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Inceneritore di Acerra: cronistoria e dossier
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Venerdì 27 Marzo : 2009  canale9

Inceneritore di Acerra: cronistoria

ImageAi primi di dicembre 2008, con l’accensione sperimentale della prima linea del termovalorizzatore, al diffondersi di indiscrezioni sul ritorno del presidente del Consiglio nel cantiere di Acerra, e’ lo stesso Bertolaso a sottolineare che ”solo quando avremo la certezza e la certificazione che tutto e’ perfettamente funzionante, allora il presidente del Consiglio andra’, come credo sia giusto, a visitare e ad inaugurare il tremovalorizzatore di Acerra”. Concetto ribadito ed ampliato ai primi di febbraio dal Capo della Protezione civile che, intervenendo ad un convegno precisa: ”Sul termovalorizzatore di Acerra vogliamo evitare cerimonie finte, ce ne sara’ una autentica, appena andra’ in funzione l’impianto e davvero brucera’ l’immondizia”.

Le operazioni di messa a punto della prima linea del termovalorizzatore di Acerra partono il 2 dicembre scorso e costituiscono ”la cosiddetta fase di cottura ed asciugamento del materiale refrattario di rivestimento interno del forno della prima linea di combustione”. In sostanza una attivita’ preparatoria con la quale produrre significative quantita’ di vapore ”necessarie per iniziare ad alimentare il turbogeneratore e verificare l’effettiva produzione delle prime quantita’ di energia elettrica”. E se da dicembre ad oggi l’impianto e’ stato alimentato a gasolio, a partire da domani iniziera’ la fase vera e propria di termovalorizzazione dei rifiuti. A quasi cinque anni dalla posa della prima pietra (agosto 2004) nell’impianto arrivera’, finalmente, la spazzatura. E potrebbe essere lo stesso Berlusconi ad avviare il procedimento vero e proprio premendo il pulsante che aziona il grosso contenitore (tecnicamente chiamato ‘benna’) che sollevera’ i rifiuti scaricati dai camion e li lascera’ cadere sullo scivolo che li condurra’ alla bocca del forno dove verrano bruciati. I lavori ad Acerra - sospesi nel giugno del 2007, quando l’impianto era completato all’87% - sono ripresi a fine luglio 2008, un mese dopo le dichiarazioni di Bertolaso sulle difficolta’ a riavviare i lavori: ”nella fase di interruzione - sara’ per interventi della magistratura, sara’ per insolvenze - le venti ditte che operavano con subappalti si sono ritirate e, con esse, 400 operai e tecnici specializzati sono stati mandati a lavorare altrove. Quindi, non basta richiamare la societa’ per completare i lavori - tant’e’ vero che c’e’ stato bisogno di un decreto legge per consentire il completamento, visto che la magistratura ha interdetto la societa’ - ma bisogna richiamare le ditte che operavano in subappalto che, a loro volta, devono richiamare gli operai che sanno dove mettere le mani”.

L’impianto di Acerra si estende complessivamente su una superficie di circa 9 ettari ed e’ costituito da tre linee di termovalorizzazione (di uguale capacita’ pari a 27 t/h) e da una sezione di produzione di energia elettrica in grado di produrre 120 Mwe. La capacita’ complessiva di smaltimento e recupero energetico e’ pari a 600.000 t/a di rifiuti urbani non pericolosi. A pieno regime e’ previsto il trattamento di circa 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno. La gestione dell’impianto (che comprende tredici porte in cui i camion scaricheranno i rifiuti) e’ stata assegnata alla societa’ lombarda A2A leader nazionale nel settore energetico ambientale con un affidamento di 15 anni; i costi per l’affidamento saranno totalmente compensati dalla quota di energia elettrica che A2A cedera’ al gestore nazionale del servizio elettrico e quota parte dei proventi verra’ riversata nelle casse dello Stato.

Il piano del governo (annunciato da Berlusconi in occasione della prima riunione del Consiglio dei Ministri tenuta nel Palazzo Reale di Napoli il 21 maggio 2008) ha posto come punto imprescindibile il completamento e l’operativita’ del termovalorizzatore di Acerra. Ma perche’ si possa realizzare davvero il sistema integrato del ciclo dei rifiuti in Campania e scongiurare qualunque riaffiorare di criticita’, bisognera’ portare a compimento tutti gli altri interventi previsti dal decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (poi convertito nella Legge n. 123 del 14 luglio 2008) che ha consentito di superare la fase piu’ acuta di una crisi decennale cominciando con il liberare le strade dai rifiuti e proseguendo con interventi mirati su: discariche, termovalorizzatori, raccolta differenziata e Consorzio Unico di Bacino.

Discariche: Allo stato attuale sono operative 3 delle nove potenziali discariche individuate dalla 123. Il 16 febbraio scorso la Struttura del Sottosegretario di Stato ha firmato l’ordinanza di apertura della cava di Chiaiano (Napoli) - individuata al posto della contestatissima discarica di Pianura, quartiere che ha accolto per anni l’immondizia da tutta la Campania e, forse, anche di altre regioni - dove avvengono conferimenti gia’ dalla notte del 16 febbraio. Sono inoltre attive le discariche di Savignano Irpino (Av), aperta il 12 giugno 2008 e Sant’Arcangelo Trimonte (Bn) aperta il 25 giugno 2008.

Quella di Macchia Soprana (Comune di Serre provincia di Salerno) e’ stata chiusa il 25 giugno 2008 e riaperta per un breve periodo dal 10 luglio al 25 agosto 2008. Proseguono le attivta’ propedeutiche all’apertura di altre tre discariche: quella di Andretta (Av) dove l’Arpa Campania sta svolgendo indagini geognostiche e ambientali oltre l’analisi sismica; quella di Terzigno (Napoli) per la quale il Ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole sulla Valutazione di Incidenza Ambientale ed e’ stata pubblicata la manifestazione di interesse per la progettazione esecutiva, la realizzazione e la gestione della discarica; quella di San Tammaro (Caserta) autorizzata con l’OPCM 3697 del 28 agosto 2008. Restano tre siti potenziali dove allestire altrettante discariche. Due in provincia di Caserta; una nel capoluogo in localita’ Torrione (Cava Mastroianni) ed una a Santa Maria La Fossa in localita’ Ferrandelle. Una in provincia di Salerno, sempre nel Comune di Serre ma in localita’ Valle della Masseria.

Termovalorizzatori: la legge 123 prevede la realizzazione di altri tre impianti di termovalorizzazione (Salerno, Napoli e Santa Maria La Fossa) oltre quello di Acerra. Lo stato attuale e’ il seguente: A Salerno - il cui sindaco Vicenzo De Luca e’ stato nominato, a gennaio 2008, Commissario Delegato del Governo per la realizzazione del termovalorizzatore - lo scorso giugno e’ stato approvato il progetto preliminare dell’impianto che prevede lo smaltimento di circa 450.000 tonnellate di rifiuti l’anno. E’ in corso la procedura per la gara di appalto. I tempi di realizzazione hanno un massimo di 30 mesi dall’aggiudicazione della gara (entro maggio 2011).

L’impianto che sorgera’ nel capoluogo campano sara’ realizzato nella zona di Napoli Est dove sorge il depuratore di via De Roberto di cui e’ previsto il revamping e il risanamento.

Smaltira’ circa 450.000 tonnellate di rifiuti l’anno. E’ in corso la caratterizzazione ambientale del sito, propedeutica all’attivita’ di bonifica. L’apertura del cantiere e’ prevista per il mese di ottobre 2009. L’entrata in funzione e’ attualmente prevista per il mese di novembre 2011. Per quanto riguarda l’impianto di Santa Maria La Fossa (Caserta) si e’ nella fase del progetto di massima.

Raccolta differenziata: e’ partita il 9 dicembre 2008 quella che Bertolaso definisce la ”rivoluzione della differenziata in Campania”.

L’iniziativa, battezzata ‘Campania pulita’, prevede la possibilita’ per i privati di conferire personalmente la raccolta differenziata di vetro, carta e cartone, plastica ed alluminio ricevendo un corrispettivo economico. Sedici i centri di raccolta allestiti presso altrettante piattaforme convenzionate con il Conai (Consorzio nazionale imballaggi), diventati 28 entro la fine dell’anno scorso. ‘Campania pulita’ si avvale anche della collaborazione di associazioni di volontariato iscritte all’Albo regionale e nazionale, della Protezione civile e delle parrocchie campane. Gli importi previsti per ogni 100 kg di materiale consegnato vanno dall’euro e 84 centesimi per la carta ai 28,80 euro per l’alluminio. I buoni si potranno ritirare presso gli uffici postali ad una settimana dalla consegna del materiale differenziato. Ad integrare l’iniziativa l’attivazione di un call center (081.2444081), operativo gia’ dal 4 agosto 2008, dove alla data del 19 marzo 2009 sono arrivate quasi 8000 segnalazioni. La maggior parte di esse e’ giunta dalle province di Napoli (6.350) e Caserta (1.315). Secondo quanto previsto dalla Legge 123/2008 (art. 11), inoltre, i 551 comuni della Campania dovranno conseguire obiettivi minimi di raccolta differenziata raggiungendo il 25% nel 2009, il 35% nel 2010, il 50% nel 2011.

Tocchera’ alla Struttura del Sottosegretario verificare il raggiungimento dei traguardi, grazie ai dati di produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata che i comuni devono inviare mensilmente; in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, ai comuni saranno imposti aumenti sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti. Potranno inoltre essere nominati dei commissari ad acta per gestire la situazione in via sostitutiva.

Consorzio Unico di Bacino: l’ultima, significativa, azione definita dalla legge 123 e’ stata quella di accorpare nel Cosorzio Unico di Bacino gli ex Consorzi di Napoli e Caserta. Il 29 dicembre scorso l’assemblea elettiva dei 99 sindaci del Consorzio Unico di Bacino ha eletto alla presidenza il Sindaco di Villa Literno, Enrico Fabozzi, e alla vice-presidenza il sindaco di Grazzanise, Enrico Parente.
CdA e Collegio dei Revisori dei Conti avranno la responsabilita’ esecutiva e gestionale del Consorzio Unico (affiancato da due strutture di Missione) cui compete l’avvio e la gestione del servizio di raccolta differenziata e del ciclo integrato dei rifiuti.

Un ulteriore passaggio normativo e’ stato compiuto dal governo il 30 dicembre scorso con la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, recante ”Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonche’ misure urgenti di tutela ambientale”. Il provvedimento - che individua le dinamiche di incentivazione alla raccolta differenziata e dispone la rimozione di rifiuti, anche pericolosi; l’avvio di un progetto pilota per la tracciabilita’ dei rifiuti ed il monitoraggio delle acque; l’attivazione e la gestione di siti di stoccaggio provvisori; l’eventuale commissariamento degli Enti locali (Province e Comuni) in caso di inosservanza di obblighi specifici - contiene anche la contestatissima ”disciplina sanzionatoria” (art. 6) che prevede nei territori in cui vige lo stato d’emergenza rifiuti sanzioni amministrative pecuniarie e la reclusione (da un minimo di un mese ad un massimo di sette anni) per quanti (singoli o imprese) siano sorpresi a depositare, gestire la raccolta, o incendiare rifiuti pericolosi/speciali/ingombranti domestici; allestiscano discariche o provvedano alla raccolta privi di qualunque autorizzazione.

Esattamente un mese prima dell’attivazione della prima linea del termovalorizzatore di Acerra, il 26 febbraio scorso, il sottosegretario Bertolaso ha presentato alle Camere la Prima Relazione sullo stato di attuazione della legge 123 del 14 luglio 2008 sottolineando come ”l’azione del Governo abbia permesso di tradurre in fatti cocreti sia molte indicazioni di Piano gia’ formulate dai Commissari Straordinari nel corso degli ultimi quattro anni, sia le raccomandazioni della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti (seconda relazione approvata il 19 dicembre 2007)”, come si sia intervenuti ”con risultati positivi sulla situaizone di stallo e blocco operativo prodottasi in precedenza nel ciclo dei rifiuti della Campania”. Soprattutto Bertolaso ha evidenziato il cambiamento di atteggiamento da parte delle istituzioni locali ”che hanno colto, con alcune deplorevcoli eccezioni, la novita’ dei tempi ed accettato di trasferire il dialogo con il Governo dal piano delle esternazioni a quello della ricerca concreta di soluzioni praticabili e gestibili” esprimendo, cosi’ come la societa’ civile, ”un nuovo desiderio di protagonismo e di responsabilita’”. E se, per il Sottosegretario ”in pochi hanno dedicato attenzione ad un aspetto centrale e risolutivo per la chiusura della gestione emergenziale, che riguarda la puntuale ricostruzione della situazione economica e finanziaria di tutti i soggetti coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti, la ricostruzione degli organigrammi, la ripresa piena del controllo dei bilanci, sia dal lato delle spese che da quello delle entrate, la messa in mora dei soggetti debitori e la ripresa regolare di un corretto ed indispensabile flusso finanziario”, resta ferma la convinzione che ”il 2009 sara’ l’anno cruciale per quanto riguarda l’abbandono delle gestioni straordinarie ed il ritorno a formule di gestione che vedano le Amministrazioni campane riassumere pienamente le loro responsabilita”’. (ASCA)

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Mercoledì 1 Aprile : 2009 Anna Arena e Piero Di Nardo  

Inaugurato l'ecomostro di Acerra

Le prime tonnellate di rifiuti hanno iniziato a nutrire uno dei più grandi ecomostri d’Europa, i primi fumi generati da spazzatura non differenziata hanno iniziato ad inquinare il cielo della città di Acerra. Così, Giovedì 26 Marzo, in un’affollata conferenza stampa indetta per l’inaugurazione dell’inceneritore, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che l'emergenza rifiuti campana è finalmente conclusa.

 In realtà, anche se i rifiuti in questi mesi sono stati rimossi dalle strade, è sotto gli occhi di tutti il disastro ambientale di cui è vittima da anni la regione Campania e in particolar modo l’inquinamento del territorio avvenuto grazie alla collusione tra criminalità organizzata, imprenditori, politici e funzionari di Stato. L’inquinamento da diossine, PCB, metalli pesanti, finanche materiale radioattivo, ha raggiunto e superato da tempo, nella regione, quello delle zone più industrializzate d'Italia! Ben il 43% dei siti avvelenati nel nostro paese è concentrato in Campania.

L’ultimo ritrovamento quello di ben 10 mila tonnellate di amianto nella cava del poligono di Chiaiano e la nuova denuncia di sversamenti abusivi di rifiuti nel vallone di San Rocco. La risposta del Governo è: militarizzazione sempre maggiore del territorio, inceneritori, discariche e provvedimenti straordinari discutibili come quello sull’abbandono di “rifiuti ingombranti”. Intanto, lungo le direttrici di transito dei trasportatori di rifiuti tossici, non vi è nessun tipo di controllo! Ma soprattutto si estendono gli incentivi statali per la realizzazione degli inceneritori in modo da includere praticamente anche quelli di nuova realizzazione. Tutto questo con la piena collaborazione del governatore Bassolino, il quale solo qualche mese fa ha ricevuto il suo ennesimo avviso di garanzia relativo alla questione rifiuti.

La platea all’inaugurazione del cosiddetto “termovalorizzatore” era quelle delle grandi occasioni, in prima fila vi erano i massimi vertici della A2A, la multility che gestisce l’impianto al posto dell’Impregilo (interdetta dalla Procura); la Moratti, sindaco del comune di Milano che insieme a quello di Brescia, è azionista della società; Bassolino, Presidente della regione Campania e strenuo sostenitore del piano rifiuti di Bertolaso e infine la Iervolino, in rappresentanza del comune di Napoli. Per Bassolino la giornata del 26 pare sia stata una giornata memorabile,  una «vittoria dello Stato», ha detto il Presidente, che ha anche riconosciuto pubblicamente i meriti dei commissari straordinari che si sono succeduti - e arricchiti - nel tempo «da Catenacci a Pansa, da Di Gennaro a Bertolaso» non esitando infine a lodare i meriti dell'attuale Governo e in particolare del premier Berlusconi «che - ha sottolineato Bassolino - ha avuto la forza e il merito di fare leggi forti e necessarie». Le dichiarazioni di Berlusconi e Bertolaso non sono state meno scandalose. Addirittura si è sostenuto durante la conferenza stampa che l’impianto inquinerà solo quanto tre auto! La cosa è del tutto falsa, come è stato dimostrato da un’inchiesta di Medicina Democratica che ha prodotto risultati significativi analizzando i dati in uscita dell’inceneritore di Livorno. È interessante dare uno sguardo a tali studi per capire l’impatto di questi ecomostri sulla popolazione. É bene puntualizzare che per svolgere questa inchiesta i medici hanno utilizzato come parametri di riferimento un impianto di incenerimento di CDR della potenzialità di 400 t/g (meno di un quarto di quello di Acerra che ne smaltisce circa 2000 t/g), con una emissione di fumi pari a 8.000 mc per tonnellata di CDR combusto, ed un funzionamento annuo dell’impianto di 8.000 ore; e per  le automobili, come parametro rappresentativo, un’automobile a benzina, immatricolata dopo il 1997 – catalizzata 94/12/CEE, di cilindrata inferiore a 1,4 litri, con una percorrenza annua media pari a 10.000 km.

Al termine dello studio, pur con i limiti di una valutazione impropria tra emissioni con diverse caratteristiche, si sono ricavate alcune conclusioni ed è possibile evidenziare che riguardo alle emissioni di ossido di carbonio l’impatto dell’emissione di un inceneritore con le caratteristiche considerate è equivalente alla percorrenza annua in ciclo urbano di 360 auto catalizzate. Riguardo agli ossidi di azoto un’emissione pari a 38.500 "auto equivalenti".

Rispetto alle emissioni di polveri l’equivalente di un inceneritore è invece pari a quello di 20.874 automezzi/anno; ma se andiamo ad analizzare il dato riguardante quelle relative alla diossina, ovviamente si ottiene dalle analisi fatte, che l’emissione dell’inceneritore è pari a ben 71 milioni e 300 mila automobili/anno.

Al quadro sopradescritto andrebbero aggiunti molti altri prodotti cancerogeni che l’inceneritore produce mentre l’auto no! Questi valori evidenziano un apporto all’inquinamento atmosferico, da parte dell’inceneritore, di proporzioni ben più gravi e preoccupanti di quanto vogliono farci credere, in quanto, al di là della pericolosità dell’inquinamento atmosferico, l’inceneritore costituisce una minaccia per la salute dei cittadini a causa dell’emissione di polveri sottili, nitrati, diossine, furani, nanoparticelle e altre sostanze cancerogene emesse rispetto a quelle delle auto. Non solo le sostanze inquinanti sono in grande numero ma sono anche molto pericolose per la salute, e mettono a rischio non solo l’aria, ma anche le falde acquifere e i terreni coltivabili.

Questo è solo l’ultimo atto di un piano rifiuti appoggiato in pieno dal centrosinistra in Campania e che farà pagare i costi ai cittadini di tutta la regione. La cosa assurda è che i cittadini non solo vedranno messe a rischio le loro condizioni di salute, ma dovranno anche pagare, nei prossimi mesi, costi esorbitanti per lo smaltimento dei rifiuti. Bassolino in maniera propagandistica aveva detto che grazie agli inceneritori i cittadini avrebbero avuto energia elettrica a basso costo e avrebbero pagato molto meno lo smaltimento dei rifiuti. In realtà all’indomani dell’apertura dell’inceneritore il consiglio regionale ha varato un aumento delle tasse relative allo smaltimento dei rifiuti. L’aumento della Tarsu, deciso dalla giunta nella misura del 30-35%, costerà ai napoletani la bellezza di 61 milioni di euro. Ecco come stanno le cose: il costo dello smaltimento dei rifiuti è di 170 milioni, la Tarsu attuale copre fino a 109 milioni, di qui l’aumento per arrivare a coprire l’intero importo. La sostanza è che la stangata è così grande che nemmeno il più pessimista fra gli analisti l’avrebbe immaginata di simili proporzioni. Ad esempio nella città di Napoli la tassa aumenterà del 36% e a Torre del Greco, comune del vesuviano, addirittura dell’89%. Risulta chiaro il quadro per il quale i cittadini pagheranno tre volte la crisi dei rifiuti: la prima vedendo un peggioramento delle proprie condizioni di vita e di salute, la seconda sborsando cifre sempre più alte per la Tarsu e la terza  attraverso l’aliquota della bolletta Enel (Cip 6).

A questo quadro, già di per sé drammatico, va aggiunto il decreto legge del 23 maggio 2008 varato dall’attuale Governo. Il decreto stabilisce la costruzione di quattro inceneritori  (quello cittadino presumibilmente nella zona di Ponticelli) e individua dieci siti in cui realizzare altrettante nuove discariche dichiarate zone di interesse strategico nazionale di competenza militare. Bertolaso può disporre, inoltre, attraverso un proprio provvedimento, la precettazione dei lavoratori a qualsiasi titolo impiegati nell'attività di gestione dei rifiuti. Il decreto stabilisce inoltre che il parere della commissione di controllo ambientale sia solo consultivo, quindi il Sottosegretario può ignorare l’eventuale parere negativo della commissione; e in deroga a tutte le norme vigenti in materia, comprese quelle comunitarie, autorizza lo smaltimento nelle nuove discariche anche dei rifiuti pericolosi fattore che ha reso ancora più ferma l'opposizione alla loro realizzazione da parte delle popolazioni locali.

Intanto mentre i comitati si affannano a denunciare la cattiva gestione dell’intero ciclo di smaltimento dei rifiuti e ad organizzare le mobilitazioni contro la discarica di Chiaiano e contro gli inceneritori, chiedendo che prima di tutto si provveda a una bonifica del territorio e alla raccolta differenziata porta a porta, Berlusconi annuncia che «la Campania avrà il suo quinto - e poi, perché no, sesto -inceneritore». Sembra chiaro che la nostra regione, nei piani del Governo, sia stata scelta per risolvere anche le crisi dei rifiuti latenti di altre regioni come il Lazio, la Puglia e la Calabria, e che ben presto negli inceneritori campani finiranno le cosiddette “eco” balle, le stesse che la Germania ci ha rimandato indietro considerandoli massa di rifiuti!

Dai comitati non si spengono le obiezioni: se in Campania si producono 6500 t di rifiuti giornalieri (una delle regioni in cui si producono meno rifiuti pro capite in Italia) e si toglie un minimo del 40% di raccolta differenziata ed il 30% di umido destinato al compostaggio, ne consegue che con un corretto ciclo integrato di rifiuti, ne dovrebbero essere smaltiti (con inceneritori o trattamento meccanico biologico BMT) circa 1500 tonnellate al giorno per una valore di circa 500.000 tonnellate all'anno, e pensare che l'inceneritore di Acerra è costruito per smaltire oltre 2000 tonnellate al giorno per circa 750.000 tonnellate l'anno! Non si capisce da dove nasca la necessità di parlare di altri quattro inceneritori!

La verità è che in Italia l’inceneritore è il principale, se non unico, strumento di trasformazione della parte non riciclabile di rifiuti. Il problema è che esso non è “complementare” alla riduzione della quantità di rifiuti, ma “contraddittorio” ad essa. L’esperienza dimostra che i costi di costruzione e di gestione degli inceneritori sono talmente elevati che per avere una certa convenienza si è costretti a bruciare quanto più possibile. Dunque se servono quanti più rifiuti possibile da incenerire, non si avrà interesse a ridurre seriamente, per cui succede che si rende inutile la raccolta differenziata e tutte le politiche di riduzione connesse, spingendo addirittura ad un aumento, o quanto meno ad una “gestione incontrollata” della produzione di rifiuti. Questo spiega perché gli obiettivi per la raccolta differenziata sono così bassi (50% entro il 2011) e coprono, per esempio per la città di Napoli, solo una piccola percentuale della popolazione (120mila abitanti su 970 mila).

Bisogna dire, a onor del vero, che il centrosinistra non ha fatto e non propone di meglio! Nel gennaio 2008 è stato il Governo Prodi a varare per primo un decreto di militarizzazione del territorio, ma soprattutto, è stato Prodi, come ultimo atto della sua legislatura, a reintrodurre le agevolazioni finanziarie per gli inceneritori a fatica precedentemente abolite.

Inoltre, a sancire che le balle fuori norma uscite dagli impianti imperfetti di cdr potessero essere bruciate nel termodistruttore di Acerra è stata sempre un' ordinanza dell’ex premier. Tutto questo proprio mentre il governatore Bassolino veniva rinviato a giudizio con otto capi di imputazione tra cui frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali. A giugno, inoltre, la commissione Ambiente della Camera ha approvato un emendamento del Partito Democratico al decreto sull'emergenza che stabilisce che il ministro dello Sviluppo economico, possa concedere, con decreto, gli incentivi Cip 6 ai termovalorizzatori di Salerno, Napoli e Santa Maria La Fossa, in deroga alla “moratoria” stabilita con la Finanziaria 2008. A conti fatti questo vuol dire che chi gestisce quegli inceneritori incamererà la bellezza di circa 80 milioni di euro l'anno per 15 anni, un totale 1,2 miliardi di euro. Un bel regalo fatto alla lobby degli inceneritori e dei petrolieri, pagato coi soldi dei cittadini! Tutto questo grazie al PD!

Lo Stato, infatti, e la cosa assurda è che non tutti lo sanno, continua a finanziare gli inceneritori equiparandoli a impianti di produzione di energia pulita, attraverso un’aliquota della bolletta ENEL che tutti paghiamo, in modo da rendere conveniente la costruzione di impianti grandi che altrimenti non renderebbero abbastanza da giustificare copiosi costi di costruzione. Tutto questo attraverso il programma di incentivi Cip 6 già dal 1992 (prima abrogati poi però reintrodotti con limitazioni dal governo uscente Prodi infine estesi a tutti gli impianti da Berlusconi) e al meccanismo dei certificati verdi introdotto dal decreto Bersani istituiti per sostenere economicamente le fonti rinnovabili i cui benefici economici sono però stati estesi alle fonti assimilate. La Commissione europea ha avviato, in merito, una procedura di infrazione contro l'Italia che per produrre energia brucia rifiuti inorganici considerandoli "fonte rinnovabile".  Si calcola che dei circa 30 miliardi che sono stati pagati dai contribuenti solo dal 1991 al 2003 il 92% è andato ad impianti inquinanti (inceneritori e gassificatori) e solo l’8% a quelli che utilizzano fonti realmente rinnovabili e pulite. Un vero e proprio impero economico, fondato sul risparmio e la convenienza di un pugno di capitalisti! Ad aver beneficiato degli incentivi per l’inceneritore di Acerra è stata dunque la A2A, nata dal matrimonio fra le due aziende energetiche controllate dal Comune di Milano (Aem) e dal Comune di Brescia (Asm), la società gestisce già 5 impianti di termovalorizzazione, tra cui, appunto, quello di Brescia.

Partendo dal presupposto che in natura “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”, è semplice comprendere come l’immondizia non possa sparire ma solo essere trasformata in qualcos’altro e che quindi per il suo smaltimento si parla solo di processi di trasformazione più o meno efficaci e più o meno nocivi.

Per una corretta gestione del ciclo, produzione e smaltimento vanno considerati insieme. Siccome non si può fare altro che trasformare rifiuti, diventa assolutamente necessario ridurne la quantità, riutilizzare, ove possibile, e riciclare. Un’alternativa pulita agli inceneritori, per esempio, c’è ed è possibile; si tratta del trattamento chimico biologico a freddo; lo scorso giugno a La Spezia è stato inaugurato un nuovo impianto che fa uso di questa nuova tecnologia.

Il processo prevede una prima fase durante la quale il rifiuto viene triturato e separato dai materiali ferrosi. Dopo questo pretrattamento un processo biologico renderà il rifiuto secco e non più putrescibile, quindi trasferito nel compartimento di raffinazione e produzione di CDR. Tutte le operazioni avvengono al chiuso in locali dotati di sistemi di aspirazione. Alla fine del processo meno del 20% del rifiuto in entrata finirà come materiale inerte igienizzato e stabilizzato in discarica. Meccanismo già in uso da anni in Germania e in Israele.

Il problema dello smaltimento dei rifiuti pone un problema di scelte strategiche di medio ma soprattutto di lungo termine, è necessario porre l’attenzione sulle incompatibilità fra l’anarchia produttiva del sistema economico capitalista e le tecnicamente possibili soluzioni “pulite” del ciclo produzione-consumo-smaltimento rifiuti, che richiedono una complessiva capacità di pianificazione ed un parallelo controllo sociale della sua gestione. Per affrontare il problema dei rifiuti si è costretti a dover affrontare parallelamente quello della produzione e del suo carattere privato e questo è un problema politico.  La pianificazione generale dei processi produttivi è assolutamente necessaria per la corretta gestione del problema e per il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero”, ma è esattamente ciò di cui il  nostro sistema economico non è capace, per cui le soluzioni tecnologicamente già possibili non possono avere efficacia e corretta applicazione. Se il processo produttivo non è pianificato dalla stessa classe che ne è il destinatario, non potrà mai risolversi la discontinuità di interessi fra produzione consumistica in libero mercato e smaltimento pulito dei rifiuti e la parallela tendenza a trasformare ogni anello del processo in una speculazione economica, ambientale e sociale ai danni della parte di società che da tutto questo non riceve nessun beneficio in cambio però dell’intero l’onere. É chiaro che oggi lo smaltimento dei rifiuti continua a soggiacere alle sole logiche di profitto e a pagarne le spese sono i cittadini con la loro salute. Solo la pianificazione del processo produttivo dalla A alla Z può scongiurare speculazioni di ogni tipo e solo la gestione sociale, da parte  della classe lavoratrice può garantire la compatibilità ecologica, ambientale ed economica della produzione con le esigenze reali dei cittadini.

Sono quindici, ormai, gli anni del commissariamento rifiuti per la regione Campania, e sono stati spesi ben più di 2 miliardi di euro per uno stato di emergenza che sembra essere stato creato ad hoc solo per intascarsi denaro pubblico senza risolvere la crisi o addirittura peggiorandola come dimostrano le indagini della Procura di Napoli che nel luglio 2007 ipotizza reati di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, falso ed abuso d'ufficio a carico di 28 imputati; tra questi Antonio Bassolino, già Commissario straordinario insieme ai suoi collaboratori diretti.

È ovvio che vista la situazione sopradescritta, se si vuole trovare una reale via di uscita alla crisi sui rifiuti, questa non va trovata né in un alleanza con il centrosinistra, né nella demagogia del centrodestra. Rifondazione e le forze della vera sinistra devono mettere in campo una battaglia che ponga le basi per una reale alternativa alle politiche clientelari del PD e dei suoi satelliti. È chiaro che non vi è nessuna possibilità di alleanza con il Partito Democratico e risulta del tutto insensata la scelta dei vendoliani di MPS di partecipare alle primarie essendo così evidente che il distacco ormai insanabile tra le istanze dei cittadini e le scelte della politica del centro sinistra. Se vogliamo trovare una via di uscita alla situazione la potremo trovare solo al fianco dei comitati civici e dei cittadini delle realtà in lotta, non certo al fianco di chi ha contribuito a distruggere il territorio.

Il limite di tutte le lotte ambientali degli ultimi anni è stato quello di essere circoscritte geograficamente, di vedere al massimo un coinvolgimento emotivo da parte delle persone estranee al problema, ed in molti casi si trattava di persone coinvolte in lotte simili, ma oggi non è più così. Se si ha la capacità di cogliere questo elemento di unificazione e con il coinvolgimento del sindacato e la partecipazione della classe lavoratrice si potrà sviluppare un’unica lotta che ponga la questione della salute pubblica e della gestione del territorio su una base più avanzata, che sappia individuare nella ricchezza dei pochi la causa dei disastri ambientali che colpiscono intere popolazioni.

Rifondazione Comunista in questi anni ha partecipato attivamente alle mobilitazioni contro l’inceneritore ad Acerra e contro le varie discariche ma non è mai riuscita a rappresentare una alternativa complessiva per il legame a doppio filo che ormai da oltre un decennio la lega al centrosinistra in Campania.

Il partito non può limitarsi semplicemente a condannare la politica di militarizzazione del territorio e a offrire, seppur pubblicamente, solidarietà ai cittadini in mobilitazione. E’ necessario che il diritto alla salute venga difeso con la lotta! Su questo campo, il PRC deve impegnarsi in prima linea, scegliere da quale parte stare per recuperare credibilità e fiducia, riconquistando il ruolo che gli spetta: quello di unico partito di opposizione di questo paese!

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CAMPANIA: dossier rifiuti

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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