I veri problemi delle nostre circoscrizioni
Egregio direttore,
le chiedo gentilmente spazio per esprimere qualche considerazione in merito alla lettera pubblicata nei giorni scorsi a firma dell’assessore alla partecipazione ed al decentramento del Comune di Brescia in relazione al dibattito in corso circa la riforma del sistema del decentramento cittadino.
L’assessore ribadisce la sua convinzione, peraltro ampiamente nota, circa la necessità di individuare soluzioni regolamentari in grado di riconoscere un ruolo rappresentativo non meglio specificato ai quartieri che caratterizzano la nostra città al fine di valorizzare e consolidare le reti sociali che arricchiscono i nostri quartieri. Questo ragionamento di per sé non fa una grinza, in quanto siamo tutti consci dell’importanza dei quartieri, dei legami sociali, associativi etc., che si sviluppano nei medesimi, che rappresentano peraltro l’origine del sistema del decentramento cittadino. Già attualmente le singole circoscrizioni nel loro operare quotidiano programmano la loro attività istituzionale in base alla dimensione di quartiere; le assemblee, gli incontri con la gente, le associazioni, le iniziative di animazione etc.. sono attività che le circoscrizioni cittadine programmano calibrandole sui singoli quartieri, coinvolgendo le realtà di quartiere.
Ma questo «modus operandi» delle circoscrizioni, che dimostra la consapevolezza diffusa a prescindere dell’appartenenza politica di valorizzare le risorse dei singoli quartieri, non deve a mio parere comportare una distrazione rispetto quelli che sono oggi i veri problemi delle circoscrizioni e del sistema del decentramento bresciano. I cittadini delle nostre circoscrizioni quando si rivolgono agli uffici circoscrizionali non chiedono di vedere ricostruire i consigli di quartiere (alimentando peraltro un frazionamento amministrativo che non avrebbe senso allo stato attuale) o di preferire essere «inseriti» in questa piuttosto che l’altra circoscrizione; chiedono invece che le circoscrizioni possano risolvere realmente i problemi di carattere locale che interessano i nostri quartieri smettendola di svolgere il ruolo del passacarte con gli uffici comunali.
La possibilità di intervenire direttamente sui singoli, a volte piccoli ma non per questo meno importanti, problemi locali, la questione delle deleghe, il ruolo amministrativo delle circoscrizioni etc..: questi sono i temi che dovremmo affrontare in quanto sono i temi che emergono dal rapporto quotidiano con la gente. La questione della rappresentanza istituzionale dei quartieri che, con insistenza quasi sospetta, pone Bragaglio facendo riferimento all’esperienza di talune realtà di alcuni quartieri della città non rappresenta quindi una aspettativa della popolazione cittadina.
Va evidenziato infatti che Brescia pur essendo quella città frattale alla quale accennava anche Bragaglio, non è più la stessa città dei tempi dei consigli di quartiere; è una città con un elevata mobilità urbana e dove l’attività delle circoscrizioni in questi decenni ha favorito la costruzione di relazioni interquartiere tra enti, associazioni e cittadini. Non solo. Il sistema del decentramento cittadino, pur tra le sue inefficienze e mancanze, e l’attività quotidiana dei singoli consiglieri e presidenti hanno fatto si che le circoscrizioni siano diventate il punto di riferimento della popolazione per quanto attiene le problematiche territoriali, indipendentemente dal quartiere di residenza. E la circoscrizione, con i suoi consiglieri e le sue commissioni, è il punto di riferimento anche dei cittadini residenti in quei quartieri in cui sono attive quelle esperienze a cui accennava Bragaglio (e per quanto riguarda Folzano è significativo evidenziare che il comitato di gestione del centro sociale sia composto quasi esclusivamente da consiglieri o ex consiglieri di circoscrizione o comunali...).
Sarebbe veramente un’occasione persa se in questi mesi di lavoro la conferenza dei presidenti, la commissione decentramento etc.. anziché interrogarsi su come adeguare la centralità che le circoscrizioni hanno assunto a livello territoriale riconoscendo competenze e deleghe necessarie per rispondere alle problematiche locali, perdessero tempo in riflessioni sociologiche, che attengono più ad una sfera accademica o di politica generale anziché al tema del decentramento amministrativo.
Il dibattito in corso sul sistema del decentramento cittadino deve saper concretizzare all’interno dei confini comunali il principio della sussidiarietà verticale secondo il quale tutte le questioni di interesse locale che possono essere risolte a livello locale devono essere gestite da quel livello. Ciò significa sgravare l’elefantiaca macchina burocratica comunale da compiti meglio gestibili a livello circoscrizionale, ma significa anche concretizzare e dare una mission chiara e funzionale al sistema circoscrizionale, favorendo realmente la partecipazione dei cittadini. E’, infatti, dal decentramento di competenze e funzioni che si sostanzia il ruolo partecipativo delle circoscrizioni non viceversa.
Ben vengano le riflessioni sull’importanza dell’integrazione sociale con tutti gli annessi e connessi, ma francamente non vedo il collegamento con il riordino del decentramento cittadino bresciano; il tema della dimensione sociale della nostra città, di come prevenire o evitare degenerazioni sociali come le periferie parigine e come favorire l’incursione sociale all’interno dei nostri quartieri va posto semmai con riferimento ad altri ambiti della politica cittadina e dell’azione dell’Amministrazione comunale. Penso ad esempio al tema dell’immigrazione extracomunitaria che sta drasticamente cambiando il volto di interi quartieri anche della periferia e sulla quale l’amministrazione municipale dovrebbe avere un atteggiamento di maggior rigore ed attenzione.
Credo fortemente che qualsiasi riflessione concreta in merito ai cambiamenti da introdurre al sistema del decentramento cittadino debba partire dall’analisi della situazione odierna e di quelle che sono le esigenze che la popolazione bresciana esprime. Cercare di allargare a dismisura il terreno del confronto spostandolo anche su temi che non rappresentano esigenze avvertite dai cittadini e neppure dai protagonisti del sistema del decentramento può comportare il rischio di far naufragare il tentativo di costruire una riforma condivisa che nessuno, almeno spero, auspica.
Fabio Rolfi
Presidente della Sesta Circoscrizione comunale di Brescia














































