Lam, via Cremona ancora perplessa
Commercianti insoddisfatti, residenti più favorevoli: «Ma le vie laterali si intasano»
di Mimmo Varone Quattro di pomeriggio in una «strada delle Lam». Via Cremona sonnecchia al sole di un marzo caldo, libera e pulita. Sui marciapiedi larghi e lastricati di pietra nera, nonni pazienti spingono nipotini in carrozzina senza gimkane tra le auto. Coppie di anziani occhieggiano le vetrine senza fretta. Si vive bene da quelle parti, ora che i cantieri sono un ricordo del passato? Si direbbe di sì, al colpo d’occhio. E invece sotto la superficie immobile e paciosa si agitano scontentezze e rimpianti per il caos che fu. Nella via che ancora non è centro storico e vive di vita propria, i negozi non mancano. C’è di tutto da guardare e comprare, dagli abiti alle scarpe, dai fiori ai marchingegni elettronici, senza andar lontano. Ci sono negozi antichi, ma ne hanno aperto di nuovi come la «Sforneria», che condisce l’aria di profumi di pizze e pane fresco. Non dovevano fuggire in massa? Tornano in mente le feroci polemiche del tempo dei cantieri. A un paio d’anni di distanza, la «strada delle Lam» a sud del centro evocherebbe la serenità vuota di una città mediterranea all’ora della siesta, non fosse per la nordica pulizia. E tuttavia dentro i negozi resta un malcelato rancore da «felice isolamento». Ogni tanto un bus della linea 1 passa, anch’esso senza fretta, sulla corsia di cui è padrone assoluto. Sotto le pensiline di plexiglas e acciaio che strapazzano le architetture anni Cinquanta d’intorno, gruppetti di ragazze chiacchierano e aspettano. Qualche signora si tira dietro il carrellino della spesa su un territorio urbano senza insidie. Tutto continua a parlare agli occhi di tranquillo tran tran. E invece è solo il centro di un quartiere di anziani. Neanch’essi contenti. Si sentono ingannati da quella corsia lastricata, che ha confinato le auto sugli ingressi delle loro case, nelle stradine laterali. «Era meglio la strada di prima - sentenzia Francesco, a spasso con il nipotino -; qui verso le sei del pomeriggio è tutta una coda di auto per via della carreggiata ristretta, e anche questo marciapiede non separato dalla corsia Lam è pericoloso». Ammette di non essere competente, tuttavia, «volevano incentivare i bus - aggiunge -, ma non li vedo, e si continua ad andare in auto». Insomma, «esteticamente è bella, ma chi ci abita non vede grossi vantaggi». Giuliana Curti ci lavora, in via Cremona. Viene da Bagnolo Mella e insegna al Piamarta. «Tutti i giorni impiego anche 40 minuti per arrivare, a causa della rotatoria (quella all’incrocio con via Repubblica Argentina) che crea ingorghi pazzeschi», racconta. Morale, «vengo qui da otto anni e mi sembra tutto peggiorato». Ad aggiungere voce al coro è Elena. «Preferivo la strada com’era prima - sottolinea -; non mi piace più, perché è stata ristretta e le vie periferiche sono intasate di automobili, tanto che non riesco mai a trovare un parcheggio quando torno a casa». A Michela, giovane mamma, invece piace. «Ho sempre abitato qui - confessa -, e ora si gira più tranquillamente a piedi, hanno tolto un po’ di auto dalla strada e va bene». Andrebbe meglio - aggiunge - se la gente «non continuasse sempre a muoversi con l’automobile». Tuttavia, «la corsia Lam è un bell’intoppo, se uno è distratto può finire sotto un bus». E guarda il suo bambino con un moto di raccapriccio. Va da sé che qualche fan della Lam c’è, e si fa sentire. Giovanni Curnis abita 50 metri dopo l’inizio del senso unico, e per quei quattro passi deve fare un ampio giro, quando torna a casa in auto. Ma «ci sono i pro e i contro - osserva -, in compenso il traffico si è ridotto di molto e mi va bene così». Con lui si schiera Gabriella, che si lamenta solo dei parcheggi un po’ scarsi. In ogni caso, «anche ai tempi del doppio senso non ce n’erano molti di più». Una strada «meno trafficata e più bella da vedersi» piace pure a Rosa Lico, anche se «non uso le Lam e le strade laterali sono tutte intasate». Ma non riuscirebbe mai a convincere l’anziana Anna, che guarda la carreggiata, le «piastrelle di breve durata» della pavimentazione e «tutto questo è comodo solo quando devi attraversare - dichiara -, per il resto sono rimasti gli stessi problemi di una volta, non ne è valsa la pena». Per i commercianti, va da sé, c’è molto di più da essere scontenti, e trovarne uno che spezzi una lancia a favore del «nuovo corso» targato Lam è pressoché impossibile. «La strada è bella - dicono al bar Old Fashion -, ma la gente è abituata alle auto, i vigili sono sempre in agguato e si lavora molto meno». Per loro il guaio grosso è la sera, quando «i residenti occupano tutti i parcheggi e non si trova un posto, la via diventa un deserto e qui possiamo tranquillamente fare il solitario». E poi, «non capiamo la necessità di questa corsia Lam - aggiungono -, visto che ci passa un bus ogni 40 minuti, mentre prima passavano continuamente». Per la verità la frequenza non è quella, ma «bisogna starci sempre per convincersene». E da «Pretty abbigliamento» il discorso non è diverso. «È impensabile - dicono - impegnare una corsia solo per l’autobus, per non parlare delle multe a volontà degli ausiliari». Tra una cosa e l’altra, il commerciante calcola che il traffico «si è ridotto del 50 per cento, le code sono aumentate e ormai di soluzioni non ce ne sono». Da «Fiori & Fiori» di Tanya, la biondissima titolare parla di «disastro». I clienti «non vengono più per non prendere multe, con questo senso unico finisci in un vero labirinto e non viene più neanche l’elettricista che deve prendere soldi». Insomma, «si tratta come periferia una strada che fa parte del centro». Pure da «Estro abbigliamento», dall’altro lato, si lamenta un calo della clientela, ma tutto sommato «ne abbiamo risentito poco». La titolare sa che «ci sono altri motivi che spingono al risparmio», e non se la prende tanto con le Lam. Tuttavia, «prima la gente passava, ora deve venire apposta, e non trova neanche i parcheggi». Ma tant’è, «lamentarsi è inutile, meglio far funzionare quello che abbiamo». L’unica a non piangere davvero, però, è la «Sforneria», che lavora con clienti della zona, e “non certo con chi viene in automobile». Almeno una voce fuori dal coro c’è
.(1- continua)
















































