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Il portiere di notte e la sindrome di Stoccolma
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Dagli stessi ci aspettiamo notizie chiare, serie e precise su un problema che purtroppo esiste aiutandoci quindi, tanto per cominciare, anche a smettere di volerlo ignorare a tutti i costi perché non sempre le brutte esperienze capitano solo agli altri:

“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)

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Il portiere di notte e la sindrome di Stoccolma


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Citazione:
Ieri sera ho seguito la trasmissione di Augias sul caso della ragazza viennese, Natasha Kampusch, durante la quale sono stati fatti (più o meno appropriatamente) riferimenti alla 'Sindrome di Stoccolma. Si è parlato nei precedenti post, in qualche misura, della nosografia psichiatrica: la sindrome di Stoccolma è una tipica situazione a proposito della quale si può parlare della 'inadeguatezza' delle classificazioni psichiatriche ed è paradigmatica della insufficienza degli attuali modelli 'psichiatrici' ai fini della comprensione della complessità dei meccanismi mentali.

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.

Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento.

La sindrome deve il suo nome al furto alla "Kreditbanken" di Stoccolma del 1973 durante il quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro la clemenza alle autorità.

La ricca ereditiera Patty Hearst, dopo essere stata rapita dal Symbionese Liberation Army nel febbraio del 1974, prese parte ad una rapina in banca insieme a due dei suoi rapitori due mesi dopo. Fu arrestata nel settembre del 1975 ma la sua difesa non riuscì a far valere la tesi della mancanza di colpevolezza a causa della manifestazione della sindrome di Stoccolma.

Paradigmatico della Sindrome di Stoccolma (ma non solo) il film di Liliana Cavani: Il Portiere di notte....un ruolo di slave, la schiava e il dominatore......si incatena al letto di lui, un legame indissolubile, oltre il tempo ed oltre la ragione, un legame indissolubile tra la vittima e l’aguzzino che va oltre il presente e il futuro, ma che si alimenta solo del passato, della dolcezza del passato che cancella la sua tragica drammaticità...


Link:

Lothar Knaak, Ascona al convegno "dalla parte della vittima"

Natasha Kampusch e la sindrome di Stoccolma

francesco giubbolini, psichiatra

 





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