In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller) |
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«Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccontare
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Stanislao
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 «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccontare
Violenze e pestaggi, presa banda di pedofili
da Il Corriere della Sera
Martedì 22 Maggio 2001
Violenze e pestaggi, presa banda di pedofili
Avevano schedato 30 mila bambini, mappe di Roma per l’adescamento.
Tra loro un bidello
ROMA - «Tallonavamo questi pericolosi pedofili da mesi, ora ne abbiamo neutralizzati 6, ma l’inchiesta continua...» Poi però, mentre illustrava l’«operazione Gerione», il clamoroso blitz antipedofilia tuttora in corso nella capitale, la voce del colonnello dei carabinieri Baldassarre Favara si è leggermente incrinata. Stava ricordando le «scene agghiaccianti» viste dagli investigatori del Nucleo Operativo, una «violenza cruda e dura», immagini che un padre di famiglia non vorrebbe aver visto. «Ora però, grazie alla denuncia di una madre - ha proseguito l’ufficiale - si è rotto un muro di omertà».
IL BLITZ - Li hanno prelevati all’alba, nelle loro case, su mandato del Pm Maria Monteleone. Cinque pedofili, di età tra i 20 e i 59 anni, sono andati a raggiungere a Regina Coeli il loro ideologo e organizzatore, un ex poliziotto di 37 anni arrestato per violenza sessuale e pedofilia nello scorso ottobre. Fanno parte dell’associazione segreta «Fronte di liberazione dei pedofili», corredata di un «braccio armato» sul quale sono in corso ulteriori accertamenti, la «Brigata Pretoriana». Si prefiggevano, stando almeno ai documenti scoperti, iniziative di propaganda compresi atti di terrorismo. Pesante il bilancio della loro attività: sono 37 i bambini, tra i 9 e i 14 anni, che hanno subito violenza (pestaggi compresi) da questo gruppo di affiliati. E l’identità di altre 91 piccole vittime deve ancora essere verificata. Sono quasi 30 mila i ragazzi romani che erano stati schedati e «monitorati» dall’organizzazione che attraverso due membri aveva accesso alle banche dati del Provveditorato agli studi e si serviva perfino dei locali di una scuola elementare dell’Appio-Tuscolano per gli incontri proibiti. Scoperte 89 mila foto, 128 videofilmati, cinquemila files crittografati, 20 hard disk e 500 cd rom pieni di documentazione. Scoperti in un garage materiali chimici in grado di poter essere utilizzati per attentati, gli stessi di cui si farnetica nei «files» del movimento ai danni di nemici come magistrati, carabinieri e sacerdoti. Il gruppo, infine, faceva uso di cocaina.
GLI ARRESTI - A Regina Coeli c’era già R.M, 37 anni, ex poliziotto impiegato dal ’97 al Provveditorato degli studi di Roma con mansioni informatiche. Da ieri ci sono anche F.S. di 59 anni, «il maestro», bidello della scuola elementare del Tuscolano con 800 bambini, che spesso veniva usata nelle ore serali per gli incontri ripresi con telecamere: una foto lo ritrae con bimbi nei locali della segreteria. G.B. di 34, ex carabiniere attualmente buttafuori in una discoteca del centro città. È accusato di aver violentato parecchi minori in un’unica volta. «Dopo aver detto di essere un carabiniere - ha scritto il giudice - minacciava i minori e quando li trovava con la droga li costringeva a subire le sue morbose attenzioni in cambio dell’impunità». A.S. di 49, è invece il braccio destro di un medico proprietario di numerose cliniche all’Eur. A.L.V. di 19, è l’organizzatore d’incontri e l’«accompagnatore» di ragazzini adescati nei luoghi prescelti. Infine un uomo di 40 anni, pensionato, faceva «prostituire» i suoi due figli fin dall’età di 11 e 14 anni. Ora devono rispondere di violenza sessuale, pedofilia e pedopornografia. Ma l’inchiesta non è ancora conclusa: la rosa degli indagati si è già allargata ad altri quattro nomi eccellenti e sono 40 le perquisizioni già effettuate.
LA PRIMA TRACCIA - L’indagine ha preso le mosse otto mesi fa dall’arresto dell’ex agente di ps, in congedo dal reparto mobile di Padova e attualmente collaboratore informatico del ministero della pubblica istruzione. Nella sua casa di via Poporio Lenate al Tuscolano, proprio sopra una frequentatissima sala giochi, i carabinieri sono incappati in un computer che celava la banca dati dell’organizzazione pedofila. Tutto era annotato con cura in questi lunghi elenchi che l’uomo aveva carpito all’amministrazione scolastica di Roma e provincia, mostrando particolare interesse per i figli di famiglie divorziate o con problemi economici. Gli ultimi elenchi, neutralizzati dai carabinieri, riguardavano i ragazzi nati nell’84 e nell’85.
LE MAPPE - Non c’erano solo bambini pedinati, sorvegliati, fotografati e a volte adescati. Una delle scoperte più sconcertanti è stata quella della mappatura dell’intera città. Roma era stata suddivisa in aree definite «canoniche» per l’adescamento, come la valle dei cani a Villa Borghese, Monte Caprino, il parcheggio dell’Eur. Tutta la città era però considerata un’immensa «area di caccia di giovani prede» di esclusiva pertinenza di ciascun pedofilo. In cambio però vigeva la regola di mettere a disposizione degli altri ogni minore circuito. Le operazione avevano un nome in codice: Harem Project, Handle with care, Enfant Harem, Young Contact.
Paolo Brogi
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#1 Gio 12 Lug, 2007 05:58 |
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Stanislao
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 Re: Violenze e pestaggi, presa banda di pedofili (22-5-01)
Padri e madri ai cancelli dell’istituto diventato la base dei criminali.
Il provveditorato: non hanno rubato i nostri dati
I genitori assediano la scuola dell’orrore:
«C’è anche il mio bimbo?»
ROMA - Una mamma ha portato la foto del figlio e cerca poliziotti, investigatori, inquirenti, qualcuno che sappia, che conosca la verità. Per mostrare l’istantanea e chiedere:
«C’è anche il mio bambino, tra quelli...?». Il termine che segue è violentati , ma è una parola che fa troppa paura, adesso, di fronte alla scuola violata. Così i genitori, tanti, si sono ritrovati in un’assemblea spontanea, nel pomeriggio, per confrontare timori e scegliere cosa fare, adesso, dopo aver scoperto che per i figli gli orchi potrebbero non esistere solo nelle fiabe. Dopo aver capito che uno degli orchi di mestiere faceva il bidello. E che un altro era riuscito a entrare nella banca dati del Provveditorato agli studi.
«I genitori sono molto preoccupati», ha scritto la preside della scuola, Rita Caruso, nella relazione giunta sul tavolo del provveditore agli studi di Roma, Roberto Fedele, poco dopo le 14. Ma quella frase non racconta bene il terrore e l’angoscia delle centinaia di papà e mamme che, da ieri mattina, hanno raggiunto la scuola elementare nel quartiere Appio Tuscolano. Una processione nervosa e impaurita di uomini e donne, che stamani si ripeterà negli uffici dei carabinieri di via In Selci: ognuno, tra le mani, avrà la foto del figlio. E, ognuno, chiederà una sola cosa, agli inquirenti: «C’è anche il mio bambino, tra quelli?».
Gli inquirenti sono certi che non ci siano gli alunni di quest’istituto, tra le vittime e il provveditore agli studi ha provato a tranquillizzare i genitori degli altri bambini romani: «Escludo in materia più assoluta che il nostro impiegato avesse accesso all’anagrafe studentesca». Una banca dati che contiene l’intero universo scolastico romano: cinquecentomila indirizzi, numeri di telefono, milioni di informazioni. «Ma tutti i bambini della città potrebbero essere a rischio - dice la presidente dell’Unione Italiana Genitori, Donatella Poselli - ed è inutile negarlo. L’impiegato del provveditorato lavorava proprio al terzo piano, lo conoscevo di vista. Ma che non avesse accesso alle informazioni sui ragazzi è poco credibile».
Infatti: aveva informazioni precise su trentamila bambini, catalogati per difficoltà economiche e familiari.
«Ma l’archivio degli orrori - ipotizza Poselli - potrebbe essere più esteso, magari completo». L’eventualità è esclusa dagli inquirenti, ma non è facile tranquillizzare i genitori. Che su un aspetto della vicenda, ieri pomeriggio, avevano idee chiare: «Il bidello è innocente». E la preside: «Affiderei i miei figli, a quell’uomo». I dubbi, però, erano rivolti altrove: «Come si può essere certi che l’hacker non avesse accesso a tutto?». Spiegare loro che i carabinieri sono certi che non sia così, serviva a poco, ieri. «La rabbia è incontenibile - per Poselli - anche perché è difficile credere che tra le persone della zona nessuno abbia visto i bambini entrare nella scuola fuori dal normale orario. Chi sa deve parlare, adesso. Noi abbiamo un avvocato, per proteggere chi vuole collaborare». Al provveditorato, invece, alcuni impiegati, in cambio della garanzia dell’anonimato, hanno raccontato la loro idea dell’hacker della pedofilia:
«Era stimato, qui dentro, nonostante avesse delle difficoltà evidenti, sul lavoro. Ecco: proprio non sembrava un esperto di informatica, uno in grado di volare sulla rete».
Invece sì, volava, ma non come un angelo.
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#2 Gio 12 Lug, 2007 06:14 |
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Stanislao
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 Re: Violenze e pestaggi, presa banda di pedofili (22-5-01)
Alessandro Capponi
L’Osservatore Romano:
«Ma le scuole sono sicure?»
da Il Corriere della SeraMercoledì 23 Maggio 2001
Il giornale del Vaticano: certe omissioni sono inammissibili.
Manzini: serve un patto famiglie-docenti
L’Osservatore Romano: «Ma le scuole sono sicure?»
ROMA - Le scuole sono ancora posti sicuri per i bambini? A porre l’inquietante interrogativo è l'Osservatore Romano, dopo la scoperta dell'organizzazione di pedofili che ha agito per anni nella capitale.
Il giudizio è duro: certe omissioni di vigilanza in una scuola non sono giustificabili. E dal ministero dell’Istruzione il sottosegretario Giovanni Manzini difende le 10.700 istituzioni scolastiche: sono sicure. Ma poi subito precisa: «Lo sono quando insegnanti, genitori e personale stringono un patto per l’educazione e la formazione dei ragazzi».
La scuola, insomma, non può essere lasciata sola ad affrontare tutte le emergenze della società. Anche le famiglie devono fare la loro parte, senza delegare. «Oggi ci si interroga su come sia stato possibile che tutto ciò avvenisse senza che nessuno si accorgesse di nulla - è scritto nel giornale del Vaticano -. Soprattutto ci si chiede come ciò sia potuto accadere anche in una scuola, perché ci sono responsabilità in una tale istituzione che vanno oltre il solo aspetto dell'insegnamento. [ b]Le scuole sono o no posti sicuri per i bambini ? Esiste o meno un tentativo di capire cosa succede ai ragazzi nella loro vita al di là del pur importante lato formativo?». [/b]«Se in qualche modo è comprensibile - conclude l’Osservatore Romano - un atteggiamento protettivo da parte delle famiglie segnate da un dramma come quello della pedofilia, in una scuola simili omissioni non possono essere giustificabili».
E intanto c’è chi denuncia l’esistenza di un fenomeno ben più vasto.
«Sì, la scuola spesso è il luogo dove i pedofili si nascondono».
E’ quanto sostiene Claudio Foti, psicoterapeuta del centro Hansel e Gretel che a Torino è un riferimento contro gli abusi all' infanzia.
«Una ricerca curata dal nostro centro studi su un campione di scuole torinesi - dice Foti - ha rilevato come non solo siano numerosi i casi di insegnanti e bidelli accusati di questo tipo di reato ma, cosa più grave, quanto sia difficile allontanare l'accusato dalla scuola».
«Al massimo - prosegue lo psicoterapeuta - l'accusato di abusi viene spostato da un istituto ad un altro o sollevato dall'attività didattica»
G.Ben.
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#3 Gio 12 Lug, 2007 06:34 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» (da un caso del 22-5-01)
Presunti abusi sessuali a danno di minori anche all'Istituto Ada Negri di Roma
una seconda richiesta di archiviazione questa volta viene opposta
Roma, 12 Luglio 2007
- E' stata trattata ieri davanti al Gip del Tribunale Penale di Roma Dr. Cersosimo l'udienza di discussione sulla archiviazione dell'ennesima indagine sugli abusi di minori nelle scuole. La richiesta di archiviazione parte dal Pubblico Ministero del Tribunale di Roma Dr. Staffa sulla base delle conclusioni del perito incaricato dalla Procura, Dott.ssa Gigante che ha indicato come non attendibili le deposizioni dei minori esaminati e non in grado quindi di sostenere una attendibile testimonianza. La prova pertanto sarebbe da ritenersi secondo il perito, inattendibile tout court .
- L'indagine, la seconda questa, si articola così da un doppio troncone di accertamento che per ben due volte (l'altra fu di quattro anni fa con altri bambini oggi passati alla scuola elementare) ha coinvolto l'asilo comunale Ada Negri di Roma, IX Municipio, e con essa i suoi due bidelli. La prima a suo tempo, vide l'archiviazione delle indagini a carico dei due operatori scolastici con le stesse conclusioni con cui oggi si chiede l'archiviazione nel Tribunale di Roma. Nel ripercorrere la vicenda sui presunti abusi enunciati dai piccoli dell'asilo Ada Negri, si deve risalire sino al 2005/2006 e prima di essi al 2002/2003 quando, all'interno dei bagni scolastici, e durante l'orario didattico della scuola materna, i due bidelli (solo uno nell'ultimo caso di indagine, poiché il primo lo si trova oggi trasferito ad altro incarico di amministrativo) agendo nelle fasi giornaliere di flusso dei piccoli all'interno dei bagni della scuola, sarebbero stati indicati dai bambini come aver effettuato degli abusi e manipolazioni di tipo sessuale sui minori. Nel contempo i genitori registravano inusuali atteggiamenti casalinghi dei bambini, intenti a giochi di sfondo e profilo sessuale con la giustificativa di averli impararti a scuola da XX (e ne indicavano la persona, il nome e il bidello) -
Ma la prima indagine veniva archiviata. Anche qui per la ferma posizione del perito incaricato dal PM la Dr.ssa Cipriani (stesso studio professionale del secondo perito, la Dott.ssa Gigante) che ha ritenuto anche a quel tempo, i piccoli abusati come non attendibili per una prova testimoniale. Oggi, la medesima ricorrenza dei fatti, contestati in capo – stavolta - ad uno solo dei due stessi bidelli dell'asilo, ha nuovamente condotto il PM a richiedere l'archiviazione. Anche qui, a soli due anni di distanza, con identici fatti, le conclusioni della Dr.ssa Gigante perito del PM sono identiche: i bambini che fanno queste denunce non sono attendibili, perchè non in grado di testimoniare, dato che a quel tempo avevano appena tre/quattro anni. Il PM ritiene irrilevante la censura sollevata dai difensori dei genitori, per via della curiosa ed inusuale prassi inalterata in tutto questo tempo, nonostante le denunce all'asilo “Ada Negri” di Roma, nell'affidare la cura dei minori nei bagni della scuola a personale adulto di sesso maschile .
- Tuona il Pm in udienza: “il lavoro condotto dal perito da me incaricato è stato attento e preciso, e sulla sua persona garantisce questo Ufficio.”
-Il collegio difensivo che ha condotto con articolata determinazione ogni punto contraddittorio delle conclusioni del PM e dei periti è formato dallo Studio siciliano dell'avvocato Vincenzo Basile della Corte d'Appello di Palermo e quello romano dell'Avvocato Francesco Missori. I due legali che hanno rappresentato e sostenuto vigorosamente le ragioni della necessità di un approfondimento di indagine su aspetti in taluna parte contraddittori ed in altra ancora oscuri della vicenda, in una udienza dai toni talvolta alti e vivaci, hanno messo in luce che la rassicurante conclusione del PM che nei bagni dell'asilo non ci fosse una porta di ingresso che potesse celare ogni svolgimento di atto al suo interno, sono contraddette dalle foto effettuate dalla Polizia e dalle dichiarazioni in sommaria rese da alcuni genitori, in cui la presenza di tale porta è accertata. Nel corso dell'udienza è stato evidenziato dai legali, come i metodi adottati dai periti nel condurre all'esame i bambini, non fossero idonei e conformi alle metodiche naturalmente utilizzate per l'attivazione di un contatto medico con un minore di quell'età, visto che come si legge nelle opposizioni, i piccoli furono condotti presso l'ufficio dei periti senza alcun riguardo, accompagnati obbligatoriamente da un soggetto estraneo e sconosciuto ai piccoli, curando opportunamente di escludere, anche nel tragitto la presenza dei genitori o di un parente sin dal loro prelievo dal nido familiare. I legali hanno contestato, ancora, l'assenza in tali operazioni dei periti di fonoregistrazioni o riprese video che possano attestare l'assunto scientifico di quanto da loro affermato.
-Ma la vicenda si tinge di giallo quando appare dal fascicolo di indagine - portato in evidenza della difesa che si è opposta all'archiviazione - che il primo dei due bidelli indagati nel primo troncone di indagine già archiviata, ma presente al fascicolo della seconda chiesta archiviazione, aveva partecipato ad una puntata del programma Rai “Al posto tuo” presentato dalla nota conduttrice Alda D'Eusanio in cui, da ospite, ammetteva il proprio disagio esistenziale per essere stato nell'infanzia, lui, vittima di un abuso sessuale. Il particolare assume una fosca rilevanza proprio da quello che emerge sempre nel fascicolo in ordine ai successivi fatti colà annotati. Siamo nell'ottobre del 2003, al tempo di corso della prima indagine. Una insegnante dell'asilo “Ada Negri” riporta di avere ricevuto in consegna da uno dei due bidelli la registrazione in video-cassetta della citata trasmissione perchè simpaticamente incuriosita ed interessata a visionarla. La videocassetta viene dunque custodita nel suo armadietto all'interno dell'asilo. Ma qualche giorno dopo l'apertura delle prime indagini, ignoti risulta che si siano introdotti all'interno della scuola senza alcun segno di scasso, mettendo a soqquadro armadi e cassetti, spargendo tutto a terra, e lasciando traccia del passaggio nei registri di classe trovati l'indomani aperti alla pagina elenco degli iscritti, ma senza rubarne alcuno. Ne risulta rubata soltanto la nota cassetta della trasmissione della D'Eusanio insieme ad altre due cassette contenenti riprese di feste di classe.
- Una denuncia del periodo riporta integralmente in questa indagine la circostanza
- C'era qualcosa nella cassetta che non doveva essere vista? Intanto i due avvocati ne hanno chiesto l'acquisizione al Gip.
L'età dei minori di questo ennesimo caso di abuso scolastico torna a ricadere come in tutti gli altri innumerevoli casi italiani, su piccoli in età compresa fra i tre e i quattro anni di vita. I piccoli destinatari degli abusi della scuola materna “Ada Negri” di Roma al IX Municipio, non superano i quattro anni, sembrano avere curiosamente un entroterra familiare, culturale disagiato per certi versi un passato dai disagi familiari di separazione o divorzio, di provenienza extra-comunitaria immigrata o di genitori dalla contrastata relazione affettiva e comunque sempre dal debole rapporto affettivo. Una caratteristica comunemente ricorrente che ci viene evidenziata leggendo proprio la perizia delle psicologhe delle due indagini che per loro verso in analoga direzione controvertono sull'aspetto, riconducendo la probabilità degli atteggiamenti dei bambini alla lacuna affettiva familiare che a loro modo vi se ne indica la causa: la direzione della ricerca peritale quindi si sposta sui genitori che denunciano e non sui denunciati. Ma alla scuola Ada Negri non furono forse trovati i registri di scuola aperti sui tavoli, dove è rilevabile ogni nota caratteristica di ciascun bambino? E non ha provveduto qualche tempo fa la Polizia ad arrestare e sequestrare intere banche dati di nominativi di minorenni assieme a materiale pedo pornografico di un ramo di una fitta rete pedofila? Le vicende degli ultimi tempi inducono a pensare che il fenomeno sia più fitto e organizzato di quanto non appaia allo scoperto e che le Istituzioni ancora incredule di fronte ai crudi fatti muovano i loro passi ancora disadatte. I genitori dell'asilo Ada Negri di Roma sono pronti a dar battaglia e a non fermarsi: “agiremo con ogni mezzo istituzionale nel rispetto delle prerogative che ci impongono di essere padri e madri e per l'amore di tutti i bambini indifesi che dobbiamo tutelare assieme ai nostri figli. I nostri avvocati – continuano - possono svolgere le indagini per conto loro quando la giustizia si dovesse trovare nell'imbarazzo di saper formulare una adeguata risposta .Il Giudice, sulla richiesta del PM e degli imputati ad archiviare e sulla opposizione dei difensori dei minori, si è riservato di comunicare la propria decisione in questi giorni .
NOTA: L’11 LUGLIO 2007 IL CASO E’ STATO ARCHIVIATO.
GLI AVVOCATI STANNO LAVORANDO PER CHIEDERE LA RIAPERTURA DEL CASO MA INTANTO, ALLA ADA NEGRI, I BAMBINI SARANNO AL SICURO?
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#4 Mar 11 Set, 2007 01:15 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» (da un caso del 22-5-01)
Pedofilia. Madre denuncia: abusi su mia figlia in scuola romana “A tre anni, toccata da un bidello – riaprire l'inchiesta”
ROMA - "I pm dicono che i nostri figli, a tre anni, non sono attendibili. Ma le nostre vite, quando si verificano certi episodi, sono rovinate per sempre e davanti a questo restiamo soli". Fino ad ora ha combattuto la sua guerra percorrendo tutte le vie possibili: ha consultato legali, psicologi e cercato supporto e attenzione dalle autorità scolastiche competenti. Ma a scuola ha trovato un "muro di omertà", mentre il pubblico ministero e il gip che hanno seguito il suo caso hanno deciso di archiviarlo. Così ora la signora Barbara ha deciso di raccontare a tutti la sua storia, raccolta dalla Dire. Una vicenda di abusi che sua figlia Francesca (il nome è di fantasia), a quanto racconta la mamma, avrebbe subito a tre anni, nel 2005, da un bidello maschio, in bagno, quando frequentava la scuola dell'infanzia comunale 'Ada Negri', nel IX Municipio di Roma. Episodio da cui è scaturita una denuncia alla polizia e a cui sono seguiti mesi di indagini e perizie, fino all'archiviazione finale, avvenuta lo scorso 11 luglio.
Ma Barbara, che viaggia ogni giorno con al seguito un pacco di 400 carte (atti giudiziari, perizie, testimonianze rilasciate al magistrato da altri genitori) non ci sta e vuole ancora dire la sua, con un obiettivo preciso: far riaprire le indagini. Oggi il suo e altri casi sono al centro di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, organizzata dai genitori di Rignano Flaminio. "Il mio incubo- racconta- è cominciato a dicembre del 2005, quando ad una festa di compleanno con alcune mamme si cominciò a parlare di arrossamenti nelle parti intime dei bambini".
"Chiedemmo subito alla coordinatrice della scuola di far seguire i piccoli da personale femminile- racconta Barbara- una donna forse li avrebbe puliti meglio. Pensammo a delle infezioni". Poi, però, pian piano si è aperto l'incubo del sospetto: "A gennaio del 2006, il 13, mi hanno chiamato da scuola: la bimba, che da poco aveva compiuto 4 anni, si era fatta pipì sotto, non voleva andare in bagno. Per più giorni non ne ha voluto sapere di andare a scuola". Francesca aveva "incubi di notte, urlava, voleva dormire con noi genitori, non era mai successo prima".
Poi Barbara scopre che forse c'è un'altra bimba della scuola che racconta del bidello che le ha fatto un "cristierino". Allora scatta la molla del sospetto e la corsa al pronto soccorso del San Giovanni, il 18 febbraio 2006. Francesca, infatti, ha raccontato ad una zia che il bidello "le ha toccato la pisella". All'ospedale è la polizia a suggerire alla donna di denunciare il fatto, visto che anche le infermiere hanno evidenziato atteggiamenti strani nella bambina.
Parte la denuncia e Barbara comincia la sua battaglia: va dalla coordinatrice scolastica, ma niente, poi va al Municipio, all'ufficio scuola, chiedendo "l'allontanamento cautelativo dell'uomo", ma nulla.
Intanto si attivano i suoi avvocati, Francesco Missori e Vincenzo Basile. E salta fuori che pochi anni prima, nel 2002, nella stessa scuola, lo stesso bidello e un suo collega erano stati accusati di reati di pedofilia nei confronti di 8 bambini che presentavano gli stessi atteggiamenti di Francesca.
Ma allora si erano mossi solo gli assistenti sociali e dopo l'archiviazione del gip i genitori non si rivolsero agli avvocati. "Nel novembre del 2002- raccontano i legali della signora Barbara da scuola sparì anche una videocassetta con la registrazione di un programma in cui il bidello confessava di aver subito abusi da piccolo". Intanto, a maggio del 2006, il pm della Procura di Roma che segue l'indagine ascolta la mamma. "Mi disse- racconta quest'ultima- che serviva almeno un altro caso". Intanto, tutta la famiglia della donna è costretta a spostarsi a Senigallia, la bimba sta male e piange, a Roma non vuole più vivere. "Non si faceva fare più foto, non le potevo dire che era bella: montava su tutte le furie", ricorda la mamma. A giugno arriva la cartella clinica del centro abusi del Bambino Gesù in cui si legge che la piccola "fa una richiesta di aiuto". Ma la perizia chiesta dal giudice e stilata dallo studio Giganti-Cipriani va in un'altra direzione, escludendo l'attendibilità della piccola Francesca. E a dicembre del 2006 il pm chiede l'archiviazione.
"Faremo riaprire il caso- dicono ora gli avvocati- anche perché ci appare curioso sostengono che in questo tipo di processi persone che appena riescono a sbarcare il lunario come il bidello dell'Ada Negri moltiplicano gli incarichi di studi legali di altissimo prestigio, e dalle fantastiche parcelle, proprio come a Rignano. Gli avvocati sono sempre gli stessi, partecipi di un rituale curiosamente identico, come anche le conclusioni peritali".
Potrebbe esserci "un filo rosso che collega questi casi e su cui approfondiremo. La giustizia italiana, comunque - chiudono gli avvocati della signora Barbara- oggi non ha strumenti idonei a far fronte con specifiche attività di indagine, con specialisti, a questo allarme sociale che si chiama pedofilia. A Roma, il tribunale fa capo solo a due periti...".
Fonte: ag. DIRE- Luglio 2007
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#5 Dom 16 Set, 2007 16:00 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» (da un caso del 22-5-01)
Vorrei sapere qualcosa di più sul caso di questa scuola materna di Bologna, ma purtroppo in rete non ho trovato altre notizie. Neppure sull'incidente probatorio. Purtroppo, la domanda che abbiamo messo come titolo a questa discussione è sempre più attuale e la risposta sempre meno incerta. Spero che arrivino contributi da altri partecipanti al forum, perchè spesso le notizie sugli abusi nelle scuole non hanno un grande risalto sulla stampa. Il processo di Verona per abusi su una quindicina di bambini di una scuola materna, ad esempio, ha avuto solo tre articoli di cui uno solo in pagina nazionale. Per questo ci si è stupiti tanto dell'esplosione del caso Rignano Flaminio: nessuno si era accorto che quel tipo di abusi nelle scuole materne erano cominciati tanto tempo fa.
PEDOFILIA: BOLOGNA, MOLESTAVA BIMBI A SCUOLA BIDELLO INDAGATO
Bologna, 16 apr. - (Adnkronos) - Approfittava delle sue funzioni
per toccare i bimbi. Per questo un bidello precario di 40 anni e'
finito nel registro degli indagati della Procura di Bologna con
l'accusa di violenza sessuale. Gli episodi denunciati sarebbero
accaduti nel 2005 in una seconda classe di una scuola materna comunale
di Bologna. Nei giorni scorsi c'e' stata la prima fase dell'incidente
probatorio durante la quale il perito del pubblico ministero, Maria
Gabriella Tavano, che ha aperto il fascicolo, ha depositato una
perizia in cui conferma che i bimbi, ora di sei anni, sono in grado di
testimoniare. Il prossimo giugno, quindi, verranno ascoltati in forma
protetta con tutte le precauzioni del caso nella forma dell'incidente
probatorio per raccontare quello che e' successo.
Da quello che si e' appreso finora l'uomo, che era un sostituto
e che e' stato poi allontanato dalla scuola, accompagnava i bimbi in
bagno e con la scusa di controllarli li toccava dedicando maggiori
attenzioni alle bimbe. Un comportamento che ha causato non pochi
problemi ai ragazzini alcuni dei quali hanno cominciato a manifestare
malessere con comportamenti diversi come il non mangiare piu', il non
voler piu' dormire da soli o rifare la pipi' nel letto. Il consulto
chiesto ai pediatri di famiglia non aveva dato risposte a questi
problemi finche' una sera una bimba, nel parlare con la mamma della
storica ''dada'' della scuola rimasta assente per qualche tempo, non
ha parlato di un ''dado'' cattivo che toccava lei e gli altri bambini.
La sera stessa e' scattato l'allarme e tutte le mamme con le dovute
precauzioni hanno chiesto, ottenendole, conferme ai loro figli. Il
giorno dopo la denuncia alla polizia e ora l'inchiesta che e' alle
battute iniziali.
PEDOFILIA: BIDELLO SCUOLA MATERNA INDAGATO PER MOLESTIE
(ANSA) - BOLOGNA, 16 APR - Un bidello ausiliario di una
scuola materna comunale di Bologna e' indagato in una inchiesta
del Pm Maria Gabriella Tavano perche' avrebbe molestato i
bambini che accompagnava in bagno. La denuncia e' stata fatta
alla polizia nell'aprile del 2005 dai genitori di una decina di
bimbi, tutti allora sui quattro anni, della materna che sorge
nella zona ovest della citta'. L'uomo, un quarantenne che e'
stato allontanato dalla scuola, e' indagato per violenza
sessuale.
E' stato fatto anche un incidente probatorio per stabilire la
capacita' dei bambini di testimoniare, ovviamente in forme
protette, e il risultato e' stato affermativo. Cosi', con tutte
le cautele del caso, verranno ascoltati dagli inquirenti
La prima a raccontare qualcosa era stata una bambina che in
un normale discorso con la madre aveva raccontato del ''dado''
che l'accompagnava in bagno che l'avrebbe molestata. Sono
seguite altre rivelazioni e in molti casi, prima ancora dei
racconti dei piccoli, i genitori avevano notato anomalie nel
comportamento dei figli. C'era chi non voleva piu' dormire da
solo, sebbene fino ad allora lo avesse fatto, e chi non voleva
piu' andare a scuola, anche se ci era andato con entusiasmo sin
dal nido. Spesso erano stati fatti intervenire i pediatri
perche' non era stato compreso il motivo degli improvvisi
cambiamenti di abitudine. Poi sono seguiti i racconti dei
piccoli che oltre alle molestie hanno definito il bidello come
una persona ''cattiva''. (ANSA).
Nuovo caso di pedofilia nelle scuole. Deferito un bidello
martedì 21 agosto 2007
LECCE - La storia si ripete. Il protagonista di questa nuova presunta violenza su minori è N.G., un bidello di 46 anni di Lecce. Dalla giornata di ieri, l’uomo, su disposizione del sostituto procuratore Maria Cristina Rizzo, non potrà svolgere il suo mandato di collaboratore scolastico presso istituti che implicano il contatto con minori.Tutto risale al maggio dell’anno scorso, quando uno studente di prima media, vedendo in tv un servizio riguardante presunti abusi sessuali su minori, raccontò in famiglia di aver visto filmati simili sul cellulare di N.G., registrati insieme ad alcuni suoi coetanei nei bagni della scuola. Invitato ad andare avanti, il ragazzo confessò ai familiari di aver ricevuto delle “particolari attenzioni” dal bidello durante la ricreazione, proprio in bagno. In seguito alla denuncia dei familiari in Questura, i militari hanno raccolto ulteriori testimonianze di altri studenti riguardanti i comportamenti del bidello nelle ore scolastiche. Sulla base degli elementi acquisiti, l’uomo è stato deferito dall’autorità giudiziaria con le gravissime accuse di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni e di detenzione e divulgazione di materiale pornografico. L'indagato - secondo la polizia - non sarebbe nuovo a episodi di pedofilia: nel settembre del 1995 fu arrestato per atti osceni e atti di libidine commessi nei confronti di altri minorenni e successivamente fu condannato ad un anno di reclusione.
Pedofilia: bidello interdetto per 2 mesi
E' recidivo il dipendente di una scuola media di Lecce
(ANSA) - LECCE, 21 AGO -Un bidello, 46 anni, di una scuola media di Lecce, accusato di pedofilia, e' stato interdetto per due mesi dal servizio.La decisione del gip riguarda solo le attivita' che comportino contatto con minorenni. L'uomo e' accusato di violenza sessuale su minorenne e di detenzione e divulgazione di materiale pornografico. L'indagato gia' nel 1995 fu arrestato per atti osceni e atti di libidine su minorenni e fu condannato a un anno di carcere. Ansa
Questo secondo caso, invece, mi colpisce per la mitezza del provvedimento. Due mesi lontano dai ragazzi. Siccome però nelle norme urgenti per la scuola presentate il 7 settembre dal ministro Fioroni, sono state introdotte pene molto più severe per il personale della scuola che si macchi di reati del genere, spero che il bidello venga allontanato a vita dalle scuole.
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#6 Mar 25 Set, 2007 23:33 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» (da un caso del 22-5-01)
Anche le suore fanno coming out
sabato 22 settembre 2007
Una suora cattolica americana si è presentata spontaneamente in tribunale per denunciare un reato che aveva commesso quarant'anni prima.
Per liberarsi del macigno che opprimeva la sua coscienza, suor Norma Giannini ha raccontato ai giudici del tribunale di Milwaukee che tra il 1960 e il 1968 aveva avuto frequenti rapporti sessuali con i ragazzi che frequentavano la scuola elementare adiacente al convento in cui viveva e che gli incontri si svolgevano dove capitava.
Undici anni fa - riporta W.I.S.N., il foglio della emittente televisiva locale - la religiosa si era confidata con il titolare dell'arcidiocesi da cui dipendeva, ma questi si era limitato a proibirle di avere contatti con i bambini.
Lo scorso anno tuttavia i giovani che erano stati precocemente avviati all'esperienza sessuale hanno deciso di denunciarla e il tribunale a cui si sono rivolti le ha contestato il reato di comportamento indecente con i minori.
Dopo la deposizione, considerate le sue cattive condizioni di salute, i giudici le hanno concesso, dietro pagamento di una cauzione di 10.000 dollari, di tornare nella casa di cura dove era stata ricoverata.
L'ondata di scandali che sta flagellando gli Stati Uniti senza sosta ha scosso i giudici, che, nel tentativo di evitare che il Paese ne venga travolto, hanno proclamato la tolleranza zero nei confronti di coloro che esercitano violenza sui minori. Se fosse riconosciuta colpevole, suor Norma rischierebbe pertanto una condanna tra i quindici e i venti anni di reclusione.
A differenza che negli altri Paesi, dove esistono numerosi siti che denunciano la pedofilia delle suore, da noi persiste un certo pudore nel trattare un simile argomento. L'ultimo sondaggio sulla opportunità di punire i responsabili di un reato così obbrobrioso ricorrendo alla castrazione chimica ha raggiunto tuttavia il 92% dei consensi, segno che anche gli italiani pensano che sia stato stato superato il livello di guardia e che quindi la soluzione del problema non possa essere ulteriormente rinviata.
CONSIDERAZIONI
Questo accade in America. Ricordiamo che in Italia abbiamo i casi di Bergamo (due suore condannate e assoluzione in appello annullata dalla Cassazione ed il caso del prete condannato a 4 anni. Il caso di Calabritto : due suore indagate e un autista. Una delle due suore pare sia ancora "latitante", una è stata condannata in primo e secondo grado a tre anni e l'autista è stato condannato a sei anni con sentenza definitiva quest'anno. Per la suora l'appello è da rifare. Ricordo anche che a Vallo della Lucania è indagata Suor Soledad insieme ad altre persone per abusi sessuali su 27 bambini. Suor Soledad è stata arrestata e poi scarcerata per decorrenze dei termini di carcerazione preventiva. I media si sono occupati di questi casi? Pochissimo. Ho contato tre articoli sul caso di Calabritto apparsi 4 anni fa. Per la condanna in cassazione di quest'anno è apparso un trafiletto su di un'unico quotidiano.
Il Mattino di Napoli ha dedicato qualche articolo a Suor Soledad ma non più di cinque. Italia Uno ha fatto uno speciale sulla pedofilia nelle scuole ma non ha parlato del caso di Calabritto. Qualcuno pensa che di Rignano si sia parlato troppo, ma avrebbe avuto tanto risalto sui giornali la sentenza di Bergamo se non ci fosse stato Rignano? Esitono già sentenze simili, i bambini sono già stati ritenuti incapaci di mentire dalla Cassazione in altri casi, eppure nessuno le ha mai citate, nessun giornalista le conosceva.
Chiedendo scusa ed ospitalità alla "padrona di casa" di quest'area ... mi permetto di aggiungere che, a questo punto, consiglierei un "ripasso" consultando proprio tutto il quanto troverete nel link che riporta al caso di Vallo della Lucania di cui sopra.
Per agevolarvi, ve lo richiamo anche qui con la titolazione che ha in questo sito:
............ il tutto così, tanto per ricordare a chi parla di favole che tali non sono .... e documentatamente, mica a chiacchiere ed a forza di "cavilli legali di procedure e quant'altro avvocati senza scrupolo alcuno sono capaci di inventarsi per artatamente tenere i loro clienti lontano dal processo facendo ampio abuso della loro funzione e mercimonio del loro saper azzeccagarbugliare"
Stan
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#7 Gio 27 Set, 2007 00:53 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
PEDOFILIA A SCUOLA
Molestava i suoi alunniArrestata maestra in Puglia
BARI, 12 NOVEMBRE 2004 - Un'insegnante di scuola materna di Gravina di Puglia (Bari) è stata arrestata dai carabinieri perchè ritenuta responsabile di aver indotto ad atti sessuali alcuni alunni di quattro anni. Alla donna, 41enne nubile, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Altre due le persone implicate nella vicenda: un bidello, di 61 anni, ed un'altra maestra, di 53 anni, entrambi coniugati, che sono stati denunciati a piede libero per concorso nello stesso reato. Secondo l'accusa, gli atti sessuali sarebbero avvenuti in classe, durante le proiezioni di filmati didattici sulla nascita dell'uomo, quando la maestra avrebbe fatto spogliare e toccare fra loro i bambini. Il bidello avrebbe anche fotografato i piccoli e nel corso delle perquisizioni eseguite dai carabinieri è stata sequestrata l'attrezzatura per le riprese e materiale ora al vaglio degli investigatori. Chi si sottraeva alla lezione «particolare» veniva punito o minacciato di «tottò», botte che almeno un bambino ha ammesso di aver subito, mentre un altro, che non si era voluto spogliare, sarebbe stato cacciato dall'aula e lasciato nel corridoio vicino al bagno. Le indagini, avviate dopo i sospetti di alcuni genitori che avevano notato strani comportamenti dei figli, si sono concretizzate quando il bidello della scuola materna ha trovato in modo casuale la telecamera nascosta dai carabinieri, e l'ha fatta sparire, ma ormai la polizia giudiziaria aveva già raccolto le dichiarazioni dei bambini in presenza dei loro genitori. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Lidia Deiure, che ha fatto ascoltare a una psicologa il racconto di quattro dei 19 bambini costretti - secondo l'accusa - a compiere gli atti sessuali. Il provvedimento restrittivo è stato disposto dal gip presso il Tribunale di Bari, Michele Parisi. Resta ora da chiarire se gli altri insegnanti e il dirigente scolastico sapessero o meno delle inquietanti lezioni delle loro colleghe.
PEDOFILIA: MAESTRA ARRESTATA
BIMBI INATTENDIBILI,PM ARCHIVIA
BARI
(ANSA) - BARI, 8 SET - Rilevata la "sostanziale inattendibilità dei minori" e ritenendo gli "indizi" raccolti nel corso delle indagini "gravi", ma che non sono andati oltre una "forma larvale", la Procura di Bari ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta a carico di una maestra di una scuola materna della Murgia Barese arrestata nel novembre scorso con l'accusa di aver compiuto atti sessuali su minorenni.
La maestra - che rimase circa un mese e mezzo agli arresti domiciliari, poi fu sottoposta all'obbligo di dimora ed è tuttora sospesa dal servizio - è accusata di aver costretto bambini di quattro anni a vedere il film 'La creazione dell' uomo, Adamo ed Eva"; durante la visione del film - secondo l'accusa - la donna, che è nubile ed ha 44 anni, assieme ad una sua collega, avrebbe detto ai piccoli di spogliarsi completamente e di mettere davanti ai genitali foglie di fico tenute insieme con spilli.
Gli alunni - secondo le accuse contenute nel provvedimento cautelare - sarebbero stati quindi costretti a palparsi a vicenda e ad assumere posizioni tipiche dell'atto sessuale, pose che sarebbero state fotografate da un bidello. Chi si opponeva - secondo l'accusa - veniva punito o addirittura schiaffeggiato.
Dopo mesi di indagini, fatte di dichiarazioni di bambini, racconti di mamme terrorizzate e di intercettazioni ambientali, il 12 novembre scorso i carabinieri della compagnia di Altamura (Bari) posero agli arresti domiciliari la maestra 44/enne, e notificarono informazioni di garanzia ad un'altra insegnante, di 53 anni, sposata, e ad un bidello di 61, sposato con figli.
Anche per questi ultimi il pm ha chiesto l'archiviazione.
Il provvedimento cautelare fu emesso dal gip del Tribunale di Bari Michele Parisi che accolse la ricostruzione accusatoria del pm, Lydia Deiure.
Nel corso del lungo incidente probatorio compiuto dopo l'arresto - sostiene il pm Deiure nella richiesta di archiviazione - "i bambini, probabilmente per il lungo decorso di tempo, la stanchezza del viaggio, la totale estraneità e la 'asetticita'' dell'ambiente nel quale l'acquisizione probatoria si è svolta, si sono dimostrati poco disponibili e sordi a qualsivoglia stimolazione, sia pure doviziosamente proposta".
Hanno quindi avuto - sempre secondo l'accusa - un atteggiamento diverso da quello ("molto più ricco di dettagli") che ebbero nel corso della loro prima audizione, che portò all'arresto della maestra.
Da qui la constatazione del pm che l'esito negativo dell'incidente probatorio, assieme alla "inesistenza di altre prove, non consente in alcun modo di sostenere validamente l'accusa in dibattimento".
Nonostante ciò, il magistrato evidenzia nella richiesta di archiviazione che sulla vicenda "permangono delle ombre sinistre sui comportamenti delle persone sottoposte ad indagine". "E' del tutto inverosimile - argomenta - che dei bambini di soli quattro anni abbiano potuto architettare delle descrizioni così dettagliate di circostanze a sfondo sessuale che, a quella età, sono totalmente ignote, ed è ancora più inquietante che ne abbiano, in modo autonomo, parlato in casa". (ANSA)
E ADESSO CHE ANCHE QUESTA STORIA TERRIBILE E' STATA ARCHIVIATA, COME STARANNO I GENITORI DI QUEI BAMBINI? MA SOPRATTUTTO: IN QUALE SCUOLA SARANNO FINITI GLI EX INDAGATI DI QUESTO CASO? NON PERCHE' SI DEBBA ESSERE COLPEVOLISTI PER FORZA, MA PERCHE' NON E' PENSABILE CHE DEI BAMBINI POSSANO AVER INVENTATO UNA STORIA DEL GENERE. IL FATTO CHE "PERMANGANO DELLE OMBRE SINISTRE " FA PENSARE CHE QUESTE POTREBBERO ESSERSI ALLUNGATE DA QUALCHE ALTRA PARTE.
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#8 Gio 27 Set, 2007 22:44 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
PRIMA DI POSTARE L'ENNESIMO CASO DI ABUSI NEI CONFRONTI DEI BAMBINI CHE VANNO A SCUOLA, VORREI CHIARIRE PERCHE' PARLO E SEGNALO I CASI CHE RIGUARDANO LE SCUOLE. IL MOTIVO E' SEMPLICISSIMO: ALZARE LA SOGLIA DI ATTENZIONE DELLE FAMIGLIE CHE SPESSO PARCHEGGIANO I BAMBINI ALL'ASILO FIDANDOSI CIECAMENTE DI CHI LI ACCUDISCE, E SOLLECITARE INTERVENTI ISTITUZIONALI ATTI A RENDERE PIU' SICURE LE SCUOLE ITALIANE. NON ULTIMO, ED E' UN TEMA CHE SI DIBATTE UN PO' OVUNQUE, LOTTARE AFFINCHE' CHI HA GIA' SUBITO CONDANNE PER ABUSI AI DANNI DI MINORI, NE SIA ALLONTANATO PER SEMPRE. IL DIBATTITO SI E' APERTO, E QUESTO E' GIA' MOLTO.C'E' ANCORA MOLTA STRADA DA FARE E IL NOSTRO E' UN PAESE GIUSTAMENTE GARANTISTA. IL PROBLEMA E' CHE "GARANTISTA" LO DEVE ESSERE PER TUTTI, PRESUNTI COLPEVOLI E PRESUNTE VITTIME. NON SI PUO' GRIDARE ALLO SCANDALO QUANDO UN'ANZIANA MAESTRA VIENE INDAGATA. ESSERE ANZIANA ED ESSERE MAESTRA, NON COSTITUISCE UNA PATENTE DI INTEGRITA', COSI' COME UN BAMBINO CHE DICE DI AVER SUBITO ABUSI DALLA SUA MAESTRA, NON SI PUO' DIRE A PRIORI CHE MENTA, CHE SI CONFONDA O CHE SI SIA SBAGLIATO. A QUESTO PROPOSITO C'E' UNA FAMOSA SENTENZA DELLA CASSAZIONE IN CUI UNA BAMBINA DI QUATTRO ANNI HA ACCUSATO UN SUO PARENTE DELL'OMICIDIO DEL PADRE. LA SUA TESTIMONIANZA E' STATA RITENUTA CREDIBILE CON UNA PERIZIA DI UN PROFESSORE UNIVERSITARIO CHE SPIEGAVA PERCHE', A QUATTRO ANNI, CERTI PARTICOLARI NON SI POSSONO INVENTARE E PERCHE' UN BAMBINO COSI' PICCOLO NON E' PSICOLOGICAMENTE IN GRADO DI ARCHITETTARE UN CERTO TIPO DI MENZOGNE. IL CASO CHE VI SOTTOPONGO E' DEL 2006 E NON HO TROVATO ALTRI ARTICOLI IN PROPOSITO.
Picchia alunni: maestra arrestata Pescara,sotto inchiesta già 5 anni fa
Schiaffi, pugni, calci, e una costante atmosfera di tensione in classe: questi i metodi utilizzati da Ida Di Francescantonio, maestra elementare della provincia di Perugia, per "educare" alunni di appena 7 anni. L'insegnante, che era già stata accusata di maltrattamenti nel 2000 e aveva patteggiato sei mesi di detenzione, è ora agli arresti domiciliari. La notizia è stata riportata dalle pagine del Messaggero. Secondo quanto riportato dall'accusa, l'insegnante elementare avrebbe fatto subire ai bimbi soprusi e maltrattamenti di ogni genere tra i quali pugni, schiaffi e calci con le scarpe a punta, che i piccoli allievi definivano "scarpe a spada". Ecco alcuni degli episodi avvenuti in classe, raccontati da genitori e alunni, e riportati nel capo d'imputazione: ad un bambino alzatosi per andare in bagno la maestra avrebbe dato uno schiaffo talmente violento da fargli uscire sangue dal naso; una bambina chinatasi per raccogliere una biro avrebbe ricevuto un calcio sulla caviglia, la cui prognosi sarebbe poi risultata di tre giorni; un altro bimbo sarebbe stato colpito e fatto cadere dalla sedia. Ma l'episodio più grave è avvenuto lo scorso 25 maggio, quando la maestra ha impedito ad un alunno che si sentiva male di telefonare ai genitori. Il piccolo, recatosi in ospedale nel pomeriggio, è stato ricoverato per cinque giorni. L'ospedale del paese ha spesso dovuto prestare i primi soccorsi ai bimbi giunti con ecchimosi evidenti sul corpo, inferte loro dalla maestra nella classe che ormai era diventata per loro "un piccolo lager". La procura ha dichiarato che "l'insegnante creava nei giovani alunni uno stato di prostrazione e di turbamento psico-fisico" costante. La donna, arrestata con l'accusa di maltrattamenti nei confronti di minori, sta ora scontando gli arresti domiciliari su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Campli; ma il pm Giampiero Di Florio aveva addirittura domandato nei confronti della maestra la detenzione in carcere. Sconcertante in questa vicenda è anche il fatto che la donna fosse già stata sottoposta a un'inchiesta cinque anni fa per le stesse ragioni. Al termine del procedimento nei suoi confronti l'insegnante aveva patteggiato i sei mesi di reclusione che le erano stati imposti. In quell'occasione, però, l'unica decisione presa nei suoi riguardi fu il solo trasferimento dalla scuola elementare di Bussi a quella della vicina Popoli.
FONTE NONSOLOSALENTO.IT
CHIUDIAMO CON LA SOLITA DOMANDA:
DOVE SARA' ADESSO QUESTA MAESTRA?
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#9 Dom 30 Set, 2007 19:29 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
Non sapevo dove postare questo articolo visto l'interessa del problema che pone. Ho deciso di metterlo in questa sezione ma non è escluso che in seguito lo troviate anche in altri forum. Dopo i fatti di Rignano, il Ministro ha introdotto nuove regole per la sospensione cautelare del prsonale docente. La cosa che si sottolinea in questo articolo, però, è giusta. Perchè si sospende solo il personale docente indagato per reati gravi? E i bidelli? E i presidi? Nel comunicato stampa del Ministero che annunciava le norme urgenti per la scuola, si parlava di "personale della scuola". Quando poi la norma è stata varata, invece, si è visto che parlava solo di "personale docente". Perchè? Nel caso di Rignano Flaminio, ad esempio, sembra che le insegnanti siano state sospese mentre la bidella sia in malattia. Una volta si sarebbe detto:"E chi è, la figlia dell'oca bianca?"
Nell'articolo, poi, si ricorda il caso del preside di Messina che balzò alla ribalta lo scorso anno. Era inquisito per reati penali: è ancora al suo posto. Sul titolo dell'articolo, però, non sono d'accordo. Definire "anello debole" il corpo docente è senz'altro eccessivo, tanto è vero che adesso la sospensione cautelare può essere disposta direttamente dal preside o dall'ufficio scolastico regionale, proprio perchè in molti casi l'intero corpo docente della scuola votava contro la sospensione dei colleghi per puro spirito di corpo.Erano, quindi, gli alunni l'anello debole. Speriamo che questa regola venga applicata altrimenti tutti questi sforzi risulteranno vani.
''I DOCENTI SONO L'ANELLO DEBOLE DELLA SCUOLA ITALIANA''
Il Titanic affonda . . . e l’orchestra continua a suonare.
dal coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, 1/10/2007
Il grande clamore con cui i mezzi di informazione hanno divulgato due fatti di cronaca( le accuse, peraltro ancora solo tali, alle docenti di Rignano Flaminio e il caso del professore assenteista di Milano) ha fornito l’occasione al Ministro Fioroni per indurre il Governo ad emanare un Decreto legge (n.147 del 7 settembre 2007), pasticciato e potenzialmente devastante.
Sia ben chiaro, nessuno qui dice che chi è incriminato per reati gravi ed infamanti non debba essere immediatamente allontanato dall’ambiente scolastico, a tutela della scuola e dello stesso sospettato, peraltro innocente fino a condanna da parte di un giudice. Ma, rendere la giustizia celere è cosa ben diversa dall’ applicare una giustizia sommaria, popolare e mediatica.
In premessa non dobbiamo dimenticare che principio fondamentale della civiltà giuridica è la “tipizzazione del reato o dell’infrazione alla legge”, il cittadino deve cioè sapere quali sono i comportamenti che danno luogo ad un reato o ad una infrazione,ad esempio commettere un omicidio o attraversare con il semaforo rosso.
Mentre, i sistemi giudiziari tirannici ed arbitrari sono invece e saranno sempre caratterizzati dall’introduzione negli ordinamenti giuridici di reati generici, che possano essere applicati a chi disturba l’ordine imposto, secondo l’arbitrio di chi detiene il potere.
Proprio per questo trovo gravissimo inserire in una legge della Repubblica il principio che un docente può essere sospeso cautelativamente dall’insegnamento ed adibito ad altri compiti per “la sussistenza di gravi fattori di turbamento dell’ambiente scolastico e di pregiudizio al rapporto fiduciario e le famiglie degli alunni, conseguenti specifici comportamenti di uno o più docenti lesivi della dignità della persona, del prestigio o decoro dell’amministrazione scolastica”.
Frasi generiche, chiaramente riferite ad un episodio di cronaca attuale, ma che in futuro potrebbero esser ricondotte a tutto e di più.
Perché non parlare chiaramente di docenti inquisiti per fatti di rilevanza penale?
Perché poi solo i docenti? Ed il Dirigente scolastico che fosse nelle stesse condizioni è impunibile? Il Dirigente scolastico che dovesse abusare di questa norma per commettere arbitri, chi lo sanzionerà?
Posso, in questa circostanza, ricordare che non esistono norme disciplinari per i Dirigenti scolastici?
Voglio richiamare un fatto di cronaca: un anno fa ho denunciato pubblicamente che, in un istituto scolastico della provincia di Messina, il Dirigente era stato inquisito penalmente e che tra i testimoni d’accusa c’erano docenti da lui dipendenti, oggetto, quindi, di ritorsioni. Il Ministro ha inviato un ispettore, ahimè della stessa regione. Il Dirigente è sempre al suo posto.
Se gli organi collegiali, nazionali e provinciali, da cui dovrebbero esser nominate le commissioni di disciplina, garanti del rispetto della libertà di insegnamento, stanno morendo in attesa di una riforma che il Parlamento non è in grado di varare, da un decennio, è colpa degli insegnanti?
E il Ministro, perché non indice le elezioni, invece di rendersi responsabile dell’eutanasia degli organi collegiali?
La colpevole inerzia della classe politica, incapace di legiferare sugli organi collegiali da una parte, o di indire semplicemente le elezioni per quelli esistenti, finisce per far cadere nel nulla quegli organismi disciplinari di garanzia necessari, non per fornire privilegi, ma proprio per tutelare la libertà d’insegnamento prevista dalla Costituzione, da interferenze ed arbitri illeciti.
Il risultato finale di questa incursione legislativa è che oggi il docente sul piano disciplinare è tutelato meno di ogni altra figura scolastica, basti leggere a tale proposito le norme contrattuali sul personale amministrativo ed ausiliario.
Postato il Martedì, 02 ottobre 2007 ore 00:05:00 CEST di s-laporta
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#10 Mar 02 Ott, 2007 08:40 |
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melusina
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
MA LE SCUOLE SONO SICURE? E' UNA DOMANDA CHE IN MOLTI ORMAI CI FACCIAMO GIORNALMENTE MA CREDO NON DA OGGI, NON DA QUANDO Brescia, BERGAMO, VALLO, RIGNANO ETC ETC...
PROPRIO OGGI MI HA SCRITTO UNA RAGAZZA DI 27 ANNI CHE HO CONOSCIUTA IN NAVE IL 1°AGOSTO. DIRETTE AD OLBIA ENTRAMBE ABBIAMO INIZIATO A PARLARE PERCHE' AVEVA NOTATO CHE STAVO LEGGENDO UN LIBRO SULLA "PEDOFILIA". HA COSI' ANCHE RICONOSCIUTO CHE IO ERO QUELLA DEL BLOG, QUELLA CHE SEGUIVA DALLA VICENDA DI RIGNANO E CHE LE AVEVA APERTO LE PORTE DELL'INFORMAZIONE ANCHE SU QUESTO ED ALTRI SITI. E VI RIPORTO QUANTO MI HA SCRITTO:
Ciao Armonia,
forse ti ricordi di me, ci siamo conosciute sul traghetto per la Sardegna il primo agosto.
Ho letto il tuo ultimo post sul blog e devo dire che sono dispiaciuta.
Continuo ad essere dalla vostra parte , dalla parte dei bambini di Rignano. I bambini non mentono, gli adulti si!
Mio figlio a settembre ha iniziato a frequentare la scuola materna e ti devo confessare che ho paura.. paura di non saper interpretare le sue parole (ha solo tre anni), i sui gesti, etc.
Da quando ha iniziato la scuola materna la mattina piange e dice che a scuola non ci vuole andare.... io so che sono solamente capricci (preferisce stare con i nonni) , ma dopo quello che è successo nell'asilo di Rignano, PERCHE' E' SUCCESSO, l'angoscia mi assale.
Vi sono vicina!
P.S. prima o poi la verità verrà fuori....e chi ha fatto del male agli angeli di Rignano pagherà...
QUESTO E' QUANTO ORMAI OVUNQUE VIVE IN NOI.... E LEGGIAMOCI PURE DI QUEST'ALTRO ENNESIMO CASO DI OGGI CHE COSI' INVECE CI FACCIAMO CORAGGIO ED ANDIAMO NOI A SCUOLA PER PRENDERE LA PATENTE "PSICOLOGICA" PER EVITARE LA FAMOSA "PSICOSI COLLETTIVA".
03-10-2007 10:16 – ANSA
CARRARA, 3 OTT - Un assistente tecnico di una scuola di Carrara e' stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale su un alunno disabile psichico. L'ordinanza di custodia verso G.B., 49 anni, e' stata eseguita dopo un'indagine partita dalla denuncia dei docenti per un episodio accaduto in giugno. L'uomo fu sorpreso mentre era appartato con il ragazzo, all'epoca minorenne, da alcuni compagni di classe. L'episodio non sarebbe stato che l'ultimo di una serie di violenze. L'assistente e' ai domiciliari.
E POI QUALCUNO SA' SPIEGARMI PERCHE' CERTI SOGGETTI STANNO SEMPRE COMODI COMODI "AI DOMICILIARI" CON TUTTE LE COMODITA' INVECE CHE IN GALERA TRA I "DETENUTI COMUNI"?? A BUON INTENDITOR.....
Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
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#11 Mer 03 Ott, 2007 12:52 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
MALTRATTAMENTI ASILO: MILANO, CONDANNATE DUE MAESTRE
(AGI) - Milano, 28 set. - Due maestre di 24 e 30 anni sono state condannate a 2 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamento aggravato. Lo ha deciso il giudice della decima sezione penale di Milano, che ha anche imposto loro il pagamento di un risarcimento di 8mila euro in favore di ciascun bambino maltrattato. La vicenda e' iniziata nel settembre del 2005 quando le maestre hanno commesso diverse angherie nei confronti di bambini, di eta' compresa tra i 18 e 32 mesi, a loro affidati. I soprusi vennero ripresi da una bidella con il telefono cellulare che denuncio' tutto alla magistratura.
Riguardo il risarcimento di 8.000 euro, non dico nulla. Ormai siamo arrivati al punto che ci sembra di aver vinto la lotteria solo perchè si è ottenuta giustizia. Quello che spero, è che in futuro altre bidelle, altre maestre, altri dipendenti delle scuole, abbiano il coraggio di fare quello che ha fatto la bidella di questo caso, ovvero riprendere i soprusi che subiscono i bambini e denunciarli. Solo rompendo il muro di omertà che spesso si erige a scuola, si potranno rendere le scuole più sicure. Naturalmente, a questo punto, non possiamo fare altro che porci la solita, terribile domanda:
INSEGNERANNO ANCORA QUESTE MAESTRE GIA' LIBERE?
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#12 Gio 04 Ott, 2007 17:20 |
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melusina
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
SI, COME NO!!! LE SCUOLE SONO SICURISSIME. BISOGNA DIRLO A TUTTE QUESTE MADRI ANSIOSE CHE POI SI CONTAGIANO FRA LORO E FANNO TUTTI STI CASINI... LEGGIAMO IN RELIGIOSO SILENZIO!!! schhh
05/10/2007 - 16.02 - ASG Media.it
Roma - Allarme pedofilia a Primavalle
Tre le segnalazioni giunte alla polizia di zona solo nell'ultima settimana
Il cortile di via Pietro Gasparri
Allarme pedofilia a Primavalle. Almeno tre le segnalazioni giunte al commissariato di zona nell'ultima settimana. L'ultima arriva dalla scuola "25 Aprile" situata in via Federico Borromeo 53. L'uomo attirava i bambini vicino la rete del cortile, con la scusa di offrire loro dei pinoli, mentre questi erano fuori dalle aule per la ricreazione. "Non possiamo stare tranquille - affermano le madri degli alunni - se un bambino si avvicinasse troppo potrebbe anche riuscire a portarlo via. Siamo costrette a tornare alla scuola in tutti gli orari in cui i bambini non sono nelle aule, per evitare che accada di nuovo". La prima denuncia, invece, è datata martedí 2 ottobre, quando alcuni bambini sono stati importunati mentre stavano giocando nel cortile del palazzo in via Pietro Gasparri 40 (che ha peró anche altri accessi su via Maglione) proprio di fronte all'istituto Maffi e alla stazione di polizia. I bambini, come ogni giorno, stavano giocando con delle pigne dalle quali estraevano i pinoli, quando, verso le 18, un uomo si è avvicinato loro invitandoli a seguirlo al suo furgone, nel quale aveva alcuni sacchi di pinoli. Avendo notato l'interessamento di una bambina di 2 anni e mezzo, l'uomo la afferra per un braccio e si avvia fuori dal cortile. Fortunatamente la cuginetta piú grande si accorge di quanto accaduto e avvisa la madre della piccola che si precipita. Vedendo la baraonda che si era creata l'uomo lascia la bambina e si dà alla fuga. L'uomo è stato descritto da chi è intervenuto, come un "rumeno, alto circa 170 centimetri, dal fisico asciutto con il viso rotondo rovinato, rosso sulle guance, con indosso una tuta blu". "Mi è preso un colpo - afferma la madre della piccola - non ci potevo credere. Dopo essermi ripresa dallo shock, sono andata a fare la denuncia alla polizia, che mi ha riferito che la descrizione corrispondeva a quella dell'uomo che tempo fa aveva provato a violentare una ragazzina di 12 anni in Via Taverna". Fonti anonime parlano anche di un terzo tentativo avvenuto sempre nella zona con una bambina di 8 anni, probabile studente della scuola Maffi, che avrebbe fornito sempre la stessa descrizione dell'uomo. Dalla scuola intanto fanno sapere che si è trattata di un'aggressione solo verbale: "Non è il caso di scatenare un panico ingiustificato, perché con il passaparola le cose si allargano e si fa presto a creare piú caos del necessario, che rischierebbe di danneggiare i bambini, mentre il nostro dovere è quello di tutelarli". Intanto prendono l'iniziativa i genitori degli alunni dell'istituto Maffi che tramite una raccolta firme chiedono alla scuola, una maggiore sorveglianza: "Non possiamo aspettare che succeda qualcosa di piú grave". Preoccupati anche gli abitanti del quartiere. "Non posso piú far scendere a giocare la mia nipotina", racconta una signora. "C'è bisogno di fare qualcosa per questi bambini", aggiunge un commerciante del quartiere. È inquietante, infine, come il tutto sia potuto accadere a pochi metri dalla stazione di polizia, senza che le telecamere di sorveglianza abbiano individuato nulla.
HO SOTTOLINEATO LE DICHIARAZIONI DELLA SCUOLA (PRESUMO DOCENTI E PRESIDE) PERCHE' PENSO CHE, COME HO SPESSO VISTO FARE, LORO SE NE STANNO BELLE BELLE A CHIACCHIERARE, MENTRE I BAMBINI RISCHIANO DI ESSERE PORTATI VIA. INVECE DI FARE QUESTE DICHIARAZIONI IDIOTE (CHE GUARDA CASO VANNO CONTRO LE MADRI MA PER LA "SERENITA'" DEI BAMBINI (o la vostra?)), PENSASSERO A RENDERE SICURISSIME QUESTE SCUOLE. NON E' COMPITO DELLE MAMME FARE LA RONDA DURANTE LA RICREAZIONE DEI LORO FIGLI!! SUCCEDE DI TUTTO E LORO NON SE NE PREOCCUPANO?? VERO CHE I PEDOFILI STANNO OVUNQUE MA ATTENZIONE: ORMAI E' CHIARO CHE LE LORO VITTIME VENGONO CERCATE DOVE I BAMBINI CE NE SONO TANTI E LE SCUOLE SONO SOTTO IL LORO MIRINO... A MENO CHE, VISTI I TANTI CASI, I CARNEFICI SONO DENTRO LE SCUOLE!!! ATTENZIONE ORA ALLE SCUOLE LIMITROFE CHE QUELLO CON LE PIGNE (IN TESTA) HA SOLO CAMBIATO QUARTIERE.
Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
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#13 Sab 06 Ott, 2007 09:49 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
[b]POSTO ANCHE QUI QUESTO ARTICOLO PERCHE' MI SEMBRA ANALIZZI IN MODO MOLTO SERIO L'ATTEGGIAMENTO DELLA SCUOLA NEI CONFRONTI DEI PROBLEMI LEGATI AI MALTRATTAMENTI E ALLA PEDOFILIA. LE FRASI "GARANTIRE LA TRANQUILITA'", "NON CREARE ALLARMISMI", "RIPORTARE LA SERENITA'", SPESSO SONO SOLO DELLE FRASI FATTE UTILI AD EVITARE DI PRENDERE PROVVEDIMENTI CONTRO IL PERSONALE COLPEVOLE DI MALTRATTAMENTI, ABUSI, O SEMPLICEMENTE MANCATA VIGILIANZA. LEGGETELO CON ATTENZIONE..[/b]
L'Abuso Sessuale A Scuola
Il maltrattamento da parte degli operatori della scuola, in misura analoga a quello intrafamiliare, può esprimersi sotto forma di abuso fisico (percosse, punizioni corporali), grave trascuratezza (insensibilità, intensa e prolungata omissione di compiti educativi), abuso sessuale (seduzioni ed atti sessuali) e violenza psicologica.
Il fenomeno delle violenze sessuali nell’ambiente scolastico è più diffuso di quanto possa sembrare e si manifesta lungo un continuum di comportamenti più o meno violenti e distruttivi e più o meno consapevoli.
Abbiamo visto come spesso i pedofili scelgano lavori che li portano a stare quotidianamente a contatto con i bambini (insegnamento, sacerdozio, allenatori, ecc.). Al giorno d’oggi non possono più dirsi rari i casi di maestre finite in manette perché abusavano dei loro alunni (quella che faceva spogliare gli alunni per spiegare come avvenisse la creazione, quella che a turno accompagnava gli alunni in bagno e con la scusa di aiutarli toccava i genitali; quella che insegnava giochi sessuali che prevedevano la penetrazione dei genitali con pennarelli, ecc). Un insegnante che usa uno stile educativo violento e sadico, che presenta sintomi evidenti di malattia mentale o di perversione, può produrre conseguenze negative incalcolabili sulla mente di soggetti, come i bambini, deboli, indifesi, con una scarsa capacità di negoziazione e di comunicazione sociale. Sconcertante è il fatto che spesso, davanti ad abusi sessuali agiti a scuola l’alunno non può contare su alcuna testimonianza. Un atteggiamento comprensivo manca in primo luogo proprio dagli altri insegnanti, che adottano nei confronti del collega pedofilo atteggiamenti sostanzialmente omertosi.
La difesa dell’abusante basata su “ragioni umane” sottovaluta completamente la gravità della problematica degli individui perversi, che non deriva certo da un evento traumatico contingente, bensì a radici più profonde nella storia e nella personalità del soggetto.
Anche i procedimenti amministrativi, a differenza di quello penale, spesso sono garantisti per l’insegnante pedofilo e assolutamente indifferenti ai bisogni di protezione degli allievi. Le procedure che un capo di istituto può utilizzare per sospendere o allontanare dall’insegnamento sono lente, complesse, poco efficaci. Lo stesso dirigente può presentare profonde resistenze psicologiche nell’avviare procedimenti penali o disciplinari che, pur nelle loro carenze, potrebbero rappresentare una modalità di controllo e di dissuasione nei confronti di stili educativi pericolosi e negativi per i bambini.
Ostacolano il capo di istituto fattori di tipo emotivo, ma anche difficoltà burocratiche e giuridiche. Insegnanti condannati per abusi sessuali possono venire semplicemente trasferiti o trasferirsi per scelta. Anche le ispezioni che vengono disposte possono risultare tardive e superficiali e finire per tutelare comunque il diritto del docente al mantenimento del posto di lavoro, senza un’adeguata valutazione dei danni che ne derivano agli allievi.
Anche i genitori talvolta sono incapaci di prendere le difese del bambino. Frequentemente sono proprio loro a dividersi fra innocentisti e colpevolisti, mostrandosi subalterni all’autorità didattica e devoti al conformismo. L’accaduto può essere collettivamente negato ed il maestro colpevole idealizzato.
L’atteggiamento prevalente nei confronti dell’abuso interscolastico resta ancora la rimozione, se non addirittura la collusione. Una scuola che lascia i suoi allievi in balia di soggetti distruttivi è un’istituzione che non può impegnarsi con strategie preventive a contrastare tutte le forme di maltrattamento e di violenza psicologica, anche quelle più sottili e meno eclatanti che vengono quotidianamente portate avanti dagli insegnanti ai danni degli allievi. Una scuola che non sa proteggere neppure dai docenti palesemente sadici e squilibrati è un’istituzione che fallisce miseramente la sua finalità di garantire l’educazione alla socialità e lo sviluppo mentale e culturale infantile.
http://www.leparolenondette.org
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#14 Dom 07 Ott, 2007 18:57 |
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wildgreta
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 Re: «Ma le scuole sono sicure?» Storie difficili da raccont
Questo post l'ho trovato su un sito in cui era stato pubblicato un comunicato stampa dell'Associazione Genitori Rignano Flaminio nel febbraio 2007. Questo post precede gli arresti e l'esplosione sui media del caso Rignano. Ne aveva parlato solo qualche giornale nella cronaca della provincia. Ma questa mamma si è riconosciuta nel dramma dei genitori di Rignano e racconta un fatto di cronaca sul quale ho trovato un paio di articoli in pdf e basta. Se qualcuno sa come sia finita questa vicenda, ce lo faccia sapere. Grazie
2.alfiac scrive: 28 2007 alle 08:00
sento di essere solidale con la vostra associazione perchè ho il sentore che ad essere indicati come i veri mostri siano i bambini.gli adulti che dubitano dei bambini quelli sono i veri mostri.tre anni fà,ad albano laziale,quindi non molto lontano da voi,è accaduto un episodio simile.ad essere coinvolti sono un insegnante ed un bidello.dico bidello perchè quello ero il ruolo che nella scuola gli veniva dato,ma in effetti,avendo un piccolo handicap,aveva ottenuto,dai servizi sociali,una borsa lavoro.gli stessi servizi sociali,per ben 20anni,per loro stessa ammissione,non hanno eseguito alcun controllo sull’individuo in questione il quale,dopo le nostre denunce, è stato arrestato e in seguito scarcerato perchè riconosciuta un infermità mentale del 100%la seconda perizia,al contrario,ha riconosciuto una lieve infermità ma ha rivelato anche la pericolosità del tizio classificandolo come vero e proprio PEDOFILO.il suo avvocato ha chiesto il patteggiamento e siamo in attesa della risposta del giudice.dopo aver abusato di quattro bambine,tra i 4/5 anni e dopo essersi fatto questi tre anni di arresti domiciliari e non avendo precedenti rischiamo di vederlo in libertà,visto che la pena minima è di tre anni già scontati con gli arresti domiciliari.ciò che fà male,oltre il sapere che qualcuno ha fatto del male a tua figlia, è l’indifferenza delle persone che tu credevi amici,delle persone che conoscono tua figlia e sanno che non inventa le cose.i bambini,parlo a chi la pensa in questo modo,non inventano cose che hanno subito,possono fantasticare sui loro timori.mia figlia ha sempre avuto paura del buio non ha mai inventato che il buio le facesse del male.come possono bambini di 4 anni mettersi tutti d’accordo e inventarsi concordemente che una stessa fantasia faccia del male a tutti loro nello stesso momento e con le stesse modalità? dico a queste persone VERGOGNATEVI!!!chi dubita dei bambini è una nullità!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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#15 Lun 08 Ott, 2007 22:32 |
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