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STABIA: Ieri, oggi e domani :: Il pilastro pericolante di Antonio Mascolo
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Il pilastro pericolante di Antonio Mascolo
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Domenica, 13 Settembre 2009: Accadde Oggi    di Antonio Mascolo     StabiaChannel.it


Il pilastro pericolante

Image Stabia (ed il suo hinterland) era un centro sostenuto da svariati pilastri, prevalentemente industriali. Sostegni che, nel corso dei passati decenni, sono via via crollati, per motivi che qui possiamo tranquillamente lasciare da parte. Fatto e´, che anche l'ormai unico pilastro restante, quello centrale, staticamente il piu´ importante, minaccia di crollare. Le conseguenze derivanti da questo crollo sono tragiche, per almeno i 100.000 e passa abitanti che gravitano su questa zona, da Sorrento a Torre, da Stabia fino ai popolosi centri dei Monti Lattari, da cui pendolavano migliaia di persone impiegate sia nell'industria che nell'indotto. Gia´ oggi, con la caduta degli altri pilastri, questa zona raggiunge un triste primato, per quel che riguarda il tasso di disoccupazione. Gia´ oggi, il crimine organizzato si e´ ormai spartito i vari centri, fin giu´ ai quartieri, dove, praticamente, non e´ possibile svolgere una sia pur minima attivita´, senza che la camorra, direttamente od indirettamente, ne stabilisca le condizioni e le "tasse" da pagare. Ogni individuo che raggiunge l'eta´ lavorativa deve trovare una via per sbarcare il suo lunario. Se non puo´ farlo legalmente, onestamente, alla luce del sole, nel suo luogo di residenza, o va via, se e´ professionalmente in grado di farcela, o deve trovarsi una occupazione nel buio dei vicoli. Mangiare dobbiamo tutti. E le file davanti all'ufficio di collocamento della camorra s'ingrossano.

Altri pilastri, che aiutino a sorreggere queste 100mila persone, non esistono. Una soluzione alternativa, che dia la possibilita´ di nutrire tante persone, e´ illusoria. Anche se si creassero le attualmente pressocche´ inesistenti premesse civili e costruttive/di accoglienza, sarebbe ben difficile attirare in questa zona, e tutto l'anno, un sufficiente numero di turisti. Si tratta del resto di una tradizione attualmente inesistente nella nostra zona, dove il turismo si limita a tre, quattro mesi l'anno. Allargare, ampliare questa offerta nel tempo, in concorrenza con tante altre zone della terra, cioe´ offrire ai visitatori la possibilita´ di svernare a Stabia, sarebbe un piu´ che valido pilastro, ma che non puo´ dar da mangiare a tutti, anche se questi cittadini fossero effettivamente disposti a trasformarsi solo in cuochi, camerieri, lavapiatti, inservienti e commesse. Tutti nel terziario? Sono semplicemente troppi.

Ma il pilastro centrale che, finora, insieme con il suo indotto, costituisce, sempre piu´ faticosamente, l'ultimo sostegno di questo tessuto sociale-industriale, va a sgretolarsi sempre di piu´. A partire dal 1920, quando scese in mare l'ultima corazzata stabiese, la poi mai completata CARACCIOLO, il nostro cantiere ha subito svariati contraccolpi, scivolando da una crisi occupazionale all'altra, con un continuo declassamento, da arsenale di Stato alla Navalmeccanica, alla Fincantieri: Oggi uno dei tanti stabilimenti. Per tutta una serie di motivi questo stabilimento ha perso il passo e continua a restare indietro nella corsa concorrenziale, gia´ nell'ambito del proprio gruppo. La sua posizione non proprio felice, posizionato come e´ in un bacino portuale ristretto, causa, ad ogni varo dinamico dallo scalo a scivolo, veri e propri allagamenti delle banchine, che rendono difficile il loro uso per altre attivita´. Nel piano di rammodernamento previsto dalla Fincantieri e preventivato nei relativi bilanci, si voleva portare anche questo stabilimento ad un livello produttivo almeno pari a quello degli altri impianti societari. Tra l'altro si voleva sostituire l'attuale scalo con un bacino da costruzione, una soluzione che avrebbe costituito una premessa per ulteriormente sviluppare questo cantiere. (COSTRUZIONE e CARENAGGIO sono due cose distinte e separate. Quello di carenaggio, parimenti ed ancora previsto, non risolve il problema delle costruzioni). Ma le ricorrenti crisi delle commesse, dipendenti, piu´ o meno regolarmente, dagli alti e bassi dell'economia mondiale, sembrano aver fatto archiviare questo programma. Ed in un periodo di crisi sono gli stabilimenti meno validi che, ad ogni contraccolpo, ne soffrono, parzialmente o, ed e´ un logico giro vizioso, definitivamente. Ed i fatti, purtroppo, lo confermano. Rosicchia oggi, rosicchia domani, rimangono solo quattro ossa inutili.

A parte le conseguenze sociali/occupazionali, che abbiamo visto sopra, anche il gruppo si trova con un pugno di mosche in mano. In caso di chiusura, gli investimenti non ancora ammortizzati vanno a farsi benedire, in un modo o nell'altro. Se il cantiere stabiese e´ effettivamente l'unico in grado di costruire navi-traghetto, bisogna attrezzare un altro cantiere del gruppo per l'assolvimento di questo compito, in un modo o nell'altro. Qualunque sia la soluzione scelta, la Fincantieri si ritrova con dei paurosi buchi finanziari, in un modo o nell'altro. Resterebbe solo il vantaggio di aver ridimensionate le capacita´ costruttive del gruppo, adattandole meglio a quella che e´ l'effettiva, possibile richiesta di mercato, anche tenendo presente la sempre piu´ agguerrita concorrenza proveniente da cantieri attuali e futuri, sistemati in regioni con ben piu´ bassi costi del lavoro. Esaminando cosi´ freddamente la situazione, crisi delle commesse, concorrenza mondiale, cantiere antiquato e mal posizionato, la conseguenza logica e´, e qui si chiude il cerchio, che l'ultimo pilastro stabiese, prima o poi, crollera´. Gia´ oggi scricchiola paurosamente.

Ora qualcuno, ed a tutti i livelli, dal Comune fino alla Commissione Europea, dovrebbe iniziare a pensare, che fine vuole far fare a questi 100mila e passa cittadini comunitari, connazionali, corregionali, concittadini. 100mila nuovi delinquenti, sparsi poi per tutta l'Europa? Come conseguenza logica dovrebbero iniziare a programmare un relativo aumento delle forze di polizia, di truppe, di nuove prigioni, di campi di concentramento, di camere a gas, di forni crematori, per sterminare questa gente che non chiede altro che il diritto umano, costituzionalmente sancito, di poter lavorare e guadagnarsi il proprio pane.

Se perfino Bossi dovesse essere contrario a queste soluzioni, bisognerebbe cercare, esaminare e vagliare possibili alternative.
Qualcuno ha fatto delle proposte, come cercare di salvare capra e cavoli, con singole soluzioni che si potenziano vicendevolmente. Se si fa un bilancio complessivo e si mette, su di un piatto della bilancia le certamente notevoli spese e sull'altro i relativi ricavi umani, sociali, occupazionali, ambientali, energetici, di sicurezza, le premesse per un ulteriore sviluppo turistico, si vedra´ che QUESTO piatto della bilancia scendera´ piu´ in basso. Queste proposte sono arcinote, almeno a livello locale.

Da un lato si pretende uno studio di fattibilita´, che debbono far fare i responsabili politici/ industriali e non un semplice cittadino, dall'altro canto si afferma la non economicita´ del rapporto investimenti/benefici della soluzione proposta: Come hanno fatto a stabilirlo, senza il relativo studio di fattibilita´?

Si afferma che lo stabilimento stabiese dovrebbe essere radicalmente trasformato. Ma la trasformazione e´ gia´ prevista dalla Fincantieri, per riportare questo impianto a livelli competitivi, come lo sono gli altri del gruppo.

Si afferma che il nuovo programma di costruzioni esulerebbe troppo dalle attuali costruzioni. Ma una nave tratta-rifiuti e´, nelle sue linee generali, non dissimile dalle navi-traghetto finora costruite. Anche questi scafi hanno bisogno di ampi spazi interni per la manovra degli automezzi che portano i rifiuti da trattare e quelli che prelevano i rifiuti trattati. Se la richiesta di questi scafi, ipotesi altamente improbabile, dovesse calare, i cantieri stabiesi possono anche costruire i normali traghetti.

Si afferma che, utilizzando in altro modo il nostro stabilimento per la realizzazione di queste costruzioni, la Fincantieri sarebbe costretta ad attrezzare un altro cantiere del gruppo per la realizzazione di navi traghetto. Lo dovra´ fare in un modo o nell'altro, se il cantiere stabiese muore. E non vedo proprio, nella situazione attuale, quale altra misura possa salvarlo. Chi ce l'ha, chi la conosce?

Si afferma che i problemi della Fincantieri siano risolvibili solo nel contesto generale di questo gruppo. Ed e´ pacifico che sia cosi´. Ma, riportare un cantiere del gruppo ai livelli produttivi esistenti negli altri, allargare il campo di attivita´ del gruppo, aggiungendovi un settore costruttivo oggi ancora inesistente, significa forse preferire un cantiere rispetto agli altri, gia´ oggi favoriti?

Si afferma che lo Stato avrebbe speso, stanziato fondi per la realizzazione di altre idee gia´ avviate, riguardanti lo smaltimento rifiuti, con tanti scienziati che sudano dalla mattina alla sera, magari con qualche nottata extra. Cercate tranquillamente dei particolari in merito. Io non li ho trovati. Forse avete voi piu´ fortuna. Forse trovate anche un piano "segreto", come risolvere i problemi stabiesi. I politici, normalmente non parchi di parole, specialmente quando debbono glorificare i loro veri o virtuali successi, in questo caso sono di una rimarchevole mutismo.
Si afferma che esse ci siano, le idee, per esempio, come eliminare il problema smaltimento rifiuti, soluzioni segrete, che nessuno conosce. Nel frattempo aumenta il numero degli inceneratori progettati a terra, quello delle discariche e deponie, insieme ai relativi sollevamenti delle popolazioni colpite.

Rimane una ultima, inquietante considerazione: E´ arcinoto, che la gestione dei rifiuti e´ ormai nelle mani del crimine organizzato, che fa il bello ed il cattivo tempo, dalla raccolta, la selezione, le deponie, il trasporto, fino agli inceneratori nazionali ed esteri. Lo Stato italiano e´ in grado e disposto a riportare questi servizi e trattamenti su binari almeno visibili?

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

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