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«Nuova influenza»: situazione a Brescia (aggiornamenti)
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 «Nuova influenza»: situazione a Brescia (aggiornamenti)
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Giovedì 16 Luglio : 2009
«Nuova influenza»:
pronto il piano pandemico dell’Asl
Una trentina di persone giunte da Messico e Stati Uniti già sottoposte a sorveglianza da parte del personale sanitario
Una spada di Damocle, per fortuna dalla lama poco tagliente, pende sulla testa dei viaggiatori internazionali. È la nuova influenza causata dal virus A/H1N1 per la quale nel Bresciano una trentina di persone è stata finora tenuta sotto osservazione dal personale sanitario dell’Asl.
«In nessuno di loro - informa Carmelo Scarcella, direttore generale dell’Asl - sono insorti sintomi tipici di patologia influenzale anche se, nel frattempo, una decina di persone al rientro dal Messico o dagli Stati Uniti hanno presentato febbre e sintomi respiratori. La ricerca del virus influenzale in nessuno di questi casi ha riscontrato presenza del virus A/H1N1 variante messicana».
Per la sorveglianza della pandemia del nuovo virus, tuttavia, l’Asl ha pronto un piano di intervento.
Sul piano operativo - al momento - ogni cittadino in buona salute proveniente da Messico e Stati Uniti, su segnalazione dell’autorità aeroportuale, è stato sottoposto a sorveglianza da parte dell’Asl con contatti giornalieri per sette giorni consecutivi. Da ogni cittadino che ha presentato febbre e sintomi respiratori al rientro da Messico e Stati Uniti, o nei sette giorni seguenti al rientro, è stato prelevato un tampone faringeo per la ricerca dei virus influenzali.
«In ogni caso, l’eventuale mancata diagnosi su una persona non conosciuta affetta da influenza pandemica - specifica Scarcella - avrebbe rapidamente fatto diffondere il virus con l’identificazione dei casi secondari ad opera della rete di sorveglianza "sentinella" delle sindromi simil-influenzali attiva sulla popolazione bresciana per il monitoraggio delle epidemie stagionali di influenza classica».
Il piano di emergenza dell’Asl è molto articolato e prevede l’allerta di una serie di realtà ad ogni livello che formano la rete sanitaria della nostra provincia.
Del resto, anche se il livello di allerta nella popolazione è contenuto, le dichiarazioni che giungono dagli «esperti» sono solo in parte confortanti.
«Nel più positivo degli scenari sull’evoluzione della nuova influenza A/H1N1, nel prossimo autunno-inverno i casi in Europa potrebbero aumentare dall’attuale 1% al 20% della popolazione» secondo il direttore dei Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc), Zsuzsanna Jakab, intervenuta al Consiglio informale dei ministri della Salute europei in Svezia.
In quel periodo «i servizi sanitari potranno essere sottoposti ad una pressione molto forte, considerando il numero crescente di persone che avrà bisogno di ricoveri, e ci saranno anche morti». Di conseguenza, ha aggiunto, «i Paesi dovranno preparare i servizi sanitari primari e secondari ad assorbire questi numeri».
Al momento, ha proseguito, «dovrà essere confermata in Europa» l’esperienza degli Stati Uniti, che insegna che i gruppi a rischio sono tre: persone con malattie respiratorie o diabete, donne in gravidanza e bambini (soprattutto con meno di due anni).
Sono circa 60 milioni in Europa le persone in queste condizioni, prosegue Jakab, e «questi gruppi ad alto rischio dovranno ricevere precocemente farmaci antivirali e vaccino antipandemico, non appena questo sarà disponibile».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#1 Gio 16 Lug, 2009 06:38 |
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 Re: «Nuova influenza»: situazione a Brescia (aggiornamenti)
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Venerdì 17 Luglio : 2009 Anna Della Moretta, GdB
A Brescia due contagi
dell’influenza «A»
Colpiti due giovani, di ritorno uno dal Cile e uno dalla Grecia Non sono stati ricoverati e le loro condizioni sono buone. Da aprile sono risultati positivi alla «nuova influenza» una quarantina di lombardi
I primi due casi di «nuova influenza» sono stati diagnosticati alla Clinica delle malattie infettive dell’Ospedale Civile della nostra città. Si tratta di due giovani, l’uno di ritorno da un viaggio in Grecia e la ragazza da un viaggio in Sudamerica.
Dopo i primi sospetti - i ragazzi avevano accusato i classici sintomi dell’influenza di stagione - la conferma della positività al virus A/H1N1. I giovani non sono stati ricoverati e stanno bene.
Le loro condizioni di salute, dunque, confermano quanto dichiarato dagli specialisti: «Il virus riassortito ha una breve durata ed una sintomatologia modesta. Dunque, chi ne risulta positivo non richiede particolari ricoveri e cure. Di contro, tuttavia, la diffusione del nuovo virus presenta una notevole velocità e ciò ha di fatto vanificato tutte le misure previste nei Piani pandemici per individuare e mantenere circoscritti i primi focolai, quali la chemioprofilassi dei contatti, l’isolamento dei casi sospetti e relativi contatti».
Con le due positività bresciane sono più di 40 i casi diagnosticati in Lombardia da aprile, inizio della propagazione del virus della «nuova influenza». A confermarlo, l’Unità operativa di prevenzione della Direzione generale della Sanità della Regione: ad oggi, i casi confermati sono 37, mentre per altri sei sono in corso accertamenti avanzati. A livello nazionale, dallo scorso aprile i casi sono 250.
«Da ottobre sarà disponibile il vaccino e le prime persone ad essere trattate saranno i lavoratori dei servizi essenziali e le persone a rischio - spiega il direttore generale dell’Asl, Carmelo Scarcella -. Dopo qualche mese, verranno vaccinate le persone dai 2 ai 20 anni e le donne in gravidanza. Il vaccino per il virus A/H1N1 è, ovviamente, differente da quello utilizzato ogni anno per la classica influenza invernale».
Che cos’è la «nuova influenza»?
La nuova influenza A(H1N1) è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza: febbre ad esordio rapido, tosse, mal di gola, malessere generale. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. I primi casi della nuova influenza umana da virus A(H1N1) sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A(H1N1) è infatti un virus di derivazione suina. Nell’uomo infezioni da virus influenzali suini sono state riscontrate occasionalmente fin dagli anni ’50 e sono legate ad esposizione e contatti ravvicinati (1-2 metri) con suini, ma il nuovo virus A(H1N1) si è ora adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona. L’influenza non viene trasmessa attraverso il cibo e si sottolinea come, anche se i primi casi siano stati legati a suini, non vi sia alcun rischio di infezione attraverso il consumo di carne suina cotta o prodotti a base di carne suina. Trattandosi di un nuovo virus influenzale, la vaccinazione con i tradizionali vaccini antinfluenzali (vaccini stagionali) molto probabilmente non è efficace; la vaccinazione contro l’influenza classica è comunque una misura raccomandata in caso di viaggi.
Si può tranquillamente viaggiare
«Entro la primavera del 2010 dobbiamo puntare a chiudere l’epidemia di nuova influenza nel nostro Paese per evitare che si prolunghi». Sostiene il vice ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per quel che riguarda i vaccini, il viceministro sottolinea che entro gennaio 2010 verrà testato sulle donne in gravidanza, mentre la vaccinazione per i servizi sanitari essenziali avverrà, come conferma il direttore generale dell’Asl di Brescia, entro la fine dell’anno.
«La pandemia - sostiene Fazio - arriverà anche in Italia soprattutto a causa di viaggi all’estero che nessun Governo può consigliare di restringere. Non possiamo prevedere però se il virus diventerà più aggressivo: per ora la nuova influenza ha un tasso di mortalità di un quinto minore rispetto a quella stagionale il cui tasso di mortalità è del 2 per mille».
Oms: gravità moderata
L’Organizzazione mondiale della sanità, che lo scorso giugno aveva dichiarato «la fase 6» dell’influenza, ovvero fase di «allerta pandemica» sottolinea che «tale valutazione è scaturita dal fatto che la maggior parte delle persone che ha contratto la nuova influenza è guarita anche senza la necessità di terapia farmacologica e ricovero ospedaliero. Si è visto inoltre, che nel complesso i Servizi sanitari dei Paesi colpiti dalla nuova influenza A(H1N1) sono riusciti a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Ad oggi la nuova influenza, anche se particolarmente contagiosa, sembra causare, soprattutto in persone generalmente sane, una malattia leggera con sintomatologia simile a quella dell’influenza stagionale».
50 studenti italiani bloccati dalla «flu» in Inghilterra
A dover fare i conti con l’influenza «A» ci sono anche circa 50 studenti italiani che si trovano in college inglesi e che si crede abbiano contratto il virus. Lo ha confermato alla stampa la Console d’Italia a Londra Paola Cogliandro. «Da martedì sera abbiamo ricevuto una serie di segnalazioni di casi sospetti e finora sono circa 50 tra questi che si crede abbiano avuto la nuova influenza».
Si tratta di ragazzi, tutti tra i 12 e i 17 anni, che si trovano in istituti di Londra, Oxford, Birmingham e Norwich. In particolare un gruppo proveniente da Peschiera Borromeo (Milano) è al momento in un college a Londra, mentre un altro di San Benedetto di Montagnano (Pordenone) si trova a Norwich, nel nord dell’Inghilterra, e un gruppo proveniente da Roma è invece ad Oxford. «Sono stati tutti sottoposti alla procedura adottata dall’autorità sanitaria britannica - ha precisato la console - che prevede, in seguito al riscontro di sintomi, la somministrazione di Tamiflu per una terapia che dura cinque giorni».
È il protocollo standard che è in vigore in Gran Bretagna e che indica di non recarsi in ospedale, aspetto molto importante in quanto «questa influenza può essere pericolosa per le persone già malate, di conseguenza è importante non esporre a rischi di contagio i degenti in ospedali».
La Cogliandro riferisce inoltre che nessuno dei casi segnalati tra gli studenti italiani desta preoccupazione e che «i ragazzi sono tranquilli, sono assistiti dai loro accompagnatori che sono in contatto con i medici locali i quali, tra l’altro, hanno attivato una campagna informativa tra gli studenti», per spiegare esattamente come reagire in caso di sintomi sospetti e le misure precauzionali da prendere per evitare il contagio.
In attesa del vaccino, evitare il «fai da te»
I farmaci antivirali non sono preventivi e devono essere assunti solo se il medico li prescrive
I farmaci antivirali non possono essere assunti per prevenire la «nuova influenza». Infatti, solo i vaccini sono preventivi. Devono comunque essere assunti sotto il controllo di un medico solo per il trattamento della malattia. Per acquistarli è comunque necessaria la prescrizione medica.
Dall’inizio del propagarsi del virus dell’influenza A, sono aumentati anche i tentativi di acquistare gli antivirali via Internet. In una nota, il Ministero «sconsiglia i cittadini dall’acquisto dell’antivirale, e di tutti i farmaci in genere, via Internet e ricorda che in Italia l’unico canale legale per l’acquisto di farmaci con obbligo di ricetta sono le farmacie. I farmaci venduti via Internet possono essere contraffati e quindi fortemente dannosi per la salute». Ed aggiunge: «I farmaci antivirali vanno assunti solo in caso di necessità e dietro prescrizione medica. Acquistare tali farmaci nella convinzione che potrebbe essere utile averne alcune confezioni in casa è del tutto inutile sia perché non sono efficaci in via preventiva, sia perché utilizzarli in modo improprio significa favorire la comparsa di virus resistenti mettendo a serio rischio la salute propria, dei propri familiari e di tutta la collettività».
Gli antivirali sono medicinali usati per il trattamento dell’influenza. Se assunti tempestivamente entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, possono ridurre sintomi, durata della malattia e complicanze dell’influenza. Possono ridurre la capacità del virus di replicarsi ma non danno l’immunizzazione né stimolano la produzione di anticorpi come i vaccini.
«Con la nuova influenza, tali farmaci sono utilizzati come misura di profilassi dei contatti di un malato. Un uso improprio e ingiustificato degli antivirali nel caso della nuova influenza è da evitare soprattutto perché il nuovo virus potrebbe diventare resistente al farmaco e la persona che li assume senza controllo medico può essere soggetta ad effetti indesiderati anche gravi - spiega il viceministro Fazio -. Il vaccino al momento non esiste e sarà pronto entro ottobre. Il virus è stato isolato e sequenziato e ci sono tutte le indicazioni disponibili per produrre un vaccino, che potrebbe essere pronto nel giro di alcuni mesi».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#2 Ven 17 Lug, 2009 07:53 |
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 Re: «Nuova influenza»: situazione a Brescia (aggiornamenti)
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Martedì, 3 Novembre 2009: Accadde Oggi Francesca Sandrini, GdB
Ambulatori tranquilli,
telefoni presi d’assalto
Situazione sotto controllo nel primo giorno di vaccinazioni a Brescia Ma resta alta la richiesta d’informazioni. Ed è corsa al pronto soccorso
Quattro donne in stato di gravidanza e 18 bambini «a rischio» per un totale di 22 vaccinazioni. Più un buon numero di anziani che si è presentato in ambulatorio. Ma senza che si creassero problemi particolari. È il bilancio del primo giorno di vaccinazione antinfluenzale pandemica - gratuita e facoltativa - in città, nella sede del Distretto dell’Asl in viale Duca degli Abruzzi 13. Ma la situazione - assicura l’Azienda sanitaria locale di Brescia - è stata gestibile anche in tutti gli altri ambulatori del territorio. Nonostante le innegabili preoccupazioni legate all’avvio della seconda fase della campagna vaccinale, quella che - dopo medici e operatori socio-sanitari coinvolti nella prima - riguarda appunto donne incinte che abbiano superato il primo trimestre di gestazione; bambini nati prematuri di età compresa tra e i 24 mesi (nati quindi tra il 31 ottobre 2007 e il 30 aprile 2009); e bambini e ragazzi di età compresa tra i sei mesi e i 17 anni (nati tra il 31 ottobre 1992 e il 30 aprile 2009) che rientrino nelle categorie a rischio o che presentino le stesse patologie previste dalle priorità regionali: malattie croniche dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiocircolatorio, dell’apparato uropoietico e degli organi uropoietici, stati di immunodepressione congeniti o acquisiti, diabete e malattie dismetaboliche, sindromi da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, patologie con importanti interventi chirurgici a breve termine, invalidità civile superiore a due terzi.
Quando i vaccini per gli adulti «a rischio»?
Completamente diverso il discorso per quel che concerne la richiesta d’informazioni: sia il numero verde 800777346, sia quelli generale dell’Asl e del Distretto di Brescia sono stati letteralmente presi d’assalto; così come - riferisce ancora l’Azienda sanitaria locale - gli operatori sanitari sono stati sommersi dalle domande dei cittadini. La più frequente? Quella relativa all’avvio della «fase 3» della campagna, che - dopo bambini e ragazzi - riguarderà gli adulti «a rischio».
Purtroppo, però, è presto per rispondere perché anche l’Asl è in attesa di disposizioni. Il consiglio che viene dato a chi telefona a questo riguardo, quindi, è di richiamare tra una settimana quando verosimilmente se ne saprà di più.
Intanto, va detto che la Lombardia è stata tra le prime regioni a partire con la seconda fase, preceduta soltanto dall’Emilia Romagna. Un anticipo rispetto alla data inizialmente prevista del 15 novembre, dovuto anche - ha fatto notare l’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani - al fatto che gran parte dei vaccini messi a disposizione del personale medico e socio-sanitario dal 14 ottobre è rimasto inutilizzato; l’adesione alla «fase 1» della campagna vaccinale, infatti, è stata piuttosto bassa (ma - sottolineano ancora all’Asl - Brescia, con il suo 30%, è stata la prima provincia della Lombardia).
Finora l’Asl di Brescia ha ricevuto in diverse tranche 40mila dosi di vaccino. E, mentre resta per medici e operatori socio-sanitari la possibilità di vaccinarsi (pur essendo chiusa ufficialmente la prima fase della campagna), si stima che i cittadini «a rischio» di età inferiore ai 65 anni siano circa 25mila, 2mila dei quali con meno di 15 anni. L’influenza A sembra colpire in particolare questi ultimi, ma soprattutto - spiegano sempre in viale Duca degli Abruzzi - perché bambini e ragazzi hanno più occasioni di incontro e quindi di contagio. Anche per questo motivo non si ferma, soprattutto nei fine settimana, la corsa ai pronto soccorso pediatrici: domenica gli accessi a quello dell’Ospedale civile sono stati 170, come otto giorni prima, circa la metà dei quali per forme influenzali. Qualche genitore - raccontano all’Ufficio Relazioni col pubblico del Civile - ha chiesto il tampone orofaringeo, dal quale si capisce il tipo d’influenza contratto. Ma non l’ha ottenuto: Ministero e Regione impongono di eseguirlo esclusivamente per casi severi e ricoverati. Tutti i piccoli malati, comunque, sono tornati tranquillamente a casa.
TUTTO SOTTO CONTROLLO
Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni; lo dicono all’Asl di Brescia: la situazione è sotto controllo. Anche se resta alta la richiesta d’informazioni, soprattutto per quanto riguarda l’avvio della terza fase della campagna vaccinale, quella che - dopo le donne in stato di gravidanza e i bambini appartenenti alle categorie a rischio - coinvolgerà gli adulti «a rischio».
L’ambulatorio di viale Duca degli Abruzzi a Brescia (nelle fotografie a sinistra) è aperto il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9 alle 12, e il martedì e il giovedì, dalle 14 alle 16. Non è necessaria la prenotazione
A chi toccherà nella «terza fase»
La «fase 3» della campagna vaccinale, per avviare la quale l’Asl è in attesa di disposizioni, riguarderà gli adulti fino a 65 anni d’età (con priorità per le persone a rischio fino ai 27 anni) che siano affetti da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e BPCO; malattie dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; neoplasie; gravi epatopatie e cirrosi epatica; malattie congenite e acquisite che comportino carente produzione di anticorpi; immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie, per esempio malattie neuromuscolari; obesità e gravi patologie concomitanti; e che abbiano un familiare o siano a stretto contatto di soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati. In base alla disponibilità di vaccino pandemico, nel corso della campagna vaccinale potranno essere inserite nel programma anche altre categorie di soggetti.
«Io, adulto a rischio
che però non può vaccinarsi»
Il caso di Marco: il medico curante gli suggerisce di sottoporsi al vaccino, l’Asl - secondo le regole - glielo nega
Un medico mostra
il vaccino contro l’influenza A
Marco ha 33 anni e una brutta malattia fortunatamente alle spalle. Ma il suo sistema immunitario ha bisogno di un po’ di tempo ancora per funzionare al cento per cento. Insomma, è uno di quegli adulti considerati «a rischio» per quanto riguarda il virus A/H1N1. E infatti il medico che l’ha curato, e ancora lo segue, gli ha suggerito di vaccinarsi. Così ieri mattina, mentre lui era al lavoro, suo padre si è recato in un ambulatorio dell’Asl per chiedere il da farsi, magari prendere un appuntamento. La risposta è stata inevitabile, e insieme scoraggiante per il genitore comprensibilmente in ansia: niente vaccinazione. Marco non rientra nella seconda fase della campagna vaccinale, quella che coinvolge donne in stato di gravidanza e bambini e ragazzi «a rischio»; potrà essere vaccinato in un secondo tempo, quando non si sa, nell’ambito della «fase 3». E se anche volesse acquistare una dose di vaccino, non potrebbe, almeno in questo momento.
Per lui parla la madre, con l’amorevole impeto di tutte le madri del mondo, e la voce che a volte si strozza in gola per la preoccupazione indicibile che lascia la sofferenza patita da un figlio: «C’è stato un momento, nel corso della campagna di comunicazione sulla vaccinazione, in cui è proprio sembrato che in questa fase sarebbero stati vaccinati anche gli adulti a rischio; invece non è così... L’informazione - conclude la signora - è stata tutt’altro che efficace e in più su alcuni punti le voci sono discordanti». Per esempio? «Per esempio, il medico di base ha consigliato a Marco di aspettare a sottoporsi alla vaccinazione per l’influenza stagionale perché avrebbe potuto farla insieme alla pandemica, mentre all’Asl ci hanno detto che le due vaccinazioni dovranno essere somministrate a tre settimane di distanza l’una dall’altra. Ma allora quand’è che mio figlio si potrà vaccinare per la stagionale, in dicembre, quando questo tipo d’influenza sarà già arrivata?»
Per ricevere informazioni, i genitori di Marco hanno anche chiamato il numero della Regione Lombardia: «Ma niente, ha risposto una segreteria telefonica». La mamma insiste: «Devo dire che quando si è ammalato, mio figlio è stato curato con una competenza eccezionale; ma con questa storia della vaccinazione siamo tornati indietro di trent’anni, mi aspettavo un’organizzazione migliore». Invece, «ci resta soltanto una cosa da fare: telefonare tutti i giorni, finché ci diranno "venite-tocca-a-voi"».
«Diffusa ma non di particolare gravità»
Formigoni: nei prossimi giorni somministreremo l’anti-virus a 150-200mila lombardi
Il presidente della Regione Lombardia,
Roberto Formigoni
«I vaccini ci sono, non c’è alcun problema e sta andando tutto liscio. C’è però ancora un po’ di afflusso nei pronto soccorso, che forse bisognerebbe contenere: le Asl dovrebbero spingere di più i medici a curare questi pazienti a casa quando non hanno complicanze». Così l’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, ha commentato l’avvio in Lombardia della seconda fase della vaccinazione contro l’influenza A.
La Regione attende, per la «fase 2» della campagna vaccinale, circa 400mila dosi di vaccino. «Le dosi devono arrivare in progressione - ha spiegato Bresciani - e questo dipende non tanto dal Ministero della salute ma dalla produzione industriale: man mano che i vaccini saranno prodotti, li riceveremo».
Da parte sua, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ha dichiarato che «la situazione è totalmente sotto controllo. La Lombardia ha programmato da mesi le fasi successive di intervento». E, ancora: «Contiamo di vaccinare nei prossimi giorni 150-200mila persone, questa è un’influenza diffusa, ma non particolarmente grave».
A scopo cautelativo, comunque, la Regione si prepara anche a ridurre i ricoveri programmati, per lasciare liberi posti letto da destinare agli eventuali casi gravi dovuti a complicanze dell’influenza A. «Questo - ha continuato l’assessore Bresciani - in modo da avere flessibilità per i casi gravi previsti. Quanti saranno questi letti è ancora in fase di valutazione, e dipenderà dal trend di crescita dell’influenza: se, per esempio, il contagio crescerà del 5% allora sarà del 5%, se crescerà del 10% sarà del 10% e così via».
Resta lo «zoccolo duro» dei medici che non hanno ancora aderito alla campagna vaccinale come sarebbe stato auspicabile: «La vaccinazione, partita il 14 ottobre, procede - ha concluso al riguardo Bresciani - l’adesione non è completa ma del resto è volontaria, e ognuno è libero di scegliere».
Quanto ai decessi, l’assessore ha fatto notare che le tre morti in Lombardia collegate all’influenza A hanno riguardato pazienti con altre patologie, in nessun caso il virus è stato la causa del decesso: «Non abbiamo nessun morto in Lombardia con l’influenza A come causa prioritaria - ha precisato -; ci sono stati tre decessi: di questi, due causati da una polmonite in cui c’era anche una co-infezione dal virus H1N1, ma quest’ultimo non ha avuto peso nei decessi. Un terzo caso riguardava un paziente già malato di scompenso cardiaco, e anche qui c’è stata una co-infezione che però non ha causato la morte».
Intanto la Regione Lombardia porta avanti il suo lavoro di coordinamento con le altre regioni italiane ed estere: «Proprio domani (oggi per chi legge, ndr) faremo una teleconferenza con Veneto e Friuli, come abbiamo fatto nei giorni scorsi con il Canton Ticino per discutere delle problematiche relative all’influenza A, ma anche per tentare di rispondere dal punto di vista scientifico sul perché il numero di casi non è ancora omogeneo a livello nazionale, e se sia un caso che molti decessi si siano per esempio verificati a Napoli».
+ Febbre suina: dossier 1 > DOSSIER 2
> Assalto dei genitori al Cotugno: genitori in fila
+ Campania: assessore Santangelo, nessun caso Napoli
> Influenza H1N1, tutti i dubbi sul vaccino
> Sanità Pandemia e vaccini
> Archivio completo su "Influenza dal nuovo virus A/H1N"
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#3 Mar 03 Nov, 2009 06:26 |
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