Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Domenica 17 Maggio : 2009
L'UDINESE REGALA ALL'INTER
LO SCUDETTO NUMERO 17
LO SCUDETTO NUMERO 17
LA FESTA DELLA SQUADRA ALLA PINETINA
Mourinho e la squadra hanno voluto comunque salutare i tifosi assiepati davanti al cancello della Pinetina. I giocatori sono arrivati a piedi lungo il viale che conduce all'ingresso e hanno innaffiato con una bottiglia di champagne le centinaia di tifosi festanti che urlavano 'I campioni d'Italia siamo noì e 'chi non salta rossonero e'..'. La squadra è poi rientrata nella sede del ritiro, da dove giungono altri segni di una festa in corso con la partecipazione anche del presidente Moratti, del quale cade oggi il sessantaquattresimo compleanno. Le immagini di un Massimo Moratti gioioso che abbraccia i giocatori della squadra esultanti, che saltano abbracciati davanti alla tv, in una grande sala, sono state mostrate da Inter Channel. "Spero di arrivare presto al diciottesimo scudetto", ha commentato Moratti ai microfoni di Sky Sport. "I miei hanno retto fino alla fine di un campionato massacrante, laddove altri hanno ceduto - ha aggiunto - Non era per nulla scontato, come dicevano alcuni. Sono stati bravi".
MORATTI FESTEGGIA ANCHE IL COMPLEANNO
APPIANO GENTILE (COMO) - Il diciassettesimo scudetto della sua storia l'Inter lo vince in pantofole nella serata del compleanno del presidente Massimo Moratti con il quale i giocatori e il tecnico hanno assistito alla sconfitta del Milan a Udine, davanti agli schermi televisivi nel ritiro della Pinetina. C'é uno striscione di buon compleanno appeso al cancello e una maglia nerazzurra personalizzata per il presidente con il numero 64 ma, quando a Udine comincia la partita, sono solo una decina i tifosi nerazzurri fuori dai cancelli. Il primo boato arriva alle 21.02 con l'Udinese in vantaggio con il rigore di D'Agostino, e i tifosi si fanno sentire con trombe e clacson. Per il resto l'atmosfera ad Appiano è quasi surreale, con frinire delle cicale e una radio predisposta dai tifosi nerazzurri che, per una strana forma di sfottò, fa arrivare davanti ai cancelli del quartier generale nerazzurro la voce rossonera del cronista tifoso Carlo Pellegatti. "Il penalty è inesistente", commenta il cronista, aumentando il godimento dei tifosi interisti. Alle 21.35 quando a Udine è il 4' del secondo tempo, il raddoppio dell'Udinese. Aumenta l'entusiasmo e aumentano i tifosi: adesso sono centinaia quelli che arrivano davanti alla Pinetina per sventolare le loro bandiere e festeggiare la squadra. Non importa che Mourinho abbia annunciato che questa sera dopo le 22.30, indipendentemente dal risultato del Milan, la squadra seguirà il normale ritiro. Nel frattempo anche il giornalista-tifoso Mediaset Pellegatti è sconsolato, il Milan non è in grado di reagire e l'entrata in campo di Ronaldinho è oggetto qui ad Appiano di risate di commiserazione. "Ma questi lo faranno un tiro in porta, prima della fine?", si chiede un tifoso che si é conquistato un centimetro di spazio davanti al monitor di una Fly di Mediaset. Ancelotti le prova tutte: dopo Inzaghi e Dinho manda in campo anche Shevchenko, con Maldini monumento di un Milan che è stato leggendario. Ma stasera i rossoneri non ci sono - il gol di Ambrosini arriva troppo tardi - e consegnano il diciassettesimo scudetto (quello del pareggio con i cugini) all'Inter. I tifosi sono felici e cominciano l'antipasto della festa vera, quella di domani sera al Meazza.
CAROSELLI IN CITTA'
MILANO - Caroselli di auto e motorini sono iniziati in giro per le strade di Milano, non appena si è conclusa la partita del Milan che ha sancito la vittoria del 17/o scudetto dell'Inter. I tifosi nerazzurri stanno convergendo mano a mano verso il centro della città, in particolare in piazza Duomo e in piazza Cairoli, dove è previsto il punto di incontro della curva nord. In piazza Cairoli sono già radunate alcune decine di tifosi che hanno accesso fumogeni ed esploso petardi.
MONOLOGO NERAZZURRO, ARRIVA TITOLO N.17
ROMA - Non sarà la cavalcata trionfale di due anni fa, con il record assoluto di punti (97), un primato anche per l'Europa, e un traguardo raggiunto con cinque giornate di anticipo, ma è stato lo stesso un monologo Inter. I nerazzurri infilano il loro poker: dopo i tre scudetti consecutivi dell'era Mancini (con il primo però grazie a Calciopoli) José Mourinho fa centro al primo colpo regalando un altro sorriso a Moratti.
Dopo l'aiutino della Juve, che domenica scorsa aveva fermato sull'1-1 il Milan a San Siro, lo scudetto si decide lontano da Milano, ma ha ancora i colori bianconeri grazie questa volta all'Udinese. E contro un'altra formazione bianconera, il Siena, contro il quale i nerazzurri hanno una lunga tradizione favorevole, sarà solo festa. Due anni fa l'Inter conquistò il suo scudetto proprio in Toscana con una doppietta di Materazzi, che lo scorso anno fallì invece un rigore alla penultima giornata. Questa volta Inter-Siena non sarà decisiva: la partita sarà solo una passerella nerazzurra, prima del bagno di folla in città. La rincorsa di Ibrahimovic e compagni verso il loro 17/o scudetto si conclude a due giornate dalla fine di un torneo mai davvero in discussione.
Dunque niente finale thrilling come l'anno scorso, nello sprint con la Roma. Un campionato stradominato dall'inizio alla fine, quasi senza soluzione di continuità dopo la solita bagarre iniziale. Ha avuto solo un paio di sbandamenti: il primo a fine ottobre, con il doppio 0-0 con Genoa e Fiorentina, seguito però da otto vittorie di fila; il secondo a gennaio con il tracollo peggiore e più sorprendente di tutto il torneo a Bergamo con l'Atalanta, dopo un primo tempo concluso sul 3-0 per la squadra di Del Neri e i nerazzurri "sbagliati" che sembravano dei marziani in campo. La ciliegina sulla torta quest'anno è aver lasciato con un palmo di naso i 'cugini' milanisti. I rossoneri concludono in crescendo ma la rimonta impossibile non si completa. Si è sempre detto: solo l'Inter può perderlo. Ma di 5 maggio ce n'é stato soltanto uno.
Il nuovo Centenario inizia dunque con un altro trionfo. Ancora un sigillo targato Moratti, come la grande Inter Moratti padre ed Herrera. Questa volta il Sarti di turno in porta è il n.1 più forte del mondo e se lo è deve dire grazie a questa squadra ormai diventata di livello planetario e a Mourinho, il cui arrivo in panchina ha messo le ali al brasiliano. In difesa non c'é più Burgnich ma Cordoba, ma come esterno è nato uno come Santon che ricorda molto Facchetti. E poi c'é un centrocampo ormai super collaudato con Cambiasso, uomo tuttofare (all'occorrenza anche il difensore), l'intramontabile Javir Zanetti, il capitano, e poi Muntari, fortemente voluto dallo Special One, che si è ritagliato un posto da titolare. Insostituibile tatticamente anche Stankovic dietro alle punte, ma la vera scommessa vinta da Mourinho si chiama Balotelli. Il ragazzo qualche tempo fa era sul punto addirittura di andare via, visto che giocava pochissimo, poi è entrato in campo e non è più uscito. E poi c'é lui, Ibrahimovic, corpo e anima di questa squadra. Senza Ibra, l'Inter non avrebbe vinto l'anno scorso (rientrò da un infortunio segnando una doppietta a Parma) e anche quest'anno é stato decisivo togliendo tante volte le castagne dal fuoco a Mourinho. E quando, dopo Manchester, ha iniziato a dare segnali di irrequietezza, il tecnico gli ha fatto capire che senza di lui l'Inter non sarebbe stata più l'Inter, spingendosi perfino a dire: "Allora lo compro io...". Nell'anno degli "zero titoli" per Milan, Juve e Roma, lo Special One conclude con due trionfi: la supercoppa italiana, battendo ai rigori la Roma appena messo piede in Italia, e questo scudetto di cui è stato lui il primo a non dubitare mai. La fuga nerazzurra è cominciata all'undicesima giornata con la vittoria per 1-0 sull'Udinese, capolista per alcune giornate. Poi l'allungo progressivo: +6 poi dimezzato a gennaio dopo Bergamo, ma a febbraio in nerazzurri hanno messo il turbo toccando i +9, trasformato in un mortificante (per gli avversari) +10 ad aprile su una Juve sempre più in affanno, che infatti da lì a poco avrebbe ceduto la piazza d'onore al ritorno del Milan. All'Inter dei fenomeni (altro che Ronaldo!) rimane un unico traguardo da raggiungere: la Champions League. Un'attesa che si prolunga da un'eternità (oltre 40 anni), che come tutti i tabù é destinato presto o tardi a finire. Almeno è questo il pensiero recondito del popolo nerazzurro in questo giorno di festa.
Le pagelle: Ibra segna, J. Cesar para tutto
MILANO - Julio Cesar para tutto, Ibrahimovic segna sempre: sono i due uomini chiave dello scudetto n.17, vinto senza nessun contributo da parte dei due acquisti più importanti dell'estate, cioé Mancini e Quaresma. Mourinho si affida quindi agli stessi uomini che fecero vincere Roberto Mancini e solo Muntari dà il suo contributo. La grande sorpresa é Santon; la scommessa persa è, ancora una volta, Adriano.
JULIO CESAR 10 - Semplicemente il portiere più forte del mondo, come ha ammesso lo stesso Buffon. E' la migliore stagione della sua carriera: sempre sicuro e decisivo, è il meno battuto della serie A.
TOLDO 6 - Solo due presenze ma la società se lo tiene stretto. Prolunga il contratto fino al 2011, quando chiuderà la carriera a 40 anni.
BURDISSO 5 - brutta stagione per l'argentino, iniziata con l'espulsione nel derby e proseguita con una caterva di infortuni che lo hanno relegato tra tribuna e panchina.
CHIVU 6.5 - conferma ancora una volta di essere un giocatore super fragile e gioca solo la metà delle partite. Ma quando è in campo, è sempre affidabile sia in difesa che a centrocampo.
CORDOBA 6.5 - insultato pubblicamente da Mourinho, per la prima volta nella sua carriera finisce addirittura in tribuna. Recupera la fiducia del suo tecnico e chiude l'anno come sempre da titolare.
MAICON 9 - senza rivali al mondo come difensore di fascia destra, segna anche due gol bellissimi a Torino e Reggina oltre alla discussa doppietta contro il Siena. Si fa male in Nazionale e la sua stagione finisce a marzo.
MATERAZZI 6 - primo mese da titolare, poi pochissime soddisfazioni in una stagione vissuta quasi tutta in panchina.
RIVAS 5 - voto identico alle partite che ha fatto. Due brutti infortuni lo hanno condizionato, ma difficilmente resterà.
SAMUEL 7.5 - dopo l'infortunio al ginocchio dell'anno scorso, torna il 'muro' davanti a Julio Cesar e la difesa nerazzurra è subito un'altra cosa.
ZANETTI 7 - stagione storica per il capitano che supera le presenze nerazzurre di Facchetti e si conferma una bandiera.
MAXWELL 6 - tante incomprensioni con Mourinho che gli fa trascorrere parte della stagione in panchina. Molto vicino a fare le valigie, ma alla fine resterà.
SANTON 7.5 - è la sorpresa più grande: esordio a gennaio pochi giorni dopo aver compiuto 18 anni, dimostra piedi e personalità da campione. Cala nel finale ma il futuro è suo.
CAMBIASSO 7.5 - soffre all'inizio la posizione più arretrata in cui lo fa giocare Mourinho, poi torna il giocatore indispensabile di sempre.
MANCINI 5 - trequartista, ala, seconda punta: gioca in tutte le posizioni ma non convince mai. Tredici milioni spesi male.
MUNTARI 7.5 - mica facile far dimenticare Lampard, ma con il gol contro la Juventus entra presto nelle grazie dei tifosi. Due espulsioni, ma dimostra progressi anche nel carattere.
QUARESMA 3 - l'errore più grande di Mourinho che costringe Moratti a spendere un pacco di milioni per un giocatore che non ne fa una giusta. Spedito in prestito al Chelsea per disperazione.
JIMENEZ 5 - pochissimi minuti in una stagione da dimenticare.
FIGO 5.5 - il suo lento caracollare sulle fasce o dietro le punte ha ormai fatto il suo tempo. Utile solo nel finale di quella che sarà probabilmente la sua ultima stagione.
STANKOVIC 8 - doveva lasciare l'Inter e invece le gioca praticamente tutte, segnando anche cinque gol, compreso quello pesantissimo nel derby. VIEIRA 5.5 - sente ormai tutto il peso dei suoi quasi 33 anni e i continui problemi muscolari gli ricordano che non è più il centrocampista dominante di un tempo.
OBINNA 5.5 - titolare e autore di un gran gol contro la Roma in ottobre. Ma delude nelle altre (poche) volte in cui Mourinho lo fa giocare.
ADRIANO 4 - fine della telenovela dopo un'altra stagione sull'ottovolante, tra ritardi, qualche gol decisivo e molti litigi. Addio imperatore.
BALOTELLI 7 - prima parte dell'anno da dimenticare poi, tra gol e polemiche, torna a mostrare tutto il suo talento. Comunque decisivo a 18 anni.
CRESPO 5 - il gol del pareggio contro la Roma è l'unica vera gioia del suo ultimo anno in nerazzurro. Quello contro il Chievo serve solo a ricordare che sa ancora segnare.
CRUZ 5 - da giocatore decisivo a problema: del tutto inaspettata la parabola del Jardinero che soffre tantissimo l'arrivo di Mourinho.
IBRAHIMOVIC 10 - non ha mai segnato così tanto, non è mai stato così continuo e decisivo in una stagione. Gol tanti, ma anche polemiche e dubbi: litiga con i tifosi del Meazza e vuole assolutamente la Champions. Con l'Inter o altrove.
MOURINHO 7.5 - i risultati ci sono, il gioco un po' meno. Abbandona presto il 4-3-3 e i suoi interpreti (Quaresma e Mancini): la sua Inter gioca e vince né più né meno come quella di Mancini Roberto, con un devastante Ibrahimovic in più.














































