Ingiurie e lodi:
così è se vi pare
così è se vi pare
Prima parte
di Luciano Scateni (Napoli.com)
Scrisse Boccaccio, con la sua penna mordace: “…Napoli non era terra da andarvi per entro notte e massimamente un forestiere”. Era più o meno il 1300. Quattro secoli più tardi l’ingegnoso padre Rocco, pensa oggi e pensa domani, inventò la prevenzione criminalità. Nella Napoli al buio del suo tempo, impose a nobili e ricchi di impiantare e dedicare a santi e madonne un’edicola votiva agli angoli delle vie solitamente infestate di aggressori. La luce scoraggiò le malefatte dei bricconi e la città stabilì il primato mondiale di cappellette curate dai fedeli di ogni quartiere. Tre secoli dopo, o giù di lì, quei piccoli templi per la devozione del santo preferito sono stati in più parti delle città utilizzati come “sacro” deposito delle droghe da smerciare.
Salvatore Di Giacomo, sui vicoli, oggi lontanissimi dalle economie spicciole della sopravvivenza: “’Sta gente ‘nzevata e strellazzera – cresce sempe, e mò sò mille trecento. Nun è ’nu vico. E’ ’na scarrafunera.
Del clima racconta Giorgio Bocca: “A Napoli non c’è la nebbia che ho lasciato a Milano, c’è l’aria marina che ti sveltisce il cuore”.
Napoli, le 4 giornate. Stefano D’Arrigo, eccezionale cronista del ruolo svolto dagli scugnizzi, descrive la cacciata di un Panzer tedesco bersagliato dalle bombe a mano strappate agli stessi tedeschi: “Il Tigre si muoveva a zigzag come uno scarafaggione…scendeva a mare invece di salire a monte, scendeva e scendeva a gettasangue, tutto strambato, con la torretta che ancora mandava fumo”.
Lapidaria, suggestiva l’immagine disegnata da Curzio Malaparte: “(Napoli) Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alle superficie del mondo moderno”.
Per interrompere momentaneamente l’incursione nella letteratura che ha vestito Napoli, nel bene, nel male e nel peggio, alcune righe da “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese: “Quella grande folla di larve che cucinava all’aperto, o si pettinava, o trafficava, o amava, o dormiva, ma mai veramente dormiva, era sempre agitata, turbava la calma arcaica del paesaggio…ne traeva quel sorriso equivoco, quel senso di una morte in atto, di una vita su piano diverso della vita, scaturita unicamente dalla corruzione”.
Per il momento ce n’è abbastanza per dar ragione ai tanti che per amore, odio o odio-amore hanno pensato e detto di Napoli “E’ il paradigma, senza paragoni, dell’idea di contraddizione”. (Le citazioni si devono al supplemento del Diario, 1997).
Salvatore Di Giacomo, sui vicoli, oggi lontanissimi dalle economie spicciole della sopravvivenza: “’Sta gente ‘nzevata e strellazzera – cresce sempe, e mò sò mille trecento. Nun è ’nu vico. E’ ’na scarrafunera.
Del clima racconta Giorgio Bocca: “A Napoli non c’è la nebbia che ho lasciato a Milano, c’è l’aria marina che ti sveltisce il cuore”.
Napoli, le 4 giornate. Stefano D’Arrigo, eccezionale cronista del ruolo svolto dagli scugnizzi, descrive la cacciata di un Panzer tedesco bersagliato dalle bombe a mano strappate agli stessi tedeschi: “Il Tigre si muoveva a zigzag come uno scarafaggione…scendeva a mare invece di salire a monte, scendeva e scendeva a gettasangue, tutto strambato, con la torretta che ancora mandava fumo”.
Lapidaria, suggestiva l’immagine disegnata da Curzio Malaparte: “(Napoli) Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alle superficie del mondo moderno”.
Per interrompere momentaneamente l’incursione nella letteratura che ha vestito Napoli, nel bene, nel male e nel peggio, alcune righe da “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese: “Quella grande folla di larve che cucinava all’aperto, o si pettinava, o trafficava, o amava, o dormiva, ma mai veramente dormiva, era sempre agitata, turbava la calma arcaica del paesaggio…ne traeva quel sorriso equivoco, quel senso di una morte in atto, di una vita su piano diverso della vita, scaturita unicamente dalla corruzione”.
Per il momento ce n’è abbastanza per dar ragione ai tanti che per amore, odio o odio-amore hanno pensato e detto di Napoli “E’ il paradigma, senza paragoni, dell’idea di contraddizione”. (Le citazioni si devono al supplemento del Diario, 1997).
Parte Seconda: - Pro, contro: se Napoli piace così














































