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Attualità, Analisi, Indagini e Reportage :: La riforma Obama, complicata e bizantina
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La riforma Obama, complicata e bizantina
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  Venerdì, 25 Dicembre 2009   di VITTORIO ZUCCONI, la repubblica


> Obama vince la battaglia della Sanità Via libera del Senato Usa alla riforma


ANALISI: IL COMMENTO

La riforma Obama, complicata e bizantina
Ma i malati escono dal gioco del mercato

SE aveva certamente ragione il cancelliere tedesco Otto Von Bismarck, quando avvertiva coloro che "amano le salsiccie e le leggi" a "non guardare da vicino come sono prodotte", la riforma del sistema di assicurazione sanitaria americana approvato anche dal Senato dopo il sì della Camera fa qualcosa che nessun presidente, da Teddy Roosevelt un secolo fa, era riuscito a fare: a dire, con forza di legge, che la salute dei cittadini non è un oggetto di consumo come un'automobile o una giacca, che può essere acquistato o non acquistato secondo i proprio mezzi, ma è una responsabilità collettiva e nazionale. Non proprio, e non ancora, un "diritto", come viene considerato nei Paese europei e asiatici più avanzati, come il Giappone, ma qualcosa che non può essere lasciato al gioco del mercato, come il prezzo del petrolio o dell'oro e tanto peggio per chi non se la può permettere.

La riforma - parola da usare sempre con grande prudenza visto lo scempio e l'abuso che ne viene fatto - della sanità si fermerà prima di quel sogno della copertura totale, quando le diverse leggi votate dalle due Camere saranno "riconciliate" in commissione mista senza bisogno di nuovi voti in aula, certamente prima del Discorso sulla Stato dell'Unione in febbraio. Non è la "mutua" nè un servizio sanitario nazionale. E' un meccanismo complicato, a tratti bizantino, costoso (871 miliardi in dieci anni) costruito per estendere ad altri 31 milioni di americani quella copertura sanitaria dalla quale oggi erano esclusi. E, soprattutto, per tagliare le unghie a quelle orrende compagnie di assicurazione che oggi negano, lesinano o addirittura sottraggono cure mediche a coloro che ne hanno più bisogno: ai malati.

La riforma rovescia finalmente il crudele e scellerato paradigma delle assicurazione che - giustamente dal loro punto vista, essendo imprese per profitti, non per beneficenza - coprono i sani e respingono i malati. E basta assistere agli strepiti degli ideologi di destra, dei repubblicani che hanno votato in blocco contro la riforma, per capire quanto profondo sia questo rovesciamento e quando pericoloso per la lobby della sanità.

La legge, che in sostanza dovrebbe assicurare il 95% degli americani lasciando scoperti soprattutto gli immigrati senza permesso di soggiorno, di fatto impone, e rende accessibile, l'assicurarazione, utilizzando sussidi pubblici, ma senza diventare un carrozzone statale che molti, e non soltanto conservatori, paventano. Spezza, finalmente, tardivamente, quell'omertà ideologica attorno alla sanità che aveva reso l'America l'unica grande nazione occidentale indifferente alla sorte di chi non può pagarsi la salute e l'aveva confinata - non per caso - alle ultime posizione per attesa di vita fra i Paese sviluppati, dietro tutta l'Europa e l'Asia avanzata. E dove avevano fallito i due cugini Roosevelt, Teddy e Franklyn, Truman, Kennedy, Johnson, i Clinton - Bill e Hillary - Obama è riuscito. Per un Presidente che già sostenitori e nemici consideravano in caduta libera, questa legge garantisce che il suo nome sarà scritto nella storia dei veri riformisti americani.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

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