Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Venerdì, 18 Dicembre 2009 MARCELLO SORGI, La Stampa
La vera svolta è tutta interna al centro-destra
No, non deve affatto ingannare, il tono zuccheroso con cui un Berlusconi ancora incerottato ha accompagnato la sua uscita dall’ospedale e l’offerta di dialogo a Casini e Bersani, leader dell’opposizione che ha detto di aver sentito vicini in questi giorni, a differenza di altri (Di Pietro) che incitano alla violenza.
Già mercoledì sera - partecipando al telefono al vertice del Pdl, che pure in sua assenza si teneva a casa sua, e che ha varato gran parte delle candidature per le regionali e un comunicato con l’offerta di un “patto democratico” rivolta alla parte meno estrema dell’opposizione – il premier aveva capito che in questo momento, con la questione giustizia ancora tutta aperta, il “processo breve” e il “legittimo impedimento” in cottura al Senato e alla Camera, è difficile aspettarsi collaborazione dai suoi avversari. Qualcosa verrà, magari, da Casini, che sulla giustizia aveva già fatto un’apertura nel suo incontro a due con il Cavaliere. Ma solo qualcosa. E la risposta fredda di Bersani ieri è già un’anticipazione del “non possumus” del Pd. In ogni caso, già solo un confronto meno avvelenato in Parlamento, sarebbe un risultato.
In realtà la svolta maturata in occasione dell’aggressione al presidente del consiglio è tutta interna al Pdl. Dopo la visita di Fini al San Raffaele e nel clima di solidarietà che lo circondava, Berlusconi s’è reso conto che politicamente l’impressione destata dalla drammatica domenica milanese poteva essere spesa meglio all’interno del centrodestra, piuttosto che in un’ impossibile, al momento, riapertura di dialogo con l’opposizione. Con una maggioranza pacificata (almeno per un po’) e con un Fini accontentato da una linea più moderata del Pdl, che tiene conto anche di molte delle riserve espresse dal presidente della Camera negli ultimi tempi, il Cavaliere può provare ad affrontare il passaggio più delicato della ripresa politica dopo le Feste: appunto, la giustizia, e al suo interno la protezione dai processi per il premier caduta dopo la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano. La mano tesa verso Bersani e Casini (quest’ultimo, non va dimenticato, alla vigilia dell’aggressione in un’intervista alla Stampa s’era offerto di guidare una coalizione “repubblicana” con il centrosinistra il caso di elezioni), tuttavia, rimane. Come espediente tattico per evitare che l’Udc, nelle regioni più contendibili, tipo Lazio e Puglia, finisca alleata del Pd. O come alibi da spendere di qui a poco, nel caso, purtroppo probabile, di una ripresa delle ostilità.














































