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Mercoledì, 16 Dicembre 2009 Luciano Cabrioli, Brescia Oggi
URBANISTICA. Il presidente di Brixia Sviluppo (la spa immobiliare controllata dal Comune) interviene nel dibattito lanciato da Bresciaoggi sul futuro della città
Franceschi: «Dobbiamo sfruttare la fortuna di essere nel Corridoio 5, una grande possibilità per attrarre nuove risorse, anche dall’estero»
L’architetto Riccardo Franceschi
Nel dibattito proposto da Bresciaoggi sulla città che cambia, trova una collocazione non secondaria Brixia Sviluppo, la spa controllata al 100 per cento dal Comune di Brescia. Lo dimostra, meglio di ogni discorso, l'oggetto sociale che svaria dalla realizzazione di opere e infrastrutture di interesse pubblico alla loro gestione e manutenzione, dall'acquisizione e gestione di immobili al marketing territoriale, dallo sviluppo e riqualificazione urbana all'attuazione di iniziative imprenditoriali.
Brixia Sviluppo è dunque un vero e proprio braccio operativo della Loggia, il cui presidente, Riccardo Franceschi - già segretario cittadino e consigliere circoscrizionale della Lega Nord - nella filigrana dei suoi concetti fa trasparire molto meno di lotta e molto più di governo. «Di Brixia Sviluppo sono orgoglioso - esordisce Franceschi - ma vorrei tornare su alcuni aspetti delle riflessioni apparse su Bresciaoggi nei giorni scorsi, a proposito della Brescia che verrà, visto che professionalmente, avendo uno studio di architettura con Giorgio Goffi, mi occupo di urbanistica e delle sue implicanze sociali».
Franceschi, cosa l'ha colpita?
«Ho trovato molto interessanti, profonde, culturalmente elevate, le considerazioni espresse da Flavio Pasotti, anche se i temi della città connessa o del telelavoro sono suggestivi, ma mi lasciano qualche perplessità, e con l'urbanistica in sé hanno poco a che fare. Io credo, facendo un passo in più, che la politica e l'imprenditoria insieme debbano trovare il modo di creare distretti, situazioni destinate non solo ai bresciani ma anche agli investitori esteri, sfruttando le potenzialità del cosiddetto Corridoio 5, l'arteria a rete multimodale europea sulla quale Brescia è fisicamente collocata. Andrebbero messe in pista, insomma, le potenzialità dell'autostrada che ci attraversa, la Tav, l'aeroporto di Montichiari. Brescia non può più permettersi di essere la città dei progetti persi, ma deve diventare un polo attrattivo di risorse. Mi auguro che il futuro Pgt provveda a sanare questa falla».
La Leonessa, per usare un termine caro alla Lega, deve quindi tornare a ruggire?
«E' il traguardo che si è posto la nuova amministrazione comunale. Certo, le notevoli difficoltà del momento economico e la stretta del patto di stabilità per il controllo della spesa pubblica non aiutano. Siamo però alle porte di un nuovo modo di progettare l'urbanistica, che è quello della positiva concertazione tra pubblico e privato, lasciando maglie più aperte per le proposte dei privati stessi e sfruttando poi la leva urbanistica. Dobbiamo fermare la forza centrifuga che ha svuotato di residenti la città a favore dell'hinterland e favorire, invece, l'insediamento delle giovani coppie ridando qualità e servizi. Deve ritornare l'orgoglio di vivere e lavorare a Brescia».
Qualche ricetta?
«L'epoca del mattone fine a se stesso è finita. Costruire per costruire senza prima porsi una finalità non ha senso. La mia idea di urbanistica, accanto alla costruzione di case, uffici e laboratori è supportata dall'economia e da un forte contenuto sociale. Per esempio, potremmo pensare di costruire edifici a basso costo per giovani coppie o famiglie, sulla scorta delle abitazioni costruite per l'Abruzzo, pronte in cinque mesi e che costino 80/90 mila euro, e proporre un progetto pilota, magari un piccolo quartiere. Eviterei di compiere gli errori urbanistici di San Polo con le torri e Sanpolino, dove non esiste un'identità comunitaria».
Che idea ha sulle grandi opere previste dal Comune di Brescia?
«Mi fanno solo piacere. La sede unica agli ex Magazzini Generali, per esempio, non impoverirà il centro storico e produrrà economie di scala con un edificio nuovo che utilizzerà l'energia passiva. L'urbanistica deve avere anche il coraggio di pensare cose diverse, creando situazioni appetibili e dando efficacia nella soluzione dei problemi».
E sui problemi del centro storico?
«Mi spaventa il fatto che la città perde negozi che diventano a volte autorimesse con il cambio di destinazione d'uso. Una recente indagine del Comune ci dice che 217 negozi del centro sono vuoti, circa il 20 per cento del totale. A questo proposito Brixia Sviluppo sta valutando la possibilità di investire su alcuni negozi sfitti per poi riaffittarli a canone moderato a chi vuole fare impresa, senza precludere anzi agevolando l'arrivo delle grandi firme. Sulla questione ZTL non vedo tutta questa invasione di auto in centro, mentre con qualche vigile in più è stato risolto il fenomeno dei venditori abusivi sotto i portici, che qualcuno del centrosinistra riteneva persino ineluttabile. E a proposito di piazza Rovetta, e della stessa pensilina liberata finalmente dalle bancarelle, perché non sperimentare con l'ausilio della nostra società una serie di manifestazioni che promuovano di volta in volta i prodotti tipici della nostra provincia?».
Brixia Sviluppo che ruolo può giocare nel recupero urbanistico e sociale del centro storico?
«Dopo le operazioni ex Oviesse e della nuova sede della Circoscrizione Est, dovremo trovare una collocazione e una maggiore forza propositiva sul modello che era tipico di Asm, per intenderci. Avere anche la capacità di intravedere soluzioni oltre la contingenza del momento, mettendo a disposizione uno specifico "know how" sul quale poi l'amministrazione compirà le proprie scelte politiche. Ci vorremmo inoltre strutturare, con il consenso del Comune, per diventare partner nella pianificazione e progettazione urbanistica. Sul centro storico stiamo già agendo per il rilancio del tessuto socio-economico e per convincere gli investitori privati a incanalare le loro risorse nel centro cittadino, che ora rappresenta un'occasione, abbandonando le astronavi degli outlet».
Brixia Sviluppo, a giudizio dell'opposizione in Loggia, svuota di poteri il Consiglio comunale, mortificando la dialettica tra maggioranza e minoranza. Cosa ne pensa?
«La spa che presiedo è una risorsa pubblica e nessuno vuole esautorare la minoranza dalle sue funzioni democratiche. Anzi, credo che sia opportuno che nel Consiglio di amministrazione della società vi sia un rappresentante dell'attuale minoranza di centrosinistra. Non sono per gli inciuci, ma nemmeno per il muro contro muro, nonostante in campo vi siano due idee diverse di intendere la città».
«La nuova Brescia dovrà essere europea»
Franceschi: «Dobbiamo sfruttare la fortuna di essere nel Corridoio 5, una grande possibilità per attrarre nuove risorse, anche dall’estero»
L’architetto Riccardo Franceschi
Brixia Sviluppo è dunque un vero e proprio braccio operativo della Loggia, il cui presidente, Riccardo Franceschi - già segretario cittadino e consigliere circoscrizionale della Lega Nord - nella filigrana dei suoi concetti fa trasparire molto meno di lotta e molto più di governo. «Di Brixia Sviluppo sono orgoglioso - esordisce Franceschi - ma vorrei tornare su alcuni aspetti delle riflessioni apparse su Bresciaoggi nei giorni scorsi, a proposito della Brescia che verrà, visto che professionalmente, avendo uno studio di architettura con Giorgio Goffi, mi occupo di urbanistica e delle sue implicanze sociali».
Franceschi, cosa l'ha colpita?
«Ho trovato molto interessanti, profonde, culturalmente elevate, le considerazioni espresse da Flavio Pasotti, anche se i temi della città connessa o del telelavoro sono suggestivi, ma mi lasciano qualche perplessità, e con l'urbanistica in sé hanno poco a che fare. Io credo, facendo un passo in più, che la politica e l'imprenditoria insieme debbano trovare il modo di creare distretti, situazioni destinate non solo ai bresciani ma anche agli investitori esteri, sfruttando le potenzialità del cosiddetto Corridoio 5, l'arteria a rete multimodale europea sulla quale Brescia è fisicamente collocata. Andrebbero messe in pista, insomma, le potenzialità dell'autostrada che ci attraversa, la Tav, l'aeroporto di Montichiari. Brescia non può più permettersi di essere la città dei progetti persi, ma deve diventare un polo attrattivo di risorse. Mi auguro che il futuro Pgt provveda a sanare questa falla».
La Leonessa, per usare un termine caro alla Lega, deve quindi tornare a ruggire?
«E' il traguardo che si è posto la nuova amministrazione comunale. Certo, le notevoli difficoltà del momento economico e la stretta del patto di stabilità per il controllo della spesa pubblica non aiutano. Siamo però alle porte di un nuovo modo di progettare l'urbanistica, che è quello della positiva concertazione tra pubblico e privato, lasciando maglie più aperte per le proposte dei privati stessi e sfruttando poi la leva urbanistica. Dobbiamo fermare la forza centrifuga che ha svuotato di residenti la città a favore dell'hinterland e favorire, invece, l'insediamento delle giovani coppie ridando qualità e servizi. Deve ritornare l'orgoglio di vivere e lavorare a Brescia».
Qualche ricetta?
«L'epoca del mattone fine a se stesso è finita. Costruire per costruire senza prima porsi una finalità non ha senso. La mia idea di urbanistica, accanto alla costruzione di case, uffici e laboratori è supportata dall'economia e da un forte contenuto sociale. Per esempio, potremmo pensare di costruire edifici a basso costo per giovani coppie o famiglie, sulla scorta delle abitazioni costruite per l'Abruzzo, pronte in cinque mesi e che costino 80/90 mila euro, e proporre un progetto pilota, magari un piccolo quartiere. Eviterei di compiere gli errori urbanistici di San Polo con le torri e Sanpolino, dove non esiste un'identità comunitaria».
Che idea ha sulle grandi opere previste dal Comune di Brescia?
«Mi fanno solo piacere. La sede unica agli ex Magazzini Generali, per esempio, non impoverirà il centro storico e produrrà economie di scala con un edificio nuovo che utilizzerà l'energia passiva. L'urbanistica deve avere anche il coraggio di pensare cose diverse, creando situazioni appetibili e dando efficacia nella soluzione dei problemi».
E sui problemi del centro storico?
«Mi spaventa il fatto che la città perde negozi che diventano a volte autorimesse con il cambio di destinazione d'uso. Una recente indagine del Comune ci dice che 217 negozi del centro sono vuoti, circa il 20 per cento del totale. A questo proposito Brixia Sviluppo sta valutando la possibilità di investire su alcuni negozi sfitti per poi riaffittarli a canone moderato a chi vuole fare impresa, senza precludere anzi agevolando l'arrivo delle grandi firme. Sulla questione ZTL non vedo tutta questa invasione di auto in centro, mentre con qualche vigile in più è stato risolto il fenomeno dei venditori abusivi sotto i portici, che qualcuno del centrosinistra riteneva persino ineluttabile. E a proposito di piazza Rovetta, e della stessa pensilina liberata finalmente dalle bancarelle, perché non sperimentare con l'ausilio della nostra società una serie di manifestazioni che promuovano di volta in volta i prodotti tipici della nostra provincia?».
Brixia Sviluppo che ruolo può giocare nel recupero urbanistico e sociale del centro storico?
«Dopo le operazioni ex Oviesse e della nuova sede della Circoscrizione Est, dovremo trovare una collocazione e una maggiore forza propositiva sul modello che era tipico di Asm, per intenderci. Avere anche la capacità di intravedere soluzioni oltre la contingenza del momento, mettendo a disposizione uno specifico "know how" sul quale poi l'amministrazione compirà le proprie scelte politiche. Ci vorremmo inoltre strutturare, con il consenso del Comune, per diventare partner nella pianificazione e progettazione urbanistica. Sul centro storico stiamo già agendo per il rilancio del tessuto socio-economico e per convincere gli investitori privati a incanalare le loro risorse nel centro cittadino, che ora rappresenta un'occasione, abbandonando le astronavi degli outlet».
Brixia Sviluppo, a giudizio dell'opposizione in Loggia, svuota di poteri il Consiglio comunale, mortificando la dialettica tra maggioranza e minoranza. Cosa ne pensa?
«La spa che presiedo è una risorsa pubblica e nessuno vuole esautorare la minoranza dalle sue funzioni democratiche. Anzi, credo che sia opportuno che nel Consiglio di amministrazione della società vi sia un rappresentante dell'attuale minoranza di centrosinistra. Non sono per gli inciuci, ma nemmeno per il muro contro muro, nonostante in campo vi siano due idee diverse di intendere la città».














































