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Giovedì, 23 Ottobre : 2008 Thomas Bendinelli
AMBIENTE. L’associazione Peacelink ha elaborato i dati dell’inventario nazionale delle emissioni: prende in considerazione solo le grandi industrie e le fonti legali
Brescia è al sedicesimo posto nella classifica italiana delle province più inquinate: il dato emerge dal rapporto dell'associazione Peacelink, che ha rielaborato il registro dell'Ines, l'Inventario nazionale emissioni e loro sorgenti (http://www.eper.sinanet.apat.it).
«Il rapporto - sottolinea Peacelink in una nota - ha il limite di contemplare solo le fonti di emissione legalmente comunicate al Ministero dell'ambiente e per cui città come Napoli o Caserta non sono neppure menzionate. Il suo punto di forza è invece il fatto che focalizza l'attenzione su un dato spesso marginalizzato in questo genere di rapporti: l'impatto inquinante dell'industria».
Nell'inventario Ines, aspetto non secondario, non compaiono inoltre tutte le aziende, ma solo alcune delle più grandi. «La sua utilità - osserva Peacelink - è però anche quella di sensibilizzare l'opinione pubblica su sostanze che stanno entrando nei polmoni, nella falda e nella catena alimentare». Il «paniere» di inquinanti considerato è dato da emissioni in aria o in acqua di diossine e furani, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, pcb, piombo, arsenico. Tali inquinanti sono stati considerati indicatori della potenziale compromissione ambientale per la loro pericolosità. Si tratta di inquinanti cancerogeni, neurotossici, mutageni (in grado di modificare il materiale genetico) o teratogeni (modificazione o alterazione del feto).
«SI TRATTA di emissioni che solitamente sfuggono alle misurazioni in automatico - sottolinea Peacelink -. Ad esempio, le diossine e i furani sono “microinquinanti” per eccellenza: richiedono attrezzature specializzate e non possono essere monitorati dalle classiche “centraline” per il traffico».
Nello stilare la classifica sono stati sommati i valori annui di emissione (valori assoluti) di ogni specifico inquinante per ogni impianto di ogni provincia. I dati sono poi stati aggregati e la somma dei valori assoluti è stata rapportata al totale nazionale. In questo modo, si è potuta evidenziare l'incidenza di ogni singolo inquinante e al contempo, sommando i diversi dati, è stata anche realizzata una sorta di mappatura dell'inquinamento complessivo di ogni provincia. Per Brescia - aggregando i dati di acciaierie, cementifici, termoutilizzatore e altre aziende che hanno fornito i dati - in classifica compaiono diossine (1.9 per cento del totale nazionale), mercurio (1.7) e piombo (3.6 in aria e 0.1 in acqua). La somma fa poco più di 7, valore che «vale» il sedicesimo posto nazionale nelle mappa dell'inquinamento.
Nella classifica generale su tutte svetta «la perla dello Jonio» Taranto con ben 527 punti e la sua Ilva. Al secondo posto c'è Livorno (101 punti), in buona parte frutto delle emissioni in acqua di arsenico e piombo; al terzo c'è invece Nuoro, nella cui provincia c'è Ottana (con la sua industria petrolchimica e la produzione di fibre tessili sintetiche) e il comune di Siniscola con il suo cementificio. Nella top ten compaiono città come Venezia, Trieste e Ravenna. Prima di Brescia, ci sono due provincie lombarde che risultano più inquinate: Bergamo e Pavia, rispettivamente al 12° e al 13° posto.
Inquinamento:
Brescia 16a in Italia
Brescia 16a in Italia
«Il rapporto - sottolinea Peacelink in una nota - ha il limite di contemplare solo le fonti di emissione legalmente comunicate al Ministero dell'ambiente e per cui città come Napoli o Caserta non sono neppure menzionate. Il suo punto di forza è invece il fatto che focalizza l'attenzione su un dato spesso marginalizzato in questo genere di rapporti: l'impatto inquinante dell'industria».
Nell'inventario Ines, aspetto non secondario, non compaiono inoltre tutte le aziende, ma solo alcune delle più grandi. «La sua utilità - osserva Peacelink - è però anche quella di sensibilizzare l'opinione pubblica su sostanze che stanno entrando nei polmoni, nella falda e nella catena alimentare». Il «paniere» di inquinanti considerato è dato da emissioni in aria o in acqua di diossine e furani, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, pcb, piombo, arsenico. Tali inquinanti sono stati considerati indicatori della potenziale compromissione ambientale per la loro pericolosità. Si tratta di inquinanti cancerogeni, neurotossici, mutageni (in grado di modificare il materiale genetico) o teratogeni (modificazione o alterazione del feto).
«SI TRATTA di emissioni che solitamente sfuggono alle misurazioni in automatico - sottolinea Peacelink -. Ad esempio, le diossine e i furani sono “microinquinanti” per eccellenza: richiedono attrezzature specializzate e non possono essere monitorati dalle classiche “centraline” per il traffico».
Nello stilare la classifica sono stati sommati i valori annui di emissione (valori assoluti) di ogni specifico inquinante per ogni impianto di ogni provincia. I dati sono poi stati aggregati e la somma dei valori assoluti è stata rapportata al totale nazionale. In questo modo, si è potuta evidenziare l'incidenza di ogni singolo inquinante e al contempo, sommando i diversi dati, è stata anche realizzata una sorta di mappatura dell'inquinamento complessivo di ogni provincia. Per Brescia - aggregando i dati di acciaierie, cementifici, termoutilizzatore e altre aziende che hanno fornito i dati - in classifica compaiono diossine (1.9 per cento del totale nazionale), mercurio (1.7) e piombo (3.6 in aria e 0.1 in acqua). La somma fa poco più di 7, valore che «vale» il sedicesimo posto nazionale nelle mappa dell'inquinamento.
Nella classifica generale su tutte svetta «la perla dello Jonio» Taranto con ben 527 punti e la sua Ilva. Al secondo posto c'è Livorno (101 punti), in buona parte frutto delle emissioni in acqua di arsenico e piombo; al terzo c'è invece Nuoro, nella cui provincia c'è Ottana (con la sua industria petrolchimica e la produzione di fibre tessili sintetiche) e il comune di Siniscola con il suo cementificio. Nella top ten compaiono città come Venezia, Trieste e Ravenna. Prima di Brescia, ci sono due provincie lombarde che risultano più inquinate: Bergamo e Pavia, rispettivamente al 12° e al 13° posto.














































