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Mercoledì, 16 Dicembre 2009 Claudio Buizza
La Vilardi e Venturini
Ristabilire un ordine alle cose
Ristabilire un ordine alle cose
Egregio direttore, l'assessore all'Urbanistica del Comune di Brescia, dottoressa Paola Vilardi, in una intervista del 7 dicembre ha inopportunamente chiamato in causa Mario Venturini, suo predecessore per 10 anni consecutivi. L'assessore Vilardi avrebbe dovuto avere l'accortezza di consultare qualche collaboratore di Mario Venturini, tuttora in organico al Comune di Brescia, per cogliere e tenere conto dell'incommensurabile diversità di posizioni - del tutto legittime - tra quanto propone questa fase politico amministrative e le idee sulla città e su «questa città» che nel tempo ha formulato Mario Venturini. Pensieri e scritti pubblicati, che con alcuni amici cercheremo di raccogliere per lasciare un ricordo non solo di un'azione amministrativa ma di un pensiero alto sulla città e sulle politiche urbane. Essi provano con tutta evidenza che le posizioni di Venturini sono assai diverse da quelle dell'assessore Vilardi.
Venturini ha propugnato un' idea di città, attraverso atti concreti, fondati sul principio - per lui irrinunciabile - dell'indispensabilità di un progetto pubblico di città, che tiene conto della pluralità dei soggetti, tra cui i privati. Non viceversa, e cioè una attività di accompagnamento «dolce» degli interessi e dei progetti degli operatori privati. O peggio, come nella medesima pagina del giornale scrive il giornalista, «realizzare ciò che i cittadini chiedono», definito un concetto caro al sindaco Paroli.
Venturini ha sempre considerato un dovere provvedere attraverso le politiche pubbliche di piano (compresa la tanto osteggiata norma che obbliga a realizzare edilizia convenzionata nei piani la cui slp supera i 7.000 metri quadri, sempre osteggiata dalla opposizione di quel periodo) alla dotazione di un ampio demanio di aree e di vincoli finalizzati alla creazione di edilizia a costi controllati (da 1.440 a 1.600 euro al mq di slp). Non lo ha solo dichiarato, lo ha fatto concretamente ed i risultati consistenti hanno contribuito non poco ad alimentare l'unico settore residenziale vivace in città, contribuendo a calmierare anche il resto del mercato residenziale nuovo. Più avanti si potrà discutere serenamente di quei risultati e confrontarli con quanto verrà prodotto dalle nuove decisioni.
Guardando all'Europa che ben conosceva, Venturini ha sempre dichiarato l'indispensabilità di politiche urbane forti a sostegno del trasporto pubblico locale, in un quadro sovraccomunale, cooperando per la realizzazione dei progetti Lam, a favore della mobilità ciclabile, per moderare l'afflusso senza senso di auto private in centro storico che arrecano, queste sì, solo danni ai residenti e li fanno fuggire in periferia. E poi ha praticato la politica di creare all'interno di ogni trasformazione urbana luoghi pubblici, giardini, piazze o costruzioni per servizi, comunque luoghi d'incontro e di relazione perché solo in questo modo le periferie diventano un po' meno periferie, la socialità cresce e forse anche qualche forma di solidarietà che ci fa essere meno stranieri anche tra bresciani doc. Non pensava certo che potessero bastare i vasi di fiori.
Potrei aggiungere molte cose riguardo i luoghi attraversati dal metro bus e sulle stazioni, come sul progetto Carmine realizzato, «fallimentare nella pratica» a detta di Vilardi a differenza del progetto di Via Milano della giunta Paroli «che ha una marcia in più». Però non spiega in cosa consista questa marcia in più. Anche qui vedremo i risultati. O sulla acquisizione tanto auspicata quanto faticosa a seguito di lunghissime trattative con il demanio militare, di Campo Marte e della Polveriera a Mompiano, che da grande risorsa per la città viene derubricata, sempre dall'assessore Vilardi, al rango di «debito».
Quindi la discontinuità c'è. E' forte, chiara, sostanziale. Ed il disegno alternativo non è purtroppo un disegno percepibile sul quale confrontarsi, se non una volontà dichiarata a più riprese di un Comune che si ritira progressivamente dall'esercizio di un ruolo attivo di indirizzo e di regolazione forte. Un Comune che rinuncia a progettare le aree di trasformazione, un Comune che modificherà radicalmente le norme tecniche di attuazione del Prg. Troppo rigide!
Ma staremo a vedere e discutere se possibile. Finora non lo è stato poiché tutte le decisioni sono state prese in fretta e fuori dal piano. Senza possibilità di confronto come stabilisce così chiaramente la legge regionale 12. Ecco, questo era il cruccio di Mario Venturini negli ultimi tempi: vedere in pochi atti smantellata una politica urbanistica ultradecennale che egli si era sempre sforzato di costruire cercando di persuadere fino all'ultimo istante coloro che dichiaravano di non condividere queste scelte.
Riteneva che tra persone ragionevoli la logica alla fine potesse mettere d'accordo. Anche i più renitenti e si è conquistato una stima sempre dichiarata, ma poi smentita dai fatti.
Gli procurava un enorme dispiacere, negli ultimi mesi di vita, dover assistere allo smantellamento di piani, progetti e costruzioni (abbandono dei progetti di riqualificazione delle stazioni e del tracciato del metrobus, variante per il centro logistico al Parco delle Cave. demolizione delle torri di san Polo, della pensilina di Piazza Rovetta, delle corsie Lam, della ludoteca in centro storico e così via) senza che dalla società civile bresciana si sollevassero voci critiche, qualche dissenso autorevole, documentato. Tanto che si sentì in dovere di scrivere, di intervenire di persona in incontri pubblici, di alimentare in continuazione discussioni in gruppi più ristretti di amici, anche quando la sua salute non lo assisteva più.
Questo per ristabilire un ordine alle cose.
Claudio Buizza
Venturini ha propugnato un' idea di città, attraverso atti concreti, fondati sul principio - per lui irrinunciabile - dell'indispensabilità di un progetto pubblico di città, che tiene conto della pluralità dei soggetti, tra cui i privati. Non viceversa, e cioè una attività di accompagnamento «dolce» degli interessi e dei progetti degli operatori privati. O peggio, come nella medesima pagina del giornale scrive il giornalista, «realizzare ciò che i cittadini chiedono», definito un concetto caro al sindaco Paroli.
Venturini ha sempre considerato un dovere provvedere attraverso le politiche pubbliche di piano (compresa la tanto osteggiata norma che obbliga a realizzare edilizia convenzionata nei piani la cui slp supera i 7.000 metri quadri, sempre osteggiata dalla opposizione di quel periodo) alla dotazione di un ampio demanio di aree e di vincoli finalizzati alla creazione di edilizia a costi controllati (da 1.440 a 1.600 euro al mq di slp). Non lo ha solo dichiarato, lo ha fatto concretamente ed i risultati consistenti hanno contribuito non poco ad alimentare l'unico settore residenziale vivace in città, contribuendo a calmierare anche il resto del mercato residenziale nuovo. Più avanti si potrà discutere serenamente di quei risultati e confrontarli con quanto verrà prodotto dalle nuove decisioni.
Guardando all'Europa che ben conosceva, Venturini ha sempre dichiarato l'indispensabilità di politiche urbane forti a sostegno del trasporto pubblico locale, in un quadro sovraccomunale, cooperando per la realizzazione dei progetti Lam, a favore della mobilità ciclabile, per moderare l'afflusso senza senso di auto private in centro storico che arrecano, queste sì, solo danni ai residenti e li fanno fuggire in periferia. E poi ha praticato la politica di creare all'interno di ogni trasformazione urbana luoghi pubblici, giardini, piazze o costruzioni per servizi, comunque luoghi d'incontro e di relazione perché solo in questo modo le periferie diventano un po' meno periferie, la socialità cresce e forse anche qualche forma di solidarietà che ci fa essere meno stranieri anche tra bresciani doc. Non pensava certo che potessero bastare i vasi di fiori.
Potrei aggiungere molte cose riguardo i luoghi attraversati dal metro bus e sulle stazioni, come sul progetto Carmine realizzato, «fallimentare nella pratica» a detta di Vilardi a differenza del progetto di Via Milano della giunta Paroli «che ha una marcia in più». Però non spiega in cosa consista questa marcia in più. Anche qui vedremo i risultati. O sulla acquisizione tanto auspicata quanto faticosa a seguito di lunghissime trattative con il demanio militare, di Campo Marte e della Polveriera a Mompiano, che da grande risorsa per la città viene derubricata, sempre dall'assessore Vilardi, al rango di «debito».
Quindi la discontinuità c'è. E' forte, chiara, sostanziale. Ed il disegno alternativo non è purtroppo un disegno percepibile sul quale confrontarsi, se non una volontà dichiarata a più riprese di un Comune che si ritira progressivamente dall'esercizio di un ruolo attivo di indirizzo e di regolazione forte. Un Comune che rinuncia a progettare le aree di trasformazione, un Comune che modificherà radicalmente le norme tecniche di attuazione del Prg. Troppo rigide!
Ma staremo a vedere e discutere se possibile. Finora non lo è stato poiché tutte le decisioni sono state prese in fretta e fuori dal piano. Senza possibilità di confronto come stabilisce così chiaramente la legge regionale 12. Ecco, questo era il cruccio di Mario Venturini negli ultimi tempi: vedere in pochi atti smantellata una politica urbanistica ultradecennale che egli si era sempre sforzato di costruire cercando di persuadere fino all'ultimo istante coloro che dichiaravano di non condividere queste scelte.
Riteneva che tra persone ragionevoli la logica alla fine potesse mettere d'accordo. Anche i più renitenti e si è conquistato una stima sempre dichiarata, ma poi smentita dai fatti.
Gli procurava un enorme dispiacere, negli ultimi mesi di vita, dover assistere allo smantellamento di piani, progetti e costruzioni (abbandono dei progetti di riqualificazione delle stazioni e del tracciato del metrobus, variante per il centro logistico al Parco delle Cave. demolizione delle torri di san Polo, della pensilina di Piazza Rovetta, delle corsie Lam, della ludoteca in centro storico e così via) senza che dalla società civile bresciana si sollevassero voci critiche, qualche dissenso autorevole, documentato. Tanto che si sentì in dovere di scrivere, di intervenire di persona in incontri pubblici, di alimentare in continuazione discussioni in gruppi più ristretti di amici, anche quando la sua salute non lo assisteva più.
Questo per ristabilire un ordine alle cose.
Claudio Buizza

















































