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OPINIONI :: Il Paese con due destre e due sinistre LUIGI LA SPINA
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Il Paese con due destre e due sinistre LUIGI LA SPINA
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  Giovedì, 17 Dicembre 2009    LUIGI LA SPINA, La Stampa


Il Paese con due destre e due sinistre

    Il luogo comune è talmente diffuso da essere ripetuto come un dogma indiscutibile: l’Italia, sia nella sua classe politica sia nella sua società civile, è un Paese spaccato in due, esasperato in un conflitto profondo. L’aggressione al presidente del Consiglio e le reazioni successive, sui siti Internet, sui muri delle università e in Parlamento dimostrano che questo scontro non solo è diventato, nel volto emblematico di Berlusconi, perfino sanguinoso, ma talmente irriducibile da rendere inutili e ipocriti gli appelli alla moderazione.

Può sembrare persino provocatorio, in questi giorni, sostenere una tesi opposta e affermare che, nonostante le apparenze, questa rappresentazione è falsa. Davanti ai problemi di come affrontare e, poi, uscire al più presto dalla crisi economica, di come riformare le istituzioni per ottenere una giustizia più affidabile, un fisco più giusto e di come garantire ai giovani un futuro meno incerto, la grande maggioranza dei cittadini sa benissimo quali riforme andrebbero varate.

Ma, cosa che potrebbe sorprendere di più, anche la grande maggioranza dei nostri parlamentari lo sa benissimo e le differenze di opinione non sono così gravi da impedire che le Camere possano trovare un’intesa.

In Italia, infatti, non è vero che ci siano due schieramenti in una lotta all’ultimo sangue tra di loro. Questo scontro binario, sia nel Paese sia in Parlamento, riguarda solo il giudizio su Berlusconi. Il vero confronto politico è tra due destre e due sinistre e la sorte della nostra nazione sarà affidata all’esito di questa partita a quattro. Al di là delle questioni personali e delle dispute giornalistiche, nel centrodestra, tra la concezione di Fini e quella dei pasdaran di Berlusconi non sono possibili mediazioni. Così, si va acuendo l’impossibilità di una alleanza, nell’opposizione, tra il gruppo egemonizzato da Di Pietro, con l’appoggio dell’estremismo antiberlusconiano movimentista, e l’asse Bersani-Casini-Rutelli. Ecco perché sul merito delle questioni che davvero interessano gli italiani, quelle che non riguardano le fortune politico-aziendal-processuali del premier, alle Camere esiste una maggioranza trasversale di posizioni che sostanzialmente condivide l’analisi sui difetti del nostro sistema politico, economico e sociale. Ma condivide anche le terapie per cominciare a modificarlo, anche perché quasi tutti gli esperti internazionali che guardano ai problemi italiani suggeriscono le stesse fondamentali ricette.

Nei giorni scorsi, proprio a Torino, promossa dall’Ispi e dal centro Einaudi, si è svolta una riunione tra i più autorevoli studiosi continentali che è ha tracciato un quadro significativo e allarmante della posizione europea e italiana nel contesto della crisi internazionale. Le relazioni sulle tendenze dell’economia, della demografia, dei movimenti immigratori e sociali, e sulla forza delle istituzioni per guidare tali processi, hanno convenuto sul timore che il «sistema Europa» non sia in grado di reggere il confronto con il resto del mondo nei prossimi 20-40 anni. All’interno del nostro continente, poi, se si guardano i dati su un lungo periodo, quello che va dagli inizi degli Anni 90, la posizione dell’Italia registra un costante declino. In competitività delle nostre industrie sui mercati mondiali, in investimenti sulla ricerca e sull’innovazione, in infrastrutture, in mobilità sociale.

La maggioranza dei cittadini italiani, quella che non agita bandiere e bastoni nelle piazze, che non urla slogan pro o contro Berlusconi via Internet, che fatica a vivere con lo stipendio o con la cassa integrazione, che si batte per tenere aperto un negozio, un ufficio, una piccola o media azienda è tutt’altro che spaccata nel giudizio sulle vere riforme da approvare. Anche il Parlamento sarebbe sostanzialmente d’accordo a vararle, ma sia il paese sia la nostra classe politica sono prigionieri. In ostaggio di due minoranze fanatiche ed estremiste che costringono l’Italia all’impotenza.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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