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Mercoledì, 23 Settembre 2009: Accadde Oggi
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Benedetto XVI: pregate, lavorate, soffrite per la Chiesa
Il Papa non conosceva le tesi negazioniste del Vescovo Williamson
Il Papa rende omaggio alle vittime nella miniera di Wujek-Śląsk
Il Papa ricorda padre Pio, “dispensatore della misericordia divina”
Colloquio tra il Papa e il Cardinale dell'Honduras
Presentata al Papa l'Enciclopedia cattolica giapponese
Brasile: i cristiani siano “una presenza incisiva nella società”
Rinnovo delle cariche all'Istituto per le Opere di Religione
NOTIZIE DAL MONDO
Chiesa e Stato a vent'anni dal crollo del Muro di Berlino
Il diritto all'obiezione di coscienza precede la legge
Proposta dei Vescovi indiani per la legge contro la violenza religiosa
INTERVISTE
Pellegrinaggio per la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
TUTTO LIBRI
I cattolici del partito “rosso” nella Guerra Civile spagnola
UDIENZA DEL MERCOLEDÌ
Il Papa presenta la figura di Sant’Anselmo d’Aosta
DOCUMENTI
Elenco dei membri, esperti e uditori del Sinodo speciale per l'Africa
Santa Sede
Benedetto XVI: pregate, lavorate, soffrite per la Chiesa
Durante l'Udienza generale ricorda Sant’Anselmo d’Aosta
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Amare la Chiesa vuol dire “pregare, lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla”. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI all'Udienza generale nell'Aula Paolo VI tratteggiando la figura di sant'Anselmo d'Aosta, fondatore della teologia scolastica, di cui ricorre quest’anno il IX centenario della morte.
Di questo monaco e pensatore medievale, che fu priore e poi Abate di Bec, in Francia, e in seguito Arcivescovo di Canterbury, il Papa ha richiamato soprattutto “lo zelo pieno di coraggio che ha contraddistinto la sua azione pastorale e che gli ha procurato talora incomprensioni, amarezze e perfino l'esilio”.
Modello e testimonianza di amore alla Chiesa, Anselmo fu “intransigente difensore della libertas Ecclesia, della libertà della Chiesa” al fine di preservare l’indipendenza del potere spirituale da quello temporale, denunciando le indebite ingerenze delle autorità politiche.
Per questa ragione fu prima costretto all’esilio e poi riammesso alla sede vescovile quando Enrico I, nel 1106, rinunciò a conferire le investiture ecclesiastiche, a riscuotere le tasse e confiscare i beni della Chiesa.
Anselmo era consapevole che “il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa Terra”.
Da qui deriva, ha evidenziato il Papa, un insegnamento valido anche oggi “per una sana ricerca teologica e per chiunque voglia approfondire la verità della fede”: il teologo “non può contare solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda esperienza di fede”.
Sant’Anselmo insegna che l’attività del teologo si sviluppa in tre stadi: "la fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà; l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa".
Per questo Benedetto XVI ha auspicato che l’amore per la verità e la costante sete di Dio di Anselmo possano essere “stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi un’unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita”.
Prima di congedarsi, il Papa ha infine espresso il desiderio che la figura di Anselmo “sia un incoraggiamento per i Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare la Chiesa di Cristo, a pregare, a lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla".
Il Papa non conosceva le tesi negazioniste del Vescovo Williamson
Il portavoce vaticano chiarisce la questione sollevata da una televisione svedese
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI non era al corrente delle tesi negazioniste dell'Olocausto del Vescovo tradizionalista Richard Williamson prima di rimettergli la scomunica insieme ad altri tre presuli “lefebvriani” nel gennaio di quest'anno, ha confermato questo mercoledì il portavoce vaticano.
Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato queste dichiarazioni in merito ai contenuti di un documentario che verrà trasmesso questo mercoledì sera dal canale televisivo svedese SVT, nel quale si afferma che il Papa e altri rappresentanti vaticani conoscevano già le posizioni del Vescovo della Fraternità di San Pio X.
"È assolutamente senza fondamento affermare o anche solo insinuare che il Papa fosse stato antecedentemente informato sulle posizioni di Williamson", ha detto padre Lombardi.
"Ciò è stato negato chiaramente – ha aggiunto – nella nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio che esprime anche nel modo più netto la radicale dissociazione del Papa e della Chiesa cattolica nei confronti di ogni posizione antisemita o negazionista" della Shoah.
"Inoltre la lettera del Papa ai vescovi del 10 marzo scorso – ha sottolineato il gesuita – ha messo un punto fermo su tutta la questione e non vi è quindi motivo di riaprirla".
Benedetto XVI "ha spiegato il senso della remissione della scomunica come gesto per favorire l’unità della Chiesa e allo stesso tempo ha mostrato la totale infondatezza delle accuse a lui dirette di mancanza di rispetto per il popolo ebraico; ha anche riconosciuto con semplicità i limiti della comunicazione vaticana interna ed esterna, e ha provveduto a un nuovo status della Commissione Ecclesia Dei, proprio per garantire un migliore e più sicuro modo di procedere nelle questioni relative ai rapporti con i tradizionalisti".
Per il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dunque, "rilanciare il caso Williamson non può servire ad altro che a creare confusione senza motivo".
Il Papa rende omaggio alle vittime nella miniera di Wujek-Śląsk
Il bilancio attuale parla di 14 morti
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì Benedetto XVI ha rivolto un pensiero particolare alle vittime dell'esplosione nella miniera di carbone di Wujek-Slask in Slesia, nel sud della Polonia, avvenuta per una fuga di metano il 18 settembre scorso.
Il bilancio attuale parla di 14 morti, mentre su circa 40 minatori ricoverati, 17 versano in gravi condizioni.
Nei saluti finali, rivolgendosi ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha detto: “Mi unisco spiritualmente alle famiglie delle vittime e ai feriti della catastrofe mineraria nella miniera di Wujek-Śląsk”.
“Tutti affido nella preghiera alla Divina Misericordia – ha aggiunto –. Per i defunti imploro il riposo eterno, per i feriti la guarigione e per tutti i loro cari il dono della forza che proviene dalla fede”.
“Dio protegga da simili tragedie tutti i lavoratori. A tutti voi auguro la fortezza d’animo”, ha quindi concluso.
Il Papa ricorda padre Pio, “dispensatore della misericordia divina”
Nei suoi saluti al termine dell'Udienza Generale
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Nei suoi saluti ai fedeli al termine dell'Udienza generale di questo mercoledì, Benedetto XVI ha ricordato San Pio di Pietrelcina, di cui quest'oggi si celebra la memoria.
“La testimonianza di fede e di carità che animò San Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, incoraggi voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo”, ha auspicato.
Allo stesso modo, ha chiesto che il Santo aiuti i malati “a sperimentare nella sofferenza il sostegno e il conforto di Cristo crocifisso” e solleciti gli sposi novelli “a conservare nella vostra famiglia una costante attenzione ai poveri”.
“L’esempio di questo Santo, tanto popolare, sia infine per i sacerdoti – in questo Anno sacerdotale – e per tutti i cristiani un invito a confidare sempre nella bontà di Dio”, ha aggiunto.
Per questo, ha esortato i fedeli ad accostarsi e a celebrare con fiducia “il Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro”.
Colloquio tra il Papa e il Cardinale dell'Honduras
Al termine dell'Udienza generale di questo mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì Benedetto XVI ha avuto un colloquio con il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, mentre questo Paese si trova ad attraversare dei momenti di crisi.
L'incontro ha avuto luogo al termine dell'Udienza generale, e trattandosi di una conversazione privata, la Santa Sede non ha comunicato alcun dettaglio sui temi affrontati.
Per l'occasione e a fronte delle notizie riferite da alcuni organi d'informazione, ZENIT ha chiesto a padre Federico Lombardi S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, se è vero che mons. Luis Alfonso Santos Villeda, SDB, Vescovo di Santa Rosa de Copán (Honduras), ha avuto una conversazione di 15 minuti con il Santo Padre, in cui il Papa si sarebbe espresso contro la deposizione del Presidente dell'Honduras avvenuta nel giugno scorso.
Padre Lombardi ha chiarito che “mons. Santos ha incontrato il Santo Padre nel giugno 2008, durante la visita ad limina dei Vescovi honduregni ed ovviamente non ci fu alcuna menzione dell'attuale crisi istituzionale in Honduras, in quanto il problema semplicemente non esisteva”.
Presentata al Papa l'Enciclopedia cattolica giapponese
Donato l'ultimo volume di un'opera costata trent’anni di lavoro
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, al termine dell'Udienza generale, Benedetto XVI ha ricevuto in dono il quarto ed ultimo volume della Nova Encyclopedia Catholica in lingua giapponese.
Secondo quanto riportato da “L'Osservatore Romano”, si tratta di un’opera poderosa di circa 6000 pagine, completata nel 2009 dopo quasi trent’anni di lavoro.
L’omaggio è stato portato da padre Giuseppe Pittau, Direttore del Consiglio di amministrazione della Sophia University di Tokyo, che ha sostenuto l’ambizioso progetto editoriale, nel quadro delle celebrazioni per il centenario di fondazione dell’Ateneo da parte della Compagnia di Gesù, che sarà festeggiato nel 2013.
La Sophia University è stata fondata al rientro dei gesuiti in Giappone dopo l'espulsione dal Paese 250 anni prima.
La nuova Enciclopedia, avviata nel 1981, rinnova la precedente edizione, risalente al 1960, datata ormai oltre che nella lingua e nell’ortografia anche nei contenuti privi delle novità apportate dal Concilio Vaticano II.
Sebbene l'opera abbia fatto ricorso ad alcuni contributi esterni, la maggioranza dei collaboratori è di nazionalità giapponese o, al più, si tratta di studiosi stranieri residenti in Giappone da lungo tempo.
La nuova Enciclopedia comprende anche temi e articoli sul protestantesimo, e testi di rilievo di studiosi protestanti come pure di studiosi non cristiani.
Brasile: i cristiani siano “una presenza incisiva nella società”
Il presidente della Conferenza Episcopale Nord Est 1 esorta ad evangelizzare
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- L'evangelizzazione è la sfida e il compito più importante della Conferenza Episcopale Nord Est 1 del Brasile, ha rivelato monsignor Aparecido Tosi Marques, presidente dei Vescovi di questa Conferenza, in un'intervista rilasciata a “L'Osservatore Romano”.
In questa regione, ha ricordato il presule, “la Chiesa è molto viva grazie alle sue comunità, alle parrocchie e alle realtà missionarie, ma anche per merito della pluralità delle iniziative di movimenti e nuove comunità ecclesiali coinvolte in un'intensa azione evangelizzatrice”.
Quello di Ceará è considerato il secondo Stato più cattolico del Brasile, con circa l'85% della popolazione che si dichiara ufficialmente credente.
Le sfide che deve affrontare la Chiesa locale sono fondamentalmente “la disuguaglianza sociale, con gli squilibri che genera, e la necessità di una evangelizzazione più profonda - al di là dell'aspetto devozionale molto presente - affinché la vita cristiana sia testimonianza dei veri valori del Vangelo nelle diverse dimensioni personali e sociali, così da suscitare una presenza incisiva nella società”, ha rivelato.
Attualmente, infatti, la principale preoccupazione delle nove Diocesi della Chiesa del Nord Est 1, è proprio l'evangelizzazione.
“Questo – ha spiegato monsignor Marques – comporta la formazione di discepoli missionari che nell'incontro con Cristo, nella sua sequela, nell'impegno evangelico verso i più poveri, costruiscano una società più solidale e fraterna, perché in Cristo tutti abbiano vita in abbondanza”.
Altri pericoli, ha osservato, sono “il pluralismo delle offerte religiose, la perdita dei tratti distintivi dei valori familiari, le molteplici forme di indigenza vissute da un gran numero di cittadini, il disorientamento, i nuovi paradigmi di comportamento personale e sociale, le proposte consumistiche, l'aggressione alla vita, la corruzione”.
Difesa dei diritti umani
La Chiesa del Ceará, ha ricordato il presule, “si è sempre impegnata nella difesa e nella tutela dei diritti umani”.
Un'attenzione particolare viene riservata ai più giovani, attraverso la catechesi sacramentale e l'impulso dato alla realtà dell'Infanzia missionaria, alla pastorale dei fanciulli, dei minori e del popolo della strada e a quella carceraria, rivolta ai minori detenuti.
“Interpellata dall'appello per la tutela della dignità dei bambini e degli adolescenti contro gli abusi di cui sono vittime, la Chiesa ha avviato molte opere educative per l'accoglienza dei minori in situazioni a rischio, come i bambini e le bambine di strada e i giovani tossicodipendenti”, ha aggiunto, ricordando che si sta lavorando “per affrontare le situazioni più gravi, come le aggressioni dirette contro i minori o il loro sfruttamento sessuale”, svolgendo anche “un'esplicita azione chiarificatrice ed evangelizzatrice rispetto alla dignità umana”.
Allo stesso modo, ha proseguito, la Chiesa locale “ha una lunga tradizione nel campo della lotta a favore della giustizia sociale, per il superamento delle situazioni di miseria sociale e di corruzione”.
L'azione più incisiva, rileva, “è stata nel campo della lotta all'illegalità, nella formazione della coscienza civile e nella presentazione a livello nazionale di progetti di legge d'iniziativa popolare per combattere la corruzione elettorale. Tutto questo con buoni risultati e grande speranza”.
Successo si attende anche dal nuovo campo pastorale rappresentato dalla realtà del turismo e della mobilità umana, che “esorta a creare nuove forme di accoglienza e nuove azioni pastorali”.
“La pastorale del migrante e la pastorale del turismo si stanno a poco a poco rafforzando e stanno trovando la propria strada per rispondere alle sfide che lo sviluppo e la crescita generati dalle nuove situazioni stanno presentando – ha concluso il presule –. Già si percepisce comunque che questi nuovi incontri umani sono anche opportunità per una testimonianza accogliente e fraterna, in grado di aprire spazi per la trasmissione della fede e per la vita stessa della Chiesa”.
Rinnovo delle cariche all'Istituto per le Opere di Religione
Entra, tra gli altri, l'economista Ettore Gotti Tedeschi
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.) della Santa Sede ha rinnovato il Consiglio di Sovrintendenza dell'Istituto, secondo quanto ha reso noto questo mercoledì la Sala Stampa vaticana.
I nuovi membri sono:
- Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo (U.S.A.);
- Giovanni De Censi, Presidente del "Credito Valtellinese" (Italia);
- Ettore Gotti Tedeschi, Presidente della "Santander Consumer Bank" (Italia);
- Ronaldo Hermann Schmitz (Germania);
- Manuel Soto Serrano (Spagna).
La Commissione Cardinalizia, presieduta dal Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha nominato, su proposta del nuovo Consiglio di Sovrintendenza, Ettore Gotti Tedeschi nuovo Presidente di questo Consiglio e Ronaldo Hermann Schmitz vicepresidente.
Ha anche accettato la rinuncia di Angelo Caloia, ex presidente del Consiglio di Sovrintendenza, e degli altri membri del Consiglio, esprimendo "viva gratitudine per il generoso servizio svolto".
La Commissione Cardinalizia di Vigilanza ha infine espresso al nuovo Consiglio di Sovrintendenza, al Prelato dell'Istituto, mons. Piero Pioppo, al Direttore Generale Paolo Cipriani e al vicedirettore Massimo Tulli "i migliori auguri di buon lavoro al servizio dell'I.O.R.".
L'Istituto per le Opere di Religione, inappropriatamente chiamato la banca del Vaticano, è stato fondato da Pio XII nel 1942 e ristrutturato da Giovanni Paolo II nel 1990 e "provvede alla custodia dei beni mobili e immobili trasferiti od affidati all'Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinate ad opere di religione o di carità".
Gli organi dell'Istituto sono la Commissione Cardinalizia (cinque Cardinali nominati dal Pontefice), un Prelato, nominato da questa Commissione che segue le attività dell'Istituto e partecipa come segretario alle riunioni della Commissione, e il Consiglio di Sovrintendenza.
Il Consiglio di Sovrintendenza ha la responsabilità dell'amministrazione e gestione dell'Istituto, nonché della vigilanza e supervisione delle sue attività sul piano finanziario, economico e operativo.
I sui membri debbono essere cinque laici di riconosciuta esperienza economico-finanziaria, nominati per un quinquennio (ma del pari riconfermabili) dalla Commissione Cardinalizia. Il ruolo del Consiglio di Sovrintendenza è paragonabile a quello di un Consiglio di amministrazione.
Ha il compito di formulare le linee di politica generale dell'Istituto, definire i criteri di elaborazione dei programmi, esaminare e approvare ogni anno il bilancio di esercizio preparato dalla Direzione.
Il Consiglio deve riunirsi almeno ogni tre mesi e ogni volta che lo ritenga necessario il Presidente, a cui spetta la rappresentanza legale dell'Istituto.
Notizie dal mondo
Chiesa e Stato a vent'anni dal crollo del Muro di Berlino
Assemblea Plenaria dei Presidenti delle Conferenze Episcopali europee
ROMA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Dal 1° al 4 ottobre prossimi, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa si riuniranno a Parigi in Assemblea Plenaria sul tema “Chiesa e Stato, venti anni dopo il crollo del Muro di Berlino”.
L'evento, che si svolgerà presso la Maison de la Conférence des évêques de France su invito del Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente dei Vescovi francesi, presenterà i risultati di un'indagine europea promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE).
L'inchiesta, ricorda un comunicato del CCEE inviato a ZENIT, mira a “definire i vari modelli e soluzioni giuridiche adottate dai singoli Stati europei per inquadrare giuridicamente la Chiesa cattolica nel proprio Paese e regolare i rapporti con essa e le sue strutture, in particolare pastorali, sociali e educative”.
L'obiettivo è aiutare a rispondere a varie questioni: “qual è l’inquadramento giuridico della Chiesa cattolica negli Stati europei? Quali sono le leggi e i concordati finora abrogati? Come vengono sovvenzionati le istituzioni ecclesiali (scuole, ospedali…) di pubblica utilità? Come influiscono i vari atti, trattati e accordi adottati presso le istituzioni europee nel contesto locale? E quali sono gli aspetti comunitari della religione?”.
La seconda parte dei lavori della Plenaria si concentrerà invece sul servizio del CCEE alla Chiesa in Europa con la presentazione delle attività delle varie Commissioni dell'organismo: la CEEM (Commissione Episcopale Europea per i Media), la Commissione “Migrazioni”, la Commissione “Catechesi, scuola e università”, il Servizio Europeo per le Vocazioni (EVS) e la Commissione “Ambiente”.
Parte dei lavori sarà poi dedicata al tema della collaborazione tra il CCEE e altri organismi continentali, come il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) e il Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM).
Quanto alle attività del CCEE nell’ambito del dialogo ecumenico, sarà presentato il programma del 2° Forum cattolico-ortodosso, che si svolgerà a Rodi (Grecia) dal 23 al 27 novembre sul tema “La relazione Chiesa e Stato”. I Presidenti saranno inoltre informati sulle attività svolte nel corso dell’anno insieme alla Conferenza delle Chiese Europee (KEK).
Le giornate di lavori saranno scandite da momenti di preghiera e da celebrazioni eucaristiche. All’incontro parteciperanno anche, per la Santa Sede, il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, monsignor André Dupuy, Nunzio Apostolico presso l’Unione Europea, monsignor Aldo Giordano, Osservatore Permanente presso il Consiglio d’Europa.
Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze Episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dai loro Presidenti, dagli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco e dal Vescovo di Chişinău (Moldavia). Lo presiede il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria; i Vicepresidenti sono il Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, e il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux. Segretario generale del CCEE è P. Duarte da Cunha. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).
Il diritto all'obiezione di coscienza precede la legge
Afferma un esperto durante un congresso di giuristi cattolici
MADRID, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Qualsiasi persona può ricorrere all'obiezione di coscienza anche se non c'è una legge che la riconosca specificamente, ha affermato il docente di Diritto Ecclesiastico e membro della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione spagnola Rafael Navarro Valls.
L'esperto è intervenuto sabato al I Congresso di Giuristi Cattolici, organizzato dall'Associazione Cattolica di Propagandisti e dalla Fondazione Universitaria San Pablo CEU.
Il Congresso si è svolto venerdì e sabato sul tema “Diritto e Morale”, come ha reso noto il servizio stampa dell'Università, che ha ospitato l'evento.
Navarro Valls è intervenuto difendendo il diritto all'obiezione di coscienza partendo dal dibattito attualmente in corso in Spagna.
“A qualcuno al Tribunale Supremo è stato messo in testa che perché l'obiezione di coscienza sia efficace è necessario che ci sia una legge che la riconosca espressamente”, ha affermato.
L'esperto ha affrontato anche altre questioni, come la nuova legge sull'aborto che il Governo sta preparando e che ha definito “anticostituzionale”.
Per il giurista, il disegno di legge sull'aborto del Governo socialista spezza il principio per cui la vita del nascituro merita una tutela, consacrato dal Tribunale Costituzionale nel 1985.
Navarro Valls ha osservato che nel progetto del Governo l'aborto non si presenta come un conflitto di interessi, ma come “l'imposizione di una volontà”.
Ha anche aggiunto che, se il Governo cercasse davvero di difendere la volontà della donna incinta, sarebbe necessario che le autorità pubbliche, oltre a dare la possibilità di abortire, offrissero una serie di prestazioni per aiutare la donna a portare avanti la gravidanza.
Con questi aiuti, che si potrebbero canalizzare attraverso la Sicurezza Sociale, ha detto, “il legislatore dimostrerebbe che la sua intenzione non è massacrare migliaia di feti ogni anno, ma compiere realmente la volontà della madre”.
Su questo disegno di legge, l'avvocato dello Stato Jesús Trillo-Figueroa ha affermato venerdì allo stesso Congresso che nel testo il principio di generalità della legge si vede sostituito dalla “legge per cui ciò che conta è quello che ti piace”.
“Su questo si costruisce l'aberrazione di dire che si ha diritto a un figlio – ha avvertito –. Un figlio può forse essere oggetto di diritto?”.
L'avvocato ha parlato anche della legge che regola il “matrimonio” omosessuale, così come della giurisprudenza espressa negli ultimi anni dal Tribunale Costituzionale.
Per Trillo-Figueroa, quest'ultima è “la più inquietante”, e proseguendo sulla stessa linea potrebbe “cambiare davvero le cose”.
La prima edizione del Congresso dei giuristi cattolici ha cercato di riunire questi esperti per mettere in comune le loro inquietudini e creare forum di dibattito che favoriscano la discussione, hanno spiegato gli organizzatori al termine dell'evento.
Tra le conclusioni dell'incontro, sono stati sottolineati il rifiuto della visione laicista del mondo attuale, che vuole confinare la religione all'ambito individuale; le implicazioni nella concezione dell'essere umano; la rivendicazione del valore di un'antropologia metafisica; l'importanza del valore della famiglia, del matrimonio, della paternità e della maternità.
Proposta dei Vescovi indiani per la legge contro la violenza religiosa
Lo Stato compensi le vittime, il Governo centrale possa intervenire
NUOVA DELHI, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Chiesa sta partecipando al processo di elaborazione di una legge che prevenga e combatta la violenza interreligiosa in India e si sforza perché sia realmente efficace.
I Vescovi la considerano un passo importante per prevenire casi di violenza come quelli avvenuti lo scorso anno nello Stato dell'Orissa, un elemento per dissuadere i fondamentalisti.
Ad ogni modo, chiedono una legge che abbia più forza del progetto iniziale e includa misure retroattive per punire i crimini già commessi.
La Conferenza Episcopale Indiana ha avviato una serie di riunioni con varie comunità cristiane e con rappresentanti di altre minoranze religiose del Paese, come musulmani e sikh.
I Vescovi suggeriscono che sia lo Stato, anziché gli autori del crimine, a compensare le vittime della violenza.
Allo stesso modo, chiedono che il Governo centrale possa intervenire nei casi in cui gli Stati non riescano a fermare la violenza, proponendo inoltre la creazione di tribunali speciali che giudichino i casi di violenza per motivi religiosi e una maggiore responsabilità legale per i funzionari che non prevengono la violenza.
L'episcopato prevede di concludere le sue consultazioni e i dibattiti sulla legge nell'ultima settimana di ottobre, e di presentare per allora un memorandum al Ministero della Giustizia.
Questa settimana, una commissione parlamentare sta esaminando la cosiddetta Legge dell'armonia comunitaria. Al termine, presenterà il disegno di legge al Parlamento per la sua approvazione.
Tra le misure proposte dal Ministero dell'Interno c'è l'obbligo che i Governi dei 28 Stati della Federazione Indiana inviino ogni quattro mesi un rapporto al Governo centrale di Nuova Delhi sulle misure per prevenire la violenza contro le minoranze religiose.
Interviste
Pellegrinaggio per la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
Intervista a don Alfredo Morselli, parroco di Stiatico e Casadio
di Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- I quattro sacerdoti che celebrano la “Messa gregoriana” a Bologna, per incarico del loro Arcivescovo, il Cardinale Carlo Caffarra, hanno promosso - insieme a diversi gruppi dell'Emilia Romagna - un pellegrinaggio regionale al Santuario della Beata Vergine di San Luca, a Bologna, per sabato 3 ottobre prossimo.
Il pellegrinaggio, che prevede la salita per il lungo portico del santuario recitando le tre corone del Santo Rosario (partenza in località Meloncello alle ore 9), si concluderà con la S. Messa (inizio ore 10.30) e la consacrazione dei fedeli stessi al Cuore Immacolato di Maria. Verrà offerto al Santo Padre un bouquet spirituale di 10.000 Rosari e 1000 ore di adorazione eucaristica.
Informazioni più dettagliate si possono trovare sul sito "Hanc Igitur" (http://www.hancigitur.net/).
Per meglio conoscere obiettivi e finalità de pellegrinaggio, ZENIT ha intervistiato uno dei promotori, don Alfredo Morselli, parroco di Stiatico e Casadio, diocesi di Bologna.
Perché questa iniziativa?
Don Alfredo: Questa iniziativa è soprattutto un atto di devozione alla Madonna da parte dei fedeli che usufruiscono del motu proprio «Summarum Pontificum»: dobbiamo innanzi tutto farci santi e salvare la nostra anima: adattando le parole di Gesù, possiamo dire: "Che giova, infatti, all'uomo avere liberalizzata la Messa gregoriana, se poi perde la propria anima?": siccome - come dice il Montfort - la devozione a Maria è "via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all'unione con Nostro Signore nella quale consiste la perfezione del cristiano" (Vera devozione, 152), eccoci tutti a rifugiarci sotto la portezione della Vergine Santissima.
Cosa intendete per consacrazione al Cuore Immacolato di Maria?
Don Alfredo: San Giovanni ci dice che - raccogliendo l'invito del Salvatore morente - accolse "con sé" la Madonna (Gv 19,25); le parole greche tradotte "con sé", cioè "eis ta idia", indicano il cuore del discepolo: san Giovanni non prese solo la Madonna a casa sua, ma la accolse nel suo cuore come preziosa eredità del Maestro. Se potè fare tanto il discepolo, quanto più non lo fa continuamente la Madre? Ci accoglie e ci rigenera come cristiani "eis ta idia", nel suo Cuore Immacolato: accettiamo riconoscenti questo benedetto grembo della nostra rinascita cristiana! Dichiariamo che il Cuore Immacolato di Maria è l'atmosfera della nostra vita soprannaturale: il "nostro rifugio", come ha detto la Madonna a Fatima. E' provvidenziale che questo pellegrinaggio si svolga nella diocesi che fu retta dal Card. Lercaro, che tanto si prodigò perché, esattamente 50 anni fa, l'Italia fosse consacrata al Cuore Immacolato di Maria.
Avete rimarcato lo spirito di riparazione di questo pellegrinaggio: di cosa si tratta?
Don Alfredo: Anche qui niente di speciale o di qualcosa riservato ai cosiddetti "tradizionalisti": come dice la colletta della festa del Sacro Cuore, tutti i cristiani devono assolvere "il dovere di una giusta riparazione"; dobbiamo cioè associarci alla Passione di Cristo nell'espiare i nostri peccati e quelli di tutto il mondo. Abbiamo tratto le intenzioni particolari - per non mettere nulla di nostro -, dalla parole stesse del Papa.
Benedetto XVI ha scritto, nel vedere criticate la sua azione a favore dell'Unità della Chiesa: "Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco" (10-3-2009); e ancora: "La parola «fede adulta» negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori... E lo si presenta come coraggio»" (28-6-2009).
Il dovere di riparare per quanto il Papa ha amaramente constatato non è una cosa riservata ai "tradizionalisti", ma è un dovere di tutti i buoni cristiani.
Vi ritenete "tradizionalisti"? Che senso date a questa parola?
Don Alfredo: Se per "tradizionalista" si intende uno che ritiene congelata l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962, o persona attaccata delle forme in senso puramente estetizzante, niente è più lontano da noi. Se invece si intende che la fede non è un prodotto del pensiero del singolo, ma un assenso a qualcosa che prima la Chiesa riceve da Dio nel suo cuore, e poi, amando, "trasmette" ("tradit", da cui "tradizione"), allora il termine è pertinente a tutti i cattolici: ed è in questo senso che San Pio X diceva che i cattolici tout-court sono tradizionalisti (Cf. Enc. "Il fermo proposito")
Il pellegrinaggio è aperto a tutti i fedeli o solo a quelli che si avvalgono del motu proprio “Summorum Pontificum”?
Don Alfredo: Il pellegrinaggio è apertissimo a tutti: il Papa ha detto a chiare lettere che le due forme del rito romano devono coesistere insieme, e per coesistere - non da "separati in casa" - ci vuole una conoscenza reciproca e una mutua pre-comprensione favorevole. Spero proprio che partecipino tanti che, impressionati da un clima non favorevole, purtroppo hanno concepito timore nei confronti delle aperture del Santo Padre, e capiscano che niente è più infondato che temere una vera pace liturgica.
Come verranno organizzati i rosari e le ore di adorazione eucaristica?
Don Alfredo: I fedeli che vogliono, fanno sapere agli organizzatori quanti Rosari hanno recitato e quante ore di Adorazione hanno svolto; quando raggiungeremo circa 10.0000 Rosari e 1000 ore di Adorazione Eucaristica, informeremo il santo Padre. Vorrei far notare che le ore di Adorazione sono offerte per le vocazioni sacerdotali nelle rispettive Diocesi, perché i fedeli che assistono alla S. Messa gregoriana amano le proprie chiese particolari e i propri Pastori, nonostante tante opposizioni locali. Non è un segreto che il Motu proprio trovi spesso tanti ostacoli (non certo a Bologna): ciò non ci impedisce di amare le nostre diocesi.
L’appello per il pellegrinaggio è stato avanzato anche ad altre associazioni o gruppi ecclesiali?
Don Alfredo: L'appello è rivolto a tutti, e più di "tutti" non si può: anzi, saremmo contenti che venisse anche qualche non battezzato: chissà che non succeda qualcosa come a Hermman Cohen (1821-1871), che completò la sua conversione proprio dopo aver partecipato a una Messa: «A poco a poco - egli narrò al P. Ratisbonne -, i canti, le preghiere, la presenza - invisibile e pur sentita da me - d'una potenza sovrumana, cominciarono ad agitarmi, a turbarmi, a darmi un tremito; in una parola, la grazia divina si compiacque di colpirmi con tutta la sua forza. Al momento dell'elevazione, tutt'a un tratto, sentii esplodere, attraverso le mie pupille, un diluvio di lagrime che non cessarono di sgorgare con una copia voluttuosa sulle mie gote in fiamme... o momento indimenticabile per la salute della mia anima!» Hermann Cohen divenne poi Padre Agostino Maria del SS.mo Sacramento ...
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I cattolici del partito “rosso” nella Guerra Civile spagnola
Un libro rompe il silenzio sul loro ruolo nel conflitto
di Miriam Díez i Bosch
BARCELLONA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Erano cattolici e sostennero i “rossi” nella Guerra Civile spagnola. Il libro “Católicos del bando rojo” (Editorial Styria, 2009), dello storico e giornalista Daniel Arasa, sfata alcuni cliché della vicenda franchista spagnola, raccogliendo le biografie di persone che senza abdicare alla propria fede cattolica continuarono ad essere fedeli alla Repubblica durante il conflitto scoppiato nel 1936.
“Non si tratta solo di battezzati, né di quelli che ricorsero alla religione solo in articulo mortis” (prima di morire), ha sottolineato Arasa. Molti di loro erano infatti “riconoscibili come cattolici per la loro vita e i loro atteggiamenti”.
Tra questi figuravano i generali Rojo, Escobar, Batet, Aranguren, Hernández Saravia o Salcedo, marinai come il contrammiraglio Azarola, uomini con alte cariche militari quali Joaquín Pérez Salas o Ibarrola, politici di spicco di vari partiti come Manuel de Irujo, Manuel Carrasco i Formiguera, Ventura Gassol, Claudio Sánchez Albornoz, Ángel Osorio y Gallardo o Luís Lúcia.
C'erano anche scrittori come José Bergamín, e non mancano sacerdoti come il canonico Gallegos Rocafull, Maximiliano Arboleya o Victoriano Gondra "Aitá Patxi", né parroci che vennero giustiziati dai nazionalisti a La Rioja, León o Mallorca. Ovviamente, aggiunge Arasa, figurano “i 14 sacerdoti baschi giustiziati perché erano nazionalisti”.
Uno di loro, Pere Tarrés, è stato beatificato, mentre di un altro, Aitá Patxi, è in corso il processo. Secondo Daniel Arasa, “più di uno potrebbe essere beatificato e vari meritano di veder riconosciuta la propria esemplarità”. Alcuni vennero giustiziati per i loro criteri politici o per l'atteggiamento di fronte alla sollevazione militare. Non morirono “in odio alla fede”, una cosa che viene analizzata nella dichiarazione di martirio, ma vissero le virtù in grado eroico.
Daniel Arasa, presidente del Gruppo di Entità Catalane della Famiglia e direttore di Cinemanet, è autore di dodici libri collegati agli spagnoli nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Civile spagnola, nel movimento dei maquis e nel franchismo.
Padre di sette figli, giornalista e ingegnere chimico, attualmente docente di Giornalismo presso l'Universidad Abat Oliba CEU e l'Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha studiato questi personaggi “senza ira, senza parzialità, cercando la verità e la giustizia nella narrazione dei fatti”.
La parola chiave in questa storia, riconosce, è “perdono”: “Quanto più si approfondisce il conflitto scoppiato in Spagna tra il 1936 e il 1939, tanto più si sottolinea la necessità di superare le semplificazioni”.
Per Arasa “non siamo nessuno per dare 'brevetti di cattolicesimo'”, né per “pensare che solo quelli di una determinata fazione sono veri cattolici, mentre gli altri hanno rinnegato la fede”.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Udienza del mercoledì
Il Papa presenta la figura di Sant’Anselmo d’Aosta
Catechesi per l'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su Sant’Anselmo d’Aosta.
* * *
Cari fratelli e sorelle,
a Roma, sul colle dell’Aventino, si trova l'Abbazia benedettina di Sant’Anselmo. Come sede di un Istituto di studi superiori e dell'Abate Primate dei Benedettini Confederati, essa è un luogo che unisce in sé la preghiera, lo studio e il governo, proprio le tre attività che caratterizzarono la vita del Santo al quale è dedicata: Anselmo d’Aosta di cui ricorre quest’anno il IX centenario della morte. Le molteplici iniziative, promosse specialmente dalla diocesi di Aosta per questa fausta ricorrenza hanno evidenziato l’interesse che continua a suscitare questo pensatore medievale. Egli è noto anche come Anselmo di Bec e Anselmo di Canterbury a motivo delle città con le quali è stato in rapporto. Chi è questo personaggio al quale tre località, lontane tra loro e collocate in tre Nazioni diverse – Italia, Francia, Inghilterra –, si sentono particolarmente legate? Monaco di intensa vita spirituale, eccellente educatore di giovani, teologo con una straordinaria capacità speculativa, saggio uomo di governo ed intransigente difensore della libertas Ecclesiae, della libertà della Chiesa. Anselmo é una delle personalità eminenti del Medioevo, che seppe armonizzare tutte queste qualità grazie a una profonda esperienza mistica, che sempre ebbe a guidarne il pensiero e l’azione.
Sant’Anselmo nacque nel 1033 (o all’inizio del 1034) ad Aosta, primogenito di una famiglia nobile. Il padre era uomo rude, dedito ai piaceri della vita e dissipatore dei suoi beni; la madre, invece, era donna di elevati costumi e di profonda religiosità (cfr Eadmero, Vita s. Anselmi, PL 159, col 49). Fu lei, la mamma, a prendersi cura della prima formazione umana e religiosa del figlio, che affidò, poi, ai Benedettini di un priorato di Aosta. Anselmo, che da bambino – come narra il suo biografo - immaginava l’abitazione del buon Dio tra le alte e innevate vette delle Alpi, sognò una notte di essere invitato in questa reggia splendida da Dio stesso, che si intrattenne a lungo ed affabilmente con lui e alla fine gli offrì da mangiare "un pane candidissimo" (ibid., col 51). Questo sogno gli lasciò la convinzione di essere chiamato a compiere un’alta missione. All’età di quindici anni, chiese di essere ammesso nell’Ordine benedettino, ma il padre si oppose con tutta la sua autorità e non cedette neppure quando il figlio gravemente malato, sentendosi vicino alla morte, implorò l'abito religioso come supremo conforto. Dopo la guarigione e la scomparsa prematura della madre, Anselmo attraversò un periodo di dissipazione morale: trascurò gli studi e, sopraffatto dalle passioni terrene, diventò sordo al richiamo di Dio. Se ne andò da casa e cominciò a girare per la Francia in cerca di nuove esperienze. Dopo tre anni, giunto in Normandia, si recò nell’Abbazia benedettina di Bec, attirato dalla fama di Lanfranco da Pavia, priore del monastero. Fu per lui un incontro provvidenziale e decisivo per il resto della sua vita. Sotto la guida di Lanfranco, Anselmo riprese infatti con vigore gli studi e, in breve tempo, diventò non solo l’allievo prediletto, ma anche il confidente del maestro. La sua vocazione monastica si riaccese e, dopo attenta valutazione, all’età di 27 anni, entrò nell’Ordine monastico e venne ordinato sacerdote. L’ascesi e lo studio gli aprirono nuovi orizzonti, facendogli ritrovare, in grado ben più alto, quella familiarità con Dio che aveva avuto da bambino.
Quando, nel 1063, Lanfranco diventò abate di Caen, Anselmo, dopo appena tre anni di vita monastica, fu nominato priore del monastero di Bec e maestro della scuola claustrale, rivelando doti di raffinato educatore. Non amava i metodi autoritari; paragonava i giovani a piccole piante che si sviluppano meglio se non sono chiuse in serra e concedeva loro una "sana" libertà. Era molto esigente con se stesso e con gli altri nell’osservanza monastica, ma anziché imporre la disciplina si impegnava a farla seguire con la persuasione. Alla morte dell’abate Erluino, fondatore dell’abbazia di Bec, Anselmo venne eletto unanimemente a succedergli: era il febbraio 1079. Intanto numerosi monaci erano stati chiamati a Canterbury per portare ai fratelli d’oltre Manica il rinnovamento in atto nel Continente. La loro opera fu ben accetta, al punto che Lanfranco da Pavia, abate di Caen, divenne il nuovo Arcivescovo di Canterbury e chiese ad Anselmo di trascorrere un certo tempo con lui per istruire i monaci e aiutarlo nella difficile situazione in cui si trovava la sua comunità ecclesiale dopo l’invasione dei Normanni. La permanenza di Anselmo si rivelò molto fruttuosa; egli guadagnò simpatia e stima, tanto che, alla morte di Lanfranco, fu scelto a succedergli nella sede arcivescovile di Canterbury. Ricevette la solenne consacrazione episcopale nel dicembre del 1093.
Anselmo si impegnò immediatamente in un’energica lotta per la libertà della Chiesa, sostenendo con coraggio l’indipendenza del potere spirituale da quello temporale. Difese la Chiesa dalle indebite ingerenze delle autorità politiche, soprattutto dei re Guglielmo il Rosso ed Enrico I, trovando incoraggiamento e appoggio nel Romano Pontefice, al quale Anselmo dimostrò sempre una coraggiosa e cordiale adesione. Questa fedeltà gli costò, nel 1103, anche l’amarezza dell’esilio dalla sua sede di Canterbury. E soltanto quando, nel 1106, il re Enrico I rinunciò alla pretesa di conferire le investiture ecclesiastiche, come pure alla riscossione delle tasse e alla confisca dei beni della Chiesa, Anselmo poté far ritorno in Inghilterra, accolto festosamente dal clero e dal popolo. Si era così felicemente conclusa la lunga lotta da lui combattuta con le armi della perseveranza, della fierezza e della bontà. Questo santo Arcivescovo che tanta ammirazione suscitava intorno a sé, dovunque si recasse, dedicò gli ultimi anni della sua vita soprattutto alla formazione morale del clero e alla ricerca intellettuale su argomenti teologici. Morì il 21 aprile 1109, accompagnato dalle parole del Vangelo proclamato nella Santa Messa di quel giorno: "Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno…" (Lc 22,28-30). Il sogno di quel misterioso banchetto, che da piccolo aveva avuto proprio all’inizio del suo cammino spirituale, trovava così la sua realizzazione. Gesù, che lo aveva invitato a sedersi alla sua mensa, accolse sant’Anselmo, alla sua morte, nel regno eterno del Padre.
"Dio, ti prego, voglio conoscerti, voglio amarti e poterti godere. E se in questa vita non sono capace di ciò in misura piena, possa almeno ogni giorno progredire fino a quando giunga alla pienezza" (Proslogion, cap.14). Questa preghiera lascia comprendere l’anima mistica di questo grande Santo dell’epoca medievale, fondatore della teologia scolastica, al quale la tradizione cristiana ha dato il titolo di "Dottore Magnifico" perché coltivò un intenso desiderio di approfondire i Misteri divini, nella piena consapevolezza, però, che il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa terra. La chiarezza e il rigore logico del suo pensiero hanno avuto sempre come fine di "innalzare la mente alla contemplazione di Dio" (Ivi, Proemium). Egli afferma chiaramente che chi intende fare teologia non può contare solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda esperienza di fede. L’attività del teologo, secondo sant’Anselmo, si sviluppa così in tre stadi: la fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà; l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa. Restano, in proposito, quanto mai utili anche oggi, per una sana ricerca teologica e per chiunque voglia approfondire le verità della fede, le sue celebri parole: "Non tento, Signore, di penetrare la tua profondità, perché non posso neppure da lontano mettere a confronto con essa il mio intelletto; ma desidero intendere, almeno fino ad un certo punto, la tua verità, che il mio cuore crede e ama. Non cerco infatti di capire per credere, ma credo per capire" (Ivi, 1).
Cari fratelli e sorelle, l’amore per la verità e la costante sete di Dio, che hanno segnato l’intera esistenza di sant’Anselmo, siano uno stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi una unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita. Inoltre, lo zelo pieno di coraggio che ha contraddistinto la sua azione pastorale, e che gli ha procurato talora incomprensioni, amarezze e perfino l’esilio, sia un incoraggiamento per i Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare la Chiesa di Cristo, a pregare, a lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla. Ci ottenga questa grazia la Vergine Madre di Dio, verso la quale sant’Anselmo nutrì tenera e filiale devozione. "Maria, te il mio cuore vuole amare – scrive san’Anselmo – te la lingua mia desidera ardentemente lodare".
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore di Issoudun che, in occasione della loro Conferenza generale di studio e formazione, sono venute ad esprimere al Successore di Pietro sentimenti di affetto e di comunione ecclesiale. Sono lieto di accogliere i Legionari di Cristo, giunti a Roma da varie Nazioni per intraprendere gli studi filosofici e teologici e formulo i migliori auguri per il loro impegno universitario, assicurando per tutti un ricordo nella preghiera. Saluto i fedeli della Parrocchia Santa Maria Maggiore, in Santa Severina, come pure gli Allievi Agenti del Corpo Forestale dello Stato e li incoraggio a testimoniare costantemente i valori umani e cristiani, per costruire una società realmente libera e solidale.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La testimonianza di fede e di carità che animò san Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, incoraggi voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo. Aiuti voi, cari malati, a sperimentare nella sofferenza il sostegno e il conforto di Cristo crocifisso. E solleciti voi, cari sposi novelli, a conservare nella vostra famiglia una costante attenzione ai poveri. L’esempio di questo Santo, tanto popolare, sia infine per i sacerdoti – in questo Anno sacerdotale – e per tutti i cristiani un invito a confidare sempre nella bontà di Dio, accostandosi e celebrando con fiducia il Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro.
[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]
Benedetto XVI: pregate, lavorate, soffrite per la Chiesa
Il Papa non conosceva le tesi negazioniste del Vescovo Williamson
Il Papa rende omaggio alle vittime nella miniera di Wujek-Śląsk
Il Papa ricorda padre Pio, “dispensatore della misericordia divina”
Colloquio tra il Papa e il Cardinale dell'Honduras
Presentata al Papa l'Enciclopedia cattolica giapponese
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Elenco dei membri, esperti e uditori del Sinodo speciale per l'Africa
Santa Sede
Benedetto XVI: pregate, lavorate, soffrite per la Chiesa
Durante l'Udienza generale ricorda Sant’Anselmo d’Aosta
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Amare la Chiesa vuol dire “pregare, lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla”. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI all'Udienza generale nell'Aula Paolo VI tratteggiando la figura di sant'Anselmo d'Aosta, fondatore della teologia scolastica, di cui ricorre quest’anno il IX centenario della morte.
Di questo monaco e pensatore medievale, che fu priore e poi Abate di Bec, in Francia, e in seguito Arcivescovo di Canterbury, il Papa ha richiamato soprattutto “lo zelo pieno di coraggio che ha contraddistinto la sua azione pastorale e che gli ha procurato talora incomprensioni, amarezze e perfino l'esilio”.
Modello e testimonianza di amore alla Chiesa, Anselmo fu “intransigente difensore della libertas Ecclesia, della libertà della Chiesa” al fine di preservare l’indipendenza del potere spirituale da quello temporale, denunciando le indebite ingerenze delle autorità politiche.
Per questa ragione fu prima costretto all’esilio e poi riammesso alla sede vescovile quando Enrico I, nel 1106, rinunciò a conferire le investiture ecclesiastiche, a riscuotere le tasse e confiscare i beni della Chiesa.
Anselmo era consapevole che “il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa Terra”.
Da qui deriva, ha evidenziato il Papa, un insegnamento valido anche oggi “per una sana ricerca teologica e per chiunque voglia approfondire la verità della fede”: il teologo “non può contare solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda esperienza di fede”.
Sant’Anselmo insegna che l’attività del teologo si sviluppa in tre stadi: "la fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà; l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa".
Per questo Benedetto XVI ha auspicato che l’amore per la verità e la costante sete di Dio di Anselmo possano essere “stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi un’unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita”.
Prima di congedarsi, il Papa ha infine espresso il desiderio che la figura di Anselmo “sia un incoraggiamento per i Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare la Chiesa di Cristo, a pregare, a lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla".
Il Papa non conosceva le tesi negazioniste del Vescovo Williamson
Il portavoce vaticano chiarisce la questione sollevata da una televisione svedese
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI non era al corrente delle tesi negazioniste dell'Olocausto del Vescovo tradizionalista Richard Williamson prima di rimettergli la scomunica insieme ad altri tre presuli “lefebvriani” nel gennaio di quest'anno, ha confermato questo mercoledì il portavoce vaticano.
Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato queste dichiarazioni in merito ai contenuti di un documentario che verrà trasmesso questo mercoledì sera dal canale televisivo svedese SVT, nel quale si afferma che il Papa e altri rappresentanti vaticani conoscevano già le posizioni del Vescovo della Fraternità di San Pio X.
"È assolutamente senza fondamento affermare o anche solo insinuare che il Papa fosse stato antecedentemente informato sulle posizioni di Williamson", ha detto padre Lombardi.
"Ciò è stato negato chiaramente – ha aggiunto – nella nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio che esprime anche nel modo più netto la radicale dissociazione del Papa e della Chiesa cattolica nei confronti di ogni posizione antisemita o negazionista" della Shoah.
"Inoltre la lettera del Papa ai vescovi del 10 marzo scorso – ha sottolineato il gesuita – ha messo un punto fermo su tutta la questione e non vi è quindi motivo di riaprirla".
Benedetto XVI "ha spiegato il senso della remissione della scomunica come gesto per favorire l’unità della Chiesa e allo stesso tempo ha mostrato la totale infondatezza delle accuse a lui dirette di mancanza di rispetto per il popolo ebraico; ha anche riconosciuto con semplicità i limiti della comunicazione vaticana interna ed esterna, e ha provveduto a un nuovo status della Commissione Ecclesia Dei, proprio per garantire un migliore e più sicuro modo di procedere nelle questioni relative ai rapporti con i tradizionalisti".
Per il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dunque, "rilanciare il caso Williamson non può servire ad altro che a creare confusione senza motivo".
Il Papa rende omaggio alle vittime nella miniera di Wujek-Śląsk
Il bilancio attuale parla di 14 morti
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì Benedetto XVI ha rivolto un pensiero particolare alle vittime dell'esplosione nella miniera di carbone di Wujek-Slask in Slesia, nel sud della Polonia, avvenuta per una fuga di metano il 18 settembre scorso.
Il bilancio attuale parla di 14 morti, mentre su circa 40 minatori ricoverati, 17 versano in gravi condizioni.
Nei saluti finali, rivolgendosi ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha detto: “Mi unisco spiritualmente alle famiglie delle vittime e ai feriti della catastrofe mineraria nella miniera di Wujek-Śląsk”.
“Tutti affido nella preghiera alla Divina Misericordia – ha aggiunto –. Per i defunti imploro il riposo eterno, per i feriti la guarigione e per tutti i loro cari il dono della forza che proviene dalla fede”.
“Dio protegga da simili tragedie tutti i lavoratori. A tutti voi auguro la fortezza d’animo”, ha quindi concluso.
Il Papa ricorda padre Pio, “dispensatore della misericordia divina”
Nei suoi saluti al termine dell'Udienza Generale
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Nei suoi saluti ai fedeli al termine dell'Udienza generale di questo mercoledì, Benedetto XVI ha ricordato San Pio di Pietrelcina, di cui quest'oggi si celebra la memoria.
“La testimonianza di fede e di carità che animò San Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, incoraggi voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo”, ha auspicato.
Allo stesso modo, ha chiesto che il Santo aiuti i malati “a sperimentare nella sofferenza il sostegno e il conforto di Cristo crocifisso” e solleciti gli sposi novelli “a conservare nella vostra famiglia una costante attenzione ai poveri”.
“L’esempio di questo Santo, tanto popolare, sia infine per i sacerdoti – in questo Anno sacerdotale – e per tutti i cristiani un invito a confidare sempre nella bontà di Dio”, ha aggiunto.
Per questo, ha esortato i fedeli ad accostarsi e a celebrare con fiducia “il Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro”.
Colloquio tra il Papa e il Cardinale dell'Honduras
Al termine dell'Udienza generale di questo mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì Benedetto XVI ha avuto un colloquio con il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, mentre questo Paese si trova ad attraversare dei momenti di crisi.
L'incontro ha avuto luogo al termine dell'Udienza generale, e trattandosi di una conversazione privata, la Santa Sede non ha comunicato alcun dettaglio sui temi affrontati.
Per l'occasione e a fronte delle notizie riferite da alcuni organi d'informazione, ZENIT ha chiesto a padre Federico Lombardi S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, se è vero che mons. Luis Alfonso Santos Villeda, SDB, Vescovo di Santa Rosa de Copán (Honduras), ha avuto una conversazione di 15 minuti con il Santo Padre, in cui il Papa si sarebbe espresso contro la deposizione del Presidente dell'Honduras avvenuta nel giugno scorso.
Padre Lombardi ha chiarito che “mons. Santos ha incontrato il Santo Padre nel giugno 2008, durante la visita ad limina dei Vescovi honduregni ed ovviamente non ci fu alcuna menzione dell'attuale crisi istituzionale in Honduras, in quanto il problema semplicemente non esisteva”.
Presentata al Papa l'Enciclopedia cattolica giapponese
Donato l'ultimo volume di un'opera costata trent’anni di lavoro
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, al termine dell'Udienza generale, Benedetto XVI ha ricevuto in dono il quarto ed ultimo volume della Nova Encyclopedia Catholica in lingua giapponese.
Secondo quanto riportato da “L'Osservatore Romano”, si tratta di un’opera poderosa di circa 6000 pagine, completata nel 2009 dopo quasi trent’anni di lavoro.
L’omaggio è stato portato da padre Giuseppe Pittau, Direttore del Consiglio di amministrazione della Sophia University di Tokyo, che ha sostenuto l’ambizioso progetto editoriale, nel quadro delle celebrazioni per il centenario di fondazione dell’Ateneo da parte della Compagnia di Gesù, che sarà festeggiato nel 2013.
La Sophia University è stata fondata al rientro dei gesuiti in Giappone dopo l'espulsione dal Paese 250 anni prima.
La nuova Enciclopedia, avviata nel 1981, rinnova la precedente edizione, risalente al 1960, datata ormai oltre che nella lingua e nell’ortografia anche nei contenuti privi delle novità apportate dal Concilio Vaticano II.
Sebbene l'opera abbia fatto ricorso ad alcuni contributi esterni, la maggioranza dei collaboratori è di nazionalità giapponese o, al più, si tratta di studiosi stranieri residenti in Giappone da lungo tempo.
La nuova Enciclopedia comprende anche temi e articoli sul protestantesimo, e testi di rilievo di studiosi protestanti come pure di studiosi non cristiani.
Brasile: i cristiani siano “una presenza incisiva nella società”
Il presidente della Conferenza Episcopale Nord Est 1 esorta ad evangelizzare
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- L'evangelizzazione è la sfida e il compito più importante della Conferenza Episcopale Nord Est 1 del Brasile, ha rivelato monsignor Aparecido Tosi Marques, presidente dei Vescovi di questa Conferenza, in un'intervista rilasciata a “L'Osservatore Romano”.
In questa regione, ha ricordato il presule, “la Chiesa è molto viva grazie alle sue comunità, alle parrocchie e alle realtà missionarie, ma anche per merito della pluralità delle iniziative di movimenti e nuove comunità ecclesiali coinvolte in un'intensa azione evangelizzatrice”.
Quello di Ceará è considerato il secondo Stato più cattolico del Brasile, con circa l'85% della popolazione che si dichiara ufficialmente credente.
Le sfide che deve affrontare la Chiesa locale sono fondamentalmente “la disuguaglianza sociale, con gli squilibri che genera, e la necessità di una evangelizzazione più profonda - al di là dell'aspetto devozionale molto presente - affinché la vita cristiana sia testimonianza dei veri valori del Vangelo nelle diverse dimensioni personali e sociali, così da suscitare una presenza incisiva nella società”, ha rivelato.
Attualmente, infatti, la principale preoccupazione delle nove Diocesi della Chiesa del Nord Est 1, è proprio l'evangelizzazione.
“Questo – ha spiegato monsignor Marques – comporta la formazione di discepoli missionari che nell'incontro con Cristo, nella sua sequela, nell'impegno evangelico verso i più poveri, costruiscano una società più solidale e fraterna, perché in Cristo tutti abbiano vita in abbondanza”.
Altri pericoli, ha osservato, sono “il pluralismo delle offerte religiose, la perdita dei tratti distintivi dei valori familiari, le molteplici forme di indigenza vissute da un gran numero di cittadini, il disorientamento, i nuovi paradigmi di comportamento personale e sociale, le proposte consumistiche, l'aggressione alla vita, la corruzione”.
Difesa dei diritti umani
La Chiesa del Ceará, ha ricordato il presule, “si è sempre impegnata nella difesa e nella tutela dei diritti umani”.
Un'attenzione particolare viene riservata ai più giovani, attraverso la catechesi sacramentale e l'impulso dato alla realtà dell'Infanzia missionaria, alla pastorale dei fanciulli, dei minori e del popolo della strada e a quella carceraria, rivolta ai minori detenuti.
“Interpellata dall'appello per la tutela della dignità dei bambini e degli adolescenti contro gli abusi di cui sono vittime, la Chiesa ha avviato molte opere educative per l'accoglienza dei minori in situazioni a rischio, come i bambini e le bambine di strada e i giovani tossicodipendenti”, ha aggiunto, ricordando che si sta lavorando “per affrontare le situazioni più gravi, come le aggressioni dirette contro i minori o il loro sfruttamento sessuale”, svolgendo anche “un'esplicita azione chiarificatrice ed evangelizzatrice rispetto alla dignità umana”.
Allo stesso modo, ha proseguito, la Chiesa locale “ha una lunga tradizione nel campo della lotta a favore della giustizia sociale, per il superamento delle situazioni di miseria sociale e di corruzione”.
L'azione più incisiva, rileva, “è stata nel campo della lotta all'illegalità, nella formazione della coscienza civile e nella presentazione a livello nazionale di progetti di legge d'iniziativa popolare per combattere la corruzione elettorale. Tutto questo con buoni risultati e grande speranza”.
Successo si attende anche dal nuovo campo pastorale rappresentato dalla realtà del turismo e della mobilità umana, che “esorta a creare nuove forme di accoglienza e nuove azioni pastorali”.
“La pastorale del migrante e la pastorale del turismo si stanno a poco a poco rafforzando e stanno trovando la propria strada per rispondere alle sfide che lo sviluppo e la crescita generati dalle nuove situazioni stanno presentando – ha concluso il presule –. Già si percepisce comunque che questi nuovi incontri umani sono anche opportunità per una testimonianza accogliente e fraterna, in grado di aprire spazi per la trasmissione della fede e per la vita stessa della Chiesa”.
Rinnovo delle cariche all'Istituto per le Opere di Religione
Entra, tra gli altri, l'economista Ettore Gotti Tedeschi
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.) della Santa Sede ha rinnovato il Consiglio di Sovrintendenza dell'Istituto, secondo quanto ha reso noto questo mercoledì la Sala Stampa vaticana.
I nuovi membri sono:
- Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo (U.S.A.);
- Giovanni De Censi, Presidente del "Credito Valtellinese" (Italia);
- Ettore Gotti Tedeschi, Presidente della "Santander Consumer Bank" (Italia);
- Ronaldo Hermann Schmitz (Germania);
- Manuel Soto Serrano (Spagna).
La Commissione Cardinalizia, presieduta dal Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha nominato, su proposta del nuovo Consiglio di Sovrintendenza, Ettore Gotti Tedeschi nuovo Presidente di questo Consiglio e Ronaldo Hermann Schmitz vicepresidente.
Ha anche accettato la rinuncia di Angelo Caloia, ex presidente del Consiglio di Sovrintendenza, e degli altri membri del Consiglio, esprimendo "viva gratitudine per il generoso servizio svolto".
La Commissione Cardinalizia di Vigilanza ha infine espresso al nuovo Consiglio di Sovrintendenza, al Prelato dell'Istituto, mons. Piero Pioppo, al Direttore Generale Paolo Cipriani e al vicedirettore Massimo Tulli "i migliori auguri di buon lavoro al servizio dell'I.O.R.".
L'Istituto per le Opere di Religione, inappropriatamente chiamato la banca del Vaticano, è stato fondato da Pio XII nel 1942 e ristrutturato da Giovanni Paolo II nel 1990 e "provvede alla custodia dei beni mobili e immobili trasferiti od affidati all'Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinate ad opere di religione o di carità".
Gli organi dell'Istituto sono la Commissione Cardinalizia (cinque Cardinali nominati dal Pontefice), un Prelato, nominato da questa Commissione che segue le attività dell'Istituto e partecipa come segretario alle riunioni della Commissione, e il Consiglio di Sovrintendenza.
Il Consiglio di Sovrintendenza ha la responsabilità dell'amministrazione e gestione dell'Istituto, nonché della vigilanza e supervisione delle sue attività sul piano finanziario, economico e operativo.
I sui membri debbono essere cinque laici di riconosciuta esperienza economico-finanziaria, nominati per un quinquennio (ma del pari riconfermabili) dalla Commissione Cardinalizia. Il ruolo del Consiglio di Sovrintendenza è paragonabile a quello di un Consiglio di amministrazione.
Ha il compito di formulare le linee di politica generale dell'Istituto, definire i criteri di elaborazione dei programmi, esaminare e approvare ogni anno il bilancio di esercizio preparato dalla Direzione.
Il Consiglio deve riunirsi almeno ogni tre mesi e ogni volta che lo ritenga necessario il Presidente, a cui spetta la rappresentanza legale dell'Istituto.
Notizie dal mondo
Chiesa e Stato a vent'anni dal crollo del Muro di Berlino
Assemblea Plenaria dei Presidenti delle Conferenze Episcopali europee
ROMA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Dal 1° al 4 ottobre prossimi, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa si riuniranno a Parigi in Assemblea Plenaria sul tema “Chiesa e Stato, venti anni dopo il crollo del Muro di Berlino”.
L'evento, che si svolgerà presso la Maison de la Conférence des évêques de France su invito del Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente dei Vescovi francesi, presenterà i risultati di un'indagine europea promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE).
L'inchiesta, ricorda un comunicato del CCEE inviato a ZENIT, mira a “definire i vari modelli e soluzioni giuridiche adottate dai singoli Stati europei per inquadrare giuridicamente la Chiesa cattolica nel proprio Paese e regolare i rapporti con essa e le sue strutture, in particolare pastorali, sociali e educative”.
L'obiettivo è aiutare a rispondere a varie questioni: “qual è l’inquadramento giuridico della Chiesa cattolica negli Stati europei? Quali sono le leggi e i concordati finora abrogati? Come vengono sovvenzionati le istituzioni ecclesiali (scuole, ospedali…) di pubblica utilità? Come influiscono i vari atti, trattati e accordi adottati presso le istituzioni europee nel contesto locale? E quali sono gli aspetti comunitari della religione?”.
La seconda parte dei lavori della Plenaria si concentrerà invece sul servizio del CCEE alla Chiesa in Europa con la presentazione delle attività delle varie Commissioni dell'organismo: la CEEM (Commissione Episcopale Europea per i Media), la Commissione “Migrazioni”, la Commissione “Catechesi, scuola e università”, il Servizio Europeo per le Vocazioni (EVS) e la Commissione “Ambiente”.
Parte dei lavori sarà poi dedicata al tema della collaborazione tra il CCEE e altri organismi continentali, come il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) e il Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM).
Quanto alle attività del CCEE nell’ambito del dialogo ecumenico, sarà presentato il programma del 2° Forum cattolico-ortodosso, che si svolgerà a Rodi (Grecia) dal 23 al 27 novembre sul tema “La relazione Chiesa e Stato”. I Presidenti saranno inoltre informati sulle attività svolte nel corso dell’anno insieme alla Conferenza delle Chiese Europee (KEK).
Le giornate di lavori saranno scandite da momenti di preghiera e da celebrazioni eucaristiche. All’incontro parteciperanno anche, per la Santa Sede, il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, monsignor André Dupuy, Nunzio Apostolico presso l’Unione Europea, monsignor Aldo Giordano, Osservatore Permanente presso il Consiglio d’Europa.
Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze Episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dai loro Presidenti, dagli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco e dal Vescovo di Chişinău (Moldavia). Lo presiede il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria; i Vicepresidenti sono il Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria, e il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux. Segretario generale del CCEE è P. Duarte da Cunha. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).
Il diritto all'obiezione di coscienza precede la legge
Afferma un esperto durante un congresso di giuristi cattolici
MADRID, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Qualsiasi persona può ricorrere all'obiezione di coscienza anche se non c'è una legge che la riconosca specificamente, ha affermato il docente di Diritto Ecclesiastico e membro della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione spagnola Rafael Navarro Valls.
L'esperto è intervenuto sabato al I Congresso di Giuristi Cattolici, organizzato dall'Associazione Cattolica di Propagandisti e dalla Fondazione Universitaria San Pablo CEU.
Il Congresso si è svolto venerdì e sabato sul tema “Diritto e Morale”, come ha reso noto il servizio stampa dell'Università, che ha ospitato l'evento.
Navarro Valls è intervenuto difendendo il diritto all'obiezione di coscienza partendo dal dibattito attualmente in corso in Spagna.
“A qualcuno al Tribunale Supremo è stato messo in testa che perché l'obiezione di coscienza sia efficace è necessario che ci sia una legge che la riconosca espressamente”, ha affermato.
L'esperto ha affrontato anche altre questioni, come la nuova legge sull'aborto che il Governo sta preparando e che ha definito “anticostituzionale”.
Per il giurista, il disegno di legge sull'aborto del Governo socialista spezza il principio per cui la vita del nascituro merita una tutela, consacrato dal Tribunale Costituzionale nel 1985.
Navarro Valls ha osservato che nel progetto del Governo l'aborto non si presenta come un conflitto di interessi, ma come “l'imposizione di una volontà”.
Ha anche aggiunto che, se il Governo cercasse davvero di difendere la volontà della donna incinta, sarebbe necessario che le autorità pubbliche, oltre a dare la possibilità di abortire, offrissero una serie di prestazioni per aiutare la donna a portare avanti la gravidanza.
Con questi aiuti, che si potrebbero canalizzare attraverso la Sicurezza Sociale, ha detto, “il legislatore dimostrerebbe che la sua intenzione non è massacrare migliaia di feti ogni anno, ma compiere realmente la volontà della madre”.
Su questo disegno di legge, l'avvocato dello Stato Jesús Trillo-Figueroa ha affermato venerdì allo stesso Congresso che nel testo il principio di generalità della legge si vede sostituito dalla “legge per cui ciò che conta è quello che ti piace”.
“Su questo si costruisce l'aberrazione di dire che si ha diritto a un figlio – ha avvertito –. Un figlio può forse essere oggetto di diritto?”.
L'avvocato ha parlato anche della legge che regola il “matrimonio” omosessuale, così come della giurisprudenza espressa negli ultimi anni dal Tribunale Costituzionale.
Per Trillo-Figueroa, quest'ultima è “la più inquietante”, e proseguendo sulla stessa linea potrebbe “cambiare davvero le cose”.
La prima edizione del Congresso dei giuristi cattolici ha cercato di riunire questi esperti per mettere in comune le loro inquietudini e creare forum di dibattito che favoriscano la discussione, hanno spiegato gli organizzatori al termine dell'evento.
Tra le conclusioni dell'incontro, sono stati sottolineati il rifiuto della visione laicista del mondo attuale, che vuole confinare la religione all'ambito individuale; le implicazioni nella concezione dell'essere umano; la rivendicazione del valore di un'antropologia metafisica; l'importanza del valore della famiglia, del matrimonio, della paternità e della maternità.
Proposta dei Vescovi indiani per la legge contro la violenza religiosa
Lo Stato compensi le vittime, il Governo centrale possa intervenire
NUOVA DELHI, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Chiesa sta partecipando al processo di elaborazione di una legge che prevenga e combatta la violenza interreligiosa in India e si sforza perché sia realmente efficace.
I Vescovi la considerano un passo importante per prevenire casi di violenza come quelli avvenuti lo scorso anno nello Stato dell'Orissa, un elemento per dissuadere i fondamentalisti.
Ad ogni modo, chiedono una legge che abbia più forza del progetto iniziale e includa misure retroattive per punire i crimini già commessi.
La Conferenza Episcopale Indiana ha avviato una serie di riunioni con varie comunità cristiane e con rappresentanti di altre minoranze religiose del Paese, come musulmani e sikh.
I Vescovi suggeriscono che sia lo Stato, anziché gli autori del crimine, a compensare le vittime della violenza.
Allo stesso modo, chiedono che il Governo centrale possa intervenire nei casi in cui gli Stati non riescano a fermare la violenza, proponendo inoltre la creazione di tribunali speciali che giudichino i casi di violenza per motivi religiosi e una maggiore responsabilità legale per i funzionari che non prevengono la violenza.
L'episcopato prevede di concludere le sue consultazioni e i dibattiti sulla legge nell'ultima settimana di ottobre, e di presentare per allora un memorandum al Ministero della Giustizia.
Questa settimana, una commissione parlamentare sta esaminando la cosiddetta Legge dell'armonia comunitaria. Al termine, presenterà il disegno di legge al Parlamento per la sua approvazione.
Tra le misure proposte dal Ministero dell'Interno c'è l'obbligo che i Governi dei 28 Stati della Federazione Indiana inviino ogni quattro mesi un rapporto al Governo centrale di Nuova Delhi sulle misure per prevenire la violenza contro le minoranze religiose.
Interviste
Pellegrinaggio per la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
Intervista a don Alfredo Morselli, parroco di Stiatico e Casadio
di Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- I quattro sacerdoti che celebrano la “Messa gregoriana” a Bologna, per incarico del loro Arcivescovo, il Cardinale Carlo Caffarra, hanno promosso - insieme a diversi gruppi dell'Emilia Romagna - un pellegrinaggio regionale al Santuario della Beata Vergine di San Luca, a Bologna, per sabato 3 ottobre prossimo.
Il pellegrinaggio, che prevede la salita per il lungo portico del santuario recitando le tre corone del Santo Rosario (partenza in località Meloncello alle ore 9), si concluderà con la S. Messa (inizio ore 10.30) e la consacrazione dei fedeli stessi al Cuore Immacolato di Maria. Verrà offerto al Santo Padre un bouquet spirituale di 10.000 Rosari e 1000 ore di adorazione eucaristica.
Informazioni più dettagliate si possono trovare sul sito "Hanc Igitur" (http://www.hancigitur.net/).
Per meglio conoscere obiettivi e finalità de pellegrinaggio, ZENIT ha intervistiato uno dei promotori, don Alfredo Morselli, parroco di Stiatico e Casadio, diocesi di Bologna.
Perché questa iniziativa?
Don Alfredo: Questa iniziativa è soprattutto un atto di devozione alla Madonna da parte dei fedeli che usufruiscono del motu proprio «Summarum Pontificum»: dobbiamo innanzi tutto farci santi e salvare la nostra anima: adattando le parole di Gesù, possiamo dire: "Che giova, infatti, all'uomo avere liberalizzata la Messa gregoriana, se poi perde la propria anima?": siccome - come dice il Montfort - la devozione a Maria è "via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all'unione con Nostro Signore nella quale consiste la perfezione del cristiano" (Vera devozione, 152), eccoci tutti a rifugiarci sotto la portezione della Vergine Santissima.
Cosa intendete per consacrazione al Cuore Immacolato di Maria?
Don Alfredo: San Giovanni ci dice che - raccogliendo l'invito del Salvatore morente - accolse "con sé" la Madonna (Gv 19,25); le parole greche tradotte "con sé", cioè "eis ta idia", indicano il cuore del discepolo: san Giovanni non prese solo la Madonna a casa sua, ma la accolse nel suo cuore come preziosa eredità del Maestro. Se potè fare tanto il discepolo, quanto più non lo fa continuamente la Madre? Ci accoglie e ci rigenera come cristiani "eis ta idia", nel suo Cuore Immacolato: accettiamo riconoscenti questo benedetto grembo della nostra rinascita cristiana! Dichiariamo che il Cuore Immacolato di Maria è l'atmosfera della nostra vita soprannaturale: il "nostro rifugio", come ha detto la Madonna a Fatima. E' provvidenziale che questo pellegrinaggio si svolga nella diocesi che fu retta dal Card. Lercaro, che tanto si prodigò perché, esattamente 50 anni fa, l'Italia fosse consacrata al Cuore Immacolato di Maria.
Avete rimarcato lo spirito di riparazione di questo pellegrinaggio: di cosa si tratta?
Don Alfredo: Anche qui niente di speciale o di qualcosa riservato ai cosiddetti "tradizionalisti": come dice la colletta della festa del Sacro Cuore, tutti i cristiani devono assolvere "il dovere di una giusta riparazione"; dobbiamo cioè associarci alla Passione di Cristo nell'espiare i nostri peccati e quelli di tutto il mondo. Abbiamo tratto le intenzioni particolari - per non mettere nulla di nostro -, dalla parole stesse del Papa.
Benedetto XVI ha scritto, nel vedere criticate la sua azione a favore dell'Unità della Chiesa: "Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco" (10-3-2009); e ancora: "La parola «fede adulta» negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori... E lo si presenta come coraggio»" (28-6-2009).
Il dovere di riparare per quanto il Papa ha amaramente constatato non è una cosa riservata ai "tradizionalisti", ma è un dovere di tutti i buoni cristiani.
Vi ritenete "tradizionalisti"? Che senso date a questa parola?
Don Alfredo: Se per "tradizionalista" si intende uno che ritiene congelata l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962, o persona attaccata delle forme in senso puramente estetizzante, niente è più lontano da noi. Se invece si intende che la fede non è un prodotto del pensiero del singolo, ma un assenso a qualcosa che prima la Chiesa riceve da Dio nel suo cuore, e poi, amando, "trasmette" ("tradit", da cui "tradizione"), allora il termine è pertinente a tutti i cattolici: ed è in questo senso che San Pio X diceva che i cattolici tout-court sono tradizionalisti (Cf. Enc. "Il fermo proposito")
Il pellegrinaggio è aperto a tutti i fedeli o solo a quelli che si avvalgono del motu proprio “Summorum Pontificum”?
Don Alfredo: Il pellegrinaggio è apertissimo a tutti: il Papa ha detto a chiare lettere che le due forme del rito romano devono coesistere insieme, e per coesistere - non da "separati in casa" - ci vuole una conoscenza reciproca e una mutua pre-comprensione favorevole. Spero proprio che partecipino tanti che, impressionati da un clima non favorevole, purtroppo hanno concepito timore nei confronti delle aperture del Santo Padre, e capiscano che niente è più infondato che temere una vera pace liturgica.
Come verranno organizzati i rosari e le ore di adorazione eucaristica?
Don Alfredo: I fedeli che vogliono, fanno sapere agli organizzatori quanti Rosari hanno recitato e quante ore di Adorazione hanno svolto; quando raggiungeremo circa 10.0000 Rosari e 1000 ore di Adorazione Eucaristica, informeremo il santo Padre. Vorrei far notare che le ore di Adorazione sono offerte per le vocazioni sacerdotali nelle rispettive Diocesi, perché i fedeli che assistono alla S. Messa gregoriana amano le proprie chiese particolari e i propri Pastori, nonostante tante opposizioni locali. Non è un segreto che il Motu proprio trovi spesso tanti ostacoli (non certo a Bologna): ciò non ci impedisce di amare le nostre diocesi.
L’appello per il pellegrinaggio è stato avanzato anche ad altre associazioni o gruppi ecclesiali?
Don Alfredo: L'appello è rivolto a tutti, e più di "tutti" non si può: anzi, saremmo contenti che venisse anche qualche non battezzato: chissà che non succeda qualcosa come a Hermman Cohen (1821-1871), che completò la sua conversione proprio dopo aver partecipato a una Messa: «A poco a poco - egli narrò al P. Ratisbonne -, i canti, le preghiere, la presenza - invisibile e pur sentita da me - d'una potenza sovrumana, cominciarono ad agitarmi, a turbarmi, a darmi un tremito; in una parola, la grazia divina si compiacque di colpirmi con tutta la sua forza. Al momento dell'elevazione, tutt'a un tratto, sentii esplodere, attraverso le mie pupille, un diluvio di lagrime che non cessarono di sgorgare con una copia voluttuosa sulle mie gote in fiamme... o momento indimenticabile per la salute della mia anima!» Hermann Cohen divenne poi Padre Agostino Maria del SS.mo Sacramento ...
Tutto Libri
I cattolici del partito “rosso” nella Guerra Civile spagnola
Un libro rompe il silenzio sul loro ruolo nel conflitto
di Miriam Díez i Bosch
BARCELLONA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Erano cattolici e sostennero i “rossi” nella Guerra Civile spagnola. Il libro “Católicos del bando rojo” (Editorial Styria, 2009), dello storico e giornalista Daniel Arasa, sfata alcuni cliché della vicenda franchista spagnola, raccogliendo le biografie di persone che senza abdicare alla propria fede cattolica continuarono ad essere fedeli alla Repubblica durante il conflitto scoppiato nel 1936.
“Non si tratta solo di battezzati, né di quelli che ricorsero alla religione solo in articulo mortis” (prima di morire), ha sottolineato Arasa. Molti di loro erano infatti “riconoscibili come cattolici per la loro vita e i loro atteggiamenti”.
Tra questi figuravano i generali Rojo, Escobar, Batet, Aranguren, Hernández Saravia o Salcedo, marinai come il contrammiraglio Azarola, uomini con alte cariche militari quali Joaquín Pérez Salas o Ibarrola, politici di spicco di vari partiti come Manuel de Irujo, Manuel Carrasco i Formiguera, Ventura Gassol, Claudio Sánchez Albornoz, Ángel Osorio y Gallardo o Luís Lúcia.
C'erano anche scrittori come José Bergamín, e non mancano sacerdoti come il canonico Gallegos Rocafull, Maximiliano Arboleya o Victoriano Gondra "Aitá Patxi", né parroci che vennero giustiziati dai nazionalisti a La Rioja, León o Mallorca. Ovviamente, aggiunge Arasa, figurano “i 14 sacerdoti baschi giustiziati perché erano nazionalisti”.
Uno di loro, Pere Tarrés, è stato beatificato, mentre di un altro, Aitá Patxi, è in corso il processo. Secondo Daniel Arasa, “più di uno potrebbe essere beatificato e vari meritano di veder riconosciuta la propria esemplarità”. Alcuni vennero giustiziati per i loro criteri politici o per l'atteggiamento di fronte alla sollevazione militare. Non morirono “in odio alla fede”, una cosa che viene analizzata nella dichiarazione di martirio, ma vissero le virtù in grado eroico.
Daniel Arasa, presidente del Gruppo di Entità Catalane della Famiglia e direttore di Cinemanet, è autore di dodici libri collegati agli spagnoli nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Civile spagnola, nel movimento dei maquis e nel franchismo.
Padre di sette figli, giornalista e ingegnere chimico, attualmente docente di Giornalismo presso l'Universidad Abat Oliba CEU e l'Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha studiato questi personaggi “senza ira, senza parzialità, cercando la verità e la giustizia nella narrazione dei fatti”.
La parola chiave in questa storia, riconosce, è “perdono”: “Quanto più si approfondisce il conflitto scoppiato in Spagna tra il 1936 e il 1939, tanto più si sottolinea la necessità di superare le semplificazioni”.
Per Arasa “non siamo nessuno per dare 'brevetti di cattolicesimo'”, né per “pensare che solo quelli di una determinata fazione sono veri cattolici, mentre gli altri hanno rinnegato la fede”.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
Udienza del mercoledì
Il Papa presenta la figura di Sant’Anselmo d’Aosta
Catechesi per l'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su Sant’Anselmo d’Aosta.
* * *
Cari fratelli e sorelle,
a Roma, sul colle dell’Aventino, si trova l'Abbazia benedettina di Sant’Anselmo. Come sede di un Istituto di studi superiori e dell'Abate Primate dei Benedettini Confederati, essa è un luogo che unisce in sé la preghiera, lo studio e il governo, proprio le tre attività che caratterizzarono la vita del Santo al quale è dedicata: Anselmo d’Aosta di cui ricorre quest’anno il IX centenario della morte. Le molteplici iniziative, promosse specialmente dalla diocesi di Aosta per questa fausta ricorrenza hanno evidenziato l’interesse che continua a suscitare questo pensatore medievale. Egli è noto anche come Anselmo di Bec e Anselmo di Canterbury a motivo delle città con le quali è stato in rapporto. Chi è questo personaggio al quale tre località, lontane tra loro e collocate in tre Nazioni diverse – Italia, Francia, Inghilterra –, si sentono particolarmente legate? Monaco di intensa vita spirituale, eccellente educatore di giovani, teologo con una straordinaria capacità speculativa, saggio uomo di governo ed intransigente difensore della libertas Ecclesiae, della libertà della Chiesa. Anselmo é una delle personalità eminenti del Medioevo, che seppe armonizzare tutte queste qualità grazie a una profonda esperienza mistica, che sempre ebbe a guidarne il pensiero e l’azione.
Sant’Anselmo nacque nel 1033 (o all’inizio del 1034) ad Aosta, primogenito di una famiglia nobile. Il padre era uomo rude, dedito ai piaceri della vita e dissipatore dei suoi beni; la madre, invece, era donna di elevati costumi e di profonda religiosità (cfr Eadmero, Vita s. Anselmi, PL 159, col 49). Fu lei, la mamma, a prendersi cura della prima formazione umana e religiosa del figlio, che affidò, poi, ai Benedettini di un priorato di Aosta. Anselmo, che da bambino – come narra il suo biografo - immaginava l’abitazione del buon Dio tra le alte e innevate vette delle Alpi, sognò una notte di essere invitato in questa reggia splendida da Dio stesso, che si intrattenne a lungo ed affabilmente con lui e alla fine gli offrì da mangiare "un pane candidissimo" (ibid., col 51). Questo sogno gli lasciò la convinzione di essere chiamato a compiere un’alta missione. All’età di quindici anni, chiese di essere ammesso nell’Ordine benedettino, ma il padre si oppose con tutta la sua autorità e non cedette neppure quando il figlio gravemente malato, sentendosi vicino alla morte, implorò l'abito religioso come supremo conforto. Dopo la guarigione e la scomparsa prematura della madre, Anselmo attraversò un periodo di dissipazione morale: trascurò gli studi e, sopraffatto dalle passioni terrene, diventò sordo al richiamo di Dio. Se ne andò da casa e cominciò a girare per la Francia in cerca di nuove esperienze. Dopo tre anni, giunto in Normandia, si recò nell’Abbazia benedettina di Bec, attirato dalla fama di Lanfranco da Pavia, priore del monastero. Fu per lui un incontro provvidenziale e decisivo per il resto della sua vita. Sotto la guida di Lanfranco, Anselmo riprese infatti con vigore gli studi e, in breve tempo, diventò non solo l’allievo prediletto, ma anche il confidente del maestro. La sua vocazione monastica si riaccese e, dopo attenta valutazione, all’età di 27 anni, entrò nell’Ordine monastico e venne ordinato sacerdote. L’ascesi e lo studio gli aprirono nuovi orizzonti, facendogli ritrovare, in grado ben più alto, quella familiarità con Dio che aveva avuto da bambino.
Quando, nel 1063, Lanfranco diventò abate di Caen, Anselmo, dopo appena tre anni di vita monastica, fu nominato priore del monastero di Bec e maestro della scuola claustrale, rivelando doti di raffinato educatore. Non amava i metodi autoritari; paragonava i giovani a piccole piante che si sviluppano meglio se non sono chiuse in serra e concedeva loro una "sana" libertà. Era molto esigente con se stesso e con gli altri nell’osservanza monastica, ma anziché imporre la disciplina si impegnava a farla seguire con la persuasione. Alla morte dell’abate Erluino, fondatore dell’abbazia di Bec, Anselmo venne eletto unanimemente a succedergli: era il febbraio 1079. Intanto numerosi monaci erano stati chiamati a Canterbury per portare ai fratelli d’oltre Manica il rinnovamento in atto nel Continente. La loro opera fu ben accetta, al punto che Lanfranco da Pavia, abate di Caen, divenne il nuovo Arcivescovo di Canterbury e chiese ad Anselmo di trascorrere un certo tempo con lui per istruire i monaci e aiutarlo nella difficile situazione in cui si trovava la sua comunità ecclesiale dopo l’invasione dei Normanni. La permanenza di Anselmo si rivelò molto fruttuosa; egli guadagnò simpatia e stima, tanto che, alla morte di Lanfranco, fu scelto a succedergli nella sede arcivescovile di Canterbury. Ricevette la solenne consacrazione episcopale nel dicembre del 1093.
Anselmo si impegnò immediatamente in un’energica lotta per la libertà della Chiesa, sostenendo con coraggio l’indipendenza del potere spirituale da quello temporale. Difese la Chiesa dalle indebite ingerenze delle autorità politiche, soprattutto dei re Guglielmo il Rosso ed Enrico I, trovando incoraggiamento e appoggio nel Romano Pontefice, al quale Anselmo dimostrò sempre una coraggiosa e cordiale adesione. Questa fedeltà gli costò, nel 1103, anche l’amarezza dell’esilio dalla sua sede di Canterbury. E soltanto quando, nel 1106, il re Enrico I rinunciò alla pretesa di conferire le investiture ecclesiastiche, come pure alla riscossione delle tasse e alla confisca dei beni della Chiesa, Anselmo poté far ritorno in Inghilterra, accolto festosamente dal clero e dal popolo. Si era così felicemente conclusa la lunga lotta da lui combattuta con le armi della perseveranza, della fierezza e della bontà. Questo santo Arcivescovo che tanta ammirazione suscitava intorno a sé, dovunque si recasse, dedicò gli ultimi anni della sua vita soprattutto alla formazione morale del clero e alla ricerca intellettuale su argomenti teologici. Morì il 21 aprile 1109, accompagnato dalle parole del Vangelo proclamato nella Santa Messa di quel giorno: "Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno…" (Lc 22,28-30). Il sogno di quel misterioso banchetto, che da piccolo aveva avuto proprio all’inizio del suo cammino spirituale, trovava così la sua realizzazione. Gesù, che lo aveva invitato a sedersi alla sua mensa, accolse sant’Anselmo, alla sua morte, nel regno eterno del Padre.
"Dio, ti prego, voglio conoscerti, voglio amarti e poterti godere. E se in questa vita non sono capace di ciò in misura piena, possa almeno ogni giorno progredire fino a quando giunga alla pienezza" (Proslogion, cap.14). Questa preghiera lascia comprendere l’anima mistica di questo grande Santo dell’epoca medievale, fondatore della teologia scolastica, al quale la tradizione cristiana ha dato il titolo di "Dottore Magnifico" perché coltivò un intenso desiderio di approfondire i Misteri divini, nella piena consapevolezza, però, che il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa terra. La chiarezza e il rigore logico del suo pensiero hanno avuto sempre come fine di "innalzare la mente alla contemplazione di Dio" (Ivi, Proemium). Egli afferma chiaramente che chi intende fare teologia non può contare solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda esperienza di fede. L’attività del teologo, secondo sant’Anselmo, si sviluppa così in tre stadi: la fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà; l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa. Restano, in proposito, quanto mai utili anche oggi, per una sana ricerca teologica e per chiunque voglia approfondire le verità della fede, le sue celebri parole: "Non tento, Signore, di penetrare la tua profondità, perché non posso neppure da lontano mettere a confronto con essa il mio intelletto; ma desidero intendere, almeno fino ad un certo punto, la tua verità, che il mio cuore crede e ama. Non cerco infatti di capire per credere, ma credo per capire" (Ivi, 1).
Cari fratelli e sorelle, l’amore per la verità e la costante sete di Dio, che hanno segnato l’intera esistenza di sant’Anselmo, siano uno stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi una unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita. Inoltre, lo zelo pieno di coraggio che ha contraddistinto la sua azione pastorale, e che gli ha procurato talora incomprensioni, amarezze e perfino l’esilio, sia un incoraggiamento per i Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare la Chiesa di Cristo, a pregare, a lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla. Ci ottenga questa grazia la Vergine Madre di Dio, verso la quale sant’Anselmo nutrì tenera e filiale devozione. "Maria, te il mio cuore vuole amare – scrive san’Anselmo – te la lingua mia desidera ardentemente lodare".
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore di Issoudun che, in occasione della loro Conferenza generale di studio e formazione, sono venute ad esprimere al Successore di Pietro sentimenti di affetto e di comunione ecclesiale. Sono lieto di accogliere i Legionari di Cristo, giunti a Roma da varie Nazioni per intraprendere gli studi filosofici e teologici e formulo i migliori auguri per il loro impegno universitario, assicurando per tutti un ricordo nella preghiera. Saluto i fedeli della Parrocchia Santa Maria Maggiore, in Santa Severina, come pure gli Allievi Agenti del Corpo Forestale dello Stato e li incoraggio a testimoniare costantemente i valori umani e cristiani, per costruire una società realmente libera e solidale.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La testimonianza di fede e di carità che animò san Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, incoraggi voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo. Aiuti voi, cari malati, a sperimentare nella sofferenza il sostegno e il conforto di Cristo crocifisso. E solleciti voi, cari sposi novelli, a conservare nella vostra famiglia una costante attenzione ai poveri. L’esempio di questo Santo, tanto popolare, sia infine per i sacerdoti – in questo Anno sacerdotale – e per tutti i cristiani un invito a confidare sempre nella bontà di Dio, accostandosi e celebrando con fiducia il Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro.
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