascrizione dell'intervista in spagnolo, in cui rivela dettagli sull'impegno portato avanti dal Papa nel cercare di promuovere la comunione nella Chiesa, evitando le polemiche.
Il porporato conferma che Papa Giovanni Paolo II ha convocato nel 2001 un concistoro in cui “tutti i Cardinali presenti hanno accettato il processo per l'entrata in comunione con i lefebvriani”.
“Nella presentazione del concistoro, basandosi su una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è detto che i fratelli scomunicati non avevano un carattere eretico o scismatico. Erano il prodotto di un'azione scismatica. Quanto al rapporto con il Concilio Vaticano II, sono state espresse le difficoltà relative al testo di alcuni documenti e soprattutto per alcune interpretazioni del Concilio. Le difficoltà maggiori si riferivano al decreto sulla libertà religiosa e l'ecumenismo”, ha spiegato.
“E' poi arrivato un momento in cui, per avanzare nel processo, i lefebvriani hanno posto due condizioni: la prima, che si riconoscesse a tutti i sacerdoti del mondo il diritto di celebrare la Messa nel rito di San Pio V; la seconda, che si sollevasse la scomunica. Erano condizioni per accedere a dialoghi successivi, soprattutto di carattere dottrinale”.
“Con il parere affemativo dei Cardinali in un concistoro, il Papa ha deciso di sollevare la scomunica a questi Vescovi per un'unica ragione fondamentale: un atto di carità per consolidare l'unione della Chiesa. Qualunque altra cosa si dica è un errore che contraddice la verità!”, ha dichiarato.
Per questo, il Cardinale osserva che alla Commissione "Ecclesia Dei" non spettava il giudizio sulle posizioni negazioniste di Williamson. “Il mio lavoro non era giudicare un fratello Vescovo; questo è un compito della Congregazione per i Vescovi e della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questa deve decidere se qualcuno sta affermando cose che non sono conformi alla fede cattolica per come è interpretata dalla Chiesa”.
In questo senso, sottolinea, non ci sono dubbi sulla posizione della Chiesa nei confronti dell'antisemitismo o dell'Olocausto: “Il rifiuto da parte della Chiesa della violenza sommamente ingiusta alla quale fu sottoposto il popolo ebraico è assolutamente chiaro. E questo rifiuto si basa senza dubbio su un aspetto morale. L'atroce genocidio razzista è un attentato immorale contro l'umanità”.
L'intervista originale può essere letta all'indirizzo: www.zenit.org/article-32673?l=spanish
Due nomine alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
I professori Russell Hittinger e Janne Haaland Matlary
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali i professori Russell Hittinger, docente di Filosofia e Religione presso l’Università di Tulsa (Stati Uniti), e Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Oslo (Norvegia), informa questo venerdì la Sala Stampa della Santa Sede.
La Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è presieduta da Mary Ann Glendon, fino a poco tempo fa ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ed è stata creata da Giovanni Paolo II per “promuovere lo studio e il progresso delle scienze sociali, economiche, politiche e giuridiche alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”.
Russell Hittinger
Il prof. Russell Hittinger è nato nel Commonwealth della Virginia (U.S.A.) nel 1949, si è laureato presso l'Università di Notre Dame, proseguendo poi con un Master e il Dottorato in Filosofia presso l'Università di St. Louis.
Ha insegnato presso la Fordham University di New York, la Facoltà di Filosofia della Catholic University of America (Washington, D.C.) e presso il Dipartimento di Filosofia e Religione dell'Università di Tulsa, dove detiene la Cattedra di William K. Warren in Studi Cattolici.
Ha inoltre insegnato presso l'Università di Princeton e presso il Providence College.
Esperto di teoria sociale, politica e giuridica, le sue ricerche più recenti sono state dedicate all'evoluzione della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare al magistero cattolico circa la natura e la portata dello Stato.
Attualmente sta preparando una pubblicazione su questo argomento per la Yale University Press.
Nella primavera del 2008 ha tenuto una relazione presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sulla "Coerenza dei quattro principi fondamentali della Dottrina Sociale Cattolica".
È Membro ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino dal 2004 e Consigliere della stessa Istituzione dal 2006.
Janne Haaland Matlary
La prof.ssa Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di
Scienze Politiche dell'Università di Oslo e presso il Collegio Universitario della Difesa Nazionale norvegese, è stata Segretario di Stato (Vice Ministro degli Esteri) per gli Affari Esteri della Norvegia dal 1997 al 2000.
È Membro esperto della commissione del Parlamento norvegese incaricata di proporre cambiamenti alla Costituzione norvegese per il suo 200° anniversario nel 2014. È stata Membro della
Commissione di difesa nazionale della Norvegia ed è Membro del Consiglio di amministratori fiduciari del Centro per la pace e per i diritti umani di Oslo.
È stata inoltre Membro norvegese della Task Force di alto livello per la Bielorussia.
I suoi campi di ricerca principali riguardano la politica estera e di difesa europea e la politica di sicurezza internazionale.
È Membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ha inoltre preso parte, in qualità di Capo Delegazione o Membro, alle Delegazioni della Santa Sede presso varie conferenze internazionali.
Nel 2007 ha ricevuto il Premio San Benedetto, conferitole dalla Comunità benedettina di Subiaco per l'impegno a favore della cultura e della politica europee.
La professoressa Haaland Matlary è sposata, ha quattro figli ed è Dama del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Sinodo speciale sull'Africa
Il Sinodo rifletterà sull'azione della Chiesa in Africa
Monsignor Nikola Eterović ha presentato l'andamento dei lavori
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2002 (ZENIT.org).- La crescita delle vocazioni missionarie e dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici impegnati è uno dei frutti dell'opera missionaria ed evangelizzatrice che centinaia di comunità religiose svolgono in Africa.
In un incontro con i giornalisti svoltosi questo venerdì mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, monsignor Nikola Eterović ha presentato le novità del Sinodo e una riflessione sulle azioni della Chiesa in Africa in campo educativo, sanitario e sociale.
La priorità nel continente, ha affermato, "riguarda l'urgente opera di evangelizzazione, che ha come riflesso inscindibile la promozione umana nel contesto del continente africano".
Il presule si è riferito anche all'importanza del tema di questa seconda assemblea sinodale, "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace", osservando che "una Chiesa riconciliata al suo interno diventerà annunciatrice credibile della riconciliazione anche a livello della società, apportando un insostituibile contributo alla promozione della giustizia e al raggiungimento della pace".
La missione sociale, sanitaria ed educativa della Chiesa in Africa
In Africa esistono 53 Caritas nazionali per promuovere la solidarietà e lo sviluppo integrale dell'uomo. Vi operano anche Caritas del Medio Oriente e dell'Africa del Nord. Tutte le organizzazioni nazionali sono coordinate da Caritas Africa, che ha sede a Kampala (Uganda).
La rete di commissioni di giustizia e pace funziona attraverso otto commissioni regionali e 34 commissioni nazionali nelle rispettive Conferenze Episcopali. Ci sono anche 12 istituti e centri di promozione della Dottrina Sociale della Chiesa.
Tra le opere significative di promozione umana figura la Fondazione per il Sahel, istituita il 22 febbraio 1984 da Papa Giovanni Paolo II in seguito alla sua visita apostolica in Burkina Faso.
Durante questi 25 anni, la Fondazione ha distribuito circa 40 miliardi di dollari in nove Paesi africani per il finanziamento di progetti di accesso all'acqua e di risanamento di terreni coltivabili, così come di formazione ed educazione.
Il 12 febbraio 2001, Giovanni Paolo II ha costituito la Fondazione Il Buon Samaritano, che dipende dal Pontificio Consiglio per la Salute e ha il compito di sostenere i malati, soprattutto di Aids.
Monsignor Eterović ha presentato alcuni dati sulla presenza della Chiesa nel campo della pastorale sanitaria, secondo studi svolti durante il 2007: 16.178 centri di salute dei quali 1.074 ospedali, 5.373 ambulatori, 186 lebbrosari, 753 residenze per anziani e invalidi, 979 orfanotrofi, 1.997 giardini d'infanzia, 1.590 consultori matrimoniali, 2.947 centri di reinserimento sociale, 1.279 centri di salute di altro tipo.
Quanto ai centri educativi cattolici, la Chiesa promuove in Africa 12.496 scuole materne con 1.266.444 iscritti, 33.263 scuole primarie con 14.061 alunni e 9.838 scuole superiori con 3.738.238 alunni.
Negli istituti superiori studiano 54.362 allievi. Nelle università 11.011 seguono programmi di studio ecclesiastici e 76.432 sono iscritti ad altre discipline.
Con questi dati, il presule ha voluto sottolineare il lavoro di tante comunità che "cercano di alleviare le ferite aperte nello spirito e nel corpo dei loro confratelli di fronte alle grandi sfide del sottosviluppo e, dunque, della fame, delle malattie, delle violenze, incluse le guerre".
I numeri del Sinodo per l'Africa
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Padri sinodali dei cinque continenti e membri di varie religioni saranno presenti alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre sul tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".
Sarà la seconda assemblea sinodale dedicata a questo continente. La prima si è svolta nel 1994. Vi parteciperanno 244 padri sinodali, 288 dei quali Vescovi, distribuiti nel modo seguente: 79 parteciperanno ex officio, 129 saranno elettori e 36 di nomina pontificia.
Secondo quanto ha rivelato questa mattina in un incontro con i giornalisti l'Arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, tra loro ci saranno 33 Cardinali, 75 Arcivescovi, 120 Vescovi e otto religiosi eletti dall'Unione dei Superiori Generali.
Quanto agli incarichi, ci saranno 37 presidenti di Conferenze Episcopali, 189 Vescovi ordinari, 4 coauditori, 2 ausiliari e 8 Arcivescovi emeriti.
Saranno presenti 25 capi di dicastero della Curia Romana e i 14 Cardinali africani. Parteciperanno inoltre i presidenti delle Conferenze Episcopali, nazionali, regionali e delle riunioni internazionali.
Dei padri sinodali, 197 provengono dall'Africa. Gli altri 47 arrivano dagli altri continenti: 34 dall'Europa, 10 dall'America, due dall'Asia e uno dall'Oceania. Tra loro ci sono i presidenti delle Conferenze Episcopali di altri quattro continenti, che all'inizio dei lavori si rivolgeranno all'Assemblea.
Per i lavori sinodali sono previste 20 congregazioni generali e 9 sessioni di circoli minori, divise in tre lingue ufficiali: francese, inglese e portoghese.
Per contribuire al corretto svolgimento dei lavori sinodali, arricchendo la riflessione con le loro testimonianze, saranno presenti al Sinodo 29 esperti - 19 uomini e 10 donne - e 49 uditori, 29 uomini e 20 donne.
Accogliendo l'invito di Papa Benedetto XVI, parteciperanno all'Assemblea Sinodale tre invitati speciali.
Si tratta di Sua Santità Abuna Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiope; di Rudolf Adada, ex capo della Joint United Nations/African Union Peackeeping Mission per il Darfur, che si riferirà agli sforzi di pace nella regione sudanese del Darfur, e di Jaques Diouf, di origine musulmana, direttore generale della FAO, che informerà sugli sforzi dell'organizzazione per garantire la sicurezza alimentare in Africa.
Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
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NOTIZIE DAL MONDO
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LUMI SULL’EUROPA
Su vita, famiglia ed educazione, brutti segni dall’Europa
ITALIA
Un convegno ricorda a Roma San Giovanni Leonardi
PAROLA E VITA
La vita è un matrimonio indissolubile
DOCUMENTI
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore delle Filippine
Santa Sede
Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La promozione sociale non va disgiunta dalla difesa dell'inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturaldella, e dall'esigenza di un chiaro discernimento sulle questioni relative alla protezione della dignità umana. E' quanto ha sottolineato questo venerdì Benedetto XVI nell'udienza a Miguel Humberto Díaz, nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede.
Nel suo discorso, il Papa si è detto da subito fiducioso che le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stati Uniti continueranno “ad essere contraddistinte da un dialogo fruttuoso e dalla cooperazione per la promozione della dignità umana”, il rispetto dei “diritti umani fondamentali” e il “servizio alla giustizia, alla solidarietà e alla pace”.
Il Pontefice ha apprezzato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del bisogno “di un più forte spirito di solidarietà e di impegno multilaterale nell’affrontare” i problemi urgenti del nostro pianeta.
La difesa di valori come vita, libertà e ricerca della felicità, ha sottolineato, non possono più essere visti in termini individualistici o nazionali, ma vanno invece inseriti nella più ampia prospettiva del bene comune dell’intera società umana.
Il perdurare della crisi economica, ha poi avvertito, “richiede chiaramente una revisione delle attuali strutture politiche, economiche e finanziarie” alla luce dell’imperativo morale di assicurare “uno sviluppo integrale” di tutti i popoli.
Abbiamo bisogno, ha ribadito il Papa, di “un modello di globalizzazione ispirato da un autentico umanesimo”.
D’altro canto, ha rilevato il Pontefice, il multilateralismo non dovrebbe essere ristretto alle questioni politiche ed economiche, ma dovrebbe essere utilizzato per far fronte a tutto lo spettro di temi legati al futuro dell’umanità, dall’accesso al cibo al clima, dalla sanità all’eliminazione delle armi nucleari.
A tal riguardo, il Pontefice ha espresso soddisfazione per la recente riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presieduto dal presidente Obama, che ha approvato una risoluzione sul disarmo atomico, in vista di un mondo libero dalle armi nucleari.
Il Papa ha quindi posto l'accento sul contributo che la Chiesa dà allo sviluppo della società americana. Un contributo alle questioni etiche e sociali sviluppato attraverso argomenti ragionevoli radicati nella legge naturale.
La preservazione della libertà, ha detto il Papa, è legata in modo inseparabile al rispetto della verità. La crisi delle moderne democrazie, ha affermato, esorta ad un rinnovato impegno “per discernere politiche giuste e sagge, rispettose della natura umana e della dignità umana”.
Il Papa ha quindi menzionato la necessità “di un chiaro discernimento riguardo ai temi che toccano la protezione della dignità umana e il rispetto dell’inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturale, così come la protezione del diritto di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari”.
La Chiesa, ha concluso, insiste sul legame inscindibile tra l’etica della vita ed ogni altro aspetto dell’etica sociale.
Dal canto suo, l’ambasciatore Miguel H. Díaz, teologo 46enne di origini cubane, si è impegnato ad essere “costruttore di ponti fra gli Stati Uniti e la Santa Sede” e a “collaborare con la Santa Sede su questioni legate ai dialoghi interreligioso, interraziale e interculturale per promuovere la causa della pace e della comprensione fra i popoli”.
Il nuovo ambasciatore ha quindi sottolineato nel suo discorso di saluto che il Presidente Obama è rimasto profondamente toccato dall’incontro con il Papa ed ha apprezzato l’opportunità di ascoltare da Benedetto XVI la sua prospettiva su molti temi importanti.
“Gli Stati Uniti e la Santa Sede – ha continuato – hanno collaborato per il raggiungimento di nobili obiettivi. Insieme abbiamo diffuso la pace, sostenuto la libertà religiosa e altri diritti umani, promosso la democrazia, denunciato il terrorismo, affrontato la povertà e la fame nel mondo, prevenire il traffico di esseri umani e combattuto il diffondersi dell'Hiv/Aids e di altre terribili malattie”.
L’ambasciatore Díaz ha quindi ricordato che, fra pochi giorni, la Santa Sede ospiterà presto una conferenza con la Caritas Internationalis sulla prevenzione della trasmissione madre-figlio dell'Hiv/Aids.
“Santità – ha poi concluso –, la mia nazione attende con fervore di cooperare con la Santa Sede per garantire che anziani e giovani scelgano l'audacia di sperare, di rallegrarsi nella fruizione della giustizia e di cooperare per difendere i diritti umani fondamentali, opportunità economiche per tutti, pace nel nostro mondo e rispetto per la dignità di tutte le persone umane”.
Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Nel suo discorso al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La difesa della dignità umana da parte dei governi implica il sostegno alla famiglia. E' quanto ha detto questo venerdì Benedetto XVI nel ricevere in udienza, a Castel Gandolfo, la baronessa Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Leijten.
Nata nel 1950, madre di tre figlie e impegnata nella diplomazia del suo Paese in Europa e Medio Oriente da quasi trent’anni, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten ha presentato quest'oggi le Lettere con le quali viene accreditata nell'ufficio di nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede.
Secondo quanto affermato dal Santo Padre in questi momenti è decisivo sostenere “le famiglie costruite sul fondamento di un matrimonio stabile e fecondo tra un uomo e una donna”, poiché “nulla può uguagliare o sostituire il valore formativo del crescere in un ambiente familiare sicuro”.
Nella famiglia, ha spiegato, si impara “a rispettare e a promuovere la dignità personale degli altri, diventando capaci di accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda”.
In breve, ha insistito nel suo discorso in inglese, nella famiglia si impara ad amare.
“D'altro canto – ha denunciato –, è probabile che una società che incoraggia modelli alternativi di vita domestica per amore di una presunta diversità accumuli conseguenze sociali che non conducono allo sviluppo integrale dell'uomo”.
I Paesi Bassi sono stati una delle prime nazioni a riconoscere il cosiddetto “matrimonio” omosessuale e a concedere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di adottare dei bambini.
Alla luce di ciò, il Vescovo di Roma ha assicurato che la Chiesa cattolica in questo Paese “desidera fare la sua parte nel sostenere e promuovere una vita familiare stabile, come ha affermato la Conferenza episcopale olandese nel suo recente documento sulla cura pastorale dei giovani e della famiglia”.
Per questa ragione, ha quindi auspicato vivamente “che il contributo cattolico al dibattito etico venga sentito e ascoltato da tutti i settori della società olandese, affinché la nobile cultura che da secoli contraddistingue il suo Paese possa continuare a essere nota per la sua solidarietà con le persone povere e vulnerabili, per la sua promozione della libertà autentica e per il rispetto della dignità e del valore inestimabile di ogni vita umana”.
Nel suo discorso, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten aveva sottolineato che “il Governo olandese attribuisce grande importanza ai diritti umani” e “concorda sostanzialmente con la tradizione cattolica romana in cui la dignità umana occupa un posto centrale”.
“Una società aperta – aveva sottolineato – è caratterizzata da libertà per tutti, inclusa la libertà di espressione, di religione e di credo, senza pregiudizio per la libertà degli altri e con rispetto per le loro convinzioni”.
Dal canto suo il Pontefice ha affermato che la Santa Sede è impegnata in una difesa appassionata della libertà, di una libertà però che “deve essere ancorata alla verità - la verità della natura della persona umana - e deve essere orientata al bene degli individui e della società”.
Dei 16 milioni e 700 mila abitanti dei Paesi Bassi, il 30% è di religione cattolica, l'11% appartiene alla Chiesa nazionale Riformata, il 6% è calvinista, il 3% appartiene ad altre denominazione sorte in seno alla Riforma protestante.
Nel suo discorso, il Papa ha fatto riferimento all'elevato numero di persone agnostiche o atee (il 42% secondo alcune fonti ufficilali), così come al grande numero di credenti di altre religioni giunti in questo Paese in cerca di un futuro migliore.
Oggi il 5,8% degli abitanti dei Paesi Bassi è formato da musulmani, mentre il 2,2% segue altre tradizioni religiose.
Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore di questo paese presso la Santa Sede
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Lotta alla povertà attraverso l'onestà e la giustizia e incoraggiamento a puntare su un tipo di dialogo in grado di favorire la pace e contrastare la violenza in nome della religione. Sono due dei temi principali affrontati da Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì il nuovo Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede, la sig.ra Mercedes Arrastia Tauson.
Nell'udienza per la consegna delle Lettere credenziali, il Papa ha ricordato da subito i circa 300 morti causati dal passaggio nelle Filippine del tifone Ketsana, esprimendo la sua “vicinanza spirituale” e “preghiere” per quanti quanti hanno perso la vita o sono stati colpiti dall'immane tragedia naturale.
Nel suo discorso il Papa ha quindi messo in guardia contro i pericoli legati alla modernizzazione, sottolineando la necessità di non pensare solo alla crescita di un pur necessario “sviluppo giusto e sostenibile”, ma anche a utilizzare “risorse spirituali e materiali” affinché i cittadini “possano fiorire nel corpo e nell'anima, conoscendo la bontà di Dio e vivendo in solidarietà con i loro vicini”.
“Soprattutto la lotta contro la povertà richiede onestà, integrità, e un’incrollabile fedeltà ai principi della giustizia, soprattutto da parte di coloro ai quali sono direttamente affidati gli incarichi di governo e della pubblica amministrazione”, ha evidenziato.
Benedetto XVI ha poi parlato dei rapporti con i musulmani in questo che è lo Stato asiatico a maggioranza cattolica.
Poco prima, nel suo indirizzo di saluto, il nuovo Ambasciatore delle Filippine aveva sottolineato che “i nostri responsabili civili e di governo sono attenti ad adottare programmi di sviluppo incentrati sulle persone e a promuovere la comprensione interreligiosa e interculturale fra musulmani e cristiani attraverso un dialogo di pace”.
La sig.ra Mercedes Arrastia Tauson aveva poi detto di credere “fermamente che dialogo e cooperazione siano le chiavi per risolvere questi conflitti”.
A questo proposito, il Papa ha replicato che “in un'epoca in cui il nome di Dio è abusato da alcuni gruppi, il ‘lavoro della carità’ è di particolare urgenza”. E questo è vero, ha soggiunto, “specialmente nelle regioni che sono state purtroppo segnate da conflitti. Incoraggio tutti a perseverare in modo che la pace possa prevalere”.
Ma la pace, ha insistito Benedetto XVI, “non può avvenire semplicemente come il prodotto di un processo tecnico”, orchestrato “attraverso strumenti legislativi, giudiziari o economici”.
Invece, ha constatato infine, “convinti che il male possa essere vinto solo con il bene, in molti nel suo Paese stanno compiendo passi coraggiosi per riunire le persone al fine di favorire la riconciliazione e la comprensione reciproca”.
Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Esorta chi assiste la popolazione a portare consolazione e sostegno
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso il suo “profondo dolore per la notizia dei recenti terremoti che hanno devastato l'Indonesia” attraverso un telegramma inviato dal Segretario di Stato, il Cardinale Taricsio Bertone, al Nunzio Apostolico nel Paese asiatico, monsignor Leopoldo Girelli.
Il Papa “prega per le vittime e per le loro famiglie addolorate, invocando l'eterno riposo dei defunti e la forza e la consolazione divine per tutti coloro che stanno soffrendo”, segnala il testo, pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Il telegramma sottolinea che il Papa “esorta anche quanti lavorano alle operazioni di soccorso e tutte le persone coinvolte nel fornire assistenza d'emergenza alle vittime di questo disastro a perseverare nei loro sforzi per portare sollievo, consolazione e sostegno”.
Questo mercoledì, un terremoto di magnitudo 7,6 ha interessato la zona occidentale dell'isola di Sumatra provocando la morte di più di 1.000 persone, secondo dati forniti dall'ONU.
Il direttore di Caritas Indonesia, Sigit Pramudji, ha spiegato che molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie a Padang, capitale della provincia di Sumatra Ovest.
“Una delle nostre preoccupazioni è il fatto che ci siano solo tre ospedali, e due sono stati gravemente danneggiati dal sisma – ha confessato –. Altri problemi sono la possibilità di accedere a Padang e le comunicazioni interrotte”.
Il terremoto ha provocato anche gravi conseguenze materiali. A Padang è stata danneggiata quasi la metà degli edifici. A 50 chilometri a nord, il sisma ha distrutto tutta la città di Pariaman, che aveva 80.000 abitanti.
L'Indonesia era già stato uno dei Paesi più colpiti dal devastante tsunami del 26 dicembre 2004.
Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
In un messaggio inviato al Cardinale Erdö per la plenaria del CCEE
ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “La giusta distinzione tra Stato e Chiesa non separi quest’ultima dalla vita sociale e culturale”. E’ l'invito espresso dal Papa in un messaggio inviato al Cardinale Peter Erdö, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), in occasione dell'Assemblea plenaria di questo organismo ecclesiale.
Dal 1° al 4 ottobre prossimi, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa sono riuniti a Parigi per riflettere sul tema “Chiesa e Stato, venti anni dopo il crollo del Muro di Berlino”.
L'evento si svolge presso la Maison de la Conférence des évêques de France su invito del Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente dei Vescovi francesi.
Nel messaggio a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, Benedetto XVI ricorda che “la Chiesa è fedele alla sua missione di verità in favore di una società a misura d’uomo, della sua dignità e della sua vocazione” e che questa fedeltà “è garanzia di uno sviluppo umano integrale, rimedio ai molteplici squilibri di cui il nostro mondo soffre oggi”.
Dunque la Chiesa stessa, prosegue il testo, “desidera che il vissuto degli uomini e dei popoli sia ispirato e animato dalla carità. Così essa concorre all’edificazione di quella città di Dio verso cui cammina la famiglia umana”.
Nella prolusione svolta il 1° ottobre il Cardinale Péter Erdő ha afferamto che “a vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, che è il simbolo della fine, in molti dei nostri paesi, di regimi atei e comunisti, stiamo vivendo adesso altre difficoltà e altre sfide”.
“L’Unione Europea, alla quale molti nostri paesi appartengono, sta per intraprendere nuove iniziative partendo dal Trattato di Lisbona – ha aggiunto –. La Chiesa sostiene tutto ciò che può portare a rafforzare la pace e le relazioni di solidarietà fra paesi, ma sarà anche sempre vigilante affinché siano garantiti il bene comune, il rispetto per la vita e la libertà religiosa”.
Oggi, ha continuato, “l’Europa ha bisogno di più sacerdoti” così come “la Chiesa in Europa ha molto bisogno di laici, di famiglie e di persone che, nei loro posti di lavoro e nelle loro case, in politica, nella cultura, nelle istituzioni sociali, nelle scuole e nelle università possano essere veramente il volto di Cristo”.
Il 2 ottobre, il prof. Giorgio Feliciani, del Centro studi sugli Enti ecclesiastici dell’Università cattolica di Milano, ha presentato una relazione sui risultati dell’indagine europea su Chiesa e Stato promossa dal CCEE presso le Conferenze Episcopali d’Europa.
Circa lo status giuridico della Chiesa Cattolica nei diversi paesi europei, nella ricerca si legge che “pressoché unanimemente le risposte pervenute segnalano l’esistenza di forme di relazione tra la Conferenza episcopale e le autorità dello Stato”, anche se “le modalità risultano ovviamente molto diversificate”.
“In linea di massima si può [...] affermare che, sia pure in varie forme e con diverse fortune, le Conferenze episcopali svolgono un ruolo di tutto rilievo nei rapporti della Chiesa con gli Stati” e anzi “da diversi parti si segnala poi che le relazioni con gli enti locali sono migliori di quelle a livello nazionale”.
Circa gli interventi della Chiesa in materie socialmente rilevanti, continua la ricerca, “dal complesso delle risposte si può dedurre che essi in alcuni Paesi vengono apprezzati o comunque tenuti in considerazione, come in Germania, Francia, Lituania, ma anche in Albania e Grecia”.
“In altri Stati, invece, non ottengono alcuna attenzione, (Bosnia e Slovenia), oppure, e soprattutto quando contrastino con la mentalità dominante, suscitano decisa ostilità, come rilevano i Vescovi austriaci e cechi, e talvolta sono persino ridicolizzati nei mass media, come lamentano i Vescovi svizzeri”, si legge ancora.
“Peraltro gli episcopati dell’Inghilterra, della Moldavia, della Polonia, del Portogallo avvertono, molto giustamente, che occorre distinguere – prosegue lo studio –. Infatti, mentre le dichiarazioni in tema di sessualità, famiglia, bioetica, quando non vengono del tutto ignorate, suscitano reazioni negative, quelle riguardanti problemi sociali come i diritti umani, la solidarietà, lo sviluppo, sono apprezzate e valorizzate”.
“Accade persino che, quanti sono del tutto contrari alle prime considerandole un’indebita ingerenza, vorrebbero un maggior impegno della Chiesa nelle seconde. Questa è, per diretta conoscenza, la situazione italiana”, afferma ancora la ricerca.
“In ogni caso va tenuto presente la constatazione che le pubbliche prese di posizione assunte insieme ad altre chiese, o anche unitamente a comunità ebraiche e islamiche, e a persone prive di convinzione religiose, ottengono maggior ascolto”, si avverte poi.
La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale
Monsignor Migliore esorta a valorizzare i valori umani e spirituali
di Roberta Sciamplicotti
NEW YORK, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La valorizzazione dei valori umani e spirituali può “rinnovare l'ordine internazionale dall'interno, che è dove risiede la vera crisi”, ha affermato l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Il presule è intervenuto il 29 settembre a New York durante il dibattito della 64ma Sessione dell’Assemblea Generale sottolineando che l'idea di produrre risorse e di gestirle strategicamente senza voler allo stesso tempo compiere il bene “si è dimostrata una delusione”.
Per questo, l'Assemblea Generale deve fornire “un contributo più solido e profondo” per rinnovare internamente l'ordinamento, iniziando col riprendere il preambolo e l'articolo 1 della Carta ONU, in primis la definizione “Noi popoli delle Nazioni Unite”.
“Il tema della pace e dello sviluppo coincide infatti con l'inclusione di tutti i popoli nell'unica comunità della famiglia umana costruita nella solidarietà”, ha affermato l'Osservatore Permanente.
Per l'Arcivescovo, “bisogna ammettere che il dovere di costruire le Nazioni Unite come vero centro per armonizzare le azioni delle Nazioni per raggiungere obiettivi comuni è un compito estremamente difficile”.
“Quanto più aumenta l'interdipendenza dei popoli, tanto più diventa evidente la necessità delle Nazioni Unite”, ha sottolineato. “Il bisogno di un'organizzazione capace di rispondere agli ostacoli e alla crescente complessità delle relazioni tra i popoli e le Nazioni diventa così fondamentale”.
L'ONU, ha proseguito, avanzerà verso la formazione di una vera famiglia di Nazioni nella misura in cui “assumerà la verità dell'inevitabile interdipendenza tra i popoli e accetterà la verità sulla persona umana”.
Rispetto integrale per la vita umana
Considerando la natura dello sviluppo e il ruolo dei Paesi donatori e di quelli che ricevono aiuti, l'Arcivescovo Migliore ha affermato che non bisogna mai dimenticare che “il vero sviluppo implica necessariamente un rispetto integrale della vita umana che non può mai essere separato dallo sviluppo dei popoli”.
“Ogni essere umano ha diritto al buon governo, ossia a tutte le azioni sociali, a livello nazionale e internazionale, che contribuiscono direttamente o indirettamente a garantire a tutti una vita libera e degna”, ha dichiarato.
Allo stesso tempo, “una parte essenziale di questa dignità è il fatto che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni e rispetti attivamente la dignità degli altri”.
Ciò, ha aggiunto, si applica agli individui e agli Stati, “il cui vero progresso e la cui affermazione dipendono dalla capacità di stabilire e mantenere relazioni responsabili con altri Stati e di esprimere una responsabilità condivisa per i problemi mondiali”.
Il vero multilateralismo e il dialogo tra le culture, ha constatato l'Arcivescovo, devono basarsi sull'assunzione dell'impegno per lo sviluppo di tutti gli esseri umani, perché “la condivisione dei doveri reciproci incentiva all'azione più della mera asserzione dei diritti”.
La responsabilità di difesa
Secondo monsignor Migliore, l'implementazione del principio della responsabilità di difesa, formulato nel Summit Mondiale del 2005 e approvato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, è “una pietra miliare” dei principi della verità nelle relazioni internazionali e del governo globale.
“Il riconoscimento dell'obiettivo fondamentale e dell'indispensabilità della dignità di ogni uomo e donna assicura che i Governi devono sempre agire con ogni mezzo a loro disposizione per evitare e combattere il genocidio, la pulizia etnica e altri crimini contro l'umanità”.
Riconoscendo la loro interconnessa responsabilità di difesa, gli Stati “comprenderanno l'importanza di accettare la collaborazione della comunità internazionale come mezzo per realizzare il loro ruolo di rappresentare una sovranità responsabile”.
L'accettazione del principio della responsabilità di difesa e delle verità sottostanti che guidano la sovranità responsabile possono essere dunque “il catalizzatore per la riforma dei meccanismi, delle procedure e della rappresentatività del Consiglio di Sicurezza”.
Difesa dell'ambiente
Monsignor Migliore ha quindi ricordato che l'attuale sessione dell'Assemblea Generale ONU è iniziata con un Summit speciale sui cambiamenti climatici, che saranno oggetto della Conferenza di Copenhagen in programma dall'8 al 16 dicembre prossimi.
“La difesa dell'ambiente continua ad essere in prima linea nelle attività multilaterali, perché implica in modo coeso il destino di tutte le Nazioni e il futuro di ogni individuo”, ha osservato.
“Il riconoscimento della doppia verità dell'interdipendenza e della dignità personale richiede anche che le questioni ambientali siano considerate un imperativo morale e tradotte in norme legali, capaci di difendere il nostro pianeta e di assicurare alle generazioni future un ambiente sano e sicuro”, ha concluso.
Il Papa: don Sturzo, “modello di servizio al bene comune”
Nel messaggio al Convegno internazionale apertosi oggi a Catania
ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Don Luigi Sturzo è ancora oggi per sacerdoti e laici un “modello di servizio al bene comune”. E' quanto afferma il Papa, in una lettera a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, inviata al Convegno internazionale che si è aperto questo venerdì a Catania, alla presenza di oltre 1000 partecipanti.
“Don Luigi Sturzo, uomo dello Spirito” è il titolo dell'incontro che si svolge il 2 e il 3 ottobre presso il centro congressuale “Le ciminiere” di Catania, e il 4 ottobre presso la residenza estiva della famiglia Sturzo a Caltagirone.
Il convegno – organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del fondatore del Partito popolare italiano – è stato inaugurato dai saluti dell'Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, dall'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, e di mons Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.
I lavori sono organizzati per sessioni che – attraverso la lettura di brani sturziani, relazioni e dibattiti – sono dedicate, in successione, all'analisi della concezione cristiana della politica, della cultura, dell'economia, della società e della giustizia.
“La presenza al simposio di eminenti rappresentanti della Chiesa e dello Stato – si legge nel messaggio del Cardinale Bertone – attesta che la figura di don Luigi Sturzo conserva tuta la sua attualità per i sacerdoti e per i fedeli laici”.
“Per tutti i cittadini, e in special modo per quanti rivestono responsabilità amministrative e di governo – continua il messaggio –, egli è modello di integerrimo, competente e appassionato servizio al bene comune, in modo tale da anticipare, per molti aspetti, quella ‘Caritas in veritate’ che Sua Santità ha scelto quale tema centrale della sua recente enciclica di tagli sociale”.
“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez, Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo e della Fondazione 'Mons. Francesco Di Vincenzo', che hanno organizzato il convegno – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.
Nel suo discorso di saluto, mons. Mariano Crociata ha ricordato di don Sturzo “l’amore indefesso per il sacerdozio, la completa dedizione all’Eucarestia come sacramento vivificante e all’Eucarestia come popolo da edificare [...] l’obbedienza alla Chiesa e ai superiori, la fortezza umana sposata ad una infinita umiltà, una salute che faceva penare, il coraggio di intraprendere cose nuove, il non fermare il proprio ministero sul sagrato dell’edificio di culto”
Don Sturzo, ha proseguito il Vescovo, “visse con una intensità resa possibile da un costante lavoro di distinzione del valore di questa azione sacramentale dal resto delle pratiche di devozione, che non disprezzò ma che seppe dimensionare orientando la propria vita di credente e di prete su ciò che noi oggi, grazie al Concilio, professiamo con rinnovata certezza quale fonte e culmine della vita cristiana”.
“Come ogni prete dovrebbe – ha proseguito –, si è speso per edificare il popolo, e per essere compagno degli uomini e delle donne di buona volontà”.
“Don Luigi ci ha insegnato quanto sia vero che nella Chiesa si può edificare senza primeggiare – ha ricordato –, si può fare molto con poco potere. Di quale magistero e di quale edificante testimonianza è stato capace permanendo nel servizio, quello vero e pesante, quello spesso incompreso, non quello che si menziona solo come fosse un soprannome dato a cariche, prestigio, o visibilità!”.
“Forse don Luigi non sarà un modello ripetibile – ha concluso –, ma di certo è testimone e sprone ad una misura elevatissima di intensità nella vita interiore, di intensità nell’obbedienza ecclesiale, di intensità nel coraggio dell’agonismo, e di intensità nel coraggio del rinnovamento”.
“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez Presidente RnS e fondazione “Mons. Di Vincenzo” – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.
“Questo Convegno – ha continuato – è dunque occasione di incontro tra anime diverse, ognuna chiamata a dare il proprio contributo per attualizzare il pensiero di Sturzo e dare risposte alla crisi morale ed economica che la nostra società sta attraversando”.
La vera intervista del Cardinale Castrillón sul caso Williamson
Non negò mai la veridicità delle dichiarazioni del Vescovo di Stoccolma
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La traduzione e l'adattamento di un'intervista concessa a un quotidiano tedesco dal Cardinale Darío Castrillón Hoyos sul caso del Vescovo negazionista Richard Williamson, membro della Fraternità San Pio X, hanno provocato interpretazioni contraddittorie da parte dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.
Secondo quanto riferito a ZENIT dallo stesso Cardinale Castrillón, che fino a poco tempo fa era presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, egli non ha mai rilasciato alcune dichiarazioni riportate dagli organi informativi dopo aver letto e mal interpretato l'intervista pubblicata dal Sueddeutsche Zeitung il 25 settembre.
Alcuni giornali, ad esempio, hanno affermato che il porporato contraddiceva il Vescovo cattolico di Stoccolma, monsignor Anders Arborelius, O.C.D., che in un comunicato e in un'intervista aveva rivelato di aver informato la Santa Sede sulle posizioni negazioniste di Williamson.
Il Cardinale Castrillón non ha mai negato questi fatti durante l'intervista, segnalando semplicemente di non aver ricevuto questa segnalazione, che era passata per altri canali.
L'ex presidente di "Ecclesia Dei" ed ex prefetto della Congregazione per il Clero ha condiviso con ZENIT il testo originale della trascrizione dell'intervista in spagnolo, in cui rivela dettagli sull'impegno portato avanti dal Papa nel cercare di promuovere la comunione nella Chiesa, evitando le polemiche.
Il porporato conferma che Papa Giovanni Paolo II ha convocato nel 2001 un concistoro in cui “tutti i Cardinali presenti hanno accettato il processo per l'entrata in comunione con i lefebvriani”.
“Nella presentazione del concistoro, basandosi su una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è detto che i fratelli scomunicati non avevano un carattere eretico o scismatico. Erano il prodotto di un'azione scismatica. Quanto al rapporto con il Concilio Vaticano II, sono state espresse le difficoltà relative al testo di alcuni documenti e soprattutto per alcune interpretazioni del Concilio. Le difficoltà maggiori si riferivano al decreto sulla libertà religiosa e l'ecumenismo”, ha spiegato.
“E' poi arrivato un momento in cui, per avanzare nel processo, i lefebvriani hanno posto due condizioni: la prima, che si riconoscesse a tutti i sacerdoti del mondo il diritto di celebrare la Messa nel rito di San Pio V; la seconda, che si sollevasse la scomunica. Erano condizioni per accedere a dialoghi successivi, soprattutto di carattere dottrinale”.
“Con il parere affemativo dei Cardinali in un concistoro, il Papa ha deciso di sollevare la scomunica a questi Vescovi per un'unica ragione fondamentale: un atto di carità per consolidare l'unione della Chiesa. Qualunque altra cosa si dica è un errore che contraddice la verità!”, ha dichiarato.
Per questo, il Cardinale osserva che alla Commissione "Ecclesia Dei" non spettava il giudizio sulle posizioni negazioniste di Williamson. “Il mio lavoro non era giudicare un fratello Vescovo; questo è un compito della Congregazione per i Vescovi e della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questa deve decidere se qualcuno sta affermando cose che non sono conformi alla fede cattolica per come è interpretata dalla Chiesa”.
In questo senso, sottolinea, non ci sono dubbi sulla posizione della Chiesa nei confronti dell'antisemitismo o dell'Olocausto: “Il rifiuto da parte della Chiesa della violenza sommamente ingiusta alla quale fu sottoposto il popolo ebraico è assolutamente chiaro. E questo rifiuto si basa senza dubbio su un aspetto morale. L'atroce genocidio razzista è un attentato immorale contro l'umanità”.
L'intervista originale può essere letta all'indirizzo: www.zenit.org/article-32673?l=spanish
Due nomine alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
I professori Russell Hittinger e Janne Haaland Matlary
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali i professori Russell Hittinger, docente di Filosofia e Religione presso l’Università di Tulsa (Stati Uniti), e Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Oslo (Norvegia), informa questo venerdì la Sala Stampa della Santa Sede.
La Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è presieduta da Mary Ann Glendon, fino a poco tempo fa ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ed è stata creata da Giovanni Paolo II per “promuovere lo studio e il progresso delle scienze sociali, economiche, politiche e giuridiche alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”.
Russell Hittinger
Il prof. Russell Hittinger è nato nel Commonwealth della Virginia (U.S.A.) nel 1949, si è laureato presso l'Università di Notre Dame, proseguendo poi con un Master e il Dottorato in Filosofia presso l'Università di St. Louis.
Ha insegnato presso la Fordham University di New York, la Facoltà di Filosofia della Catholic University of America (Washington, D.C.) e presso il Dipartimento di Filosofia e Religione dell'Università di Tulsa, dove detiene la Cattedra di William K. Warren in Studi Cattolici.
Ha inoltre insegnato presso l'Università di Princeton e presso il Providence College.
Esperto di teoria sociale, politica e giuridica, le sue ricerche più recenti sono state dedicate all'evoluzione della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare al magistero cattolico circa la natura e la portata dello Stato.
Attualmente sta preparando una pubblicazione su questo argomento per la Yale University Press.
Nella primavera del 2008 ha tenuto una relazione presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sulla "Coerenza dei quattro principi fondamentali della Dottrina Sociale Cattolica".
È Membro ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino dal 2004 e Consigliere della stessa Istituzione dal 2006.
Janne Haaland Matlary
La prof.ssa Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di
Scienze Politiche dell'Università di Oslo e presso il Collegio Universitario della Difesa Nazionale norvegese, è stata Segretario di Stato (Vice Ministro degli Esteri) per gli Affari Esteri della Norvegia dal 1997 al 2000.
È Membro esperto della commissione del Parlamento norvegese incaricata di proporre cambiamenti alla Costituzione norvegese per il suo 200° anniversario nel 2014. È stata Membro della
Commissione di difesa nazionale della Norvegia ed è Membro del Consiglio di amministratori fiduciari del Centro per la pace e per i diritti umani di Oslo.
È stata inoltre Membro norvegese della Task Force di alto livello per la Bielorussia.
I suoi campi di ricerca principali riguardano la politica estera e di difesa europea e la politica di sicurezza internazionale.
È Membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ha inoltre preso parte, in qualità di Capo Delegazione o Membro, alle Delegazioni della Santa Sede presso varie conferenze internazionali.
Nel 2007 ha ricevuto il Premio San Benedetto, conferitole dalla Comunità benedettina di Subiaco per l'impegno a favore della cultura e della politica europee.
La professoressa Haaland Matlary è sposata, ha quattro figli ed è Dama del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Sinodo speciale sull'Africa
Il Sinodo rifletterà sull'azione della Chiesa in Africa
Monsignor Nikola Eterović ha presentato l'andamento dei lavori
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2002 (ZENIT.org).- La crescita delle vocazioni missionarie e dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici impegnati è uno dei frutti dell'opera missionaria ed evangelizzatrice che centinaia di comunità religiose svolgono in Africa.
In un incontro con i giornalisti svoltosi questo venerdì mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, monsignor Nikola Eterović ha presentato le novità del Sinodo e una riflessione sulle azioni della Chiesa in Africa in campo educativo, sanitario e sociale.
La priorità nel continente, ha affermato, "riguarda l'urgente opera di evangelizzazione, che ha come riflesso inscindibile la promozione umana nel contesto del continente africano".
Il presule si è riferito anche all'importanza del tema di questa seconda assemblea sinodale, "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace", osservando che "una Chiesa riconciliata al suo interno diventerà annunciatrice credibile della riconciliazione anche a livello della società, apportando un insostituibile contributo alla promozione della giustizia e al raggiungimento della pace".
La missione sociale, sanitaria ed educativa della Chiesa in Africa
In Africa esistono 53 Caritas nazionali per promuovere la solidarietà e lo sviluppo integrale dell'uomo. Vi operano anche Caritas del Medio Oriente e dell'Africa del Nord. Tutte le organizzazioni nazionali sono coordinate da Caritas Africa, che ha sede a Kampala (Uganda).
La rete di commissioni di giustizia e pace funziona attraverso otto commissioni regionali e 34 commissioni nazionali nelle rispettive Conferenze Episcopali. Ci sono anche 12 istituti e centri di promozione della Dottrina Sociale della Chiesa.
Tra le opere significative di promozione umana figura la Fondazione per il Sahel, istituita il 22 febbraio 1984 da Papa Giovanni Paolo II in seguito alla sua visita apostolica in Burkina Faso.
Durante questi 25 anni, la Fondazione ha distribuito circa 40 miliardi di dollari in nove Paesi africani per il finanziamento di progetti di accesso all'acqua e di risanamento di terreni coltivabili, così come di formazione ed educazione.
Il 12 febbraio 2001, Giovanni Paolo II ha costituito la Fondazione Il Buon Samaritano, che dipende dal Pontificio Consiglio per la Salute e ha il compito di sostenere i malati, soprattutto di Aids.
Monsignor Eterović ha presentato alcuni dati sulla presenza della Chiesa nel campo della pastorale sanitaria, secondo studi svolti durante il 2007: 16.178 centri di salute dei quali 1.074 ospedali, 5.373 ambulatori, 186 lebbrosari, 753 residenze per anziani e invalidi, 979 orfanotrofi, 1.997 giardini d'infanzia, 1.590 consultori matrimoniali, 2.947 centri di reinserimento sociale, 1.279 centri di salute di altro tipo.
Quanto ai centri educativi cattolici, la Chiesa promuove in Africa 12.496 scuole materne con 1.266.444 iscritti, 33.263 scuole primarie con 14.061 alunni e 9.838 scuole superiori con 3.738.238 alunni.
Negli istituti superiori studiano 54.362 allievi. Nelle università 11.011 seguono programmi di studio ecclesiastici e 76.432 sono iscritti ad altre discipline.
Con questi dati, il presule ha voluto sottolineare il lavoro di tante comunità che "cercano di alleviare le ferite aperte nello spirito e nel corpo dei loro confratelli di fronte alle grandi sfide del sottosviluppo e, dunque, della fame, delle malattie, delle violenze, incluse le guerre".
I numeri del Sinodo per l'Africa
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Padri sinodali dei cinque continenti e membri di varie religioni saranno presenti alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre sul tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".
Sarà la seconda assemblea sinodale dedicata a questo continente. La prima si è svolta nel 1994. Vi parteciperanno 244 padri sinodali, 288 dei quali Vescovi, distribuiti nel modo seguente: 79 parteciperanno ex officio, 129 saranno elettori e 36 di nomina pontificia.
Secondo quanto ha rivelato questa mattina in un incontro con i giornalisti l'Arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, tra loro ci saranno 33 Cardinali, 75 Arcivescovi, 120 Vescovi e otto religiosi eletti dall'Unione dei Superiori Generali.
Quanto agli incarichi, ci saranno 37 presidenti di Conferenze Episcopali, 189 Vescovi ordinari, 4 coauditori, 2 ausiliari e 8 Arcivescovi emeriti.
Saranno presenti 25 capi di dicastero della Curia Romana e i 14 Cardinali africani. Parteciperanno inoltre i presidenti delle Conferenze Episcopali, nazionali, regionali e delle riunioni internazionali.
Dei padri sinodali, 197 provengono dall'Africa. Gli altri 47 arrivano dagli altri continenti: 34 dall'Europa, 10 dall'America, due dall'Asia e uno dall'Oceania. Tra loro ci sono i presidenti delle Conferenze Episcopali di altri quattro continenti, che all'inizio dei lavori si rivolgeranno all'Assemblea.
Per i lavori sinodali sono previste 20 congregazioni generali e 9 sessioni di circoli minori, divise in tre lingue ufficiali: francese, inglese e portoghese.
Per contribuire al corretto svolgimento dei lavori sinodali, arricchendo la riflessione con le loro testimonianze, saranno presenti al Sinodo 29 esperti - 19 uomini e 10 donne - e 49 uditori, 29 uomini e 20 donne.
Accogliendo l'invito di Papa Benedetto XVI, parteciperanno all'Assemblea Sinodale tre invitati speciali.
Si tratta di Sua Santità Abuna Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiope; di Rudolf Adada, ex capo della Joint United Nations/African Union Peackeeping Mission per il Darfur, che si riferirà agli sforzi di pace nella regione sudanese del Darfur, e di Jaques Diouf, di origine musulmana, direttore generale della FAO, che informerà sugli sforzi dell'organizzazione per garantire la sicurezza alimentare in Africa.
















































