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News dal Vaticano :: Il mondo visto da Roma- 25 Ottobre 2009
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Il mondo visto da Roma- 25 Ottobre 2009
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  Domenica, 25 Ottobre 2009: Accadde Oggi  


Il mondo visto da Roma

SINODO SPECIALE SULL'AFRICA
Benedetto XVI chiama l'Africa a una nuova evangelizzazione
Il Pontefice soddisfatto per il lavoro del Sinodo
Manos Unidas e l'Africa: cooperazione allo sviluppo partendo dalla fraternità

SANTA SEDE
Benedetto XVI ai fedeli africani: "Siate sale e luce del continente"
Gioia del Papa per la beatificazione di don Carlo Gnocchi
Primo Cardinale del Ghana e protagonista in Africa, Presidente di Giustizia e Pace
Il Papa esorta un gruppo di bancari a studiare la "Caritas in Veritate"
Portavoce vaticano: la Chiesa impegnata "per" l'Africa e "con" l'Africa

NOTIZIE DAL MONDO
Il mondo attende l'annuncio di una grande speranza
Perù: sospesa la distribuzione della pillola del giorno dopo
I comunicatori cattolici esortano i media a difendere i bambini

ANALISI
La minaccia pornografica sui bambini

ITALIA
L'obiezione di coscienza dei farmacisti: un problema aperto

BIOETICA
La contraccezione è lecita?

ANGELUS
Il Papa: il Sinodo per l'Africa, momento di ascolto dello Spirito

DOCUMENTI
Benedetto XVI: il Sinodo ha fatto un buon lavoro
Benedetto XVI: "Alzati, Chiesa in Africa", "non sei sola!"


Sinodo speciale sull'Africa

Benedetto XVI chiama l'Africa a una nuova evangelizzazione
"A nessun africano manchi il pane quotidiano"

di Inma Álvarez

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- "Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavano come Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo".

Con queste parole dell'omelia, Papa Benedetto XVI ha concluso questa domenica i lavori dell'assemblea sinodale che dal 4 ottobre si è riunita in Vaticano sul tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo (Mt 5, 13.14)".

Il Papa ha esortato i cattolici africani a essere testimoni della riconciliazione. "La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il Continente africano", ha affermato.

Per questo, ha avvertito, nella Chiesa "non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale".

"Sì, la fede in Gesù Cristo - quando è bene intesa e praticata - guida gli uomini e i popoli alla libertà nella verità, o, per usare le tre parole del tema sinodale, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace", ha dichiarato.

Per questa "urgente azione evangelizzatrice", ha spiegato il Pontefice, è necessario "un appello pressante alla riconciliazione, condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura".

"Mentre offre il pane della Parola e dell'Eucaristia, la Chiesa si impegna anche ad operare, con ogni mezzo disponibile, perché a nessun africano manchi il pane quotidiano. Per questo, insieme all'opera di primaria urgenza dell'evangelizzazione, i cristiani sono attivi negli interventi di promozione umana".

"In tale impegnativa missione tu, Chiesa pellegrina nell'Africa del terzo millennio, non sei sola. Ti è vicina con la preghiera e la solidarietà fattiva tutta la Chiesa cattolica, e dal Cielo ti accompagnano i santi e le sante africani, che, con la vita talora sino al martirio, hanno testimoniato piena fedeltà a Cristo".

Riferendosi alle letture del giorno, il Papa ha affermato che c'è "un messaggio di speranza per l'Africa": "è il messaggio che il Signore della storia non si stanca di rinnovare per l'umanità oppressa e sopraffatta di ogni epoca e di ogni terra".

"Il disegno di Dio non muta. Attraverso i secoli e i rivolgimenti della storia, Egli punta sempre alla stessa meta: il Regno della libertà e della pace per tutti", ha affermato, in particolare per i fratelli e le sorelle che "in Africa soffrono povertà, malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate".

Il Papa ha ricordato che questo Sinodo si intreccia con la dottrina della Chiesa sullo sviluppo dei popoli, e in particolare con la Populorum progressio, che punta a " uno sviluppo rispettoso delle culture locali e dell'ambiente".

"Questo significa trasmettere l'annuncio di speranza secondo una 'forma sacerdotale', cioè vivendo in prima persona il Vangelo, cercando di tradurlo in progetti e realizzazioni coerenti con il principio dinamico fondamentale, che è l'amore".

Il Pontefice ha quindi chiesto ai Padri sinodali, che da questa domenica tornano nei propri Paesi, di trasmettere al loro popolo "l'appello risuonato sovente in questo Sinodo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace".
 

Il Pontefice soddisfatto per il lavoro del Sinodo
Superate due tentazioni: la politicizzazione e la mancanza di realismo

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- "Abbiamo fatto anche, con l'aiuto del Signore, un buon lavoro", ha affermato questo sabato Benedetto XVI al termine del pranzo con i Padri sinodali nell'Atrio dell'Aula Paolo VI.

Poco dopo la fine del pasto e prima del rendimento di grazie finale, il Papa ha preso la parola per esprimere la propria soddisfazione personale per lo sviluppo del Sinodo, il cui argomento "era una sfida non facile".

Il tema "Riconciliazione, giustizia e pace", di fronte ai gravi problemi del continente, implicava due pericoli, ha spiegato il Pontefice: quello di invadere il campo della politica e, al contrario, la possibilità di diventare troppo "spirituale" allontanandosi dalla realtà.

Le questioni trattate, ha ammesso, comportavano "certamente una forte dimensione politica, anche se è evidente che riconciliazione, giustizia e pace non sono possibili senza una profonda purificazione del cuore, senza un rinnovamento del pensiero, una metanoia, senza una novità che deve risultare proprio dall'incontro con Dio".

"Ma anche se questa dimensione spirituale è profonda e fondamentale, pure la dimensione politica è molto reale, perché senza realizzazioni politiche, queste novità dello Spirito comunemente non si realizzano", ha aggiunto.

Proprio per questo, "la tentazione poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da pastori e più da politici, con una competenza, così, che non è la nostra".

L'altro pericolo era "quello di ritirarsi in un mondo puramente spirituale, in un mondo astratto e bello, ma non realistico".

"Il discorso di un pastore, invece, deve essere realistico, deve toccare la realtà, ma nella prospettiva di Dio e della sua Parola", ha detto il Papa. Una sfida che secondo lui è stata affrontata con successo.

"Questa mediazione comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà, attenti a parlare di quanto c'è, e dall'altra non cadere in soluzioni tecnicamente politiche; ciò vuol dire indicare una parola concreta, ma spirituale".

"Era questo il grande problema del Sinodo e mi sembra che, grazie a Dio, siamo riusciti a risolverlo, e per me questo è anche motivo di gratitudine perché facilita molto l'elaborazione del documento post-sinodale".

Benedetto XVI ha quindi voluto ringraziare tutti i membri del Sinodo che hanno lavorato per portare avanti i lavori dell'assemblea.

In particolare, ha chiesto un applauso per i relatori, che, ha detto, "hanno portato il più grande peso del lavoro", lavorando di notte, la domenica e nelle pause per il pranzo.

Allo stesso modo, ha lodato l'attività dei traduttori, che "hanno una parte nella trama di 'creare Pentecoste'. Pentecoste vuol dire capirsi reciprocamente; senza traduttore questo ponte di comprensione mancherebbe".

Il Papa ha infine annunciato l'accettazione da parte del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson della nomina, resa pubblica questo sabato, a nuovo Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in sostituzione del Cardinale Renato Raffaele Martino.


Manos Unidas e l'Africa: cooperazione allo sviluppo partendo dalla fraternità
Intervento del presidente dell'opera di aiuto promossa dalle donne

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I cristiani vedono la cooperazione allo sviluppo come un gesto di "vera fraternità", ha spiegato al Sinodo dei Vescovi per l'Africa il presidente di Manos Unidas.

Myriam García Abrisqueta ha preso la parola nell'assemblea per chiedere quale sia il valore aggiunto che i cristiani offrono nella loro opera di carità e promozione integrale.

Lo ha fatto basandosi sull'esperienza di Manos Unidas, istituzione cattolica di aiuto promossa da donne in Spagna che da cinquant'anni opera nella promozione dello sviluppo umano integrale tra le società più sfavorite, e sulla vocazione laicale di questa istituzione.

"L'Africa ha una straordinaria cultura ancestrale, prezioso patrimonio che arricchisce chi ha la fortuna di potercisi avvicinare. In ampie zone di questo continente, tuttavia, non si fa fronte alle necessità più fondamentali, e questa è una ferita profonda sia per il popolo africano che per tutti gli esseri umani", ha affermato.

"La Chiesa offre in Africa una splendida testimonianza a favore della giustizia, del perdono e della pace - ha aggiunto -. Le organizzazioni ecclesiali di sviluppo devono continuare a sostenere questo lavoro della Chiesa nel continente".

"Devono, inoltre, stare davvero vicino al popolo africano, accompagnando i suoi processi senza imposizioni", ha sottolineato.

"Per assicurare il diritto all'alimentazione, deve essere favorita l'agricoltura familiare e bisogna fare lo stesso sugli altri fronti fondamentali dello sviluppo: sanità, istruzione, promozione sociale e promozione della donna", ha proposto il presidente di Manos Unidas.

A suo avviso, "poche conseguenze di quelle che persistono nella società africana sono tanto dannose come la discriminazione delle donne, che possono giocare un ruolo importante nella risoluzione dei conflitti".

"E' responsabilità di tutti lavorare alla trasformazione dei valori nei Paesi del nord, denunciare le ingiustizie e promuovere nelle grandi istituzioni il rispetto degli impegni assunti, gettando così le basi per un futuro più giusto per il popolo africano".

La García Abrisqueta ha quindi chiesto di agire per mettere in pratica la cooperazione allo sviluppo "partendo dalla vera fraternità".

"Vogliamo così contribuire attraverso la carità e l'azione sociale a mostrare il meraviglioso volto di Gesù Cristo e del suo messaggio di salvezza", ha concluso.

Manos Unidas è una ONG cattolica di volontari che dal 1960 lotta contro povertà, fame, malnutrizione, malattia, mancanza d'istruzione e sottosviluppo, e contro le cause di questi fenomeni.

E' nata come campagna contingente contro la fame, e dal 1978 ha acquisito piena personalità giuridica, canonica e civile, come organizzazione, passando a chiamarsi Manos Unidas.

Per realizzare il suo obiettivo, finanzia progetti di sviluppo nei Paesi del Sud del mondo e realizza campagne di sensibilizzazione in Spagna.

L'Africa è il continente in cui finanzia il maggior numero di progetti.


Santa Sede

Benedetto XVI ai fedeli africani: "Siate sale e luce del continente"
Intervento in occasione dell'Angelus domenicale

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Nel suo intervento in occasione dell'Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha invitato i fedeli africani ad essere "sale e luce" nel loro continente.

Il Papa ha guidato la recita della preghiera mariana al termine della Messa celebrata nella Basilica Vaticana per la conclusione della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che ha visto "tre settimane di preghiera e di ascolto reciproco, per discernere ciò che lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa che vive nel Continente africano, ma al tempo stesso alla Chiesa universale".

I Padri sinodali, ha affermato, hanno presentato "la ricca realtà delle Chiese locali" e "le loro gioie per il dinamismo delle comunità cristiane, che continuano a crescere in quantità e qualità".

"Siamo grati a Dio per lo slancio missionario che ha trovato terreno fertile in numerose Diocesi e che si esprime nell'invio di missionari in altri Paesi africani e in diversi Continenti", ha confessato.

Sfide e proposte

Tra gli argomenti che sono stati affrontati nelle discussioni del Sinodo, ha ricordato il Papa, "particolare rilievo è stato dato alla famiglia", che anche in Africa costituisce "la cellula primaria della società" ma è oggi "minacciata da correnti ideologiche provenienti anche dall'esterno".

"Che dire, poi, dei giovani esposti a questo tipo di pressione, influenzati da modelli di pensiero e di comportamento che contrastano con i valori umani e cristiani dei popoli africani?", ha chiesto.

Di fronte a questi problemi e al "grande bisogno di riconciliazione, di giustizia e di pace" del continente, la Chiesa "risponde riproponendo, con rinnovato slancio, l'annuncio del Vangelo e l'azione di promozione umana".

"Animata dalla Parola di Dio e dall'Eucaristia, essa si sforza di far sì che nessuno sia privo del necessario per vivere e che tutti possano condurre un'esistenza degna dell'essere umano", ha aggiunto il Pontefice.

Appello ai popoli africani

Benedetto XVI si è quindi rivolto "a tutte le popolazioni africane, in particolare a quanti condividono la fede cristiana, per consegnare loro idealmente il Messaggio finale di questa Assemblea sinodale".

"E' un Messaggio che parte da Roma, sede del Successore di Pietro, che presiede alla comunione universale, ma si può dire, in un senso non meno vero, che esso ha origine nell'Africa, di cui raccoglie le esperienze, le attese, i progetti, e adesso ritorna all'Africa, portando la ricchezza di un evento di profonda comunione nello Spirito Santo", ha dichiarato.

"Cari fratelli e sorelle che mi ascoltate dall'Africa! - ha esclamato - Affido in modo speciale alla vostra preghiera i frutti del lavoro dei Padri sinodali, e vi incoraggio con le parole del Signore Gesù: siate sale e luce nell'amata terra africana!".

Il Papa ha poi concluso il suo intervento ricordando che per il prossimo anno è prevista un'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. In occasione della sua visita a Cipro, programmata per il mese di giugno del 2010, il Pontefice consegnarà l'Instrumentum laboris (Documento di lavoro) di quell'assise.


Gioia del Papa per la beatificazione di don Carlo Gnocchi
Lavorò per "restaurare la persona umana", ricorda

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana dopo la recita della preghiera mariana dell'Angelus, Benedetto XVI ha espresso la propria gioia per la beatificazione, svoltasi questa domenica mattina in Piazza del Duomo a Milano, di don Carlo Gnocchi (1902-1956), il "padre dei mutilatini".

Il Papa ha indirizzato "uno speciale saluto" alle migliaia di fedeli che hanno assistito alla cerimonia, ricordando che don Gnocchi "fu dapprima valido educatore di ragazzi e giovani", offrendosi poi durante la Seconda Guerra Mondiale come cappellano degli Alpini, "con i quali fece la tragica ritirata di Russia, scampando alla morte per miracolo".

"Fu allora che progettò di dedicarsi interamente ad un'opera di carità", ha spiegato. "Così, nella Milano in ricostruzione, Don Gnocchi lavorò per 'restaurare la persona umana' raccogliendo i ragazzi orfani e mutilati e offrendo loro assistenza e formazione".

Il sacerdote, ha dichiarato il Pontefice, "diede tutto se stesso fino alla fine, e morendo donò le cornee a due ragazzi ciechi".

"La sua opera ha continuato a svilupparsi ed oggi la Fondazione Don Gnocchi è all'avanguardia nella cura di persone di ogni età che necessitano di terapie riabilitative", ha rimarcato. "Mi rallegro con l'intera Chiesa ambrosiana, faccio mio il motto di questa beatificazione: 'Accanto alla vita, sempre'".

Don Carlo Gnocchi, ha ricordato in un'intervista concessa a ZENIT il postulatore della sua causa, padre Rodolfo Cosimo Meloli, è "il volto moderno della santità".

"Ha saputo interpretare in modo superlativo la sua vocazione: quella di essere luce, sostegno, conforto e speranza per tutti quelli che incontrava. La sua vita si è consumata per il bene degli altri. E' stato l''alter Christus' che ieri, oggi, sempre è chiamato ad essere ogni sacerdote".

La sua testimonianza, ha aggiunto, è preziosa e attuale perché il nuovo beato "ha messo al centro della sua azione l'uomo, gli uomini, tutti gli uomini, la forza vitale dell'amore, il sogno della fraternità e della solidarietà universale, senza pregiudizi e senza preclusioni".


Primo Cardinale del Ghana e protagonista in Africa, Presidente di Giustizia e Pace
Peter Kodwo Appiah Turkson sostituisce il Cardinale Renato R. Martino

di Jesús Colina

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, primo porporato della storia del Ghana, protagonista della vita religiosa e sociale in Africa negli ultimi anni, è stato nominato da Benedetto XVI Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

La nomina è stata annunciata dalla Santa Sede questo sabato in modo del tutto inedito, alla presenza dello stesso Arcivescovo di Cape Coast e presidente dell'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Occidentale, nel corso della conferenza stampa di conclusione del Sinodo dei Vescovi per l'Africa.

L'annuncio di padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dopo mezzogiorno ai giornalisti, ha colto di sorpresa il Relatore del Sinodo per l'Africa (probabilmente non sapeva che la notizia sarebbe stata diffusa quel giorno), perché per qualche momento è rimasto in silenzio, che ha poi rotto esprimendo la sua gratitudine al Papa.

Sostituisce il Cardinale Renato R. Martino - che compirà 77 anni il 23 novembre -, che ricopriva questo incarico dal 1° ottobre 2002, conciliato dall'11 marzo 2006 al 28 febbraio scorso con quello di Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Questo porporato, nato a Salerno, è stato per 16 anni (1986-2002) rappresentante di Giovanni Paolo II alle Nazioni Unite a New York.

Nelle tre settimane di lavori del Sinodo per l'Africa, è stato possibile conoscere meglio il Cardinale Turkson, quarto di dieci figli, la cui madre, metodista, si è convertita al cattolicesimo sposando suo padre.

Nella sua terra, ha spiegato, esiste la tradizione di porre al figlio il nome del giorno della settimana in cui è nato. Per questo si chiama "Kodwo", perché è nato di lunedì.

"Nella mia famiglia ci sono due 'Venerdì' e tre 'Domenica'", ha raccontato sorridendo la sera del 21 ottobre a un piccolo gruppo di giornalisti con i quali ha cenato nella Casa Santa Marta, la residenza in cui alloggiano i Cardinali durante il Conclave.

Per evitare confusioni, in Ghana si dà ai bambini un secondo nome. Quello del Cardinale è Appiah. Peter esprime il suo Battesimo.

Da mesi si parlava di una sua nomina alla Curia Romana, e il porporato africano ha riconosciuto che quando un Papa chiede un servizio alla Chiesa viene in mente solo una cosa: "Come posso dirgli di no?".

Nella prima conferenza stampa che ha concesso inaugurando il Sinodo per l'Africa, il 5 ottobre, al giornalista che gli ha chiesto se era realistico pensare a un Papa nero, dopo aver risposto "Why not?" ("Perché no?"), il Cardinale ha spiegato che ogni sacerdote, quando viene ordinato, dà implicitamente la propria disponibilità a diventare Vescovo, Cardinale o anche Papa. "Sta tutto nello stesso pacchetto", ha detto strappando sorrisi tra i giornalisti.

Il Cardinale Turkson è considerato uno dei maggiori biblisti dell'Africa, sulla scia dell'Arcivescovo di Kinshasa, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya.

I suoi studi di Teologia, realizzati in Africa, sono stati completati tra il 1971 e il 1975 presso il centro francescano di St. Anthony-on-Hudson, Rensselaer (State University of New York ad Albany), periodo in cui ha potuto conoscere profondamente la società statunitense e stringere buone amicizie.

Si è laureato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma (1976-1980), dove ha anche conseguito il dottorato (1987-1992).

Dal 1981 al 1987 è stato docente di Sacra Scrittura e vicerettore del St. Peter's Major Seminary del Ghana, nonché professore presso la Facoltà di Religione dell'Università di Cape Coast.

Non ha potuto difendere la sua tesi dottorale, che aveva comunque concluso, perché quando morì improvvisamente l'Arcivescovo di Cape Coast Giovanni Paolo II lo nominò per succedergli il 6 ottobre 1992. Lo stesso Papa lo ha creato Cardinale il 21 ottobre 2003.

In Ghana, il Cardinale Turkson ha avuto un ruolo decisivo per assicurare la pace negli ultimi mesi, quando nelle elezioni presidenziali il candidato dell'opposizione John Evans Atta Mills ha vinto con il 50.23% delle preferenze contro Nana Akufo-Addo, che ha raggiunto il 49.77%.

"In un altro Paese africano con un risultato di questo tipo probabilmente sarebbe scoppiata la guerra - ha riconosciuto il Cardinale Turkson -. In Ghana, però, si è riusciti a dare un senso di stabilità democratica".

Nel periodo post-elettorale è stata decisiva l'intensa opera di mediazione della Chiesa cattolica con i due candidati alla presidenza, nessuno dei quali è cattolico.

Quando parla di pace, riconciliazione e giustizia, il Cardinale Turkson riconosce di muoversi in casa, perché lo fa ispirandosi alla Sacra Scrittura e basandosi su di essa, da esperto biblista.

Lo ha dimostrato nella sua relazione per il dibattito nel Sinodo dei Vescovi per l'Africa (cfr. ZENIT, 5 ottobre 2009), una prova del contributo che offrirà nella nuova missione che il Papa gli ha affidato.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Il Papa esorta un gruppo di bancari a studiare la "Caritas in Veritate"
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha inviato parole di incoraggiamento a un gruppo di leader del settore finanziario a Londra che ha partecipato a un seminario privato per studiare l'Enciclica "Caritas in Veritate".

Il seminario, svoltosi mercoledì alla Banca Schroders, era stato organizzato dall'Arcivescovo di Westminster, monsignor Vincent Nichols. Il tema era "Leadership nel settore finanziario, una sfida morale e spirituale".

Un messaggio firmato dal Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, afferma che il Papa "è grato per il fatto di sapere che figure importanti nel mondo della finanza stanno rispondendo alla sfida di trovare vie per costruire relazioni sociali autenticamente umane di amicizia, solidarietà e reciprocità all'interno delle attività economiche".

Il Pontefice ha anche espresso il proprio apprezzamento per tutto ciò che "promuove lo sviluppo umano integrale che si basa su una visione trascendente della persona".

Tra i partecipanti al seminario c'erano presidenti e direttori esecutivi di varie banche e gruppi di investimento.


Portavoce vaticano: la Chiesa impegnata "per" l'Africa e "con" l'Africa
Il mondo deve riscoprirne non solo le risorse naturali, ma soprattutto quelle umane

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Dopo il Sinodo dei Vescovi per l'Africa, conclusosi questa domenica, la Chiesa cattolica non solo si impegna "per" questo continente, ma scopre come camminare "con" l'Africa, riconosce il portavoce vaticano.

Secondo padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il mondo deve scoprire non solo le risorse materiali africane, ma soprattutto quelle umane e spirituali.

Nel momento in cui i Padri sinodali, dopo tre settimane di intenso lavoro, fanno ritorno ai propri Paesi, il portavoce vaticano raccoglie alcune delle conclusioni dell'incontro nell'editoriale di "Octava Dies", settimanale del Centro Televisivo Vaticano che dirige.

"Con il Messaggio e la serie delle proposte approvate dai Padri sinodali abbiamo in mano delle conclusioni provvisorie, in attesa del documento finale del Papa nei prossimi mesi. Il cammino della Chiesa in Africa entra in una nuova tappa", riconosce.

"Il Sinodo non ha voluto discutere tutti i problemi dell'Africa, anche se ne ha discussi molti. Si è concentrato sul suo tema centrale: la Chiesa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".

"Come diventare veramente forza spirituale propulsiva di un progresso di sviluppo integrale nella pace?" è la domanda che si è posta l'assemblea sinodale.

Padre Lombardi ha ricordato che "attraverso gli interventi dei Padri sono venute alla luce molte esperienze positive bellissime, spesso nutrite di saggezza tipicamente africana, da riproporre e far conoscere, come sostegno della speranza".

"A nostro avviso questa è ora necessità urgente: passare dalle grandi parole e dai concetti alle concrete esperienze di vita, alle storie da raccontare e alle canzoni da cantare, perché la gioia della riconciliazione, la sete della giustizia e la festa della pace diventino sentimenti della vita quotidiana in tutto il continente", ha aggiunto.

"E poi ci dev'essere la solidarietà della Chiesa universale. L'Arcivescovo di Kinshasa, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, ci ha detto che il cammino solidale con l'Africa si costruisce cercando e valorizzando non tanto le risorse materiali dell'Africa, le sue 'materie prime', ma la sua 'materia grigia', il cervello, cioè la mente e il cuore dei suoi abitanti".

"Nel rispetto per la dignità, la responsabilità e il giusto protagonismo degli africani". "oltre il Sinodo dobbiamo impegnarci a camminare tutti non solo 'per' l'Africa, ma soprattutto 'con' l'Africa", ha concluso il portavoce vaticano.


Notizie dal mondo

Il mondo attende l'annuncio di una grande speranza
GERUSALEMME, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Il mondo attende l'annuncio di una grande speranza. I cristiani possono corrispondere a questa attesa proponendo ancora una volta il messaggio della Risurrezione, accompagnato da segni credibili, capaci di toccare il cuore della gente.

È stato questo uno dei passaggi centrali della Lectio magistralis che l'Arcivescovo Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, ha tenuto giovedì 22 ottobre a Gerusalemme, in occasione dell'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico dello Studium Theologicum Salesianum "Saints Peter and Paul".

Il tema della sua prolusione era "Studio della teologia e formazione sacerdotale". Lo studio della teologia non può ignorare il contesto della postmodernità, ha sottolineato più volte il relatore, e dunque, di fronte ad una mentalità che, sedotta dal nichilismo, ha rinunciato alla ricerca della verità, i futuri sacerdoti sono chiamati a mostrare che senza il riferimento a Dio l'uomo perde tragicamente la sua identità.

Se l'uomo rifiuta la sua condizione di creatura, diventa un oggetto facilmente manipolabile. L'antropocentrismo della tradizione umanistico-cristiana viene sostituito dal primato della scienza e della tecnologia, sganciate da ogni illuminazione etica, a cui viene affidato un potere quasi illimitato.

Più volte è stato richiamato l'insegnamento di Benedetto XVI, alla cui proposta di un anno sacerdotale lo Studium Theologicum Salesianum ha voluto corrispondere con questa manifestazione, come ha rilevato il Cardinal Bertone, Segretario di Stato, che ha voluto inviare un suo messaggio di compiacimento.

Di Benedetto XVI sono state ricordate le parole rivolte ai seminaristi parlando della formazione sacerdotale: "Il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell'impegno per il bene...deve farsi carico di Cristo, della sua parola, della sua verità, del suo amore".

All'iniziativa hanno preso parte numerosi studenti e professori delle istituzioni accademiche gerosolomitane. Il Patriarca latino di Gerusalemme, Mons. Fouad Twal, ha espresso il suo vivo apprezzamento nei confronti dello Studium Theologicum Salesianum per questo genere di incontri culturali e, nel ringraziare monsignor Fisichella per la sua presenza a Gerusalemme, ha detto che "la scienza teologica da sola non basta a formare i pastori d'anime, se non è unita ad un cammino di fede personale e a una crescita continua del singolo nell'amore verso il Signore e verso i fratelli".

Per entrare in dialogo con il mondo contemporaneo - ha sottolineato monsignor Fisichella nella parte conclusiva della sua Lectio -, i sacerdoti e i futuri sacerdoti possono attingere alle ricchezze della Tradizione vivente della Chiesa. Saranno credibili se testimonieranno il primato della spiritualità. Ed è proprio questo lo scopo dello Studium Theologicum Salesianum, ha dichiarato il Preside, don Roberto Spataro: "proporre uno studio della teologia che, pur essendo rigoroso e scientifico, deve sostenere la nostra esperienza spirituale ed ispirare la nostra azione pastorale".


Perù: sospesa la distribuzione della pillola del giorno dopo
Il Cardinal Cipriani loda la decisione del Tribunale Costituzionale

LIMA, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Il Cardinale Juan Luis Cipriani ha espresso il proprio apprezzamento per la recente sentenza del Tribunale Costituzionale (TC) peruviano che sospende la distribuzione dell'Anticoncezionale Orale d'Emergenza (la cosiddetta "pillola del giorno dopo") di fronte alla possibilità che sia abortivo.

"Lodo la decisione del Tribunale Costituzionale, che è estremamente onesta e parla chiaramente di quegli aspetti per i quali si è presa la decisione. Nella sentenza, c'è una dimostrazione della ricerca della verità attraverso mezzi scientifici e legali. E' dovere dello Stato vegliare sul concepimento dell'essere umano", ha dichiarato l'Arcivescovo di Lima nel programma "Dialogo di Fede" trasmesso questo sabato.

Nel suo intervento, il porporato ha affermato che "bisogna cercare di far sì che il Paese vada avanti. Dedichiamoci a ricercare il bene comune. Non possiamo sostenere un metodo abortivo".

Il Cardinale ha chiesto un Paese più unito, in cui si difenda la libertà d'espressione di tutti e non si sminuisca né si insulti chi la pensa diversamente, perché in questo modo non si rafforza la democrazia né lo Stato di diritto, né tantomeno le istituzioni, come nel caso del Tribunale Costituzionale.

Difendere la vita del più debole è un diritto costituzionale

L'Arcivescovo di Lima ha ricordato che è un dovere dello Stato peruviano difendere la vita fin dal momento del concepimento.

Per questo, ha sottolineato che come non si distribuisce gratuitamente latte andato a male non si deve distribuire nemmeno la "pillola del giorno dopo", quando si menziona la possibilità che questo farmaco attenti contro il diritto alla vita del concepito (diritto difeso dalla Costituzione Politica del Perù, articolo 2.1).

In questo senso, ha escluso che si tratti di una discriminazione dei ricchi contro i poveri, come non pochi mezzi di comunicazione hanno segnalato.

"Sia benedetto questo Stato che con la sua Costituzione difende il figlio fin dal primo istante", ha dichiarato. "Se questa pillola ha effetti abortivi, allora non si deve vendere, a nessuno e in nessun luogo".

"Si sta parlando di discriminazione, 'questo va contro i poveri e a favore dei ricchi'"; "non c'è niente di più falso", ha ricordato.

Costruire uno Stato responsabile che promuova i valori

Il Cardinal Cipriani ha sottolineato che la Chiesa promuove il rispetto dei diritti umani. Per questo ricorda sempre che l'educazione sessuale non può limitarsi a un'istruzione tecnica (cioè come si fa), ma si tratta di promuovere uno stile di vita conforme alla dignità umana.

"Bisogna custodire la dignità dei giovani, è uno stile di vita. Dio ci ha creati liberi, per lottare contro quelle tendenze che costano a tutti noi, e non solo per contemplare la decadenza morale del mondo. In questo momento c'è un appello serio a una maggiore responsabilità di matrimonio, sesso e libertà. Siamo in una caduta libera di valori etici e morali in tutto il mondo", ha affermato.

Il porporato ha quindi confessato di lavorare a un'iniziativa a favore della vita in Perù, che conterà anche sul sostegno di altre istituzioni. L'obiettivo è accogliere le madri che potrebbero abortire seguendo l'esempio di Madre Teresa di Calcutta: "Non lo abortire, dallo a me".


I comunicatori cattolici esortano i media a difendere i bambini
Termina il Congresso Mondiale di SIGNIS in Thailandia

BANGKOK, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Al termine del Congresso Mondiale dell'Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione (SIGNIS), più di 600 comunicatori cattolici e professionisti dei media si sono impegnati a considerare una priorità nel loro lavoro i diritti dei bambini.

Il presidente di SIGNIS, Augustine Loorthusamy, ha osservato che "i bambini stanno crescendo in un mondo digitale e noi, come cattolici professionisti dei media, abbiamo la responsabilità di assicurare che i loro diritti siano rispettati e le loro voci ascoltate".

Il Congresso si è svolto dal 17 al 21 ottobre a Chiang Mai (Thailandia) sul tema "Media per una Cultura di Pace - Diritti dei Bambini, Speranza del Domani".

Visto l'argomento, l'evento ha contato sulla partecipazione di 10 giovani videoreporter di vari Paesi dell'Asia e di 100 bambini di tre scuole cattoliche di Chiang Mai.

Sono stati esibiti più di 200 striscioni con le impronte delle mani di bambini di tutto il mondo e i loro messaggi. "Siamo i bambini del mondo! Ascoltate la nostra voce?", hanno detto i piccoli al Congresso.

"I bambini e i giovani in questo Congresso ci hanno presentato una sfida - ha detto il segretario generale di SIGNIS, Alvito de Souza -. Come SIGNIS dobbiamo prendere seriamente il nostro ruolo di promozione dei diritti dei bambini nel contesto di società che vengono trasformate dai media".

De Souza ha quindi aggiunto che anche SIGNIS dovrà adattarsi per continuare ad essere rilevante ed efficace in un orizzonte digitale di costante cambiamento.

Per ulteriori informazioni, www.signis.net


Analisi

La minaccia pornografica sui bambini
Un nuovo rapporto invoca azioni urgenti

di padre John Flynn, LC

ROMA, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale è oggi una priorità per molti enti pubblici e privati. Secondo un recente rapporto, tuttavia, le misure che vengono concretamente adottate a fronte dei rischi per i bambini derivanti dalla pornografia di adulti sono gravemente insufficienti.

Morality in Media, una società no profit con sede a New York, ha pubblicato a settembre uno studio dal titolo "How Adult Pornography Contributes To Sexual Exploitation of Children". La tesi che si sostiene è che gli enti pubblici e privati non tengono conto delle conseguenze derivanti da ciò che viene definita come un'"esplosione" della pornografia hardcore di adulti su Internet e altrove.

Secondo il rapporto, la pornografia di adulti (senza la partecipazione di minori) rappresenta una minaccia per i bambini in molti modi:

-- La pornografia adulta è usata per preparare le future vittime;

-- Secondo molti, esiste una progressione diretta dal consumo di pornografia di adulti al consumo di pedopornografia;

-- Gli adulti agiscono con i minori che si prostituiscono emulando la pornografia adulta, e gli sfruttatori della prostituzione usano la pornografia di adulti per istruire i minori che si prostituiscono;

-- I bambini imitano, con i propri coetanei, i comportamenti visti nella pornografia di adulti;

-- La dipendenza dalla pornografia di adulti distrugge i matrimoni, e i figli che crescono con un solo genitore hanno maggiore probabilità di essere sessualmente abusati.

La preparazione

Robert Peters, autore del rapporto e presidente di Morality in Media, spiega che qualche decennio fa, studiando i casi arrivati in tribunale, si era imbattuto in molteplici esempi di sfruttamento sessuale di minori in cui l'imputato adulto aveva mostrato o consegnato pornografia di adulti al minore come parte di un processo di preparazione.

Gran parte del dibattito si è incentrata sulla questione se la pornografia di adulti porti a commettere crimini sessuali. Sebbene la questione relativa al nesso causale rimanga ancora controversa, Peters osserva che nella sua esperienza l'uso della pornografia adulta per stimolare e desensibilizzare i bambini è certamente un metodo utilizzato e che contribuisce a rovinarli.

Si tratta di una constatazione che è ben più di un'opinione personale. Una delle appendici al rapporto contiene infatti più di 100 pagine di articoli di stampa e di casi giudiziari che si riferiscono a questo metodo di mostrare o somministrare pornografia ai bambini e di costringerli a guardarla.

Il rapporto prosegue spiegando che con il passare del tempo le persone che sono dipendenti dalla pornografia hanno bisogno di materiale sessuale sempre più esplicito e deviante, esattamente come avviene per i tossicodipendenti con la droga. Nel tempo, quindi, per ottenere lo stesso effetto iniziale, si ha bisogno di aumentare le dosi dell'elemento stimolante.

Peters osserva inoltre che si riscontra un aumento nella tendenza a emulare i comportamenti sessuali visionati nella pornografia. I fruitori della pornografia non sono quindi solo dei consumatori passivi, ma tendono a loro volta a mettere in pratica ciò che vedono.

La minaccia mediatica

Per quanto riguarda gli stessi bambini, il rapporto spiega che se uno di loro dovesse entrare in una libreria per adulti gli verrebbe detto di uscire, essendo vietato dalla legge vendere materiale pornografico ai minori.

Per contro, se lo stesso bambino dovesse "cliccare" sui siti più commerciali di contenuto pornografico, potrebbe vedere gratuitamente pornografia esplicita, senza alcuna restrizione. Il rapporto osserva criticamente che per quanto riguarda Internet i tribunali ritengono che l'uso dei filtri da parte dei genitori sia una soluzione adeguata al problema.

I genitori hanno certamente un ruolo fondamentale nel proteggere i propri figli dai contenuti dannosi di Internet, ammette Peters. Tuttavia, gran parte di loro può continuare ad accedere a Internet fuori casa o attraverso i terminali mobili. È sufficiente che in un gruppo di amici uno di loro abbia accesso libero a Internet perché anche tutti gli altri possano accedervi, sottolinea il rapporto.

Peters afferma anche che nei suoi lunghi anni di esperienza ha potuto constatare una significativa casistica di gente che non solo usa la pornografia di adulti per stimolare e istruire le vittime minori, ma anche per stimolare sessualmente se stessi.

Nelle conclusioni, il rapporto fa appello alle Chiese e alle altre organizzazioni religiose perché facciano di più per contrastare il problema della pornografia adulta. La pornografia è un problema non solo per molti di coloro che non frequentano le funzioni religiose, ma anche per molte persone di ogni età che invece le frequentano, sostiene il rapporto.

Il mondo dell'informazione e dell'intrattenimento potrebbe inoltre aiutare a mostrare il fenomeno della produzione e del consumo della pornografia di adulti come un vero problema, anziché come una questione senza rilevanza morale o sociale.

La famiglia

L'affermazione del rapporto per cui la pornografia danneggia la famiglia e i bambini non è certamente un'opinione isolata. In Australia, il Sydney Morning Herald, in un articolo pubblicato il 5 marzo scorso, ha riferito del caso di un marito che si è scoperto essere un pornodipendente. La "catastrofiche conseguenze emotive che derivano" da questa dipendenza sono purtroppo molto comuni.

Lo scorso anno, i consultori telefonici di Mensline, in Australia, hanno registrato un aumento del 34% delle chiamate da parte di uomini per i quali la pornografia costituiva un problema nel loro rapporto affettivo, ha osservato l'articolo.

La possibilità di accedere alla pornografia attraverso i computer e i telefoni cellulari ha rimosso quella cosiddetta barriera all'accesso, ovvero il senso di vergogna di entrare in un sexy shop per comprare una rivista o un video.

La pornografia costituisce un grave problema anche per le donne, ricorda l'articolo. "Una buona parte delle donne considera il consumo di pornografia da parte del marito come una forma di infedeltà", ha sostenuto il sociologo Michael Flood. "Persino quando il consumo è dichiarato, alcune donne lo considerano come una sorta di adulterio".

Il collegamento tra l'industria multimiliardiaria della pornografia e l'appetito sessuale è diventato come il rapporto tra l'obesità e i piatti super-abbondanti, ha affermato la femminista Naomi Wolf in un articolo apparso sul quotidiano Times del 4 aprile.

"L'ubiquità delle immagini sessuali, più che liberare il potere di Eros, lo diluisce", ha aggiunto.

Ulteriori elementi a dimostrazione delle implicazioni che ne derivano per i bambini sono contenuti in un articolo pubblicato il 29 maggio sul quotidiano canadese Ottawa Citizen. Richard Poulin, docente di Sociologia dell'Università di Ottawa, ha partecipato ad una conferenza che si è svolta a Montreal dal titolo "Youth, Media and Sexualization".

Il docente ha osservato che le aggressioni sessuali vengono commesse oggi da persone più giovani nei confronti di vittime più giovani. Inoltre, secondo un sondaggio da lui effettuato su studenti dell'Università di Ottawa, risulta che l'età media in cui si inizia a vedere immagini pornografiche è di 13 anni. Tra coloro i cui genitori tengono materiale pornografico a casa, l'età è risultata più bassa, ovvero tra i 10 e gli 11 anni.

Poulin ha anche menzionato un sondaggio che mostra che un uomo su cinque tra i 22 e i 23 anni ammette di essere sessualmente attratto da ragazze tredicenni. "E non si tratta di una tendenza triviale", ha affermato.

Ambiente sano

Benedetto XVI ha affrontato la questione della pornografia nel suo discorso del 16 aprile rivolto ai Vescovi americani durante la sua vista dello scorso anno negli Stati Uniti.

"I bambini hanno diritto di crescere con una sana comprensione della sessualità e il ruolo che le è proprio nelle relazioni umane", ha affermato. "Ad essi dovrebbero essere risparmiate le manifestazioni degradanti e la volgare manipolazione della sessualità oggi così prevalente".

I bambini hanno il diritto di essere educati secondo valori morali autentici, fondati sulla dignità della persona umana, ha proseguito il Pontefice.

"Che cosa significa parlare della protezione dei bimbi quando la pornografia e la violenza possono essere guardate in così tante case attraverso i mass media ampiamente disponibili oggi?", ha domandato.

Per gestire questo problema, il Papa ha parlato dell'urgente necessità di valutare criticamente i valori che guidano la società di oggi. Se vogliamo davvero prenderci cura dei giovani, dobbiamo riconoscere la nostra responsabilità di promuovere e di vivere quegli autentici valori morali che soli rendono capace ogni persona di prosperare, ha concluso.

Un puntuale richiamo sui pericoli derivanti da un problema che troppo spesso viene ignorato.


Italia

L'obiezione di coscienza dei farmacisti: un problema aperto
Al convegno dell'UCFI si è discusso della pillola abortiva

di Luca Marcolivio

ROMA, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Ai farmacisti va garantita l'obiezione di coscienza rispetto a un prodotto come la cosiddetta "pillola del giorno dopo".

Il tema è stato discusso venerdì scorso presso la casa "Bonus Pastor" nel corso del convegno "L'obiezione di coscienza del farmacista. Tra diritto e dovere", organizzato dall'Unione Cattolica Farmacisti Italiani (UCFI).

A seguito della prolusione del segretario generale della CEI, monsignor Mariano Crociata (http://www.zenit.org/article-20026?l=italian), sono intervenuti studiosi laici, giuristi e rappresentanti del settore farmaceutico, tutti concordi nel sostegno all'obiezione di coscienza.

L'obiezione, come ha spiegato il presidente emerito della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, è un diritto garantito dalla Costituzione Italiana, il cui articolo 2 tutela i "diritti inviolabili dell'uomo", quindi anche il diritto alla vita.

È necessario, tuttavia, "un intervento del legislatore ordinario che si adegui alla Costituzione", ha osservato il presidente emerito della Consulta.

Baldassarre ha poi enunciato gli argomenti sostenuti contro il diritto all'obiezione: "In primo luogo si sostiene che fornire la pillola del giorno dopo costituisce un dovere che il farmacista non può rifiutare. Tale affermazione è inconsistente perché l'obiezione si applica proprio nei confronti di un dovere".

"Si afferma inoltre - ha aggiunto il giurista - che il farmacista non può conoscere la destinazione d'uso dei prodotti che vende. Anche questa argomentazione è fallace, dal momento in cui la pillola del giorno dopo è stata messa in commercio per una sola finalità: l'interruzione di gravidanza".

"L'OMS ha affermato che l'inizio della gestazione avviene al momento dell'attecchimento dell'embrione nell'utero. Si tratta però di un formalismo esasperato che, oltretutto non tiene conto che la vita (come afferma che la legge 40) inizia al momento del concepimento", ha concluso Baldassarre.

Giacomo Rocchi, Giudice per Indagini Preliminari presso il Tribunale di Firenze, ha sottolineato innanzitutto la situazione paradossale di un'obiezione di coscienza negata ai farmacisti eppure garantita "agli studenti vegetariani degli istituti alberghieri, i quali possono rifiutarsi di seguire le lezioni dove venga illustrata la preparazione di un arrosto".

Secondo il giudice Rocchi, il diritto all'obiezione sarebbe già tutelato dalla stessa legge 194, la quale cita il "personale sanitario", comprensivo, quindi, anche dei farmacisti.

"Il TAR in una sentenza del 2001 ha affermato che non è possibile stabilire con certezza l'inizio della vita umana, tuttavia tale dubbio potrebbe essere applicato anche ai malati di Alzheimer o terminali", ha concluso il magistrato fiorentino.

Una riflessione etico-filosofica è stata fornita da Mario Palmaro, professore di Bioetica e Filosofia del Diritto all'Ateneo Regina Apostolorum e all'Università Europea di Roma.

"L'obiezione di coscienza ha radici lontane nel tempo. Potremmo dire che il primo obiettore di coscienza sia stato Socrate, il quale affermò: il più grande di tutti i mali è far morire un innocente", ha esordito il professor Palmaro.

Il diritto all'obiezione, inoltre, non ha nulla a che vedere con un'etica relativista in cui trionfa la logica del "secondo me", ma chiama in causa piuttosto "la coscienza che ci induce a rifiutare di compiere date azioni e a non voler esserne nemmeno coinvolti".

"L'obiettore non è un ‘sovversivo', né le azioni che pone in essere vanno contro l'ordine costituito. Nel caso dell'aborto il medico o il farmacista si muovono tra il senso profondo della loro professione e i propri principi. Non sono loro, quindi, a costituire l'eccezione, quanto il legislatore che ha posto in essere un'anomalia, ovvero una norma ingiusta".

"Il risvolto più importante del rifiuto di vendere la pillola abortiva sta però nello spiegare le ragioni di quel no", ha osservato Palmaro, auspicando che i farmacisti obiettori redigano un decalogo condiviso per spiegare i motivi della loro scelta.

È seguita una tavola rotonda nel corso della quale i relatori hanno riflettuto riguardo ai possibili strumenti legislativi e amministrativi da mettere in campo a tutela dell'obiezione di coscienza.

Anna Rosa Racca, presidente di Federfarma, e Giovanni Gerosa, membro del comitato centrale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, hanno preso atto della necessità di una legge che tuteli il farmacista obiettore e, al tempo stesso, il consumatore.

Stefano De Lillo, componente della Commissione Sanità del Senato, ha invece ricordato che l'obiezione è tutelata dalla legge 194 e che, in tempi recenti, anche il Comitato Nazionale di Bioetica ha espresso un parere favorevole.

"Quello che serve - ha affermato De Lillo - è piuttosto una legge per l'interpretazione autentica del già presente diritto all'obiezione. Gli stessi ordini professionali, però, devono fare la loro parte e battersi per la tutela dell'obiezione, senza aspettare che intervenga il parlamento".

La professoressa Assunta Morresi, docente di Chimica fisica all'Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, si è parimenti rivolta agli ordini professionali, sottolineando la necessità di un codice deontologico condiviso.

"Va innanzitutto preso atto del disaccordo esistente nella categoria: ciò è già un punto a favore dell'obiezione", ha constatato.

A conclusione del convegno, il presidente dell'UCFI, Piero Uroda, ha ricordato che la battaglia per l'obiezione di coscienza è innanzitutto una questione etica, civile e culturale.

"La pillola del giorno dopo è un modo per assecondare le passioni più basse degli uomini, in particolare dei più giovani - ha dichiarato -. Queste passioni, però, non potranno mai sopraffare la nostra identità cristiana. Noi farmacisti abbiamo davanti una sfida e dovremo essere testimoni seri per vincerla".


Bioetica

La contraccezione è lecita?
ROMA, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Fin dalla pubblicazione dell'Enciclica di Paolo VI Humanae Vitae, la contraccezione è stata al centro di un intenso dibattito. Nonostante i tanti pronunciamenti del magistero sulla questione, ancora oggi ci sono cattolici che ne sostengono la liceità.

Per rispondere a diversi quesiti che si ripropongono abitualmente, la bioeticista Angela Maria Cosentino ha  scritto e pubblicato il libro "Verità che scottano - domande e risposte su questioni attuali di amore e di vita" (Effatà Editrice- 176 pagine 12,00 Euro).

Ne riportiamo la parte riguardante la Contraccezione.

di Angela Maria Cosentino

Quali sono i  mezzi immorali per la regolazione delle nascite ?

E'intrinsecamente immorale ogni azione - come per esempio la sterilizzazione diretta o la contraccezione - che, o in previsione dell'atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione [1].

Le circostanze e le intenzioni (anche se buone)  non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto  in un atto "soggettivamente" onesto e difendibile come scelta [2].

Come agisce la pillola contraccettiva ?

A 4 livelli  :

a livello del sistema nervoso centrale (con il  blocco dell'ovulazione),  

a livello del muco cervicale (per ostacolare la risalita degli spermatozoi all'interno delle vie genitali femminili,

a livello della tuba uterina (resa "sfasata" rispetto alla sincronia degli eventi  orientati all'impianto in utero),

a livello dell'endometrio  ( l'utero è reso "inadatto" all'impianto di un eventuale embrione).

I primi due meccanismi sono contraccettivi perché intervengono prima dell'incontro tra lo spermatozoo e la cellula uovo, il terzo e il quarto sono meccanismi  che possono essere anche  abortivi (qualora, in rari casi, si verifichi una ovulazione e un concepimento).

Perché la pillola contraccettiva, secondo un documento dei  Medici Cattolici, lede 5 diritti ?

La Federazione Internazionale dei Medici Cattolici, in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e a 40 anni dall'enciclica di Paolo VI Humane vitae, ha dichiarato in un Documento [3]  che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti:  il diritto alla vita (perché, con i nuovi prodotti chimici, è sempre più sfumato il limite tra contraccezione e aborto), il diritto alla salute (perché la pillola non cura e presenta effetti secondari importanti), il diritto all'educazione (perché i metodi naturali sono poco o mal presentati), il diritto all'informazione (perché non sono illustrati i reali effetti della pillola sulla salute e sull'inquinamento ambientale e la sua diffusione avviene a discapito dell'informazione sui metodi naturali) e il diritto all'uguaglianza fra i sessi (perché il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna).

Cosa si intende per  "sesso sicuro"?

Termine inesatto per indicare l'uso del profilattico se il "rischio " da evitare sono le malattie sessualmente trasmesse, uso della pillola se il "rischio" da evitare è il bambino [4]. In realtà non esiste alcun mezzo sicuro al 100% per evitare la gravidanza e le malattie a trasmissione sessuale. Il profilattico riduce  ma non annulla la trasmissione del virus dell'AIDS e la pillola contraccettiva orale non preserva dalle malattie.

Solo un'educazione orientata all'astinenza prematrimoniale e alla fedeltà coniugale rappresenta la strada "controcorrente" più sicura per tutelare l'amore e la salute procreativa: uno stile di vita che si può imparare, fin da giovani. La riduzione dell'AIDS non si risolve con i preservativi che anzi possono incoraggiare l'esercizio  precoce e promiscuo della sessualità [5]. Comprendere che la vita ha un senso per cui occorre proteggere quella personale e quella degli altri affinché non si ammali rappresenta un passaggio educativo fondamentale.

In alcuni Paesi africani, come l'Uganda, il dilagare dell'AIDS è stato arginato con l'educazione all'umanizzazione della sessualità [6].  L'uomo ha la ragione e può vivere da uomo.  È importante, accanto all'educazione [7],  poter disporre, di fronte alla malattia, di "cure gratuite"  e di moderni cirenei che aiutino a portare la croce, nella speranza di poter " resuscitare un giorno con il Signore" [8].

[1] Cfr. PaoloVI, Humanae vitae,  14;  Giovanni Paolo II, Familiari Consortio, 32;  CCC Compendio, 497.

[2] Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 81.

[3] Cfr. Appendice A, p. 161,  L'Humanae vitae. Una profezia scientifica,  L'Osservatore Romano, 4 gennaio 2009.

[4] In riferimento ad una vita, è opportuno non utilizzare il termine "rischio" che assume un'accezione negativa. Il figlio, anche quando arriva e non è ricercato, rappresenta un dono da accogliere e non un "rischio " da eliminare.

[5]   E' noto l'effetto  risk compensation , compensazione del rischio, che indica l'annullamento dei  benefici ipotizzati dall'uso del profilattico a causa della maggiore sicurezza percepita che si accompagna ad una condotta più rischiosa.

[6] La posizione cattolica sui condoms n riferimento alla prevenzione dell'epidemia di AIDS è la più ragionevole e la più solida scientificamente. Secondo dati internazionali, in Uganda, paese simbolo dell'Africa  per la riduzione della sieropositivi scesa dal 20 % al 6%  l'approccio "ABC" all'AIDS (A= Abstain, B= Be faithful, C= use Condoms, cioè Astinenza, Fedeltà, Preservativi) è stato centrato su A e B e i dati  avvalorano questa scelta come migliore rispetto ad altri Paesi nei quali è stato usato solo il profilattico.

Dopo 20 anni di pandemia, non c'è alcuna evidenza che più preservativi portino  meno AIDS.. Anche  la rivista "Science" ha riconosciuto nel 2004 che la parte del programma  più riuscita in Uganda è stata quella relativa al cambiamento di comportamento sessuale, che comporta l'esclusione del profilattico ( la cui efficacia , se correttamente utilizzato, è circa del 70-80%).

Tale operazione culturale è costata solo 23 centesimi a persona. Ma l'interessante caso dell'Uganda è stato accantonato, sacrificato ai grandi interessi economici ( anche il programma di Green sarà chiuso perché contrasta con interessi economici, politici e antropologici).

 Secondo dati internazionali, il 27 % delle organizzazioni impegnate nell'educazione e nella cura dell'AIDS sono cattoliche , il 44% sono governative e utilizzano fondi pubblici, l'8% sono di altre religioni .

[7] La logica della "riduzione del danno" sostenuta da una certa corrente culturale non è educativa. "I no che fanno crescere " , come dimostra il documentatissimo fallimento di ogni educazione permissiva , sono un atto d'amore.

[8] Dal Discorso di Benedetto XVI in Camerun,  L'Osservatore Romano , 20 marzo 2009.


Angelus

Il Papa: il Sinodo per l'Africa, momento di ascolto dello Spirito
Discorso del Pontefice per l'Angelus domenicale

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica in occasione della recita della preghiera mariana dell'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro in Vaticano, al termine della Messa per la conclusione del Sinodo dei Vescovi per l'Africa.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

Poco fa, con la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, si è conclusa la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. Tre settimane di preghiera e di ascolto reciproco, per discernere ciò che lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa che vive nel Continente africano, ma al tempo stesso alla Chiesa universale. I Padri sinodali, venuti da tutti i Paesi dell'Africa, hanno presentato la ricca realtà delle Chiese locali. Insieme abbiamo condiviso le loro gioie per il dinamismo delle comunità cristiane, che continuano a crescere in quantità e qualità. Siamo grati a Dio per lo slancio missionario che ha trovato terreno fertile in numerose diocesi e che si esprime nell'invio di missionari in altri Paesi africani e in diversi Continenti. Particolare rilievo è stato dato alla famiglia, che anche in Africa costituisce la cellula primaria della società, ma che oggi viene minacciata da correnti ideologiche provenienti anche dall'esterno. Che dire, poi, dei giovani esposti a questo tipo di pressione, influenzati da modelli di pensiero e di comportamento che contrastano con i valori umani e cristiani dei popoli africani? Naturalmente sono emersi in Assemblea i problemi attuali dell'Africa e il suo grande bisogno di riconciliazione, di giustizia e di pace. Proprio a questo la Chiesa risponde riproponendo, con rinnovato slancio, l'annuncio del Vangelo e l'azione di promozione umana. Animata dalla Parola di Dio e dall'Eucaristia, essa si sforza di far sì che nessuno sia privo del necessario per vivere e che tutti possano condurre un'esistenza degna dell'essere umano.

Ricordando il viaggio apostolico che ho compiuto in Camerun e Angola nello scorso mese di marzo, e che aveva anche lo scopo di avviare la preparazione immediata del secondo Sinodo per l'Africa, oggi desidero rivolgermi a tutte le popolazioni africane, in particolare a quanti condividono la fede cristiana, per consegnare loro idealmente il Messaggio finale di questa Assemblea sinodale. E' un Messaggio che parte da Roma, sede del Successore di Pietro, che presiede alla comunione universale, ma si può dire, in un senso non meno vero, che esso ha origine nell'Africa, di cui raccoglie le esperienze, le attese, i progetti, e adesso ritorna all'Africa, portando la ricchezza di un evento di profonda comunione nello Spirito Santo. Cari fratelli e sorelle che mi ascoltate dall'Africa! Affido in modo speciale alla vostra preghiera i frutti del lavoro dei Padri sinodali, e vi incoraggio con le parole del Signore Gesù: siate sale e luce nell'amata terra africana!

Mentre si conclude questo Sinodo, desidero ora ricordare che per il prossimo anno è prevista un'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. In occasione della mia Visita a Cipro, avrò il piacere di consegnare l'Instrumentum laboris di tale assise. Ringraziamo il Signore, che non si stanca mai di edificare la sua Chiesa nella comunione, e invochiamo con fiducia la materna intercessione della Vergine Maria.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo anzitutto uno speciale saluto alle migliaia di fedeli radunati a Milano, in Piazza del Duomo, dove stamani è stata celebrata la liturgia di beatificazione del sacerdote Don Carlo Gnocchi. Egli fu dapprima valido educatore di ragazzi e giovani. Nella seconda guerra mondiale divenne cappellano degli Alpini, con i quali fece la tragica ritirata di Russia, scampando alla morte per miracolo. Fu allora che progettò di dedicarsi interamente ad un'opera di carità. Così, nella Milano in ricostruzione, Don Gnocchi lavorò per "restaurare la persona umana" raccogliendo i ragazzi orfani e mutilati e offrendo loro assistenza e formazione. Diede tutto se stesso fino alla fine, e morendo donò le cornee a due ragazzi ciechi. La sua opera ha continuato a svilupparsi ed oggi la Fondazione Don Gnocchi è all'avanguardia nella cura di persone di ogni età che necessitano di terapie riabilitative. Mentre saluto il Cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, e mi rallegro con l'intera Chiesa ambrosiana, faccio mio il motto di questa beatificazione: "Accanto alla vita, sempre".

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo di catechisti della Diocesi di Rimini e i fedeli provenienti da Lamezia Terme, Altamura e Caselle in Pittari. Saluto inoltre l'Istituto Europeo "Marcello Candia" di Seregno, i dipendenti dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e il Cooper Club Roma. Auguro a tutti una buona domenica.

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]


 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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  Domenica, 25 Ottobre 2009: Accadde Oggi  


Documenti

Benedetto XVI: il Sinodo ha fatto un buon lavoro
Discorso ai Padri sinodali durante il pranzo con loro

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI questo sabato durante il pranzo svoltosi nell'Atrio dell'Aula Paolo VI con i partecipanti alla II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

è adesso l'ora di dire grazie. Grazie anzitutto al Signore che ci ha convocato, ci ha riunito, ci ha aiutato ad ascoltare la sua Parola, la voce dello Spirito Santo, e così ha dato anche la possibilità di trovare la strada dell'unità nella molteplicità delle esperienze, l'unità della fede e la comunione nel Signore. Perciò l'espressione "Chiesa-Famiglia di Dio" non è più solo un concetto, un'idea, ma è un'esperienza viva di queste settimane: siamo stati realmente riuniti, qui, come Famiglia di Dio. Abbiamo fatto anche, con l'aiuto del Signore, un buon lavoro.

Il tema, di per sé, era una sfida non facile, con due pericoli, direi. Il tema "Riconciliazione, giustizia e pace" implica certamente una forte dimensione politica, anche se è evidente che riconciliazione, giustizia e pace non sono possibili senza una profonda purificazione del cuore, senza un rinnovamento del pensiero, una metanoia, senza una novità che deve risultare proprio dall'incontro con Dio. Ma anche se questa dimensione spirituale è profonda e fondamentale, pure la dimensione politica è molto reale, perché senza realizzazioni politiche, queste novità dello Spirito comunemente non si realizzano. Perciò la tentazione poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da pastori e più da politici, con una competenza, così, che non è la nostra.

L'altro pericolo è stato - proprio per fuggire da questa tentazione - quello di ritirarsi in un mondo puramente spirituale, in un mondo astratto e bello, ma non realistico. Il discorso di un pastore, invece, deve essere realistico, deve toccare la realtà, ma nella prospettiva di Dio e della sua Parola. Quindi questa mediazione comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà, attenti a parlare di quanto c'è, e dall'altra non cadere in soluzioni tecnicamente politiche; ciò vuol dire indicare una parola concreta, ma spirituale. Era questo il grande problema del Sinodo e mi sembra che, grazie a Dio, siamo riusciti a risolverlo, e per me questo è anche motivo di gratitudine perché facilita molto l'elaborazione del documento post-sinodale.

Vorrei adesso ritornare ai ringraziamenti. Ringrazio soprattutto i presidenti delegati, che hanno moderato, con grande "sovranità" e anche con allegria, le sedute del Sinodo. Ringrazio i relatori: abbiamo visto anche adesso e toccato - per così dire - con mano, che essi hanno portato il più grande peso del lavoro, hanno lavorato di notte e anche di domenica, hanno lavorato durante il pranzo e adesso meritano realmente un grande applauso da parte nostra.

Posso qui comunicare che ho deciso di nominare il cardinale Turkson nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, successore del cardinale Martino. Grazie, Eminenza, per aver accettato; siamo contenti di averla fra poco tra noi. Grazie poi a tutti i Padri, ai delegati fraterni, agli uditori, agli esperti e grazie soprattutto ai traduttori perché hanno una parte nella trama di "creare Pentecoste". Pentecoste vuol dire capirsi reciprocamente; senza traduttore questo ponte di comprensione mancherebbe. Grazie! E grazie soprattutto anche al Segretario generale, al suo team, che ci ha guidato e ha organizzato silenziosamente tutto molto bene.

Il Sinodo finisce e non finisce, non solo perché i lavori vanno avanti con l'Esortazione Post-Sinodale: Synodos vuol dire cammino comune. Rimaniamo nel comune cammino col Signore, andiamo avanti al Signore per preparargli le strade, per aiutarlo, aprirgli le porte del mondo perché possa creare il suo Regno tra di noi. In questo senso la mia Benedizione per voi tutti. Recitiamo adesso la preghiera di ringraziamento per il pranzo.

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]


Benedetto XVI: "Alzati, Chiesa in Africa", "non sei sola!"
Omelia del Papa per la chiusura del Sinodo

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 25 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito l'omelia pronunciata questa domenica da Papa Benedetto XVI nell'Eucaristia in occasione della chiusura della II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa, nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

* * *

Venerati Fratelli!
Cari fratelli e sorelle!

Ecco un messaggio di speranza per l'Africa: l'abbiamo ascoltato or ora dalla Parola di Dio. E' il messaggio che il Signore della storia non si stanca di rinnovare per l'umanità oppressa e sopraffatta di ogni epoca e di ogni terra, da quando rivelò a Mosè la sua volontà sugli israeliti schiavi in Egitto: "Ho osservato la miseria del mio popolo... ho udito il suo grido... conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo... e per farlo salire verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele" (Es 3,7-8). Qual è questa terra? Non è forse il Regno della riconciliazione, della giustizia e della pace, a cui è chiamata l'umanità intera? Il disegno di Dio non muta. E' lo stesso che fu profetizzato da Geremia, nei magnifici oracoli denominati "Libro della consolazione", da cui oggi è tratta la prima lettura. E' un annuncio di speranza per il popolo d'Israele, prostrato dall'invasione dell'esercito di Nabucodonosor, dalla devastazione di Gerusalemme e del Tempio e dalla deportazione in Babilonia. Un messaggio di gioia per il "resto" dei figli di Giacobbe, che annuncia un futuro per essi, perché il Signore li ricondurrà nella loro terra, attraverso una strada diritta e agevole. Le persone bisognose di sostegno, come il cieco e lo zoppo, la donna gravida e la partoriente, sperimenteranno la forza e la tenerezza del Signore: Egli è un padre per Israele, pronto a prendersene cura come del primogenito (cfr Ger 31,7-9).

Il disegno di Dio non muta. Attraverso i secoli e i rivolgimenti della storia, Egli punta sempre alla stessa meta: il Regno della libertà e della pace per tutti. E ciò implica la sua predilezione per quanti di libertà e di pace sono privi, per quanti sono violati nella propria dignità di persone umane. Pensiamo in particolare ai fratelli e alle sorelle che in Africa soffrono povertà, malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate. Questi figli prediletti del Padre celeste sono come il cieco del Vangelo, Bartimeo, che "sedeva lungo la strada a mendicare" (Mc 10,46), alle porte di Gerico. Proprio per quella strada passa Gesù Nazareno. E' la strada che conduce a Gerusalemme, dove si consumerà la Pasqua, la sua Pasqua sacrificale, alla quale il Messia va incontro per noi. E' la strada del suo esodo che è anche il nostro: l'unica via che conduce alla terra della riconciliazione, della giustizia e della pace. Su quella via il Signore incontra Bartimeo, che ha perduto la vista. Le loro vie si incrociano, diventano un'unica via. "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!", grida il cieco con fiducia. Replica Gesù: "Chiamatelo!", e aggiunge: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Dio è luce e creatore della luce. L'uomo è figlio della luce, fatto per vedere la luce, ma ha perso la vista, e si trova costretto a mendicare. Accanto a lui passa il Signore, che si è fatto mendicante per noi: assetato della nostra fede e del nostro amore. "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Dio sa, ma chiede; vuole che sia l'uomo a parlare. Vuole che l'uomo si alzi in piedi, che ritrovi il coraggio di domandare ciò che gli spetta per la sua dignità. Il Padre vuole sentire dalla viva voce del figlio la libera volontà di vedere di nuovo la luce, quella luce per la quale lo ha creato. "Rabbunì, che io veda di nuovo!". E Gesù a lui: "Va', la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada" (Mc 10,51-52).

Cari Fratelli, rendiamo grazie perché questo "misterioso incontro tra la nostra povertà e la grandezza" di Dio si è realizzato anche nell'Assemblea sinodale per l'Africa che oggi si conclude. Dio ha rinnovato la sua chiamata: "Coraggio! Alzati..." (Mc 10,49). E anche la Chiesa che è in Africa, attraverso i suoi Pastori, venuti da tutti i Paesi del Continente, dal Madagascar e dalle altre isole, ha accolto il messaggio di speranza e la luce per camminare sulla via che conduce al Regno di Dio. "Va', la tua fede ti ha salvato" (Mc 10,52). Sì, la fede in Gesù Cristo - quando è bene intesa e praticata - guida gli uomini e i popoli alla libertà nella verità, o, per usare le tre parole del tema sinodale, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Bartimeo che, guarito, segue Gesù lungo la strada, è immagine dell'umanità che, illuminata dalla fede, si mette in cammino verso la terra promessa. Bartimeo diventa a sua volta testimone della luce, raccontando e dimostrando in prima persona di essere stato guarito, rinnovato, rigenerato. Questo è la Chiesa nel mondo: comunità di persone riconciliate, operatrici di giustizia e di pace; "sale e luce" in mezzo alla società degli uomini e delle nazioni. Perciò il Sinodo ha ribadito con forza - e lo ha manifestato - che la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale. Testimonianze commoventi ci hanno mostrato che, anche nei momenti più bui della storia umana, lo Spirito Santo è all'opera e trasforma i cuori delle vittime e dei persecutori perché si riconoscano fratelli. La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il Continente africano.

La seconda lettura ci offre un'ulteriore prospettiva: la Chiesa, comunità che segue Cristo sulla via dell'amore, ha una forma sacerdotale. La categoria del sacerdozio, come chiave interpretativa del mistero di Cristo e, di conseguenza, della Chiesa, è stata introdotta nel Nuovo Testamento dall'Autore della Lettera agli Ebrei. La sua intuizione prende origine dal Salmo 110, citato nel brano odierno, là dove il Signore Dio, con solenne giuramento, assicura al Messia: "Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek" (v. 4). Riferimento che ne richiama un altro, tratto dal Salmo 2, nel quale il Messia annuncia il decreto del Signore che dice di lui: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato" (v. 7). Da questi testi deriva l'attribuzione a Gesù Cristo del carattere sacerdotale, non in senso generico, bensì "secondo l'ordine di Melchisedek", vale a dire il sacerdozio sommo ed eterno, di origine non umana ma divina. Se ogni sommo sacerdote "è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio" (Eb 5,1), solo Lui, il Cristo, il Figlio di Dio, possiede un sacerdozio che si identifica con la sua stessa Persona, un sacerdozio singolare e trascendente, da cui dipende la salvezza universale. Questo suo sacerdozio Cristo l'ha trasmesso alla Chiesa mediante lo Spirito Santo; pertanto la Chiesa ha in se stessa, in ogni suo membro, in forza del Battesimo, un carattere sacerdotale. Ma - qui c'è un aspetto decisivo - il sacerdozio di Gesù Cristo non è più primariamente rituale, bensì esistenziale. La dimensione del rito non viene abolita, ma, come appare chiaramente nell'istituzione dell'Eucaristia, prende significato dal Mistero pasquale, che porta a compimento i sacrifici antichi e li supera. Nascono così contemporaneamente un nuovo sacrificio, un nuovo sacerdozio ed anche un nuovo tempio, e tutti e tre coincidono con il Mistero di Gesù Cristo. Unita a Lui mediante i Sacramenti, la Chiesa prolunga la sua azione salvifica, permettendo agli uomini di essere risanati mediante la fede, come il cieco Bartimeo. Così la Comunità ecclesiale, sulle orme del suo Maestro e Signore, è chiamata a percorrere decisamente la strada del servizio, a condividere fino in fondo la condizione degli uomini e delle donne del suo tempo, per testimoniare a tutti l'amore di Dio e così seminare speranza.

Cari amici, questo messaggio di salvezza la Chiesa lo trasmette coniugando sempre l'evangelizzazione e la promozione umana. Prendiamo ad esempio la storica Enciclica Populorum progressio: ciò che il Servo di Dio Paolo VI elaborò in termini di riflessione, i missionari l'hanno realizzato e continuano a realizzarlo sul campo, promuovendo uno sviluppo rispettoso delle culture locali e dell'ambiente, secondo una logica che ora, dopo più di 40 anni, appare l'unica in grado di far uscire i popoli africani dalla schiavitù della fame e delle malattie. Questo significa trasmettere l'annuncio di speranza secondo una "forma sacerdotale", cioè vivendo in prima persona il Vangelo, cercando di tradurlo in progetti e realizzazioni coerenti con il principio dinamico fondamentale, che è l'amore. In queste tre settimane, la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha confermato ciò che il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II aveva già messo bene a fuoco, e che ho voluto anch'io approfondire nella recente Enciclica Caritas in veritate: occorre, cioè, rinnovare il modello di sviluppo globale, in modo che sia capace di "includere tutti i popoli e non solamente quelli adeguatamente attrezzati" (n. 39). Quanto la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto a partire dalla sua visione dell'uomo e della società, oggi è richiesto anche dalla globalizzazione (cfr ibid.). Questa - occorre ricordare - non va intesa fatalisticamente come se le sue dinamiche fossero prodotte da anonime forze impersonali e indipendenti dalla volontà umana. La globalizzazione è una realtà umana e come tale è modificabile secondo l'una o l'altra impostazione culturale. La Chiesa lavora con la sua concezione personalista e comunitaria, per orientare il processo in termini di relazionalità, di fraternità e di condivisione (cfr ibid., n. 42).

"Coraggio, alzati!...". Così quest'oggi il Signore della vita e della speranza si rivolge alla Chiesa e alle popolazioni africane, al termine di queste settimane di riflessione sinodale. Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavano come Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo. L'urgente azione evangelizzatrice, di cui molto si è parlato in questi giorni, comporta anche un appello pressante alla riconciliazione, condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di ogni popolo; una pace che ha bisogno e si apre all'apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali. In tale impegnativa missione tu, Chiesa pellegrina nell'Africa del terzo millennio, non sei sola. Ti è vicina con la preghiera e la solidarietà fattiva tutta la Chiesa cattolica, e dal Cielo ti accompagnano i santi e le sante africani, che, con la vita talora sino al martirio, hanno testimoniato piena fedeltà a Cristo.

Coraggio! Alzati, Continente africano, terra che ha accolto il Salvatore del mondo quando da bambino dovette rifugiarsi con Giuseppe e Maria in Egitto per aver salva la vita dalla persecuzione del re Erode. Accogli con rinnovato entusiasmo l'annuncio del Vangelo perché il volto di Cristo possa illuminare con il suo splendore la molteplicità delle culture e dei linguaggi delle tue popolazioni. Mentre offre il pane della Parola e dell'Eucaristia, la Chiesa si impegna anche ad operare, con ogni mezzo disponibile, perché a nessun africano manchi il pane quotidiano. Per questo, insieme all'opera di primaria urgenza dell'evangelizzazione, i cristiani sono attivi negli interventi di promozione umana.

Cari Padri Sinodali, al termine di queste mie riflessioni, desidero rivolgervi il mio saluto più cordiale, ringraziandovi per la vostra edificante partecipazione. Tornando a casa, voi, Pastori della Chiesa in Africa, portate la mia benedizione alle vostre Comunità. Trasmettete a tutti l'appello risuonato sovente in questo Sinodo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Mentre si chiude l'Assemblea sinodale non posso non rinnovare la mia viva riconoscenza al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi e a tutti i suoi collaboratori. Un grato pensiero esprimo ai cori della comunità nigeriana di Roma e del Collegio Etiopico, che contribuiscono all'animazione di questa liturgia. E infine voglio ringraziare quanti hanno accompagnato i lavori sinodali con la preghiera. La Vergine Maria ricompensi tutti e ciascuno, e ottenga alla Chiesa in Africa di crescere in ogni parte di quel grande Continente, diffondendo dappertutto il "sale" e la "luce" del Vangelo.

[© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]

 





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