[Icy Phoenix Debug] PHP Notice: in file /includes/db/mysql.php on line 817: fopen(./cache/users/sql_ban_4ec69cea17e67ca163d3842273c348d0.php): failed to open stream: Permission denied «Le torri di San Polo »: dossier, sviluppi
LA CITTÀ CHE CAMBIA. Il Comune annuncia la scelta di abbattere i caseggiati di edilizia popolare che rappresentano un’area critica per il degrado abitativo e sociale
«Le torri di San Polo
saranno demolite»
di Lisa Cesco
Addio torri, svettanti su San Polo con i loro 18 piani, ma ammalate di degrado e avvelenate da una strisciante esclusione sociale degli inquilini.
Fra qualche anno lo skyline cittadino potrebbe aver dimenticato i robusti corpi di fabbrica ingentiliti dai nomi dei grandi della pittura, Cimabue e Tintoretto, case di edilizia popolare che danno alloggio a un migliaio di persone.
Ad annunciare la demolizione delle torri di San Polo è stato ieri mattina il sindaco Adriano Paroli, nel presentare la partecipazione al secondo programma regionale sui contratti di quartiere, che il Comune, d’intesa con l’Aler, dovrà depositare al Pirellone entro il 15 settembre.
«Davanti a una situazione di degrado come quella delle torri serviva un percorso più coraggioso - dice il sindaco -. Il contesto ha sempre presentato molte criticità, e l’ipotesi di ristrutturare le torri avrebbe comportato costi impegnativi, circa 36 milioni di euro, senza la certezza di risultati in termini di buona socialità e qualità di vita. Meglio intervenire con un progetto radicale: gli edifici vanno abbattuti e sostituiti, crediamo che questo sia un passo nella direzione giusta».
SI TRATTA di una decisa virata rispetto ai progetti della precedente amministrazione - che puntava invece a ristrutturare le torri - maturata dalla consapevolezza che la forma stessa dei due caseggiati (monoblocco con un unico punto scale e un unico corridoio, con forte contiguità fra i nuclei abitativi) costituisca una parte importante del problema di degrado abitativo, scarsa percezione della sicurezza, ghettizzazione delle famiglie, separate dal contesto urbano di quartiere.
Lo strumento dei contratti di quartiere, che rende disponibili risorse per la soluzione «integrata» delle criticità di un’area, è sembrato il più idoneo, offrendo un approccio nuovo, che tiene conto non solo degli aspetti architettonici, ma di molteplici «assi d’intervento»: l’edilizia residenziale pubblica, la coesione sociale, la sicurezza, le dinamiche economiche e infrastrutturali.
Per il momento, il progetto rappresenta «una volontà, non ancora una realtà», ha precisato Paroli, ricordando che il programma di riqualificazione dovrà intraprendere un iter complesso di valutazione regionale.
LUNEDÌ, intanto, il Comune inizierà un giro di incontri con le realtà di quartiere - gruppi, volontariato, inquilini, commercianti e parti sociali, oratori - come hanno ricordato gli assessori Maione, Bianchini, Labolani e Margaroli, che seguiranno il progetto per le aree di competenza, affinchè ci sia la massima condivisione con chi abita le torri. Anche perchè il loro abbattimento (si inizierebbe con la Tintoretto, a seguire la Cimabue) comporterà la ricollocazione degli inquilini in altre case di edilizia popolare in città. Per i 195 alloggi di ciascuna torre destinati a sparire ne verranno realizzati 240 di edilizia popolare fra nuovi e ristrutturati, entro il 2013-15, sia nell’area di San Polo - dove nel 2012 arriverà anche il metrobus - che in altre zone, scegliendo la forma di condomini più piccoli, in cui alle case di edilizia popolare si alternano quelle più costose del mercato privato, insieme a negozi, uffici, e magari anche residenze studentesche (le nuove unità abitative, secondo quanto prevedono i contratti di quartiere, verrebbero seguite nel tempo da interventi di «accompagnamento sociale» per favorirne l’integrazione).
«In questo modo si creerà un mix sociale più variegato e una prospettiva di evoluzione urbana», ha detto il presidente dell’Aler di Brescia, Ettore Isacchini, nel sottolineare che «il modello delle torri non ha funzionato». «L’intervento che proponiamo porterà due risultati importanti, da un lato la riqualificazione completa di San Polo, anche alla luce dell’arrivo del metrobus, dall’altro l’opportunità del contratto di quartiere servirà per avere finanziamenti per costruire altri alloggi in città - ha spiegato il presidente Aler -. Dopo il Prealpino, vediamo se riusciremo a sistemare anche quest’area».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Ultima modifica di Redazione il Ven 01 Mag, 2009 07:08, modificato 2 volte in totale
I NUOVI ALLOGGI. L’assessore alla Casa, Bianchini, spiega le strategie di ricostruzione dopo l’abbattimento delle torri
«Edilizia diffusa contro i ghetti»
LI.CE.
I «contratti di quartiere» , che prevedono una valutazione integrata delle problematiche di un’area (servizi, trasporti, dinamiche sociali, economiche e insedative che vengono sviluppate nel tempo) hanno un’origine europea (si sono affermati in Olanda e Francia), in Italia sono stati avviati in casi limitati e grandi metropoli come Milano e Torino. Proprio a Torino si è sperimentato, nel 2003-05, l’abbattimeto di caseggiati simili alle torri di San Polo, con un riscontro positivo che potrà servire da modello.
«IL PROGETTO con cui parteciperemo al bando di settembre sarà per una sola torre, presumibilmente la Tintoretto, di proprietà Aler, anche se non è escluso che dai colloqui con i residenti si decida invece di iniziare con la Cimabue, di proprietà comunale, se dovessero emergere particolari criticità», spiega l’assessore alla Casa, Massimo Bianchini.
«Il piano che presenteremo prevede un budget di 18 milioni di euro per una sola torre, di cui 12 a carico della Regione, 4 dell’Aler e 2 del Comune - dice l’assessore -. Ovviamente l’abbattimento di una torre è concatenato a quello dell’altra, per poter risistemare la zona: fra due anni potrebbe uscire un altro bando sui contratti di quartiere, che servirebbe per finanziare il secondo intervento, che verrà comunque fatto, eventualmente reperendo i fondi da altri canali».
I costi per ricavare alloggi ex novo sono gli stessi - fa notare Bianchini - di quelli previsti dalla precedente amministrazione per ristrutturare le torri con un investimento di 36 milioni di euro. «Partecipare al bando con tale importo comportava il rischio di vedersi bocciato il progetto. Frazionandolo invece in due tranches, come abbiamo deciso, dà più chances per l’approvazione regionale», dice l’assessore.
Una volta che le torri saranno demolite, il progetto comunale prevede una ricostruzione «diffusa» sul territorio cittadino. «Nell’area delle torri ricaveremo 60 fra alloggi e locali per uffici, di cui una trentina in edilizia popolare - spiega Bianchini -. Ma non concentreremo tutto a San Polo, per non ricadere nell’effetto «ghetto»: nel perimetro urbano abbiamo già individuato 15 zone (fra cui anche Sanpolino) dove si procederà con la costruzione di nuovi appartamenti e la ristrutturazione di quelli già esistenti e non fruibili (circa 70), per ricavare in totale 240 nuovi alloggi di edilizia popolare integrati col territorio».
LA TABELLA DI MARCIA per partecipare al bando regionale sui contratti di quartiere prevede che i progetti per la fase concorsuale vengano presentati entro il 15 settembre, seguiti da una prima valutazione che si concluderà a gennaio. Poi si aprirà una fase negoziale in cui verrano scelti i progetti (che durerà un altro anno), prima di passare alla fase attuativa e chiudere nel 2013-15 con la consegna dei nuovi spazi.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
I SINDACATI DEGLI INQUILINI. Sunia Cgil, Sicet Cisl e Uniat Uil bollano come «fuochi di artificio» l’annuncio del sindaco Adriano Paroli sulla Tintoretto e la Cimabue
«Abbattere le due torri?
È pura propaganda»
di Ivano Rebustini
Dopo il terremoto, per ora solo virtuale, del fine settimana, i sindacati degli inquilini Sunia Cgil, Sicet Cisl e Uniat Uil hanno chiesto di essere convocati urgentemente dall’assessore alla Casa del Comune, il leghista Massimo Bianchini.
Vogliono sapere perché, se le cose stanno come Bianchini aveva loro riferito in un incontro di qualche tempo fa («Ristruttureremo le Torri di San Polo come da progetto dell’Amministrazione comunale che ci ha preceduto, e che è rimasto invariato», aveva detto in quell’occasione l’assessore), il sindaco Adriano Paroli abbia annunciato urbi et orbi sabato mattina - presentando il programma sui contratti di quartiere - l’intenzione di palazzo Loggia di demolire le sfortunate creature dell’architetto Leonardo Benevolo.
Sull’argomento, le tre sigle sindacali hanno riconvertito parte della conferenza stampa convocata ieri mattina negli uffici di segreteria al primo piano della Camera del lavoro di via Folonari, che si sarebbe dovuta occupare esclusivamente (vedi il servizio qui sotto) del Fondo sostegno affitti 2008 e della legge regionale di riforma dei canoni nell’edilizia pubblica.
Del resto, l’argomento-Torri era troppo urgente e pressante per passargli sopra, e così Ida Rubini, Paolo Reboni e Raffaele Merigo delle segreterie Cgil, Cisl e Uil - insieme ad Adriano Papa, Fabrizio Esposito e Pierangelo Bennati per Sunia, Sicet e Uniat - hanno voluto manifestare tutte le loro preoccupazioni e le altrettante perplessità.
Senza giri di parole, Arici ha così bollato come pura «propaganda» l’uscita del primo cittadino, propaganda che ha però inevitabilmente creato agitazione e sconcerto tra le famiglie che occupano i 195 alloggi della Tintoretto e lo stesso numero di appartamenti realizzati nella torre Cimabue.
Ma non solo. Perché una certa (incontrollata) agitazione starebbe serpeggiando anche in tutte le periferie potenzialmente interessate a ospitare i circa quattrocento nuclei familiari rimasti senza torre, sì, insomma, senza casa.
Quindici dovrebbero essere le aree della città coinvolte nei progetti di ristrutturazione e nuova edificazione: di che mettere sul chi va là chiunque abiti vicino a un campo poco curato o a una struttura abbandonata. Anche perché, sempre per citare Arici, «gli edifici alti non sono di per sè una maledizione, ma provate a immaginare l’impatto che avrebbero sul territorio le torri messe per il lungo su tre o quattro piani».
Ma questo non è certamente il solo problema, hanno sottolineato i sindacalisti: se la priorità dovrà inevitabilmente diventare la restituzione di un tetto a chi già l’aveva e se l’è visto togliere da sopra la testa, che fine faranno - si sono chiesti - le domande e le aspettative di pensionati o giovani coppie in attesa di un alloggio comunale. Che non sono poche decine, e neanche poche centinaia: a Brescia - ha ricordato Reboni dopo aver bollato come «fuochi d’artificio» l’uscita del sindaco - in graduatoria ci sono la bellezza di duemila nuclei familiari.
E una stoccata è arrivata anche da Merigo: dopo aver parlato di «clamoroso autogol», in quanto «la gestione delle Torri è dell’Aler, ma la proprietà è del Comune», l’esponente della Uil ha accusato «chi oggi si fa paladino, a suo tempo chiuse gli occhi e non disse nulla».
ViviCentro (art. 19 e 21)
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L’INCONTRO. Giorgio Maione e Massimo Bianchini hanno presentato il «Contratto di quartiere» e aperto il primo dialogo con le realtà attive nella zona
Gli assessori:
«Ecco le basi del confronto»
di Andrea Podestani
Un confronto ampio, un’apertura alle realtà del territorio attive a San Polo per marciare uniti verso il dialogo con i cittadini, passando dalle associazioni, dalle cooperative di portierato sociale, dagli enti religiosi e. in un secondo momento, anche dalle delegazioni di cittadini e dalla circoscrizione Est. E’ la sintesi del «Contratto di Quartiere» presentato ieri mattina nella sede dell’assessorato ai Servizi Sociali come «primo atto» di avvicinamento tra il Comune e le diverse realtà di San Polo nel piano di riqualificazione edilizio previsto per la zona. Un piano, quello esposto dall’assessore ai Servizi Sociali Giorgio Maione e da quello alla Casa, Massimo Bianchini, da avviare, come ormai noto, con l’abbattimento delle torri Tintoretto e Cimbabue a partire dal 2009 ed entro il 2013.
PER SCIOGLIERE il ghiaccio è servito un incontro preliminare tra i rappresentanti del Comune e dell’Acli, Family Hope, Suore Operaie, Parrocchia di Sant’Angela Merici (rappresentato da Don Cesare e Don Gigi) oltre alle cooperative «La Rete» ed «Elefanti Volanti». Un incontro apprezzato e fortemente voluto dalle autorità civili perchè, come sintetizzato da Giorgio Maione, «Il tema da sviluppare è la sinergia con le realtà sociali già impegnate da tempo sul campo, per costruire un progetto che generi coesione sociale e che sia in grado di ricostruire un tessuto relazionale oggi farraginoso. L’intento - ha precisato poi Maione - è di offrire non solo un migliore servizio abitativo ma di lavorare ad un progetto che riqualifichi e sia di supporto e conforto per le persone che oggi sono in disagio sociale. L’occasione inoltre consentirà di ripensare globalmente i servizi e le funzioni sul territorio dell’intero quartiere. Vogliamo ripensare quella parte di città - ha poi concluso l’assessore ai Servizi Sociali - rendendola più bella per i tanti cittadini che vi abitano».
ALLE RICHIESTE di rassicurazione inoltrate dalla realtà presenti Massimo Bianchini ha risposto: «Si è pensato a queste due torri perchè sono quelle che versano di più in uno stato di degrado abitativo. Le ragioni del problema derivano anche dalla struttura stessa, visto che vi è un solo ingresso per tutti gli appartamenti con soli due ascensori per torre . Il depauperamento delle condizioni generali è altissimo - ha concluso Bianchini - ragion per cui si è pensato in primis ai due stabili in questione».
L’INCONTRO è servito anche a illustrare nel dettaglio i tempi previsti per gli interventi: »Il progetto verrà presentato il 15 settembre alla Regione Lombardia. Il Pirellone avrà 4 mesi per valutare e rendere valida l’iniziativa. Dopodichè - hanno proseguito i due asssessori - il progetto tornerà al Comune che avrà tempo un anno per sistemarlo e prevedere tutti gli interventi necessari per rendere efficace e ad impatto nullo le differenti problematiche riscontrate». Una base di partenza per una nuova sinergia tra Comune e residenti, nel nome del «nuovo volto» di San Polo
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Il critico inglese Charles Jenks data la morte dell’architettura moderna il 15 luglio 1972, quando a Saint Louis, Missouri, venne abbattuto con la dinamite un complesso di edifici «vandalizzati, mutilati e devastati» dai suoi abitanti, dove la percentuale di criminalità era altissima. - Dunque, in giro nel mondo, in Francia, come in Inghilterra, come negli Stati Uniti, si demolisce. Ci vuole però un po’ di raziocinio. Le grandi demolizioni avvenute nel mondo occidentale (compresa quella recente di Napoli, al quartiere Le Vele) hanno riguardato, in generale, edifici dove la criminalità organizzata aveva soppiantato ogni forma di legalità, sostituendo con le proprie leggi lo Stato di diritto ed impedendo l’ingresso della polizia. - Non è questo il caso delle torri di San Polo, la Tintoretto e la Cimabue. Certamente, come ha ricordato Leonardo Benevolo, non erano nate per il tipo di utenza che oggi le occupa ed è indubbio il disagio abitativo che vi si registra. - Ma abbatterle significa sprecare soldi, tantissimi, sprecare territorio, preziosissimo, e deludere per anni e anni le migliaia di persone che in provincia di Brescia chiedono di poter avere un alloggio a prezzi compatibili con il loro stipendio. - Che fare, dunque? Varie sono le strade da percorrere: si può costruire un ascensore laterale, ed affittare i piani alti a studenti, o a coppie giovani, e comunque ad un canone moderato; si può tentare una campagna di vendita di alcuni piani a prezzi contenuti, anche in shared property, dove, cioè, l’inquilino acquista l’alloggio un poco per volta, ma si fa carico da subito della manutenzione ordinaria. - Oppure, vi si potrebbe realizzare la nuova sede della Provincia. E così via, continuando, nel frattempo, a collaborare con le organizzazioni che già operano all’interno delle torri per il miglioramento del livello di coesione sociale. - In una recente intervista, Renzo Piano (che sta lavorando a progetti di recupero a Milano, Harlem e Sarajevo) ha detto che «la demolizione è solo un grido di impotenza. È un gesto carico di valore simbolico; è spettacolare, emblematico. Ed è soprattutto sbagliato». - Mi pare che l’annuncio del Sindaco di demolizione della torre abbia le caratteristiche prefigurate da Piano. Si vuole una scorciatoia per la risoluzione dei problemi. Si vogliono dare soluzioni semplici a problemi complessi. - Mediaticamente, la semplicità delle soluzioni fa sensazione ed i governanti lo sanno bene. Ma nella vita, nella realtà, spesso la via giusta non è quella più semplice.
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LE TORRI DA ABBATTERE. Su San Polo la minoranza in Loggia promette una dura opposizione
Tintoretto, il Pd pronto
per la Corte dei conti
Venerdì è arrivato il via libera dell’Aler al progetto di abbattimento della torre Tintoretto e domani il piano del Comune verrà presentato ufficialmente in Regione. Ma la partita è ancora aperta e il Partito Democratico promette una dura opposizione. E ieri mattina, nella sede dei gruppi consiliari di corsetto Sant’Agata, è stata anche ventilata l’ipotesi del ricorso alla Corte dei Conti. [*]
«È BENE CHE NE TENGANO conto - minaccia Claudio Bragaglio, ex assessore alla Casa del Comune -, perché gli estremi ci sono». Il motivo è presto detto: l’intervento sul patrimonio abitativo può essere fatto quando si è fuorilegge, quando l’immobile è irrecuperabile o quando c’è il vantaggio nell’operazione rispetto alla ristrutturazione. «Ma nessuna di queste condizioni c’è», afferma Bragaglio sottolineando che «molte delle cifre fornite dall’assessore Bianchini sono false e imbarazzanti».
Se sull’importo complessivo dell’operazione, per il Pd, ci sono molti lati oscuri e la sottovalutazione di alcune spese, è invece proprio falso parlare di crescita del 17,9 percento del patrimonio abitativo complessivo. «Se si confronta l’elenco degli alloggi che vengono messi a disposizione - osserva l’ex assessore -, si può notare che si tratta di interventi già previsti o finanziati dalla precedente amministrazione». Vale per via Musia, via Verona, Via Verziano, Folzano. E anche per Sanpolino, dove si trovano 204 dei 280 nuovi alloggi «sbandierati» dall’attuale giunta. Insomma, un vero e proprio «inganno»: gli alloggi realmente «nuovi» sarebbero solo un’ottantina. «Ma anche su questi numeri - rileva Bragaglio - si potrebbe discutere».
Il succo del discorso è che il Comune spende 20 milioni di euro per abbattere una torre (in attesa dei finanziamenti per effettuare un’analoga operazione anche sulla Cimabue), eliminare dal patrimonio abitativo quasi 195 alloggi e ricavarne un’ottantina, tutti o quasi che insistono sullo spazio lasciato libero dalla torre stessa. Quando, sottolineano i consiglieri del Pd, con la ristrutturazione pensata dalla precedente Amministrazione, a fronte di 10 milioni di euro di spesa si rimettevano a posto i 200 alloggi della torre e gli eventuali altri oneri erano per interventi di tipo sociale o altro ancora.
NEL CALDERONE DEI NUMERI, il consigliere comunale Valter Muchetti esprime «amarezza e disagio»: «Non siamo pregiudizialmente contrari all’abbattimento - sottolinea -, ma vogliamo un confronto serio, cosa che ci viene negata, su numeri e costi. Qui, in realtà, si va ad occupare il patrimonio abitativo pubblico già esistente, bloccando per anni le liste di accesso alle case popolari».
E se Rocco Vergani, capogruppo del Pd in Circoscrizione Est annuncia due assemblee con gli abitanti la prossima settimana, giovedì 18 alla Casa delle associazioni e venerdì 19 nella sala civica di Sanpolino, il presidente di zona del circolo del Pd Giacomo Apostoli invita la maggioranza a «maggiore serietà». Fabio Capra è ancora più netto e nel parlare di «supeficialotti temerari», ritorna ai numeri: «Alla torre Tintoretto ci sono 21 mila metri quadrati di superficie lorda di pavimento - ricorda -: se moltiplichiamo per 1.3, che è il costo delle abitazioni a Sanpolino, si arriva a ben altre cifre rispetto a quelle annunciate dalla maggioranza. E, quando danno i numeri, sarebbe bene che parlassero anche di dimensioni degli alloggi che vengono messi a disposizione, dal momento che è diverso un appartamento da 100 metri quadrati da uno da 50».
E sull’approvazione del piano da parte dell’Aler? Bragaglio osserva: «Prima hanno detto che alla torre poteva finire la nuova sede della Provincia, poi hanno approvato la ristrutturazione e ora hanno deciso l’abbattimento: non hanno una posizione precisa».
ALLELUIA, era ora che qualcuno, finalmente, si ricordasse che esistono alcuni organismi ai quali si può ricorrere. È da tempo che spingiamo da più parti (e più persone) affinché ce se ne ricordasse e, soprattutto, se ne facesse uso. Speriamo che si proceda oltre i proclami e, ancor più, che sia il "la" anche per altre situazioni / azioni - incluso lo scempio delle ZTL e delle Lam (tanto per citarne solo altre due)
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Venerdì 1 Maggio : 2009 Gianluca Gallinari, Nuri Fatolahzadeh Giornale di Brescia
«Torri da abbattere» Cubature in vendita
In commissione l’assessore Bianchini annuncia le possibili soluzioni Paroli precisa: «Bene il piano, ma pronti a cedere a privati le superfici»
La torre Tintoretto, il primo dei due colossi di cemento di San Polo
destinato ad essere abbattuto (archivio) Le torri di San Polo saranno abbattute. E con loro le problematiche sociali di cui esse sono portatrici. Del resto, è quello che prevede il «contratto di quartiere» stipulato tra Comune e Regione, dopo l’approvazione del progetto proposto dalla Loggia e approvato in regime di gara dal Pirellone, che lo finanzia. Ma un’ipotesi per «migliorare una soluzione già ottimale» - queste le parole usate dal sindaco Adriano Paroli - è al vaglio della Giunta: se per rendere più vitale il quartiere, invece di nuove residenze a canone sociale, si introducesse un mix di terziario (alias uffici), commercio a servizio dei primi e strutture residenziali di livello? E dunque, se invece di (ri-)costruire, il Comune cedesse a privati le volumetrie edificabili nell’area in cui sorgono ora le torri della discordia, che male ci sarebbe?
Al vaglio l’ipotesi «+1»
Questa è quella che il sindaco ha chiarito essere una possibile soluzione immaginata alla luce del lavoro di un anno, da quando cioè l’abbattimento dei due palazzoni di San Polo è entrato nell’agenda della Loggia. «Sia chiaro - ribadisce il primo cittadino - il progetto della demolizione e della costruzione di 125 nuovi alloggi va già benissimo così. Ma il buon amministratore non può trascurare di migliorare anche soluzioni che paiono ottimali qualora se ne presenta l’opportunità. Insomma, si può sempre fare un "+1"». Come a dire, l’eventualità di mettere in vendita la «slp», la superficie lorda di pavimento realizzabile come da previsioni del Piano regolatore - tutta da verificare con Aler e Regione, i cui tecnici siederanno lunedì attorno ad un tavolo per chiarirne la compatibilità con i criteri del bando di gara vinto dal Comune di Brescia dopo l’ok giunto da Milano il 20 dicembre scorso - è da intendersi come sforzo ulteriore della Loggia per fare il bene della città, non come segno di incertezza».
Le «torri» in Commissione
Tutte considerazioni, quelle del primo cittadino, che sono seguite ai lavori della Commissione Servizi alla Persona di ieri pomeriggio cui hanno preso parte anche gli assessori Massimo Bianchini (Casa) e Giorgio Maione (Famiglia). Al centro della discussione proprio la «riqualificazione totale» del quartiere di San Polo che ha nell’abbattimento delle torri il cardine. E sulle prime l’affaire Tintoretto e Cimabue pareva dovesse compiere un passo indietro. A delineare l’ipotesi «vendita» (delle torri in sé e non della superficie di pavimento edificabile), proprio in apertura al dibattito, era stato l’assessore Bianchini: «Lunedì è in programma un incontro con l’assessore regionale alla Casa e Opere Pubbliche, Mario Scotti, durante il quale si prenderà in esame l’opzione di vendere le due strutture», di cui una, la Tintoretto (la prima designata a cadere), di proprietà dell’Aler. Se così fosse stato il Contratto di quartiere - per la prima volta conquistato da un’Amministrazione comunale della Leonessa - sarebbe stato messo a dura prova. Senza contare i vincoli legislativi regionali, che impediscono la vendita del patrimonio pubblico, se non in «modesta entità». Ulteriore nota-bene su cui porre l’accento: i tempi. La scadenza per la presentazione del progetto è il 6 giugno, data a cui manca poco più di un mese ed entro la quale bisognerà delineare meglio i particolari dell’operazione, in primis dove e come saranno strutturati i 125 alloggi di nuova realizzazione destinati a supplire il grattacielo. Ma l’alternativa è davvero percorribile? E le 125 abitazioni dove andrebbero a finire? Scettici, alla luce delle dichiarazioni di Bianchini, i consiglieri dell’opposizione: «A questo punto, e anche a fronte di un prospetto economico non indifferente, chiediamo un raffronto sui costi dell’uno e dell’altro iter», chiariscono Walter Mucchetti (Pd) e Giuseppe Ungari (Pd).
Scenari di «Quartiere»
Ipotesi (e chiarimenti) a margine, la discussione in Commissione è poi proseguita sulle linee guida del Contratto di quartiere. O meglio, su due «assi portanti». Prima questione: l’edilizia residenziale. A fronte di nuove linee d’indirizzo dettate dalla Regione, alcuni parametri sono stati modificati e sono scesi in campo numeri nuovi sia dal punto di vista della volumetria sia da quello delle residenze: le costruzioni future, che sorgeranno secondo l’ipotesi progettuale sul sito della demolizione - non così in caso prevalga l’ipotesi «+1» - offriranno non 80 (come previsto inizialmente) ma 125 alloggi, di cui 102 a canone sociale e 23 a canone moderato, per una superficie di 9.800 mq. Poi, ci sarà la realizzazione delle 57 ville urbane, in zona Arvedi, 38 a canone sociale e 19 a moderato, cui pure si aggiungono altri 57 alloggi derivati dalla riqualificazione del patrimonio esistente in 12 zone della città, su un totale di 153 alloggi. Una riqualificazione che raggiunge quota 12 milioni, già inseriti nel Contratto di quartiere. Cifra che porta il bilancio finale - comprendente i soli assi del sociale e dell’edilizia, cui «bisognerà comunque aggiungere la voce commerciale», come sottolinea l’opposizione - da 17,5 milioni di euro a 34.514.433 euro.
«Nel caso di nuclei fortemente legati da rapporti di amicizia e ottima convivenza - ha aggiunto l’assessore alla Famiglia, Giorgio Maione, nel riepilogo degli interventi previsti in ambito sociale - si farà in modo che anche nella eventuale nuova sistemazione tali rapporti vengano mantenuti». Dunque nessuna temuta «dispersione» non solo fisica, ma anche di affetti, tanto più che le sistemazioni dell’eventuale dopo-abbattimento «saranno certo definitive». E immagina anche figure a servizio delle nuove residenze, come quella suggestiva della «badante di condominio».
«Se una grande azienda volesse...»
Certo tutto sarebbe da rivedere, se passasse l’ipotesi di cessione a privati della superficie lorda edificabile, illustrata dal sindaco, e chiarita con un esempio: «Se una grande azienda volesse costruire la sua sede sul sedime delle torri, la cosa non potrebbe che giovare al quartiere: porterebbe occupazione, servizi, vita». E se la grande azienda i suoi uffici volesse ricavarli riqualificando per intero le torri esistenti? «È improbabile per come sono strutturate» assicura Paroli. In ogni caso, in questo quadro si inserisce anche l’appello di Ettore Isacchini, presidente di Aler Brescia: «Se qualcuno fosse interessato ci presenti un progetto». Al momento assicura Paroli, nessuna risposta. Solo una certezza: «Le torri sono una cicatrice per la città, vanno superate: investire milioni di euro per ristrutturarle senza risolvere l’inadeguatezza in termini di socialità sarebbe uno spreco». Su questo semmai potrebbe aver a che dire la Corte dei Conti, non già su una soluzione «che si prefigge di risolvere un problema» conclude il sindaco alludendo ai caveat dall’opposizione.
Non solo. L’ipotesi «+1», potrebbe «forse essere economicamente vantaggiosa per la Loggia, ma il risultato più significativo sarebbe scongiurare che il quartiere venga vissuto come dormitorio». Quanto ai 125 alloggi da ricollocare, «non sono un problema. Ci sono già altre aree della città, a partire da S. Polo, in cui edificarle con un Pep (Piano di edilizia popolare). Ma le liste di attesa resteranno bloccate nel frattempo? «No, forse ci sarà un rallentamento, ma abbiamo due problemi: dare una casa a chi non ha, e garantire una casa dignitosa a chi ne ha una che ora non lo è. E vanno entrambi affrontati».
Per ora le due alternative restano aperte. E il sindaco ribadisce: «Se ci sarà interesse per questa seconda ipotesi bene, se no il progetto va benissimo così».
UN QUARTIERE «SPERIMENTALE» DALLA 167 ALLE TORRI
Era in principio la legge 167, in virtù della quale nei primi anni ’70, anche Brescia provvide ad individuare aree - denominate appunto «167» - da destinare all’edilizia economica e popolare. Tra queste figurava l’intero quartiere di San Polo (nuovo), che fu uno dei primi esempi di collaborazione tra Comune, Iacp (poi Aler), costruttori e cooperative. La progettazione fu affidata all’architetto Leonardo Benevolo: nel nuovo quartiere convivevano case a schiera e torri di ispirazione inglese
TINTORETTO E CIMABUE
Sorse così un quartiere «razionale» che contava circa 700 alloggi: un numero consistente di essi è riconducibile alle torri che caratterizzarono da subito lo skyline del quartiere. Sono complessivamente cinque quelle presenti a San Polo, tutte costruite nel corso degli anni ’80 e battezzate con i nomi di altrettanti insigni pittori (gli stessi che danno nome alle vie in cui i palazzoni sorgono). Quelle per le quali è previsto l’abbattimento sono le due più alte, la Tintoretto e la Cimabue
DAL DISAGIO ALLA SVOLTA URBANISTICA
Le prime avvisaglie del forte disagio abitativo registrate dalla cronaca risalgono alla fine degli anni ’80, poco dopo cioè che le torri erano divenute realtà. Alla situazione aveva provato a mettere mano anche l’Amministrazione Corsini, ipotizzando un piano di riqualificazione da circa 18 milioni di euro. Superato di fatto dalla decisione della Giunta Paroli di imprimere una svolta urbanistica risolutiva: l’annuncio dell’intenzione di abbattere le due torri più alte è del luglio 2008
Natalia Danesi, Brescia Oggi ha scritto:
Paroli: «Vendere le torri? No, solo la volumetria»
IL «CONTRATTO DI QUARTIERE». Dopo le dichiarazioni dell'assessore alla Casa Massimo Bianchini, il sindaco aggiusta il tiro. Lunedì un incontro in Regione
«Lì mancano negozi e uffici. Ma per farli servirebbe l'intervento dei privati»
Una veduta delle torri Tintoretto e Cimabue di San Polo «Se la Sony decidesse di comprare la torre come è e farci i suoi uffici, ci si potrebbe pensare. Ma in tutta sincerità non credo proprio che ci sia la possibilità. Le torri sono edifici che vanno superati, che così non hanno senso. Soprattutto per l'edilizia sociale». Il sindaco Adriano Paroli, precisando che non c'è alcuno scontro politico nella maggioranza sul tema, aggiusta il tiro dopo le dichiarazioni che l'assessore alla Casa Massimo Bianchini ha rilasciato nelle ultime due commissioni consiliari. L'ipotesi di lavoro a cui il Comune con l'Aler pensa, spiega, non è quella di vendere la Tintoretto e la Cimabue. Anzi. È praticamente certo che gli edifici saranno demoliti, così come prevede il progetto presentato e finanziato dalla Regione. Se il Pirellone desse il via libera, si pensa piuttosto a trovare un privato che acquisti la volumetria corrispondente per costruire edifici con abitazioni, ma soprattutto uffici e negozi. Che nel quartiere scarseggiano.
LE INTENZIONI. Insomma, la sfida a cui il Comune sta guardando - spiega il sindaco - è cercare di fare «ancora di più e ancora meglio di quanto la Regione aveva già giudicato eccellente». Ma il progetto che si è classificato terzo «quasi a pari merito del primo per punteggio», e che poggia appunto le basi sull'abbattimento delle torri - precisa -, non è in discussione, «va bene così com'è». Semplicemente «si sta cercando di capire» in vista della consegna della versione definitiva (fissata per il 6 giugno) «che cosa potrebbe servire lì di più, sempre partendo dalla consapevolezza che gli edifici attuali non garantiscono né una socialità né un modello abitativo degno».
LA SFIDA. Ora, il piano elaborato per il «Contratto di quartiere» prevede la collocazione, al posto della Tintoretto - la prima in ordine di tempo ad essere abbattuta - di 125 alloggi di Edilizia residenziale pubblica. Tuttavia il quartiere avverte da sempre la carenza, a parere del sindaco e della giunta, di una «presenza di qualità: terziario, residenziale e commerciale di livello medio». Una presenza che «solo i privati potrebbero garantire». O le cooperative. Ma difficilmente il pubblico. Dunque perché non provare, si è detta l'Amministrazione, «a mettere in vendita la Superficie lorda di pavimento», in sostanza la volumetria corrispondente alle torri a un soggetto che «presenti un progetto e un'offerta?».
Nessuno per ora si è detto interessato, chiarisce Paroli, e non è nemmeno che con questa soluzione il Comune ci guadagni chissà che. Ma se si può, meglio lasciare aperta questa porta «per il bene della città», per mettere lì strutture che mancano. Insomma, il sindaco la ritiene a questo punto dell'iter almeno «una riflessione dovuta». Tant'è che lunedì ci sarà anche un incontro con i vertici del Pirellone per verificare se il percorso è praticabile. Perché «le gabbie per rispondere ai requisiti del bando regionale - precisa - sono strette», e che ci sia margine di manovra non è scontato.
LE TORRI E I «SOSTITUTI». Per realizzare il piano non bisognerà solo trovare degli acquirenti per la volumetria, ma anche un'altra collocazione per i 125 alloggi sostitutivi. Il sindaco smentisce che ci siano nodi urbanistici da risolvere. «A San Polo o in altre zone Peep, non sarebbe un problemai. Potremmo anche comprare dell'edilizia convenzionata». Quel che è certo è che la Tintoretto e alla Cimabue per abitarci non vanno più bene, dice Paroli. «Qualcuno sostiene che con il nostro piano bloccheremmo le graduatorie - spiega -. Ecco, può darsi che in una prima fase rallentino ma anche i cittadini che già vivono in alloggi come quelli delle torri meritino di avere una casa degna».
Quindi, nessuna marcia indietro. Gli edifici di San Polo sono «una cicatrice da far sparire. E ristrutturarle costerebbe più che costruire lì ex novo». Dunque l'unica possibilità, salvo la remota che un privato si faccia avanti (con i 8 - 10 milioni) nell'intenzione di acquistarle e tenerle per farle quello che il Comune vuole, è «superarle». Buttarle giù. E non c'è da temere, come sostiene il Pd, la Corte dei conti perché «questo non è sprecare le risorse, è farsi carico di un problema», assicura il sindaco. E con un piano «epocale». Se ci sarà anche lo zampino dei privati, poi, tanto meglio.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Torri, «non si prosciughi l’offerta
dell’edilizia a basso costo»
Ieri la commissione Servizi alla persona cui hanno partecipato l’assessore Massimo Bianchini e i rappresentanti sindacali
San Polo, le torri Cimabue e Tintoretto al centro dei progetti Da una parte, la voce dei rappresentanti del quartiere. Dall’altra, quella dei consiglieri di maggioranza e di opposizione. Da un lato il «riepilogo» di un progetto «ancora in itinere», ma sorretto dalla certezza che le due torri di San Polo a canone sociale «verranno senz’altro abbattute».
Dall’altro un bilancio di chi sul tessuto sociale che abita quelle stesse torri lavora da anni e anni. Era così composta la Commissione «Servizi alla persona» di ieri, eccezionalmente convocata nella sala del Consiglio comunale.
L’ordine del giorno si conferma lo stesso delle ultime convocazioni: il progetto proposto dalla Giunta Paroli per il bando regionale del contratto di quartiere. Ma stavolta, a parlare, non sono stati soltanto i politici. A liberare però per primo dal vaso di Pandora i dubbi rimasti latenti - ed emersi dopo l’introduzione dell’assessore alla Casa, Massimo Bianchini, che ha aggiornato sugli ultimi dati inerenti agli alloggi, sconosciuti al Pd - è stato Valter Mucchetti (Pd): «Se ancora non si sa dove verranno ricollocati i residenti della Tintoretto (il primo dei due palazzoni ad essere soppresso), e se con tutta probabilità non resteranno nella stessa zona, come ci possono aiutare le realtà che operano nel quartiere di San Polo?».
Una perplessità, questa, che è stata un po’ il filo conduttore delle tre ore di confronto, un dibattito partecipato che ha visto l’alternarsi di momenti di ascolto ad altri di concitate discussioni.
Tre i nodi portati all’attenzione dei presenti. In primis, la questione del rallentamento abitativo: «È fondamentale che non venga prosciugata l’offerta dell’edilizia locale a basso costo».
Si riassume così, con un’obiezione che somiglia quasi ad un nota-bene, l’intervento di Adriano Papa del Sunìa (Cgil), severo nel porre l’accento sui «duemila cittadini» che secondo le ultime stime «stanno attendendo una casa e sono in lista d’attesa». Un tema ripreso da Fabrizio Esposito del Sicet (Cisl): «Sono perplesso poiché sembra un’operazione di ingegneria sociale. Non bisogna derogare troppo, bisognerebbe implementare l’offerta a canone sociale perché l’obiettivo risponda ai bisogni della cittadinanza».
Infine, l’apporto di Gisella Pricoco della cooperativa «Elefanti volanti» che riporta alta l’attenzione verso la persona accantonando l’aspetto economico: «Mobilitare i territori di accoglienza in cui sorgeranno le nuove residenze è la prima cosa da fare, non si può prescindere dalla coesione sociale». Almeno due le domande rimaste senza risposta: perché si è partiti dall’abbattimento della Tintoretto e non della Cimabue? E quanti sono esattamente gli alloggi? «I tecnici dell’urbanistica stanno lavorando per individuare anche nuove aree, tra cui Conicchio e via Milano, ma è un lavoro ancora in corso. Per ora, comunque, i 280 alloggi ci sono».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Le proposte del vicesindaco per l’«Asse tre», il piano di sicurezza in vista dell’abbattimento delle torri. Pd scettico
Da sinistra le torri Tintoretto e Cimabue Patto locale per San Polo innanzitutto, elemento «di rilievo in una strategia d’azione precisa, che intende affrontare il problema sicurezza in modo partecipato e organico»; poi un Presidio polifunzionale distaccato nei luoghi ritenuti strategici. Il vicesindaco, Fabio Rolfi, ha esposto in sede di Commissione il contenuto del cosiddetto «Asse tre», capitolo che affronta il nodo sicurezza in vista dell’abbattimento della torre Tintoretto prima e della Cimabue poi.
Dopo il patto per Brescia sicura dunque, un altro, più specifico e circostanziato al quartiere di San Polo. D’altra parte, come spiega Rolfi, il metodo d’azione scelto va nella direzione di «aggregare risorse e soggetti diversi del territorio interessato per garantire uno sviluppo armonico del progetto, riducendo al minimo i fattori di rischio e di degrado emersi dall’analisi sociale». Il tutto, nell’ottica di «una sicurezza condivisa, in cui vengano cioè individuati gli obiettivi da perseguire insieme agli stessi cittadini». Un provvedimento questo che s’inserisce nel contesto del Regolamento urbano e che ha incontrato anche il consenso della Circoscrizione Centro: «È uno schema dettagliato che risponde alle nuove esigenze della città - spiega Flavio Bonardi -, soprattutto perchè chiarisce il corretto utilizzo delle aree pubbliche».
Il secondo punto sul tavolo - oltre al pattugliamento e a nuovi impianti di videosorveglianza - è la creazione di una centrale di Polizia municipale distaccata che presidierà i luoghi strategici, così da «garantire un controllo costante della zona delle Torri».
La disponibilità della nuova sede consentirà inoltre di «agevolare il supporto logistico ed operativo che la Polizia locale dovrà garantire» per il piano di mobilità previsto per il trasferimento delle famiglie residenti nella Tintoretto.
A sollevare dubbi è Claudio Bragaglio (Pd): «Ci troviamo di fronte alla stratificazione di progetti incoerenti tra loro: non fanno che confondere». Intervento a cui fa eco la voce di Emilio Del Bono, capogruppo del Pd: «Anche per la sicurezza, come per gli altri ambiti, non si può prescindere dalla ricollocazione. Non solo non sono chiari i numeri né il destino di Sanpolino, ma neppure è chiaro come un progetto studiato sul vecchio proposito di ricostruire 125 residenze al posto delle torri, possa confluire nel nuovo disegno ancora ignoto a tutti». nuri San Polo: patto locale e distaccamento di polizia
Le proposte del vicesindaco per l’«Asse tre», il piano di sicurezza in vista dell’abbattimento delle torri. Pd scettico
Da sinistra le torri Tintoretto e Cimabue
Da sinistra le torri Tintoretto e Cimabue
Patto locale per San Polo innanzitutto, elemento «di rilievo in una strategia d’azione precisa, che intende affrontare il problema sicurezza in modo partecipato e organico»; poi un Presidio polifunzionale distaccato nei luoghi ritenuti strategici. Il vicesindaco, Fabio Rolfi, ha esposto in sede di Commissione il contenuto del cosiddetto «Asse tre», capitolo che affronta il nodo sicurezza in vista dell’abbattimento della torre Tintoretto prima e della Cimabue poi.
Dopo il patto per Brescia sicura dunque, un altro, più specifico e circostanziato al quartiere di San Polo. D’altra parte, come spiega Rolfi, il metodo d’azione scelto va nella direzione di «aggregare risorse e soggetti diversi del territorio interessato per garantire uno sviluppo armonico del progetto, riducendo al minimo i fattori di rischio e di degrado emersi dall’analisi sociale». Il tutto, nell’ottica di «una sicurezza condivisa, in cui vengano cioè individuati gli obiettivi da perseguire insieme agli stessi cittadini». Un provvedimento questo che s’inserisce nel contesto del Regolamento urbano e che ha incontrato anche il consenso della Circoscrizione Centro: «È uno schema dettagliato che risponde alle nuove esigenze della città - spiega Flavio Bonardi -, soprattutto perchè chiarisce il corretto utilizzo delle aree pubbliche».
Il secondo punto sul tavolo - oltre al pattugliamento e a nuovi impianti di videosorveglianza - è la creazione di una centrale di Polizia municipale distaccata che presidierà i luoghi strategici, così da «garantire un controllo costante della zona delle Torri».
La disponibilità della nuova sede consentirà inoltre di «agevolare il supporto logistico ed operativo che la Polizia locale dovrà garantire» per il piano di mobilità previsto per il trasferimento delle famiglie residenti nella Tintoretto.
A sollevare dubbi è Claudio Bragaglio (Pd): «Ci troviamo di fronte alla stratificazione di progetti incoerenti tra loro: non fanno che confondere». Intervento a cui fa eco la voce di Emilio Del Bono, capogruppo del Pd: «Anche per la sicurezza, come per gli altri ambiti, non si può prescindere dalla ricollocazione. Non solo non sono chiari i numeri né il destino di Sanpolino, ma neppure è chiaro come un progetto studiato sul vecchio proposito di ricostruire 125 residenze al posto delle torri, possa confluire nel nuovo disegno ancora ignoto a tutti».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Mi permetto di portare qualche riflessione in merito al futuro delle Torri di San Polo. Parlo di proposte perché ormai ogni giorno se ne inventa una nuova. Dopo l’annuncio del luglio 2008 fatto più di parole che di dati concreti (con numeri che cambiano di volta in volta, grosso impatto su Sanpolino, riduzione di case popolari, nessun passaggio in Circoscrizione, nessun risparmio) nell’aprile 2009 come consiglieri comunali siamo convocati per analizzare il nuovo progetto che nel frattempo è cambiato ulteriormente.
In un’assemblea pubblica l’Assessore Bianchini aveva annunciato che Sanpolino non sarebbe stato coinvolto così massicciamente, visto il coinvolgimento di altre 40-50 zone della città (il numero delle zone interessate aumentava nel corso della serata con l’aumentare delle proteste), ma novità delle novità, scopriamo che nell’ultima versione presentata ufficialmente in Regione, i quartieri interessati sono soprattutto 2: zona San Polo (125 al posto della Tintoretto - 97 a Sanpolino - 90 lascito Arvedi: totale 312) e centro storico (87 appartamenti).
C’è però un’apertura da parte dell’Assessore Bianchini: ci parla della possibilità di valutare proposte di acquisto che fino ad oggi dice «non sono mai arrivate». Vorrei suggerire alla Giunta che per avere un acquirente ci vuole per forza un venditore e fino a quel giorno nessuno aveva mai dato un segnale diverso da quello dell’abbattimento.
I cambiamenti non finiscono qua... dico «versione ufficiale» poiché il giorno dopo il nostro Sindaco (part-time viste le sue continue assenze da Brescia) interviene nel dibattito parlando di altre soluzioni: conferma l’abbattimento di una Torre (dell’altra che ne facciamo?) e possibile cessione delle volumetrie: affermazioni pesanti, visto che non si dice dove (al posto della Torre stessa oppure dove?) e per fare cosa (case popolari, palazzi signorili, capannoni)?
Bianchini è smentito nel giro di 24 ore: si saranno parlati? Mah!
La forte preoccupazione è che in un momento di crisi come quello che sta affrontando il nostro Paese e la nostra Città, ritengo irresponsabile anche solo pensare di ridurre le case popolari. Nessuno nega la presenza di problematiche sociali, ma come mi è capitato di dire più volte, non si risolvono i problemi sociali con la dinamite.
Mi auguro che i capricci e gli orgogli di pochi non siano fatti pagare ai più deboli e poveri di questa città: segnalo che ci sono circa 2.500 famiglie in lista di attesa per una casa popolare ed ho la netta impressione che con l’attuale crisi questo numero tenderà ad aumentare.
Nell’ultima Commissione Servizi Sociali abbiamo avuto il parere dei Sindacati degli inquilini: invito voluto e sollecitato dal Partito Democratico, visto che fino ad oggi, l’attuale Giunta non ha mai provveduto ad incontrare né i residenti della Tintoretto, né della Cimabue.
I relatori, che hanno mostrato un’ottima conoscenza delle problematiche, hanno evidenziato in modo inequivocabile che le problematiche maggiori risultano essere alla Cimabue (sia di ordine sociale, sia relativo alle norme di sicurezza). Perché non partire da lì?! In questa occasione, non solo i membri della minoranza, ma anche quelli della maggioranza hanno manifestato perplessità sul progetto in corso e sulle soluzioni proposte: ma mi spiego.
I numeri degli appartamenti sono cambiati per l’ennesima volta ed i 125 appartamenti che sarebbero dovuti sorgere al posto della Tintoretto non ci saranno più, ma in compenso non viene detto dove verranno ricollocati e neppure cosa sorgerà su quello spazio vuoto.
Entro i primi di giugno bisogna consegnare in Regione il programma definitivo e sono indignato nel pensare che in 10-15 giorni si decideranno le sorti di centinaia di persone. Come andrà a finire? Ho un sospetto ed azzardo una ipotesi.
A giorni il nostro Sindaco (detto Sindagor, il sindaco fantasma) annuncerà in una conferenza stampa, case popolari per tutti a costo zero. È l’ultima moda... costo zero per la nuova sede del Comune: ma non è che l’inizio. Tra poco alcuni gentili imprenditori ci regaleranno il nuovo Palazzetto dello Sport, lo Stadio: ma quanta generosità!!
Attenti a costo zero non c’è nulla! L’invito che faccio è cercare di scoprire perché alcuni gruppi, associazioni o compagnie varie dovrebbero fare questi regali al Comune! Cercate la risposta che alla prossima ne parliamo.
Valter Muchetti
Consigliere Comunale del Partito Democratico
Brescia
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Dal Comune la mappatura delle future residenze. A breve l’incontro con gli inquilini della torre. Bianchini: «Trasloco completo entro luglio»
Sarà una marcia lenta, condivisa da dieci famiglie per volta, tutte «individuate secondo criteri precisi, basati sulle richieste e le abitudini di ognuno». E avverrà a breve, perché «gran parte degli alloggi sono pronti per l’uso». Sarà Massimo Bianchini, assessore alla Casa, a consegnare ai residenti della torre Tintoretto «le chiavi», le sole - dopo mesi di dibattiti e una mole di numeri da capogiro - in grado di tracciare davvero il confine tra il progetto sulla carta e la realtà del trasloco più atteso e chiacchierato della città. Le torri di San Polo saranno abbattute. E con loro i bresciani vedranno cadere anche un simbolo. Che nell’immaginario della città spesso rappresenta problemi sociali e degrado da lasciarsi alle spalle.
Il «piano operativo di realizzazione» racconta della riqualificazione urbana del quartiere e, in partenza, del solo «svuotamento» - cui seguirà la demolizione - della Tintoretto, di proprietà dell’Aler, un palazzone che offre al momento 192 alloggi a Edilizia residenziale pubblica (Erp), di cui 180 abitati. Dove saranno collocate le famiglie che attualmente vi risiedono? Tre le risposte della Loggia: in primis la realizzazione, da parte dell’Aler, di quattro nuovi edifici inseriti nel Piano di zona del vicino quartiere di Sanpolino. Lì troveranno spazio le «Palazzine urbane sud» in grado di offrire 72 alloggi. In seconda battuta la riqualificazione di 10 immobili del patrimonio Erp esistente (situati in via Diaz, via Musei, contrada Santa Chiara, vicolo Borgondio, via Zanelli, via Fenarolo, via Bixio, via Verziano, via Conicchio e all’interno del quartiere Primo Maggio), di proprietà del Comune, porterà le abitazioni disponibili da 74 a 138, con un incremento pari a 64 case (il che significa circa il 46,4% in più rispetto alla situazione attuale). Infine, la stipula di accordi tra pubblico e privato in modo da destinare all’Erp ulteriori 99 nuove residenze: è questo il caso delle aree individuate in via Conicchio e al quartiere Primo Maggio, dove è previsto un affitto a prezzo calmierato i cui parametri, spiega Bianchini, «sono stati stabiliti sulla scia di quelli individuati per Sanpolino». Il totale definitivo dei nuovi alloggi che resteranno alla città sarà dunque di 235 appartamenti.
Un accordo tra Comune e Aler disciplinerà modalità e condizioni per riequilibrare e compensare «in modo proporzionale» il numero di residenze della torre Tintoretto. Specie se si considera che «certamente verrà demolita anche la Cimabue (questa, in capo alla Loggia). Il progetto terminerà con la costruzione di alcune palazzine, per un totale di 60 unità abitative nuove.
Queste avranno differenti destinazioni per garantire una risposta a tutte le caratteristiche degli affittuari: tra gli obiettivi spicca cioè la volontà di «evitare nuove ghettizzazioni, adeguando nel contempo il patrimonio comunale alle esigenze della graduatoria Erp, che sempre più chiede monolocali». Quanto quest’operazione costerà al Comune e in quanto tempo la città vedrà i primi risultati di quella che può considerarsi una sorta di rivoluzione edilizia? «Il 90% dei nuclei residenti nella Tintoretto potranno essere trasferiti entro luglio 2010 - risponde Bianchini - a breve incontreremo i residenti». Per fine 2011, la demolizione del primo grattacielo, mentre la conclusione delle attività sociali e commerciali è snodata lungo cinque anni, dal 2009 al 2014. Intanto, una cosa è comunque certa: nel giro di qualche anno, il volto di Brescia - quello reale e quello simbolico - non sarà più lo stesso.
IL CRONOPROGRAMMA
Entro il 2011 la prima torre, la Tintoretto, sarà abbattuta e dal 2013 saranno abitati in via definitiva i nuovi 235 alloggi. Nel frattempo il Comune metterà a punto il progetto per la Cimabue, che potrebbe partire tra due anni, ovvero quando la Regione riaprirà il bando per un nuovo Contratto di quartiere.
Alla fine spariranno i due grattacieli e i loro 195 appartamenti e al loro posto si otterranno nuove strutture per un’offerta abitativa pari a 235 case. Un intervento, questo, che costerà all’Amministrazione di Palazzo Loggia circa 14 milioni di euro e quasi altrettanti al Pirellone
Erp: «La graduatoria non si tocca, tetto annuo garantito»
Edilizia residenziale pubblica, l’Assessorato alla casa rassicura sulle liste d’attesa: «Stiamo già pensando alla Cimabue»
Non solo le liste d’attesa Erp (edilizia residenziale pubblica) dei prossimi anni «non risentiranno in alcun modo» del Contratto di quartiere che sancirà la caduta della Tintoretto prima e della Cimabue poi, ma la programmazione del Comune «sta già guardando oltre e si sta lavorando affinché il patrimonio abitativo risponda sempre più alle continue richieste dei cittadini». A chiarirlo è Massimo Bianchini, che annuncia: «Tutti gli assessorati coinvolti stanno lavorando concretamente alle soluzioni future, tanto che abbiamo già individuato altri nuovi alloggi da destinare agli attuali inquilini della Cimabue. Bisogna sempre tenere conto che il progetto San Polo non va ad intrecciarsi con il consueto bando gestito da Comune e Aler».
La variante «Cimabue»
Entro il 2012 insomma altri 150 alloggi saranno a disposizione della città, pronti per essere «occupati» dalle famiglie oggi residenti all’interno del secondo grattacielo. «Il meccanismo - specifica l’assessore - è di fatto già avviato e l’intenzione è di sfruttare i futuri bandi della Regione. Se così non fosse, come ha anticipato il sindaco, il Comune si farà carico dei costi necessari, ma di certo non abbandonerà il progetto». Un iter, quello che spetterà al secondo palazzone, che somiglierà in tutto e per tutto (bando regionale permettendo) a quello affrontato per la Tintoretto: «Anche in quel caso verrà fatto uno studio sociale delle diverse realtà, così da avvicinare il più possibile gli anziani alle proprie famiglie e in modo da preservare, nel contempo, i rapporti di vicinato».
Cento posti l’anno garantiti
Capitolo Edilizia residenziale pubblica. Guardando il prospetto riassuntivo degli ultimi sei anni si nota come l’offerta degli alloggi oscilli, in modo piuttosto regolare, intorno ai 100 posti a semestre (le uniche eccezioni si rintracciano negli ultimi mesi del 2005 e nell’intero 2006, quando gli alloggi a disposizione sono scesi a quota 60). «Questo andamento - rassicura Bianchini - verrà in assoluto rispettato. Il nuovo bando verrà pubblicato a breve ed entro marzo saranno disponibili i consueti 100 posti Erp cui se ne aggiungeranno altri cinque a canone moderato».
Ma quante sono, numeri alla mano, le domande accolte sul totale delle richieste presentate? Nel secondo semestre 2008 sono ben 2.401 i cittadini in graduatoria. Di questi, 545 hanno compilato i moduli per beneficiare degli alloggi ad edilizia residenziale pubblica nell’anno in corso mentre i rimanenti 1.857 cittadini sono «in attesa» dagli anni precedenti (una volta in graduatoria vi si rimane infatti iscritti per i tre anni successivi). Cento invece gli utenti accontentati.
Un dato, questo, che se rapportato all’ultimo e più recente del primo semestre 2009 - quando le domande pervenute all’ufficio competente dell’Aler hanno sfiorato cioè le 660 - evidenzia come quello dell’Erp sia «un trend in netto aumento». Dall’ultimo bando del 2008 al primo del 2009 si riscontrano infatti ben 115 richieste in più. «Quel che l’amministrazione si impegna a garantire - conclude Bianchini - è il tetto annuo dei 100 posti, i quali non verranno meno con il trasloco degli inquilini delle torri di San Polo. Se poi sarà possibile aumentare anche l’offerta Erp sulla scia delle richieste raccolte da Aler e Comune, lo si farà»
«Housing sociale», riqualificazione urbana
Non solo torri. L’Amministrazione comunale ribadisce la propria adesione ai diversi programmi regionali di «Housing sociale»: l’obiettivo cardine è quello di una riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile. Il che significa incrementare la disponibilità di residenze da offrire in locazione a canone sostenibile e migliorare la dotazione infrastrutturale dei quartieri urbani degradati. Il tutto rilanciando le attività commerciali. In parallelo c’è poi il cosiddetto «Piano emergenza casa», nato per soddisfare in tempi brevi il bisogno abitativo: una delle zone protagoniste è ad esempio quella degli ex magazzini comunali di via Foro Boario. «Da questa premessa si evidenzia che si sta operando su tutta la città - sottolinea Mario Labolani, assessore ai Lavori pubblici - per riuscire a soddisfare da un lato le liste di attesa, dall’altro le esigenze della città».
«Non abbatterle, ma riqualificarle»
«Officina della città» (Onofri) discute del possibile utilizzo delle due torri
«Abbattere le Torri di San Polo? Forse sarebbe meglio riqualificarle». Sono queste le conclusioni emerse al termine dell’incontro riguardante proprio le Torri Tintoretto e Cimabue che si è tenuto giovedì sera a Sanpolino. L’appuntamento è stato organizzato dall’associazione «Officina della Città», diretta emanazione dell’esperienza politica di Francesco Onofri, candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative per la lista civica che portava il suo nome e rimasto sulla porta del Consiglio comunale per una manciata di voti. Sul blog dell’associazione (www.parlabrescia.it) da tempo si discute delle possibilità alternative alla demolizione per le Torri di San Polo; giovedì si è voluto sviluppare il confronto con la cittadinanza attraverso gli interventi di alcuni esperti.
Il primo a prendere la parola è stato Pierre Alain Croset, docente di Composizione architettonica ed urbana al Politecnico di Torino, che ha ricordato come «i problemi sociali non riguardano l’architettura». Quando in una casa alta come le Torri gli abitanti entrano in crisi tra loro «si possono immaginare altri generi di inquilini come ad esempio gli studenti e gli anziani oppure di far diventare alcuni alloggi degli uffici. Abbattendo le Torri si perde invece un’occasione per farne un laboratorio di riqualificazione. La demolizione - ha continuato Croset - toglie il problema alla radice ma non lo risolve».
Dello stesso tenore l’intervento di Marina Montuori, docente di Composizione architettonica ed urbana all’Università di Brescia, che ha anche presentato lo studio di tre architetti francesi a dimostrazione di come convenga, anche economicamente, ristrutturare piuttosto che demolire. «La distruzione di un manufatto non può risolvere un problema sociale, a meno che con la dinamite non si faccia saltare in aria anche chi lo abita» ha detto ironicamente la professoressa Montuori.
Dopo aver portato ad esempio alcune riqualificazioni eseguite all’estero, la Montuori si è chiesta «perché non si possano fare anche a Brescia? Propongo al Comune di mettere in gioco anche le conoscenze che ci sono nell’Università di Brescia per creare degli staff competenti che potrebbero risolvere molti problemi».
Più incentrati sulle tematiche sociali invece gli interventi degli avvocati Domenico Polimeni, esperto in materia di edilizia residenziale pubblica, e Felice Scalvini, presidente della fondazione «Housing sociale». «Come dice un proverbio con i vicini bisogna andar d’accordo più che con i parenti - ha esordito Polimeni -. Purtroppo in questo genere di fabbricati aumenta in modo esponenziale la possibilità che insorgano i conflitti». Secondo Polimeni, in questo campo c’è una carenza normativa: «Spesso ci sono troppe garanzie per i soggetti che hanno comportamenti antisociali. Se ogni comportamento rimane senza sanzione si ha una recrudescenza delle tensioni». Con l’esperienza di «Housing sociale» «abbiamo voluto creare un percorso che uscisse dalla dicotomia tra stato e privato» ha sottolineato Scalvini concludendo l’incontro.
Andrea Spitti, GdB
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Venerdì, 27 Novembre 2009 Cecilia Bertolazzi, GdB
Torri, prove generali di firma
IL PROGETTO IN BREVE - Ieri in Loggia la definitiva presentazione del progetto Contratto di Quartiere Il Comune spenderà 25 milioni per 235 nuovi alloggi a fronte dei 195 della torre
Un anno di lavoro, polemiche a non finire, quattro fasi progettuali, il futuro di centinaia di persone e una firma, quella definitiva da parte della Regione che renderà esecutivo il Contratto di quartiere Torre San Polo.
Manca ormai solo quella per non vedere più, a partire da fine 2011, il profilo multicolor della Tintoretto e soprattutto per «sanare il degrado abitativo, economico e sociale» attraverso la costruzione di 235 nuovi alloggi distribuiti sull’intero territorio cittadino. Una firma che l’assessore regionale alla Casa Mario Scotti potrebbe già apporre la prossima settimana. Nell’attesa, il corposo team di lavoro che ha curato l’evoluzione del progetto, ieri pomeriggio in Loggia, ha definitivamente presentato l’intervento.
Capitolo uno: la spesa
È proprio il sindaco Paroli che, numeri alla mano, ha ricapitolato le competenze di spesa. A fronte di 7 anni di lavori - tanto durerà il Contratto - la Regione parteciperà con il contributo di 13 milioni e 800mila euro, 6 milioni e 100mila euro saranno versati dall’Aler, i cosiddetti partner «sociali» metteranno 350mila euro, infine il Comune inciderà per 19milioni e 150mila euro per un totale di 39milioni e 400mila euro.
«Preciso - ha iniziato il primo cittadino - che di questi 19 milioni di euro, 5 milioni sono quelli che effettivamente si metteranno a favore del progetto, gli altri 14 milioni derivano dal versamento di 2 milioni di euro l’anno per sette anni, quindi 14 milioni, che il Comune spende per manutenzioni straordinarie. Una cifra obbligatoria che la Regione ci ha chiesto di inserire all’interno del Contratto, affinché il lavoro di ristrutturazione fosse compreso nella riqualificazione del quartiere. Ricapitolando, con i circa 25 milioni raccolti tra Regione, Aler e Comune costruiremo 235 nuovi alloggi a fronte dei 195 della Torre, mentre i 14 milioni di euro serviranno a riqualificare 300 alloggi appartenenti al patrimonio comunale, per un totale di 535 alloggi migliori per tipologia abitativa, in grado di risolvere parte dei problemi della Torre».
L’evidenza dei numeri, a questo punto, appare chiara, tanto che Paroli confronta la vecchia proposta di ristrutturazione della Torre con l’attuale. «Ristrutturare i 195 alloggi sarebbe costato 20 milioni di euro, con 25 milioni si avranno 235 nuovi alloggi in sostituzione di quelli attuali, a cui va aggiunto il valore del sedime della Torre quantificabile in 14 milioni, cifra che deriva dal prezzo al metro quadro, 700 euro, per i 20mila metri quadri di spazio. In sintesi ci costa meno questa operazione che risponde alla reale esigenza abitativa dei residenti, piuttosto che fare aggiustamenti non definitivi e non strutturali al maxi condominio».
Capitolo due: il valore dell’operazione
Non è però solo una questione di milioni di euro e numero di alloggi. «La bontà del progetto - viene sottolineato dall’assessore alla Casa Massimo Bianchini - sta anche nell’ampliamento della qualità e dell’offerta abitativa che si spalma sulla città coinvolgendo l’intero patrimonio abitativo del Comune. L’operazione, infatti, non sarà più solo di quartiere, ma di tutta Brescia. Si verrà a recuperare il 20% del patrimonio, 500 alloggi, su un totale di 2.300. Anche per questo criterio distributivo la città ha, per la prima volta, ottenuto l’assegnazione del Contratto di quartiere dalla Regione».
Capitolo tre: graduatorie e traslochi
«Le graduatorie, grazie a questo nuovo meccanismo, non verranno bloccate - ha rassicurato Bianchini - dal momento che gli attuali residenti avranno la possibilità di scegliere, a seconda delle esigenze, tra il ventaglio di opzioni proposte per il ricollocamento, senza andare a togliere posti a coloro che sono in lista di attesa». In tema di trasloco, invece, già prima di Natale un primo gruppo di 24 famiglie, per lo più anziani, potrebbe traslocare a Sanpolino nel complesso Bird, «mentre promuoveremo tra i residenti della Torre la presentazione dello studio con un’assemblea nella prima decade di dicembre» ha aggiunto Massimo Azzini, direttore del Contratto di quartiere. Ancora in via di definizione, invece, il capitolo relativo alla compensazione Aler. «Decideremo come suddividere tra Comune e Aler - ha precisato Paroli - i 235 alloggi, potremmo assegnare a loro il maggior numero e come Comune mantenere la proprietà del sedime e del destino della Torre».
Gli assi di intervento riguardano interventi di edilizia residenziale pubblica, rivitalizzazione economica, sicurezza e coesione sociale. Con la demolizione della Tintoretto di proprietà dell’Aler sarà necessario trasferire, attraverso un piano di mobilità, i residenti in altri alloggi del patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente o di nuova realizzazione o acquisizione. Un progetto ampio che in 5-7 anni vedrà l’incremento di 235 nuovi alloggi di cui 64 alloggi in più grazie al piano di riqualificazione di 11 siti di proprietà del Comune, 72 alloggi grazie alle 4 nuove costruzioni Aler in zona Palazzine, 44 alloggi nuovi acquisiti in via Conicchio, 55 alloggi nuovi acquisiti nel quartiere Primo Maggio
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Lunedì sera l’assemblea organizzata dal Sunia. I residenti: «Non capiamo il metodo scelto»
La Cimabue e la Tintoretto (foto d’archivio) La Tintoretto, salvo imprevisti, dovrebbe essere abbattuta entro il 2011. Per la Cimabue invece i tempi si allungano, non prima del 2013, ma non c’è nemmeno la certezza della sua demolizione.
Eppure sembra che i problemi più sentiti, e la voglia di cambiare casa, «abitino» soprattutto nella seconda. Almeno a sentire le reazioni registrate durante l’assemblea voluta dal Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari) tenutasi lunedì nella Casa delle associazioni di San Polo. Argomenti della serata la legge regionale sugli affitti pubblici, il Piano casa e, quello il più sentito dagli abitanti del quartiere, la situazione delle torri Tintoretto e Cimabue.
Ad animare il dibattito, la signora Anna, residente nella Cimabue che, dopo aver raccontato di come il suo appartamento sia in cattive condizioni - «nonostante io paghi tutti i mesi, nessuno viene mai a sistemare» - ha concluso il suo intervento con un augurio che non avrebbe potuto essere più esplicito: «Spero che queste torri vadano giù». A rilanciare, un’altra signora, residente nella Tintoretto: «Nessuno è mai venuto a vedere come sono i nostri appartamenti: sono belli e non ci manca niente. C’è tanta gente che sta bene qui».
«Chi non vuole restare chieda il trasferimento» le ha fatto eco un’altra abitante della Tintoretto. Un altro inquilino della Cimabue, Alberto Ghitti, già segretario del comitato inquilini, ha dato un’ulteriore spinta alla discussione: «Se ci troviamo in questa situazione è perché le torri sono diventate un ghetto. Il mio non è un discorso razzista. I danni che vengono provocati non li vede nessuno, le feste durante la notte non le sente nessuno; io ho chiamato la Questura per cinque volte nel giro di una settimana». E ancora: «Abbiamo grossi problemi di manutenzione - ha continuato Ghitti - e sono sei mesi che cerchiamo di riparare una perdita d’acqua che ci fa avere delle spese astronomiche. Intanto fanno pagare gli inquilini, ma poi per ottenere i rimborsi diventa complicatissimo».
Dalla Tintoretto un’altra signora fa sapere come è venuta a conoscenza dell’abbattimento della sua casa: «L’ho letto sul giornale, a noi non hanno mandato nemmeno uno straccio di lettera. Questa è la dimostrazione di come siamo considerati» protesta.
Ad aprire una speranza ci ha pensato poi Silvana Battaglioli, gestore del centro anziani che opera nella torre Cimabue: «Per fortuna ci sono tante brave persone, ma purtroppo vengono lasciate un po’ sole. Spero che questa fascia buona venga a galla e si faccia sentire».
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