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Giovedì, 20 Novembre : 2008
> Borsa: Wall Street a minimi da 5 anni
L'EUROPA IERI HA BRUCIATO 205 MLD
Avvio di seduta pesante per Piazza Affari. Il primo Mibtel cede il 2,21% a 14.980 punti e lo S&P/Mib il 2,47% a 19.059 punti.
Apertura negativa per la Borsa di Londra, dove l'indice Ftse100 segna una flessione del 2,25% a 3.915,73 punti.
Partenza negativa alla Borsa di Francoforte, dove l'indice Dax lascia sul terreno l'1,82% a 4.274,98 punti.
Apertura in forte ribasso per la Borsa di Parigi, con l'indice Cac40 in flessione del 2,70% a 3.004,53 punti.
TOKYO - La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in territorio fortemente negativo a -6,89%, in scia alle perdite segnate ieri sera a Wall Street. L'indice Nikkei torna sotto quota 8.000 per la prima volta nelle ultime tre settimane, scendendo a 7.703,04 punti, 570,18 in meno della chiusura di ieri. In generale reagiscono male le principali Borse di Asia e Pacifico: Hong Kong, a seduta ancora aperta segna -5,56%, Sidney -4,19%, Shanghai -1,67% (seduta in corso), Taiwan -4,53%, Seul -6,70%, Sidney -4,19%, Bombay -3,56% (seduta in corso), Singapore -3,43% (seduta in corso), Kuala Lumpur -1,73%, Bangkok -3,95%, Giakarta -3,16% (seduta in corso).
Il Nikkei termina gli scambi intorno ai minimi della seduta pagando le pessime notizie sull'economia americana e il destino incerto delle 'Big Three' di Detroit, General Motors, Ford e Chrysler. Proprio il settore dell'auto crolla sul listino nipponico, come Isuzu (-16,8%), che ha annunciato il taglio per 1.400 lavoratori a contratto, Mazda (-8,2%) e Mitsubishi (-12,9%).
Su Tokyo male anche i bancari e i finanziari con Mitsubushi Ufj (-6%) e Nomura (-11%). Intanto, quanto all'economia del Sol Levante entrata ufficialmente in recessione, ci sono ulteriori segnali di ulteriore deterioramento. L'export ha segnato il passo (-7,7%) e cosi' ottobre si e' chiuso con un deficit commerciale di 63,9 miliardi di yen (510 milioni di euro), per la prima volta negli ultimi 28 anni in riferimento al mese. Il dato ha pagato la frenata dell'economia globale che ha penalizzato l'export nipponico verso il resto dell'Asia per la prima volta da febbraio 2002, mentre l'apprezzamento dello yen su dollaro ed euro, ha generato una contrazione a doppia cifra dei flussi. Allo stesso tempo, e' proseguito il rialzo dei prezzi delle importazioni di energia.
New York crolla ai minimi degli ultimi cinque anni dopo la dura diagnosi della Fed, che ha previsto una prima parte del 2009 con un'economia in contrazione. Il Dow Jones ha perso il 5,07%, lasciando sul terreno 427,47 punti, il Nasdaq del 6,53% e lo S&P 500 del 6,06%. "Il mercato è stato sorpreso dalla pubblicazione delle minute della Fed, che ha rivisto in forte ribasso le previsioni di crescita per il 2009", spiegano alcuni analisti, sottolineando che a pesare è stato anche il crollo del settore finanziario, così come la possibilità concreta che il Congresso non darà aiuti al settore automobilistico.
L'Europa, che due giorni fa aveva recuperato 73 miliardi di capitalizzazione, ieri ne ha bruciati ben 205, con gli indici mediamente in calo del 4%, a seguito dell'allarme sulle stime di fine anno lanciato dagli analisti, che hanno soffiato sul fuoco di una situazione già molto critica per i mercati.
Apertura negativa per la Borsa di Londra, dove l'indice Ftse100 segna una flessione del 2,25% a 3.915,73 punti.
Partenza negativa alla Borsa di Francoforte, dove l'indice Dax lascia sul terreno l'1,82% a 4.274,98 punti.
Apertura in forte ribasso per la Borsa di Parigi, con l'indice Cac40 in flessione del 2,70% a 3.004,53 punti.
TOKYO - La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in territorio fortemente negativo a -6,89%, in scia alle perdite segnate ieri sera a Wall Street. L'indice Nikkei torna sotto quota 8.000 per la prima volta nelle ultime tre settimane, scendendo a 7.703,04 punti, 570,18 in meno della chiusura di ieri. In generale reagiscono male le principali Borse di Asia e Pacifico: Hong Kong, a seduta ancora aperta segna -5,56%, Sidney -4,19%, Shanghai -1,67% (seduta in corso), Taiwan -4,53%, Seul -6,70%, Sidney -4,19%, Bombay -3,56% (seduta in corso), Singapore -3,43% (seduta in corso), Kuala Lumpur -1,73%, Bangkok -3,95%, Giakarta -3,16% (seduta in corso).
Il Nikkei termina gli scambi intorno ai minimi della seduta pagando le pessime notizie sull'economia americana e il destino incerto delle 'Big Three' di Detroit, General Motors, Ford e Chrysler. Proprio il settore dell'auto crolla sul listino nipponico, come Isuzu (-16,8%), che ha annunciato il taglio per 1.400 lavoratori a contratto, Mazda (-8,2%) e Mitsubishi (-12,9%).
Su Tokyo male anche i bancari e i finanziari con Mitsubushi Ufj (-6%) e Nomura (-11%). Intanto, quanto all'economia del Sol Levante entrata ufficialmente in recessione, ci sono ulteriori segnali di ulteriore deterioramento. L'export ha segnato il passo (-7,7%) e cosi' ottobre si e' chiuso con un deficit commerciale di 63,9 miliardi di yen (510 milioni di euro), per la prima volta negli ultimi 28 anni in riferimento al mese. Il dato ha pagato la frenata dell'economia globale che ha penalizzato l'export nipponico verso il resto dell'Asia per la prima volta da febbraio 2002, mentre l'apprezzamento dello yen su dollaro ed euro, ha generato una contrazione a doppia cifra dei flussi. Allo stesso tempo, e' proseguito il rialzo dei prezzi delle importazioni di energia.
New York crolla ai minimi degli ultimi cinque anni dopo la dura diagnosi della Fed, che ha previsto una prima parte del 2009 con un'economia in contrazione. Il Dow Jones ha perso il 5,07%, lasciando sul terreno 427,47 punti, il Nasdaq del 6,53% e lo S&P 500 del 6,06%. "Il mercato è stato sorpreso dalla pubblicazione delle minute della Fed, che ha rivisto in forte ribasso le previsioni di crescita per il 2009", spiegano alcuni analisti, sottolineando che a pesare è stato anche il crollo del settore finanziario, così come la possibilità concreta che il Congresso non darà aiuti al settore automobilistico.
L'Europa, che due giorni fa aveva recuperato 73 miliardi di capitalizzazione, ieri ne ha bruciati ben 205, con gli indici mediamente in calo del 4%, a seguito dell'allarme sulle stime di fine anno lanciato dagli analisti, che hanno soffiato sul fuoco di una situazione già molto critica per i mercati.














































