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Scuola & Istruzione :: LA SCUOLA E L'OSCURAMENTO MEDIATICO
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LA SCUOLA E L'OSCURAMENTO MEDIATICO
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Venerdì, 30 Ottobre 2009:


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LA SCUOLA E L'OSCURAMENTO MEDIATICO


Il CPS Coordinamento Precari Scuola di Napoli e di Avellino indice per venerdì 6 novembre, alle ore 16, un sit-in davanti alla sede regionale della RAI sita in Viale Marconi Fuorigrotta Napoli , in concomitanza ad analoghe iniziative in altre regioni, per protestare contro l’oscuramento mediatico di cui siamo stati vittime.
Dalla fine di agosto, i precari di tutta Italia si sono mobilitati per protestare contro i tagli all’istruzione. In realtà, la nostra lotta per la difesa della scuola pubblica e del nostro posto di lavoro dura da più di un anno, da quando, cioè, si è palesato il progetto del governo di smantellare il sistema pubblico di istruzione, formazione e ricerca. Lo scempio che ora è sotto gli occhi di tutti era prevedibile fin da allora, da quando, con la Legge 133, il governo ha deciso di tagliare 8 miliardi di euro alla scuola, con conseguente riduzione dell’organico di 87.000 docenti e 43.000 ATA in tre anni. Il destino di noi precari, da allora, è segnato: una parte consistente di noi verrà estromessa definitivamente dal mondo della scuola.
La drammaticità della nostra situazione, però, è stata taciuta dai mezzi di informazione. Per rompere il muro di silenzio che per lungo tempo ha circondato le nostre mobilitazioni, abbiamo dovuto mettere in atto le forme più eclatanti di protesta, dalle occupazioni dei provveditorati ai presìdi permanenti, dagli incatenamenti agli scioperi della fame. Siamo dovuti ricorrere a forme di mobilitazione ad alto impatto mediatico, per avere i riflettori puntati su di noi per qualche giorno. Ma, passati i momenti più “caldi”, è calato nuovamente il sipario sul precariato scolastico. Persino la nostra manifestazione nazionale del 3 ottobre, salvo rare eccezioni, è passata sotto silenzio ed è stata completamente oscurata proprio dalla manifestazione per la libertà d’informazione. Certo, non sono mancate interviste, foto, riprese, ma di tutto questo materiale ben poco è stato effettivamente mandato in onda dalle televisioni o pubblicato sui giornali. Se si è parlato di scuola, lo si è fatto per lo più facendo sentire una sola campana, quella del governo e del ministro dell’istruzione, che mistificano la realtà e presentano come provvidenziali provvedimenti che in realtà distruggono la scuola.
In Campania, poi, dove i tagli sono maggiori rispetto a tutte le altre regioni d’Italia, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale. Nella regione con il più alto tasso di disoccupazione e di dispersione scolastica, il governo, anziché investire, decide di tagliare risorse e, dunque, posti di lavoro, alla scuola.
Se i mezzi d’informazione si occupassero costantemente della scuola, raccontando ciò che veramente sta accadendo, dietro i grembiulini, il voto in condotta e il “salvaprecari”, non avremmo bisogno di salire sui tetti o di metterci in mutande davanti ai provveditorati.
Chiediamo, dunque, alla stampa e ai mezzi d’informazione di raccontare il paese reale, non quello delle “escort” e dei festini, ma quello delle lotte sociali e delle mobilitazioni dei lavoratori. Noi continueremo la nostra battaglia per il ritiro dei tagli, per la difesa del diritto al lavoro e del diritto allo studio sanciti dalla Costituzione, e lo faremo mettendo in campo tutte le forme di mobilitazione che riterremo opportune. Chiediamo dunque che, diversamente da quanto accaduto sino ad ora, i mezzi d’informazione diano adeguato spazio alla voce dei precari ed invitiamo ad aderire e partecipare al sit-in non solo il mondo della scuola, ma anche la società civile e tutte quelle forze che hanno a cuore la difesa della democrazia, della Costituzione e della scuola pubblica. La scuola pubblica è un patrimonio inestimabile di tutta la società e costituisce, forse, l’ultimo baluardo di democrazia nel nostro paese. La sua difesa, pertanto, è interesse di tutti, non solo dei precari, ed è per questo che i media hanno il dovere di informare.

Coordinamento Precari Scuola Napoli e Avellino


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Messaggio La Tecnica della Scuola riporta la notizia del sit-in del 6 
 
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Martedì, 3 Novembre 2009:


La Tecnica della Scuola riporta la notizia del sit-in del 6 Novembre davanti alle sedi regionali della RAI citando il comunicato stampa del CPS
 



 
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Messaggio Dcumento che il CPS NAPOLI e il CPS AVELLINO consegneranno 
 
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Giovedì, 5 Novembre 2009:


Questo è il documento che il CPS NAPOLI e il CPS AVELLINO consegneranno ai Direttori RAI.
Abbiamo considerato che alle 17:20 circa vanno in onda i TG REGIONALI, quindi noi chiederemo la possibilità (REMOTA) di avere un collegamento in diretta e non lasceremo il presidio fino al termine del TG stesso!!!
Dobbiamo solo incrociare le dita per il tempo meteorologico avverso!!!


Al direttore della RAI Regione Campania, Francesco Pinto
Al direttore della redazione giornalistica della RAI Regione Campania, Massimo Milone

Il Coordinamento Precari Scuola di Napoli ed il Coordinamento Precari Scuola di Avellino, attraverso il sit-in di oggi, 6 novembre 2009, davanti alla sede regionale della RAI, hanno voluto denunciare l’oscuramento mediatico di cui siamo vittime da più di un anno, da quando, cioè, abbiamo iniziato la nostra battaglia per la difesa della scuola pubblica e del nostro posto di lavoro.

La Legge 133/08 e la finanziaria 2009, infatti, hanno previsto un piano di tagli di risorse e, dunque, di posti di lavoro che cambierà completamente il volto del sistema scolastico, sferrando il colpo di grazia alla scuola pubblica. Per il triennio 2009/2012 sono previsti tagli per 7 miliardi e 832 milioni di euro per la scuola, mentre 1 miliardo e 441 milioni verranno sottratti all’università; verranno, inoltre, congelati i finanziamenti agli enti di ricerca, e ridotti quelli alle istituzioni artistiche e musicali. Il governo decide così di tagliare nel settore della conoscenza e della formazione, quel settore che, al contrario, sarebbe necessario potenziare con adeguati investimenti , perché di vitale importanza alla crescita e allo sviluppo economico del paese.

I tagli imposti alla scuola dal ministro Tremonti non solo costituiscono un gravissimo attacco al diritto al lavoro, in quanto determineranno una riduzione dell’organico di circa 87.000 docenti e 43.000 ATA, ma avranno altresì ripercussioni didattiche disastrose. L’introduzione del maestro unico nella scuola primaria, l’innalzamento del rapporto alunni/docente e la conseguente formazione di classi sempre più numerose, la riduzione dell’orario scolastico, la ridefinizione dei curricoli e la scomparsa delle sperimentazioni, la riduzione delle ore di sostegno per gli alunni diversamente abili, sono tutte scelte che incideranno negativamente sulla qualità didattica.

Per l’a.s. 2009/2010, i tagli ammontano a 42.500 docenti e 15.000 ATA. I primi a pagarne le conseguenze sono proprio i precari che, dopo anni di incarichi su cattedre vacanti, si ritroveranno senza lavoro. Se prima la prospettiva, seppur incerta, era l’assunzione in ruolo, adesso per molti precari l’unica prospettiva reale è la disoccupazione.

Il grosso dei tagli agli organici è concentrato nelle regioni meridionali; la Campania è quella più colpita, con ben 8.200 posti in meno. Il governo decide di sottrarre risorse, e quindi posti di lavoro, proprio al Mezzogiorno d’Italia, dove persiste il più alto tasso di dispersione scolastica, dove la scuola costituisce un punto di riferimento per i giovani e per le loro famiglie e, talvolta, l’unica alternativa alla strada, alla criminalità ed alla delinquenza. Il problema della scuola, dunque, non è soltanto un problema occupazionale, ma un vero e proprio problema sociale.

A nostro avviso, si tratta di un attacco senza precedenti al diritto al lavoro ed al diritto allo studio, sanciti dalla Costituzione.

Da più di un anno il nostro Coordinamento, così com’è avvenuto in ogni parte d’Italia, si è mobilitato contro quello che, senza esagerazioni, possiamo definire un licenziamento di massa. Abbiamo messo in campo, sia a livello locale che a livello nazionale, tutte le iniziative che abbiamo ritenuto più efficaci per coinvolgere l’opinione pubblica, per sensibilizzare non solo i soggetti direttamente coinvolti nel mondo della scuola, ma anche la società civile stessa, perché riteniamo che la scuola sia patrimonio di tutti e che la sua difesa sia interesse comune. Ma, in questa battaglia, ci siamo dovuti scontrare contro il muro di silenzio dei media che, anziché sostenerla con un’adeguata informazione, hanno spesso colpevolmente taciuto la drammaticità della nostra situazione. Questo silenzio ha contribuito ad isolare la nostra mobilitazione, laddove, al contrario, c’era bisogno di estenderla al maggior numero di soggetti possibile.

Per uscire da questo isolamento, abbiamo dovuto mettere in atto le forme più eclatanti di protesta, dalle occupazioni dei provveditorati ai presìdi permanenti, dagli incatenamenti agli scioperi della fame. Siamo dovuti ricorrere a forme di mobilitazione ad alto impatto mediatico, per avere i riflettori puntati su di noi per qualche giorno. Ma, passati i momenti più “caldi”, è calato nuovamente il sipario sul precariato scolastico. Persino la nostra manifestazione nazionale del 3 ottobre, salvo rare eccezioni, è passata sotto silenzio ed è stata completamente oscurata proprio dalla manifestazione per la libertà d’informazione. In quella occasione abbiamo chiesto ed ottenuto di intervenire dal palco di Piazza del popolo, per fare arrivare la nostra voce alle migliaia di persone che erano lì per difendere un diritto fondamentale della nostra Costituzione come la libertà di stampa. Ma, la nostra presenza non era esente da critiche, anzi, abbiamo posto con forza la necessità che i mezzi d’informazione si occupassero del paese reale, quello delle lotte sociali e delle mobilitazioni dei lavoratori, non quello delle “escort” e dei festini.

Certo, non sono mancate interviste, foto, riprese, ma di tutto questo materiale ben poco è stato effettivamente mandato in onda dalle televisioni o pubblicato sui giornali. Se si è parlato di scuola, lo si è fatto per lo più facendo sentire una sola campana, quella del governo e del ministro dell’istruzione, che mistificano la realtà e presentano come provvidenziali provvedimenti che in realtà distruggono la scuola.

La scuola pubblica costituisce un pilastro insostituibile della nostra società e della nostra democrazia, e il pericolo di smantellamento del sistema pubblico di istruzione, formazione e ricerca è reale. Tale situazione esige un’informazione costante e puntuale, mentre finora è stata sporadica, parziale e, spesso, mistificata.Riteniamo che i mezzi di informazione, in primis il servizio pubblico, abbiano il dovere di raccontare la verità, e l’unico modo per farlo è dare voce ai diretti interessati: i precari. Siamo gli unici a conoscere il problema in tutti i suoi aspetti, in quanto lo viviamo sulla nostra pelle ogni giorno, ma soprattutto per le competenze che ci sono proprie e che non appartengono neppure ai rappresentanti del governo e delle istituzioni.

Per questo motivo chiediamo servizi giornalistici più fedeli alla realtà, ma soprattutto di partecipare in prima persona a quei programmi di approfondimento politico, culturale e sociale, come Annozero e Ballarò, che non di rado si occupano di tematiche del lavoro e che, spesso, hanno dato voce ai protagonisti di alcune delle vertenze più significative del nostro paese. Anche i precari hanno diritto ad avere uno spazio per spiegare cosa sta accadendo nel mondo della scuola.

I Coordinamenti Precari Scuola di Napoli ed Avellino, pertanto, chiedono a Voi direttori della sede regionale della RAI di farsi portavoce presso la sede nazionale delle nostre istanze.

Sicuri di un vostro immediato interessamento, ringraziamo anticipatamente e porgiamo distinti saluti.

COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA NAPOLI
COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA AVELLINO


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