Martedì 13 Giugno 2006
Proposte Circoscrizioni: la Seconda e gli immigrati
Signor direttore, già da alcuni mesi, ma in modo più evidente nelle ultime settimane, in città si è ridato vita a confronti e dibattiti sul tema della partecipazione dei cittadini al ruolo ed alle attività delle istituzioni. L’argomento non è nuovo e, anzi, rischia ormai di risultare obsoleto nella riproposizione di assiomi e teorie che, benché già note, trovano solo parziale applicazione. Tali sono i confronti che si aprono sui temi del bilancio partecipato, della progettazione (urbanistica, ma non solo) partecipata, delle scelte amministrative partecipate ecc. All’inizio del presente mandato, nel 2003, in seconda Circoscrizione abbiamo voluto estendere alla cosiddetta Commissione sicurezza civica e bilancio la competenza della Partecipazione. Ciò ci è parso naturale, considerando tale aspetto una peculiarità se non la priorità stessa della Circoscrizione e ci parrebbe opportuno che in fase di modifica del Regolamento per il funzionamento delle Circoscrizioni tale attribuzione venisse da esso acquisita. Ci sembra un tema non meno importante della sicurezza; sicuramente non disgiungibile. In quanto alla sicurezza, infatti, ci sta sempre più a cuore quella sociale; e qui la partecipazione trova una significativa possibilità di intervento. Oltre alla denominazione della Commissione citata, per noi la partecipazione si è concretizzata in numerose dichiarazioni espresse in svariati documenti, nell’istituzione delle Assemblee di quartiere (otto ad oggi), in innumerevoli incontri con il territorio e le associazioni che in esso vivono e operano, nel favorire l’incontro e la collaborazione tra le differenti realtà aggregative e tra queste e l’Amministrazione, nella ricerca e creazione di luoghi pubblici e di socialità quali la sala civica “vecchio lavatoio” di via Rampinelli e, nostra battaglia tuttora in corso, una da realizzare nel quartiere Crocifissa Di Rosa. Il coinvolgimento dei cittadini anziani è ed è sempre stato l’impegno più evidente; attualmente però la nostra attenzione è indirizzata anche all’elaborazione di un progetto che si rivolga ai più giovani, pensando soprattutto ai diciottenni ormai prossimi all’ingresso nel mondo adulto ma paradossalmente meno coinvolti dalla scuola, dagli ambienti educativi, dall’associazionismo, dal volontariato, dalle istituzioni. Nello stesso tempo, il tema della partecipazione oggi, a Brescia, non può non riguardare ed incontrarsi anche con quello degli stranieri. Emerge come una questione non rinviabile, soprattutto per il capoluogo di una provincia che conta circa 150.000 cittadini extracomunitari, occupando il terzo posto in Italia come numero di presenze. Brescia, grazie anche ad un tessuto sociale frutto di una viva ed accogliente comunità ecclesiale e civile, nonché per il determinante ruolo dell’associazionismo e del volontariato, dimostra un buon grado di ospitalità e, rispetto ai numeri elevati, anche una discreta capacità di favorire integrazione. La questione non pare dunque distinguibile da quella più generale della partecipazione: anche quella degli stranieri deve passare attraverso la vita dei quartieri e delle circoscrizioni; ciò favorirebbe il loro riconoscimento, il costituirsi in associazioni, l’adeguata assunzione di doveri e responsabilità. Solo dopo un così ampio percorso si potrà prendere in considerazione l’ipotesi di una loro rappresentanza nelle istituzioni, se non addirittura la partecipazione alla vita amministrativa della città mediante l’espressione del voto. Invertire l’ordine di tali percorsi non sarebbe, a mio avviso, auspicabile né, forse, neppure ragionevole. Si potrebbe obiettare che la partecipazione sia già un tema complesso nel solo tentativo di avvicinare alle istituzioni i cittadini bresciani; troppo prematuro sarebbe il coinvolgimento di quelli stranieri. Mi pare però che altrettanto impegnativa sia, per esempio, una riflessione da attuare nei confronti dei problemi di viabilità e il fronteggiare il continuo aumento dei mezzi di trasporto privati; eppure procedono per gradi, ma contemporaneamente, cantieri Lam, metrobus, lavori per la realizzazione di parcheggi, rotatorie ecc... Per problemi complessi servono soluzioni complesse. Non si può rimandare la partecipazione dei cittadini stranieri solo dopo che (quando?!) sarà ben organizzata quella dei cittadini bresciani. Allo stesso modo, come amministratori, non possiamo permetterci di commettere l’errore della non accoglienza giustificando tale atteggiamento e imputandone la causa alle diverse concezioni nell’ambito della legalità, delle modalità di rappresentanza e partecipazione alla vita pubblica ecc. Dovrebbe far scuola il ricordo che dove, negli anni passati, le comunità ecclesiali e religiose bresciane non sono state sufficientemente accoglienti nei confronti delle differenti modalità di espressione, dei riti, canti, balli, gestualità ecc. gli stranieri si sono organizzati diversamente cosicché oggi a Brescia pullulano sette e la stessa Chiesa cattolica faticosamente è impegnata anche attraverso l’opera di sacerdoti stranieri in un tentativo di riavvicinamento. Analogamente, è secondo me auspicabile e necessario che la comunità civile sia capace di accogliere le differenti modalità di presenza nel pubblico. E perché proprio nella seconda Circoscrizione prendono corpo tali riflessioni sull’integrazione e la partecipazione degli immigrati? In effetti, anche nel nostro territorio esistono ragioni significative: la vicinanza con il residence Prealpino, la presenza della Stocchetta che è parrocchia per gli immigrati cattolici, l’elevato numero di badanti nei quartieri di Crocifissa Di Rosa, Costalunga e Mompiano e, soprattutto, la possibilità di un confronto sereno su un tema di non facile analisi. Sono estremamente consapevole della strumentalità che soprattutto alcune forze politiche potrebbero attuare nei confronti di chi accettasse la sfida di tali riflessioni ma, senza dimenticare l’impegno assunto con i cittadini bresciani e la fedeltà dovuta a quanti con il loro voto mi hanno espresso fiducia, mi è spontaneo rispondere con le parole di don Lorenzo Milani: “Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.
Giuseppe Ungari vice presidente Seconda Circoscrizione














































