Il racconto di Alessandra Simone, vicequestore
«Ho visto ragazzine chiudersi nel silenzio dopo la violenza carnale. E donne anziane tremare per la paura e la vergogna»
Alessandra Simone
MILANO — «Ho visto ragazzine reggersi il viso tumefatto fra le mani, tenere gli occhi sempre bassi e chiudersi in un silenzio assoluto. Ho visto donne anziane tremare per la vergogna e poi terrorizzate alla vista — oltre lo specchio trasparente — del loro aguzzino che noi poliziotti avevamo appena arrestato e che loro dovevano riconoscere. Ma tutte quante, alla fine, giovanissime o anziane che fossero, le ho viste ritrovare il sorriso e le ho sentite dire, a me e ai miei ragazzi, "Grazie, mi avete ridato la forza di tornare a vivere"».
A parlare è il vicequestore aggiunto Alessandra Simone, calabrese d'origine, 40 anni, da tre responsabile della IV sezione della questura milanese che indaga sulle violenze sessuali e sui reati contro i minori. Con la sua squadra detiene un piccolo grande record: negli ultimi tempi si è occupata di quindici casi di stupro consumati per le strade di Milano, tutti risolti.
Dottoressa Simone, a Milano si deve parlare di emergenza stupri?
«In questo periodo particolare dell'anno le violenze sessuali consumate per strada aumentano, poi il fenomeno si attenua e le statistiche restano costanti. Piuttosto, negli anni ci troviamo di fronte a un trend sempre in crescita delle violenze commesse tra le mura domestiche e sui minori».
Le vittime come reagiscono a una violenza così brutale?
«Credo che la violenza sessuale sia il reato più grave che possa essere commesso, i traumi che ne derivano segnano la vittima per il resto della vita. Ma devo dire che l'esperienza mi ha insegnato quanta e quale straordinaria forza di volontà si trovi nelle donne. La paura all'inizio c'è, e c'è la vergogna, qualcuna arriva persino a colpevolizzarsi. Ma alle fine tutte, seppure psicologicamente ferite a morte, trovano il coraggio di reagire, di collaborare. E l'arresto del colpevole, per tutte, è la liberazione, il ritorno alla vita».
Tanti casi risolti. Il segreto?
«Il segreto sono loro, le vittime, la loro collaborazione attiva e piena, la loro reazione positiva. Se c'è questa reazione le indagini in genere raggiungono buoni risultati già nelle prime 48 ore. Poi c'è il lavoro del poliziotto, un sopralluogo attento, la ricerca delle tracce biologiche, la ricerca dei particolari... Ma lo ripeto, solo la collaborazione della vittima permette di arrivare al risultato ».
Un poliziotto può dare buoni consigli affinché le donne possano scongiurare un'esperienza così terribile?
«Io dico sempre che non si può vivere nella paura che tanta ferocia possa accadere anche a noi, sarebbe sbagliato. Ma è altrettanto sbagliato pensare di essere immuni. Vanno evitati i luoghi isolati, farsi sempre accompagnare a casa se è troppo tardi, tenere il telefonino con il numero del 113 o del 112 pronto se ci si trova in posti poco sicuri... Ma la verità è che non esistono ricette».
Quando la vittima rivede il suo carnefice in questura come reagisce?
«Queste donne hanno una forza d'animo e una dignità tanto forte da stupire anche noi poliziotti».
E i carnefici, una volta finiti in manette, come si comportano?
«Di ognuno di loro non dimentico mai gli occhi di ghiaccio, l'indifferenza che tradiscono, il loro distacco... E il loro vigliacco silenzio».
«Così ho arrestato 15 violentatori»
«Ho visto ragazzine chiudersi nel silenzio dopo la violenza carnale. E donne anziane tremare per la paura e la vergogna»
Alessandra Simone
A parlare è il vicequestore aggiunto Alessandra Simone, calabrese d'origine, 40 anni, da tre responsabile della IV sezione della questura milanese che indaga sulle violenze sessuali e sui reati contro i minori. Con la sua squadra detiene un piccolo grande record: negli ultimi tempi si è occupata di quindici casi di stupro consumati per le strade di Milano, tutti risolti.
Dottoressa Simone, a Milano si deve parlare di emergenza stupri?
«In questo periodo particolare dell'anno le violenze sessuali consumate per strada aumentano, poi il fenomeno si attenua e le statistiche restano costanti. Piuttosto, negli anni ci troviamo di fronte a un trend sempre in crescita delle violenze commesse tra le mura domestiche e sui minori».
Le vittime come reagiscono a una violenza così brutale?
«Credo che la violenza sessuale sia il reato più grave che possa essere commesso, i traumi che ne derivano segnano la vittima per il resto della vita. Ma devo dire che l'esperienza mi ha insegnato quanta e quale straordinaria forza di volontà si trovi nelle donne. La paura all'inizio c'è, e c'è la vergogna, qualcuna arriva persino a colpevolizzarsi. Ma alle fine tutte, seppure psicologicamente ferite a morte, trovano il coraggio di reagire, di collaborare. E l'arresto del colpevole, per tutte, è la liberazione, il ritorno alla vita».
Tanti casi risolti. Il segreto?
«Il segreto sono loro, le vittime, la loro collaborazione attiva e piena, la loro reazione positiva. Se c'è questa reazione le indagini in genere raggiungono buoni risultati già nelle prime 48 ore. Poi c'è il lavoro del poliziotto, un sopralluogo attento, la ricerca delle tracce biologiche, la ricerca dei particolari... Ma lo ripeto, solo la collaborazione della vittima permette di arrivare al risultato ».
Un poliziotto può dare buoni consigli affinché le donne possano scongiurare un'esperienza così terribile?
«Io dico sempre che non si può vivere nella paura che tanta ferocia possa accadere anche a noi, sarebbe sbagliato. Ma è altrettanto sbagliato pensare di essere immuni. Vanno evitati i luoghi isolati, farsi sempre accompagnare a casa se è troppo tardi, tenere il telefonino con il numero del 113 o del 112 pronto se ci si trova in posti poco sicuri... Ma la verità è che non esistono ricette».
Quando la vittima rivede il suo carnefice in questura come reagisce?
«Queste donne hanno una forza d'animo e una dignità tanto forte da stupire anche noi poliziotti».
E i carnefici, una volta finiti in manette, come si comportano?
«Di ognuno di loro non dimentico mai gli occhi di ghiaccio, l'indifferenza che tradiscono, il loro distacco... E il loro vigliacco silenzio».
Biagio Marsiglia
28 giugno 2007














































