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STABIA: Ieri, oggi e domani :: La leggenda di Rovigliano
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Sabato 9 Maggio : 2009 Guida Super Eva

La leggenda di Rovigliano
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Castellammare di Stabia prende il nome dal “Castello sul mare” costruito, intorno all’anno mille, a difesa della città e della sorgente della Fontana Grande.

Rovigliano: la Petra Herculis

Castellammare di stabia, rovigliano
ImageLa città è sorta sulle rovine dell’antica Stabiae che fu distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 dopo Cristo.
Secondo la leggenda Stabiae sarebbe stata fondata da Ercole nel 1239 avanti Cristo, di ritorno dalla Spagna dopo la decima delle sue famose dodici fatiche. La stessa leggenda attribuisce ad Ercole anche la nascita dello Scoglio di Rovigliano che anticamente era chiamato, appunto, Pietra d’Ercole.

C’e’ una leggenda legata a Rovigliano, e a raccontarcela è un tale fra Simone in una cronaca del IX secolo, Cronicon Casinense.
Al tempo delle invasioni dei Longobardi nell’Italia meridionale, anche il territorio di Castellammare di Stabia non fu risparmiato.
Alcuni soldati si accamparono nei pressi della foce del fiume Sarno, proprio di fronte all’isoletta di Rovigliano. A guidarli vi era il conte Orso, uomo audace e generoso, che con la sua donna Fulgida, oltremodo buona e bella, ed il figlio giovinetto Miroaldo, si stanziò nel castello che si ergeva imponente sull’isoletta. Munifica e caritatevole, donna Fulgida si allontanava spesso dalla sua austera dimora per andare tra i suoi soldati, ai quali regalava parole di conforto e piccoli doni, per alleviare la loro brutale e dura realtà.

Da qui i soldati condussero non poche incursioni nei vicini centri abitati.

La popolazione impaurita tentò di difendersi ma quando comprese che la resistenza era vana, abbandonò le proprie case e si rifugiò sui monti circostanti. Non sappiamo quanto durò tutto questo, sicuramente a lungo ma la cronaca non ne parla.

ImageMa un giorno apparvero nel golfo di Castellammare quattro grandi navi saracene.
Il conte Orso diede ordine ai suoi soldati di prepararsi alla difesa; ma nonostante cio’, furono sopraffatti dal nemico. Non c’era scelta: o darsi alla fuga o arrendersi.

I Longobardi preferirono combattere.

Intanto dalle navi saracene si staccarono sciami di barche che portarono a terra gruppi di pirati armati fino ai denti. La lotta non durò a lungo, e cosi’ gran parte dei Longobardi furono massacrati, e i pochi che sopravvissero furono portati via come schiavi.
I più audaci tra i sopravvissuti, insieme al conte Orso, tentarono una disperata resistenza sulle ritirandosi sulle rocce di Rovigliano.
Ma i Saraceni li sconfissero e così il conte, ferito a morte, fu barbaramente impiccato, e donna Fulgida, che aveva tentato di fare scudo col proprio corpo al marito, fu trafitta da un’asta nemica e lasciata moribonda sugli scogli. Miroaldo, rimasto miracolosamente incolume, fu condotto con gli altri in schiavitù.

Ma, donna Fulgida, non era morta.

Quando riprese i sensi si trovò da sola sulla riva in mezzo a molti soldati trucidati, e alzando gli occhi vide penzolare sull’estremo ciglio di una roccia il cadavere del marito.

Non sappiamo che ne fu della povera donna?

La cronaca di Fra Simone ha un vuoto, che, però è molto ben colmato dalla sua immaginazione, infatti conclude cosi’ il suo racconto:

«Ogni notte lo spirito di donna Fulgida si vaga su per gli scogli di Rovigliano,invocando il suo sposo Orso ed il figliolo Miroaldo, mentre nugoli di uccelli marini l’accompagnano volandole intorno con i loro luttuosi beceri.


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