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News dal Vaticano :: Il mondo visto da Roma - 20 Ottobre 2009
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Il mondo visto da Roma - 20 Ottobre 2009
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  Martedì, 20 Ottobre 2009: Accadde Oggi  


Il mondo visto da Roma

SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Dolore del Sinodo per la violenza nella regione dei Grandi Laghi
Verso la sintesi finale dei lavori: l’Elenco unico delle proposizioni
Kit di pronto soccorso in dono ai Padri sinodali

SANTA SEDE
La Chiesa cattolica accetta l'adesione di molti fedeli anglicani
Anglicani: anteprima della Santa Sede ai giornalisti
Arcivescovo di Canterbury: il passaggio di oggi, frutto dell'ecumenismo
Appello della Santa Sede a favore delle popolazioni indigene
Verrà consegnato al Papa il Documento per la pace nel Caucaso
La devozione mariana di Pio XII

ANNO SACERDOTALE
Dies academicus a Gerusalemme sul tema “Studio della Teologia e Sacerdozio”

NOTIZIE DAL MONDO
Mario Mauro: le parole del Papa sull'Europa sono provvidenziali
Storico Congresso missionario in India
Omaggio dei medici cattolici latinoamericani al genetista Lejeune

ITALIA
Il budget del ricoverato, eutanasia mascherata

DOCUMENTI
Nota vaticana sugli Ordinariati personali per anglicani
Dichiarazione dell'Arcivescovo di Westminster e del Primate della Comunione anglicana


Sinodo speciale sull'Africa

Dolore del Sinodo per la violenza nella regione dei Grandi Laghi
Lettera dell'assemblea ai Vescovi dei Paesi interessati

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I partecipanti al Sinodo per l'Africa hanno inviato una lettera per esprimere il loro dolore per la violenza che in questi giorni ha flagellato la regione africana dei Grandi Laghi, costringendo migliaia di persone ad abbandonare la propria terra.

A nome dell'assemblea sinodale, i presidenti delegati e il segretario generale hanno inviato una lettera di solidarietà ai presidenti delle Conferenze Episcopali di Sudan, Uganda, Ciad, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centroafricana.

I Padri sinodali spiegano che in questi giorni di assemblee hanno saputo che nelle Diocesi situate nella regione dei Grandi Laghi “perdurano azioni belliche che producono distruzioni, violenze, morte tra la popolazione innocente”.

“Per salvare la propria vita, centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi nei Paesi limitrofi in condizioni di estrema precarietà”, afferma il testo.

“Non mancano, poi, preoccupanti fenomeni di bambini soldato, di orfani, di mutilati di guerra e di persone con gravi problemi di salute fisica e psichica”, aggiungono i Padri sinodali.

“Di fronte a tale drammatica situazione”, i partecipanti al Sinodo, “riuniti sotto la presidenza del Santo Padre Benedetto XVI”, esprimono “la più viva comunione fraterna ai Vescovi delle Diocesi coinvolte in tali disumane sofferenze nei confronti della popolazione innocente”.

“Al contempo ci rivolgiamo a tutte le parti in causa implorando che quanto prima il linguaggio delle armi sia sostituto da quello del dialogo e delle trattative”, aggiunge il documento.

“Con il dialogo, nel rispetto reciproco e nella pace, tutti i problemi possono essere risolti. La guerra, invece, rende tutto più difficile e in particolare tenta di trasformare i fratelli in nemici da abbattere”, affermano.

“Fortificati dallo Spirito Santo, Spirito del Signore Gesù risorto, noi Padri sinodali ribadiamo il valore sacro di ogni vita umana. Il comandamento Non uccidere (Es 20, 13) non fa parte solamente del Decalogo, rivelazione di Dio raccolta nella Bibbia, bensì della legge inscritta nel cuore di ogni uomo che viene in questo mondo”.

“Non è lecito uccidere innocenti per alcun motivo sociale, politico, etnico, razziale o religioso. Il sangue degli innocenti grida vendetta di fronte a Dio che prima o poi dovrà giudicare anche coloro che hanno macchiato le loro mani con il sangue dei poveri, che sono i privilegiati di Dio”.

Il Sinodo, riunito a Roma per riflettere sulla riconciliazione, la giustizia e la pace, implora, “per intercessione di tutti i santi nati in Africa, il dono della pace perché si possa instaurare la giustizia ove è gravemente infranta e i cuori siano aperti alla grazia della riconciliazione con Dio e con il prossimo non solamente nella regione dei Grandi Laghi, bensì in tutta l’Africa”.


Verso la sintesi finale dei lavori: l’Elenco unico delle proposizioni

di Chiara Santomiero

ROMA, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un lavoro certosino durato fino alle 4.00 di questo martedì mattina: è quello svolto dal Relatore generale, card. Peter Turkson, dai Segretari speciali, mons. Damiao Franklin e mons. Edmond Djitangar, e dai Relatori dei circoli minori della II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi allo scopo di unificare le proposizioni dei circoli minori.

Alle 4,15 del mattino è andato in stampa l’Elenco unico delle proposizioni presentato in aula nel corso della 17° Congregazione generale di martedì e che ha accorpato gli elementi di contenuto delle 282 proposizioni consegnate venerdì scorso dai circoli minori, riducendole - per il momento - al numero di 54.

Nel pomeriggio l’Elenco tornerà all’attenzione degli stessi circoli che potranno proporre emendamenti e richieste di variazioni che saranno sottoposti di nuovo allo studio del relatore generale insieme ai segretari speciali e ai relatori dei circoli minori, i quali successivamente stenderanno l’Elenco finale delle proposizioni che sarà votato in aula sabato prossimo.

La struttura del testo attuale, che sintetizza la discussione svoltasi nei giorni scorsi in aula e nei lavori di ambito più ristretto, presenta una prima parte di contenuto più specificamente teologico e quindi una divisione in capitoli corrispondente alle tre parole chiave del Sinodo per l’Africa: riconciliazione, giustizia e pace. Ad ogni tema sono legate un certo numero di proposizioni.

Si sa che il Sinodo viene paragonato nel testo a “una nuova Pentecoste della Chiesa”, momento alto di comunione ecclesiale.

Ai giornalisti curiosi di conoscere ulteriori contenuti di un documento per il momento sub segreto è stato solo concesso di sapere che il testo si conclude proprio con una proposizione riguardante i media.

Non resta che aspettare.


Kit di pronto soccorso in dono ai Padri sinodali
Servirà ai presuli in tutte le loro missioni sul campo

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un kit sanitario di pronto soccorso contenente anche strumentazione medica di prima necessità. È questo il dono offerto, ai 275 Padri sinodali chiamati a partecipare alla II Assemblea speciale per l’Africa, dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari in collaborazione con l'Ambasciata della Repubblica di Cina (Taiwan) presso la Santa Sede.

I kit saranno consegnati questo martedì mattina in Vaticano da monsignor Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, durante una pausa dei lavori assembleari.

Per l'occasione, il Presidente del Dicastero, monsignor Zygmunt Zimowski, e l'Ambasciatore di Taiwan, Larry Yu-Yuan Wang, presenteranno due esemplari speciali degli stessi kit a Papa Benedetto XVI e al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, che presenzieranno alla cerimonia.

Il kit, che fra l’altro consente l'immediata verifica della pressione sanguigna e del battito cardiaco, è di dimensioni ridotte, circa cm.25x20x15, e perciò facilmente trasportabile.

"È stato studiato - spiega monsignor José L. Redrado, O.H., Segretario del Dicastero vaticano, - per poter essere di ausilio ai presuli in tutte le loro missioni sul terreno, spesso realizzate in condizioni di grande difficoltà e in ambiti poveri, se non privi, di infrastrutture sanitarie".

Una cassetta di pronto soccorso ma soprattutto “un segno di solidarietà e di comunione – conclude il Segretario del Pontificio Consiglio - con le popolazioni, anche quelle delle aree più remote”.


Santa Sede

La Chiesa cattolica accetta l'adesione di molti fedeli anglicani
Si creeranno ordinariati personali e conserveranno le loro tradizioni anglicane

di Carmen Elena Villa

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha annunciato questo martedì nel corso di una conferenza stampa la prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica di Benedetto XVI con cui la Chiesa cattolica accetta la richiesta di molti Vescovi, sacerdoti e fedeli anglicani di entrare in comunione piena e visibile.

Questa disposizione risponde alla domanda di adesione di un gran numero di anglicani (si è reso noto che tra 20 e 30 Vescovi hanno chiesto di entrare nella Chiesa cattolica) insoddisfatti per alcune modifiche realizzate all'interno di questa Comunione, tra cui l'ordinazione di donne al sacerdozio e all'episcopato, l'ordinazione di chierici omosessuali e la benedizione di coppie dello stesso sesso.

Nuova struttura

Durante l'incontro con i giornalisti, che ha avuto luogo nella Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha spiegato le ragioni di questa misura da parte della Chiesa cattolica.

“Gli anglicani che si sono messi in contatto con la Santa Sede hanno espresso chiaramente il loro desiderio per una piena e visibile comunione nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Nel contempo ci hanno parlato dell’importanza delle loro tradizioni anglicane relative alla spiritualità e al culto per il proprio cammino di fede”, ha detto il porporato.

Dopo la pubblicazione della Costituzione Apostolica, annunciata nella conferenza stampa per “i prossimi giorni”, il Papa introdurrà “una struttura canonica che provvede ad una tale riunione corporativa tramite l’istituzione di Ordinariati Personali, che permetteranno ai fedeli già anglicani di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, conservando nel contempo elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano”.

La figura degli ordinariati personali, che non dipendono dalle Diocesi, ricorda quella della “prelatura personale” (l'unica che esiste è l'Opus Dei) o i vicariati castrensi (Diocesi senza territorio in cui un Vescovo rappresenta l'autorità ecclesiastica per i militari o le forze dell'ordine cattolici e le loro famiglie, indipendentemente da dove si trovino).

La Costituzione Apostolica stabilisce che l'ordinario, il superiore, “possa essere o un sacerdote o un Vescovo non sposato” (i Vescovi anglicani che bussano alle porte della Chiesa cattolica in genere sono sposati).

Gli ex anglicani che vogliono aderire pienamente alla Chiesa faranno parte di questa struttura canonica, che avrà un proprio Vescovo e i propri sacerdoti, seminaristi e fedeli.

Sacerdoti sposati?

Tra gli adattamenti alla tradizione anglicana, la nuova Costituzione permetterà ai pastori anglicani sposati di diventare sacerdoti all'interno della Chiesa cattolica insieme alla moglie e alla famiglia.

Questa eccezione era già stata permessa dal 1994 quando, dopo la prima ordinazione di donne nella Chiesa anglicana, vari sacerdoti di questa confessione chiesero l'adesione alla Chiesa cattolica mantenendo il loro stato clericale, che venne concessa loro in modo individuale.

Da parte loro, i Vescovi sposati anglicani saranno accolti nella Chiesa cattolica, ma in qualità di presbiteri. Questa misura, secondo il Cardinale Levada, si applica per “motivi storici ed ecumenici”, perché per tradizione il ministero episcopale è legato al celibato.

Il Cardinale non è stato esplicito, ma secondo il costume i pastori anglicani accolti nella Chiesa come sacerdoti ricevono l'ordinazione sacerdotale da un Vescovo cattolico.

Visto che questo implicherà il fatto che questi ex pastori anglicani, entrando nella Chiesa cattolica, diventino sacerdoti cattolici sposati, alcuni giornalisti hanno chiesto al Cardinal Levada se questa misura non creerà confusione nella Chiesa cattolica di rito latino, dove il sacerdozio è legato al celibato.

Il porporato statunitense ha spiegato che la nuova struttura canonica permette questa eccezione, dovuta alla fede sincera di questi fedeli di origine anglicana, e ha considerato che se sarà spiegata correttamente verrà compresa da tutti i fedeli della Chiesa.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Anglicani: anteprima della Santa Sede ai giornalisti
Inaspettata conferenza stampa con il Cardinal Levada convocata via cellulare

di Jesús Colina

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un SMS inviato al cellulare dei corrispondenti in Vaticano ha annunciato in modo inedito questo lunedì pomeriggio la conferenza stampa con cui la Santa Sede avrebbe rivelato questo martedì mattina nuove disposizioni di Benedetto XVI per accogliere gli anglicani che desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica.

E' la prima volta che si annunciava in modo così imminente un incontro con i giornalisti del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, attualmente il Cardinale William Joseph Levada.

In questo modo, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I., non solo ha anticipato i mezzi di comunicazione nel dare la notizia, ma ha anche evitato interpretazioni erronee, come quelle del gennaio scorso con l'annuncio del sollevamento della scomunica ai Vescovi tradizionalisti ordinati dall'Arcivescovo Marcel Lefebvre e la polemica sul Vescovo negazionista Richard Williamson.

L'SMS faceva riferimento a un messaggio inviato per posta elettronica agli stessi giornalisti in cui si spiegava che il briefing avrebbe affrontato “un tema attinente ai rapporti con gli Anglicani” e si annunciava la presenza dell'Arcivescovo Joseph Augustine Di Noia, O.P., segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Questo metodo di comunicazione si è rivelato efficace, visto che il Vaticano ha anche annunciato la notizia sulla sua pagina web (www.vatican.va), nella sezione dedicata alla Sala Stampa, ma visto che l'annuncio è stato dato alle 17.58 si correva il rischio che a quell'ora nessun giornalista entrasse nella web.

Di fronte all'avviso del Vaticano, hanno cominciato ad essere pubblicati in varie agenzie e periodici brevi articoli che in generale concordavano nell'interpretare questo messaggio come l'annuncio dell'ingresso di molti anglicani nella Chiesa cattolica, una cosa che si attendeva da più di un anno.

Le fonti, tuttavia non hanno pubblicato dati sull'imminente Costituzione Apostolica di Benedetto XVI con cui crea la figura degli ordinariati personali per accogliere gli ex fedeli anglicani, permettendo loro di mantenere le proprie tradizioni, motivo centrale del briefing. L'effetto sorpresa ha dunque funzionato.

All'inizio dell'incontro con i giornalisti, padre Lombardi, presentando il Cardinal Levada e l'Arcivescovo Di Noia, ha riconosciuto con un sorriso che questa volta la Sala Stampa ha anticipato i media.

Alcune ore dopo, immagini di questo incontro venivano trasmesse su Internet sul canale vaticano di Youtube (http://www.youtube.com/vatican).


Arcivescovo di Canterbury: il passaggio di oggi, frutto dell'ecumenismo
Si dice d'accordo con la soluzione adottata dalla Santa Sede

LONDRA, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d'Inghilterra, Rowan Williams, si è mostrato a favore della creazione di una struttura canonica particolare rivolta agli anglicani che vogliono aderire alla fede cattolica.

Lo ha affermato in una dichiarazione congiunta con l'Arcivescovo cattolico di Westminster, Vincent Gerard Nichols, diffusa simultaneamente a Londra e in Vaticano quando è stata annunciata la prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica per la creazione di un “Ordinariato Personale” che permetterà ai membri della Chiesa anglicana che lo desiderano di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica conservando alcuni elementi del patrimonio e della liturgia della tradizione anglicana.

Secondo la dichiarazione, questo annuncio pone fine “a un periodo di incertezza per questi gruppi che hanno nutrito speranze di nuove modalità per ottenere l'unità con la Chiesa cattolica”.

“La Costituzione apostolica è un ulteriore riconoscimento della sostanziale coincidenza nella fede, nella dottrina e nella spiritualità della Chiesa cattolica e della tradizione anglicana”, indicano i due presuli.

“Senza i dialoghi degli scorsi quarant'anni, questo riconoscimento non sarebbe stato possibile né si sarebbero nutrite speranze di unità piena e visibile”, aggiungono.

In questo senso, prosegue il comunicato, “questa Costituzione apostolica è una conseguenza del dialogo ecumenico fra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana”.

“Il dialogo ufficiale in corso fra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana offre la base per una cooperazione permanente”. “Con la grazia di Dio e la preghiera siamo determinati a far sì che il nostro continuo impegno reciproco e le nostre consultazioni su queste e su altre materie continuino a essere rafforzati”.

“Questa stretta cooperazione proseguirà man mano che cresceremo insieme nell'unità e nella missione, nella testimonianza del Vangelo nel nostro Paese e nella Chiesa in generale”, conclude il comunicato.


Appello della Santa Sede a favore delle popolazioni indigene
Promuovere il dialogo interculturale, non la dominazione

NEW YORK, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La Santa Sede esorta le Nazioni Unite a far fronte alle violazioni dei diritti umani nei confronti delle popolazioni indigene insegnando alla gente la sua dignità.

Lo ha affermato monsignor Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ONU, in un discorso pronunciato questo lunedì davanti alla 64ma sessione dell'Assemblea Generale.

Per la Santa Sede, ha affermato, parlare di questo problema è “più di un esercizio intellettuale, perché deriva dal suo impegno ad affrontare le necessità sociali, personali e spirituali degli oltre 370 milioni di popoli indigeni del mondo”.

Il presule ha quindi sottolineato la necessità di rispettare “l'identità e la cultura delle popolazioni indigene”.

“Comprendere e rispettare le loro tradizioni culturali, la consapevolezza religiosa e la loro capacità di decidere e controllare i propri programmi di sviluppo promuove una migliore interazione e cooperazione tra popoli e Governi”, ha aggiunto.

Ad ogni modo, l'Arcivescovo ha denunciato che “continuano le violenze contro i diritti umani” dei popoli indigeni.

La delegazione della Santa Sede, ha dichiarato, sottolinea la convinzione che “il riconoscimento della dignità fondamentale di ogni persona e la promozione dei diritti umani restano la strategia più efficace per lo sviluppo integrale”.

“Dobbiamo lavorare di più perché le popolazioni indigene siano consapevoli della loro dignità umana e rafforzino le proprie comunità per modellare la loro vita in base alle tradizioni locali”.

Accesso alle risorse

Monsignor Migliore ha quindi affermato che in questo momento di cambiamenti economici e sociali “le reti tradizionali di solidarietà hanno più importanza; la promozione di iniziative indigene per difendere i diritti deve dunque essere rispettata”.

“L'interazione tra le culture ha un valore positivo, ma dovrebbe essere effettuata attraverso il dialogo interculturale, non con la dominazione”, ha sottolineato.

Il presule ha quindi chiesto un maggiore accesso alla tecnologia agricola per questi popoli, così come un'attenzione speciale all'educazione sanitaria riguardo a epidemie come quella dell'Hiv/Aids.

Allo stesso modo, ha rimarcato la necessità di “promuovere una coscienza pubblica che riconosca l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzione o discriminazione”.

“Le comunità indigene sono profondamente radicate nelle loro culture, nelle loro tradizioni e nelle pratiche nel rispetto della Terra, della creazione e della vita umana”.

L'apertura alla vita, infatti, “è stata per molto tempo al centro della spiritualità dei popoli indigeni”.

“Se la sensibilità sociale e personale verso l'accettazione di una nuova vita si perde – ha avvertito –, si perderanno anche altre forme di accettazione preziose per la società”.


Verrà consegnato al Papa il Documento per la pace nel Caucaso
Dall'associazione Rondine Cittadella della Pace, in occasione dell'Udienza generale

ROMA, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Saranno il “Documento in 14 punti di Rondine per la pace nel Caucaso” e la bottiglia nr. 1 del vino “Vigna della Pace” ad essere consegnati domani mercoledì 21 ottobre a Papa Benedetto XVI dalle mani di Aleksandre, Anna, Magomed e Elad, giovani provenienti da Georgia, Federazione Russa (Rostov sul Don e Inguscezia) e Israele, di diverse religioni: Aleksandre e Anna sono ortodossi, Magomed è musulmano, Elad ebreo.

Assieme agli studenti il Presidente dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace, prof. Franco Vaccari, mons. Riccardo Fontana, Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e la dott.ssa Maria Cristina Rocchi, Presidente del Consorzio Agrario di Siena che ha prodotto il vino.

Il “Documento in 14 punti per la pace nel Caucaso” sarà consegnato al Pontefice a poco più di un anno dall’altra udienza nella quale gli studenti di Rondine ricevettero da Benedetto XVI un caloroso incoraggiamento per la prima Conferenza internazionale dei popoli del Caucaso, realizzatasi lo scorso maggio a La Verna (Arezzo).

Suo principale esito è stato appunto il Documento in 14 punti discusso e approvato da oltre 150 esponenti caucasici (giovani, famiglie, accademici, imprenditori, rappresentanti della società civile, esperti ecc. ecc.) quale significativo gesto di diplomazia popolare.

Il testo - punto di riferimento concreto per una serie di azioni future volte a favorire la pacifica convivenza dei popoli del Caucaso - arriva nelle mani del Papa dopo essere stato consegnato ad alti esponenti del mondo della politica e della diplomazia nazionali ed esteri.

L'altro dono che verrà consegnato al Pontefice è "Vigna della pace", un vino unico nel suo genere, una vera e propria etichetta di IGT Toscano vendemmiato dai giovani dello Studentato Internazionale di Rondine che provengono da Paesi in conflitto tra loro: Federazione Russa, Caucaso, Balcani, Medio Oriente, Africa.

Grazie alla passione e alla fatica dei giovani che ogni giorno sperimentano una convivenza fatta di dialogo e di impegno, di fatica e di successi alla Cittadella della pace, Vigna della Pace è oggi un simbolo tangibile della riconciliazione tra i popoli. Nell’ambito del progetto chiamato ‘Ventidipacesucaucaso’, ‘Vigna della Pace 2009’ è stato dedicato proprio alla travagliata regione caucasica.

L'Associazione "Rondine Cittadella della Pace", nata nel 1997 per la promozione del dialogo e della pace tramite l'esperienza dello studentato internazionale, accoglie giovani dei Balcani, dell'ex Urss, del Caucaso, del Medio Oriente e dell'Africa.

[Per ulteriori informazioni su Rondine Cittadella della Pace: www.rondine.org]


La devozione mariana di Pio XII
Convegno di Studi a Roma per i 70 anni della “Summi Pontificatus”

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Della mariologia di Pio XII, così come di tanti altri temi riguardanti il pontificato e gli insegnamenti magisteriali di questo Papa, se ne parlerà il 27 ottobre in un Convegno di Studi in occasione del 70° Anniversario della Summi Pontificatus che si svolgerà a Roma presso la Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura.

All’incontro di studi promosso dal Comitato Papa Pacelli e dalla rivista “Cultura & Libri”, dalle ore 17.30 fino alle 20.30 interverranno: padre Marco Palmerani, Capo Ufficio Stampa dei padri Cappuccini; Emilio Artiglieri, avvocato rotale, segretario e coordinatore del Comitato Papa Pacelli (“Pio XII e la missiologia”); Giulio Alfano, storico e docente di etica politica alla Pontificia Università Lateranense (“Pio XII e la seconda guerra mondiale”); e monsignor Nicola Bux, teologo-liturgista (“ L’enciclica Mediator Dei sulla sacra liturgia”).

Successivamente prenderanno la parola: il prof. Stefano De Fiores (“ Pio XII e la mariologia”); Giorgio Israel, matematico dell’Università Roma Tre (“Pio XII e la questione ebraica”); Julio Loredo, redattore di Radici cristiane (“Le allocuzioni al patriziato ed alla nobiltà romana”); Francesco Lucantoni, ecclesiologo (“Pio XII e l’ecclesiologia”); Leonardo Macrobio, bioetico alla Regina Apostolorum (“Pio XII e la Bioetica”).

In chiusura: suor Margherita Marchione, studiosa, autrice di 20 libri (“Intorno a Pio XII”); l’ermeneuta e filosofo delle religioni, Gaspare Mura (“L’interpretazione della Bibbia nella Divina afflante Spiritu”); lo storico e pedagogista Fabio Silvestri (“ La Summi Pontificatus ed i radiomessaggi”); il regista Pasquale Squitieri (“Chi è stato Pio XII?”); il giornalista Umberto Tarsitano (“Pio XII e i mass media”); la studiosa e ricercatrice Alexandra von Teuffenbach (“Il Concilio di Pio XII”); il vaticanista di Rai Uno, Fabio Zavattaro (“Pio XII e i santi”); e Alberto Di Giglio, direttore editoriale di Cultura & Libri (“Pio XII e il cinema”).
In occasione dell’incontro sarà disponibile un numero speciale della rivista "Cultura & Libri" con i testi completi di tutti i relatori. Verrà inoltre esposto un dittico su Pio XII, del pittore Francesco Guadagnolo.

In conclusione alla giornata di studi, alle 21.15 verrà proiettato il Film “pastor Angelicus” realizzato nel 1942 dalla Produzione Cinematografica Cattolica con la regia di Romolo Marcellini.

In merito alla mariologia di Pio XII padre Stefano De Fiores della Compagnia di Maria (Monfortani) ha osservato che con il pontificato di Pio XII (1939-1958) la Chiesa cattolica vive il periodo aureo del movimento mariano post-tridentino, volto alla promozione del culto di Maria e della dottrina mariologica.

La speciale venerazione per la Madre di Cristo, raggiunge la massima incidenza proprio nella prima metà del secolo XX, al punto che il beato Giovanni XXIII la indicherà come l’era di Maria.

Fervente era la devozione di Pio XII verso Maria, come ricchissima la sua mariologia. Il 13 dicembre 1894, quando aveva 18 anni, Eugenio Pacelli si iscrisse nella Congregazione mariana dei Gesuiti in Roma.

Cinque anni dopo scelse di celebrare la sua prima Messa dinanzi alla Salus populi romani nella cappella Borghese di Santa Maria Maggiore (3 aprile 1899). Consacrato Vescovo il giorno stesso in cui la Vergine apparve ai tre pastorelli a Fatima (13 maggio 1917), affiderà a lei il suo pontificato.

Il prof. De Fiores ha confermato che “gratificato dalla visione della danza del sole, Pio XII spirò a Castelgandolfo il 9 ottobre 1958 con il rosario in mano”.

Inoltre, la devozione del Pontefice si espresse attraverso una serie di atti ufficiali (Roschini enumera 400 documenti), tendenti alla valorizzazione della presenza di Maria nella vita e nel pensiero della Chiesa.

Numerosissimi gli eventi rilevanti del magistero mariano di Pio XII. Innanzitutto nella famosa enciclica Mystici Corporis Christi (29 giugno 1943) il Papa precisa il posto della Vergine nel Corpo mistico di Cristo presentandola come “alma socia Christi”, cioè Madre associata al Figlio in tutta l’opera redentrice.

Poco nota ma di grande importanza la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria (31 ottobre 1942), che Pio XII compì su domanda dell’episcopato portoghese nel venticinquesimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima.

In piena guerra il Papa invocò Maria “rifugio del genere umano” e affidò alla sua protezione materna il mondo intero. Pio XII ribadì questo atto di fiducia nella Madre di Gesù consacrandole la Russia (1952) e la Spagna (1954). A sigillo di tali gesti, Pio XII estese alla Chiesa universale la festa del Cuore Immacolato di Maria (4 marzo 1944).

A Pio XII si deve la promulgazione del primo Anno mariano della storia (1954) in occasione del centenario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione. Solennemente inaugurato dal Papa l’8 dicembre 1953 in Santa Maria Maggiore e celebrato con fervore religioso da tutte le diocesi cattoliche del mondo. Memorabile la preghiera da lui composta: “Rapiti dal fulgore della vostra celeste bellezza...”.

L’Anno mariano, ricco di iniziative spirituali, culturali, sociali e caritative, venne concluso solennemente dal Pontefice in San Pietro il 1° novembre 1954 con l’incoronazione dell’icona di Maria Salus populi romani e con l’istituzione della festa di Maria Regina. Tale festa era motivata teologicamente dall’enciclica Ad caeli Reginam (11 ottobre 1954), dati i fondamenti biblici ed ecclesiali che ne stabilivano la legittimità.

Pio XII amò la preghiera popolare del rosario, che descrisse come il “compendio di tutto quanto il Vangelo”, espressione che Paolo VI riprenderà nella Marialis cultus (n. 42), ma anche come meditazione dei misteri del Signore, sacrificio vespertino, corona di rose, inno di lode, preghiera della famiglia, pegno sicuro del favore celeste, presidio per l’attesa salvezza e speranza per risanare i mali che affliggono i nostri tempi.

Padre De Fiores ha spiegato a ZENIT che “Pio XII resterà nella storia della fede cattolica soprattutto per la definizione dogmatica dell’assunzione di Maria in anima e corpo in cielo”.

Seguendo l’esempio di Pio IX per il dogma dell’Immacolata Concezione, con l’enciclica Deiparae Virginis (1° maggio 1946) egli chiese a tutti i Vescovi cattolici se ritenevano opportuna la definizione dell’Assunta (esistevano già 8.036.393 firme a favore).

Ricevuta risposta affermativa, il Papa il 1° novembre 1950, in presenza e in comunione con il collegio cardinalizio, con 700 Vescovi e con la folla delle grandi circostanze, proferì la formula definitoria: “Pertanto, dopo aver innalzato ancora a Dio supplici istanze, ed aver invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio Onnipotente, che ha riversato in Maria la sua speciale benevolenza, ad onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre ed a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, per l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo esser dogma da Dio rivelato: che l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

Fu un evento memorabile nella storia della Chiesa, che lo stesso Pio XII interpretò con queste parole: “Come scosse dai palpiti dei vostri cuori e dalla commozione delle vostre labbra, vibrano le pietre stesse di questa patriarcale basilica e insieme con esse pare che esultino con arcani fremiti gl’innumerevoli e vetusti templi, innalzati per ogni dove in onore dell’Assunta”.
[Per informazione sul convegno: www.comitatopapapacelli.org; ;
www.culturaelibri.it; ; mobile 336.863610]


Anno Sacerdotale

Dies academicus a Gerusalemme sul tema “Studio della Teologia e Sacerdozio”
Il prossimo 22 ottobre, nell’auditorium di Terra Sancta College

GERUSALEMME, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Il prossimo 22 ottobre, nell’auditorium di Terra Sancta College a Gerusalemme, lo Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” organizza un solenne dies academicus per riflettere sul tema “Studio della Teologia e Sacerdozio”.

Sarà l’Arcivescovo Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, eccellente teologo, apprezzato in tutto il mondo, a tenere la lectio magistralis. Con questa iniziativa si vuole riflettere sul sacerdozio ministeriale e, in tal modo, accogliere l’invito del Santo Padre che ha voluto che quest’anno fosse dedicato a tale scopo.

La responsabilità di offrire l’insegnamento di una sana teologia ai futuri sacerdoti, in piena armonia con il Magistero del Papa, è un impegno che lo Studium Theologicum Salesianum ha assunto sin dall’inizio della sua presenza a Gerusalemme, cinque anni fa, ha spiegato don Roberto Spataro, Preside dell’istituzione.

Il Cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, ha inviato un caloroso messaggio per esprimere il suo apprezzamento per l'iniziativa.

A partire dal 2004 fino all’anno accademico attuale, più di 100 studenti, appartenenti a varie Congregazioni religiose e provenienti dai cinque continenti, hanno frequentato i loro studi di teologia presso lo Studium Theologicum Salesianum.


Notizie dal mondo

Mario Mauro: le parole del Papa sull'Europa sono provvidenziali
Rappresentante della presidenza OSCE per la lotta alla discriminazione

STRASBURGO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Le parole pronunciate questo lunedì da Papa Benedetto XVI sulla responsabilità degli europei di recuperare le loro radici arrivano “provvidenzialmente” “in un periodo turbolento e di apparente declino del progetto chiamato Europa Unita”.

Lo ha affermato questo martedì Mario Mauro, rappresentante della presidenza dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) per la Lotta al Razzismo, alla Xenofobia e alla Discriminazione.

L'europarlamentare italiano, che è anche presidente dei deputati del Popolo della Libertà al Parlamento europeo, si è riferito al discorso pronunciato dal Papa ricevendo il nuovo ambasciatore delle Commissioni Europee presso la Santa Sede, Yves Gazzo.

“Le parole di ieri di Papa Benedetto XVI richiamano provvidenzialmente ad una responsabilità di tutti gli europei, di tutti i cittadini e di tutti i politici a cercare nell’unità e nella comune ricerca della verità quel colpo d’ali decisivo per tornare a costruire qualcosa di importante per sé e per le generazioni future”, ha affermato Mauro.

“Se l'Europa non è capace di una memoria storica che le permetta di mantenere viva la sua tradizione culturale e religiosa, non potrà pretendere di spiccare il volo”, ha aggiunto.

Mauro ha quindi ricordato che “il progresso e la civiltà nascono dall’unità” e che “l'Europa è stata grande solo nel momento in cui ha trasmesso quei valori costitutivi che le provenivano dalla fede cristiana, avendoli fatti diventare patrimonio di cultura e identità di popoli”.

Per questo, “l’insegnamento di Papa Benedetto non è l’affermazione di un pensiero teologico rispetto ad un altro, ma è l’unica strada per poter vincere una sfida decisiva per un rilancio dell’Europa come potenza mondiale”.

Nel discorso a cui Mauro ha fatto riferimento, il Pontefice ha sottolineato l'importanza del fatto che l'Europa riconosca le radici cristiane dei suoi valori e della sua civiltà, visto che altrimenti questi “rischiano di essere strumentalizzati da individui e da gruppi di pressione desiderosi di far valere interessi particolari” a detrimento del bene comune.

“Questi valori sono il frutto di una lunga e tortuosa storia nella quale, nessuno lo può negare, il cristianesimo ha svolto un ruolo di primo piano”, ha ricordato Benedetto XVI.

“È importante che l'Europa non permetta che il suo modello di civiltà si sfaldi, pezzo dopo pezzo. Il suo slancio originale non deve essere soffocato dall'individualismo o dall'utilitarismo”, ha aggiunto.


Storico Congresso missionario in India
Un Arcivescovo chiede che i missionari siano messaggio e non solo messaggeri

BOMBAY, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Circa 1.500 delegati, inclusi più di cento Vescovi, centinaia di sacerdoti, monaci e dirigenti laici di 160 Diocesi dell'India, hanno partecipato al primo Congresso missionario che si celebra nel Paese.

Sul tema “Lascia brillare la tua luce”, il Congresso si è celebrato dal 14 al 18 ottobre al Collegio San Pio a Goregaon, una località suburbana di Bombay.

L'ambasciatore vaticano in India e rappresentante del Papa, l'Arcivescovo Pedro López Quintana, ha inaugurato il Congresso mercoledì, ha reso noto la Conferenza Episcopale Indiana.

Il presule ha sottolineato che “la missione della Chiesa è diffondere la speranza” e ha affermato che “la Chiesa non lavora per far valere il suo potere o il suo dominio, ma solo per servire l'umanità, specialmente i poveri”.

La sessione inaugurale è iniziata con una processione in cui rappresentanti delle Chiese dei tre riti portavano la Bibbia. Uno di loro ha acceso una luce al suono di cantici e inni sul tema della luce.

Il presidente del Congresso Missionario, il Cardinale Oswald Gracias, ha pronunciato alcune parole di benvenuto e ha sottolineato il suo desiderio che l'incontro fornisca a ciascuno “una comprensione più profonda della nostra missione come discepoli di Cristo”.

E' intervenuto anche il presidente della Conferenza Cattolica dei Vescovi dell'India e guida della Chiesa siro-malabar, il Cardinale Varkey Vithayath, che ha esortato i partecipanti a dare una coraggiosa testimonianza di Cristo, visto che non c'è un sostituto alla Buona Novella di Cristo per la felicità.

Nessuna ricchezza e nessun piacere in questo mondo possono dare la gioia profonda e duratura che dà Cristo, ha dichiarato.

Non solo messaggeri

Il Cardinale Varkey Vithayath ha sottolineato l'importanza dei mezzi di comunicazione nella proclamazione di questo messaggio, anche se ha rimarcato la necessità che i cristiani diventino non solo messaggeri, ma anche il messaggio di un'autentica sequela di Cristo.

Né Gesù Cristo né la Chiesa cattolica, ha aggiunto, costringe nessuno a convertirsi, ed è necessario respingere l'intolleranza nei confronti della fede altrui.

Dal canto suo, il leader della Chiesa siro-cattolica malankar dell'India, l'Arcivescovo Moran Mar Baselios Mar Cleemis, ha affermato che quello di Gesù Cristo è un messaggio di pace e amore per tutti il mondo, e non per un unico gruppo etnico, linguistico o regionale.

Ha anche sottolineato che la Chiesa in India è piccola rispetto ad altri gruppi religiosi, ma il suo servizio che si estende a tutti i settori della popolazione, con un particolare impegno nei confronti dei poveri, è un importante contributo alla Nazione.

Durante l'atto, i cristiani dell'Orissa, duramente perseguitati l'anno scorso, sono stati proposti come esempio di cristiani coraggiosi che svolgono la missione evangelizzatrice.

Il Congresso ha incluso conferenze, esibizioni, attività culturali, celebrazioni liturgiche, testimonianze su vie nuove e creative che alcuni sacerdoti stanno mettendo in pratica nel Paese e preghiere nei tre riti della Chiesa in India.

L'evento si è ispirato all'appello di Papa Giovanni Paolo II a celebrare un Congresso missionario continentale.

Ha seguito anche la scia del Congresso missionario asiatico svoltosi in Thailandia nel 2006, al quale hanno partecipato 50 delegati dell'India, che hanno sentito che il Paese doveva organizzare un evento simile.

Il Cardinale Gracias ha spiegato che “il Congresso è una celebrazione dei duemila anni di storia della Chiesa in India” e “un appello al rinnovamento del nostro cammino di fede”.


Omaggio dei medici cattolici latinoamericani al genetista Lejeune
Congresso celebrato a Buenos Aires si conclude nel Santuario di Luján

BUENOS AIRES, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Con una Messa di azione di grazie celebrata questa domenica nel Santuario nazionale di Nostra Signora di Luján si è concluso il V Congresso della Federazione delle Associazioni Mediche Cattoliche Latinoamericane e Primo Congresso Latinoamericano dell'Équipe Sanitaria, realizzato nelle strutture del Collegio Champagnat di Buenos Aires dal 16 al 18 ottobre.

Il Congresso, il cui tema è stato “Scienza, tecnologia e fede”, si è svolto in coincidenza con l'80° anniversario del Consorzio dei Medici Cattolici di Buenos Aires e in omaggio al genetista francese Jerôme Lejeune.

La sessione inaugurale, che ha contato sulla presenza del Nunzio Apostolico, monsignor Adriano Bernardini, è stata presieduta, venerdì pomeriggio, dal presidente del Consorzio, il dottor Alejandro Nolazco, che nel suo discorso ha affermato che “l'aborto provocato è semplicemente un omicidio”.

Prima del suo intervento, il consulente ecclesiastico del Consorzio, il sacerdote Juan Claudio Sanahuja, ha letto un messaggio di Papa Benedetto XVI, che ha inviato la sua benedizione apostolica ai partecipanti al Congresso.

Dopo la lettura del messaggio del presidente della Federazione delle Associazioni Mediche Cattoliche, il dottor José María Simón Castellví, che non ha potuto recarsi all'incontro com'era previsto, è intervenuto il presidente della Federazione delle Associazioni Mediche Cattoliche Latinoamericane, il dottor Francisco Díaz Herrera, del Cile.

All'atto inaugurale hanno assistito diplomatici di Indonesia, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Paraguay, Perù e Porto Rico.

Omaggio a Lejeune

Rendendo omaggio al genetista Jerôme Lejeune, lo scopritore della causa della sindrome di Down - definito “saggio, scienziato e santo” e di cui due anni fa è stata avviata la causa di beatificazione –, il dottor Nolazco ha chiesto di pregare Dio perché “il suo processo di beatificazione abbia successo e così il suo esempio in difesa della vita umana nascente smetta di essere qualcosa di privato, e con questo riconoscimento da parte delle autorità della Chiesa sia possibile seguirlo e proporlo pubblicamente a tutti i nostri colleghi”.

Circa 400 persone hanno partecipato a 40 laboratori su numerosi temi del mondo medico e umano.

Tra le varie iniziative, sono state affrontate questioni importanti come “Aspetti etici nella manipolazione embrionale”, “Il medico come paziente”, “Silenzio sulla sindrome post-aborto”, “Trapiantologia e bioingegneria di sostituzione all'alba del XXI secolo”, “Sfide dei professionisti sanitari di fronte al flagello della droga”, “Programma nazionale di educazione sessuale integrale”, “Aids: fattori di rischio di trasmissione verticale”.


Italia

Il budget del ricoverato, eutanasia mascherata
Il presidente di “Cristiani per servire” rivendica i diritti dei malati e dei disabili

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Il budget del ricoverato è eutanasia mascherata!”. E’ quanto sostiene Franco Previte, presidente dell’associazione “Cristiani per servire”.

Intervistato da ZENIT Previte ha spiegato che mentre è in itinere l’iter parlamentare per la legge sul “fine vita”, pare che si vada uniformando, anche nel campo della disabilità, il “budget del ricoverato”, vale a dire che superato l’intervento finanziario predisposto dal Servizio Sanitario Nazionale il paziente, in qualsiasi condizione di salute si trova, viene dimesso dalla struttura ospedaliera, ancor più grave se agonizzante, in fase terminale ed in età avanzata.

Secondo il presidente di Cristiani per servire se le politiche contro la natalità, così come la manipolazione genetica e quel “budget del ricoverato” sono in fase di approvazione e di esecuzione, ci troviamo di fronte ad una congiura che nega il diritto alla vita e alla cura e che punta all’eliminazione dei deboli, dei poveri, degli anziani, dei malati e dei disabili.

Per evitare una tale deriva che segnerebbe l’imbarbarimento e la fine della nostra civiltà, l’associazione Cristiani per servire ha scritto un urgentissimo appello ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per respingere il “budget del ricoverato” e promuovere politiche di sostegno alla vita con particolare attenzione agli anziani, ai malati e ai disabili.

“Riteniamo doveroso, essenziale, improcrastinabile – ha sottolineato Previte – che il Servizio Sanitario Nazionale e il Ministro della Salute si uniformino al dovere di garantire a qualunque persona, specie quella diversamente abile, il diritto alle cure mediche, alla nutrizione ed all’idratazione come predisposto dall’art. 25 lettera f della ‘Convenzione per i diritti delle persone con disabilità’”.

“Per la eventuale disparità di trattamento – ha aggiunto – questo non è configurabile con la Costituzione Italiana, fra gli altri, con l’art. 3 che garantisce 'pari dignità sociale e di condizioni personali'”.

“Siamo per la vita, dono del Creatore”, ha sostenuto il presidente di Cristiani per servire, precisando che “il budget del ricoverato è contro i Trattati Internazionali e la Costituzione Europea in cui si ribadisce che l’individuo è persona, un essere umano a qualunque età e condizione esso si trovi”.

“Si ribadisca – ha concluso Previte – il diritto inalienabile alla vita di ogni paziente disabile, 'budget o non budget del ricoverato!'”.


Documenti

Nota vaticana sugli Ordinariati personali per anglicani

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la nota informativa della Congregazione per la Dottrina della Fede circa gli Ordinariati personali per anglicani che entrano nella Chiesa cattolica.

* * *

Con la preparazione di una Costituzione Apostolica, la Chiesa Cattolica risponde alle numerose richieste che sono state sottoposte alla Santa Sede da gruppi di chierici e fedeli anglicani provenienti da diverse parti del mondo, i quali desiderano entrare nella piena e visibile comunione.

In questa Costituzione Apostolica il Santo Padre ha introdotto una struttura canonica che provvede ad una tale riunione corporativa tramite l’istituzione di Ordinariati Personali, che permetteranno ai fedeli già anglicani di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, conservando nel contempo elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano. Secondo il tenore della Costituzione Apostolica la sorveglianza e guida pastorale per tali gruppi di fedeli già anglicani sarà assicurata da un Ordinariato Personale, di cui l’Ordinario sarà usualmente nominato dal clero già anglicano.

La Costituzione Apostolica che sarà presto pubblicata, rappresenta una risposta ragionevole e perfino necessaria ad un fenomeno globale, offrendo un unico modello canonico per la Chiesa universale adattabile a diverse situazioni locali e, nella sua applicazione universale, equo per i già anglicani. Tale modello prevede la possibilità dell’ordinazione di chierici sposati già anglicani, come sacerdoti cattolici. Ragioni storiche ed ecumeniche non permettono l’ordinazione di uomini sposati a vescovi sia nella Chiesa Cattolica come in quelle Ortodosse. Pertanto, la Costituzione determina che l’Ordinario possa essere o un sacerdote o un vescovo non coniugato. I seminaristi dell’Ordinariato vengono preparati accanto ad altri seminaristi cattolici, anche se l’Ordinariato potrà aprire una casa di formazione al fine di rispondere ai particolari bisogni di formazione nel patrimonio anglicano. In questo modo, la Costituzione Apostolica cerca di creare un equilibrio tra l’interesse di conservare il prezioso patrimonio anglicano liturgico e spirituale da una parte, e la preoccupazione che questi gruppi e il loro clero siano incorporati nella Chiesa cattolica.

Il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha preparato tale provvedimento, ha affermato: "Abbiamo cercato di venire incontro in modo unitario ed equo, alle richieste per una piena unione che ci sono state sottoposte da parte di fedeli già anglicani provenienti da varie parti del mondo negli anni recenti. Con tale proposta la Chiesa intende rispondere alle legittime aspirazioni di questi gruppi anglicani per una comunione piena e visibile con il Vescovo di Roma, il successore di san Pietro."

Questi Ordinariati Personali saranno istituiti, secondo le necessità, previa consultazione con le Conferenze Episcopali locali, e le loro strutture saranno in qualche modo simili a quelle degli Ordinariati Militari, che sono stati eretti in tanti paesi per provvedere alla cura pastorale dei membri delle forze armate e dei loro dipendenti nel mondo intero. "Gli anglicani che si sono messi in contatto con la Santa Sede hanno espresso chiaramente il loro desiderio per una piena e visibile comunione nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Nel contempo ci hanno parlato dell’importanza delle loro tradizioni anglicane relative alla spiritualità e al culto per il proprio cammino di fede", ha affermato il Cardinale Levada.

Il provvedimento di questa nuova struttura è in linea con l’impegno per il dialogo ecumenico, che continua ad essere una priorità per la Chiesa Cattolica, in particolare attraverso gli sforzi del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. "L’iniziativa proviene da vari gruppi di anglicani", ha aggiunto il Cardinale Levada. "Essi hanno dichiarato di condividere la comune fede cattolica, come espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica, e di accettare il ministero petrino come un elemento voluto da Cristo per la Chiesa. Per loro è venuto il tempo di esprimere tale unione implicita in una forma visibile di piena comunione."

Secondo il Cardinale Levada: "Il Santo Padre Benedetto XVI spera che i chierici e fedeli anglicani desiderosi dell’unione con la Chiesa Cattolica troveranno in questa struttura canonica l’opportunità di preservare quelle tradizioni anglicane che sono preziose per loro e conformi con la fede cattolica. In quanto esprimono in un modo distinto la fede professata comunemente, tali tradizioni sono un dono da condividere nella Chiesa universale. L’unione con la Chiesa non richiede l’uniformità che ignora le diversità culturali, come dimostra la storia del cristianesimo. Inoltre, le numerose e diverse tradizioni oggi presenti nella Chiesa Cattolica sono radicate tutte nel principio formulato da san Paolo nella sua Lettera agli Efesini: "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo" (4, 5). La nostra comunione è quindi rafforzata da simili diversità legittime, e siamo pertanto felici che questi uomini e donne offrono i loro contributi particolari alla nostra comune vita di fede."

Informazioni contestuali

Sin dal secolo XVI, quando il Re Enrico VIII dichiarò l’indipendenza della Chiesa d’Inghilterra dall’autorità del Papa, la Chiesa d’Inghilterra creò le proprie confessioni dottrinali, usanze liturgiche e pratiche pastorali, incorporando spesso idee della Riforma avvenuta sul continente europeo. L’espansione del Regno Britannico, congiunta all’apostolato missionario anglicano, comportò poi la nascita di una Comunione Anglicana a livello mondiale.

Nel corso dei 450 e più anni della sua storia, la questione della riunione tra anglicani e cattolici non è stata mai messa da parte. Nella metà del XIX secolo, il Movimento di Oxford (in Inghilterra) mostrò un rinnovato interesse per gli aspetti cattolici dell’anglicanesimo. All’inizio del XX secolo, il Cardinale Mercier, del Belgio, intraprese colloqui pubblici con anglicani al fine di esplorare la possibilità di una unione con la Chiesa Cattolica sotto la bandiera di un anglicanesimo "riunito ma non assorbito".

Il Concilio Vaticano II nutrì ulteriormente la speranza per una unione, in particolare con il Decreto sull’ecumenismo (n. 13), il quale facendo riferimento alle Comunità separate dalla Chiesa Cattolica nel tempo della Riforma, ribadì: "Tra quelle [comunioni] nelle quali continuano a sussistere in parte le tradizioni e le strutture cattoliche, occupa un posto speciale la Comunione Anglicana."

Sin dal Concilio i rapporti tra anglicani e cattolici romani hanno creato un migliore clima di comprensione e mutua cooperazione. La Anglican-Roman Catholic International Commission (ARCIC) ha prodotto una serie di dichiarazioni dottrinali nel corso degli anni, nella speranza di creare la base per una piena e visibile unione. Per molti appartenenti alle due Comunioni, le dichiarazioni dell’ARCIC hanno messo a disposizione uno strumento nel quale la comune espressione della fede può essere riconosciuta. È in questa cornice che si deve inquadrare il nuovo provvedimento.

Negli anni successivi al Concilio, alcuni anglicani hanno abbandonato la tradizione di conferire gli Ordini Sacri soltanto agli uomini chiamando al presbiterato e all’episcopato anche donne. Più recentemente, alcuni segmenti della Comunione Anglicana si sono allontanati dal comune insegnamento biblico circa la sessualità umana – già chiaramente espresso nel documento dell’ARCIC "Vita in Cristo" – conferendo gli Ordini Sacri a chierici apertamente omosessuali e benedicendo le unioni tra persone dello stesso sesso. Nondimeno, mentre la Comunione Anglicana deve affrontare queste nuove e difficili sfide, la Chiesa Cattolica rimane pienamente impegnata nel suo dialogo ecumenico con la Comunione Anglicana, in particolare attraverso l’attività del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Nel frattempo molti anglicani sono entrati individualmente nella piena comunione con la Chiesa Cattolica. Talvolta sono entrati anche gruppi di anglicani, conservando una certa struttura "corporativa". Ciò è avvenuto, ad esempio, per la diocesi anglicana di Amritsar in India e per alcune singole parrocchie negli Stati Uniti che, pur mantenendo un’identità anglicana, sono entrate nella Chiesa Cattolica nel quadro di un cosiddetto "provvedimento pastorale", adottato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvato da Papa Giovanni Paolo II nel 1982. In questi casi, la Chiesa Cattolica ha frequentemente dispensato dal requisito del celibato ammettendo che quei chierici anglicani coniugati che desiderano continuare il servizio ministeriale come sacerdoti cattolici siano ordinati nella Chiesa Cattolica.

In questo contesto, gli Ordinariati Personali istituiti secondo la suddetta Costituzione Apostolica possono essere visti come un ulteriore passo verso la realizzazione dell’aspirazione per la piena e visibile unione nella unica Chiesa, che è uno dei fini principali del movimento ecumenico.


Dichiarazione dell'Arcivescovo di Westminster e del Primate della Comunione anglicana
Dopo l'annuncio della Costituzione apostolica sugli Ordinariati personali per anglicani

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 20 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo della dichiarazione congiunta firmata dall'Arcivescovo metropolita di Westminster, monsignor Vincent Gerard Nichols, e dal Primate della Comunione anglicana, Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury.

 * * *

L'annuncio odierno della Costituzione apostolica è una risposta di Papa Benedetto xvi a numerose richieste alla Santa Sede avanzate, negli ultimi anni, da gruppi di anglicani che desiderano entrare in comunione piena e visibile con la Chiesa cattolica e desiderano dichiarare che condividono una comune fede cattolica e accettano il ministero petrino, come voluto da Cristo per la sua Chiesa.

Papa Benedetto xvi ha approvato, nella Costituzione apostolica, una struttura canonica che garantisce Ordinariati personali, i quali permetteranno a personegià anglicane di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica pur preservando elementi del peculiare patrimonio spirituale anglicano.

L'annuncio di questa Costituzione apostolica pone fine a un periodo di incertezza per questi gruppi che hanno nutrito speranze di nuove modalità per ottenere l'unità con la Chiesa cattolica. Spetterà ora a chi ha avanzato richieste alla Santa Sede rispondere alla Costituzione apostolica.

La Costituzione apostolica è un ulteriore riconoscimento della sostanziale coincidenza nella fede, nella dottrina e nella spiritualità della Chiesa cattolica e della tradizione anglicana. Senza i dialoghi degli scorsi quarant'anni, questo riconoscimento non sarebbe stato possibile né si sarebbero nutrite speranze di unità piena e visibile. In tal senso, questa Costituzione apostolica è una conseguenza del dialogo ecumenico fra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana.

Il dialogo ufficiale in corso fra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana offre la base per una cooperazione permanente. Gli accordi fra la Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic) e la Commissione internazionale anglicano-cattolica per l'unità e la missione (Iarccum) rendono libero il cammino che percorreremo insieme.

Con la grazia di Dio e la preghiera siamo determinati a far sì che il nostro continuo impegno reciproco e le nostre consultazioni su queste e su altre materie continuino a essere rafforzati. A livello locale, nello spirito della Iarccum, desideriamo basarci sul modello di incontri comuni tra la Conferenza episcopale cattolica dell'Inghilterra e del Galles e la House of Bishops della Church of England, concentrandoci sulla nostra missione comune. Giornate comuni di riflessione e di preghiera sono cominciate a Leeds nel 2006, sono continuate a Lambeth nel 2008 e ulteriori incontri sono in preparazione. Questa stretta cooperazione proseguirà man mano che cresceremo insieme nell'unità e nella missione, nella testimonianza del Vangelo nel nostro Paese e nella Chiesa in generale.

Londra, 20 ottobre 2009

+ Vincent Gerard Nichols

+ Dr Rowan Williams

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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