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News dal Vaticano :: Il mondo visto da Roma - 2 Ottobre 2009
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Il mondo visto da Roma - 2 Ottobre 2009
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Venerdì, 2 Ottobre 2009: Accadde Oggi    


Il mondo visto da Roma

SANTA SEDE
Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale
Il Papa: don Sturzo, “modello di servizio al bene comune”
La vera intervista del Cardinale Castrillón sul caso Williamson
Due nomine alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Il Sinodo rifletterà sull'azione della Chiesa in Africa
I numeri del Sinodo per l'Africa

NOTIZIE DAL MONDO
Nelle Filippine devastate dal tifone Ondoy "si può solo piangere"
El Salvador: assassinato un giovane della Comunità di Sant'Egidio

LUMI SULL’EUROPA
Su vita, famiglia ed educazione, brutti segni dall’Europa

ITALIA
Un convegno ricorda a Roma San Giovanni Leonardi

PAROLA E VITA
La vita è un matrimonio indissolubile

DOCUMENTI
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore delle Filippine


Santa Sede

Il Pontefice: difesa della vita e promozione sociale vanno di pari passo
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La promozione sociale non va disgiunta dalla difesa dell'inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturaldella, e dall'esigenza di un chiaro discernimento sulle questioni relative alla protezione della dignità umana. E' quanto ha sottolineato questo venerdì Benedetto XVI nell'udienza a Miguel Humberto Díaz, nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede.

Nel suo discorso, il Papa si è detto da subito fiducioso che le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stati Uniti continueranno “ad essere contraddistinte da un dialogo fruttuoso e dalla cooperazione per la promozione della dignità umana”, il rispetto dei “diritti umani fondamentali” e il “servizio alla giustizia, alla solidarietà e alla pace”.

Il Pontefice ha apprezzato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del bisogno “di un più forte spirito di solidarietà e di impegno multilaterale nell’affrontare” i problemi urgenti del nostro pianeta.

La difesa di valori come vita, libertà e ricerca della felicità, ha sottolineato, non possono più essere visti in termini individualistici o nazionali, ma vanno invece inseriti nella più ampia prospettiva del bene comune dell’intera società umana.

Il perdurare della crisi economica, ha poi avvertito, “richiede chiaramente una revisione delle attuali strutture politiche, economiche e finanziarie” alla luce dell’imperativo morale di assicurare “uno sviluppo integrale” di tutti i popoli.

Abbiamo bisogno, ha ribadito il Papa, di “un modello di globalizzazione ispirato da un autentico umanesimo”.

D’altro canto, ha rilevato il Pontefice, il multilateralismo non dovrebbe essere ristretto alle questioni politiche ed economiche, ma dovrebbe essere utilizzato per far fronte a tutto lo spettro di temi legati al futuro dell’umanità, dall’accesso al cibo al clima, dalla sanità all’eliminazione delle armi nucleari.

A tal riguardo, il Pontefice ha espresso soddisfazione per la recente riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presieduto dal presidente Obama, che ha approvato una risoluzione sul disarmo atomico, in vista di un mondo libero dalle armi nucleari.

Il Papa ha quindi posto l'accento sul contributo che la Chiesa dà allo sviluppo della società americana. Un contributo alle questioni etiche e sociali sviluppato attraverso argomenti ragionevoli radicati nella legge naturale.

La preservazione della libertà, ha detto il Papa, è legata in modo inseparabile al rispetto della verità. La crisi delle moderne democrazie, ha affermato, esorta ad un rinnovato impegno “per discernere politiche giuste e sagge, rispettose della natura umana e della dignità umana”.

Il Papa ha quindi menzionato la necessità “di un chiaro discernimento riguardo ai temi che toccano la protezione della dignità umana e il rispetto dell’inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturale, così come la protezione del diritto di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari”.

La Chiesa, ha concluso, insiste sul legame inscindibile tra l’etica della vita ed ogni altro aspetto dell’etica sociale.

Dal canto suo, l’ambasciatore Miguel H. Díaz, teologo 46enne di origini cubane, si è impegnato ad essere “costruttore di ponti fra gli Stati Uniti e la Santa Sede” e a “collaborare con la Santa Sede su questioni legate ai dialoghi interreligioso, interraziale e interculturale per promuovere la causa della pace e della comprensione fra i popoli”.

Il nuovo ambasciatore ha quindi sottolineato nel suo discorso di saluto che il Presidente Obama è rimasto profondamente toccato dall’incontro con il Papa ed ha apprezzato l’opportunità di ascoltare da Benedetto XVI la sua prospettiva su molti temi importanti.

“Gli Stati Uniti e la Santa Sede – ha continuato – hanno collaborato per il raggiungimento di nobili obiettivi. Insieme abbiamo diffuso la pace, sostenuto la libertà religiosa e altri diritti umani, promosso la democrazia, denunciato il terrorismo, affrontato la povertà e la fame nel mondo, prevenire il traffico di esseri umani e combattuto il diffondersi dell'Hiv/Aids e di altre terribili malattie”.

L’ambasciatore Díaz ha quindi ricordato che, fra pochi giorni, la Santa Sede ospiterà presto una conferenza con la Caritas Internationalis sulla prevenzione della trasmissione madre-figlio dell'Hiv/Aids.

“Santità – ha poi concluso –, la mia nazione attende con fervore di cooperare con la Santa Sede per garantire che anziani e giovani scelgano l'audacia di sperare, di rallegrarsi nella fruizione della giustizia e di cooperare per difendere i diritti umani fondamentali, opportunità economiche per tutti, pace nel nostro mondo e rispetto per la dignità di tutte le persone umane”.


Il Papa: la difesa della dignità uamna richiede il sostegno alla famiglia
Nel suo discorso al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La difesa della dignità umana da parte dei governi implica il sostegno alla famiglia. E' quanto ha detto questo venerdì Benedetto XVI nel ricevere in udienza, a Castel Gandolfo, la baronessa Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Leijten.

Nata nel 1950, madre di tre figlie e impegnata nella diplomazia del suo Paese in Europa e Medio Oriente da quasi trent’anni, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten ha presentato quest'oggi le Lettere con le quali viene accreditata nell'ufficio di nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede.

Secondo quanto affermato dal Santo Padre in questi momenti è decisivo sostenere “le famiglie costruite sul fondamento di un matrimonio stabile e fecondo tra un uomo e una donna”, poiché “nulla può uguagliare o sostituire il valore formativo del crescere in un ambiente familiare sicuro”.

Nella famiglia, ha spiegato, si impara “a rispettare e a promuovere la dignità personale degli altri, diventando capaci di accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda”.

In breve, ha insistito nel suo discorso in inglese, nella famiglia si impara ad amare.

“D'altro canto – ha denunciato –, è probabile che una società che incoraggia modelli alternativi di vita domestica per amore di una presunta diversità accumuli conseguenze sociali che non conducono allo sviluppo integrale dell'uomo”.

I Paesi Bassi sono stati una delle prime nazioni a riconoscere il cosiddetto “matrimonio” omosessuale e a concedere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di adottare dei bambini.

Alla luce di ciò, il Vescovo di Roma ha assicurato che la Chiesa cattolica in questo Paese “desidera fare la sua parte nel sostenere e promuovere una vita familiare stabile, come ha affermato la Conferenza episcopale olandese nel suo recente documento sulla cura pastorale dei giovani e della famiglia”.

Per questa ragione, ha quindi auspicato vivamente “che il contributo cattolico al dibattito etico venga sentito e ascoltato da tutti i settori della società olandese, affinché la nobile cultura che da secoli contraddistingue il suo Paese possa continuare a essere nota per la sua solidarietà con le persone povere e vulnerabili, per la sua promozione della libertà autentica e per il rispetto della dignità e del valore inestimabile di ogni vita umana”.

Nel suo discorso, la baronessa Henriette Van Lynden Lejten aveva sottolineato che “il Governo olandese attribuisce grande importanza ai diritti umani” e “concorda sostanzialmente con la tradizione cattolica romana in cui la dignità umana occupa un posto centrale”.

“Una società aperta – aveva sottolineato – è caratterizzata da libertà per tutti, inclusa la libertà di espressione, di religione e di credo, senza pregiudizio per la libertà degli altri e con rispetto per le loro convinzioni”.

Dal canto suo il Pontefice ha affermato che la Santa Sede è impegnata in una difesa appassionata della libertà, di una libertà però che “deve essere ancorata alla verità - la verità della natura della persona umana - e deve essere orientata al bene degli individui e della società”.

Dei 16 milioni e 700 mila abitanti dei Paesi Bassi, il 30% è di religione cattolica, l'11% appartiene alla Chiesa nazionale Riformata, il 6% è calvinista, il 3% appartiene ad altre denominazione sorte in seno alla Riforma protestante.

Nel suo discorso, il Papa ha fatto riferimento all'elevato numero di persone agnostiche o atee (il 42% secondo alcune fonti ufficilali), così come al grande numero di credenti di altre religioni giunti in questo Paese in cerca di un futuro migliore.

Oggi il 5,8% degli abitanti dei Paesi Bassi è formato da musulmani, mentre il 2,2% segue altre tradizioni religiose.


Il Papa: nelle Filippine occorre un dialogo di pace
Nell'udienza al nuovo Ambasciatore di questo paese presso la Santa Sede

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Lotta alla povertà attraverso l'onestà e la giustizia e incoraggiamento a puntare su un tipo di dialogo in grado di favorire la pace e contrastare la violenza in nome della religione. Sono due dei temi principali affrontati da Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì il nuovo Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede, la sig.ra Mercedes Arrastia Tauson.

Nell'udienza per la consegna delle Lettere credenziali, il Papa ha ricordato da subito i circa 300 morti causati dal passaggio nelle Filippine del tifone Ketsana, esprimendo la sua “vicinanza spirituale” e “preghiere” per quanti quanti hanno perso la vita o sono stati colpiti dall'immane tragedia naturale.

Nel suo discorso il Papa ha quindi messo in guardia contro i pericoli legati alla modernizzazione, sottolineando la necessità di non pensare solo alla crescita di un pur necessario “sviluppo giusto e sostenibile”, ma anche a utilizzare “risorse spirituali e materiali” affinché i cittadini “possano fiorire nel corpo e nell'anima, conoscendo la bontà di Dio e vivendo in solidarietà con i loro vicini”.

“Soprattutto la lotta contro la povertà richiede onestà, integrità, e un’incrollabile fedeltà ai principi della giustizia, soprattutto da parte di coloro ai quali sono direttamente affidati gli incarichi di governo e della pubblica amministrazione”, ha evidenziato.

Benedetto XVI ha poi parlato dei rapporti con i musulmani in questo che è lo Stato asiatico a maggioranza cattolica.

Poco prima, nel suo indirizzo di saluto, il nuovo Ambasciatore delle Filippine aveva sottolineato che “i nostri responsabili civili e di governo sono attenti ad adottare programmi di sviluppo incentrati sulle persone e a promuovere la comprensione interreligiosa e interculturale fra musulmani e cristiani attraverso un dialogo di pace”.

La sig.ra Mercedes Arrastia Tauson aveva poi detto di credere “fermamente che dialogo e cooperazione siano le chiavi per risolvere questi conflitti”.

A questo proposito, il Papa ha replicato che “in un'epoca in cui il nome di Dio è abusato da alcuni gruppi, il ‘lavoro della carità’ è di particolare urgenza”. E questo è vero, ha soggiunto, “specialmente nelle regioni che sono state purtroppo segnate da conflitti. Incoraggio tutti a perseverare in modo che la pace possa prevalere”.

Ma la pace, ha insistito Benedetto XVI, “non può avvenire semplicemente come il prodotto di un processo tecnico”, orchestrato “attraverso strumenti legislativi, giudiziari o economici”.

Invece, ha constatato infine, “convinti che il male possa essere vinto solo con il bene, in molti nel suo Paese stanno compiendo passi coraggiosi per riunire le persone al fine di favorire la riconciliazione e la comprensione reciproca”.


Dolore del Papa per le vittime della catastrofe in Indonesia
Esorta chi assiste la popolazione a portare consolazione e sostegno

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso il suo “profondo dolore per la notizia dei recenti terremoti che hanno devastato l'Indonesia” attraverso un telegramma inviato dal Segretario di Stato, il Cardinale Taricsio Bertone, al Nunzio Apostolico nel Paese asiatico, monsignor Leopoldo Girelli.

Il Papa “prega per le vittime e per le loro famiglie addolorate, invocando l'eterno riposo dei defunti e la forza e la consolazione divine per tutti coloro che stanno soffrendo”, segnala il testo, pubblicato questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Il telegramma sottolinea che il Papa “esorta anche quanti lavorano alle operazioni di soccorso e tutte le persone coinvolte nel fornire assistenza d'emergenza alle vittime di questo disastro a perseverare nei loro sforzi per portare sollievo, consolazione e sostegno”.

Questo mercoledì, un terremoto di magnitudo 7,6 ha interessato la zona occidentale dell'isola di Sumatra provocando la morte di più di 1.000 persone, secondo dati forniti dall'ONU.

Il direttore di Caritas Indonesia, Sigit Pramudji, ha spiegato che molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie a Padang, capitale della provincia di Sumatra Ovest.

“Una delle nostre preoccupazioni è il fatto che ci siano solo tre ospedali, e due sono stati gravemente danneggiati dal sisma – ha confessato –. Altri problemi sono la possibilità di accedere a Padang e le comunicazioni interrotte”.

Il terremoto ha provocato anche gravi conseguenze materiali. A Padang è stata danneggiata quasi la metà degli edifici. A 50 chilometri a nord, il sisma ha distrutto tutta la città di Pariaman, che aveva 80.000 abitanti.

L'Indonesia era già stato uno dei Paesi più colpiti dal devastante tsunami del 26 dicembre 2004.


Benedetto XVI: la Chiesa non può essere emarginata dalla vita sociale
In un messaggio inviato al Cardinale Erdö per la plenaria del CCEE

ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “La giusta distinzione tra Stato e Chiesa non separi quest’ultima dalla vita sociale e culturale”. E’ l'invito espresso dal Papa in un messaggio inviato al Cardinale Peter Erdö, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), in occasione dell'Assemblea plenaria di questo organismo ecclesiale.

Dal 1° al 4 ottobre prossimi, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa sono riuniti a Parigi per riflettere sul tema “Chiesa e Stato, venti anni dopo il crollo del Muro di Berlino”.

L'evento si svolge presso la Maison de la Conférence des évêques de France su invito del Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente dei Vescovi francesi.

Nel messaggio a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, Benedetto XVI ricorda che “la Chiesa è fedele alla sua missione di verità in favore di una società a misura d’uomo, della sua dignità e della sua vocazione” e che questa fedeltà “è garanzia di uno sviluppo umano integrale, rimedio ai molteplici squilibri di cui il nostro mondo soffre oggi”.

Dunque la Chiesa stessa, prosegue il testo, “desidera che il vissuto degli uomini e dei popoli sia ispirato e animato dalla carità. Così essa concorre all’edificazione di quella città di Dio verso cui cammina la famiglia umana”.

Nella prolusione svolta il 1° ottobre il Cardinale Péter Erdő ha afferamto che “a vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, che è il simbolo della fine, in molti dei nostri paesi, di regimi atei e comunisti, stiamo vivendo adesso altre difficoltà e altre sfide”.

“L’Unione Europea, alla quale molti nostri paesi appartengono, sta per intraprendere nuove iniziative partendo dal Trattato di Lisbona – ha aggiunto –. La Chiesa sostiene tutto ciò che può portare a rafforzare la pace e le relazioni di solidarietà fra paesi, ma sarà anche sempre vigilante affinché siano garantiti il bene comune, il rispetto per la vita e la libertà religiosa”.

Oggi, ha continuato, “l’Europa ha bisogno di più sacerdoti” così come “la Chiesa in Europa ha molto bisogno di laici, di famiglie e di persone che, nei loro posti di lavoro e nelle loro case, in politica, nella cultura, nelle istituzioni sociali, nelle scuole e nelle università possano essere veramente il volto di Cristo”.

Il 2 ottobre, il prof. Giorgio Feliciani, del Centro studi sugli Enti ecclesiastici dell’Università cattolica di Milano, ha presentato una relazione sui risultati dell’indagine europea su Chiesa e Stato promossa dal CCEE presso le Conferenze Episcopali d’Europa.

Circa lo status giuridico della Chiesa Cattolica nei diversi paesi europei, nella ricerca si legge che “pressoché unanimemente le risposte pervenute segnalano l’esistenza di forme di relazione tra la Conferenza episcopale e le autorità dello Stato”, anche se “le modalità risultano ovviamente molto diversificate”.

“In linea di massima si può [...] affermare che, sia pure in varie forme e con diverse fortune, le Conferenze episcopali svolgono un ruolo di tutto rilievo nei rapporti della Chiesa con gli Stati” e anzi “da diversi parti si segnala poi che le relazioni con gli enti locali sono migliori di quelle a livello nazionale”.

Circa gli interventi della Chiesa in materie socialmente rilevanti, continua la ricerca, “dal complesso delle risposte si può dedurre che essi in alcuni Paesi vengono apprezzati o comunque tenuti in considerazione, come in Germania, Francia, Lituania, ma anche in Albania e Grecia”.

“In altri Stati, invece, non ottengono alcuna attenzione, (Bosnia e Slovenia), oppure, e soprattutto quando contrastino con la mentalità dominante, suscitano decisa ostilità, come rilevano i Vescovi austriaci e cechi, e talvolta sono persino ridicolizzati nei mass media, come lamentano i Vescovi svizzeri”, si legge ancora.

“Peraltro gli episcopati dell’Inghilterra, della Moldavia, della Polonia, del Portogallo avvertono, molto giustamente, che occorre distinguere – prosegue lo studio –. Infatti, mentre le dichiarazioni in tema di sessualità, famiglia, bioetica, quando non vengono del tutto ignorate, suscitano reazioni negative, quelle riguardanti problemi sociali come i diritti umani, la solidarietà, lo sviluppo, sono apprezzate e valorizzate”.

“Accade persino che, quanti sono del tutto contrari alle prime considerandole un’indebita ingerenza, vorrebbero un maggior impegno della Chiesa nelle seconde. Questa è, per diretta conoscenza, la situazione italiana”, afferma ancora la ricerca.

“In ogni caso va tenuto presente la constatazione che le pubbliche prese di posizione assunte insieme ad altre chiese, o anche unitamente a comunità ebraiche e islamiche, e a persone prive di convinzione religiose, ottengono maggior ascolto”, si avverte poi.


La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale
Monsignor Migliore esorta a valorizzare i valori umani e spirituali

di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La valorizzazione dei valori umani e spirituali può “rinnovare l'ordine internazionale dall'interno, che è dove risiede la vera crisi”, ha affermato l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule è intervenuto il 29 settembre a New York durante il dibattito della 64ma Sessione dell’Assemblea Generale sottolineando che l'idea di produrre risorse e di gestirle strategicamente senza voler allo stesso tempo compiere il bene “si è dimostrata una delusione”.

Per questo, l'Assemblea Generale deve fornire “un contributo più solido e profondo” per rinnovare internamente l'ordinamento, iniziando col riprendere il preambolo e l'articolo 1 della Carta ONU, in primis la definizione “Noi popoli delle Nazioni Unite”.

“Il tema della pace e dello sviluppo coincide infatti con l'inclusione di tutti i popoli nell'unica comunità della famiglia umana costruita nella solidarietà”, ha affermato l'Osservatore Permanente.

Per l'Arcivescovo, “bisogna ammettere che il dovere di costruire le Nazioni Unite come vero centro per armonizzare le azioni delle Nazioni per raggiungere obiettivi comuni è un compito estremamente difficile”.

“Quanto più aumenta l'interdipendenza dei popoli, tanto più diventa evidente la necessità delle Nazioni Unite”, ha sottolineato. “Il bisogno di un'organizzazione capace di rispondere agli ostacoli e alla crescente complessità delle relazioni tra i popoli e le Nazioni diventa così fondamentale”.

L'ONU, ha proseguito, avanzerà verso la formazione di una vera famiglia di Nazioni nella misura in cui “assumerà la verità dell'inevitabile interdipendenza tra i popoli e accetterà la verità sulla persona umana”.

Rispetto integrale per la vita umana

Considerando la natura dello sviluppo e il ruolo dei Paesi donatori e di quelli che ricevono aiuti, l'Arcivescovo Migliore ha affermato che non bisogna mai dimenticare che “il vero sviluppo implica necessariamente un rispetto integrale della vita umana che non può mai essere separato dallo sviluppo dei popoli”.

“Ogni essere umano ha diritto al buon governo, ossia a tutte le azioni sociali, a livello nazionale e internazionale, che contribuiscono direttamente o indirettamente a garantire a tutti una vita libera e degna”, ha dichiarato.

Allo stesso tempo, “una parte essenziale di questa dignità è il fatto che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni e rispetti attivamente la dignità degli altri”.

Ciò, ha aggiunto, si applica agli individui e agli Stati, “il cui vero progresso e la cui affermazione dipendono dalla capacità di stabilire e mantenere relazioni responsabili con altri Stati e di esprimere una responsabilità condivisa per i problemi mondiali”.

Il vero multilateralismo e il dialogo tra le culture, ha constatato l'Arcivescovo, devono basarsi sull'assunzione dell'impegno per lo sviluppo di tutti gli esseri umani, perché “la condivisione dei doveri reciproci incentiva all'azione più della mera asserzione dei diritti”.

La responsabilità di difesa

Secondo monsignor Migliore, l'implementazione del principio della responsabilità di difesa, formulato nel Summit Mondiale del 2005 e approvato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, è “una pietra miliare” dei principi della verità nelle relazioni internazionali e del governo globale.

“Il riconoscimento dell'obiettivo fondamentale e dell'indispensabilità della dignità di ogni uomo e donna assicura che i Governi devono sempre agire con ogni mezzo a loro disposizione per evitare e combattere il genocidio, la pulizia etnica e altri crimini contro l'umanità”.

Riconoscendo la loro interconnessa responsabilità di difesa, gli Stati “comprenderanno l'importanza di accettare la collaborazione della comunità internazionale come mezzo per realizzare il loro ruolo di rappresentare una sovranità responsabile”.

L'accettazione del principio della responsabilità di difesa e delle verità sottostanti che guidano la sovranità responsabile possono essere dunque “il catalizzatore per la riforma dei meccanismi, delle procedure e della rappresentatività del Consiglio di Sicurezza”.

Difesa dell'ambiente

Monsignor Migliore ha quindi ricordato che l'attuale sessione dell'Assemblea Generale ONU è iniziata con un Summit speciale sui cambiamenti climatici, che saranno oggetto della Conferenza di Copenhagen in programma dall'8 al 16 dicembre prossimi.

“La difesa dell'ambiente continua ad essere in prima linea nelle attività multilaterali, perché implica in modo coeso il destino di tutte le Nazioni e il futuro di ogni individuo”, ha osservato.

“Il riconoscimento della doppia verità dell'interdipendenza e della dignità personale richiede anche che le questioni ambientali siano considerate un imperativo morale e tradotte in norme legali, capaci di difendere il nostro pianeta e di assicurare alle generazioni future un ambiente sano e sicuro”, ha concluso.


Il Papa: don Sturzo, “modello di servizio al bene comune”
Nel messaggio al Convegno internazionale apertosi oggi a Catania

ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Don Luigi Sturzo è ancora oggi per sacerdoti e laici un “modello di servizio al bene comune”. E' quanto afferma il Papa, in una lettera a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, inviata al Convegno internazionale che si è aperto questo venerdì a Catania, alla presenza di oltre 1000 partecipanti.

“Don Luigi Sturzo, uomo dello Spirito” è il titolo dell'incontro che si svolge il 2 e il 3 ottobre presso il centro congressuale “Le ciminiere” di Catania, e il 4 ottobre presso la residenza estiva della famiglia Sturzo a Caltagirone.

Il convegno – organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del fondatore del Partito popolare italiano – è stato inaugurato dai saluti dell'Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, dall'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, e di mons Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

I lavori sono organizzati per sessioni che – attraverso la lettura di brani sturziani, relazioni e dibattiti – sono dedicate, in successione, all'analisi della concezione cristiana della politica, della cultura, dell'economia, della società e della giustizia.

“La presenza al simposio di eminenti rappresentanti della Chiesa e dello Stato – si legge nel messaggio del Cardinale Bertone – attesta che la figura di don Luigi Sturzo conserva tuta la sua attualità per i sacerdoti e per i fedeli laici”.

“Per tutti i cittadini, e in special modo per quanti rivestono responsabilità amministrative e di governo – continua il messaggio –, egli è modello di integerrimo, competente e appassionato servizio al bene comune, in modo tale da anticipare, per molti aspetti, quella ‘Caritas in veritate’ che Sua Santità ha scelto quale tema centrale della sua recente enciclica di tagli sociale”.

“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez, Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo e della Fondazione 'Mons. Francesco Di Vincenzo', che hanno organizzato il convegno – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.

Nel suo discorso di saluto, mons. Mariano Crociata ha ricordato di don Sturzo “l’amore indefesso per il sacerdozio, la completa dedizione all’Eucarestia come sacramento vivificante e all’Eucarestia come popolo da edificare [...] l’obbedienza alla Chiesa e ai superiori, la fortezza umana sposata ad una infinita umiltà, una salute che faceva penare, il coraggio di intraprendere cose nuove, il non fermare il proprio ministero sul sagrato dell’edificio di culto”

Don Sturzo, ha proseguito il Vescovo, “visse con una intensità resa possibile da un costante lavoro di distinzione del valore di questa azione sacramentale dal resto delle pratiche di devozione, che non disprezzò ma che seppe dimensionare orientando la propria vita di credente e di prete su ciò che noi oggi, grazie al Concilio, professiamo con rinnovata certezza quale fonte e culmine della vita cristiana”.

“Come ogni prete dovrebbe – ha proseguito –, si è speso per edificare il popolo, e per essere compagno degli uomini e delle donne di buona volontà”.

“Don Luigi ci ha insegnato quanto sia vero che nella Chiesa si può edificare senza primeggiare – ha ricordato –, si può fare molto con poco potere. Di quale magistero e di quale edificante testimonianza è stato capace permanendo nel servizio, quello vero e pesante, quello spesso incompreso, non quello che si menziona solo come fosse un soprannome dato a cariche, prestigio, o visibilità!”.

“Forse don Luigi non sarà un modello ripetibile – ha concluso –, ma di certo è testimone e sprone ad una misura elevatissima di intensità nella vita interiore, di intensità nell’obbedienza ecclesiale, di intensità nel coraggio dell’agonismo, e di intensità nel coraggio del rinnovamento”.

“La figura di Sturzo – ha dichiarato Salvatore Martinez Presidente RnS e fondazione “Mons. Di Vincenzo” – a 50 anni dalla sua morte, continua ancora a veicolare i grandi valori della tradizione democratica, al di là delle appartenenze ideologiche”.

“Questo Convegno – ha continuato – è dunque occasione di incontro tra anime diverse, ognuna chiamata a dare il proprio contributo per attualizzare il pensiero di Sturzo e dare risposte alla crisi morale ed economica che la nostra società sta attraversando”.


La vera intervista del Cardinale Castrillón sul caso Williamson
Non negò mai la veridicità delle dichiarazioni del Vescovo di Stoccolma

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La traduzione e l'adattamento di un'intervista concessa a un quotidiano tedesco dal Cardinale Darío Castrillón Hoyos sul caso del Vescovo negazionista Richard Williamson, membro della Fraternità San Pio X, hanno provocato interpretazioni contraddittorie da parte dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo.

Secondo quanto riferito a ZENIT dallo stesso Cardinale Castrillón, che fino a poco tempo fa era presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, egli non ha mai rilasciato alcune dichiarazioni riportate dagli organi informativi dopo aver letto e mal interpretato l'intervista pubblicata dal Sueddeutsche Zeitung il 25 settembre.

Alcuni giornali, ad esempio, hanno affermato che il porporato contraddiceva il Vescovo cattolico di Stoccolma, monsignor Anders Arborelius, O.C.D., che in un comunicato e in un'intervista aveva rivelato di aver informato la Santa Sede sulle posizioni negazioniste di Williamson.

Il Cardinale Castrillón non ha mai negato questi fatti durante l'intervista, segnalando semplicemente di non aver ricevuto questa segnalazione, che era passata per altri canali.

L'ex presidente di "Ecclesia Dei" ed ex prefetto della Congregazione per il Clero ha condiviso con ZENIT il testo originale della trascrizione dell'intervista in spagnolo, in cui rivela dettagli sull'impegno portato avanti dal Papa nel cercare di promuovere la comunione nella Chiesa, evitando le polemiche.

Il porporato conferma che Papa Giovanni Paolo II ha convocato nel 2001 un concistoro in cui “tutti i Cardinali presenti hanno accettato il processo per l'entrata in comunione con i lefebvriani”.

“Nella presentazione del concistoro, basandosi su una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è detto che i fratelli scomunicati non avevano un carattere eretico o scismatico. Erano il prodotto di un'azione scismatica. Quanto al rapporto con il Concilio Vaticano II, sono state espresse le difficoltà relative al testo di alcuni documenti e soprattutto per alcune interpretazioni del Concilio. Le difficoltà maggiori si riferivano al decreto sulla libertà religiosa e l'ecumenismo”, ha spiegato.

“E' poi arrivato un momento in cui, per avanzare nel processo, i lefebvriani hanno posto due condizioni: la prima, che si riconoscesse a tutti i sacerdoti del mondo il diritto di celebrare la Messa nel rito di San Pio V; la seconda, che si sollevasse la scomunica. Erano condizioni per accedere a dialoghi successivi, soprattutto di carattere dottrinale”.

“Con il parere affemativo dei Cardinali in un concistoro, il Papa ha deciso di sollevare la scomunica a questi Vescovi per un'unica ragione fondamentale: un atto di carità per consolidare l'unione della Chiesa. Qualunque altra cosa si dica è un errore che contraddice la verità!”, ha dichiarato.

Per questo, il Cardinale osserva che alla Commissione "Ecclesia Dei" non spettava il giudizio sulle posizioni negazioniste di Williamson. “Il mio lavoro non era giudicare un fratello Vescovo; questo è un compito della Congregazione per i Vescovi e della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questa deve decidere se qualcuno sta affermando cose che non sono conformi alla fede cattolica per come è interpretata dalla Chiesa”.

In questo senso, sottolinea, non ci sono dubbi sulla posizione della Chiesa nei confronti dell'antisemitismo o dell'Olocausto: “Il rifiuto da parte della Chiesa della violenza sommamente ingiusta alla quale fu sottoposto il popolo ebraico è assolutamente chiaro. E questo rifiuto si basa senza dubbio su un aspetto morale. L'atroce genocidio razzista è un attentato immorale contro l'umanità”.

L'intervista originale può essere letta all'indirizzo: www.zenit.org/article-32673?l=spanish


Due nomine alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
I professori Russell Hittinger e Janne Haaland Matlary

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali i professori Russell Hittinger, docente di Filosofia e Religione presso l’Università di Tulsa (Stati Uniti), e Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Oslo (Norvegia), informa questo venerdì la Sala Stampa della Santa Sede.

La Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è presieduta da Mary Ann Glendon, fino a poco tempo fa ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ed è stata creata da Giovanni Paolo II per “promuovere lo studio e il progresso delle scienze sociali, economiche, politiche e giuridiche alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Russell Hittinger

Il prof. Russell Hittinger è nato nel Commonwealth della Virginia (U.S.A.) nel 1949, si è laureato presso l'Università di Notre Dame, proseguendo poi con un Master e il Dottorato in Filosofia presso l'Università di St. Louis.

Ha insegnato presso la Fordham University di New York, la Facoltà di Filosofia della Catholic University of America (Washington, D.C.) e presso il Dipartimento di Filosofia e Religione dell'Università di Tulsa, dove detiene la Cattedra di William K. Warren in Studi Cattolici.

Ha inoltre insegnato presso l'Università di Princeton e presso il Providence College.

Esperto di teoria sociale, politica e giuridica, le sue ricerche più recenti sono state dedicate all'evoluzione della Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare al magistero cattolico circa la natura e la portata dello Stato.

Attualmente sta preparando una pubblicazione su questo argomento per la Yale University Press.

Nella primavera del 2008 ha tenuto una relazione presso la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sulla "Coerenza dei quattro principi fondamentali della Dottrina Sociale Cattolica".

È Membro ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino dal 2004 e Consigliere della stessa Istituzione dal 2006.

Janne Haaland Matlary

La prof.ssa Janne Haaland Matlary, docente di Politica Internazionale presso il Dipartimento di

Scienze Politiche dell'Università di Oslo e presso il Collegio Universitario della Difesa Nazionale norvegese, è stata Segretario di Stato (Vice Ministro degli Esteri) per gli Affari Esteri della Norvegia dal 1997 al 2000.

È Membro esperto della commissione del Parlamento norvegese incaricata di proporre cambiamenti alla Costituzione norvegese per il suo 200° anniversario nel 2014. È stata Membro della

Commissione di difesa nazionale della Norvegia ed è Membro del Consiglio di amministratori fiduciari del Centro per la pace e per i diritti umani di Oslo.

È stata inoltre Membro norvegese della Task Force di alto livello per la Bielorussia.

I suoi campi di ricerca principali riguardano la politica estera e di difesa europea e la politica di sicurezza internazionale.

È Membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ha inoltre preso parte, in qualità di Capo Delegazione o Membro, alle Delegazioni della Santa Sede presso varie conferenze internazionali.

Nel 2007 ha ricevuto il Premio San Benedetto, conferitole dalla Comunità benedettina di Subiaco per l'impegno a favore della cultura e della politica europee.

La professoressa Haaland Matlary è sposata, ha quattro figli ed è Dama del Sovrano Militare Ordine di Malta.


Sinodo speciale sull'Africa

Il Sinodo rifletterà sull'azione della Chiesa in Africa
Monsignor Nikola Eterović ha presentato l'andamento dei lavori

di Carmen Elena Villa

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2002 (ZENIT.org).- La crescita delle vocazioni missionarie e dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici impegnati è uno dei frutti dell'opera missionaria ed evangelizzatrice che centinaia di comunità religiose svolgono in Africa.

In un incontro con i giornalisti svoltosi questo venerdì mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, monsignor Nikola Eterović ha presentato le novità del Sinodo e una riflessione sulle azioni della Chiesa in Africa in campo educativo, sanitario e sociale.

La priorità nel continente, ha affermato, "riguarda l'urgente opera di evangelizzazione, che ha come riflesso inscindibile la promozione umana nel contesto del continente africano".

Il presule si è riferito anche all'importanza del tema di questa seconda assemblea sinodale, "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace", osservando che "una Chiesa riconciliata al suo interno diventerà annunciatrice credibile della riconciliazione anche a livello della società, apportando un insostituibile contributo alla promozione della giustizia e al raggiungimento della pace".

La missione sociale, sanitaria ed educativa della Chiesa in Africa

In Africa esistono 53 Caritas nazionali per promuovere la solidarietà e lo sviluppo integrale dell'uomo. Vi operano anche Caritas del Medio Oriente e dell'Africa del Nord. Tutte le organizzazioni nazionali sono coordinate da Caritas Africa, che ha sede a Kampala (Uganda).

La rete di commissioni di giustizia e pace funziona attraverso otto commissioni regionali e 34 commissioni nazionali nelle rispettive Conferenze Episcopali. Ci sono anche 12 istituti e centri di promozione della Dottrina Sociale della Chiesa.

Tra le opere significative di promozione umana figura la Fondazione per il Sahel, istituita il 22 febbraio 1984 da Papa Giovanni Paolo II in seguito alla sua visita apostolica in Burkina Faso.

Durante questi 25 anni, la Fondazione ha distribuito circa 40 miliardi di dollari in nove Paesi africani per il finanziamento di progetti di accesso all'acqua e di risanamento di terreni coltivabili, così come di formazione ed educazione.

Il 12 febbraio 2001, Giovanni Paolo II ha costituito la Fondazione Il Buon Samaritano, che dipende dal Pontificio Consiglio per la Salute e ha il compito di sostenere i malati, soprattutto di Aids.

Monsignor Eterović ha presentato alcuni dati sulla presenza della Chiesa nel campo della pastorale sanitaria, secondo studi svolti durante il 2007: 16.178 centri di salute dei quali 1.074 ospedali, 5.373 ambulatori, 186 lebbrosari, 753 residenze per anziani e invalidi, 979 orfanotrofi, 1.997 giardini d'infanzia, 1.590 consultori matrimoniali, 2.947 centri di reinserimento sociale, 1.279 centri di salute di altro tipo.

Quanto ai centri educativi cattolici, la Chiesa promuove in Africa 12.496 scuole materne con 1.266.444 iscritti, 33.263 scuole primarie con 14.061 alunni e 9.838 scuole superiori con 3.738.238 alunni.

Negli istituti superiori studiano 54.362 allievi. Nelle università 11.011 seguono programmi di studio ecclesiastici e 76.432 sono iscritti ad altre discipline.

Con questi dati, il presule ha voluto sottolineare il lavoro di tante comunità che "cercano di alleviare le ferite aperte nello spirito e nel corpo dei loro confratelli di fronte alle grandi sfide del sottosviluppo e, dunque, della fame, delle malattie, delle violenze, incluse le guerre".


I numeri del Sinodo per l'Africa
di Carmen Elena Villa

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Padri sinodali dei cinque continenti e membri di varie religioni saranno presenti alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre sul tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".

Sarà la seconda assemblea sinodale dedicata a questo continente. La prima si è svolta nel 1994. Vi parteciperanno 244 padri sinodali, 288 dei quali Vescovi, distribuiti nel modo seguente: 79 parteciperanno ex officio, 129 saranno elettori e 36 di nomina pontificia.

Secondo quanto ha rivelato questa mattina in un incontro con i giornalisti l'Arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, tra loro ci saranno 33 Cardinali, 75 Arcivescovi, 120 Vescovi e otto religiosi eletti dall'Unione dei Superiori Generali.

Quanto agli incarichi, ci saranno 37 presidenti di Conferenze Episcopali, 189 Vescovi ordinari, 4 coauditori, 2 ausiliari e 8 Arcivescovi emeriti.

Saranno presenti 25 capi di dicastero della Curia Romana e i 14 Cardinali africani. Parteciperanno inoltre i presidenti delle Conferenze Episcopali, nazionali, regionali e delle riunioni internazionali.

Dei padri sinodali, 197 provengono dall'Africa. Gli altri 47 arrivano dagli altri continenti: 34 dall'Europa, 10 dall'America, due dall'Asia e uno dall'Oceania. Tra loro ci sono i presidenti delle Conferenze Episcopali di altri quattro continenti, che all'inizio dei lavori si rivolgeranno all'Assemblea.

Per i lavori sinodali sono previste 20 congregazioni generali e 9 sessioni di circoli minori, divise in tre lingue ufficiali: francese, inglese e portoghese.

Per contribuire al corretto svolgimento dei lavori sinodali, arricchendo la riflessione con le loro testimonianze, saranno presenti al Sinodo 29 esperti - 19 uomini e 10 donne - e 49 uditori, 29 uomini e 20 donne.

Accogliendo l'invito di Papa Benedetto XVI, parteciperanno all'Assemblea Sinodale tre invitati speciali.

Si tratta di Sua Santità Abuna Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiope; di Rudolf Adada, ex capo della Joint United Nations/African Union Peackeeping Mission per il Darfur, che si riferirà agli sforzi di pace nella regione sudanese del Darfur, e di Jaques Diouf, di origine musulmana, direttore generale della FAO, che informerà sugli sforzi dell'organizzazione per garantire la sicurezza alimentare in Africa.


 





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Venerdì, 2 Ottobre 2009: Accadde Oggi    


Notizie dal mondo

Nelle Filippine devastate dal tifone Ondoy "si può solo piangere"
Almeno 250 morti, ma molti mancano ancora all'appello

KÖNIGSTEIN, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Di fronte alla devastazione causata dal passaggio del tifone Ondoy (Ketsana), che ha flagellato le Filippine il 26 settembre, è necessaria un'ingente azione umanitaria per far fronte alle necessità più urgenti della popolazione.

Il tifone ha provocato almeno 250 morti, ma le persone colpite in qualche modo dal suo passaggio sono oltre due milioni.

In un messaggio all'associazione cattolica internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), che si è subito attivata inviando aiuti per 13.600 euro, suor Mary Brasil, superiora generale delle Suore Domenicane "Regina Rosarii", ha confessato: "Siamo disperati. Si può solo piangere per il dolore che il nostro popolo sta sperimentando".

La domenicana ha confessato che l'opera di aiuto è offuscata dalla minaccia di un secondo tifone che potrebbe essere di gran lunga peggiore del primo. Il tifone Pepeng è stato infatti avvistato questo giovedì e ha venti più forti di Ondoy.

Sostenuto dal Vescovo Honesto Ongtioco di Cubao, il lavoro delle suore si è concentrato sulle persone più colpite dalla tragedia.

"Fin dal primo giorno del tifone che ha inondato le nostre strade e le case, abbiamo servito pasti caldi e zuppa alle vittime bagnate e affamate a Quezon City, soprattutto alle famiglie che vivono per strada e hanno perso anche le loro baracche".

Suor Mary ha descritto come in un villaggio, Tanay Proper, la maggior parte delle case sia stata spazzata via dall'acqua. Menardo David ha perso i genitori, la moglie, due figli e un nipote a causa del tifone. 20 persone risultano ancora disperse.

Le suore stanno organizzando un ritiro per fornire aiuto psicologico e spirituale alle famiglie che hanno perso i propri cari nella sciagura.

Aiuto alla Chiesa che Soffre si impegnerà anche a lungo termine per riparare gli edifici ecclesiali e altre infrastrutture devastate dal tifone.


El Salvador: assassinato un giovane della Comunità di Sant'Egidio
Ucciso da una “mara” per il suo lavoro a favore dei giovani

SAN SALVADOR, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un ragazzo della Comunità di Sant'Egidio che lavorava a favore dei giovani in una scuola di questo movimento cattolico è stato assassinato questo lunedì a El Salvador da una “mara”.

William Quijano, di 21 anni, stava tornando a casa quando è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dai membri di una delle bande violente organizzate che assoldano i giovani poveri delle periferie del Centroamerica.

William era impegnato da cinque anni in un centro di formazione – quello che la Comunità di Sant'Egidio chiama “Scuola della Pace” – per i bambini poveri del quartiere Apopa, nei sobborghi di San Salvador.

Secondo quanto ha reso noto un comunicato della Comunità, “la sua vita pacifica e buona, al servizio dei giovani e dei più bisognosi, era nota e rappresentava un'alternativa alle 'maras'”.

“La Comunità di Sant'Egidio, presente inSalvador con migliaia di persone, è impegnata nel costruire una società in cui sia possibile vivere insieme pacificamente”, spiega la nota.

“Con il suo impegno per i poveri e i giovani, cerca di sottrarli alla violenza e rappresenta la possibilità di una vita lontana dalla logica dello scontro e dalla criminalità giovanile”.

Di recente, l'Arcivescovo di San Salvador, monsignor José Luis Escobar Alas, ha condannato “tutti i fatti violenti che si registrano a El Salvador”.

In occasione dell'omicidio del giornalista franco-spagnolo Christian Poveda, regista del documentario “La Vida Loca”, sulla “Mara 18”, monsignor Escobar ha affermato che la Chiesa a El Salvador è “estremamente preoccupata” per questa escalation di violenza che “sembra aumentare sempre più”.

L'Arcivescovo ha anche chiesto alla comunità internazionale di aiutare il Paese a superare il grave problema della violenza che lo affligge da anni.


Lumi sull’Europa

Su vita, famiglia ed educazione, brutti segni dall’Europa

di Giorgio Salina*

ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Esaminando una recente legge lituana, che prevede tra l’altro l’assenza di propaganda omosessuale dai luoghi abitualmente frequentati dai minori, il Parlamento Europeo ha ritenuto, a larga maggioranza, questa norma una riprovevole “discriminazione in base all’orientamento sessuale”, chiedendo alla Lituania di emendarla. Ogni commento, anche di semplice buon senso, è superfluo.

I Rappresentanti di «World Youth Alliance» (Alleanza mondiale della Gioventù) hanno emesso un comunicato sulla Risoluzione in oggetto in cui dicono tra l’altro: «I giovani europei, specialmente gli irlandesi, sono convinti che la Risoluzione votata giovedì 17 settembre dal PE contro una legge lituana riguardante questioni di famiglia, comprometta i principi di sussidiarietà, già tutelata dalla legislazione europea ed, in particolare, nel nuovo protocollo del Trattato di Lisbona. Su questa Risoluzione deve rimanere aperto il dibattito, dato che gli irlandesi voteranno nuovamente il Trattato di Lisbona il prossimo 2 ottobre». Ed è da notare, come sostengono i Vescovi irlandesi in una recente nota, che «la situazione è cambiata dal referendum del giugno 2008 con l’aggiunta di garanzie giuridiche per rispondere alle preoccupazioni espresse in quel momento».

Perché è un gran brutto segno? Perché conferma che anche il nuovo Parlamento europeo ha ed avrà un deriva relativista, che cercherà di imporre uniformemente in tutti i 27 Paesi. Ovviamente nel nostro Paese, salvo mio errore ma non credo, di ciò non è stata data alcuna informazione.

È un gran brutto segno perché ancora una volta non sarà possibile alcun accordo per promuovere, nell’interesse di tutti, la vita, la famiglia, l’educazione, come nelle precedenti legislature. Ci si troverà di fronte ad un orientamento prevalente ostile all’uomo, e ad una burocrazia arrogante ed invadente. Tra poco più di tre mesi sarà il turno della Presidenza spagnola!

I quattro Paesi tuttora “recalcitranti” a ratificare il Trattato di Lisbona sono Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca e, in misura minore, Germania. Almeno tre di questi (Irlanda, Polonia, Rep. Ceca, oltre alla Gran Bretagna) hanno negoziato ed ottenuto deroghe soprattutto per quel che riguarda la Carta europea dei diritti fondamentali e la giurisprudenza conseguente.

La Carta è un documento ambiguo, che, soprattutto per la difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione, prevede tutto ed il contrario di tutto. Il tristemente noto articolo 9 tratta del diritto di costituire una famiglia e, separatamente, del diritto di sposarsi (Coppie di fatto, coppie omosessuali, ecc. tutto contemplato).

Apparentemente comunque non dovrebbe sussistere alcun problema, visto che i Trattati riconoscono la competenza dei singoli Stati a proposito del diritto di famiglia; tutto vero, ma il Trattato di Lisbona recepisce al suo interno la Carta rendendola obbligatoria, così come la conseguente giurisprudenza della Corte di giustizia.

L’ambiguità della Carta e l’orientamento della maggioranza vanificano di fatto le competenze degli Stati e dell’Unione, previste dai Trattati. L’obbligatorietà della Carta prevede che i Paesi membri ne rispettino i contenuti, secondo l’interpretazione corrente in quel momento e secondo l’interpretazione giuridica della Corte di giustizia. L’Italia ratificando il Trattato di Lisbona senza eccezione alcuna, si è impegnata a questo.

Quale è la conseguenza pratica: possiamo smettere di accapigliarci per le coppie di fatto, per le unioni di persone dello stesso sesso, per il rispetto all’obiezione di coscienza; ci siamo solennemente impegnati a far decidere altri per noi, e a rispettarne le decisioni.

Indipendentemente dagli orientamenti politici, quando recentemente il Governo ha preso posizione contro l’arroganza della burocrazia europea, i nostri organi d'informazione e le forze politiche, sapendo cosa c’è in gioco, come hanno appoggiato l’iniziativa? L’hanno strumentalizzata e asservita alle polemiche domestiche spesso banali e di “bassa cucina”, come per nessun altro Paese succede. Questo, in un’atmosfera ovattata di retorico europeismo, ci dovrà capitare, probabilmente con l’accordo di parte della nostra opinione pubblica e delle forze politiche. L’Europa ci vuole, l’Europa la vogliamo, ma l’Europa dei popoli, rispettosa delle diversità culturali, e con una burocrazia che torni nell’ambito dei propri compiti istituzionali.

Sulla base delle considerazioni di Giorgio Salina, don Gabriele Mangiarotti animatore del sito Cultura cattolica (http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=16159) ha scritto una lettera aperta al Ministro Italiano per le politiche comunitarie, il dott. Andrea Ronchi, e al Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Mariano Crociata, in cui chiede: “come ritenete si possa procedere a salvaguardia delle peculiarità culturali, sociali e storiche del nostro Paese, di fronte al nostro impegno a rispettare la Carta dei diritti fondamentali e la giurisprudenza connessa, considerando il fatto che la ratifica del Trattato di Lisbona, avvenuta nell’indifferenza generale, nonostante timidi avvertimenti, ci vincola alle decisioni europee”. La lettera è già stata sottoscritta da oltre 548 persone.

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*Giorgio Salina è presidente dell'Associazione per la Fondazione Europa.


Italia

Un convegno ricorda a Roma San Giovanni Leonardi
A 400 anni dalla morte

ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- In occasione del 400° anniversario della morte di San Giovanni Leonardi, dal 6 all’8 ottobre si svolgerà a Roma un Convegno Internazionale di Studi sul tema “San Giovanni Leonardi amico di Santi. Personaggi, movimenti e modelli nell’esperienza spirituale e pastorale del santo lucchese”.

Leonardi nacque a Lucca il 9 ottobre 1541 e morì a Roma nel 1609. Fondò l'istituto religioso dei Chierici Regolari della Madre di Dio (OMD).

In un messaggio a padre Francesco Petrillo, Rettore Generale OMD, del 9 settembre 2008, Papa Benedetto XVI ha auspicato che “l’eroica testimonianza di questo affascinante uomo di Dio, riconosciuta dalla Chiesa e riproposta come modello da seguire agli uomini e alle donne del nostro tempo, sia sempre più conosciuta e diventi per molti richiamo a vivere con passione ed entusiasmo la propria fede nelle presenti circostanze”.

L'8 ottobre il convegno si concluderà con l’intervento di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, alle 17.00 presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio.

Alle 20.30 dello stesso giorno, nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, verrà eseguito l'Oratorio musicale “Con Cristo Misurate le cose”, composto e diretto da M° Gianni Proietti con la partecipazione del Coro e dell’Orchestra della Diocesi di Roma.

Venerdì 9 ottobre, solennità liturgica di San Giovanni Leonardi, ci sarà una concelebrazione con i Superiori Generali dei Chierici Regolari alle 18.30, presieduta dal Cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Dal 16 al 18 ottobre si svolgerà un pellegrinaggio a Roma per le celebrazioni conclusive del giubileo leonardino. L’urna contenente le reliquie del Santo sosterà venerdì 16 ottobre presso la piazza del Campidoglio per ricevere l’omaggio del Sindaco e della città di Roma.

Alle 18.30, nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli a Roma, verrà celebrata un'Eucaristia solenne presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, alla quale saranno invitati i farmacisti, dei quali San Giovanni Leonardi è patrono.

Domenica 18 ottobre le reliquie del Santo sosteranno dalle 9.00 presso la Basilica Papale di San Pietro in Vaticano per l’omaggio dei fedeli e l'Eucaristia solenne nella Giornata Missionaria Mondiale, presieduta alle 10.30 dal Cardinale Ivan Diaz, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e alle 17.00 dal Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana.

Dalla cura dei mali fisici a quella delle anime

Nato in una famiglia di agricoltori benestanti, Leonardi studiò Farmacia a Lucca, e in quel periodo si avvicinò alla confraternita laica dei Colombini, vicina alla spiritualità del Savonarola e sotto la direzione dei Padri Domenicani.

Dopo aver esercitato per alcuni anni la professione dello speziale nel suo paese natale, verso il 1568 decise di dedicarsi allo studio della Teologia. Il 22 dicembre 1571 venne ordinato sacerdote. Intraprese quindi la predicazione e l'insegnamento del catechismo, istituendo anche una Congregazione della Dottrina cristiana.

Assieme ad altri sacerdoti, il 1° settembre 1574 fondò presso la chiesa di Santa Maria della Rosa di Lucca la congregazione dei Preti Riformati della Beata Vergine, dedita all'apostolato e alla formazione del clero.

Leonardi redasse per i sacerdoti della nuova famiglia religiosa le Constitutiones Clericorum Regularium Matris Dei, subito approvate dal Vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni e confermate da Papa Clemente VIII.

La congregazione venne elevata a ordine religioso il 3 novembre 1621 da Gregorio XV, assumendo l'attuale nome di Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio.

Leonardi venne poi espulso dalla Repubblica di Lucca con l'accusa di disturbo all'ordine pubblico e mancanza di rispetto alle autorità costituite. Rifugiatosi a Roma, nel 1596 Papa Clemente VIII lo nominò visitatore apostolico e commissario con l'incarico di riformare, secondo i canoni del Concilio di Trento, le congregazioni benedettine di Montevergine, di Vallombrosa e di Monte Senario; fu anche incaricato dal Pontefice di dirimere una controversia tra il Vescovo di Nola e il viceré di Napoli relativa al Santuario della Madonna dell’Arco.

Con lo spagnolo Juan Bautista Vives y Marja diede poi vita a Roma a un movimento missionario che, dopo la sua morte, portò all'istituzione del Collegio Missionario di Propaganda Fide (1624, poi Università Urbaniana) e all'erezione della Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede (1627).

Dichiarato venerabile da Clemente XI nel 1701, venne beatificato il 10 novembre 1861 da Pio IX. Leone XIII volle nel 1893 che il suo nome fosse iscritto nel Martirologio Romano (cosa mai accaduta per i beati, ad eccezione dei pontefici); Pio XI lo canonizzò il 17 aprile 1938.

L' 8 agosto 2006 la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in forza delle facoltà che le ha concesso Papa Benedetto XVI, lo ha proclamato Santo Patrono di tutti i farmacisti.


Parola e vita

La vita è un matrimonio indissolubile
XXVII Domenica del Tempo Ordinario, 4 ottobre 2009


di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).-“Partito di là, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: 'Che cosa vi ha ordinato Mosè?'. Dissero: 'Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla'. Gesù disse loro: 'Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto'. A casa i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”.

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: 'Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro' (Mc 10,1-16).

“La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ecco come è benedetto l’uomo che teme il Signore” (Salmo 127,1-6).

Il Vangelo di oggi potrebbe avere questo titolo: “Il matrimonio è indissolubile come la vita che Dio crea congiungendo l’anima e il corpo”. Solo la morte separa l’anima dal corpo, solo la morte può separare gli sposi. Il vincolo coniugale, infatti, non è un nodo che Dio stringe e l’uomo può sciogliere di sua iniziativa; è piuttosto una trasformazione personale irreversibile operata dall’unione nuziale: un “io” che diventa “noi”, rimanendo “io”: “...e i due diventeranno una carne sola”. Anche prima delle nozze ognuno era, in se stesso, una carne sola, sola e solitaria; ma con le nozze ha mutato il proprio statuto ontologico ed è diventato “persona-sposa”, cioè carne-non-più-solitaria, inseparabilmente unita all’altra, come due pezzi di cera fusi insieme.

Questo mistero d’amore è già inscritto nell’evento mirabile della fecondazione umana: il pro-nucleo maschile, appena penetrato nell’ovocita, è attivato geneticamente e si dirige verso il pro-nucleo femminile per completarlo con il proprio apporto cromosomico. Il percorso verso la fusione richiederà una ventina di ore, ma il nuovo essere umano è già concepito allo start. La vita umana inizia in partenza: adesso esiste “una carne sola”, un nuovo essere umano. E’ qui ed ora che Dio dona la vita al figlio, è qui ed ora che l’anima indissolubilmente si unisce al corpo, ed è concepito un uomo. Solo la morte scioglierà “temporaneamente” l’anima da questo corpo, fino al giorno primo e ultimo della risurrezione della persona integrale. Vengo al Vangelo.

La disputa sul divorzio concesso da Mosè, manifesta la malizia dei farisei, che vogliono far cadere in fallo Gesù sul terreno della Legge. Evidentemente il Signore aveva spesso richiamato ed insegnato la bellezza divina della fedeltà coniugale, suscitando commenti e riserve nell’uditorio maschile, visto che a quel tempo era solo l’uomo ad avere il diritto legale di ripudiare la propria moglie. Ma Gesù fa del trabocchetto una pedana di lancio, poiché non si limita a condannare il divorzio, ma rivela la bellezza perfetta del disegno divino sul matrimonio, bellezza che si chiama santità, ed indica la via per vanificare anche solo l’idea della separazione dei coniugi.

I farisei avevano posto ad arte la questione sul livello sterile della casistica. La loro comprensione del matrimonio era ferma...al livello dei sintomi. Gesù invece li conduce alla diagnosi della malattia di base. Il riferimento alla clinica non è casuale. In effetti, come la sindrome cardiologica detta “sclerocardia” può essere tanto grave da non consentire ad un uomo di lavorare (giustificando la dichiarazione di invalidità), così la “sclerocardia” spirituale (alla lettera: “durezza del cuore”) fu la causa della concessione del divorzio da parte di Mosè, attuato mediante la consegna della dichiarazione di ripudio alla donna (Dt 24,1ss). Ripudio significa perciò l’allontanamento della moglie dalla casa.

Trasferito all’oggi, il concetto di ripudio, al di là dell’immediato ed ovvio significato di rifiuto deciso e sprezzante, è più esteso, riconducibile a “usa e getta”: “Applicata al matrimonio, questa mentalità risulta del tutto errata e micidiale. Il matrimonio non è come un vaso di porcellana che si può solo sciupare con il passare del tempo, mai migliorare, e, una volta che ha avuto un piccolo screzio, anche se incollato, perde metà del suo pregio. Esso appartiene all’ambito della vita e ne segue la legge. Come si conserva e si sviluppa la vita? Forse mantenendola staticamente sotto una campana di vetro, al riparo da urti, cambiamenti e agenti atmosferici? La vita è fatta di continue perdite che l’organismo impara a riparare quotidianamente, di attacchi di agenti e virus di ogni tipo che l’organismo intelligentemente prevede e sconfigge, facendo entrare in azione i propri anticorpi. Almeno finchè esso è sano. Il matrimonio dovrebbe essere come il vino, che, invecchiando, migliora, non peggiora.

Il processo che porta ad un matrimonio riuscito è dello stesso tipo di quello che porta alla santità. Forse che la santità si acquista non facendo niente, non compromettendosi, non sporcandosi le mani, nascendo già santi e mantenendosi tali per tutta la vita, come certe statuine di marmo e di plastica? No, è fatta di cadute, da cui ci si rialza, a volte di traviamenti profondi, peccati anche terribili, dai quali però un giorno ci si è ripresi, per cominciare una nuova vita. La santità è frutto di continua conversione e di crescita” (p. R. Cantalamessa, Riflessione sui Vangeli, Anno B, p. 300).

Una conversione che consiste anzitutto nell’accoglienza e nel perdono reciproco continuamente rinnovati, una crescita che è operata dalla grazia santificante, come il sole fa crescere il germoglio dalla terra.

La finale evangelica dei bambini toccati, abbracciati e benedetti da Gesù è icona semplice e perfetta della verità e della bellezza del matrimonio. In ogni bambino che stringe a sé Gesù abbraccia e benedice gli stessi suoi genitori, il loro matrimonio, e il loro non facile cammino quotidiano di fedeltà alla volontà di Dio, specialmente nell’educazione dei figli mediante l’amore. Quest’abbraccio benedicente del Signore (che ogni giorno avviene nell’Eucaristia) ha il potere di santificare la famiglia intera, poiché comunica la grazia dall’Alto: “Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11).

In maniera semplice ed affascinante, santa Teresa di Gesù Bambino, la monaca carmelitana definita da san Pio X “la più grande santa dei tempi moderni”, Dottore della Chiesa e Patrona delle missioni, ha detto: “La santità è una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli fra le braccia di Dio, consci della nostra debolezza, e fiduciosi fino all’audacia nella sua bontà di Padre” (cfr Novissima verba, 3 agosto 1897).

Teresa avrebbe anche potuto affermare che la santità è una disposizione familiare, dato che entrambi i suoi genitori sono stati dichiarati Beati un anno fa. Tuttavia, se è vero che i genitori santi meritano di generare dei santi, è anche vero che: “Nessuno nasce santo: non lo erano gli apostoli, segnati da limiti umani anche gravi. Come noi. Come tutti i cristiani… Gesù chiama gli uomini perché diventino santi e non perché lo siano già” (Benedetto XVI, Brindisi, 15/06/2008).

E’ una chiamata che spesso avviene nell’ambito familiare, inteso non solo come appartenenza, ma come immagine e testimonianza dell’amore e della santità di Dio, come fu il caso della santa di Lisieux, ultima di nove figli: “Teresa realizza nel soprannaturale soltanto ciò che in qualche modo ha vissuto nel naturale. E nulla ella ha forse sperimentato in modo più intimo e travolgente dell’amore del padre e della madre. Per questo la sua immagine di Dio è determinata dall’amore filiale. In ultima analisi è a Luigi e Zelia Martin che dobbiamo la dottrina della piccola via, dell’infanzia spirituale, perché furono loro a rendere vivo e palpitante nel cuore di Teresa di Gesù Bambino il Dio che è più del padre e della madre” (H.U.von Balthasar, Sorelle nello spirito).

Luigi e Zelia, nell’unità e fedeltà del loro matrimonio, hanno offerto ai loro figli la testimonianza di una vita cristiana esemplare, compiendo i loro doveri quotidiani secondo lo spirito del Vangelo. Allevando una famiglia numerosa, segnata da prove, lutti (tre bambini volati in cielo nel primo anno di età, la madre morta quando Teresa ha solo quattro anni) e gravi sofferenze (il padre affetto da demenza cerebrale), questi santi genitori hanno manifestato la loro fiducia in Dio aderendo generosamente alla sua volontà.

Per questo Dio benedisse la loro grande famiglia, che la Chiesa ha posto sugli altari come un segno per tutte le famiglie: perché non abbiano paura di avere i bambini che Dio vorrà loro donare, ma abbiano piuttosto paura della decisione di non averne.

----------

* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.


Documenti

Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America
Il rispetto del diritto alla vita richiede un chiaro discernimento

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in udienza, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, il signor Miguel Humberto Díaz, nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede, che ha presentato le Lettere con le quali viene accreditato nell'alto ufficio.

* * *

Eccellenza,

sono lieto di accettare le Lettere che la accreditano quale Ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede.

Ricordo con gioia il mio incontro con il presidente Barack Obama e con la sua famiglia lo scorso luglio, e ricambio volentieri i cordiali saluti che mi invia per suo tramite. Colgo anche l'occasione per esprimere la fiducia nel fatto che le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, formalmente iniziate venticinque anni fa, continueranno a essere contraddistinte da un dialogo e da una cooperazione fecondi per la promozione della dignità umana, del rispetto per i diritti umani fondamentali e del servizio alla giustizia, alla solidarietà e alla pace in tutta la famiglia umana.

Lo scorso anno, durante la mia visita pastorale nel suo Paese sono stato lieto di trovarvi una democrazia vibrante impegnata nel servizio del bene comune e modellata da un'idea di uguaglianza e di pari opportunità basata sulla dignità donata da Dio e sulla libertà di ogni essere umano. Questa visione, consacrata nei documenti costitutivi della nazione, continua a ispirare la crescita degli Stati Uniti come società coesa seppur pluralistica e sempre arricchita dai doni portati da nuove generazioni, inclusi i numerosi immigrati che continuano a far progredire e a ringiovanire la società americana. Negli scorsi mesi, la riaffermazione di questa dialettica di tradizione e originalità, unità e diversità, ha catturato nuovamente l'immaginazione del mondo, in cui molti guardano all'esperienza americana e alla sua visione fondante nella loro ricerca di modelli possibili di democrazia affidabile e di solido sviluppo, in una società globale sempre più interdipendente.

Per questo motivo, apprezzo il riconoscimento della necessità di uno spirito maggiore di solidarietà e di impegno multilaterale nell'affrontare i problemi urgenti del nostro pianeta. Il coltivare i valori di «vita, libertà e ricerca della felicità» non può più essere considerato in termini soprattutto individualistici o nazionali, ma deve piuttosto essere visto dalla prospettiva più elevata del bene comune dell'intera famiglia umana. La persistente crisi economica internazionale richiede chiaramente una revisione delle attuali strutture finanziare, economiche e politiche alla luce dell'imperativo etico di assicurare lo sviluppo integrale di tutti. In effetti, è necessario un modello di globalizzazione ispirato da un umanesimo autentico, in cui i popoli del mondo non siano visti solo come dei vicini, ma come dei fratelli e delle sorelle.

Il multilateralismo, da parte sua, non dovrebbe essere circoscritto a questioni puramente economiche e politiche, ma dovrebbe esprimersi nella decisione di affrontare l'intera gamma di questioni legate al futuro dell'umanità e alla promozione della dignità umana, inclusi l'accesso sicuro al cibo e all'acqua, l'assistenza sanitaria di base, eque politiche di commercio e di immigrazione, in particolare laddove sono interessate le famiglie, il controllo del clima e la cura dell'ambiente, l'eliminazione della piaga delle armi nucleari. A proposito di quest'ultimo problema, desidero esprimere soddisfazione per il recente Incontro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite presieduto dal presidente Obama, che all'unanimità ha approvato la risoluzione sul disarmo atomico e proposto alla comunità internazionale l'obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari. Questo è un segnale promettente alla vigilia della Conferenza di Revisione del Trattato sulla non Proliferazione delle Armi Nucleari.

Come insiste la dottrina sociale della Chiesa, il progresso autentico deve essere integrale e umano. Non può prescindere dalla verità sugli esseri umani e deve essere sempre rivolto al loro bene comune. In una parola, la fedeltà all'uomo richiede fedeltà alla verità che sola è garanzia di libertà e di sviluppo reale. Da parte sua la Chiesa negli Stati Uniti desidera contribuire al dibattito sulle importanti questioni etiche e sociali che forgeranno l'America del futuro, proponendo argomenti rispettosi e ragionevoli basati sulla legge naturale e confermati dalla prospettiva della fede. La visione e l'immaginazione religiose non limitano, ma arricchiscono il dibattito politico ed etico, e le religioni, proprio perché si occupano del destino ultimo di ogni uomo e di ogni donna, sono chiamate a essere una forza profetica per la liberazione e per lo sviluppo umani nel mondo, in particolare in zone lacerate da ostilità e conflitti. Durante la mia recente visita in Terra Santa ho sottolineato il valore della comprensione e della cooperazione fra seguaci delle varie religioni nel servizio della pace e, dunque, noto con apprezzamento il desiderio del suo Governo di promuovere questa cooperazione come parte di un dialogo più ampio fra culture e popoli.

Signor Ambasciatore, mi permetta di riaffermare la convinzione che ho espresso all'inizio del mio viaggio apostolico negli Stati Uniti. La libertà, quella libertà a cui gli americani tengono tanto, «non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale». «Si tratta di una sfida posta a ogni generazione, e deve essere costantemente vinta a favore della causa del bene» (Discorso alla Casa Bianca, 16 aprile 2008). Il mantenimento della libertà è legato indissolubilmente al rispetto per la verità, alla ricerca di una prosperità umana autentica. La crisi delle nostre moderne democrazie richiede un impegno rinnovato per un dialogo ragionevole, nel discernimento di politiche giuste e sagge, rispettose della dignità e della natura umane. La Chiesa negli Stati Uniti contribuisce a questo discernimento in particolare attraverso la formazione delle coscienze e il suo apostolato educativo, per mezzo del quale rende un contributo significativo e positivo alla vita civile e al dibattito pubblico americani. Penso soprattutto alla necessità di un chiaro discernimento sulle questioni che toccano la tutela della dignità umana e il rispetto dell'inalienabile diritto alla vita, dal momento del concepimento alla morte naturale, e la protezione del diritto di obiezione di coscienza da parte dei sanitari e, di fatto, di tutti i cittadini. La Chiesa insiste sul vincolo indissolubile fra un'etica di vita e ogni altro aspetto dell'etica sociale perché è convinta che, secondo le parole profetiche del compianto Papa Giovanni Paolo ii, non ha solide basi «una società che, mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace, si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata» (Evangelium vitae, n. 93; cfr. Caritas in veritate, n. 15).

Signor Ambasciatore, mentre intraprende la sua nuova missione al servizio del suo Paese, le porgo i miei buoni auspici e le prometto le mie preghiere. Sia certo di poter contare sempre sui dicasteri della Santa Sede che la assisteranno e sosterranno nello svolgimento dei suoi compiti. Su di lei, sulla sua famiglia e su tutto l'amato popolo americano invoco di cuore le benedizioni di Dio di saggezza, forza e pace.


[Traduzione del testo in inglese a cura de “L'Osservatore Romano”]


Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi
L'etica alla base dell'integrazione economica e politica

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in udienza, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, la baronessa Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Leijten, nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede, che ha presentato le Lettere con le quali viene accreditata nell'alto ufficio.


* * *

Eccellenza,

Sono lieto di darle il benvenuto in Vaticano e di accettare le Lettere che la accreditano come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario del Regno dei Paesi Bassi presso la Santa Sede. Desidero ringraziarla per gli auguri che mi ha portato da parte della Regina Beatrice. Da parte mia, voglia trasmettere a Sua Maestà i miei cordiali saluti e assicurarla delle mie costanti preghiere per tutto il popolo della sua nazione.

In un mondo sempre più interconnesso, le relazioni diplomatiche della Santa Sede con i singoli stati offrono molte opportunità di cooperazione su importanti questioni globali. In questa luce, la Santa Sede apprezza i vincoli che ha con i Paesi Bassi e attende con piacere di rafforzarli ulteriormente negli anni futuri. Il suo Paese, come membro fondatore della Comunità Economica Europea e sede di diverse istituzioni giuridiche internazionali, da molto tempo è in prima linea nelle iniziative per rafforzare la cooperazione internazionale per il bene più grande della famiglia umana. Pertanto, la missione che lei sta iniziando è ricca di opportunità di azione comune per promuovere la pace e la prosperità, alla luce del desiderio, proprio sia alla Santa Sede sia ai Paesi Bassi, di aiutare la persona umana.

La difesa e la promozione della libertà sono un elemento centrale in questo genere d'impegno umanitario, verso il quale sia la Santa Sede sia il Regno dei Paesi Bassi attirano spesso l'attenzione. Bisogna però comprendere che la libertà deve essere ancorata alla verità — la verità della natura della persona umana — e deve essere orientata al bene degli individui e della società. Nella crisi finanziaria degli ultimi dodici mesi, il mondo intero ha potuto osservare le conseguenze di un individualismo esagerato che tende a favorire la ricerca ostinata del vantaggio personale percepito, escludendo altri beni. Si è molto riflettuto sulla necessità di un sano approccio etico ai processi d'integrazione economica e politica, e sempre più persone riescono a riconoscere che la globalizzazione deve essere diretta verso lo sviluppo umano integrale degli individui, delle comunità e dei popoli, modellato non da forze meccaniche o deterministiche, ma da valori umani aperti alla trascendenza (cfr. Caritas in veritate, n. 42). Il nostro mondo ha bisogno di «recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell'ebbrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all'appello dell'essere» (ibidem, n. 70). Da qui le convinzioni della Santa Sede riguardo al ruolo insostituibile delle comunità di fede nella vita pubblica e nel dibattito pubblico.

Mentre parte della popolazione dei Paesi Bassi si definisce agnostica o perfino atea, più della metà professa il cristianesimo e il numero crescente d'immigranti che seguono altre tradizioni religiose rende più che mai necessario che le autorità civili riconoscano il posto della religione nella società olandese. Un'indicazione che il suo Governo lo fa, è data dal fatto che le scuole confessionali nel suo Paese ricevono un sostegno da parte dello Stato, e giustamente, poiché tali istituzioni sono chiamate a dare un contributo significativo alla comprensione reciproca e alla coesione sociale, trasmettendo valori radicati in una visione trascendente della dignità umana.

A tale riguardo, ancor più importanti delle scuole sono le famiglie costruite sul fondamento di un matrimonio stabile e fecondo tra un uomo e una donna. Nulla può uguagliare o sostituire il valore formativo del crescere in un ambiente familiare sicuro, imparando a rispettare e a promuovere la dignità personale degli altri, diventando capaci di «accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda» (Familiaris consortio, n. 43; cfr. Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 221), in breve, imparando ad amare. D'altro canto, è probabile che una società che incoraggia modelli alternativi di vita domestica per amore di una presunta diversità accumuli conseguenze sociali che non conducono allo sviluppo integrale dell'uomo (cfr. Caritas in veritate, nn. 44, 51). La Chiesa cattolica nel suo Paese desidera fare la sua parte nel sostenere e promuovere una vita familiare stabile, come ha affermato la Conferenza episcopale olandese nel suo recente documento sulla cura pastorale dei giovani e della famiglia. Auspico vivamente che il contributo cattolico al dibattito etico venga sentito e ascoltato da tutti i settori della società olandese, affinché la nobile cultura che da secoli contraddistingue il suo Paese possa continuare a essere nota per la sua solidarietà con le persone povere e vulnerabili, per la sua promozione della libertà autentica e per il rispetto della dignità e del valore inestimabile di ogni vita umana.

Eccellenza, nel formularle i miei migliori auspici per il successo della sua missione, desidero assicurarla che i diversi dicasteri della Curia Romana sono pronti a offrirle aiuto e sostegno nell'adempimento dei suoi doveri. Su di lei, Eccellenza, sulla sua famiglia e su tutto il popolo del Regno dei Paesi Bassi invoco di cuore le abbondanti benedizioni di Dio.

[Traduzione del testo in inglese a cura de “L'Osservatore Romano”]


Discorso del Papa al nuovo Ambasciatore delle Filippine
La lotta contro la povertà esige onestà e giustizia

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo venerdì da Benedetto XVI nel ricevere in udienza, presso il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, la signora Mercedes Arrastia Tuason, nuovo Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede, che ha presentato le Lettere con le quali viene accreditata nell'alto ufficio.

* * *

Signora Ambasciatore,

Grato delle gentili parole che mi ha rivolto, accetto volentieri le Lettere Credenziali che L'accreditano come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica delle Filippine presso la Santa Sede. Desidero ricambiare i cordiali saluti che mi ha rivolto a nome di Sua Eccellenza il Presidente Gloria Macapagal-Arroyo, e le chiedo di assicurare lei e a tutto l'amato popolo filippino della mia vicinanza spirituale nella preghiera, specialmente per le vittime del tifone Ketsana.

Per oltre mezzo secolo la Santa Sede e le Filippine hanno intrattenuto eccellenti relazioni diplomatiche, rafforzando la loro antica cooperazione per la promozione della pace, della dignità umana e della libertà. Lo spirito di buona volontà che ci ha condotti a questo giorno certamente ravviverà un nuovo desiderio di lavorare insieme affinché pace e libertà vadano mano nella mano e i principi democratici siano fondati sulla verità. La Chiesa, da parte sua, tra le molte condizioni sociali, economiche e politiche in cambiamento nel mondo, continua a indicare il Vangelo come cammino verso il progresso umano autentico (cfr. Spe salvi, n. 23). Sono fiducioso che la fede del popolo filippino — una fede che, come lei, Eccellenza, ha indicato, dà loro la «resistenza» per affrontare qualsiasi avversità o difficoltà — susciterà in esso il desiderio di partecipare con sempre maggiore fervore al compito universale di edificare una civiltà dell'amore, il cui seme Dio ha piantato in ogni popolo e in ogni cultura.

Eccellenza, sono lieto di apprendere delle diverse iniziative per lo sviluppo in corso nel suo Paese, compresa la modernizzazione dei sistemi d'irrigazione, il miglioramento del trasporto pubblico e la riforma dei programmi di assistenza sociale. Mentre le Filippine continuano a mettere in atto questi e altri piani per uno sviluppo giusto e sostenibile, sono fiducioso che continueranno ad attingere a tutte le loro risorse — sia spirituali sia materiali — perché i cittadini possano prosperare nel corpo e nell'anima, conoscendo la bontà di Dio e vivendo in solidarietà con il prossimo. Questi programmi, naturalmente, sono tesi soprattutto a migliorare le condizioni di vita concrete dei più poveri, consentendo loro in tal modo di adempiere alle loro responsabilità nei confronti delle proprie famiglie e ai doveri che hanno in quanto membri della società in senso più ampio. Soprattutto, la lotta contro la povertà esige onestà, integrità e una salda fedeltà ai principi della giustizia, specialmente da parte di coloro ai quali sono affidate direttamente le funzioni di governo e di pubblica amministrazione.

In un tempo in cui certi gruppi abusano del nome di Dio, «l'opera della carità» (Caritas in veritate, n. 57) è particolarmente urgente. Ciò vale in modo speciale per le regioni che sono state tristemente deturpate dai conflitti. Incoraggio tutti a perseverare affinché possa prevalere la pace. Come lei ha osservato, Signora Ambasciatore, le iniziative tese a facilitare il dialogo e lo scambio culturale sono particolarmente efficaci, poiché la pace non si può ottenere come mero prodotto di un processo tecnico elaborato solo attraverso strumenti legislativi, giuridici o economici. Convinti che il male possa essere vinto solo con il bene (cfr. Rm 12, 21), in molti nel suo Paese stanno compiendo passi coraggiosi per riunire le persone al fine di favorire la riconciliazione e la comprensione reciproca. Penso in modo particolare al lodevole lavoro della Bishops Ulama Conference (buc), della Mindanao People's Conference, nonché a quello di numerose organizzazioni di base. Anche lo Special Non-Aligned Movement Ministerial Meeting on Interfaith Dialogue and Cooperation for Peace and Development, che il suo Paese ospiterà a dicembre, promette di promuovere la pace nel Mindanao e nel mondo.

Per concludere, Signora Ambasciatore, vorrei cogliere questa opportunità per rassicurare il popolo filippino del mio affetto e delle mie costanti preghiere. Lo incoraggio a consentire alla sua fede profonda, al suo retaggio culturale e ai valori democratici che sono parte del suo patrimonio dai tempi dell'indipendenza, di risplendere come esempio per tutti noi.

Porgendo un cordiale benvenuto a lei e alla sua distinta famiglia, formulo i migliori auspici affinché la sua permanenza a Roma possa essere piacevole e l'importante missione che le è stata affidata possa consolidare le relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica delle Filippine a beneficio di tutti. Per intercessione di Nostra Signora della Verità, della Giustizia e della Santità, possa Dio benedire gli sforzi delle autorità e dei cittadini affinché la sua nazione possa percorrere il cammino del progresso umano autentico in un clima di armonia e di pace!

[Traduzione del testo in inglese a cura de “L'Osservatore Romano”]

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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