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News dal Vaticano :: Il mondo visto da Roma - 22 Settembre 2009
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Il mondo visto da Roma - 22 Settembre 2009
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Martedì, 22 Settembre 2009: Accadde Oggi  


Il mondo visto da Roma

SANTA SEDE
Via libera del Papa al prossimo Congresso Eucaristico Internazionale
Cordoglio del Papa per il missionario ucciso in Brasile
Il messaggio del Papa per Praga: “L'amore di Cristo è la nostra forza”
Mons. Twal: la Chiesa in Medio Oriente, “Chiesa del calvario”
L'Arcivescovo Luigi Ventura, nuovo Nunzio Apostolico in Francia
Due nuovi membri alla Congregazione per la Dottrina della Fede
Il Papa nomina il presidente di Manos Unidas membro di “Cor Unum”

NOTIZIE DAL MONDO
Medici cattolici contro lo spreco dei cordoni ombelicali
Brasile: cresce la richiesta di un'educazione cristiana

ITALIA
Mons. Crociata: gli immigrati hanno bisogno del Vangelo
Riprende in Italia la Giornata di riflessione ebraico-cristiana
La CEI vede la questione educativa come perno per l'evangelizzazione
Per un’Europa dello Spirito e una cultura di comunione
A 750 anni dall’Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura

INTERVISTE
Per una rivoluzione verde in Africa
Da Benedetto XV a Benedetto XVI


Santa Sede

Via libera del Papa al prossimo Congresso Eucaristico Internazionale
Si celebrerà in Irlanda nel 2012

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha approvato la data e il tema del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, che si celebrerà a Dublino (Irlanda) tra tre anni.

Il Congresso, secondo quanto ha reso noto la Santa Sede questo martedì, avrà come tema “The Eucharist: Communion with Christ and with one another” (“L'Eucaristia: Comunione con Cristo e tra di noi” e si svolgerà dal 10 al 17 giugno 2012.

Il tema, spiega il comunicato vaticano, si ispira al numero 7 della Costituzione dogmatica Lumen gentium: “Partecipando realmente del corpo del Signore nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con lui e tra noi: ‘Perché c’è un solo pane, noi tutti non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso pane’ (1 Cor 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo (cfr 1 Cor 12,27), ‘e siamo membri gli uni degli altri’ (Rm 12,5)”.

Il Congresso, il cinquantesimo della serie, si svolgerà nel 50° anniversario dell'inaugurazione del Concilio Vaticano II, che secondo monsignor Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino, ha rappresentato “un momento di rinnovamento e di approfondimento dell’insegnamento della Chiesa e della sua autocomprensione come Corpo di Cristo e Popolo di Dio”.

Preparativi

L'Arcidiocesi di Dublino ha già iniziato i preparativi, costituendo il Comitato Locale che sarà presieduto dall'Arcivescovo e il cui segretario sarà il sacerdote Kevin Doran, consultore della Congregazione per l'Educazione Cattolica.

Il Congresso, che si celebra ogni quattro anni in un luogo diverso del mondo, è stato annunciato dallo stesso Benedetto XVI nel discorso conclusivo dell'incontro precedente, celebrato a Québec (Canada) nel giugno 2008.

In quell'occasione, il Papa ha salutato “cordialmente il popolo d'Irlanda mentre si prepara a ospitare questo incontro ecclesiale. Sono fiducioso che, insieme a tutti i partecipanti al prossimo Congresso, vi troverà una fonte di rinnovamento spirituale duraturo”.

Si tratta del secondo Congresso che si svolge nella capitale irlandese dopo quello del 1932, che ebbe per tema “L'Eucaristia e l'Irlanda”.

Per il momento, secondo quanto ha reso noto l'Arcivescovado, è stata avviata una pagina web temporanea, mentre si sviluppa il sito web definitivo. E' prevista la distribuzione di materiale preparatorio in tutte le parrocchie del Paese a partire dal prossimo anno.

La pagina web temporanea è www.iec2012.ie


Cordoglio del Papa per il missionario ucciso in Brasile
Fonti ecclesiali ritengono la sua morte dovuta a droga e prostituzione

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso profonda solidarietà per la tragica morte di padre Ruggero Ruvoletto, il missionario italiano fidei donum della Diocesi di Padova ucciso sabato in Amazzonia.

Il dolore del Papa è espresso in un telegramma a firma del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, indirizzato all'Arcivescovo di Manaus, Luiz Soares Vieira.

Nel messaggio il Papa condanna fermamente questo "atto vile e crudele contro un pacifico servitore del Vangelo" e trasmette la sua vicinanza spirituale nella preghiera.

Padre Ruvoletto è stato assassinato sabato mattina nella sua parrocchia di Santa Evelina alla periferia di Manaus, nel nord-est del Brasile.

Il servizio di informazione religiosa SIR, della Conferenza Episcopale Italiana, constata questo martedì che "si fa strada l'ipotesi, denunciata da un missionario italiano in Brasile, che la morte di padre Ruvoletto sia stata una esecuzione all'interno di una serie di atti intimidatori contro la Chiesa nella regione di Manaus, perché da tempo denuncia le attività criminali, il traffico di stupefacenti e la tratta di esseri umani".

Dal 2006 ci sono documenti e interviste, una delle quali pubblicata questo martedì dalla Diocesi di Padova (www.diocesipadova.it), che mostrano come il sacerdote denunciasse che "la violenza è diffusa, alcolismo, droga e prostituzione sono piaghe sociali".


Il messaggio del Papa per Praga: “L'amore di Cristo è la nostra forza”
A vent'anni dalla caduta del comunismo

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il viaggio che Papa Benedetto XVI compirà in Repubblica Ceca servirà per “incoraggiare la Chiesa perché si senta portatrice di un contributo di vitalità, di speranza e di carità nella società ceca, anche secolarizzata, in cui si trova”, ha affermato il portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I.

Il portavoce vaticano ha rivelato questa mattina durante un briefing alcuni dettagli sul viaggio del Pontefice nella Repubblica Ceca, che giunge dopo tre visite di Giovanni Paolo II (1990, 1995 e 1997).

Il motto scelto dal Vescovo di Roma per il suo viaggio è “L'amore di Cristo è la nostra forza”. Il Papa arriva nel Paese su invito del Presidente della Repubblica Ceca, Václav Klaus, e della Conferenza Episcopale.

La visita alla Repubblica Ceca, tredicesimo pellegrinaggio di Benedetto XVI oltre i confini italiani, si svolgerà dal 26 al 28 settembre.

L'allora Cardinale Joseph Ratzinger visitò il Paese quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 1992, per partecipare a un congresso sul Catechismo della Chiesa Cattolica.

Secondo quanto ha affermato padre Lombardi, questo viaggio, nel quale il Papa festeggerà il patrono della Nazione, San Venceslao, si inserisce nel contesto storico dei vent'anni dalla caduta del comunismo e del ventesimo anniversario della canonizzazione di Santa Agnese da Praga (1211-1282), figlia di Premysl Otakar I, re di Boemia, canonizzata da Giovanni Paolo II il 12 novembre 1989.

Il percorso di Benedetto XVI

Dopo essere atterrato all'aeroporto internazionale Stará Ruzyně di Praga, per prima cosa il Papa visiterà l'immagine del Bambin Gesù di Praga, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Alle 16.30 il Pontefice compirà una visita di cortesia al Presidente Klaus nel Palazzo Presidenziale di Praga. Poco dopo, nello stesso luogo, incontrerà le autorità politiche e civili e il Corpo Diplomatico.

Alle 18.00 presiederà i Vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i movimenti laicali nella Cattedrale dei Santi Vito, Venceslao e Adalberto di Praga.

Il giorno successivo, il Papa si trasferirà nella città di Brno. Nell'aeroporto Turany presiederà alle 10.00 la Messa, alla quale si attende la partecipazione di circa 150.000 fedeli. L'Eucaristia sarà seguita dalla recita dell'Angelus.

Alle 12.45 tornerà di nuovo a Praga, dove alle 17.15 è previsto un incontro ecumenico nella Sala del Trono dell'Arcivescovado, durante il quale pronuncerà un discorso.

Alle 18.00 incontrerà il mondo accademico nel Salone di Vladislav del Castello di Praga. Saranno presenti i rettori delle università del Paese, oltre a una rappresentanza dei docenti e degli studenti.

Lunedì 28 settembre, festa nazionale nella Repubblica Ceca, Benedetto XVI si recherà nella città di Stará Boleslav, dove parteciperà agli atti commemorativi del giorno di San Venceslao, patrono del Paese.

Nella spianata nella Via di Melnik incontrerà i giovani a partire dalle 9.45. I ragazzi e le ragazze, ha spiegato padre Lombardi, si riuniranno dalla notte precedente per prepararsi all'incontro. Sarà una sorta di giornata nazionale della gioventù.

La cerimonia di congedo si svolgerà all'aeroporto Stará Ruzyne di Praga alle 17.15. Mezz'ora dopo Sua Santità partirà per tornare a Roma.

Padre Lombardi ha ricordato ai giornalisti che quando Giovanni Paolo II si recò nel Paese, nel 1990, visitava per la prima volta una Nazione dell'ex blocco comunista dopo la caduta della Cortina di Ferro.

La Repubblica Ceca è nata insieme alla Slovacchia il 1° gennaio 1993, dopo la separazione pacifica e consensuale delle due entità nazionali che formavano la Cecoslovacchia.

La Chiesa in numeri

La Repubblica Ceca ha una popolazione di 10.380.000 abitanti, dei quali 3.290.000 cattolici (il 31,7% degli abitanti). Il Paese è ripartito in 9 circoscrizioni ecclesiastiche, con 2.576 parrocchie e 70 centri pastorali di altro tipo. Attualmente la Chiesa cattolica ceca conta 20 Vescovi, 1.956 sacerdoti, 1.725 religiosi, 160 membri laici di Istituti Secolari e 1.109 catechisti. I seminaristi minori sono 7, i maggiori 184.

Un totale di 15.977 studenti frequenta i 79 centri di istruzione cattolici, dalle scuole materne e primarie agli istituti superiori e alle università. Riguardo ai centri caritativi e sociali di proprietà e/o diretti da ecclesiastici o religiosi, la Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca conta 50 ospedali, 98 ambulatori, 134 case per anziani, invalidi e minorati, alcuni orfanotrofi e asili nido, 59 consultori familiari e altri centri per la protezione della vita, 170 centri speciali di educazione o rieducazione sociale e 28 istituzioni di altro tipo.


Mons. Twal: la Chiesa in Medio Oriente, “Chiesa del calvario”
Spera che il Sinodo aiuti a fermare l'“emorragia umana” delle migrazioni

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il Sinodo per il Medio Oriente, in programma in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010, vedrà i partecipanti portare con sé proposte e speranze, come quella che si trovino dei modi per fermare l'“emorragia umana” delle migrazioni dei fedeli dalla Terra Santa.

Lo ha affermato monsignor Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, in un'intervista rilasciata alla “Radio Vaticana” dopo le riunioni di lunedì e martedì per avviare l'organizzazione dell'evento, sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola”.

“Siamo felici di questa convocazione del Sinodo per il Medio Oriente – ha confessato – e considerando la situazione che vivono i cristiani e che vive tutta la regione, anche i musulmani, gli ebrei, anche noi abbiamo sentito il bisogno di mettere sul tavolo le nostre paure, le nostre angosce, le nostre aspirazioni e magari alcune proposte per il futuro per confermare i nostri fedeli nella loro fede, consolidare la loro presenza contro questa emorragia umana dell’immigrazione”.

“Sentiamo il bisogno di essere insieme alla Santa Sede, sotto l’auspicio del Santo Padre, qui a Roma”.

Monsignor Twal ha ammesso che quella mediorientale è “ancora una Chiesa del calvario, una Chiesa che porta la croce, e spesso ci pare che questo cammino di croce non abbia una fine”.

“Veniamo qui già feriti, sofferenti, però anche pieni di speranza, e dopo il passaggio del Santo Padre da noi in Terra Santa in Giordania e in Palestina e in Israele, vengo a chiedere anche la solidarietà e la preghiera di tutta la Chiesa universale esortando le Conferenze Episcopali, i cristiani, a sentirci corresponsabili della comunità cristiana che è rimasta in Terra Santa”.

“E’ lo stesso appello che il Santo Padre ha fatto e che non faccio che ripetere chiedendo più preghiere, più solidarietà, più vicinanza a noi e sarete tutti benvenuti in Terra Santa!”.

Il Patriarca ha espresso l'auspicio che la Terra Santa “non rimanga per sempre una Terra di conflitto”. “Tocca noi dare tempo al tempo, non perdere mai la speranza”.

Uno degli aspetti fondamentali di cui si parlerà nel Sinodo, ha spiegato, è la necessità della comunione tra i cattolici dei diversi riti. “Poi il dialogo con l’Islam, con Israele. Tanti sono i problemi che ci stanno a cuore”.

“Se facciamo partecipare al massimo i nostri fedeli, devono partecipare al massimo ed essere coinvolti in questo movimento di rinnovamento - ha commentato - . Spero che si potrà portare rimedio a tante angosce, tante paure, tanti ostacoli, tanti problemi che viviamo”.

“Un giorno avremo la gioia di vivere in pace, di avere una vita normale – ha aggiunto –. Non chiediamo nessun privilegio. Vogliamo vivere come tutti gli altri popoli una vita normale e questo non lo abbiamo ancora”.

“Il Signore ce lo ha detto: se qualcuno vuole seguirmi, che porti la sua croce. Noi la portiamo, nella speranza che avremo un giorno la gioia di vivere”, ha quindi concluso.


L'Arcivescovo Luigi Ventura, nuovo Nunzio Apostolico in Francia
Ricopriva questo incarico in Canada

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Francia l'Arcivescovo Luigi Ventura, che svolgeva questa missione in Canada, secondo quanto ha reso noto questo martedì la Sala Stampa della Santa Sede.

Nato a Borgosatollo, nella Diocesi di Brescia, il 9 dicembre 1944, ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 14 giugno 1969. Dopo gli studi in Lettere e Diritto Canonico, nel 1978 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, svolgendo la propria missione nelle rappresentanze pontificie in Brasile, Bolivia e Gran Bretagna.

Nel 1984 è stato richiamato in Segreteria di Stato, nella sezione per i Rapporti con gli Stati. Dopo undici anni, il 25 marzo 1995, è stato eletto Arcivescovo titolare di Equilio e nel contempo nominato Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio, Burkina Faso e Niger. Il 29 aprile successivo ha ricevuto l'ordinazione episcopale.

Il 25 marzo 1999 è stato trasferito alla rappresentanza pontificia in Cile e il 22 giugno 2001 alla Nunziatura in Canada.

Padre Thomas Rosica, C.S.B., direttore del canale televisivo cattolico del Canada Salt and Light ed ex direttore nazionale della Giornata Mondiale della Gioventù 2002, che si è celebrata a Toronto, afferma che fin dall'inizio della sua missione monsignor Ventura è stato conosciuto come “il Nunzio della GMG 2002”.

Il sacerdote constata che l'Arcivescovo è un buon diplomatico, ma è in primo luogo un missionario: “Egli ha viaggiato in questo Paese da mare a mare, portando senza stancarsi la buona novella di Gesù e il messaggio della Chiesa direttamente dalla 'casa madre' sul Tevere ai posti più remoti in Canada”.


Due nuovi membri alla Congregazione per la Dottrina della Fede
I Vescovi Oliveira de Azevedo e Del Valle Moronta

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato due membri per la Congregazione per la Dottrina della Fede, il cui prefetto è il Cardinale William Joseph Levada.

Si tratta del Vescovo di Belo Horizonte (Brasile), monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, e del Vescovo di San Cristóbal (Venezuela), Mario del Valle Moronta Rodríguez, secondo quanto ha reso noto la Sala Stampa vaticana.

Il Vescovo Del Valle Moronta è nato nel 1949 a Caracas (Venezuela). Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1975 ed è stato ordinato Vescovo nel 1990.

Monsignor Oliveira de Azevedo è nato nel 1954 a Cocos (Brasil). E' stato ordinato sacerdote nel 1977 e ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1998. Presiede la Commissione Episcopale Pastorale per la Dottrina della fede dal 2003.

La Congregazione per la Dottrina della Fede è la più antica delle nove Congregazioni della Curia.

I suoi membri ne consigliano i responsabili e ogni due anni celebrano un'assemblea plenaria.

Secondo quanto ha stabilito Giovanni Paolo II nel 1988 nella Costituzione Apostolica sulla Curia Romana "Pastor bonus", "compito proprio della Congregazione della Dottrina della Fede è di promuovere e di tutelare la dottrina sulla fede ed i costumi in tutto l'orbe cattolico”.


Il Papa nomina il presidente di Manos Unidas membro di “Cor Unum”
Myriam García Abrisqueta

CITTA' DEL VATICANO/MADRID, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il Papa ha nominato il presidente della ONG cattolica spagnola Manos Unidas, Myriam García Abrisqueta, membro del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha reso noto questo lunedì la Sala Stampa della Santa Sede.

Si tratta di una nomina abituale che ricevono le persone che occupano la presidenza di Manos Unidas.

Di recente, Benedetto XVI ha invitato la García Abrisqueta ad assistere come uditrice alle sessioni del Sinodo dei Vescovi dell'Africa, che si riunirà dal 4 al 25 ottobre a Roma sul tema “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”.

Volto alla promozione umana cristiana, “Cor Unum” esprime la sollecitudine della Chiesa cattolica nei confronti dei bisognosi perché si favorisca la fraternità umana e si manifesti la carità di Cristo.

Questo Consiglio vaticano, creato da Paolo VI e oggi presieduto dal Cardinale tedesco Paul Josef Cordes, coordina l'attività caritativa delle istituzioni di aiuto cattoliche del mondo.

La García Abrisqueta presiede Manos Unidas dal maggio scorso. Nata a Madrid, è sposata e ha due figli. E' laureata in Storia e Geografia e specializzata in Storia dell'Arte.

Manos Unidas è una ONG cattolica di volontari che dal 1960 lotta contro povertà, fame, malnutrizione, malattia, mancanza di istruzione, sottosviluppo e contro tutti i fattori che li provocano.

E' nata come campagna specifica contro la fame e dal 1978 ha acquisito piena personalità giuridica, canonica e civile, come organizzazione, passando a chiamarsi Manos Unidas.

Per raggiungere il suo obiettivo, finanzia progetti di sviluppo nei Paesi del sud del mondo e realizza campagne di sensibilizzazione in Spagna.

L'Africa è il continente in cui finanzia il maggior numero di progetti (305 nel 2008, rispetto ai 278 dell'Asia e ai 191 dell'Oceania).


Notizie dal mondo

Medici cattolici contro lo spreco dei cordoni ombelicali
La FIAMC celebrerà il suo II Congresso sulle cellule staminali adulte

di Patricia Navas

MONACO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Una gran quantità di cordoni ombelicali viene sprecata nonostante l'elevato potenziale delle cellule staminali che contengono e il fatto che il loro utilizzo non comporti problemi etici.

Lo ha segnalato a ZENIT il presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC), Josep Maria Simón Castellví, presentando il II Congresso internazionale dei medici cattolici sulle cellule staminali adulte, che dedicherà uno spazio ai progressi sul cordone ombelicale.

L'incontro si celebrerà nel Principato di Monaco dal 26 al 28 novembre, alla presenza di esperti di spicco e autorità, tra cui il principe Alberto II di Monaco, così come del presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Rino Fisichella.

“L'ideale sarebbe conservare quanti più cordoni ombelicali possibile – ha affermato Simón Castellví –. Si dovrebbe poter disporre di grandi banche perché molte persone ne possano beneficiare”.

Per il rappresentante dei medici cattolici di tutto il mondo, “è assurdo sprecare il cordone ombelicale o ostacolare le banche del sangue del cordone per pregiudizi ideologici”.

Alcune istituzioni preferiscono ancora sostenere la ricerca sulle cellule staminali embrionali nonostante gli scarsi risultati ottenuti e i problemi etici che comporta.

“Vedremo se dopo aver cercato tanto la pietra filosofale o l'elisir dell'eterna giovinezza risulterà che lo abbiamo incorporato nelle cellule staminali dei nostri stessi tessuti”, ha aggiunto, spiegando poi che il vero elisir della vita eterna è l'Eucaristia.

Nella sua lettera di benvenuto ai partecipanti al Congresso, il principe Alberto di Monaco segnala che “i progressi della ricerca sulle cellule staminali adulte e del cordone ombelicale, che chiedono l'attenzione della comunità internazionale, presentano un'importante svolta dal punto di vista scientifico”.

Il Congresso affronterà gli ultimi progressi e le prospettive della ricerca sulle cellule staminali adulte.

La FIAMC cerca ora di aggiornare le conoscenze scientifiche che sono state condivise durante il primo Congresso sulle cellule staminali adulte, svoltosi a Roma nel 2006, che ha contato su un'udienza con il Papa.

Il presidente del comitato scientifico del Congresso, Eliane Gluckman, ha spiegato che “i progressi nella ricerca di nuove aree terapeutiche si possono ottenere solo attraverso lo scambio di idee tra scienziati, ricercatori e medici”.

Attualmente, “i grandi e consolidati progressi con le cellule staminali adulte risiedono nella cura delle malattie del sangue, come le leucemie”, ha spiegato Simón Castellví.

“In altri casi, come per le cure del cuore che ha subito un infarto o l'ottenimento di cellule per un 'ricambio' di tessuti lesionati o mancanti, ci sono progressi pratici e vere prospettive”, aggiunge.

“E' per questo che la Chiesa scommette sulla ricerca con le cellule staminali adulte – ha concluso –: danno risultati e non comportano i problemi etici dell'ottenimento di cellule staminali embrionali (distruzione dell'embrione umano)”.

“Oltre a ciò, le cellule embrionali sono molto indisciplinate, poco maneggiabili, e crescono facilmente in modo incontrollato provocando tumori”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Brasile: cresce la richiesta di un'educazione cristiana
Un antico monastero diventa un Centro Arcidiocesano per la Formazione

KÖNIGSTEIN, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Di fronte alla crescente richiesta dell'educazione nella fede cristiana in Brasile, uno degli edifici ecclesiastici più antichi del Paese subirà un'importante trasformazione.

Il monastero benedettino di João Pessoa, capitale dello Stato di Paraíba, nel nord-est brasiliano, diventerà un Centro Arcidiocesano per la Formazione, grazie anche al sostegno finanziario dell'associazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

Il monastero è stato fondato nel 1596. La chiesa adiacente risale al 1724.

Le autorità ecclesiastiche hanno lavorato a stretto contatto con i funzionari governativi per assicurare che la preziosa eredità del monastero non si perdesse durante i lavori di restauro.

L'Arcivescovo Aldo Pagotto e monsignor Neuredo Henrique, dell'Arcidiocesi di Paraíba, hanno visitato il luogo all'inizio di settembre per verificare l'andamento dei lavori, che dovrebbero concludersi alla fine di ottobre.

L'Arcivescovo Pagotto ha sottolineato il grande bisogno del Centro di Formazione per la Chiesa locale, soprattutto per i laici.

Una parte del Centro è già stata completata e ospita un seminario propedeutico diocesano, dove i candidati al sacerdozio vengono preparati per un anno prima di entrare nel seminario maggiore.

L'opera è portata avanti da un sacerdote della Comunidade Doce Mãe de Deus (Comunità della Dolce Madre di Dio), realtà nata vent'anni fa dal Rinnovamento Carismatico Cattolico che riunisce laici, clero e religiosi per azione pastorale ed evangelizzazione.

Quest'anno hanno iniziato la preparazione propedeutica quindici studenti, scelti dopo una rigorosa selezione. Nove di loro entreranno nel seminario maggiore.

Dopo la chiusura nel 1921, il monastero di João Pessoa venne abbandonato dai monaci, e da allora è stato usato da molti gruppi cattolici. Prima del suo restauro, è stato utilizzato, tra gli altri, dai gruppi della teologia della liberazione.


Italia

Mons. Crociata: gli immigrati hanno bisogno del Vangelo
Il Segretario Generale della CEI al convegno della fondazione Migrantes

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Nel messaggio che ha indirizzato al convegno dei direttori diocesani della fondazione Migrantes, in corso da questo lunedì fino al 24 settembre a Frascati sul tema “Nuovi cieli e nuova terra”, monsignor Mariano Crociata, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha sottolineato “quanto ci sia bisogno d'annuncio del Vangelo tra i migranti”.

Il presule, ricorda “L'Osservatore Romano”, ha affermato che la missione svolta dalla fondazione Migrantes “non può prescindere da quanto si agita, anche in fatto di migrazione, nella società civile, in particolare nel mondo del lavoro, dell'alloggio, della scuola, dell'unità familiare, come pure nell'acceso dibattito sulle politiche migratorie, sull'integrazione socio-culturale, sulla convivenza interetnica”.

“Il vostro lavoro non è disincarnato, il prossimo con il quale ogni giorno v'imbattete ha sempre e ovunque volto umano, spesso alle prese con situazioni difficili e non di rado drammatiche”, ha aggiunto.

Riferendosi agli immigrati, monsignor Crociata ha sottolineato che molti “sono ancora del tutto digiuni di Vangelo e per essi la migrazione può diventare areopago di evangelizzazione”.

Alcuni, invece, “anche se sono già nostri fratelli nella fede, a causa anche della vicenda migratoria, hanno bisogno di una nuova evangelizzazione”, mentre altri ancora “hanno portato con sé un patrimonio inestimabile di pratica cristiana, di sane tradizioni, di autentica inculturazione della fede che ora tra di noi, nella nostra Chiesa italiana che è pure la loro Chiesa, merita di essere coltivato”.

In questo contesto, è fondamentale l'accoglienza degli immigrati, elemento che è al centro del messaggio inviato al convegno dagli Arcivescovi Antonio Maria Vegliò e Agostino Marchetto, presidente e segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

“Di fronte alla sempre più complessa realtà delle migrazioni - scrivono -, l'accoglienza diviene l'elemento chiave per una pastorale in grado d'aiutare, nel contesto attuale economico, sociale e religioso, chi cerca una vita migliore lontano dalla propria patria”.

“Il calore della schietta accoglienza amica di chi è diverso da noi e viene da lontano è la testimonianza più bella e può predisporre all'annuncio diretto del Vangelo”.

Dal canto suo monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della fondazione Migrantes, ha ammesso che “parole di fiducia e di speranza non hanno presa, se non sono percepite come fraterna partecipazione da parte nostra, come profonda solidarietà e se non sono accompagnate, quando possibile, da interventi concreti”.

Il presule ha anche messo in guardia perché l'opera verso i migranti “non si riduca a interventi di prima accoglienza”, che finiscono per vedere il migrante solo “sotto il prevalente profilo della povertà”.

L'intervento d'emergenza, ha riconosciuto, “continua a essere necessario e urgente”, ma l'obiettivo della fondazione Migrantes è “far uscire il migrante da un rapporto di dipendenza e di stimolarlo a rendersi autonomo, a camminare con i propri piedi, fino a poter programmare per la sua vita non più in una terra straniera, ma in una terra nuova, diventata per lui nuova patria”.


Riprende in Italia la Giornata di riflessione ebraico-cristiana
Dopo le proteste legate alla pubblicazione dell'Oremus et pro Iudaeis

ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Giornata di riflessione ebraico-cristiana del 17 gennaio tornerà a essere celebrata in Italia in comune fra cattolici ed ebrei.

È quanto è emerso al termine dell'incontro, tenutosi questo martedì, fra il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Cardinale Angelo Bagnasco con i Rabbini Giuseppe Laras, Presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana, e Riccardo Di Segni, Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma.

Nel 1990, infatti, la CEI ha dato vita a questa iniziativa coordinata con autorità ed esponenti del mondo ebraico, ed estesa anche in Europa dopo l'incontro ecumenico di Graz (Austria) nel 1998, che fa da preludio alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).

Dal 2005, quale tema generale della Giornata, si è dato avvio a un programma di riflessione decennale che medita sulle “Dieci Parole” o Decalogo, rivelate a Mosè sul monte Sinai. Per questo, l’anno prossimo si riprenderà il quarto comandamento, secondo la numerazione ebraica: “Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo”.

Secondo quanto riferito in una nota della CEI, il Cardinale, in questo periodo iniziato con Rosh Ha-Shanah, che oltre ad essere il capodanno ebraico è anche il primo dei dieci giorni penitenziali che terminano con lo Yom Kippur (Giorno del Perdono), ha voluto porgere gli auguri ai due Rabbini pregandoli di estenderli a tutti gli ebrei italiani.

“Durante l’incontro – si legge nella nota – il Cardinale ha ribadito la sua stima personale e quella dei Vescovi della Conferenza Episcopale nei confronti delle Comunità ebraiche italiane”.

Bagnasco ha quindi detto di aver “compreso le reazioni di preoccupazione” da parte ebraica - all'origine della mancata celebrazione della Giornata dello scorso anno – legate alla modifica da parte di Benedetto XVI della preghiera per gli ebrei (“Oremus et pro Iudaeis”) che si recitava nella liturgia del Venerdì Santo prima del Concilio Vaticano II e che verrà utilizzata solo dalle comunità che celebrano questa forma del rito latino.

Nella nuova formulazione si invoca Dio perché “illumini” il cuore degli ebrei, “perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini”.

Il Cardinale Bagnasco ha sottolineato che “non c’è, nel modo più assoluto, alcun cambiamento nell’atteggiamento che la Chiesa Cattolica ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II” e “che non è intenzione della Chiesa Cattolica operare attivamente per la conversione degli ebrei”.

Il porporato, prosegue la nota, “ha manifestato la sua preoccupazione per quei focolai di antisemitismo e di antigiudaismo che, di tempo in tempo, continuano ad apparire, ribadendo la necessità di un'attenta vigilanza” e la necessità di più profondi legami di “amicizia” e “stima reciproca” al fine di “sradicare quegli elementi che possono favorire atteggiamenti antiebraici”.

“Il cammino compiuto in questi ultimi decenni – continua la nota – è stato straordinario e pieno di frutti per tutti”.

“Al termine dell’incontro – conclude la nota –, le due parti hanno auspicato che si favoriscano in ogni modo, sia a livello istituzionale nazionale che di base, le occasioni di incontro: la fede nel Dio dei Padri, ricevuta in dono, rende responsabili i credenti cristiani ed ebrei per l’edificazione di una convivenza basata sul rispetto dell'Insegnamento di Dio”.


La CEI vede la questione educativa come perno per l'evangelizzazione
Afferma il direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per le comunicazioni sociali
 
ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- La riflessione del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha rilanciato martedí "la questione educativa come il perno di una rinnovata stagione di evangelizzazione", spiega mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per le comunicazioni sociali (Ucs), in un comunicato stampa.

Nella nota il sacerdote ha tracciato un resoconto dei lavori della seconda giornata del Consiglio permanente, dopo quella dedicata lunedì alla prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI.

"La giornata di oggi ha registrato al mattino un’ampia ed articolata riflessione alla luce della prolusione del Presidente", spiega mons. Pompili.

"Tutti gli interventi hanno esplicitamente ringraziato il card. Bagnasco per i contenuti e il tono del suo intervento introduttivo che è apparso lucido e sereno allo stesso tempo”.

"Il riferimento alla Caritas in veritate è stato richiamato da più di uno dei presenti, rimarcandone il valore di autorevole lettura della condizione sociale e culturale di oggi", ha aggiunto.

"In particolare ci si è soffermati sull’Anno sacerdotale, visto come una preziosa opportunità per rinsaldare i legami tra la Chiesa e il territorio così come per approfondire il senso di un ministero – quello sacerdotale appunto – che identifica  strettamente l’essere con l’agire".

"Quindi nel pomeriggio ci si è interrogati sulla traccia degli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 che rilanciano la questione educativa come il perno di una rinnovata stagione di evangelizzazione".

"Questa prima fase di confronto e di approfondimento sta cercando di dissodare il terreno per giungere entro il prossimo anno a rintracciare nella sfida educativa, vista come testimonianza credibile e non semplicemente come metodo pedagogico, uno snodo decisivo per l’attuale contesto, segnato da un nichilismo diffuso".

"Tale situazione problematica si allenterà infatti non solo grazie a valori proclamati, ma soltanto in virtù di figure di riferimento che incarnano il Vangelo fino a farne derivare concrete e puntuali indicazioni per la vita quotidiana", ha concluso mons. Domenico Pompili.


Per un’Europa dello Spirito e una cultura di comunione
L'appello al termine dell'incontro di associazioni e movimenti cattolici a Loppiano

ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- “Insieme per un’Europa dello Spirito, per una cultura di comunione a tutti i livelli”. E’ l’impegno unanime siglato dai 1400 partecipanti di più di 60 movimenti ecclesiali e comunità d’Italia, riuniti il 19 e 20 settembre al Centro internazionale di Loppiano per la prima manifestazione nazionale “Insieme per l’Europa”.

Tra i punti del documento: i movimenti si impegnano a favorire la vita, la tutela della famiglia, l’accoglienza a persone di culture diverse, a vivere un’economia al servizio del bene comune.

"Camminiamo insieme per un'economia al servizio del bene comune, per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati, cominciando da quelli dell'Africa, e per la fraternità in ogni ambito, tra popoli ed etnie, ponendoci al servizio della pace e dell'unità della famiglia umana": è quanto si legge nell'appello finale firmato domenica scorsa da tutti i leader dei movimenti presenti.

Tra essi: il Movimento dei Focolari, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Rinnovamento nello Spirito Santo, la Comunità di Sant'Egidio, l'Equipes Notre-Dame, l'Azione cattolica, e l'Agesci.

L'impegno preso è di "costruire un'Italia e un'Europa capaci di unità e umanità, aperte alle sfide della ricomposizione sociale, dell'accoglienza, della pace”.

Alla base - afferma il documento - c'è “la cultura della condivisione” che nasce dall'ascolto e dal mettere in pratica la Parola di Dio.

Un concetto ribadito anche dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani, il quale, in un messaggio inviato al raduno, afferma che “l'anima dell'Europa consiste nell'essere forza unitiva per i nostri Paesi e per i nostri vicini, perché l'Europa non dovrebbe guardare solo a se stessa ma essere aperta alle sfide di oggi e assumere a livello mondiale un ruolo portante per la pace e la solidarietà”

Fra gli obiettivi ci sono quelli di “favorire l'amore per la vita, dal concepimento alla morte naturale”, e di “tutelare la famiglia, l'attenzione ai giovani, la solidarietà e l'accoglienza a persone di origini e culture diverse”.

A Loppiano - ha detto Salvatore Martinez, Presidente di Rinnovamento nello Spirito Santo - "abbiamo imparato di nuovo l'arte di amare il nostro tempo con lo sguardo unitario dello Spirito che ci raduna. È stata una splendida occasione per riaffermare il nostro impegno al servizio della dignità dell'uomo, tra gli uomini".

Dal canto suo Maria Voce Emmaus, Presidente del Movimento dei Focolari, ha spiegato che esiste "una rete che si allarga sempre di più per l'urgenza, che tutti avvertiamo, di dare il nostro contributo come cristiani a quell'Europa dello Spirito auspicata da Giovanni Paolo II e dall'attuale Pontefice".

Ad aprire l'evento - intitolato Sulla tua parola camminiamo insieme - sono state le testimonianze di un cattolico, Severin Schmid, focolarino, del comitato promotore di "Insieme per l'Europa", e di un evangelico, Gerhard Pross, uno dei responsabili della Young men's christian association, i quali hanno ricordato l'importanza di questo cammino di comunione, che dura ormai da dieci anni, per far sorgere, accanto all'Europa politica, "l'Europa dello Spirito".

Paolo Ramonda, successore di don Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, si è presentato dicendo: “sono padre di 12 figli di cui tre naturali e altri nove con handicap fisici e psichici, rigenerati nell’amore”.

Spesso, ha detto, basta “accorgersi di chi ci sta attorno e rivolgergli un 'come stai?' per riaccendere la speranza e impedire un suicidio”. Di qui nasce la Comunità Nuovi Orizzonti che accoglie alcolisti, tossicodipendenti, prostitute che “passano dalla morte alla vita per l’incontro con il Vangelo, con l’amore vero”.

Come avviene nella “Trattoria degli amici” gestita da disabili e nata a Trastevere per iniziativa di Sant’Egidio o come accade ai detenuti per le iniziative del Rinnovamento nello Spirito in Sicilia.

La logica del Vangelo si verifica però anche in economia, nella gestione delle aziende e rende produttiva un’ “economia di comunione” basata sulla gratuità e non sull’interesse, come testimoniano i Focolari.

"Insieme per l'Europa" non è un'organizzazione ma un cammino di comunione che riunisce movimenti e comunità di varie Chiese cristiane dell'Est e dell'Ovest dell'Europa, legati da un patto di reciproca solidarietà nello spirito del messaggio evangelico, per fare del vecchio continente una famiglia di popoli fratelli, non chiusa su se stessa ma aperta sul mondo, contribuendo così all'unità della famiglia umana.

Per i movimenti cattolici tutto è cominciato il 30 maggio 1998, vigilia di Pentecoste, quando Giovanni Paolo II convocò in piazza San Pietro i movimenti ecclesiali e le nuove comunità.

L'idea degli incontri ecumenici, lanciata nel 2002 da Chiara Lubich – fondatrice dei Focolari – fu subito condivisa con entusiasmo da movimenti cattolici italiani ed evangelico-luterani tedeschi, durante un incontro a Roma.

Tappe importanti in questi anni sono state i due grandi raduni di Stoccarda, nel 2004 e nel 2007, con la partecipazione di migliaia di persone in collegamento con alcune città europee.


A 750 anni dall’Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura

di padre Pietro Messa, ofm*

ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Nel 1257 Bonaventura da Bagnoregio al Capitolo Generale svoltosi presso il Convento dell’Aracoeli in Roma venne eletto ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori. Pur essendo nato a Bagnoregio, nell’Italia Centrale, di fatto crebbe e studiò a Parigi, per questo una volta eletto sentì il bisogno di visitare i luoghi santificati dalla presenza di san Francesco. Nel settembre 1259 si trovò a la Verna, in Toscana, ossia nel luogo in cui il Santo di Assisi ricevette le stimmate.

Proprio meditando tale evento in cui dopo la visione di un Serafino in forma di crocifisso nel corpo di san Francesco rimasero impresse le stimmate, Bonaventura elaborò e in seguito scrisse una delle sue opere principali, ossia l’Itinerarium mentis in Deum, in cui narra come l’uomo, prevenuto dalla grazia di Dio, possa passare dalle realtà esteriori, a quelle interiori, a quelle superiori.

Il significato di tale opera è stato ribadito anche da Benedetto XVI nella sua visita di Domenica 6 settembre proprio a Bagnoregio in onore di san Bonaventura. Egli, che ha scritto la sua tesi di abilitazione all’insegnamento proprio su san Bonaventura (cfr. Joseph Ratzinger, San Bonaventura. La teologia della storia, Edizioni Porziuncola, Assisi 2008), così ha citato l’Itinerarium mentis in Deum:

Traccia Bonaventura un percorso di fede impegnativo, nel quale non basta “la lettura senza l’unzione, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l’ammirazione, la considerazione senza l’esultanza, l’industria senza la pietà, la scienza senza la carità, l’intelligenza senza l’umiltà, lo studio senza la grazia divina, lo specchio senza la sapienza divinamente ispirata” (Itinerarium mentis in Deum, prol. 4). Questo cammino di purificazione coinvolge tutta la persona per arrivare, attraverso Cristo, all’amore trasformante della Trinità. E dato che Cristo, da sempre Dio e per sempre uomo, opera nei fedeli una creazione nuova con la sua grazia, l’esplorazione della presenza divina diventa contemplazione di Lui nell’anima “dove Egli abita con i doni del suo incontenibile amore” (ibid. IV,4), per essere alla fine trasportati in Lui. La fede è pertanto perfezionamento delle nostre capacità conoscitive e partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso e del mondo; la speranza l’avvertiamo come preparazione all’incontro con il Signore, che segnerà il pieno compimento di quell’amicizia che fin d’ora ci lega a Lui. E la carità ci introduce nella vita divina, facendoci considerare fratelli tutti gli uomini, secondo la volontà del comune Padre celeste.

Oltre che cercatore di Dio, san Bonaventura fu serafico cantore del creato, che, alla sequela di san Francesco, apprese a “lodare Dio in tutte e per mezzo di tutte le creature”, nelle quali “risplendono l’onnipotenza, la sapienza e la bontà del Creatore” (ibid. I,10). San Bonaventura presenta del mondo, dono d’amore di Dio agli uomini, una visione positiva: riconosce nel mondo il riflesso della somma Bontà e Bellezza che, sulla scia di sant’Agostino e san Francesco, afferma essere Dio stesso. Tutto ci è stato dato da Dio. Da Lui, come da fonte originaria, scaturisce il vero, il bene e il bello. Verso Dio, come attraverso i gradini di una scala, si sale sino a raggiungere e quasi afferrare il Sommo Bene e in Lui trovare la nostra felicità e la nostra pace. Quanto sarebbe utile che anche oggi si riscoprisse la bellezza e il valore del creato alla luce della bontà e della bellezza divine! In Cristo, l’universo stesso, nota san Bonaventura, può tornare ad essere voce che parla di Dio e ci spinge ad esplorarne la presenza; ci esorta ad onorarlo e glorificarlo in tutte le cose (cfr ibid. I,15). Si avverte qui l’animo di san Francesco, di cui il nostro Santo condivise l’amore per tutte le creature (Benedetto XVI, Discorso a Bagnoregio, domenica 6 settembre 2009).

Tenendo conto di tutto ciò il Santuario La Verna, la Provincia Toscana dei Frati Minori, in collaborazione con la Facoltà di Filosofia e Teologia e la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum ha organizzato un incontro di studio dal titolo San Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum: la ricezione nel secolo XX. Incontro di studio in occasione del 750 anniversario dell’Itinerarium (1259-2009).

La prima sessione si terrà a la Verna il 26 settembre e interverranno: A. Bellandi, La presenza dell’Itinerarium mentis in Deum negli studi inerenti san Bonaventura di Joseph Ratzinger; P. Martinelli, L’Itinerarium mentis in Deum nella teologia di Hans Urs von Balthasar; presiede il prof. B. Faes De Mottoni.

La seconda sessione si svolgerà presso la Pontificia Università Antonianum e vedrà gli interventi di S. Zucal, San Bonaventura nella formazione del pensiero di Romano Guardini con riferimento all’Itinerarium mentis in Deum; S. Oppes, Gli studi di Luigi Stefanini su l’Itinerarium mentis in Deum; presiede il prof. P. Messa.

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* Padre Pietro Messa è Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma

Per informazioni
Santuario La Verna

Via del Santuario

52010 Verna – Arezzo

tel: 0575.5341 – fax: 0575.599320
e-mail: -

www.santuariolaverna.org

www.ofmtoscana.org


Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani

Pontificia Università Antonianum

Via Merulana, 124 – Roma

tel. 06-70373528

e-mail:

www.antonianum.eu/medieval.htm

 





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Martedì, 22 Settembre 2009: Accadde Oggi  


Interviste

Per una rivoluzione verde in Africa
Scienziati e agricoltori africani discutono di sviluppo e biotecnologie


di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Raccogliendo gli spunti di riflessione emersi dall’Instrumentum Laboris elaborato in vista del prossimo Sinodo dei vescovi africani a Roma, l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” (APRA) e l'Università Europea di Roma (UER) hanno voluto focalizzare la loro attenzione sul tema dello sviluppo agricolo in Africa.

Giovedì 24 settembre, alle ore 10:00 nell’aula Master dell’APRA sono previsti gli interventi di: mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace Arcivescovo di Trieste; acques Diouf, Direttore Generale della FAO; Monty Jones, Segretario esecutivo del Forum for Agricultural Research in Africa (FARA); Daniel Mataruka, Direttore esecutivo dell'African Agricultural Technology Foundation (AATF); Motlatsi Musi, agricoltore del Sud Africa; François Traore, Presidente dell'Union Nationale des Producteurs de Coton du Burkina (UNPCB).

La Giornata di Studio sul tema “Per una rivoluzione verde in Africa. Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” verrà aperta da padre Pedro Barrajón, L.C., Rettore Magnifico dell'Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” e da padre Paolo Scarafoni, L.C., Rettore Magnifico dell'Università Europea di Roma. Mentre a introdurre e moderare l'incontro sarà padre Gonzalo Miranda, L.C., professore Ordinario presso la Facoltà di Bioetica della “Regina Apostolorum”.

Obiettivo degli organizzatori è quello di far udire la voce degli scienziati e degli agricoltori africani affinché si trovino le soluzioni per vincere il sottosviluppo e la povertà.

Nel mondo avanzato si fa un gran parlare del problema della immigrazione, ma solo pochi sottolineano il fatto che l’unica vera soluzione risiede nello sviluppo dell’Africa, cioè nella possibilità di aiutare gli africani a conoscere e utilizzare le moderne tecniche agricole per vincere fame e degrado.

Sono pochi anche coloro che comprendono come la fuga dei giovani dai paesi di origine impoverisce la società e rende ancora più difficile  la battaglia contro il sottosviluppo.

Può sembrare paradossale ma è proprio l’Africa con i suoi spazi e le sue risorse a racchiudere un potenziale che potrebbe trasformarla nel nuovo granaio del pianeta e diventare il punto di svolta della crisi alimentare mondiale.

Lo sviluppo dell’Africa porterebbe benefici enorme anche per il mondo industrializzato, perchè aprirebbe nuovi ed enormi mercati nel contesto di un processo di progresso globale.

Per cercare di comprendere la rilevanza e gli obiettivi della giornata di studio organizzata alla “Regina Apostolorum”, ZENIT ha intervistato padre Gonzalo Miranda.

Perché avete pensato all'opportunità di organizzare questa conferenza?

Miranda: L'idea nasce dall'incrocio di due preoccupazioni. Da una parte, come Facoltà di Bioetica, ci occupiamo da alcuni anni anche dei temi relativi alle biotecnologie come strumenti per lo sviluppo. Essendo poi un Ateneo Pontificio, vogliamo essere attivamente sensibili a tutte le istanze che provengono dal Santo Padre e dalla Santa Sede. Papa Benedetto XVI ha più volte sottolineato l'urgenza di cercare delle soluzioni efficaci per lo sviluppo dell'Africa. La celebrazione ormai prossima del Sinodo Speciale per l'Africa ci invita a fare uno sforzo di riflessione su questa problematica. Abbiamo pensato che questa giornata di studio potrebbe essere una occasione vera per proporre soluzioni concrete per lo sviluppo agricolo dell’Africa.

L’Africa è il continente più ricco di materie prime del mondo, ma è anche il continente dove c’è più gente che muore di fame e di malattie, dove il sottosviluppo miete ogni giorno migliaia di vittime, moltissimi bambini e bambine. Bisogna relazionarci agli africani non come clienti o come poveri disperati, ma come fratelli e sorelle. Aiutamoli con l’educazione, con la formazione, con la conoscenza delle tecniche più avanzate per la produzione agricola ed infine diamo loro la possibilità di utilizzare le sementi OGM. Ci è sembrato che la cosa più opportuna sarebbe quella di invitare alcuni esponenti qualificati dei paesi africani, scienziati e agricoltori, per sentire come pensano di sviluppare il continente, di cosa hanno bisogno, come i paesi sviluppati possano aiutarli…

In che modo intendete proporre una discussione sullo sviluppo agricolo dell’Africa?

Miranda: Il primo compito delle università è quello di fornire il luogo dove la conoscenza scientifica e le innovazioni tecnologiche possano essere cercate, comprese e spiegate. Quale occasione migliore per invitare degli scienziati africani che lavorano sulle nuove biotecnologie vegetali e agricoltori che utilizzano le nuovi sementi?

Quanto è importante sconfiggere il sottosviluppo per i popoli del continente africano?

Miranda: In Africa più dell’80% della popolazione lavora nel settore agricolo. Il sottosviluppo è tale che in molte parti non si riesce a produrre neanche il necessario per l’alimentazione delle famiglie che ci lavorano. E bastano piccole variazioni climatiche, come una stagione più secca o piogge più abbondanti per perdere i raccolti. Senza parlare delle infestanti e del degrado della fertilità del suolo. Sconfiggere il sottosviluppo significa salvare vite umane, intere comunità e permettere a questi nostri fratelli e sorelle di sfuggire alla disperazione che li spinge ad emigrare ed alimentare una speranza, per un mondo migliore dove le loro famiglie possano vivere dignitosamente grazie ai frutti del loro lavoro.

E’ compito della Chiesa proporre progetti di sviluppo?

Miranda: Non è il singolo progetto tecnico che la Chiesa deve proporre. Il grande progetto di sviluppo che la Chiesa propone è la rivoluzione cristiana, la realizzazione della civiltà dell’amore che passa per la conversione di cuore di ogni persona. Non sono i beni che mancano, e l’Africa ne è l’esempio più chiaro. È l’attenzione e l’amore verso gli esseri umani che a volte manca. Come chiaramente spiegato nella Caritas in veritate, non c’è sviluppo se non c’è chi compie azioni di amore gratuito verso l’altro, esattamente come avviene in famiglia.

Detto questo è chiaro però che la Chiesa valuta con favore il lavoro umano, la conoscenza scientifica e l’applicazione tecnologica, e li riconosce come doni di Dio, come afferma in modo forte e chiaro il concilio Vaticano II, nel numero 35 della Gaudium et spes.

Nel caso specifico è evidente che la rivoluzione verde e l’uso delle biotecnologie vegetali sono espressioni di quanto di meglio oggi si può fare in campo agricolo. La capacità degli umani di produrre sementi ingegnerizzate, capaci di crescere anche su terreni ostili, che generano piante più ricche di prodotto e di migliore qualità, in grado di difendersi dai parassiti, che hanno bisogno di meno acqua per crescere….beh, tutto questo è veramente un dono del Signore, frutto del lavoro dell’uomo per moltiplicare le risorse e rendere più bello il creato.

Scienziati e agricoltori africani chiedono di poter utilizzare le biotecnologie vegetali per incrementare le produzioni, migliorare il reddito degli agricoltori e ridurre l’impatto ambientale. Qual è il punto di vista della Dottrina Sociale della Chiesa sulle biotecnologie vegetali?

Miranda: Sono anni che la Santa Sede studia le nuove biotecnologie vegetali. La Pontificia Accademia per la Vita ha pubblicato lo studio "Biotecnologie animali e vegetali nuove frontiere e nuove responsabilità" (Libreria Editrice Vaticana, 1999).

E’ stata pubblicata in italiano l’introduzione allo studio-documento della Pontificia Accademia delle Scienze sull’uso delle piante geneticamente modificate per combattere la fame nel mondo, del 2001, (Si può consultare in: Pontificia Accademia delle Scienze, extra series n.23, Città del Vaticano, settembre 2004).

Per approfondire il tema il 10 e 11 novembre del 2003, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha convocato in Vaticano 60 tra i maggiori esperti scientifici, agricoltori, associazioni ambientaliste, ministri, economisti, moralisti. Gli atti del seminario sono stati pubblicati dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (Edizioni ART, 2004) con il titolo "OGM: minaccia o speranza?".

Nel Compendio della Dottrina Sociale Nella Chiesa (Libreria Editrice vaticana, 2004) c’è una parte del capitolo Decimo dedicato all’ambiente che tratta specificatamente "L’uso delle biotecnologie" (nn. 472-480, pp. 260-263). Nell’Enciclica Caritas in veritate appena pubblicata al n. 27 il Pontefice Bendetto XVI ha scritto che "potrebbe risultare utile considerare le nuove frontiere che vengono aperte da un corretto impiego delle tecniche di produzione agricola tradizionali e di quelle innovative, supposto che esse siano state dopo adeguata verifica riconosciute opportune, rispettose dell'ambiente e attente alle popolazioni più svantaggiate".

In sintesi nel "Dizionario di Dottrina Sociale della Chiesa" alla voce "Biotecnologie" edito dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e pubblicato dalla Libreria Ateneo Salesiano alla voce Biotecnologie (pag. 88) è scritto: ci sono "gruppi di persone che, vedendo alcuni disastri ambientali e prevedendone altri maggiori, si oppongono fortemente allo sviluppo e all’applicazione della biotecnologia; non di rado tali gruppi sono mossi da una certa ideologia antiumanistica, quando propongono misure restrittive per la manipolazione delle specie vegetali animali, mentre favoriscono la manipolazione della persona umana, a livello di embrioni, in nome di finalità terapeutiche, ma anche con una permissività sempre più ampia nelle pratiche di aborto ecc."

"Occorre pertanto superare i due estremi: la biotecnologia non deve essere divinizzata né demonizzata – si legge –. La tecnica e, di conseguenza, la biotecnologia è una cosa buona, ma può essere usata male; è dunque necessario che, come ogni attività umana, l’economia, la politica e via dicendo, essa sia guidata dalla morale. La biotecnologia ha prodotto concretamente un grande sviluppo in molti settori, come la medicina, la farmacologia, la zootecnia ecc. che se correttamente utilizzato, potrà risolvere molte delle questioni sociali del mondo odierno".

Molti sostengono che le nuove biotecnologie arricchiranno solo le multinazionali. Lei cosa pensa in proposito?

Miranda: Credo che il problema non siano le multinazionali in quanto tali, ma la logica economica che sembra guidare non poche di esse. Se questa è finalizzata all’utilitarismo che pur di fare profitto passa sopra ai diritti delle persone e sfrutta selvaggiamente le risorse ambientali, è certo che ciò è male, e che non andranno molto lontano.

Se invece la logica è quella di investire per fare ricerca e realizzare prodotti che sono più efficienti, che riescono a far produrre di più e meglio, riducendo l’impatto ambientale, allora questo è un bene importante. Come insegna la dottrina sociale della Chiesa, la realizzazione del profitto non è un male, se questo va incentivare il processo virtuoso della crescita e del miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente.

In diversi casi alcune imprese si sono comportante in Africa in maniera odiosa, cercando di accaparrarsi le risorse senza aiutare lo sviluppo dei popoli, ma è anche vero che gran parte dello sviluppo del mondo si sta realizzando grazie ai prodotti e alle tecnologie fornite da imprese multinazionali. E poi i consumatori non sono certo ingenui, se acquistano i prodotti delle multinazionali è perchè, tenendo presenti i costi e benefici, questi sono migliori in qualità e rendimento.

Ad ottobre si svolgerà a Roma la seconda assemblea sinodale sull'Africa. Lei crede che un convegno come quello da voi organizzato potrà fornire spunti interessanti anche ai delegati al Sinodo?

Miranda: Noi speriamo ardentemente che la scienza e il buon senso delle persone che interverranno al convegno possano fornire materiale di studio e soluzioni per realizzare lo sviluppo dei popoli africani. In un certo senso abbiamo pensato di impegnare nella discussione proposta dal Sinodo anche scienziati e agricoltori che sono una parte importante della società civile africana


Da Benedetto XV a Benedetto XVI
Intervista a Mariano Fazio, autore di un libro sui due Papi

di Miriam Diez i Bosch

ROMA, martedì, 22 settembre 2009 (ZENIT.org).- Mariano Fazio (Buenos Aires, 1960), storico e filosofo, ha di recente pubblicato il libro “Da Benedetto XV a Benedetto XVI”, edito in Spagna da Rialp (www.rialp.com).

Fazio, che attualmente vive in Argentina, sottolinea che Benedetto XV e Benedetto XVI sono due Papi “che si trovano a governare la Chiesa in momenti di crisi” ed evidenzia, in questa intervista rilasciata a ZENIT, i parallelismi tra i due pontificati.

Lo storico fa anche riferimento alla “sana laicità”, un concetto caro a Benedetto XVI.

Mariano Fazio è sacerdote e docente di Storia delle dottrine politiche, presso la Facoltà di Comunicazione sociale istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce di Roma. È stato il primo decano di questa Facoltà e Rettore magnifico della stessa Università.

Tra Benedetto XV e Benedetto XVI vi sono altre differenze oltre a un numero in più? Quali sono le similitudini tra questi due pontificati?

Fazio: I due Papi si trovano a governare la Chiesa in momenti di crisi. Benedetto XV deve guidarla attraverso la tormenta della prima Guerra Mondiale: l’ottimismo della fine del secolo finiva (la cosiddetta Belle Époque) e iniziava la crisi della cultura della modernità.

È interessante notare come Benedetto XV si sforzi di incentrare tutto il suo magistero sulla carità cristiana e faccia di tutto per tamponare le ferite del conflitto bellico. In generale, è stato un Papa poco compreso, ma adesso si sta riabilitando il suo pontificato.

Anche Benedetto XVI si confronta con un momento di cambiamento culturale (anche se credo che ci troviamo nella stessa crisi culturale che si era manifestata con la Prima guerra mondiale) e come Benedetto XV pone il primato nella carità. Non dimentichiamo che la sua prima enciclica è Deus caritas est.

E di fronte alle ferite spirituali che provoca la dittatura del relativismo, Benedetto XVI propone un’apertura alla verità, ampliando la fiducia nella ragione umana.

Come percepisce Benedetto XVI il processo di secolarizzazione?

Fazio: Il Papa proviene dalla cultura europea e in particolare dell’Europa centrale, forse l’area più secolarizzata al mondo.

Per questo, nei suoi scritti precedenti alla elezione come successore di Pietro, si è incentrato nell’analisi di una situazione culturale segnata dall’assenza di Dio e dalla rottura antropologica che porta con sé la chiusura di fronte alla Trascendenza.

A mio avviso, attualmente il Papa ha una visione più diversificata del mondo contemporaneo, e nei suoi viaggi al di fuori dell’area europea ha trovato un’apertura alla trascendenza molto diversa da quella delle società europee anchilosate.

La seconda enciclica è sulla speranza, e in tutto il magistero benedettino aleggia questa virtù, che forse non era così presente nei suoi scritti precedenti il suo pontificato.

Il Papa avverte che negli Stati Uniti, in America latina, in Africa e in altri Paesi, si scorgono segnali evidenti dell’influenza della secolarizzazione come negazione dell’orizzonte trascendente, ma allo stesso tempo egli promuove la positività di tanti elementi presenti in queste aree che manifestano l’azione di Dio nella storia.

Benedetto XVI sta cercando di fare tutto il possibile da parte sua per restituire alla cultura europea le energie spirituali che la resero così grande e feconda nei secoli passati.

In cosa consiste la “sana laicità” che il Papa difende?

Fazio: Benedetto XVI, in piena continuità con i suoi predecessori, si presenta al mondo come araldo della verità sull’uomo.

La sua difesa della dignità della persona e la conseguente difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, dell’identità dell’istituzione familiare basata sul matrimonio eterosessuale (in realtà non esiste altro tipo di matrimonio), del primato della solidarietà, della necessaria salvaguardia della libertà religiosa, eccetera, non si inscrive in un progetto di ritorno allo Stato confessionale, ma rappresenta una affermazione di quei valori come propri della persona umana, senza distinzione di razza, credo, livello culturale o sociale.

Una visione, questa, così ricca della persona umana, a cui è possibile arrivare attraverso la ragione.

Certamente, la rivelazione dà una luce molto profonda sulla verità dell’uomo, ma non si tratta di verità confessionali.

La sana laicità comporta un atteggiamento di apertura a questi valori antropologici che dovrebbero essere la struttura portante della vita sociale, e che ripeto non sono valori esclusivamente cristiani.

Laicità significa riconoscere la distinzione tra Chiesa e Stato, religione e politica, ordine naturale e ordine soprannaturale, ma non consiste nell’indipendenza di un ordine morale naturale e universale.

L’opposto della laicità è il laicismo, che nega ogni presenza pubblica della religione e che proclama come unico atteggiamento morale con diritto di cittadinanza nella società democratica, il relativismo; e il clericalismo, che disconosce le distinzioni appena menzionate.

Quando la Chiesa difende la dignità della persona umana, non sta facendo politica partigiana, né sta promuovendo una crociata religiosa: semplicemente sta aiutando a ricordare a tutti gli uomini la loro dignità di persone umane. E questo rafforza la sana laicità.

Abbiamo abbandonato la cristianità per entrare nell'epoca di un nuovo cristianesimo?

Fazio: Se per cristianità intendiamo una società omogenea, retta da principi cristiani, con istituzioni pubbliche di carattere confessionale, è evidente che l’abbiamo abbandonata.

Ogni epoca della storia umana è fatta di luci e di ombre. Così anche per l’epoca della cristianità, in cui la maggiore tentazione era quella del clericalismo. Nella società occidentale attuale, la tentazione più pressante è quella del laicismo, nocivo tanto quanto il clericalismo.

Nel mio ultimo libro ho cercato di esporre l’evoluzione del magistero della Chiesa, il quale, in piena continuità con il passato, ma illuminato dallo Spirito Santo e facendo tesoro delle esperienze storiche vissute dalla Chiesa, ha visto con maggiore chiarezza una serie di elementi che sono presenti nel Vangelo, ma che il passare dei secoli aveva reso meno incisivi nella presenza pubblica dei cristiani nella società.

Oggi credo che comprendiamo meglio rispetto ai secoli passati quali siano le conseguenze del date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio (un sana laicità, lontana dal laicismo e dal clericalismo). Comprendiamo meglio anche quella frase del Vangelo di Giovanni, così cara a Giovanni Paolo II: la verità vi farà liberi.

Una Verità, quella cristiana, che si identifica con la Bellezza e la Bontà, e che occorre cercare liberamente (libertà religiosa) e, una volta trovata, vivere in pienezza.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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