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Venerdì, 23 Ottobre 2009: Accadde Oggi
Il mondo visto da Roma
SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Messaggio finale del Sinodo: “Africa, alzati e cammina!”
Il Sinodo incoraggia gli agenti pastorali che operano in Africa
Sinodo per l'Africa: anglicani e sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica
SANTA SEDE
Il Papa conferisce la prima Rosa d'Oro a una Madonna in Spagna
Etica e spiritualità, indispensabili nella cura del malato
Per un mondo più giusto, serve un “rafforzamento umano” dei poveri
NOTIZIE DAL MONDO
Il priore di Taizé ringrazia il Papa per il suo impegno ecumenico
La Commissione cattolico-ortodossa analizza il ruolo del Vescovo di Roma
Elezioni in Uruguay: è in gioco la difesa della famiglia
ITALIA
Su RU486 e kit eutanasico: diritto dei farmacisti all’obiezione di coscienza
Il Card. Vallini agli universitari:“siate sempre protagonisti della vostra vita”
INTERVISTE
Sinodo: speranza per l'Africa e per la pastorale della salute
Benedetto XVI e l’economia di comunione (parte II)
PAROLA E VITA
La fede è la luce della vita
FORUM
La strada per Roma degli anglicani
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Messaggio finale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa
Sinodo speciale sull'Africa
Messaggio finale del Sinodo: “Africa, alzati e cammina!”
Approvato questo venerdì in Aula alla vigilia della chiusura
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un Continente in movimento, con la Chiesa al suo fianco. Il “Messaggio al Popolo di Dio” della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi è un invito al coraggio e alla forza nella fede, perché “l’Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con lei”.
E allo stesso tempo una denuncia degli squilibri e degli egoismi che assediano l'Africa. Un richiamo alle responsabilità dei gruppi di potere locali e della comunità internazionale. Un appello al continente perché si rialzi e intraprenda decisamente la via della giustizia, della riconciliazione, della pace.
Il destino del continente - assicurano i Padri sinodali - è ancora nelle sue mani. Tutto ciò che esso domanda è avere spazio per respirare, crescere, prosperare. E perciò chiede soprattutto di essere trattato con rispetto e dignità dai potenti del mondo.
Anche perché - ribadiscono - povertà e conflitti che colpiscono gli africani non derivano tanto da fatalità naturali quanto piuttosto da decisioni e azioni di persone che non hanno alcuna considerazione per il bene comune: e questo - denunciano - a causa della criminosa complicità tra responsabili locali e interessi di entità straniere.
Il Nuntius (Messaggio) sinodale, presentato venerdì mattina in Aula, si compone di sette parti, più un’introduzione e una conclusione.
Si rivolge ai sacerdoti, perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali; ai fedeli laici, chiedono di essere il volto visibile della Chiesa nell'ambito pubblico. Mentre invocano politici santi che combattano la corruzione e lavorino al bene comune.
È forte l’appello alle famiglie cattoliche, chiamate ad un nuovo impegno nella società. Per rendere possibile ciò, spetta ai Governi garantire il giusto sostegno nella lotta alla povertà. In quest’ambito, è necessario un nuovo impegno nella promozione della donna, “spina dorsale” delle Chiese locali.
Non solo nell’ambito sociale, ma soprattutto nel rapporto con le ideologie “tossiche” sul genere e sulla sessualità. Il Messaggio si rivolge anche agli uomini, chiamati ad essere mariti e padri responsabili, che difendono la vita sin dal concepimento. Nell’ambito della famiglia, un’attenzione specifica è riservata ai giovani e ai bambini, presente e futuro dell’Africa.
Il Messaggio si sofferma anche sui tanti problemi del Continente. Circa la piaga dell’Aids, viene ribadito che la Chiesa è in prima linea nella lotta al virus e nella cura dei malati e che la questione non sarà risolta con la distribuzione di profilattici. Viene sottolineato invece il successo ottenuto dalla castità e dalla fedeltà.
Non manca un appello alla comunità internazionale perché tratti l’Africa con rispetto e dignità, cambi le regole del gioco economico e del debito estero africano, fermi lo sfruttamento delle multinazionali.
Il documento ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico ed interreligioso. Con i musulmani in particolare, il dialogo è possibile, si legge nel Messaggio, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede.
Tra gli altri temi trattati dal Messaggio, l’importanza del Sacramento della Riconciliazione e di programmi diocesani sulla pace, lo stop alla pratica della vendetta, il rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti, il ringraziamento ai missionari, la necessità di sostenere i migranti e i rifugiati nel mondo perché l’accoglienza è un dovere.
Il Sinodo incoraggia gli agenti pastorali che operano in Africa
Presentato questo venerdì nella Santa Sede il messaggio conclusivo
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I Padri sinodali hanno lanciato questo venerdì un appello a valorizzare il patrimonio che l'Africa rappresenta per la Chiesa universale e un'esortazione a tutti gli agenti evangelizzatori.
E' quanto si legge nel messaggio della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, presentato durante un incontro con i giornalisti nella Sala Stampa vaticana.
Il IV capitolo del messaggio, dedicato alla Chiesa in Africa, inizia valorizzando l'importanza del patrimonio di Egitto ed Etiopia per la storia della Chiesa, ricordando che le Chiese dei due Paesi sono “sopravvissute a numerose prove e persecuzioni” e “meritano un’alta considerazione e una collaborazione più stretta con le Chiese, molto più giovani, nel resto del continente”.
“La Chiesa, formata in questi luoghi e in altri soprattutto da stranieri, conta sulla solidarietà delle Chiese sorelle d’Africa perché mandino sacerdoti Fidei Donum ed altri missionari”, segnala il documento.
Una Chiesa missionaria
Durante il Sinodo, i Vescovi africani si sono mostrati soddisfatti dell'invito a realizzare una collaborazione sud-sud con l'opera missionaria in America Latina. “Crediamo che abbiamo molto da guadagnare non solo scambiandoci informazioni, ma anche collaborando”, dice il messaggio finale.
Il documento ricorda alcuni organismi come il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) – istituzione della solidarietà pastorale organica della gerarchia della Chiesa in Africa –, la cui missione è stata sottolineata dai Padri sinodali in varie occasioni.
Il messaggio conclusivo afferma che i Vescovi accettano la sfida di lavorare in unione con le Conferenze Episcopali: “L’unità dell’episcopato è fonte di grande forza, mentre la sua assenza spreca le energie, rende vani gli sforzi e apre uno spazio ai nemici della Chiesa per neutralizzare la nostra testimonianza”.
Quanto alla riconciliazione, tema centrale di questa assemblea episcopale, il documento osserva che “ogni Vescovo deve porre le questioni della riconciliazione, della giustizia e della pace come un’alta priorità nell’agenda pastorale della sua diocesi. Dovrebbe assicurare la creazione di Commissioni di Giustizia e Pace a tutti i livelli”.
“Dovremmo continuare a lavorare sodo nel formare le coscienze e nel cambiare i cuori, tramite una catechesi efficace a tutti i livelli. Questo deve andare oltre il 'semplice catechismo' per bambini e catecumeni che si preparano ai sacramenti”, hanno indicato i Padri sinodali.
Anno Sacerdotale
I Vescovi sottolineano quindi la missione indispensabile dei sacerdoti nel continente africano: “Il vostro esempio di vita insieme e in pace, superando le barriere tribali e razziali, può essere una potente testimonianza per gli altri”, hanno scritto.
“Questo viene dimostrato per esempio quando accogliete con gioia chiunque la Santa Sede nomina come vostri Vescovi, senza distinzioni di luogo di nascita. Molto della realizzazione dei piani pastorali diocesani per la riconciliazione, la giustizia e la pace dipenderà da voi”.
Il messaggio esorta anche alla fedeltà ai consigli evangelici, “in particolare a una vita di celibato nella castità, come pure a un distacco dalle cose materiali, è una testimonianza eloquente al Popolo di Dio”.
Allo stesso modo, segnala che l'Africa è diventata un “terreno fertile per numerose vocazioni”.
Altri agenti di evangelizzazione
I Padri sinodali hanno poi sottolineato il lavoro dei consacrati e dei religiosi, esortandoli a dare “la massima efficacia” al loro apostolato “attraverso la comunione leale e impegnata con la gerarchia locale”.
Hanno ricordato anche la vocazione dei laici del continente. “Non è un impegno facile – hanno riconosciuto –. Per questo dovete accostarvi assiduamente alle sorgenti della grazia, tramite la preghiera ed i sacramenti”.
Il documento fa riferimento al tema delle università cattoliche, che era stato uno dei principali punti di dibattito della I Assemblea Sinodale, realizzata nel 1994. “Ringraziamo Dio che negli ultimi 15 anni sono emerse molte di tali istituzioni, e molte altre sono in arrivo. Questo progetto ha una importanza capitale. Ma è necessario, se dobbiamo investire su un futuro di un laicato cattolico ben formato, specialmente di intellettuali, pronti e capaci di ergersi a testimoniare la propria fede nel mondo contemporaneo”.
Quanto ai cattolici impegnati nella vita pubblica, i Padri sinodali hanno detto che l'Africa ha bisogno di politici santi “che sgombreranno il continente dalla corruzione, che lavoreranno per il bene della gente e che sapranno come galvanizzare altri uomini e donne di buona volontà al di fuori della Chiesa ad unirsi contro i mali comuni che assillano le nostre nazioni”.
Il documento conclusivo si rivolge anche alle famiglie, avvertendo degli attacchi contro l'istituzione familiare e la vita con politiche che vengono da altri continenti.
“Siamo coscienti che molte delle nostre famiglie sono oggetto di grande pressione. La povertà spesso rende i genitori incapaci di prendersi buona cura dei propri figli, con conseguenze disastrose”. Per questo, hanno invitato i Governanti a evitare politiche che distruggano la vita e la famiglia.
Importanza è stata data al ruolo della donna nell'evangelizzazione del continente, ruolo che “dovrebbe essere riconosciuto e promosso, non solo in casa come mogli e madri, ma più generalmente anche nella sfera sociale”.
Il IV capitolo si rivolge infine ai giovani e ai bambini, che rappresentano più del 60% della popolazione africana. “La percentuale nella Chiesa non dovrebbe essere molto differente. Voi dovete essere strumenti di pace e all’avanguardia di un cambiamento sociale positivo. Sentiamo di dover dare un’attenzione particolare a voi, giovani adulti”, hanno dichiarato i Padri sinodali.
Sinodo per l'Africa: anglicani e sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica
Tema affrontato dai Vescovi nella presentazione del messaggio finale del Sinodo
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Le disposizioni della Santa Sede nei confronti degli anglicani che hanno chiesto l'adesione alla Chiesa cattolica, e soprattutto la dispensa dal celibato per i sacerdoti sposati, non avranno “un impatto fondamentale” in Africa.
Lo hanno affermato i Vescovi presenti alla conferenza stampa che ha avuto luogo questo venerdì nella Santa Sede per far conoscere il "nuntius" ("messaggio") conclusivo della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.
Una giornalista ha formulato questa domanda dopo che martedì scorso la Santa Sede ha annunciato la prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica di Benedetto XVI con cui la Chiesa accetta la richiesta di molti Vescovi, sacerdoti e fedeli anglicani di entrare in piena e visibile comunione con lei.
Gli ex anglicani che vogliono aderire pienamente alla Chiesa faranno parte di una struttura canonica speciale, che conterà sul proprio ordinario (un Vescovo o un sacerdote) e suoi propri sacerdoti, seminaristi e fedeli.
Questa struttura prevede anche alcuni adattamenti alla tradizione anglicana. Si permetterà ai sacerdoti anglicani sposati di essere ordinati come presbiteri nella Chiesa cattolica e di esercitare il ministero mantenendo la vita familiare da sposati.
Di fronte alla questione, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria) e presidente della Commissione per il messaggio finale del Sinodo, ha risposto che la dispensa dal celibato per i sacerdoti ex anglicani non porterà il clero del suo Paese ad avere problemi a vivere questa disciplina.
“Questo non avrà un impatto fondamentale nel nostro continente”, ha dichiarato.
Circa il fatto che molti fedeli anglicani passeranno alla Chiesa cattolica, ha affermato che “sono loro che non sono contenti della situazione anglicana. Sono loro che vogliono arrivare a questa comunione con Roma”.
Monsignor Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo del Cairo dei Caldei (Egitto), ha osservato che nel suo Paese convivono senza problemi sacerdoti sposati, appartenenti al rito orientale, e celibi.
Anche dove si permette l'ordinazione di sacerdoti sposati, ha aggiunto, c'è una tendenza al celibato che molti presbiteri accolgono in modo volontario. “Questo non crea problemi, è assolutamente normale. La tendenza è verso il celibato, non il contrario. Almeno è l'esperienza dell'Egitto”, ha concluso.
Santa Sede
Il Papa conferisce la prima Rosa d'Oro a una Madonna in Spagna
La Virgen de la Cabeza, patrona della Diocesi di Jaén
JAÉN, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha concesso la Rosa d'Oro alla Virgen de la Cabeza, patrona della Diocesi di Jaén, che diventa così l'unica immagine mariana in Spagna ad aver ricevuto questa onorificenza pontificia.
Questo mercoledì, il Vescovo di Jaén, monsignor Ramón del Hoyo, ha mostrato durante una conferenza stampa la Rosa d'Oro.
Si tratta di una pianta di rosa dorata con fiori, boccioli e foglie, collocata in un vaso d'argento in stile rinascimentale posto in un astuccio con lo stemma papale.
Ha un'iscrizione in latino che dice: “Benedetto XVI. Rosa d'Oro. Per l'immagine della Beata Vergine Maria de la Cabeza, Patrona Celeste della Diocesi di Jaén. Concessione benignissima. 22 novembre 2009”.
Il Vescovo di Jaén aveva chiesto la Rosa d'Oro al Santo Padre in occasione dell'Anno Giubilare che la Diocesi celebra in onore della sua patrona nel centenario della sua incoronazione canonica.
Formulando questa richiesta, monsignor Del Hoyo aveva affermato che in suo onore si celebra il pellegrinaggio più antico della Spagna e che migliaia di fedeli le sono devoti.
Per commemorare il 50° anniversario della sua proclamazione a patrona della Diocesi di Jaén, la Virgen de la Cabeza verrà portata a novembre dal suo Santuario della Sierra Morena, nella località di Andújar, alla Cattedrale di Jaén.
Vi rimarrà da sabato 14 a domenica 22 novembre, e durante la sua presenza nella Cattedrale si celebreranno vari atti liturgici, pastorali, formativi e culturali.
Quando l'immagine sarà nella Cattedrale, monsignor Del Hoyo, a nome del Papa, collocherà la Rosa d'Oro ai piedi della Virgen de la Cabeza. In seguito, il simbolo verrà portato insieme all'immagine al Santuario del Cerro de la Cabeza.
Storia della Rosa d'Oro
La Rosa d'Oro è un riconoscimento papale a personalità cattoliche di spicco istituito da Papa Leone IX nel 1049.
Inizialmente la ricevevano re e dignitari, poi quasi esclusivamente regine. Dopo il Concilio Vaticano II, l'onorificenza è diventata un dono dei Papi alla Madonna: di Fatima nel 1965 da parte di Paolo VI; di Aparecida (Brasile) nel 1967 da parte di Paolo VI; di Luján (Argentina) nel 1982 da parte di Giovanni Paolo II; di Guadalupe; di Loreto; dell'Evangelizzazione a Lima (Perù) nel 1988 da parte di Giovanni Paolo II; di Jasna Góra a Czestochowa (Polonia) nel 2006, di Aparecida nel 2007 e di Pompei nel 2008 da parte di Benedetto XVI.
Sulla “Rosa d'Oro” esiste un racconto romantico scritto nel XIX secolo dallo spagnolo Leopoldo Alas (Clarín), basato su questo dono papale e sul furto che subì la chiesa di San Maurizio e di Santa Maria Maddalena a Hall, nell'Europa Centrale, dove si custodiva una “rosa d'oro” (gemacht vonn golde, dice un codice antico), regalo di Leone X alla Chiesa di quella zona.
Secondo il racconto, probabilmente basato su leggende locali, la rosa venne rubata dalla chiesa da un giovane che voleva donarla alla dama di cui era innamorato.
La donna, quando si rese conto della follia commessa dal ragazzo, si recò in pellegrinaggio a Roma per restituirla al Papa. Il Vescovo di Roma trattenne la rosa, tranquillizzò la ragazza e la rimandò nel suo Paese con una generosa donazione per il viaggio e per quella Chiesa.
Anni dopo, la rosa arrivò come dono del Papa a Maria Blumengold, la dama che si era recata in pellegrinaggio a Roma.
Il Papa benediceva prima di Pasqua, nella domenica de Laetare, le rose d'oro che poi inviava, con le sue ambasciate, a regine e altre dame illustri che si erano distinte per la difesa della Chiesa o dei più deboli, così come alle Chiese predilette e alle città amiche.
Etica e spiritualità, indispensabili nella cura del malato
L'Arcivescovo Zimowski a un convegno su medicine tradizionali e complementari
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La persona malata deve essere considerata nella nella sua integralità: è quanto sottolineato dall’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, nella prolusione al Seminario “Etica e spiritualità della Sanità. Medicine tradizionali e complementari. Nuove ricerche e orientamenti”, svoltosi al Palazzo della Cancelleria di Roma, il 20 e il 21 ottobre scorsi.
Nel suo intervento, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari si è soffermato sulla dimensione spirituale della cura dei malati, sottolineando che “l’etica e la spiritualità costituiscono l’essenza dell’essere umano” e quindi rivelano tutte le loro ricchezze nell’ambito della salute, della sofferenza e della malattia.
L’etica e la spiritualità, ha aggiunto – secondo quanto riferito da Radio Vaticana –, “si presentano molto più come un’esigenza e un’esperienza”, che “un’elaborazione teorica”.
Dati i limiti della medicina ufficiale, ha rilevato mons. Zimowski, è necessario che il personale sanitario guardi alla persona malata “nella sua integralità”. Il servizio ai malati, ha ribadito, “abbraccia tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, spirituale e sociale”.
Ecco perché, nei suoi insegnamenti, ha rilevato il presule, la Chiesa fornisce “una base antropologica solida per la riflessione etica e bioetica” e al tempo stesso “riconosce espressamente delle responsabilità etiche agli operatori sanitari”.
La Chiesa, ha proseguito, insegna che il ministero pastorale, “in seno alle strutture sanitarie, non può in alcun caso ridursi all’amministrazione dei Sacramenti ai malati”.
Si tratta piuttosto di “un’azione ecclesiale dove la vita sacramentale dei malati e del personale medico si integra con l’annuncio vigoroso e continuo del Vangelo”.
Ancor più oggi, ha detto richiamando le parole di Giovanni Paolo II, in un mondo in cui “i pericoli possono nascondersi dietro un arsenale di tecniche e dispositivi d’apparecchiature ultramoderne o provenire dalla desolante solitudine dei malati lasciati a se stessi”.
Tuttavia, ha precisato, la salvaguardia della buona salute non è il fine ultimo della vita. Come afferma, infatti, Benedetto XVI nella “Spe Salvi”, “dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità “, “questo potrebbe realizzarlo solo Dio”.
Per un mondo più giusto, serve un “rafforzamento umano” dei poveri
Proposta del rappresentante vaticano all'ONU
di Roberta Sciamplicotti
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Nel contesto della crisi attuale, gli accordi commerciali internazionali e le dichiarazioni finanziarie devono assicurare agli Stati uno spazio politico ed economico sufficiente per adempiere alle proprie responsabilità, soprattutto quelle relative allo sviluppo umano dei poveri.
Lo ha affermato questo giovedì a New York l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenendo alla 64ª sessione dell'Assemblea Generale dell'organismo sull'item 57, “Sradicamento della povertà e altre questioni relative allo sviluppo”.
“L'implementazione di un sistema economico nazionale e internazionale che serva realmente gli interessi dei poveri richiede che questi siano capaci di difendere e promuovere i loro diritti nel contesto della regola della legge a livello nazionale e internazionale”, ha dichiarato il presule.
Ciò, tuttavia, “non è abbastanza”. Bisogna infatti “promuovere un vero rafforzamento umano dei poveri e fornire, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore accesso all'istruzione”, andando al di là dell'educazione di base o della formazione professionale, pure “importanti cause di sviluppo”, per concentrarsi sulla “formazione totale della persona”.
L'aumento della povertà, fulcro della crisi
La questione dello sradicamento della povertà, ha affermato monsignor Migliore, continuerà ad essere presente nelle delibere dell'Assemblea Generale “finché le limitazioni umane e le mutevoli circostanze storiche favoriranno punti deboli, squilibri sociali e ingiustizie”.
Nel momento attuale, “Governi e agenzie intergovernative stanno predicendo la fine della situazione sfavorevole provocata dalla crisi finanziaria del 2008 e l'inizio della ripresa nelle maggiori economie mondiali”.
Ad ogni modo, ha riconosciuto, “anche l'approccio più ottimista ammette che la ripresa sarà molto lenta, e non ci sono garanzie del fatto che non ci saranno ulteriori shock e battute d'arresto, inclusi quelli innescati dall'uso inappropriato di misure adottate per frenare gli effetti della crisi attuale”.
Il vero fattore di crisi, sottolinea, “non è la rottura delle strutture economiche internazionali ampiamente fondate su basi deboli se non fittizie, ma il netto peggioramento della povertà in un mondo già attanagliato da una miseria intollerabile”.
Quanti sostengono l'impatto della crisi, inoltre, vengono menzionati “solo marginalmente” nel discorso pubblico, anche se “il loro numero è salito alle stelle e le opportunità di reintegrarli nella futura crescita economica sono piuttosto scarse, quando non inesistenti”.
In questo contesto, secondo l'Arcivescovo non basta rilanciare l'economia globale e stabilire regole e controlli nuovi “per assicurare un settore finanziario meno incerto e traumatico”, ma bisogna piuttosto “lavorare in vista di un cambiamento qualitativo nella gestione degli affari internazionali”.
Diminuzione degli aiuti allo sviluppo
Il rappresentante della Santa Sede ha quindi ricordato il declino degli aiuti ufficiali allo sviluppo negli anni che hanno preceduto la crisi economica, soprattutto il 2006 e il 2007, sottolineando che questo trend è aumentato nel 2008 e nella prima metà di quest'anno, apparentemente per “il desiderio di utilizzare tutti i fondi disponibili per prevenire un ulteriore collasso finanziario”.
Quest'ultima, tuttavia, è un'argomentazione “infondata”, perché “la cifra necessaria per rispettare gli impegni ufficiali per l'assistenza allo sviluppo è drasticamente inferiore a quella destinata a restaurare il sistema finanziario globale”.
Rimandare la necessaria assistenza allo sviluppo, ha denunciato il presule, non fa altro che ribadire “le radici morali della crisi”, ovvero la “mancanza di solidarietà e di responsabilità per gli effetti a lungo termine delle misure economiche”.
Per monsignor Migliore, solo “un investimento costante e sostenuto in tutti gli uomini e le donne” riuscirà ad assicurare “la minima stabilità politica ed economica necessaria per il bene comune universale”.
Per questo, ha concluso, è necessario “implementare gli impegni politici internazionali senza indugio e senza scuse”, perché si possa arrivare a una soluzione che sia realmente “completa e duratura”.
Notizie dal mondo
Il priore di Taizé ringrazia il Papa per il suo impegno ecumenico
Alla Comunità di Taizé il premio per l'Ecumenismo dell'Accademia Cattolica bavarese
di Michaela Koller
MONACO DI BAVIERA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Fratel Alois Löser, priore della Comunità di Taizé, ha ringraziato questo giovedì a Monaco di Baviera gli sforzi di Papa Benedetto XVI e il suo coraggio nel promuovere la riconciliazione con i tradizionalisti.
In alcune dichiarazioni a ZENIT, il priore ha affermato che “è un'iniziativa importante, anche se alcuni risultati non sono stati piacevoli”.
Fratel Alois si trovava a Monaco per ricevere il premio per l'Ecumenismo 2009 presso l'Accademia Cattolica della Baviera come rappresentante della sua Comunità.
Il priore ha espresso la particolare soddisfazione della Comunità per il dialogo cattolico-ortodosso grazie alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse a Paphos (Cipro), che rappresenta “un passo avanti”.
Tra la Comunità di Taizé e varie Chiese ortodosse esiste già da tempo un intenso scambio. Oltre alle visite di Taizé ai rispettivi Patriarchi, sia l'ex Patriarca ortodosso russo Alessio II che il suo successore Kirill I hanno visitato Taizé. “Abbiamo buoni rapporti – ha spiegato fratel Alois –. Il Patriarca Kirill è già stato due volte con noi”.
Molti giovani delle Chiese ortodosse, come quelle di Serbia, Romania, Ucraina e Russia, vanno a Taizé. Fratel Alois e i suoi confratelli li esortano a recarsi nelle chiese in cui sono stati battezzati una volta tornati da Taizé.
“Taizé non può essere il punto di riferimento della loro fede – ha dichiarato –. Devono esserlo le chiese locali”.
L'ex Patriarca di Mosca Alessio conosceva e apprezzava questo atteggiamento dei fratelli di Taizé.
Allo stesso tempo, si è mostrato grato per la fiducia che Papa Benedetto XVI ha riposto nella Comunità e per il fatto che in un'udienza abbia esortato il suo impegno ecumenico.
Nelle sue parole di ringraziamento, di fronte alla persistente separazione delle Chiese, fratel Alois ha sottolineato: “Ciò che ci unisce è molto più importante di ciò che ci divide. I cristiani non devono continuare a perdere energie nelle piccole guerre, che a volte si verificano anche all'interno delle stesse Chiese”.
“Finché i cristiani vivranno separati il messaggio del Vangelo non si potrà comprendere”, ha avvertito. La riconciliazione è “il cuore del Vangelo”. Per questo, ha chiesto di organizzare in modo regolare notti di preghiera interconfessionali per i giovani, “nei luoghi importanti” come le frontiere, le carceri o le zone urbane in crisi.
Il premio prevede una somma di 10.000 euro concessa dalla Fondazione Wilhelm und Antonia Gierlichs Stiftung. Il vincitore precedente era stato il Presidente del Pontificio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Cardinale Walter Kasper.
Annunciando l'assegnazione del premio ecumenico 2009, l'Accademia Cattolica della Baviera ha spiegato che Taizé “è un modello, in quanto unisce l'apertura ecumenica e la scommessa sulla tradizione della propria fede, in vista del II Congresso Nazionale Ecumenico nel 2010 a Monaco”.
Il denaro del premio, ha riferito il priore della Comunità di Taizé, verrà utilizzato per stampare un milione di Bibbie da distribuire nella Repubblica Popolare Cinese.
La Comunità di Taizé è nata in Borgogna il 17 aprile 1949, fondata dal teologo riformato Roger Schutz. Le origini della Comunità, tuttavia, risalgono alla Seconda Guerra Mondiale.
Attualmente è formata da circa 100 fratelli di varie confessioni di più di 20 Nazioni, che lavorano e pregano, non solo a Taizé. In solidarietà con le persone che vivono nella povertà, c'è una piccola comunità di fratelli in Africa, Asia e America Latina.
Dal 1978 si celebra per vari giorni una riunione annuale europea. Quest'anno i fratelli si riuniranno a Poznań (Polonia) dal 29 dicembre 2009 al 2 gennaio 2010. A intervalli regolari si celebrano anche riunioni fuori dall'Europa.
La Comunità di Taizé è conosciuta in tutto il mondo non solo per i suoi obiettivi ecumenici, ma anche per le sue preghiere e i suoi canti, tradotti in molte lingue.
La Commissione cattolico-ortodossa analizza il ruolo del Vescovo di Roma
In una riunione a Cipro tra le proteste dei radicali
di Jesús Colina
PAPHOS (Cipro), venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi dal 16 al 23 ottobre a Paphos (Cipro), ha fatto passi avanti nella riflessione comune sull'argomento decisivo per ritrovare l'unità: il ruolo del Vescovo di Roma.
L'ambiente cordiale della riunione è stato alterato dalle manifestazioni di protesta di alcuni radicali ortodossi contro il dialogo con la Chiesa cattolica. Di fronte alla violenza delle protesta, la Polizia di Cipro ha arrestato quattro cittadini e due monaci del Monastero di Stavrovuni, secondo quanto ha confermato Amen.gr.
Un comunicato congiunto inviato dagli organizzatori dopo la riunione conferma che nell'incontro si è andati avanti nella redazione di un documento congiunto sul tema "Il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio".
Il documento si basa su una "bozza preparata dal Comitato Congiunto di Coordinamento, che si è riunito a Elounda (Creta, Grecia) lo scorso anno".
"Durante questa plenaria, la Commissione ha preso in considerazione e ha emendato la bozza del Comitato Congiunto di Coordinamento, e ha deciso di completare la sua opera sul testo il prossimo anno, convocando un altro incontro della Commissione Congiunta", segnala la nota.
Il documento risponde alla richiesta rivolta da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica "Ut unum sint" sull'"impegno ecumenico" (25 maggio 1995), in cui proponeva di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova" (n. 95).
Ciò, aggiungeva, è possibile perché "per un millennio i cristiani erano uniti dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede romana, qualora fossero sorti fra loro dissensi circa la fede o la disciplina".
Lo stesso Papa ha invitato a cercare, "evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri".
Alla riunione hanno partecipato 20 membri cattolici ed erano rappresentate tutte le Chiese ortodosse, con l'eccezione del Patriarcato di Bulgaria.
La Commissione ha lavorato sotto la direzione dei suoi due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita Ioannis Zizioulas di Pergamo.
Sabato 17 ottobre i co-presidenti e altri partecipanti, tra i quali il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sono stati ricevuti al Palazzo Presidenziale dal Presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha espresso la speranza che questo importante dialogo continui in un mondo ancora diviso, come la stessa Cipro, e ha porto i suoi auguri per il progresso sulla via della comunione tra le due Chiese in futuro.
Secondo quanto si è spiegato nel comunicato finale, i rappresentanti ortodossi "hanno discusso tra le altre cose le reazioni negative al dialogo da parte di certi circoli ortodossi, e le hanno unanimemente ritenute infondate e inaccettabili, dicendo che diffondono informazioni false e fuorvianti".
"Tutti i membri ortodossi della Commissione hanno ribadito che il dialogo continua per decisione di tutte le Chiese ortodosse e viene perseguito con fedeltà alla Verità e alla Tradizione della Chiesa".
Secondo Amen.gr, il rappresentante stampa della Polizia, il Commissario superiore Michele Katsunotos, ha dichiarato che gli arrestati erano entrati e avevano occupato la cappella di San Giorgio, che si trova nella sede di Paphos, dove si sono svolti i lavori della Commissione Mista.
Precedentemente si era recato alla cappella il Metropolita di Paphos Giorgio, accompagnato da un gruppo di poliziotti per dissuadere i manifestanti.
Da parte loro, aggiunge il comunicato, i rappresentanti cattolici hanno considerato la bozza sul primato del Vescovo di Roma "una buona base per il nostro lavoro" e hanno confermato "l'intenzione di portare avanti il dialogo con fiducia reciproca, in obbedienza alla volontà del Signore".
La Commissione Mista, istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Demetrio I a Istanbul il 30 novembre 1979, festa di Sant'Andrea (patrono di Costantinopoli), ha iniziato il suo operato nel 1980 e ha ripreso i lavori nel 2006 dopo una parentesi di sei anni dovuta ad alcune divergenze.
Elezioni in Uruguay: è in gioco la difesa della famiglia
L'Istituto Arcidiocesano di Bioetica chiede ai cittadini un voto consapevole
MONTEVIDEO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- In vista delle elezioni che si svolgeranno questo sabato in Uruguay, l'Istituto Arcidiocesano di Bioetica ha pubblicato un comunicato in cui propone alcuni punti di discernimento per eleggere il nuovo Presidente del Paese.
Il testo afferma che tra i criteri devono figurare la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e la promozione della famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Secondo l'Istituto, questi valori non hanno solo un carattere confessionale, ma “derivano semplicemente da una retta comprensione razionale di quello che è l'essere umano”.
Per questo, segnala la nota, “sono sottoscritti e sostenuti da una grande quantità di persone appartenenti a un ampio ventaglio di posizioni filosofiche, compresi atei, agnostici, credenti di varie religioni e fratelli cristiani di altre confessioni”.
Leggi contro la famiglia
L'Istituto Arcidiocesano di Bioetica sostiene che quando si vuole equiparare giuridicamente l'unione tra persone omosessuali a quella di una coppia formata da un uomo e una donna si verifica una grande distorsione del concetto di famiglia: “La feriscono e contribuiscono alla sua destabilizzazione, offuscando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”.
Il 9 settembre scorso, l'Uruguay è diventato il primo Paese dell'America Latina ad approvare la legge per l'adozione da parte di coppie omosessuali, dopo che nel 2007 erano state legalizzate anche le unioni tra persone dello stesso sesso.
Per questo, indica il comunicato, la promozione della famiglia e del matrimonio “è tanto più necessaria quanto più si negano o si distorcono i principi, perché questo rappresenta un'offesa contro la verità della persona umana, una grave ferita alla giustizia stessa”.
Allo stesso modo, l'Istituto di Bioetica ha invitato a “giudicare con senso critico le politiche concrete per il loro modo di affrontare il problema globale della vita umana nell'Uruguay di oggi”.
I candidati che si affronteranno questo sabato per succedere all'attuale Presidente Tabaré Vásquez sono José Mujica, del Frente Amplio, che guida i sondaggi con il 44% delle preferenze, e Luis Alberto Lacalle, del Partido Nacional, con il 29%.
Insieme al Presidente si vota per eleggere il vicepresidente e il Parlamento. Verranno eletti 30 senatori e 99 deputati per la XVII Legislatura.
Per vincere al primo turno elettorale, il candidato dovrà ottenere più del 50% dei voti. In caso contrario, sarà necessario un ballottaggio domenica 29 novembre. Il Presidente eletto entrerà in carica il 1° marzo 2010.
Italia
Su RU486 e kit eutanasico: diritto dei farmacisti all’obiezione di coscienza
Il Segretario generale della CEI al Convegno nazionale dell’Unione Farmacisti Cattolici Italiani
di Mirko Testa
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I farmacisti hanno il diritto e il dovere all'obiezione di coscienza quando si tratta di fornire prodotti “che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia”. E' quanto ha dichiarato questo venerdì mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in paertura dei lavori del Convegno nazionale dell’Unione Farmacisti Cattolici Italiani (UCFI).
Intevenendo all'incontro in svolgimento presso la Casa Bonus Pastor di Roma sul tema: “L’obiezione di coscienza del farmacista, tra diritto e dovere”, il presule ha affermato che tale questione riguarda oggi sia “taluni farmaci abortivi (come la RU486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi, quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo”, sia “taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni paesi europei, come ad esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico”.
Dalla metà di aprile del 2005, in Belgio, dietro presentazione di una prescrizione dettagliata, i medici di base possono acquistare presso le farmacie, al prezzo di 60 euro, un “kit per l’eutanasia” contenente tre dosi di un potente barbiturico, un paralizzante e qualche dose di sonnifero.
Nel 2008, stando ai dati presentati dalla Commissione federale di controllo e di valutazione, sono state registrate 705 dichiarazioni di eutanasia. Dal settembre 2002 in Belgio una legge stabilisce, infatti, la non punibilità del medico che pratichi il suicidio assistito.
In Italia, mentre in ambito sanitario l’obiezione di coscienza è prevista dalla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza e dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per quanto riguarda la vendita dei farmaci essa non è prevista né dalla legge né dal codice etico dei farmacisti.
Riguardo la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, prodotta in Italia con il nome commerciale di Norlevo e qualificata come “contraccettivo d’emergenza”, il presule ha ricordato che “in base alle evidenze scientifiche disponibili non si può escludere la concreta possibilità di un’azione post-fertilizzativa del farmaco stesso nelle ipotesi in cui, essendosi già verificata la fecondazione dell’ovulo e quindi la formazione dell’embrione, viene impedito all’embrione stesso di iniziare l’impianto nella parete uterina, con evidente effetto abortivo”.
A tal proposito, citando la prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente del settembre scorso, ha parlato del “rischio di una ulteriore banalizzazione del valore della vita”, ed ha sottolineato l'incoerenza di una legge 194 che nega ai farmacisti un diritto invece assicurato al personale sanitario.
Al contrario, ha sottolineato mons. Crociata, proprio i farmacisti sono chiamati a dare in questo ambito “una chiara testimonianza”, in quanto - come ha affermato Benedetto XVI parlando nell'ottobre del 2007 ai partecipanti al 25° Congresso internazionale dei farmacisti cattolici - essi rappresentano gli “intermediari fra il medico e il paziente” e svolgono “un ruolo educativo verso i pazienti per un uso corretto dell’assunzione dei farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche dell’utilizzazione di alcuni farmaci”.
“Per il farmacista cattolico, aderire all’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana, che è di natura etica e morale, rappresenta anzitutto un dovere, sicuramente difficile da adempiere in concreto ma al quale non può rinunciare”, ha ribadito il Segretario generale della CEI.
“Bisogna perciò, come singoli farmacisti e come associazione, attingere al patrimonio morale e agli insegnamenti della Chiesa e coordinarsi con l’azione pastorale che essa esercita a tutela della vita e a servizio dei malati”, ha detto qualificando poi come “significativa e lodevole” la scelta dell'UCFI di firmare il manifesto “Liberi per Vivere” promosso dal’Associazione Scienza & Vita.
“D’altra parte – ha aggiunto in seguito –, la riflessione ecclesiale che la Chiesa che è in Italia sta portando avanti sul tema dell’educazione rappresenta anche la via per un rilancio culturale della vostra professione, che spesso rischia di essere percepita e regolamentata come una pura attività commerciale, svuotata della sua dignità ed esposta a logiche economiche di tipo unicamente mercantile”.
Da questo punto di vista, ha precisato mons. Crociata, “il diritto-dovere all’obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti”, perché “educare le coscienze […] è oggi una priorità per il bene comune e l’interesse di tutti e una missione alta e certamente impegnativa”.
“Desidero quindi esortare voi tutti ad essere testimoni coraggiosi nell’esercizio della professione del valore inalienabile della vita umana, soprattutto quando è più debole e indifesa”, ha concluso infine.
Il Card. Vallini agli universitari:“siate sempre protagonisti della vostra vita”
Il Vicario del Papa incontra le matricole di alcune università cattoliche di Roma
di Marina Tomarro
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Quando si arriva all’università si desidera fare un percorso di scienza. Non è solo affrontare gli esami ma qualche cosa di più. Ma quando comincia questo viaggio, arriva anche il tempo del dubbio, di domande che restano senza risposta, interrogativi che solo il Risorto può aiutarci a chiarire”. Così il Cardinale Vicario Agostino Vallini ha salutato gli studenti universitari presenti all’incontro che si è svolto giovedì sera a Roma nella Pontificia Università Lateranense.
Organizzata dall’Ufficio della pastorale universitaria del Vicariato la serata era rivolta alle matricole iscritte all’Università Cattolica Sacro Cuore, all’Università Europea di Roma, al Campus Biomedico e alla Libera Università Maria Santissima Assunta.
“Avere dubbi, subire delusioni - ha spiegato il porporato - è normale durante la vostra vita, perché proprio da quelle sconfitte troverete le risposte ai vostri interrogativi”.
“Anche i discepoli lungo la strada di Emmaus erano disorientati dalla morte di Gesù – ha raccontato –. Cristo stesso allora si avvicinò loro e spiegò che per entrare nella Gloria era necessario che patisse il supplizio della Croce”.
“Dalle tenebre alla luce della resurrezione. Solo allora ai discepoli si aprirono i cuori e lo riconobbero”, ha spiegato il porporato.
Dal canto loro gli studenti hanno salutato il Cardinale esprimendo riconoscenza per l’incontro, parlandogli dell’importanza delle cappellanie universitarie all’interno degli atenei, punti di riferimento soprattutto per i ragazzi fuori sede, che in esse possono trovare non solo un aiuto spirituale ma anche una mano concreta nei piccoli disagi quotidiani di chi comincia un nuovo cammino lontano da casa.
“Siate sempre protagonisti della vostra vita – ha concluso il Cardinale – e possiate diventare voi stessi annunciatori della Parola di Dio”.
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Messaggio finale del Sinodo: “Africa, alzati e cammina!”
Il Sinodo incoraggia gli agenti pastorali che operano in Africa
Sinodo per l'Africa: anglicani e sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica
SANTA SEDE
Il Papa conferisce la prima Rosa d'Oro a una Madonna in Spagna
Etica e spiritualità, indispensabili nella cura del malato
Per un mondo più giusto, serve un “rafforzamento umano” dei poveri
NOTIZIE DAL MONDO
Il priore di Taizé ringrazia il Papa per il suo impegno ecumenico
La Commissione cattolico-ortodossa analizza il ruolo del Vescovo di Roma
Elezioni in Uruguay: è in gioco la difesa della famiglia
ITALIA
Su RU486 e kit eutanasico: diritto dei farmacisti all’obiezione di coscienza
Il Card. Vallini agli universitari:“siate sempre protagonisti della vostra vita”
INTERVISTE
Sinodo: speranza per l'Africa e per la pastorale della salute
Benedetto XVI e l’economia di comunione (parte II)
PAROLA E VITA
La fede è la luce della vita
FORUM
La strada per Roma degli anglicani
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Messaggio finale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa
Sinodo speciale sull'Africa
Messaggio finale del Sinodo: “Africa, alzati e cammina!”
Approvato questo venerdì in Aula alla vigilia della chiusura
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un Continente in movimento, con la Chiesa al suo fianco. Il “Messaggio al Popolo di Dio” della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi è un invito al coraggio e alla forza nella fede, perché “l’Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con lei”.
E allo stesso tempo una denuncia degli squilibri e degli egoismi che assediano l'Africa. Un richiamo alle responsabilità dei gruppi di potere locali e della comunità internazionale. Un appello al continente perché si rialzi e intraprenda decisamente la via della giustizia, della riconciliazione, della pace.
Il destino del continente - assicurano i Padri sinodali - è ancora nelle sue mani. Tutto ciò che esso domanda è avere spazio per respirare, crescere, prosperare. E perciò chiede soprattutto di essere trattato con rispetto e dignità dai potenti del mondo.
Anche perché - ribadiscono - povertà e conflitti che colpiscono gli africani non derivano tanto da fatalità naturali quanto piuttosto da decisioni e azioni di persone che non hanno alcuna considerazione per il bene comune: e questo - denunciano - a causa della criminosa complicità tra responsabili locali e interessi di entità straniere.
Il Nuntius (Messaggio) sinodale, presentato venerdì mattina in Aula, si compone di sette parti, più un’introduzione e una conclusione.
Si rivolge ai sacerdoti, perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali; ai fedeli laici, chiedono di essere il volto visibile della Chiesa nell'ambito pubblico. Mentre invocano politici santi che combattano la corruzione e lavorino al bene comune.
È forte l’appello alle famiglie cattoliche, chiamate ad un nuovo impegno nella società. Per rendere possibile ciò, spetta ai Governi garantire il giusto sostegno nella lotta alla povertà. In quest’ambito, è necessario un nuovo impegno nella promozione della donna, “spina dorsale” delle Chiese locali.
Non solo nell’ambito sociale, ma soprattutto nel rapporto con le ideologie “tossiche” sul genere e sulla sessualità. Il Messaggio si rivolge anche agli uomini, chiamati ad essere mariti e padri responsabili, che difendono la vita sin dal concepimento. Nell’ambito della famiglia, un’attenzione specifica è riservata ai giovani e ai bambini, presente e futuro dell’Africa.
Il Messaggio si sofferma anche sui tanti problemi del Continente. Circa la piaga dell’Aids, viene ribadito che la Chiesa è in prima linea nella lotta al virus e nella cura dei malati e che la questione non sarà risolta con la distribuzione di profilattici. Viene sottolineato invece il successo ottenuto dalla castità e dalla fedeltà.
Non manca un appello alla comunità internazionale perché tratti l’Africa con rispetto e dignità, cambi le regole del gioco economico e del debito estero africano, fermi lo sfruttamento delle multinazionali.
Il documento ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico ed interreligioso. Con i musulmani in particolare, il dialogo è possibile, si legge nel Messaggio, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede.
Tra gli altri temi trattati dal Messaggio, l’importanza del Sacramento della Riconciliazione e di programmi diocesani sulla pace, lo stop alla pratica della vendetta, il rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti, il ringraziamento ai missionari, la necessità di sostenere i migranti e i rifugiati nel mondo perché l’accoglienza è un dovere.
Il Sinodo incoraggia gli agenti pastorali che operano in Africa
Presentato questo venerdì nella Santa Sede il messaggio conclusivo
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I Padri sinodali hanno lanciato questo venerdì un appello a valorizzare il patrimonio che l'Africa rappresenta per la Chiesa universale e un'esortazione a tutti gli agenti evangelizzatori.
E' quanto si legge nel messaggio della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, presentato durante un incontro con i giornalisti nella Sala Stampa vaticana.
Il IV capitolo del messaggio, dedicato alla Chiesa in Africa, inizia valorizzando l'importanza del patrimonio di Egitto ed Etiopia per la storia della Chiesa, ricordando che le Chiese dei due Paesi sono “sopravvissute a numerose prove e persecuzioni” e “meritano un’alta considerazione e una collaborazione più stretta con le Chiese, molto più giovani, nel resto del continente”.
“La Chiesa, formata in questi luoghi e in altri soprattutto da stranieri, conta sulla solidarietà delle Chiese sorelle d’Africa perché mandino sacerdoti Fidei Donum ed altri missionari”, segnala il documento.
Una Chiesa missionaria
Durante il Sinodo, i Vescovi africani si sono mostrati soddisfatti dell'invito a realizzare una collaborazione sud-sud con l'opera missionaria in America Latina. “Crediamo che abbiamo molto da guadagnare non solo scambiandoci informazioni, ma anche collaborando”, dice il messaggio finale.
Il documento ricorda alcuni organismi come il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) – istituzione della solidarietà pastorale organica della gerarchia della Chiesa in Africa –, la cui missione è stata sottolineata dai Padri sinodali in varie occasioni.
Il messaggio conclusivo afferma che i Vescovi accettano la sfida di lavorare in unione con le Conferenze Episcopali: “L’unità dell’episcopato è fonte di grande forza, mentre la sua assenza spreca le energie, rende vani gli sforzi e apre uno spazio ai nemici della Chiesa per neutralizzare la nostra testimonianza”.
Quanto alla riconciliazione, tema centrale di questa assemblea episcopale, il documento osserva che “ogni Vescovo deve porre le questioni della riconciliazione, della giustizia e della pace come un’alta priorità nell’agenda pastorale della sua diocesi. Dovrebbe assicurare la creazione di Commissioni di Giustizia e Pace a tutti i livelli”.
“Dovremmo continuare a lavorare sodo nel formare le coscienze e nel cambiare i cuori, tramite una catechesi efficace a tutti i livelli. Questo deve andare oltre il 'semplice catechismo' per bambini e catecumeni che si preparano ai sacramenti”, hanno indicato i Padri sinodali.
Anno Sacerdotale
I Vescovi sottolineano quindi la missione indispensabile dei sacerdoti nel continente africano: “Il vostro esempio di vita insieme e in pace, superando le barriere tribali e razziali, può essere una potente testimonianza per gli altri”, hanno scritto.
“Questo viene dimostrato per esempio quando accogliete con gioia chiunque la Santa Sede nomina come vostri Vescovi, senza distinzioni di luogo di nascita. Molto della realizzazione dei piani pastorali diocesani per la riconciliazione, la giustizia e la pace dipenderà da voi”.
Il messaggio esorta anche alla fedeltà ai consigli evangelici, “in particolare a una vita di celibato nella castità, come pure a un distacco dalle cose materiali, è una testimonianza eloquente al Popolo di Dio”.
Allo stesso modo, segnala che l'Africa è diventata un “terreno fertile per numerose vocazioni”.
Altri agenti di evangelizzazione
I Padri sinodali hanno poi sottolineato il lavoro dei consacrati e dei religiosi, esortandoli a dare “la massima efficacia” al loro apostolato “attraverso la comunione leale e impegnata con la gerarchia locale”.
Hanno ricordato anche la vocazione dei laici del continente. “Non è un impegno facile – hanno riconosciuto –. Per questo dovete accostarvi assiduamente alle sorgenti della grazia, tramite la preghiera ed i sacramenti”.
Il documento fa riferimento al tema delle università cattoliche, che era stato uno dei principali punti di dibattito della I Assemblea Sinodale, realizzata nel 1994. “Ringraziamo Dio che negli ultimi 15 anni sono emerse molte di tali istituzioni, e molte altre sono in arrivo. Questo progetto ha una importanza capitale. Ma è necessario, se dobbiamo investire su un futuro di un laicato cattolico ben formato, specialmente di intellettuali, pronti e capaci di ergersi a testimoniare la propria fede nel mondo contemporaneo”.
Quanto ai cattolici impegnati nella vita pubblica, i Padri sinodali hanno detto che l'Africa ha bisogno di politici santi “che sgombreranno il continente dalla corruzione, che lavoreranno per il bene della gente e che sapranno come galvanizzare altri uomini e donne di buona volontà al di fuori della Chiesa ad unirsi contro i mali comuni che assillano le nostre nazioni”.
Il documento conclusivo si rivolge anche alle famiglie, avvertendo degli attacchi contro l'istituzione familiare e la vita con politiche che vengono da altri continenti.
“Siamo coscienti che molte delle nostre famiglie sono oggetto di grande pressione. La povertà spesso rende i genitori incapaci di prendersi buona cura dei propri figli, con conseguenze disastrose”. Per questo, hanno invitato i Governanti a evitare politiche che distruggano la vita e la famiglia.
Importanza è stata data al ruolo della donna nell'evangelizzazione del continente, ruolo che “dovrebbe essere riconosciuto e promosso, non solo in casa come mogli e madri, ma più generalmente anche nella sfera sociale”.
Il IV capitolo si rivolge infine ai giovani e ai bambini, che rappresentano più del 60% della popolazione africana. “La percentuale nella Chiesa non dovrebbe essere molto differente. Voi dovete essere strumenti di pace e all’avanguardia di un cambiamento sociale positivo. Sentiamo di dover dare un’attenzione particolare a voi, giovani adulti”, hanno dichiarato i Padri sinodali.
Sinodo per l'Africa: anglicani e sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica
Tema affrontato dai Vescovi nella presentazione del messaggio finale del Sinodo
di Carmen Elena Villa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Le disposizioni della Santa Sede nei confronti degli anglicani che hanno chiesto l'adesione alla Chiesa cattolica, e soprattutto la dispensa dal celibato per i sacerdoti sposati, non avranno “un impatto fondamentale” in Africa.
Lo hanno affermato i Vescovi presenti alla conferenza stampa che ha avuto luogo questo venerdì nella Santa Sede per far conoscere il "nuntius" ("messaggio") conclusivo della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.
Una giornalista ha formulato questa domanda dopo che martedì scorso la Santa Sede ha annunciato la prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica di Benedetto XVI con cui la Chiesa accetta la richiesta di molti Vescovi, sacerdoti e fedeli anglicani di entrare in piena e visibile comunione con lei.
Gli ex anglicani che vogliono aderire pienamente alla Chiesa faranno parte di una struttura canonica speciale, che conterà sul proprio ordinario (un Vescovo o un sacerdote) e suoi propri sacerdoti, seminaristi e fedeli.
Questa struttura prevede anche alcuni adattamenti alla tradizione anglicana. Si permetterà ai sacerdoti anglicani sposati di essere ordinati come presbiteri nella Chiesa cattolica e di esercitare il ministero mantenendo la vita familiare da sposati.
Di fronte alla questione, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria) e presidente della Commissione per il messaggio finale del Sinodo, ha risposto che la dispensa dal celibato per i sacerdoti ex anglicani non porterà il clero del suo Paese ad avere problemi a vivere questa disciplina.
“Questo non avrà un impatto fondamentale nel nostro continente”, ha dichiarato.
Circa il fatto che molti fedeli anglicani passeranno alla Chiesa cattolica, ha affermato che “sono loro che non sono contenti della situazione anglicana. Sono loro che vogliono arrivare a questa comunione con Roma”.
Monsignor Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo del Cairo dei Caldei (Egitto), ha osservato che nel suo Paese convivono senza problemi sacerdoti sposati, appartenenti al rito orientale, e celibi.
Anche dove si permette l'ordinazione di sacerdoti sposati, ha aggiunto, c'è una tendenza al celibato che molti presbiteri accolgono in modo volontario. “Questo non crea problemi, è assolutamente normale. La tendenza è verso il celibato, non il contrario. Almeno è l'esperienza dell'Egitto”, ha concluso.
Santa Sede
Il Papa conferisce la prima Rosa d'Oro a una Madonna in Spagna
La Virgen de la Cabeza, patrona della Diocesi di Jaén
JAÉN, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha concesso la Rosa d'Oro alla Virgen de la Cabeza, patrona della Diocesi di Jaén, che diventa così l'unica immagine mariana in Spagna ad aver ricevuto questa onorificenza pontificia.
Questo mercoledì, il Vescovo di Jaén, monsignor Ramón del Hoyo, ha mostrato durante una conferenza stampa la Rosa d'Oro.
Si tratta di una pianta di rosa dorata con fiori, boccioli e foglie, collocata in un vaso d'argento in stile rinascimentale posto in un astuccio con lo stemma papale.
Ha un'iscrizione in latino che dice: “Benedetto XVI. Rosa d'Oro. Per l'immagine della Beata Vergine Maria de la Cabeza, Patrona Celeste della Diocesi di Jaén. Concessione benignissima. 22 novembre 2009”.
Il Vescovo di Jaén aveva chiesto la Rosa d'Oro al Santo Padre in occasione dell'Anno Giubilare che la Diocesi celebra in onore della sua patrona nel centenario della sua incoronazione canonica.
Formulando questa richiesta, monsignor Del Hoyo aveva affermato che in suo onore si celebra il pellegrinaggio più antico della Spagna e che migliaia di fedeli le sono devoti.
Per commemorare il 50° anniversario della sua proclamazione a patrona della Diocesi di Jaén, la Virgen de la Cabeza verrà portata a novembre dal suo Santuario della Sierra Morena, nella località di Andújar, alla Cattedrale di Jaén.
Vi rimarrà da sabato 14 a domenica 22 novembre, e durante la sua presenza nella Cattedrale si celebreranno vari atti liturgici, pastorali, formativi e culturali.
Quando l'immagine sarà nella Cattedrale, monsignor Del Hoyo, a nome del Papa, collocherà la Rosa d'Oro ai piedi della Virgen de la Cabeza. In seguito, il simbolo verrà portato insieme all'immagine al Santuario del Cerro de la Cabeza.
Storia della Rosa d'Oro
La Rosa d'Oro è un riconoscimento papale a personalità cattoliche di spicco istituito da Papa Leone IX nel 1049.
Inizialmente la ricevevano re e dignitari, poi quasi esclusivamente regine. Dopo il Concilio Vaticano II, l'onorificenza è diventata un dono dei Papi alla Madonna: di Fatima nel 1965 da parte di Paolo VI; di Aparecida (Brasile) nel 1967 da parte di Paolo VI; di Luján (Argentina) nel 1982 da parte di Giovanni Paolo II; di Guadalupe; di Loreto; dell'Evangelizzazione a Lima (Perù) nel 1988 da parte di Giovanni Paolo II; di Jasna Góra a Czestochowa (Polonia) nel 2006, di Aparecida nel 2007 e di Pompei nel 2008 da parte di Benedetto XVI.
Sulla “Rosa d'Oro” esiste un racconto romantico scritto nel XIX secolo dallo spagnolo Leopoldo Alas (Clarín), basato su questo dono papale e sul furto che subì la chiesa di San Maurizio e di Santa Maria Maddalena a Hall, nell'Europa Centrale, dove si custodiva una “rosa d'oro” (gemacht vonn golde, dice un codice antico), regalo di Leone X alla Chiesa di quella zona.
Secondo il racconto, probabilmente basato su leggende locali, la rosa venne rubata dalla chiesa da un giovane che voleva donarla alla dama di cui era innamorato.
La donna, quando si rese conto della follia commessa dal ragazzo, si recò in pellegrinaggio a Roma per restituirla al Papa. Il Vescovo di Roma trattenne la rosa, tranquillizzò la ragazza e la rimandò nel suo Paese con una generosa donazione per il viaggio e per quella Chiesa.
Anni dopo, la rosa arrivò come dono del Papa a Maria Blumengold, la dama che si era recata in pellegrinaggio a Roma.
Il Papa benediceva prima di Pasqua, nella domenica de Laetare, le rose d'oro che poi inviava, con le sue ambasciate, a regine e altre dame illustri che si erano distinte per la difesa della Chiesa o dei più deboli, così come alle Chiese predilette e alle città amiche.
Etica e spiritualità, indispensabili nella cura del malato
L'Arcivescovo Zimowski a un convegno su medicine tradizionali e complementari
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La persona malata deve essere considerata nella nella sua integralità: è quanto sottolineato dall’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, nella prolusione al Seminario “Etica e spiritualità della Sanità. Medicine tradizionali e complementari. Nuove ricerche e orientamenti”, svoltosi al Palazzo della Cancelleria di Roma, il 20 e il 21 ottobre scorsi.
Nel suo intervento, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari si è soffermato sulla dimensione spirituale della cura dei malati, sottolineando che “l’etica e la spiritualità costituiscono l’essenza dell’essere umano” e quindi rivelano tutte le loro ricchezze nell’ambito della salute, della sofferenza e della malattia.
L’etica e la spiritualità, ha aggiunto – secondo quanto riferito da Radio Vaticana –, “si presentano molto più come un’esigenza e un’esperienza”, che “un’elaborazione teorica”.
Dati i limiti della medicina ufficiale, ha rilevato mons. Zimowski, è necessario che il personale sanitario guardi alla persona malata “nella sua integralità”. Il servizio ai malati, ha ribadito, “abbraccia tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, spirituale e sociale”.
Ecco perché, nei suoi insegnamenti, ha rilevato il presule, la Chiesa fornisce “una base antropologica solida per la riflessione etica e bioetica” e al tempo stesso “riconosce espressamente delle responsabilità etiche agli operatori sanitari”.
La Chiesa, ha proseguito, insegna che il ministero pastorale, “in seno alle strutture sanitarie, non può in alcun caso ridursi all’amministrazione dei Sacramenti ai malati”.
Si tratta piuttosto di “un’azione ecclesiale dove la vita sacramentale dei malati e del personale medico si integra con l’annuncio vigoroso e continuo del Vangelo”.
Ancor più oggi, ha detto richiamando le parole di Giovanni Paolo II, in un mondo in cui “i pericoli possono nascondersi dietro un arsenale di tecniche e dispositivi d’apparecchiature ultramoderne o provenire dalla desolante solitudine dei malati lasciati a se stessi”.
Tuttavia, ha precisato, la salvaguardia della buona salute non è il fine ultimo della vita. Come afferma, infatti, Benedetto XVI nella “Spe Salvi”, “dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità “, “questo potrebbe realizzarlo solo Dio”.
Per un mondo più giusto, serve un “rafforzamento umano” dei poveri
Proposta del rappresentante vaticano all'ONU
di Roberta Sciamplicotti
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Nel contesto della crisi attuale, gli accordi commerciali internazionali e le dichiarazioni finanziarie devono assicurare agli Stati uno spazio politico ed economico sufficiente per adempiere alle proprie responsabilità, soprattutto quelle relative allo sviluppo umano dei poveri.
Lo ha affermato questo giovedì a New York l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenendo alla 64ª sessione dell'Assemblea Generale dell'organismo sull'item 57, “Sradicamento della povertà e altre questioni relative allo sviluppo”.
“L'implementazione di un sistema economico nazionale e internazionale che serva realmente gli interessi dei poveri richiede che questi siano capaci di difendere e promuovere i loro diritti nel contesto della regola della legge a livello nazionale e internazionale”, ha dichiarato il presule.
Ciò, tuttavia, “non è abbastanza”. Bisogna infatti “promuovere un vero rafforzamento umano dei poveri e fornire, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore accesso all'istruzione”, andando al di là dell'educazione di base o della formazione professionale, pure “importanti cause di sviluppo”, per concentrarsi sulla “formazione totale della persona”.
L'aumento della povertà, fulcro della crisi
La questione dello sradicamento della povertà, ha affermato monsignor Migliore, continuerà ad essere presente nelle delibere dell'Assemblea Generale “finché le limitazioni umane e le mutevoli circostanze storiche favoriranno punti deboli, squilibri sociali e ingiustizie”.
Nel momento attuale, “Governi e agenzie intergovernative stanno predicendo la fine della situazione sfavorevole provocata dalla crisi finanziaria del 2008 e l'inizio della ripresa nelle maggiori economie mondiali”.
Ad ogni modo, ha riconosciuto, “anche l'approccio più ottimista ammette che la ripresa sarà molto lenta, e non ci sono garanzie del fatto che non ci saranno ulteriori shock e battute d'arresto, inclusi quelli innescati dall'uso inappropriato di misure adottate per frenare gli effetti della crisi attuale”.
Il vero fattore di crisi, sottolinea, “non è la rottura delle strutture economiche internazionali ampiamente fondate su basi deboli se non fittizie, ma il netto peggioramento della povertà in un mondo già attanagliato da una miseria intollerabile”.
Quanti sostengono l'impatto della crisi, inoltre, vengono menzionati “solo marginalmente” nel discorso pubblico, anche se “il loro numero è salito alle stelle e le opportunità di reintegrarli nella futura crescita economica sono piuttosto scarse, quando non inesistenti”.
In questo contesto, secondo l'Arcivescovo non basta rilanciare l'economia globale e stabilire regole e controlli nuovi “per assicurare un settore finanziario meno incerto e traumatico”, ma bisogna piuttosto “lavorare in vista di un cambiamento qualitativo nella gestione degli affari internazionali”.
Diminuzione degli aiuti allo sviluppo
Il rappresentante della Santa Sede ha quindi ricordato il declino degli aiuti ufficiali allo sviluppo negli anni che hanno preceduto la crisi economica, soprattutto il 2006 e il 2007, sottolineando che questo trend è aumentato nel 2008 e nella prima metà di quest'anno, apparentemente per “il desiderio di utilizzare tutti i fondi disponibili per prevenire un ulteriore collasso finanziario”.
Quest'ultima, tuttavia, è un'argomentazione “infondata”, perché “la cifra necessaria per rispettare gli impegni ufficiali per l'assistenza allo sviluppo è drasticamente inferiore a quella destinata a restaurare il sistema finanziario globale”.
Rimandare la necessaria assistenza allo sviluppo, ha denunciato il presule, non fa altro che ribadire “le radici morali della crisi”, ovvero la “mancanza di solidarietà e di responsabilità per gli effetti a lungo termine delle misure economiche”.
Per monsignor Migliore, solo “un investimento costante e sostenuto in tutti gli uomini e le donne” riuscirà ad assicurare “la minima stabilità politica ed economica necessaria per il bene comune universale”.
Per questo, ha concluso, è necessario “implementare gli impegni politici internazionali senza indugio e senza scuse”, perché si possa arrivare a una soluzione che sia realmente “completa e duratura”.
Notizie dal mondo
Il priore di Taizé ringrazia il Papa per il suo impegno ecumenico
Alla Comunità di Taizé il premio per l'Ecumenismo dell'Accademia Cattolica bavarese
di Michaela Koller
MONACO DI BAVIERA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Fratel Alois Löser, priore della Comunità di Taizé, ha ringraziato questo giovedì a Monaco di Baviera gli sforzi di Papa Benedetto XVI e il suo coraggio nel promuovere la riconciliazione con i tradizionalisti.
In alcune dichiarazioni a ZENIT, il priore ha affermato che “è un'iniziativa importante, anche se alcuni risultati non sono stati piacevoli”.
Fratel Alois si trovava a Monaco per ricevere il premio per l'Ecumenismo 2009 presso l'Accademia Cattolica della Baviera come rappresentante della sua Comunità.
Il priore ha espresso la particolare soddisfazione della Comunità per il dialogo cattolico-ortodosso grazie alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse a Paphos (Cipro), che rappresenta “un passo avanti”.
Tra la Comunità di Taizé e varie Chiese ortodosse esiste già da tempo un intenso scambio. Oltre alle visite di Taizé ai rispettivi Patriarchi, sia l'ex Patriarca ortodosso russo Alessio II che il suo successore Kirill I hanno visitato Taizé. “Abbiamo buoni rapporti – ha spiegato fratel Alois –. Il Patriarca Kirill è già stato due volte con noi”.
Molti giovani delle Chiese ortodosse, come quelle di Serbia, Romania, Ucraina e Russia, vanno a Taizé. Fratel Alois e i suoi confratelli li esortano a recarsi nelle chiese in cui sono stati battezzati una volta tornati da Taizé.
“Taizé non può essere il punto di riferimento della loro fede – ha dichiarato –. Devono esserlo le chiese locali”.
L'ex Patriarca di Mosca Alessio conosceva e apprezzava questo atteggiamento dei fratelli di Taizé.
Allo stesso tempo, si è mostrato grato per la fiducia che Papa Benedetto XVI ha riposto nella Comunità e per il fatto che in un'udienza abbia esortato il suo impegno ecumenico.
Nelle sue parole di ringraziamento, di fronte alla persistente separazione delle Chiese, fratel Alois ha sottolineato: “Ciò che ci unisce è molto più importante di ciò che ci divide. I cristiani non devono continuare a perdere energie nelle piccole guerre, che a volte si verificano anche all'interno delle stesse Chiese”.
“Finché i cristiani vivranno separati il messaggio del Vangelo non si potrà comprendere”, ha avvertito. La riconciliazione è “il cuore del Vangelo”. Per questo, ha chiesto di organizzare in modo regolare notti di preghiera interconfessionali per i giovani, “nei luoghi importanti” come le frontiere, le carceri o le zone urbane in crisi.
Il premio prevede una somma di 10.000 euro concessa dalla Fondazione Wilhelm und Antonia Gierlichs Stiftung. Il vincitore precedente era stato il Presidente del Pontificio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Cardinale Walter Kasper.
Annunciando l'assegnazione del premio ecumenico 2009, l'Accademia Cattolica della Baviera ha spiegato che Taizé “è un modello, in quanto unisce l'apertura ecumenica e la scommessa sulla tradizione della propria fede, in vista del II Congresso Nazionale Ecumenico nel 2010 a Monaco”.
Il denaro del premio, ha riferito il priore della Comunità di Taizé, verrà utilizzato per stampare un milione di Bibbie da distribuire nella Repubblica Popolare Cinese.
La Comunità di Taizé è nata in Borgogna il 17 aprile 1949, fondata dal teologo riformato Roger Schutz. Le origini della Comunità, tuttavia, risalgono alla Seconda Guerra Mondiale.
Attualmente è formata da circa 100 fratelli di varie confessioni di più di 20 Nazioni, che lavorano e pregano, non solo a Taizé. In solidarietà con le persone che vivono nella povertà, c'è una piccola comunità di fratelli in Africa, Asia e America Latina.
Dal 1978 si celebra per vari giorni una riunione annuale europea. Quest'anno i fratelli si riuniranno a Poznań (Polonia) dal 29 dicembre 2009 al 2 gennaio 2010. A intervalli regolari si celebrano anche riunioni fuori dall'Europa.
La Comunità di Taizé è conosciuta in tutto il mondo non solo per i suoi obiettivi ecumenici, ma anche per le sue preghiere e i suoi canti, tradotti in molte lingue.
La Commissione cattolico-ortodossa analizza il ruolo del Vescovo di Roma
In una riunione a Cipro tra le proteste dei radicali
di Jesús Colina
PAPHOS (Cipro), venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi dal 16 al 23 ottobre a Paphos (Cipro), ha fatto passi avanti nella riflessione comune sull'argomento decisivo per ritrovare l'unità: il ruolo del Vescovo di Roma.
L'ambiente cordiale della riunione è stato alterato dalle manifestazioni di protesta di alcuni radicali ortodossi contro il dialogo con la Chiesa cattolica. Di fronte alla violenza delle protesta, la Polizia di Cipro ha arrestato quattro cittadini e due monaci del Monastero di Stavrovuni, secondo quanto ha confermato Amen.gr.
Un comunicato congiunto inviato dagli organizzatori dopo la riunione conferma che nell'incontro si è andati avanti nella redazione di un documento congiunto sul tema "Il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio".
Il documento si basa su una "bozza preparata dal Comitato Congiunto di Coordinamento, che si è riunito a Elounda (Creta, Grecia) lo scorso anno".
"Durante questa plenaria, la Commissione ha preso in considerazione e ha emendato la bozza del Comitato Congiunto di Coordinamento, e ha deciso di completare la sua opera sul testo il prossimo anno, convocando un altro incontro della Commissione Congiunta", segnala la nota.
Il documento risponde alla richiesta rivolta da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica "Ut unum sint" sull'"impegno ecumenico" (25 maggio 1995), in cui proponeva di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova" (n. 95).
Ciò, aggiungeva, è possibile perché "per un millennio i cristiani erano uniti dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede romana, qualora fossero sorti fra loro dissensi circa la fede o la disciplina".
Lo stesso Papa ha invitato a cercare, "evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri".
Alla riunione hanno partecipato 20 membri cattolici ed erano rappresentate tutte le Chiese ortodosse, con l'eccezione del Patriarcato di Bulgaria.
La Commissione ha lavorato sotto la direzione dei suoi due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita Ioannis Zizioulas di Pergamo.
Sabato 17 ottobre i co-presidenti e altri partecipanti, tra i quali il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sono stati ricevuti al Palazzo Presidenziale dal Presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha espresso la speranza che questo importante dialogo continui in un mondo ancora diviso, come la stessa Cipro, e ha porto i suoi auguri per il progresso sulla via della comunione tra le due Chiese in futuro.
Secondo quanto si è spiegato nel comunicato finale, i rappresentanti ortodossi "hanno discusso tra le altre cose le reazioni negative al dialogo da parte di certi circoli ortodossi, e le hanno unanimemente ritenute infondate e inaccettabili, dicendo che diffondono informazioni false e fuorvianti".
"Tutti i membri ortodossi della Commissione hanno ribadito che il dialogo continua per decisione di tutte le Chiese ortodosse e viene perseguito con fedeltà alla Verità e alla Tradizione della Chiesa".
Secondo Amen.gr, il rappresentante stampa della Polizia, il Commissario superiore Michele Katsunotos, ha dichiarato che gli arrestati erano entrati e avevano occupato la cappella di San Giorgio, che si trova nella sede di Paphos, dove si sono svolti i lavori della Commissione Mista.
Precedentemente si era recato alla cappella il Metropolita di Paphos Giorgio, accompagnato da un gruppo di poliziotti per dissuadere i manifestanti.
Da parte loro, aggiunge il comunicato, i rappresentanti cattolici hanno considerato la bozza sul primato del Vescovo di Roma "una buona base per il nostro lavoro" e hanno confermato "l'intenzione di portare avanti il dialogo con fiducia reciproca, in obbedienza alla volontà del Signore".
La Commissione Mista, istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Demetrio I a Istanbul il 30 novembre 1979, festa di Sant'Andrea (patrono di Costantinopoli), ha iniziato il suo operato nel 1980 e ha ripreso i lavori nel 2006 dopo una parentesi di sei anni dovuta ad alcune divergenze.
Elezioni in Uruguay: è in gioco la difesa della famiglia
L'Istituto Arcidiocesano di Bioetica chiede ai cittadini un voto consapevole
MONTEVIDEO, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- In vista delle elezioni che si svolgeranno questo sabato in Uruguay, l'Istituto Arcidiocesano di Bioetica ha pubblicato un comunicato in cui propone alcuni punti di discernimento per eleggere il nuovo Presidente del Paese.
Il testo afferma che tra i criteri devono figurare la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e la promozione della famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Secondo l'Istituto, questi valori non hanno solo un carattere confessionale, ma “derivano semplicemente da una retta comprensione razionale di quello che è l'essere umano”.
Per questo, segnala la nota, “sono sottoscritti e sostenuti da una grande quantità di persone appartenenti a un ampio ventaglio di posizioni filosofiche, compresi atei, agnostici, credenti di varie religioni e fratelli cristiani di altre confessioni”.
Leggi contro la famiglia
L'Istituto Arcidiocesano di Bioetica sostiene che quando si vuole equiparare giuridicamente l'unione tra persone omosessuali a quella di una coppia formata da un uomo e una donna si verifica una grande distorsione del concetto di famiglia: “La feriscono e contribuiscono alla sua destabilizzazione, offuscando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”.
Il 9 settembre scorso, l'Uruguay è diventato il primo Paese dell'America Latina ad approvare la legge per l'adozione da parte di coppie omosessuali, dopo che nel 2007 erano state legalizzate anche le unioni tra persone dello stesso sesso.
Per questo, indica il comunicato, la promozione della famiglia e del matrimonio “è tanto più necessaria quanto più si negano o si distorcono i principi, perché questo rappresenta un'offesa contro la verità della persona umana, una grave ferita alla giustizia stessa”.
Allo stesso modo, l'Istituto di Bioetica ha invitato a “giudicare con senso critico le politiche concrete per il loro modo di affrontare il problema globale della vita umana nell'Uruguay di oggi”.
I candidati che si affronteranno questo sabato per succedere all'attuale Presidente Tabaré Vásquez sono José Mujica, del Frente Amplio, che guida i sondaggi con il 44% delle preferenze, e Luis Alberto Lacalle, del Partido Nacional, con il 29%.
Insieme al Presidente si vota per eleggere il vicepresidente e il Parlamento. Verranno eletti 30 senatori e 99 deputati per la XVII Legislatura.
Per vincere al primo turno elettorale, il candidato dovrà ottenere più del 50% dei voti. In caso contrario, sarà necessario un ballottaggio domenica 29 novembre. Il Presidente eletto entrerà in carica il 1° marzo 2010.
Italia
Su RU486 e kit eutanasico: diritto dei farmacisti all’obiezione di coscienza
Il Segretario generale della CEI al Convegno nazionale dell’Unione Farmacisti Cattolici Italiani
di Mirko Testa
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I farmacisti hanno il diritto e il dovere all'obiezione di coscienza quando si tratta di fornire prodotti “che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia”. E' quanto ha dichiarato questo venerdì mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in paertura dei lavori del Convegno nazionale dell’Unione Farmacisti Cattolici Italiani (UCFI).
Intevenendo all'incontro in svolgimento presso la Casa Bonus Pastor di Roma sul tema: “L’obiezione di coscienza del farmacista, tra diritto e dovere”, il presule ha affermato che tale questione riguarda oggi sia “taluni farmaci abortivi (come la RU486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi, quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo”, sia “taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni paesi europei, come ad esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico”.
Dalla metà di aprile del 2005, in Belgio, dietro presentazione di una prescrizione dettagliata, i medici di base possono acquistare presso le farmacie, al prezzo di 60 euro, un “kit per l’eutanasia” contenente tre dosi di un potente barbiturico, un paralizzante e qualche dose di sonnifero.
Nel 2008, stando ai dati presentati dalla Commissione federale di controllo e di valutazione, sono state registrate 705 dichiarazioni di eutanasia. Dal settembre 2002 in Belgio una legge stabilisce, infatti, la non punibilità del medico che pratichi il suicidio assistito.
In Italia, mentre in ambito sanitario l’obiezione di coscienza è prevista dalla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza e dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per quanto riguarda la vendita dei farmaci essa non è prevista né dalla legge né dal codice etico dei farmacisti.
Riguardo la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, prodotta in Italia con il nome commerciale di Norlevo e qualificata come “contraccettivo d’emergenza”, il presule ha ricordato che “in base alle evidenze scientifiche disponibili non si può escludere la concreta possibilità di un’azione post-fertilizzativa del farmaco stesso nelle ipotesi in cui, essendosi già verificata la fecondazione dell’ovulo e quindi la formazione dell’embrione, viene impedito all’embrione stesso di iniziare l’impianto nella parete uterina, con evidente effetto abortivo”.
A tal proposito, citando la prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente del settembre scorso, ha parlato del “rischio di una ulteriore banalizzazione del valore della vita”, ed ha sottolineato l'incoerenza di una legge 194 che nega ai farmacisti un diritto invece assicurato al personale sanitario.
Al contrario, ha sottolineato mons. Crociata, proprio i farmacisti sono chiamati a dare in questo ambito “una chiara testimonianza”, in quanto - come ha affermato Benedetto XVI parlando nell'ottobre del 2007 ai partecipanti al 25° Congresso internazionale dei farmacisti cattolici - essi rappresentano gli “intermediari fra il medico e il paziente” e svolgono “un ruolo educativo verso i pazienti per un uso corretto dell’assunzione dei farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche dell’utilizzazione di alcuni farmaci”.
“Per il farmacista cattolico, aderire all’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana, che è di natura etica e morale, rappresenta anzitutto un dovere, sicuramente difficile da adempiere in concreto ma al quale non può rinunciare”, ha ribadito il Segretario generale della CEI.
“Bisogna perciò, come singoli farmacisti e come associazione, attingere al patrimonio morale e agli insegnamenti della Chiesa e coordinarsi con l’azione pastorale che essa esercita a tutela della vita e a servizio dei malati”, ha detto qualificando poi come “significativa e lodevole” la scelta dell'UCFI di firmare il manifesto “Liberi per Vivere” promosso dal’Associazione Scienza & Vita.
“D’altra parte – ha aggiunto in seguito –, la riflessione ecclesiale che la Chiesa che è in Italia sta portando avanti sul tema dell’educazione rappresenta anche la via per un rilancio culturale della vostra professione, che spesso rischia di essere percepita e regolamentata come una pura attività commerciale, svuotata della sua dignità ed esposta a logiche economiche di tipo unicamente mercantile”.
Da questo punto di vista, ha precisato mons. Crociata, “il diritto-dovere all’obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti”, perché “educare le coscienze […] è oggi una priorità per il bene comune e l’interesse di tutti e una missione alta e certamente impegnativa”.
“Desidero quindi esortare voi tutti ad essere testimoni coraggiosi nell’esercizio della professione del valore inalienabile della vita umana, soprattutto quando è più debole e indifesa”, ha concluso infine.
Il Card. Vallini agli universitari:“siate sempre protagonisti della vostra vita”
Il Vicario del Papa incontra le matricole di alcune università cattoliche di Roma
di Marina Tomarro
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Quando si arriva all’università si desidera fare un percorso di scienza. Non è solo affrontare gli esami ma qualche cosa di più. Ma quando comincia questo viaggio, arriva anche il tempo del dubbio, di domande che restano senza risposta, interrogativi che solo il Risorto può aiutarci a chiarire”. Così il Cardinale Vicario Agostino Vallini ha salutato gli studenti universitari presenti all’incontro che si è svolto giovedì sera a Roma nella Pontificia Università Lateranense.
Organizzata dall’Ufficio della pastorale universitaria del Vicariato la serata era rivolta alle matricole iscritte all’Università Cattolica Sacro Cuore, all’Università Europea di Roma, al Campus Biomedico e alla Libera Università Maria Santissima Assunta.
“Avere dubbi, subire delusioni - ha spiegato il porporato - è normale durante la vostra vita, perché proprio da quelle sconfitte troverete le risposte ai vostri interrogativi”.
“Anche i discepoli lungo la strada di Emmaus erano disorientati dalla morte di Gesù – ha raccontato –. Cristo stesso allora si avvicinò loro e spiegò che per entrare nella Gloria era necessario che patisse il supplizio della Croce”.
“Dalle tenebre alla luce della resurrezione. Solo allora ai discepoli si aprirono i cuori e lo riconobbero”, ha spiegato il porporato.
Dal canto loro gli studenti hanno salutato il Cardinale esprimendo riconoscenza per l’incontro, parlandogli dell’importanza delle cappellanie universitarie all’interno degli atenei, punti di riferimento soprattutto per i ragazzi fuori sede, che in esse possono trovare non solo un aiuto spirituale ma anche una mano concreta nei piccoli disagi quotidiani di chi comincia un nuovo cammino lontano da casa.
“Siate sempre protagonisti della vostra vita – ha concluso il Cardinale – e possiate diventare voi stessi annunciatori della Parola di Dio”.
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