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Costume e Società :: La carica dei piccoli palestrati
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  Sabato, 19 Dicembre 2009    SARA RICOTTA VOZA, La Stampa


La carica dei piccoli palestrati

Dagli Stati Uniti arriva il fitness per i bambini: si comincia a sei settimane di vita
L'obiettivo:
contrastare l'emergenza dell'obesità infantile


Image    MILANO - Dalla palestra arriva la musica di «Rocky» e la personal trainer avverte che dentro è in pieno svolgimento un «Bootcamp». Niente di strano se non fosse che questo è un allenamento ispirato al training dei marines e che «là dentro» non ci sono energumeni forzuti ma poppanti dalle sei settimane in su.

Fortuna che naturalmente è tutto un gioco e che sono lontani i tempi della palestra dura e pura dove al grido di «No pain no gain» (niente risultati senza sofferenza) si entrava mingherlini sognando di uscire Schwarzenegger. Ora la palestra si è fatta anche a misura di bambino e, negli Stati Uniti, addirittura di neonato. Sempre più catene di fitness o centri indipendenti offrono veri corsi di ginnastica per bambini che a volte non sanno nemmeno gattonare. Il fenomeno è in crescita e ha costretto anche il compassato «Wall Street Journal» a buttarci un occhio, mandando alcuni suoi «mini-inviati» tra le otto settimane e i diciotto mesi a testare le nuove frontiere del fitness infantile.

Il parco giochi
Le mamme italiane un po’ apprensive, quelle che già si rammaricano di non vivere a Manhattan per iscrivere il pupo al programma «Big Muscles for little babies», stian serene. A guardare i video in rete si vede che, a parte i nomi bellicosi dei corsi, si tratta di esercizi di ginnastica fatta, questo sì, con una Disneyland di attrezzi: travi in equilibrio, minitrapezi, trampolini, altalene e scivoli per fare acrobazie. Niente che non si possa trovare in un buon parco giochi, ma il punto è proprio questo: ce ne sono pochi, spesso malconci e soprattutto i genitori non han voglia di portarci i figli. Così i pacchetti offerti da queste catene - ancorché costosi - stanno avendo gran successo.

Dietro il fenomeno non ci sono ricerche scientifiche né indagini sul campo. L’idea è venuta nel tentativo di contrastare il «big problem» dell’obesità infantile. «Non ci sono prove che questi corsi aiutino i bambini ad acquisire abilità fisiche più in fretta», tiene a precisare l’autrice del libro «Child Development» interpellata dal quotidiano Usa, «ma inculcano loro l’idea dell’attività fisica molto presto, e questo è positivo». E in Italia? Come abituare i bambini al movimento dalla culla? A parte le annunciate massicce iniezioni di sport nelle scuole elementari, i privati anche da noi sono piuttosto attivi. «Da anni nei nostri club abbiamo le “kidsville”, città dei bambini», spiega Pierluigi Vagali, responsabile nazionale dei personal trainer nelle palestre Virgin Active. «Non sono semplici babyparking, ma luoghi dove introduciamo piccoli dai diciotto mesi a una corretta cultura del movimento: dall’acquaticità per piccolissimi alla ginnastica con personal trainer specializzati per bambini».

L’acqua
Il nuoto per neonati è ormai molto diffuso anche nel nostro paese, mentre si sta abbassando sempre più l’età degli aspiranti sub. «Noi accettiamo bambini dagli otto anni perché utilizziamo la tecnologia Ara, cioè l’autorespiratore ad aria», spiega Gianni Marchesini, istruttore subacqueo della Cdc, l’associazione che raggruppa i Diving center italiani. «In realtà molti genitori fanno pressioni perché apriamo i corsi a sei anni». Ma si tratta di immersioni con l’uso di bombole e rapporto allievo istruttore di 1/1, quindi anche costose. Spesso la motivazione è portarsi dietro il figlio nei viaggi alle Maldive o sul mar Rosso. «È anche il frutto della semplificazione con cui vengono presentate attività un tempo considerate “estreme”. Ora non sono più estreme ma nemmeno banali».

Quanto al trapezio per bambini così piccoli, Ambra Orfei, che gestisce una scuola di circo itinerante nelle palestre delle scuole, è perplessa: «I bambini si appendono dappertutto, ma noi cominciamo dai sei anni, non prima perché c’è un problema di attenzione. Si comincia con esercizi di preparazione per capire come muovere contemporaneamente le due mani facendo fare loro cose diverse». Lei però ha iniziato molto prima dei 6 anni. «Sì, mio padre era giocoliere e mi ha insegnato le prime cose, poi ho fatto la majorette acrobatica e a otto anni già lavoravo. Ma i bambini non vanno stressati, vanno divertiti».

 



 
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