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Lunedì 30 Marzo : 2009 Anna Della Moretta, Giornale di Brescia
Salute La lotta al tumore
Vaccinazione Hpv: adesione solo al 50%
Vaccinazione Hpv: adesione solo al 50%
Ha risposto la metà delle ragazzine bresciane nate nel 1997 Dall’Asl via alla campagna gratuita per le 5.407 nate nel ’98
La campagna di vaccinazione gratuita dell’Asl contro il papillomavirus
ha riguardato le ragazzine nate nel 1997; a presto il via per le nate nel ’98
«Anche se - sottolinea il direttore generale dell’Asl Carmelo Scarcella - le ragazze che non hanno risposto al primo invito, possono comunque fruire della vaccinazione anche in tempi successivi».
A chi rivolgersi per vaccinarsi
Per farlo devono semplicemente telefonare al numero 030.3838790.
La campagna di vaccinazione antipapilloma virus dell’Asl è, tuttavia, ancora in corso ed i dati che riportiamo sono in costante cambiamento. La campagna è iniziata nell’ottobre dello scorso anno attraverso l’invio di una lettera ai genitori delle ragazzine nate nel 1997, che sono 5.206, con l’indicazione del distretto al quale rivolgersi in base al luogo di residenza.
Tutte le lettere sono state spedite entro la fine di dicembre 2008, mentre sta iniziando la campagna vaccinale per le ragazze nate nel 1998, pari a 5.407 giovanissime.
Ad ora, ha aderito il 49% delle persone aventi diritto, anche se chi ha diritto alla vaccinazione gratuita può comunque contattare l’Asl anche nei mesi successivi alla «chiamata».
La somministrazione del vaccino avviene per via intramuscolare in tre dosi: dopo la prima seduta, la seconda dose a due mesi (già all’inizio dell’anno l’Asl ha iniziato la somministrazione della seconda dose del vaccino) e la terza a tre mesi. Il tipo di vaccino usato all’Asl è il quadrivalente, cioè attivo sia nei confronti dei ceppi 16-18 responsabili del 70% dei carcinomi della cervice, sia anche dei ceppi 6/11 responsabili dei condilomi.
Informazione ai genitori
Prima della somministrazione del vaccino, gli operatori dell’Asl hanno informato i genitori sia sull’opportunità della vaccinazione contro il papilloma virus, sia sulla necessità di aderire alle campagne di pap test, altro importante strumento di prevenzione e di diagnosi precoce del carcinoma della cervice uterina.
«Il pap test rimane, ad ora, la strategia sanitaria più efficace per la prevenzione di tale carcinoma, in quanto per il vaccino è ancora da accertare la sicurezza a lungo termine, la durata dell’efficacia e l’eventuale protezione crociata verso altri papilloma virus responsabili del 30% dei carcinomi della cervice», spiegano all’Asl, sottolineando tuttavia che «ad oggi, non sono state segnalate reazioni avverse conseguenti alla somministrazione del vaccino nelle oltre 2500 ragazze».
Il carcinoma della cervice uterina è un tumore maligno che colpisce la parte iniziale dell’utero, chiamata anche collo.
Fortunatamente questo tumore non è molto diffuso in Italia: sono infatti diagnosticati 3.500 casi ogni anno, soprattutto in donne oltre i 50 anni, mentre i decessi sono un migliaio l’anno. Più numerosi, invece, sono i casi individuati in fase precoce, non invasiva grazie al pap test; infatti, quando il tumore viene diagnosticato in tale fase, è possibile intervenire ottenendo la completa guarigione. Studi recenti hanno dimostrato che il carcinoma della cervice uterina è causato dal papilloma virus di cui si conoscono oltre cento tipi.
Perché fare il pap test
Ci si può proteggere dal carcinoma della cervice uterina attraverso il pap test, una misura di prevenzione sicura ed efficace: effettuato ogni tre anni, nelle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, permette di identificare precocemente e di rimuovere le eventuali lesioni provocate dal virus Hpv. È importante - suggeriscono gli esperti - rispettare l’intervallo triennale: periodi più lunghi ne riducono l’efficacia, intervalli più ravvicinati sono inutili e, a volte, controproducenti perché identificano lesioni che guarirebbero spontaneamente.
La vaccinazione, in donne che non hanno ancora avuto rapporti sessuali, fornisce una protezione nei confronti dei ceppi 16 e 18: trattandosi di un vaccino di recente introduzione, non se ne conosce esattamente la durata, comunque non inferiore ai 5 anni. Le persone vaccinate devono comunque eseguire il pap test, per individuare possibili lesioni provocate da altri tipi di virus Hpv.
DOVE E COME
Tutte le famiglie che risiedobo in provincia di Brescia e in cui vive una ragazzina nata nel 1997 hanno ricevuto una lettera-invito dell’Asl per poter usufruire della vaccinazione gratuita antipapilloma virus.
Ad oggi, la risposta è stata pari al 49% delle 5.206 persone aventi diritto.
Da poco è iniziata anche la campagna vaccinale per le giovani nate nel 1998, che sono 5.407.
Chi non avesse risposto immediatamente all’invito, può comunque ancora vaccinarsi telefonando al numero 030 38 38 790.
Ancora, informazioni si possono ottenere chiamando dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17 il numero verde 800 777 346;
il numero verde del centro screening dell’Asl è disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 15 ed è l’800 077 040.
Il numero verde del call center aziendale, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 17.30, è: 848 848 444.
Ulteriori informazioni si possono leggersi consultando il sito web dell’Asl: www.aslbrescia.it.
Ecco le ragioni del vaccino per chi non ha ancora 12 anni
Perché vaccinare le ragazzine dodicenni? L’indicazione è arrivata dal Consiglio Superiore di Sanità che «ritiene che la strategia vaccinale di più sicuro impatto per la prevenzione delle infezioni da Hpv è quella che interviene nella fase pre-adolescenziale (9-12 anni). Infatti, la somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è vantaggiosa perché induce una protezione elevata prima di un eventuale contagio con Hpv».
In particolare, il 12° anno di vita si configura come l’età ideale per diversi motivi. Uno, la frequenza delle prime due classi della scuola secondaria: in questo contesto ragazze e genitori possono essere informati adeguatamente sull’infezione e sulla vaccinazione; poi, la possibilità di recuperare nella terza classe della scuola secondaria le dosi mancanti del ciclo vaccinale e di riproporre l’immunizzazione in caso di mancata adesione; la sussistenza a questa età dell’influenza dei genitori nelle scelte; la possibilità di inserire la vaccinazione nella stessa fase di vita in cui sono previste tutte le altre vaccinazioni previste dal calendario nazionale. Questo consentirebbe di configurare la vaccinazione anti-Hpv come intervento di normale prevenzione immunitaria.
Obiettivo: raggiungere 8 ragazze su 10
Solo cinque ragazze su dieci hanno usufruito del vaccino gratuito offerto dalle Regioni contro il papillomavirus: per questo bisogna «intensificare le azioni di informazione» coinvolgendo «medici di famiglia, pediatri e ginecologi» per raggiungere l’obiettivo dell’80% di copertura vaccinale. È quanto sottolinea il sottosegretario alla Salute Francesca Martini. «I dati - sottolinea - meritano molta attenzione. Da essi emergono due elementi di riflessione su tutti. Il primo è che le Regioni, attraverso le Asl, hanno risposto con grande impegno a questa iniziativa di prevenzione. Si sono tutte attivate e siamo ormai prossimi alla conclusione della vaccinazione della prima coorte di dodicenni individuata dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Vaccinazione per l’effettuazione della quale il ministero è intervenuto con un finanziamento di 38 milioni di euro. La seconda è che persistono, anche in questo ambito di intervento sanitario, differenze e difformità tra una Regione e l’altra, sulle quali è opportuno intervenire per una migliore azione di sensibilizzazione in vista dell’avvio della vaccinazione gratuita contro il virus Hpv per le ragazze nate nel 1998. Per questo - annuncia - è mia intenzione affrontare il tema con gli assessori regionali alla Sanità per evidenziare azioni e strumenti utili ad una maggiore copertura vaccinale».














































