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Domenica, 16 Novembre : 2008 di Natalia Danesi, Brescia Oggi
IL CASO. Una lettera aperta al sindaco
I volontari e i responsabili della Tenda di Abramo, l’associazione che gestisce una casa d’accoglienza con 20 posti letto per stranieri senza casa in viale Venezia, sono preoccupati per il clima che si respira in tema di immigrazione. Un clima che si fa, dicono, sempre più teso. Sono così preoccupati che hanno deciso di prendere la penna in mano e scrivere una lettera aperta al sindaco Adriano Paroli.
SI CHIEDONO quale sorte avranno i richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria dopo la sospensione del progetto «Brescia accoglie», che forniva risposte in termini di inserimento lavorativo e abitativo. La Tenda era uno degli enti che collaboravano con il Comune per ospitare questa categoria di stranieri. Riceveva, in cambio, uno stanziamento per coprire le rette (che versano tutti gli ospiti, con regolare permesso di soggiorno, ed è di 130 euro al mese). «Se il Comune taglia i fondi - spiega Sofia Santi, una delle responsabili con Silvia Antonelli e Alberto Tinti e a padre Enea Mauri, presidente - queste persone restano in stand by, senza un’attività e un posto dove stare. Rimangono sul territorio in attesa che venga riconosciuto lo status, ma non possono pagare né la nostra retta, né altri alloggi». Per ora l’associazione ne sta ospitando tre, che una volta regolarizzati potranno restituire questa sorta di «prestito. «Ma è chiaro - spiega Sofia - che se dovessero diventare 10, le cose sarebbero più difficili».
Gli operatori della Tenda sono in allarme anche per la chiusura o conversione dello sportello di via Saffi. che svolge funzioni «insostituibili» ed è «fondamentale - spiegano - per la varietà di proposte offerte e perché gli operatori hanno negli anni costruito competenze, collaborazioni di rete e promozione dell’inclusione degli stranieri».
I tagli che il Comune ha adottato o intende adottare, per la Tenda, sono lesivi «dei diritti degli immigrati, sia dei richiedenti asilo, sia di chi vive nella nostra città e ha diritto di ricevere servizi essenziali: orientamento al lavoro, ricerca alloggio, assistenza per le pratiche, ricongiungimenti». Non solo, sono «un passo indietro» e rischiano di far mancare «riferimenti per garantire un servizio finalizzato non solo alla prima accoglienza, ma all’integrazione».
La Tenda a Paroli:
«Immigrati, i tagli ci preoccupano»
«Immigrati, i tagli ci preoccupano»
SI CHIEDONO quale sorte avranno i richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria dopo la sospensione del progetto «Brescia accoglie», che forniva risposte in termini di inserimento lavorativo e abitativo. La Tenda era uno degli enti che collaboravano con il Comune per ospitare questa categoria di stranieri. Riceveva, in cambio, uno stanziamento per coprire le rette (che versano tutti gli ospiti, con regolare permesso di soggiorno, ed è di 130 euro al mese). «Se il Comune taglia i fondi - spiega Sofia Santi, una delle responsabili con Silvia Antonelli e Alberto Tinti e a padre Enea Mauri, presidente - queste persone restano in stand by, senza un’attività e un posto dove stare. Rimangono sul territorio in attesa che venga riconosciuto lo status, ma non possono pagare né la nostra retta, né altri alloggi». Per ora l’associazione ne sta ospitando tre, che una volta regolarizzati potranno restituire questa sorta di «prestito. «Ma è chiaro - spiega Sofia - che se dovessero diventare 10, le cose sarebbero più difficili».
Gli operatori della Tenda sono in allarme anche per la chiusura o conversione dello sportello di via Saffi. che svolge funzioni «insostituibili» ed è «fondamentale - spiegano - per la varietà di proposte offerte e perché gli operatori hanno negli anni costruito competenze, collaborazioni di rete e promozione dell’inclusione degli stranieri».
I tagli che il Comune ha adottato o intende adottare, per la Tenda, sono lesivi «dei diritti degli immigrati, sia dei richiedenti asilo, sia di chi vive nella nostra città e ha diritto di ricevere servizi essenziali: orientamento al lavoro, ricerca alloggio, assistenza per le pratiche, ricongiungimenti». Non solo, sono «un passo indietro» e rischiano di far mancare «riferimenti per garantire un servizio finalizzato non solo alla prima accoglienza, ma all’integrazione».














































