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Domenica, 27 Settembre 2009: Accadde Oggi di Catello Vanacore StabiaChannel.it
Castellammare nel XVII secolo
Intanto la situazione politica ed economica del regno di Napoli, che da oltre un secolo era sottoposto alla dominazione spagnola, era notevolmente precipitata. Le vertiginose richieste di denaro e di soldati, necessarie tra l'altro a sostenere anche la cosiddetta guerra dei Trentanni (1618-1648), avevano infatti aperto nel bilancio del regno - quest'ultimo considerato dal primo ministro spagnolo, il conte-duca Gaspar de Olivares, solo una riserva finanziaria della Spagna -, un buco enorme che neanche la vendita massiccia di rendite pubbliche, di uffici e di terre demaniali era bastato a colmare7.
L'universitas di Castellammare di Stabia venne a trovarsi improvvisamente coinvolta in queste operazioni di compravendita a causa del comportamento antispagnolo mostrato dal suo feudatario, Odoardo Farnese, nell'ultimo scorcio della guerra dei Trentanni, che, apparsa all'inizio come una rivolta civile, si era poi allargata a macchia d'olio fino a trasformarsi, dopo il 1635, in uno scontro bellico di vaste proporzioni che vedeva la Francia di Richelieu schierata a fianco di Svezia ed Olanda contro la Spagna e gli Asburgo d'Austria. Negli stati italiani sottoposti alla corona spagnola, una macchinazione, perfettamente ordita dal Richelieu, interessatissimo ad espandere l'influenza francese nella penisola, diede vita ad una sorta di Lega il cui obiettivo era di portare il duca di Savoia sul trono di Napoli e quello di Mantova a diventare duca di Milano. Al duca di Parma, Odoardo, anch'esso coinvolto nel progetto, erano stati promessi invece alcuni territori contigui ai suoi possedimenti8.
Figlio ed erede di Ranuccio, Odoardo (1612-1646) aveva assunto il comando del ducato nel 1628, anno in cui sposò anche Margherita, figlia quindicenne di Cosimo II° de' Medici. Inesperto quanto ambizioso, il nuovo duca non possedeva tuttavia la stoffa del primo attore dimostrandosi goffo ed inetto anche nei tentativi di emulare l'avo Alessandro in qualche impresa storica9. Ma il più grande errore Odoardo lo commise allorquando, su consiglio del suo primo ministro Jacopo Gaufrido, di idee filo francesi, decise di aderire alla lega antispagnola, rafforzando poi questa presa di posizione rifiutando di accogliere nel castello di Piacenza un contingente spagnolo e restituendo, con un gesto abbastanza eclatante, le insegne dell'Ordine del Toson d'oro. Come se non bastasse, brigò addirittura perché suo fratello, Francesco Maria, divenuto poi cardinale, sposasse una nipote di Richelieu.
La risposta della Spagna non si fece attendere e, nel 1634, Odoardo fu diffidato dal primo ministro spagnolo a persistere in questo atteggiamento pena la perdita della corona ducale e la confisca dei beni. Gli ammonimenti non bastarono però a fermare l'ambizioso duca che, rincorrendo sempre il vecchio sogno di impadronirsi della Lombardia, strinse a Rivoli, nel 1635, un trattato di alleanza con la Francia e con il duca di Savoia.
Nel settembre di quello stesso anno il Farnese, alla testa di 5000 fanti e 1000 cavalieri, marciò alla volta del ducato di Milano. Venuto purtroppo a mancare l'aiuto dell'alleato francese, Monsieur de Crequi, detto anche Monsù Crichì, fu sconfitto da Francesco I d'Este, mentre gli spagnoli occupavano Piacenza. Nel gennaio del 1636, Odoardo si recò a Parigi per protestare contro la condotta di Monsù Crichì ma anche per sollecitare l'invio di rinforzi, ottenendo tuttavia dal Cardinale solo vaghe promesse. Nel frattempo il duca d'Olivares ordinava l'immediato sequestro dei beni farnesiani, che, con decreto emesso dalla Regia Camera l'11 febbraio, furono poi assegnati ad Alessandro Pallavicino, duca di Castro, ed in parte al re di Polonia10.
I sogni di gloria del Farnese finirono miseramente il 2 febbraio del 1637 quando riuscì a concludere, grazie anche all'intervento del papa, una pace dignitosa con la Spagna, rappresentata dal governatore di Milano, Gusman Diego Leganes11. Gli articoli della capitolazione prevedevano che il duca ritornasse amico del re cattolico, che non stringesse alleanze con i nemici della Spagna, che licenziasse tutte le truppe straniere al suo servizio. In cambio gli venivano restituiti tutti i possedimenti confiscati che, in effetti, furono dissequestrati ufficialmente solo il 22 gennaio 163912.
Intanto il Vicerè di Napoli, Manuel de Zuniga, vista l'indifferenza con cui il Farnese aveva accolto i suoi ammonimenti a lasciare la Lega, aveva dato concretezza alle minacce inviando a Castellammare, sui primi del 1636, il Tavolario13 Orazio Conca perché procedesse all'apprezzo della città, cioè ad una valutazione di tutti i beni mobili ed immobili in essa esistenti, al fine di potere poi effettuarne la vendita14.
Con l'aiuto di una persona confidente, come rileverà nelle conclusioni, il Conca redigeva una relazione che, in sostanza, non è che una sorta di indagine patrimoniale. In breve, dopo aver relazionato sul territorio e sulle sue potenzialità, e soprattutto sul porto pieno di navi e imbarcazioni varie, il Tavolario si intrattiene, con grande meticolosità, sulla parte urbanistica15 descrivendo la tipologia delle abitazioni, che distingue tra nobili e popolane, senza mancare di gettare un occhio all'interno delle abitazioni e al tipo di arredamento. Si sofferma poi sullo stile di vita degli abitanti, sulle loro fattezze fisiche, sul modo di vestire, di mangiare e anche sulle condizioni economiche, informandoci, in questo modo, che molte famiglie possedevano un reddito annuo oscillante tra i 500 e i 700 milioni di lire (20.000 - 30.000 ducati)16. Sono poi annotati i mestieri e le professioni, con prevalenza dei mastri bottari e mastri d'ascia. E qui si apprende, peraltro, che la salute dei circa 10.000 abitanti è ufficialmente affidata alle cure di sei dottori, due cerusici e quattro levatrici, e che per l'istruzione dei giovani funzionano sei scuole. Tra botteghe per generi di prima necessità ed officine di vario tipo, che il Conca suddivide per settore merceologico, si raggiunge un totale di 320 esercizi pubblici. Grande spazio viene poi dato alla descrizione dei numerosi luoghi religiosi. Non mancano cenni anche sul tipo di amministrazione. Il Tavolario tira infine le somme valutando la città 105680 ducati, pari cioè a circa 2 miliardi e 650 milioni di lire attuali17.
Un'ultima annotazione. La relazione, che il Conca trasmise sul finire del mese di febbraio, fu utilizzata completamente dal Giustiniani per descrivere, sul finire del secolo successivo, la città di Castellammare nel suo grandioso Dizionario geografico del regno di Napoli18.
***
[Copia dell'apprezzo della città di Castellammare di Stabia che prima riguardava al Duca di Parma e nel tempo dell'apprezzo si trovava in dominio della regia Corte]19.
Al Signor Presidente Caracciolo Commissario delegato per S. E.
Essendosi ordinato per V.S., ad istantia del Sig. Avvocato fiscale del Real Patrimonio20, che si dovesse apprezzare la Città di Castell'Amare di Stabia, che fu del Duca di Parma, [e che] al presente se ritrova in possessione et dominio della Maestà del Re Nostro Signore21; et per V.S. commessomi che la dovessi apprezzare con la presenza et intervento del detto Sig. Avvocato fiscale; [...] in exequtione di detto ordine mi sono conferito, appresso la persona di detto Sig. Avvocato fiscale, in detta Città per effettuare detto apprezzo.
Riferisco a V.S. [che la città] sta sita in Provincia di Principato Citra22, distante dalla città di Napoli miglia 28, dove si va per mare et per terra con strade comode d'estate et d'inverno, a cavallo et carrozze; [è] distante da Gragnano miglia doie, dalla città di Vico miglia tre, dalla città de Sorrento miglia otto, da Piamonte23 miglia due, da Angri miglia quattro, dalla città di Massa miglia quattordici, da Lettere miglia tre, da Nocera di Pagani miglia otto, dalle terre di Amalfi miglia otto, et dalla Torre dell'Annunciata miglia quattro, che sono città et terre convicine.
E' posta la detta Città nella falde di una montagna sopra la riva del mare, con marina et bellissimo porto; et guarda la detta città l'Occidente e Settentrione.
E' cinta, seu rinchiusa, da forti muraglie dalla parte di Ponente e Settentrione, et dalla parte de Levante e Mezzogiorno viene rinchiusa dalle montagne24.
Et sopra la detta città, nello principio della montagna accosto la muraglia, vi è il Castello per difesa di essa, con tre forti torrioni25, con il Palazzo dove è comoda abitazione di una sala, quattro camare, sei stanze terranee [ed] altre comodità, con cortiglio murato, con giardino et acqua di cisterna. [E]t in detta muraglia vi è una grada di fabbrica per la quale si cala in uno torrione che sta alla marina, con reviglione26 con uno pezzo di artigliaria similmente per difesa che erano dell'Utile Signore27; dove in caso di invasione si potriano salvare tremila persone.
[E]t dall'altro principio della città vi è una fortellezza con sei pezzi di artegliaria accosto alle muraglie, la quale è della città, et in detto castello vi sono gran ferriate di ferro in tutte le finestre con Ponte28.
Entrasi in essa città per tre porte grandi; et vi sono le porte di legnami con catenacci: una accosto la detta fortellezza, l'altra al torrione e l'altra accosto la montagna, oltre tre altre porte picciole della marina29.
Il corpo della città stà in piano accosto la marina; però, distante mezzo miglio sopra alcune colline di detta montagna, vi sono buona parte dell'habitazioni; et stanno divisi a modo di Casali con il nome per ciascheduno d'essi, che stanno disoniti30, nominati Privato, Casasana, la Fratta, Scanzano, Mezzapreta; et li terzieri, quelli, sono molto populati31 et ad in uno di essi vi è la parrocchia32; et quantunque stiano dissoniti dalla città suddetta vengono a stare dentro la città, attesi le guarda la montagna descritta, che perciò non vi sono muraglie.
Se divide la città suddetta et suoi destretti con più et diverse strade piane, con vichi, con alcune imbricciate piane33, che per tutta la città vi si può andare in carrozza eccetto per li descritti distretti.
L'habitationi sono in primo et secondo ordine, et la maggior parte palatiate a 3° ordine34, grande et comode, con architettura fabbricate di pietre dolci guarnite parte di piperno, coverte al generale con tetti, con molte torrette et palumbere35.
Chiese
Dentro la città vi sono l'infrascritte Ecclesie et Monasteri.
Primo, l'Ecclesia Vescovale Catridale, grande a tre navi, con pilastri guarniti di piperni con buon disegno di architettura, coverta a lamia [e] con tre porte. Nell'affacciata d'essa vi è l'altare magiore con custodia dove di continuo assiste il Santissimo con Crocefisso di relevio36; al sinistro et destro lato d'essa vi sono dece cappelle sfonnate a lamia, con cone di buona pittura di diversi santi, con l'altare privilegiato, catrida37, con apparato, pergolo38, fonte battesimale, sacrestia con tutte le commodità d'apparati, quattro campane coll'orologio, coro con organo; viene servita et officiata dal suo Clero, consistente il suo Vescovo con sua dignità, dieci canonici, 30 previti sacerdoti et 50 chierichi, con entrata39 il detto Vescovo de annui ducati 1000 incirca, et detta dignità et canonici annui ducati 80 per ciascheduno; et li sacerdoti vivono de loro entrate.
Contiguo a detta chiesa vi è il Palazzo Vescovale dove risiede detto vescovo; et anco vi è congregazione di particulari40.
2°. Lo convento di Santo Francesco dell'Ordine Zoccolanti, con la chiesa grande, bellissima, con bellissime cone di buona pittura, con campanile con 4 campane, coro soprano et allamia, con organo, con sacrestia con tutti l'apparati necessarii per la celebratione; contiguo vi è claustro coverto e scoperto, con dormitorio, giardino, et ogni comodità, dove risiedono 36 frati tra sacerdoti et laici, quali vivono d'elemosine et vanno cercando per la città et terre convicine41.
3°. L'Ecclesia de Patri Gesuiti, con convento e chiesa grande ad una nave, con belle cappelle coverte a lamia stuccata, con l'affacciata di bella prospettiva guarnita di piperni e bellissime cone di diversi santi, coro soprano, organo con musica, pergolo, et confessorii, con ogni comodità, sacrestia con tutti apparati et argentaria necessarie per la celebratione, claustro con dormitorio molto superbo et sontuoso con ogni comodità, coll'affacciata alla marina, dove risiedono 22 Patri, 13 sacerdoti et 9 conversi; et vivono delle loro entrate di annui ducati 2000.
4°. Lo Monasterio reale, edificato da Re Roberto, di monache con chiesa sotto il titolo di Santo Bartolomeo, monasterio murato con tutte comodità, con 40 monache fra le professe et serve; tiene detta chiesa organo et ogni comodità con lo suo cappellano et confessore, et vi è buona musica di dette monache; et volendo monacarsi alcuna cittadina [sono necessari] ducati 300 di dote, et [per] le forestiere ducati 500; et tengono d'entrate dette monache annui ducati 600 incirca; governate dal Vescovo di detta città42.
5° Un altro Monasterio contiguo al descritto di monache, con chiesa sotto il titolo di Santa Maria della Pace, con 40 monache tra le professe et serve, con monastero murato et tutte comodità; et volendo monacarsi alcuna cittadina o forestiera [necessita] la dote conforme al detto monastero di Santo Bartolomeo; et vivono con entrata loro di annui ducati cinquecento in circa; et vengono governate dalla Maestranza deputata dalla città43.
6°. L'Hospitale, con chiesa sotto titolo de Santa Maria della Pace de buon fratelli, [è] servito da dui sacerdoti et quattro frati proscritti; nel quale vi si governano l'ammalati cittadini et forestieri, di capacità di dodici ammalati, con entrata d'annui ducati 100, cioè annui ducati 105 che li dà la Università et l'altri li tiene d'entrata detto Hospitale44.
7°. L'Ecclesia del Spirito Santo delli mastri buttari, grande ad una nave, con le sue comodità, servita dal cappellano et sotto cappellano; con entrata d'annui ducati 60; con Maestranza45.
8°. La Cappella del Crocifisso, de Particulari, dove de continuo se celebra; con entrata d'annui ducati 40 in circa; servita dal suo cappellano46.
9°. La Cappella de Santa Catherina [dove] de continuo vi si celebra. Servita dal Suo Cappellano; con entrata d'annui ducati quaranta; dove è confraternita de secolari47. 10°. Il Convento de Padri Domenicani, con bella chiesa sotto il titolo di Santa Croce, coverta a lamia a tre navette, con belle cone di buona pittura guarnite et dorate, con sacrestia et tutte comodità de apparati per la celebratione, con convento grandino con bellissima acqua et ogn'altra comodità, dove risiedono otto padri cinque sacerdoti et nove conversi; et tengono anco massaria con entrata d'annui ducati cinquecento; et vivono anco de elemosina48.
XI°. Il Convento de Padri Cappuccini, con chiesa comoda, con dormitorio, giardino murato, boschetto, et con ogni comodità, dove risiedono 15 Padri fra sacerdoti et Conversi; et vivono d'elemosina et in particulare la Città li dà carne, pane, vino et altro li bisogna49.
XII°. Sotto lo Convento descritto vi è l'ecclesia de Santo Iacovo nella quale vi si celebra alcune volte dal suo beneficiato; con entrada de annui ducati 20 incirca; et accosto detta chiesa vi è un fonte de acqua principalissima detta l'acqua de Santo Iacovo, nella quale concorre tutta la Città a pigliarne, per la bontà che tiene50.
13°. L'Ecclesia parrocchiale, nel distretto di detta città detto la Fratta, sotto il titolo di Santo Matteo; comoda con tutte comodità, con campanile et campane; servita dal suo curato et un sacerdote; con entrata de annui ducati 60; soggetta al suo Vescovo.
14°. L'Ecclesia parrocchiale, nel distretto di detta città detto Casasana, sotto il titolo de Santo Spirito; comoda, con campanile et ogni comodità; servita dal suo curato et sacerdote; con entrata d'annui ducati 60 incirca; soggetta al detto Vescovo.
15°. L'Ecclesia parrocchiale, nel distretto di detta città detto lo terziere di Privato, sotto il titolo de Santo Eustachio; ius patronata di particolari; chiesa comoda officiata et servita dal suo curato et un sacerdote; con entrata d'annui ducati sessanta; soggetta al detto Vescovo.
16°. L'Ecclesia parrocchiale, nel distretto di detta città detto il terziero Mezapreta, comoda con campanile, sotto il titolo di San Nicola; servita dal suo curato et un sacerdote; con entrata d'annui ducati sessanta; soggetta al detto Vescovo.
17°. L'Ecclesia Parrocchiale, nel distretto de Scanzano, sotto titolo del Salvatore; comoda, con campane; servita dal suo curato et sacerdote; con entrata di annui ducati 60 incirca; soggetta al detto Vescovo.
Chiese fuora la Città.
18°. La Ecclesia de Santa Maria di Porto Salvo, sita nel molo di detta città. Ecclesia particolare de' marinai et pescatori di detta città; commoda, coverta a tetti, con tribuna, campane, sacrestia, con confraternita de secolari; nella quale vi sono belle cone et santi de relevio, guarniti et dorati; in essa si celebra di continuo; servita da tre sacerdoti; con entrata d'annui ducati 22 per ciascheduno di essi; vi è anco organo con musica et vi è anco maestranza de marinari; con entrada de annui ducati 30051.
19°. Accosto di detta chiesa vi è il Monasterio conventuale de Padri Carmelitani, con Ecclesia grande ad una nave, coverta a tetti, con molte cappelle con belle cone fra le quale vi è la Cappella di N[ostra] S[ignora] del Carmine, con architettura guarnita di marmi bianco et misto di molto prezzo; et nell'altare maggiore vi è Custodia di legno dorato; di continuo assiste il Santissimo; et vi è l'Annunziata con l'Angelo di relevio, antica bellissima di molto prezzo; vi è anco in detta chiesa l'altare privilegiato, coro con organo, sacrestia con tutte le comodità; et vi è il convento dove resedono dieci frati, 6 sacerdoti et 4 clerici; con entrata d'annui ducati 300; et vivono anco d'elemosina52.
20°. Avante la porta della Città descritta vi è l'ecclesia de Santa Maria dell'Orto, accosto la marina, commoda con tutte le commodità, nella quale vi si celebra di continuo, fondata dall'ortolani di detta città; al presente ve resedono due frati dell'Ordine di Sant'Agostino, uno sacerdote et l'altro laico; vivono di elemosina.
21°. Distante dalla Città mezzo miglio verso ponente vi è lo convento de Santo Francesco di Paula, con chiesa grande a tre nave coverta a tetti; in testa di essa vi è l'altare maggiore con custodia di legno dorato, dove de continuo assiste il Santissimo; al sinistro et destro vi sono 6 altari di diversi Santi di buona pittura, fra li quali vi è la cappella di Santa Maria appuzzano (sic), con conetta bellissima; vi è sacrestia, coro et ogni comodità per l'apparato et celebratione, con campanile et campane grande; vi è claustro coverto et scoverto con giardino murato, dormitorio a torno di capacità di 30 frati con tutte comodità loro; dove resiedono 20 frati tra sacerdoti et novitii; con entrata di annui ducati 1000 incirca; et vivono anco di elemosina; et detto convento fu edificato da San Francesco di Paula in vita sua53.
22°. La Cappella de Santo Marco; vi si celebra devozione tenuta da suo cappellano54.
23°. Et ultima l' Ecclesia de Santo Biase; se celebra devozione et il dì Suo vi si fa bella festa55.
Tiene la detta città de' territorii da Levante et Ponente miglia quattro, et da mezzogiorno a settentrione altre miglia quattro. Confinano con li territori di Gragnano et Piamonte, de Vico, de Scafato, et altri; et sono territori arbustati, vitati et fruttati di diversi frutti, con padule56 molte fertili di ogni sorte di verdume; fra l'altre vi si fanno gran quantità de bellissime cepolle che n'extraheno in Regno et extra Regno per la bontà; et dalla parte de mezzogiorno, dove è la montagna, sono tutti boschi con castagne, cerque, et selvaggi, nelli quali si fà molta quantità di legnami che ne fanno vascelli grandi, barche, et fusti per riporre vino che extraheno per Regno et extra Regno.
Godesi dalla Città descritta bella et lunga vista con spiaggia di mare, et in particolare gode tutta la città di Napoli con la costera de Posilipo, Isca (sic) et Procita, che li stanno dirimpetto; et dalla parte de levante gode molta lontananza di paesi et montagne.
E' la detta città di fuochi 2000 incirca, atteso non vi è certezza di numeri per essere assente di qualsivoglia pagamenti fiscali57, et è bastantemente popolata; et è de ahere perfetto per essere situata alla riva del mare, et anco per essere ahere di montagne.
Li cittadini abitanti in essa sono la maggior parte persone Civili, con molte fameglie nobili con distintione, et altre fameglie nobili che non godono; et sono la maggior parte facultose; et la loro facultà ascenderà alla summa de ducati 20, 25 et 30 mila incirca; et l'altre di medesima ricchezza. [F]ra essi vi sono: 15 dottori di legge, sei medici fisici, dui Gerruggichi58, sei notari et otto giudici a contratto; del remanente sono persone mercanti, artisti, et negotianti industriosi de bel ingegno; et anco vi sono alcuni foresi59 che coltivano territori; con molti marinari et piscatori.
Vesteno le persone descritte, facoltose et comode, cossì l'huomini come le donne, a uso della Città di Napoli, con belle vesti di drappi fini de seta et panno, con ornamenti d'oro et argento, con molte commodità in casa: paramenti di seta et razzo60, con argentarie de tavola, con carrozze et cavalli.
Del rimanente vesteno similmente a uso di Napoli, però li marinari da marinari et li foresi da foresi.
Dormeno al generale sù matarazzi di lana con buoni letti et comodità secondo la loro facultà.
Et sono di bell'aspetto, cossì l'huomini come le donne, et fra esse vi è alcuna bellezza squisita; et ve se mantengono in buonissima salute et di buona età.
Sono nelle piazze della città descritta quattro spetiarie di medicina molto pompose61, 20 spetiarie manuale62, dieci botteghe di barbiero, 4 mammane63; de sartori venti botteghe; de scarpari et chianellari et zoccolari botteghe vinti64; mastri d'ascia et casciari n° 2065; di ferracavalli et di opere grosse e picciole botteghe dieci; sonovi quattro botteghe de conciaria di coyrame66, due fundici di drappi e panni; sonovi da cento mastri buttari che fanno fusti da reponere vino, che ogni anno ascendeno a' numeri di 60mila botti67, che poi le mandano per tutto il Regno et fora Regno; sonovi 20 Mastri d'ascia de mare et calefati che fabbricano Vascelli, nave Galeoni, Varche grandi et feluche68; sono 6 botteghe de merciari seu lazzi e spingoli69; sono anco alle piazze da 60 botteghe di pizzicaroli quali vendono ogni sorta di robbe commestibili per lo vitto, et alcuni di essi vendono vino a minuto et a barrile70; sono dieci botteghe di maccaronari; sei furni che di continuo panizzano a vendere71; et sonove otto taverne con alloggiamenti per forastieri72; sei boccierie seu cianche, alle quali se macella carne di vacca, di vitella et d'annecchia; nella piazza maggiore della città descritta73 ve si fa mercato tre volte la settimana, dove concorrono diverse persone della città et terre convicine, per riviera del mare et per terra, a comprare et vendere tutte sorte di robbe commestibili et vittuaglie; dentro di detta città vi è la Regia Dohana, grancio della Regia Dohana et magior fundico della città di Napoli, con li suoi officiali Dohanieri, Credenzieri, Regio Cassiero et quattro Guardiani74; vi è anco la Regia Dohana del Sale, grancio della Regia Dohana del Sale di Napoli, dove assisteno similmente li ufficiali regii come sopra75. Vi è il Portolano con Credenzieri et anco il guardiano del porto, officiali regii76. Vi è anco dentro la detta città la Dohana della farina, seu casa di essa, dove tre dì della settimana vi concorre molta quantità di farina con vrene77 dalla Puglia, et altra parte nella quale veneno tutte le terre convicine a comprare. Sono in detta città quattro Scole che imparano li figlioli di humanità, oltre due altre Scole del Collegio di Gesuiti che imparano detta humanità gratis78.
Viveno li cittadini al generale di buone carni di ogni sorte, et pesci in abbondanza, et de abbondantissimi frutti di ogni sorte, che ne mandano in Regno et extra Regno, et in particolare alla città di Napoli, pere bergamotte, uva, et altri frutti principali, che si mantenghino da un anno all'altro; de vini ne fanno, in abbondanza et buonissimi, de botte 70mila, et ne fanno vendita a diversi forestieri che li conduchano alla città de Napoli et extra Regno79; de grani ne fanno a loro bastanza come anco de legume et vittuaglie con ogni sorte di verdume80.
E' la detta città abbondantissima d'acque fredde et buone, con due fonti dentro la città et altri pozzi sorgenti; et anco accosto la muraglia da dentro la porta detta delle fontane, nelle falde del monte, vi è un fonte abbondantissimo d'acqua che scatorisce con molta furia et macina due moline che sono de Santo Iacovo de Capra dell'ordine Certusiano, che si affittano annui ducati 200081.
E anco fora detta città, nella detta falda di monte accosto lo porto, vi scatorisce un'altra fonte d'acqua detta Zurfina82, che macina uno molino che si possede per le monache della pace di detta città; oltre altre nove moline fora la città che macinano con l'acqua che cala dalla terra di Gragnano et sono di diversi cittadini e forestieri83; et tutte dette moline macinano il grano della città di Napoli, che si conduce per 20 barche de detta città di Castell'Amare; et anco dette barche oltre della farina portino legne et carboni che si fanno nella montagna di detta città; et anco vi sono dece barche grandi che portano calce in Napoli et per ogni parte, che la fanno in detta montagna84; sonove anco 12 felluche sottili che de continuo conduceno passaggeri in ogni parte; sonove anco dodici vascelli grandi che fanno trafico di diverse mercantie per il Regno et extraRegno, et sono dette barche et vascelli di diversi cittadini di detta città; sonovi anco trenta barche per piscare et tartane85 che di continuo piscono nella marina descritta; che tutte risiedono nel porto descritto per essere comodo et di capacità non solo di dette barche et vascelli, ma anco ve risiedono molti vascelli forestieri, quali carricano et discarricano diverse mercantie in detta città86. Nelli territorii di detta città vi si fa gran quantità de seta da libbre 6000 incirca87. Tiene d'introito la città suddetta, seu l'Università, annui ducati 7000 de quali ne pagano Istrumentarii88spese ordinarie et extraordinarie et sono assenti di pagamenti fiscali.
Governasi la città suddetta per uno Sindico e tre eletti: uno nobile et dui del popolo89, mutandosi ogn'anno; et per l'elettione di essi viene ogn'anno un Regente di Cancellaria, protettore della città, con intervento di tutta la Città, cossì nobili come popolari.
Sono in detta città, di diversi particulari, molti animali quatrupedi, come sono bovi aratorii con carri, numero 200; cavalli, giomente e muli da 300 incirca: de salme et sella et altri summarrini90, et sono franchi delli pagamenti della dohana a dì et anno; sonovi pecore da 600, et porcini 300 in circa.
Segueno li abitationi dell' Utile Signore, feudale et entrate.
In primis dentro la città, vicino lo Vescovato, vi è un palazzo consistente in più et diversi membri inferiori et superiori, di due appartamenti consistente in una sala, 4 camare, cocina et ogni commodità per ciascheduno appartamento, con giardino murato; nel quale palazzo vi sono le carcere et in esso habita lo Governatore di detta città91.
Nel descritto distretto detto Casasana vi è il Palazzo Reale consistente, cioè dove al presente vi si abbita, un palazzo con entrata coverta, cortile scoperto murato; in piano d'esso vi sono cellaro, stalla et altre commodità con due cisterne d'acqua; et vi sono anco due fontane che non buttano acqua; et per due grade di fabrica si sale in uno appartamento di una sala, tre cammare e dispensa; et accosto a detto appartamento vi è un altro braccio di tre altre stanze in piano del giardino e sono coverte con travi et tetti; sopra, all'incontro di detta abitatione, vi è il Palazzo Reale antico grande, che fu edificato dal Re Carlo primo et re Roberto, quale al presente è diruto; et vi sono solo due stanze coverte a lamia con grada allumaca di piperno bellissima che sale sopra l'astraco di detto Palazzo; et a torno a detto Palazzo sono le fortellezze con torre; et quantunque è diruto dimostra la sua grandezza et bellezza reale, et da esso si gode et scopre lunghissima vista92; et fu edificato in detto loco per la bontà dell'aere dove si sana l'ettico; et in detto loco vi è il detto nome Casasana, dove si guarì detto re Roberto di detto male93; et vi è Cappella della Madalena, ius patronata delli Gesuiti, dove si celebra due messe la settimana94; et a torno a detto palazzo vi è giardino, parte murato, di capacità di moya 8 in circa, fruttato di diversi et belli frutti, con molte agrume; confina con li beni del detto Utile Signore; il quale giardino et habitatione è stato affittato da anni sex in qua a Jacovo Oratio di Palma a raggione di ducati cento ottanta, incluso le castagne della selva nominata cepparica; et tanto stà al presente affittata al detto [di Palma] ducati 180.
Il giardino a torno il Castello, murato con diversi frutti, il quale si è soluto dare li frutti d'esso al Castellano che risiede per custodia di detto Castello gratis; et tiene anco autorità detto Castellano di concedere 12 licentie d'arme a' Cittadini; che li frutti et licenze predetti ascenderanno ad annui ducati 20, et per tanto li tiro a ducati 20.
La Zecca pesi et misure95 è solito affittarsi annui ducati 300, si bene d'alcuni pochi anni in qua si è affittata annui ducati 250, conforme al presente stà affittata; et questo per causa che in detti annui ducati 300 vi era potestà di possere dette affittature concedere 50 licentie d'arme, le quali [il capitano] li dava a diversi cittadini a ragione di uno ducato per una; et perché dallo Capitaneo a guerra pro tempore sono stati da tre anni in qua non sono state osservate dette licenze, et per questa causa si è affittata ducati 250; et mi ha parso tirarli a raggione di annui ducati 300.
Lo Palo della Tonnara96 è solito affittarsi con li stigli di detta tonnara a ragione di ducati 110, con cinque tonni; quali tonni [sono] valutati altri ducati 15; et gionti sono ducati 125; cossì seguita l'anno 1634 ducati 125; et l'anno 1635 [fu] affittata ducati 130; [totale] ducati 380.
Quali reacerbati per tre anni importa ogni anno d. 126, 3, 6 2/3. La Taverna del Quartuccio, magazzino et bottega97, quale tiene bisogno di riparatione, l'anno 1633 [furono] affittati d. 65, et cossì ha continuato lo 1634 et 1635; dico ducati 65.
Lo passo della porta del Quartuccio98, delli animali et carri forestieri che entrano dentro la città carriati, et il scannaggio99 è stato solito affittarsi per il pascolo ducati 400, con autorità al detto affittatore de possere concedere 50 licenze di armi a cittadini con il pagamento di carlini 10 l'una, et da pochi anni in qua se li è affittata annui ducati 350 per causa che non sono state osservate dette licentie dalli capitanei a guerra suddetti; et perché le ritorneranno ad osservare lo tiro [il totale] a ragione de annui ducati 400.
Il giardino piccolo alla fontana sotto il Castello [è] solito affittarsi annui ducati 12; et cossì ha continuato lo 1634 et il 1635; [sono] ducati 12.
Il magazzeno sito alla fontana, [che] confina con la Molina grande di Santo Jacovo, è solito affittarsi annui ducati 3.
La Città paga annui ducati 6 al detto Utile Signore per un censo de [un] vacuo contiguo alla taverna grande; dico ducati 6.
Vincenzo Santamaria paga al detto Utile Signore annui carlini 5 per uno censo sopra una casa; dico [ducati] 0, 2, 10.
Li Mastri della chiesa del[lo] Spirito Santo pagano al detto [Utile Signore] annui carlini cinque per uno vacuo senza locativo; [totale] ducati 0, 2, 10.
Il detto Utile Signore, seu il suo luogotenente, sole ogni anno concedere da cento licenze, e forse più, alli cittadini d'arme et di caccia, quali a ragione di carlini cinque l'una sono annui ducati 50.
L'università paga ogni anno al detto Utile Signore annui ducati 30, et sono per lo presente natalizio, conforme appare dalli libri d'esito di detta città; [sono] ducati 30.
Seguono le selve et boschi feudali
La selva grande detta Cepparica, di castagne e legnami selvaggi, la quale ordinariamente s'ha solito tagliare ogni sedici anni per legname grosso; li quali legnami grossi si sono venduti al presente a lume di candela100 per ducati 6025; sopra la quale offerta vi è nova offerta che importeranno altri ducati 610, che gionti importano ducati 6635; quali ripartiti per detto spazio di anni 16 importa ogni anno ducati 414, 3, 8 2/3.
Un'altra selva de castagni, detta l'Arco, sopra la porta del palazzo di Casasana, de migliara 24.
Un'altra selva castagnale, dove se dice Santo Spirito, de migliara dieci, confina con Giuseppe d'Urso et Francesc'Antonio Imparati.
Un'altra selva castagnale dove si dice a Monterotondo, de migliara 28, confina con li beni del detto Utile Signore. Un'altra selva castagnale, de migliara 4, confina con li beni di Andrea Coppola, dove si dice dentro il rivo. Che unite, le sudette quattro selve fanno la summa de migliara di cerchie numero 66, le quali dui anni [or] sono le venderno per legname grosso d'anni 16, per cautela101, a Tomase Cannavacciolo per ducati 700, oltre altri ducati 100 che fra detto tempo sono pervenuti, che unito sono ducati 800; quali ripartiti in detti 16 anni importano ogni anno ducati 50.
Castagnale
Un'altra selva contigua alli beni dell'heredi del q. Marino Graffone102, de migliara 10.
Un'altra selva castagnale, dietro il palazzo di Casasana, confina colli beni delli Rogatis, de migliara 10.
Un'altra selva castagnale, de migliara 35, dentro li beni del detto Utile Signore, detta la Goffa.
Un'altra selva castagnale, dove se dice lo Laviello, confina con li beni del detto Utile Signore, de migliara 30.
Un'altra selva castagnale, detta la Vena, confina con li beni de Vincenzo Longobardi, de migliara X [10].
Che dette cinque selve fanno la summa di migliara 135 di cerchie; quali cerchie ogni quattro anni se vendono in piede a ragione de carlini 30 lo migliaro franche di ogni spesa; che a detta ragione importano per detti 4 anni ducati 405; et anco fra detto tempo d'anni quattro ne se fanno cento migliara; le quali nette di ogni spesa importano altri ducati 30 a ragione di carlini 3 lo migliaro, che gionti con li suddetti ducati 405 sono ducati 435; li quali, ripartiti per detti quattro anni, importano ogni anno ducati 108, 3, 15.
Uno bosco de legname selvaggio dove se dice l'Arco di Casasana, giusto li beni di detto Utile Signore.
Un'altro bosco selvaggio dove se dice lo Colletto, giusto li beni di detto Utile Signore.
Un altro contiguo dove si dice lo Castiello.
Li quali tre boschi si è venduto col legname d'essi, di anni 4, per ducati 60; quali ripartiti per detti 4 anni importa ogni anno ducati 15.
Un altro bosco detto lo Scorolillo, di legname selvaggio, confina con li territorii del Casale di Massaquano, pertinentie di Vico.
Un altro bosco selvaggio detto le Podeie seu le vene di Cepparica, dentro li beni del detto Utile Signore et con li beni di Ludovico Longobardo.
Un altro bosco dove si dice Rivo morto, dentro li beni di detto Utile Signore.
Un altro bosco selvaggio detto lo Strimmo, dentro li beni di detto Utile Signore.
Un altro bosco selvaggio detto lo Monaco, dentro li beni di detto Utile Signore.
Un altro bosco selvaggio detto lo Vallanito, dentro li beni di detto Utile Signore.
Li quali sei boschi de legnami di essi si soleno vendere ogni quattro anni ducati 300; et in alcune parti sboscate di detti boschi si le seminaranno; che fra detto tempo se ne percepe ducati 50, che uniti con li sodetti ducati 300 sono ducati 350; quali repartiti per detti 4 anni importano ogni anno ducati 87, 2, 10.
Et anco ogni anno si soleno affittare li pascoli per l'animali di tutti detti boschi et selve a raggione di ducati 30 l'anno; et pertanto li tiro ducati 30.
Che unite l'entrate sodette feudali fanno la summa di annui ducati milleottocentonovantanove, carlini tre et un terzo de grana [1899, 3, 1/3].
Li proventi della città sudetta ogn'anno soleno ascendere alla summa di ducati 500 incirca; et questo si è provato per testimonii; et credo per il gran vassallaggio ascendono ogni anno a ducati 700 incirca; et detto esaminatione si è fatta a causa che l'erarii, che pro tempore sono stati, non hanno formato libri distinti103 et per che di detti proventi se ne suole pagare la provisione al Governatore et Giudice, et anco alcuni pesi104, cioè: al Governatore annui ducati 120 per sua provisione; al giudice ducati 60 per sua provisione; per il peso della casa dove abita detto Governatore annui ducati 25; alla Mensa Vescovale annui ducati 4, 3, 10; al monastero di Santa Maria a Puzzano dell'Ordine franciscano annui ducati 2; per il censo della selva di Cepparica annui ducati 0, 2,10; et per il censo per un paro di guanti annui ducati 0, 2, 10.
Che unite dette provisioni et pesi fanno la summa de annui ducati 21,3,10, che sono pesi che si pagavano per detto Utile Signore, et li rimanenti ducati 287,1,10 a complimento di detti ducati 500 di proventi non li tiro coll'Entrate, atteso non è solito.
Li quali annui ducati 1899, 3, 1/3 cossì liquidati et coacerbati, cavati da rubriche, cautele d'affitti, vendite et examine di diversi cittadini examinati sopra l'esattione et entrate suddette feudali, et diligentie105 fatte dal detto Sig. Avvocato Fiscale; qual' Intrate feudali, avendosi havuto risguardo alla qualità et quantità di detti corpi et certezza di rendita del loro vero e giusto valore alla vicinanza della città di Napoli; qualità e quantità de vassalli; buon aere; sito jurisdizione civili, criminali et misti; recognitione de prime et seconde cause; mero et misto imperio106, conforme il suo privilegio al concorso de diversi vascielli del Regno et extra al Porto, consideratosi anco che detta città è franca di pagamenti fiscali et ogni altra imposizione ordinaria et extraordinaria, et che dette entrate sian franche di Adoha107, et a quanto di consideratione si deve, giudico et apprezzo l'entrate descritte a ragione di ducati due per cento che di capitale seu prezzo di essa Città, importa ducati novanta quattro milia novecento ottanta et grana 26 1/3, dico 94980, 16 1/3.
Et anco la fabbrica descritta consistente lo Castello, suoi torrioni, muraglie et alla quantità di ferriate di ferro sono in detto castello et torrioni; il Palazzo dove habita detto Governatore et il palazzo detto a Casasana accosto lo Palazzo Reale diruto, che quantunque stia affittato con il giardino e fabbrica di gran valore, che consideratisi da me la qualità et quantità, commodità et sito, et disposizione del presente, tengo l'apprezzo et giudico altri ducati decemilia, la quale fabbrica, a tempo si fé, credo se siano spesi più de ducati 40mila, [sommano] ducati 20000.
Che giunti fanno la summa di ducati 104980, 16 1/3.
Et anco detto Utile Signore possiede in detta Città due corpi burgensatici108, cioè:
Lo giardino detto Valacaia, di capacità di moia due incirca con diversi frutti, che fu di Cola di Nocera, sta affittato annui ducati 20.
Et il bosco selvaggio che fu del q. Andrea Ciuffo, [che] confina con li beni del detto Utile Signore; il quale, li legnami di esso di anni 4, ascendono a ducati 60, che ripartiti per detti 4 anni importano ogni anno ducati 15.
Che gionti con li descritti 20 del giardino sono ducati 35.
quali annui ducati 35 burgensatici li giudico et apprezzo a ragione di cinque per cento, che [è] il suo capitale seu prezzo importa ducati 700.
Che uniti con li feudali fanno la somma di ducati cento cinque milia seicento ottanta et grana 16 1/3, che è il vero valore di detta città, dico 105680, 16 e 1/3.
Et questo è quanto mi ha parso di giusto referire a V.S.
Ultimo de febbraro 1636.
Horatio Conca tavolario napoletano.
* Stampato nel luglio 2002 presso Grafiche Somma, Castellammare di Stabia.
1 In quest'anno l'imperatore Carlo V, per il matrimonio della figlia Margherita con Ottavio Farnese, concedeva al padre di quest'ultimo, Pier Luigi, di poter investire 300mila scudi in feudi nel regno di Napoli. L'infeudazione dei Farnese durò fino al 1731, quando, estintasi la linea mascolina, i beni passarono ad Elisabetta, figlia di Odoardo II e moglie di Filippo V di Spagna, e quindi al figlio Carlo, re di Napoli. Castellammare, accorpata poi nei beni allodiali, cioè in quelli non facenti parte della Corona, divenne città libera solo dopo l'abolizione della feudalità avvenuta nel 1806.
2 I privilegi, pur rappresentando nel loro complesso «un corpus stratificato di ambigua valenza giuridica» (G. MUTO, Istituzioni dell'universitas e ceti dirigenti locali, in «Storia del Mezzogiorno», Napoli, 1991, vol. IX, p. 42) costituivano l'unico mezzo che le università potevano di volta in volta utilizzare per cercare di opporsi agli abusi o alla disonestà di certi ufficiali feudali. Sull'argomento cfr. anche A. CERNIGLIARO, Sovranità e feudo nel Regno di Napoli, Napoli, 1983, vol. I, pp. 158 e sg. In particolare, i Privilegi erano atti emanati direttamente dal sovrano «relativi a diritti personali o reali», mentre le Grazie «avevano un contenuto assai vario e relativo a casi specifici che potevano derogare anche dalle norme generali», cfr. G. MUTO, op. cit. Per Castellammare la prima concessione di Privilegi risale alla regina Giovanna II nel 1420, cfr. G. MARTUCCI, Esame generale de' debiti istrumentari della città di Castellammare di Stabia, Napoli, MDCCLXXXVI, pp. XXVI -XXVII.
3 Questi atti di vera e propria ribellione sancivano la nascita dell'università dei Terzieri.
4 S.N.S.P., Fondo Migliaccio, ms. XX.
5 Per tutte le vicende cfr. C. V. VANACORE, Dinamiche e strategie nobiliari nell'università di Castellammare nel XVI secolo, in «Cultura e territorio», Annali del Distretto scolastico 38, nn. 12-13-14, Castellammare di Stabia, 1999 (estratto).
6 Nell'Ottocento, infatti, Castellammare diventerà uno dei centri industriali più importanti di tutta la regione. Sull'argomento cfr. C. VANACORE, L'Industria a Castellammare nel XIX secolo, in «Studi Stabiani in onore di Catello Salvati», Castellammare, 2002, pp. 231-260.
7 Tra il 1633 e il 1646 fu effettuata una vendita massiccia di terre demaniali. Un ordine emanato in proposito dalla Sommaria nel 1633 imponeva addirittura di prestare maggiore attenzione nella valutazione dei feudi. Sulla questione cfr. G. MUTO, Le finanze pubbliche napoletane tra riforme e restaurazione (1520-1634), Napoli, 1980, pp. 118 e segg.; G. CONIGLIO, Il Viceregno di Napoli nel sec. XVII, Roma, 1955, pp. 247 e segg.; R. VILLARI, La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647), Roma - Bari, 1973, p. 121 e segg; C. M. CIPOLLA, Il declino economico dell'Italia, in «Storia dell'economia italiana», a cura di C. M. Cipolla, Torino, 1959.
8 Sull'argomento cfr. G. CONIGLIO, op. cit., p. 279, nn. 19 e 22.
9 Alessandro (1545-1592) fu un grande condottiero e partecipò tra l'altro anche alla battaglia di Lepanto sotto gli ordini di D. Giovanni 'Austria
10 Si tratta di Vladimiro Vasa che fu re di Svezia e Polonia dal 1632 al 1648.
11 Odoardo entrò poi in conflitto con il papa Urbano VIII da cui venne scomunicato nel 1641. Morì nel 1646. Dal matrimonio con Margherita de' Medici nacquero: Orazio, Alessandro, Pietro, Caterina e Ranuccio II (1630-1694). Comincia qui la decadenza dei Farnese. Da Odoardo II (1666-1693), figlio di Ranuccio, nasce Elisabetta, che diventa moglie di Filippo V di Spagna e poi madre di Carlo di Borbone, futuro re di Napoli. Le vicende sono tratte da G. RABBI SOLARI, Storie di Casa Farnese,Verona, 1964; E. NASALLI ROCCA, I Farnese, Varese, 1980; Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1995, vol. 45, ad vocem.
12 S. N. S. P., mss. XXXII B 8.
13 Questi era un esperto posto alle dirette dipendenze del Sacro Regio Consiglio con l'incarico di descrivere, misurare ed apprezzare fondi urbani territori, strade, palazzi, ecc.
14 Le università erano demaniali o feudali a seconda se sottoposte al potere statale o a quello del barone. La maggior parte delle città tendeva, con grossi sacrifici economici, a divenire demaniali.
15 Tutte le notizie di urbanistica, che corredano le note al testo, sono approfondite nel mio lavoro Topografia-Toponomastica antica e moderna di Castellammare, in corso di pubblicazione.
16 Il ducato valeva in questo periodo circa 25000 lire attuali.
17 A. S. N., Farnesiano, 1348, I.
18 L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico - ragionato del regno di Napoli, Napoli, 1797, t. III, pp. 303 - 316, ad vocem. L'autore cade tuttavia in errore quando scrive (p. 314) che il motivo dell'apprezzo fu la morte del duca (Ottavio?).
19 La relazione, di 23 fogli manoscritti, è in Archivio di Stato di Napoli, Archivio privato Doria D'Angri, I, 65/24.
20 Sui primi del XVI secolo l'avvocato fiscale aveva assunto un ruolo determinante nell'ambito della struttura della Regia Camera. Interveniva nella vendita delle terre demaniali ed in ogni questione riguardante il fisco, orientando talvolta anche la giurisprudenza, cfr. G. M. GALANTI, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie (a cura di F. Assante e D. De Marco), Napoli, 1969, t. I, p. 167.
21 Filippo IV di Spagna.
22 Per ragioni a cui anche il Galanti ( op. cit., t. I, p. 454 e t. II, p. 244) non sa dare spiegazione, la città veniva sovente annessa anche alla Provincia di Salerno.
23 Si tratta dell'università di Pimonte poco distante da Castellammare.
24 In effetti a nord, lungo il litorale che dalla torre della Fontana (ovest) giungeva fino alla torre del Quartuccio (est), correva una serie di fabbricati fortificati, protetti in parte anche da scogliere. In caso di attacco dal mare si muravano tutte le discese a mare. Tutte le questioni urbanistiche trattate in questo saggio sono desunte dal mio lavoro Topografia- Toponomastica antica e moderna di Castellammare, in corso di pubblicazione.
25 Molti indizi fanno ritenere che il castello, di cui si ha notizia solo nel X secolo, possa essere stato in origine una torre di difesa costruita forse dai greci bizantini intorno al VI-VII secolo, poi utilizzata dai sorrentini a difesa del proprio territorio.
26 La torre, detta della Fontana, fu costruita sulla riva del mare fra il 1451 e il 1453 e misurava circa 16 metri di diametro. Davanti alla porta marina venne realizzato anche il rivellino (reveglione), cioè una sorta di opera fortificata da utilizzare come copertura avanzata. Una muraglia, con un camminamento a gradoni, necessari per superare i circa 100 metri di dislivello, collegava infine la torre al castello in collina, cfr. A. S. N., Dipendenze della Sommaria, I serie, fs. 178/1, n. 1
27 Intendi Farnese
28 La torre, detta poi del Quartuccio per la gabella che ivi si pagava sulle merci in entrata, fu costruita nel 1346.
29 Le porte principali erano: a) del Quartuccio, ove convergevano le strade provenienti da Napoli, da Nocera e dai luoghi montani; b) di Scanzano, sulla strada che portava ai Terzieri (altezza dell'attuale ponte delle Terme; qui si pagava la gabella detta della portoria. Nella corruzione dialettale il toponimo è diventato Partorio; c) della Fontana Grande, da dove si dipartiva un sentiero che, dopo aver oltrepassato il molo della città, si inerpicava fino al convento di Pozzano, unendosi poi alla strada che, a mezza costa, proseguiva fino alla città di Vico. Per quanto concerne le porte marine una era ubicata nei pressi della porta del Quartuccio (attuale vico S. Catello), la seconda si trovava nella piazza del Mercato (ora dell'Orologio) alle spalle della chiesa di S. Caterina; la terza era sistemata nei pressi della Fonte dell'Acqua Ferrata, e più precisamente nel vicolo Magliano, ora non più esistente. Accessi secondari erano le porte di Vignadonica e il passo del Castello.
30 In questo caso il termine sta per distanti.
31 Sul finire del XVI secolo nei Terzieri viveva il 72% della popolazione di Castellammare.
32 E' quella del SS. Salvatore a Scanzano.
33 Tipo di pavimentazione molto utilizzato in Castellammare. Il materiale veniva prelevato da una zona posta, all'epoca, fuori le mura, oggi ricordata col toponimo di 'Mbricciatella.
34 A tre piani.
35 Molti palazzi appartenenti alle famiglie ricche avevano una torre che voleva essere anche ostentazione del potere raggiunto. Sono presenti nell'edilizia cittadina ancora nel XVIII secolo. Quasi tutti gli edifici erano poi forniti di sottotetto ove sistemarvi anche le colombaie (palummere).
36 A rilievo
37 Allude alla sedia vescovile
38 E' il recinto che poteva delimitare il presbiterio. Era formato di transenne che costituivano il parapetto, dove scaricavano colonnine reggenti un architrave.
39 Sta per rendita.
40 E' la Congrega del Monte dei 4 Novissimi fondata nel 1621.
41 Si tratta del complesso conventuale, attualmente detto il Seminario, sito nella piazza del Municipio. Edificato dai Benedettini tra il VII e l'VIII e passato nel XIV secolo ai Francescani, fu trasformato in Seminario diocesano nel 1824. Per le vicende storiche cfr. C. VANACORE, Il convento di S. Francesco e la chiesa dell'Oratorio. Note storico-architettoniche, in corso di pubblicazione.
42 Di questo monastero si ha notizia già nell'anno 1189. Sotto re Roberto fu probabilmente ingrandito e ceduto alle monache Clarisse dell'Ordine di S. Chiara.
43 Fu costruito verso il primo quarto del XVI secolo dai confratelli della chiesa dell'Annunziata che si trovava in quel tempo sul molo della città.
44 Sorgeva nell'attuale piazza del Municipio. Fu abbattuto sul finire del 1950.
45 La chiesa era stata costruita nel 1577 a spese della congrega dei Bottai, una delle più ricche della città.
46 Fu eretta nel 1632 nella piazza del Caporivo
47 La congrega, sorta nel 1585 sotto il titolo di Sacro Monte della Pietà, aveva lo scopo di riscattare gli stabiesi « dalla Maomettana tirannide».
48 Fu edificato su ruderi di epoca romana.
49 Era stato eretto nel 1583 nel luogo detto Fontanola
50 Risale ai primi anni del XIV secolo.
51 Sulle vicende di questa chiesa cfr. C. VANACORE, La marineria stabiese, Castellammare di Stabia, 1981
52 E' il secondo convento in ordine di tempo eretto nel 1605. Il primo fu costruito nel 1471 in un luogo distante poco più di un centinaio di metri, nei pressi della sorgente detta dell'Acqua rossa.
53 La costruzione era iniziata nel 1477 ad opera, si dice, dello stesso S. Francesco Saverio. Poiché il santo si era astenuto dall'informare il re, il cardinale Giovanni d'Aragona, suo acerrimo nemico, convinse il re Ferrante ad espellere i frati.
54 Fu edificata molto probabilmente dalla famiglia Santo Marco, proprietaria del territorio. Da qui anche l'idronimo del torrente.
55 In realtà era dedicata ai Santi benedettini Giasone e Mauro. Fu sconsacrata nel 1695 dal vescovo Annibale Mascambruno.
56 Metatesi del termine palude.
57 Il fuoco identificava il nucleo familiare che, per convenzione, era di 5 persone. Pertanto la popolazione del tempo doveva aggirarsi intorno alle 10000 unità. In realtà il numero dei fuochi era impreciso in quanto la città, per privilegi concessi nel 1444, non pagava le imposte dirette (fiscali), e quindi non sottoposta alla numerazione dei fuochi ordinata dal Governo. Per snellire la farragine del sistema fiscale nel 1443 Alfonso d'Aragona abolì numerose collette riservandole solo in caso di coronazione, matrimonio e riscatto della sua persona. Per ogni tributo ordinario e straordinario fu stabilita una somma di 10 carlini a fuoco in cambio della quale il Fisco avrebbe dispensato gratuitamente un tomolo di sale all'anno, cfr. G. M. GALANTI, op. cit, t. I, p. 325.
58 Il cerusico si occupava di piccola chirurgia, come il fare salassi, estirpare denti, ecc. Sovente questa professione era esercitata anche dai barbieri
59 Deve intendersi forestieri
60 Sta per arazzi
61 E' più o meno l'attuale farmacia.
62 E' probabile che in questi negozi si vendessero aromi per condimento dei cibi.
63 Levatrice
64 La pianella aveva la tomaia di stoffa, anche ricamata, e la suola di sughero molto alta.
65 Falegname e costruttore di mobili.
66 Questa attività diventa preminente nel XIX secolo.
67 La botte equivaleva a circa 523,5 litri.
68 Sulle costruzioni navali di questo periodo cfr. in particolare C. VANACORE, La «Societas Navigij» nel secolo XVII, in «Cultura e Territorio», II (1985), estratto. Sulla tipologia delle imbarcazioni cfr. A. GUGLIELMOTTI, Vocabolario marino e militare, Roma, 1889, r. a., ad vocem.
69 Nastri e spilli.
70 Il barile valeva 43,6 litri.
71 La vendita del pane come di altri generi alimentari era affidata a commercianti autorizzati, ai quali veniva richiesto il rispetto delle quantità e dei prezzi, cfr. R. ROMANO, Napoli: dal viceregno al regno, Torino, 1976, passim.
72 Una di queste locande, posta all'ingresso della città, era gestita sin dal XVI secolo dalla famiglia d'Avitaia. In particolare si trattava di un fabbricato ad un piano, con rimessa per i cavalli e stanze al piano superiore. Era situato all'incrocio tra le attuali vie S. Maria dell'Orto e S. Vincenzo.
73 E' la piazza del porto o del mercato, poi piazza Orologio.
74 Proprietario della Dogana nel 1484 fu Francesco Coppola, conte di Sarno, uno degli uomini più ricchi del Regno.
75 Il fondaco era una sorta di spaccio di generi di monopolio. Il sale era un elemento vitale nell'alimentazione del tempo, ed era gestito dallo Stato, che a sua volta lo appaltava a privati (arredamento). Nel regno la distribuzione era affidata a 6 ripartimenti, e quello comprendente la provincia di Terra di Lavoro e i due Principati (Citra e Ultra) era detto dei 4 Fondaci: Napoli, Gaeta, Salerno e Policastro. Castellammare era un suffondaco, cioè una sorta di succursale della dogana di Napoli, cfr. G. M. GALANTI, op. cit., t. I, p. 489.
76 La Portolania era un ufficio di sorveglianza che veniva anch'esso arrendato. Rilasciava licenze e riscuoteva diritti sulle merci. La portolania di terra aveva competenza sui luoghi pubblici, ponti, strade, ecc. mentre quella di mare si occupava dei porti, litorali e contrabbando.
77 Crusca.
78 Probabilmente comprendeva la morale e la grammatica. L'istruzione era a carico dell'università. I Gesuiti erano stati chiamati a Castellammare proprio per mettere freno alle intemperanze dei giovani, cfr. A.S.C., Fondo Museo, not. Vincenzo d'Ayello, vol. III, delibera comunale del 18 gennaio 1517
79 Le colline che circondano la città erano poste a vigneto. Si produceva vino latino (rosso) e vino greco (bianco), del tipo fiano, malvasia, guarnaccia e mangiaguerra.
80 Questi prodotti erano trasportati ogni giorno anche sui mercati della capitale.
81 E' la sorgente detta della Fontana Grande.
82 Fa riferimento all' acqua detta oggi Sulfurea.
83 I mulini, situati sul versante est della città lungo il rivo Cannetiello, erano per la maggior parte di proprietà della nobile famiglia dei Quiroga.
84 L'estrazione della calce era un'attività risalente ai tempi angioini.
85 La tartana, costruita secondo regole prettamente stabiesi, raggiungeva una portata anche di 300 tonn., cfr, C. VANACORE, La «Societas Navigij», op. cit.
86 Sulle vicende legate al porto cfr. C. VANACORE, Castellammare di Stabia nel suo porto, dalle origini al XIX secolo, Napoli, 1982. Sui primi del XV secolo i catalani avevano istituito a Castellammare un proprio consolato. Nel 1403, alla morte di Santullo Aprile, succede il figlio Martino; nel 1405 troviamo il catalano Andrea Mirò; nel 1429 il catalano Andreau Sicart; nel 1430Giuliano Rizzo; nel 1436 Gabriel Porto, alias Pinto Porto; nel 1443 Bartolomeo Vaccaro cfr. P. VOLTES BOU, Repertorio de documentos referentes a los Consules de Ultramar y al Consulado de Mar, conservados en el Istituto Municipal de Historia de Barcelona, (Documentos y Estudios, XIII), Barcelona, 1964, pp. 50-51.
87 Di questa attività, che si avvaleva di una buona gelsobachicoltura, si ha notizia già nel secolo XV. Nel 1541 Roberto Pepe, mercante fiorentino, comprava a Castellammare e dintorni 500 libbre di seta (Kg 160). Praticata soprattutto dagli abitanti delle zone collinari (Terzieri), l'attività era molto ricercata a Napoli tanto che, sul finire del XVI secolo, numerosi stabiesi si erano trasferiti nella capitale, ove vi era una forte richiesta, cfr. CINZIA VINCENZA VANACORE, Un Comune del regno di Napoli nell'età moderna. Castellammare di Stabia, Tesi di laurea in Storia Moderna, 1996/1997.
88 Erano debiti che la città contraeva con privati per sopperire a spese straordinarie.
89 L'elezione degli organi amministrativi era annuale. Il corpo amministrativo variava di continuo, spesso affidato anche a due Sindaci (uno per i nobili e uno per i civili) e a sei Eletti (due per i nobili, due per i civili e due per i Terzieri).
90 Intendi da soma
91 Il fabbricato (odierno palazzo Farnese), posto nei pressi della cattedrale, apparteneva al notaio Vivenzio di Napoli. Fu acquistato dal duca Ottavio nel 1566. Nel 1820 fu acquistato dal Comune che lo adibì a sede municipale.
92 E' opinione corrente che il palazzo sia stato costruito sotto Carlo I d'Angiò. Sembra però, da alcuni indizi, che questo esistesse come casino da caccia, successivamente ampliato. I lavori, iniziati forse nel 1280 e perduranti ancora nel 1337, non furono di secondaria importanza visto che a dirigerli fu preposto un valente costruttore campano, il prothomagister Leonardo di Vico, formatosi proprio alla corte dell'Angioino, per il quale aveva già diretto anche i lavori nella chiesa di S. Chiara. Nell'occasione fu eretta anche una torre, tuttora esistente. Negli ultimi anni del XV secolo Quisisana cadde nell'oblio, ed il grande territorio che la circondava cominciò ad essere frazionato e venduto ai privati. Un documento del 1531 dice che il palazzo «è molto bello, anche se è in rovina, e si circonda di bellissimi giardini e alberi di arance». Nel 1567 Ottavio Farnese avviò una serie di trattative con Pirro Giovanni de Nocera, ricco proprietario del luogo, per la ricompra della vecchia dimora e delle circostanti selve. La transazione fu chiusa nel 1597 dal nipote, duca Ranuccio, per una somma di 12192 ducati.
93 E' il primo documento storico che accenna a questa guarigione.
94 La chiesetta fu eretta nel 1335.
95 Questo ufficio si occupava di controllare l'esattezza dei pesi e delle misure confrontandoli con appositi campioni. Nel 1609 era stato ceduto ai Comuni e, nel caso di Castellammare, per una tassa di grana 25 1/8 a fuoco, cfr. G. M. GALANTI, op. cit, t. I, p. 355.
96 Era posizionata nello specchio d'acqua antistante il costone di Pozzano.
97 Nei documenti è detta anche del Farnese. Era posta esternamente alle mura del Quartuccio.
98 La gabella del Quartuccio, di origine angioina, era detta anche del partitico e delle sbarre, e consisteva in una tassa esatta su tutte le merci che venivano introdotte in città, comprese quelle giunte via mare. Da qui il toponimo dato all'intera area e alla torre costruita successivamente. Sull'origine della gabella cfr. G. M. GALANTI, op. cit., t. II, pp. 320-324.
99 Gabella pagata sul consumo delle carni.
100 L'operazione di vendita o di acquisto di un qualunque ufficio comunale veniva effettuato mediante asta pubblica e durava il tempo di una candela accesa.
101 Erano le garanzie date con un atto pubblico.
102 Deve intendersi Raffone
103 Alla fine del mandato amministrativo, che durava un anno, tutte le spese di gestione venivano esaminate e controllate da esperti, appositamente nominati, detti sindacatori.
104 Erano le uscite fisse preventivamente iscritte nel bilancio comunale.
105 Ossia informazioni
106 Diritto del feudatario di esercitare ogni forma di giustizia.
107 Era in origine il servizio militare che il barone prestava al suo re. Successivamente fu convertito in una prestazione in denaro.
108 Libera proprietà














































