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«Piazza del Mercato» (dossier)
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Martedì 12 Maggio : 2009  Francesca Sandrini , Giornale di Brescia

> «Le piazze antiche, reparti di un supermercato ; mbc

«Piazza del Mercato vivrà e sarà più bella»
  
L’assessore: «Le bancarelle resteranno, mFrancesca Sandrini a andrà riqualificata» Ed entro l’estate nelle periferie partiranno i mercati sperimentali

Uno scorcio di piazza Mercato vista da una bancarella
in una fotografia scattata nella giornata di ieri (Eden)

ImageDopo piazza Rovetta, toccherà al Quadriportico. Le proteste seguite al trasferimento delle bancarelle dalla pensilina - in particolare delle quattro ricollocate all’interno del mercato del villaggio Sereno - non fermano l’assessore al Commercio, Maurizio Margaroli: procede la realizzazione del progetto di eliminare il commercio ambulante dalle strade e dalle piazze del centro storico, deliberato dalla Giunta proprio un anno fa, il 16 maggio 2008. Senza però alcuna volontà di penalizzare chi svolge onestamente il proprio lavoro, puntualizza innanzitutto l’assessore; né, continua rispondendo all’opposizione che ha sollevato la questione anche in Consiglio comunale, d’includere nel progetto piazza Mercato, per la quale anzi Margaroli ha in mente un vero e proprio rilancio.

L’idea: riqualificare
«Sul centro storico - spiega l’assessore - abbiamo come Amministrazione comunale un piano complessivo, che passa anche dall’eliminazione del commercio ambulante, ma non per mortificarlo, bensì per riqualificarlo». Così, per cominciare, dopo quelle della stazione e di piazza Rovetta, saranno collocate altrove le poche bancarelle di abbigliamento presenti al Quadriportico: «Non interverremo su quelle di libri e fiori finti - specifica Margaroli - mentre vorremmo proporre al venditore di profumi un aiuto per aprire un negozio». Parallelamente, entro l’estate, saranno inaugurati alcuni «mercati sperimentali» nelle periferie della città: il primo sarà in via Fabio Filzi, nella zona di borgo Trento, e avrà una ventina di bancarelle «tutte nuove» (nessuna, insomma, proveniente dal centro storico a seguito dei traslochi decisi dal Comune). Segnalate all’Assessorato dalle associazioni di categoria e sottoposte a selezione, venderanno il 30% - indicativamente - alimentari, il 20% abbigliamento e il restante 50% prodotti artigianali. L’idea, infatti, è quella di offrire «non soltanto qualcosa di inedito ma anche e soprattutto un servizio, ovvero merci varie e di qualità».

Quale futuro per l’antica piazza del Lino
Clienti a una bancarella

ImageUn discorso analogo riguarda piazza Mercato: «Qui - precisa Margaroli - non abbiamo alcun programma di trasferimento, è un luogo che ospita il mercato da 600 anni, ma era un mercato prezioso (non a caso la piazza si chiamava "del Lino"), non come quello di oggi che innegabilmente non va bene. Per questo motivo abbiamo inserito piazza Mercato nei Duc (distretti urbani del commercio) con l’obiettivo di creare un mercato di valore». Una finalità, quest’ultima, peraltro contenuta nell’articolo 10 del Regolamento comunale per il commercio al dettaglio su aree pubbliche, che consente l’esercizio di tale attività nelle aree mercatali dotate di particolari caratteristiche relative appunto alla qualità delle strutture espositive, alla composizione merceologica dell’area e al divieto di utilizzare veicoli attrezzati come punti vendita. Che, ad avviso dell’assessore, sono proprio i punti dolenti della situazione attuale.

Il modello a cui guardare è Verona, che «ha un mercato settimanale come quello bresciano in piazza della Loggia e poi ha piazza Erbe, con bancarelle tutti i giorni e un regolamento specifico: anche noi - annuncia l’assessore - ci stiamo lavorando». Intanto il Comune ha contattato la facoltà d’Ingegneria, che si è resa disponibile per lo studio di bancarelle innovative e compatibili con il contesto di piazza Mercato. I tempi? Non brevissimi: «L’intera operazione sarà conclusa entro la fine del nostro mandato, abbiamo quattro anni».

Nel regolamento-modello la ricetta delle crêpe
Superficie dei posteggi, dimensioni e tipo di banco; giornate, orari e localizzazione delle bancarelle; validità delle concessioni, disposizioni per i venditori ambulanti e divieti. Ma è soprattutto sulle «specializzazioni merceologiche» che si dilunga il Regolamento del mercato di piazza Erbe, a Verona, che l’assessore al Commercio del Comune di Brescia, Maurizio Margaroli, ha eletto a modello di quello che dovrà normare in modo specifico piazza Mercato.

Così, se nell’ambito dei divieti il veronese stabilisce che i titolari di posteggio non possano «disturbare il pubblico con grida o schiamazzi ed importunarlo con insistenti offerte di merci» proprio come il bresciano Regolamento per il commercio al dettaglio su aree pubbliche impedisce di «annunciare con grida o a mezzo di altoparlanti il prezzo e la qualità delle merci», per quanto riguarda invece le merci in vendita il primo presenta una dovizia di particolari assente nel secondo. Qualche esempio? I souvenir non alimentari devono richiamare siti storici, monumenti, paesaggi ed emblemi regionali veneti, simbolizzare aspetti del territorio veneto e riportare scritte o altri elementi che richiamino località o monumenti veneti. Anche la bigiotteria dev’essere prodotta esclusivamente in Veneto, mentre è vietato il riferimento su tutti gli articoli a movimenti, partiti e ideologie politiche, «anche del passato»; né possono essere vendute riproduzioni di armi, «sia antiche che non».

Quanto ai prodotti alimentari, si entra nel dettaglio di panini imbottiti e bomboloni, patatine fritte e crepes, per esempio indicando l’utilizzo, per la preparazione di queste ultime, di «basi liofilizzate in confezioni originali (provenienti da laboratori autorizzati) che, una volta ricostituite con acqua potabile, dovranno essere conservate protette e refrigerate per un limitato periodo di tempo nella giornata, zucchero, conserve dolciarie pronte tipo confettura e cioccolata quale farcitura».

Dai bigaröi ai piercing, tra cinesi e frutta «in»  

Come si presenta oggi la piazza e i suggerimenti dell’ambulante Claudio: «Ci diano incentivi per nuovi veicoli»

ImageAnche le signore-bene fanno la fila per la frutta e la verdura della rinomata bancarella che arriva tre giorni la settimana - martedì, giovedì e sabato per chi nei feriali è al lavoro; arrivano non soltanto dal centro storico, spesso munite di trolley da riempire di ogni ben di dio perché «ne vale davvero la pena». Decisamente meno ingombrante la spesa dei ragazzi che, invece, puntano al venditore specializzato in piercing, unico italiano nel primo pomeriggio di lunedì (il martedì, oltre al fruttivendolo, c’è anche l’ambulante di biancheria intima) tra una decina di stranieri quasi tutti cinesi. Si chiama Claudio e lavora in piazza Mercato da cinque anni.

Sua nonna, racconta, vendeva «bigaröi»: prima proprio qui e poi in piazza Rovetta, dove anche lui ha cominciato vent’anni fa, per passare in seguito in piazza Vittoria e infine tornare nel luogo da cui, dice in prima battuta, «ci vogliono cacciare». A dire il vero il Comune progetta un rilancio... «E allora ho qualche suggerimento: anziché collocare bancarelle, che tra l’altro rischiano di essere danneggiate, se vogliono migliorare l’estetica della piazza ci diano degli incentivi per acquistare nuovi mezzi di trasporto cui applicare le tende come quella che ho io, certificata a livello europeo; è la soluzione migliore: arriviamo, facciamo il nostro lavoro e poi ce ne andiamo lasciando tutto pulito, in modo che di sera la piazza possa essere utilizzata per eventuali manifestazioni. Le regole, però, devono valere per tutti, non soltanto per gli italiani». Come va con i colleghi stranieri? «Nessun problema particolare, c’è una normale concorrenza». E con i commercianti intorno? «Non ci amano troppo, ma non si rendono conto che la piazza vuota sarebbe meno viva e quindi anche meno sicura, con conseguenze negative pure per la loro attività. La parte già libera, con tutti quei fiori che costa moltissimo mantenere, sarà anche bella, ma sulle panchine ci vanno a dormire gli extracomunitari».



I consiglieri del Pd: «Contraddizione con la Giunta»
A sollevare in Consiglio comunale la questione di piazza Mercato sono stati nelle scorse settimane i consiglieri del Partito democratico Claudio Bragaglio, Aldo Rebecchi e Giuseppe Ungari con un’interpellanza che chiedeva tra l’altro di conoscere le proposte dell’Assessorato al commercio «finalizzate non al trasferimento, bensì alla valorizzazione, regolamentazione e riqualificazione» della piazza.
A presentare oralmente l’interpellanza è stato Bragaglio, che si è soffermato in particolare sulla deliberazione con la quale un anno fa «la Giunta comunale ha deciso il trasferimento del commercio ambulante delle vie e piazze del centro, includendo tra queste esplicitamente anche piazza Mercato», mentre in commissione è stato in seguito avviato «un ragionamento» sulla riqualificazione della piazza. Già in quella sede l’assessore al Commercio, Maurizio Margaroli, ha rassicurato circa la volontà di riqualificare la piazza annunciando anche la collaborazione con la facoltà d’Ingegneria per le nuove bancarelle. E allora Bragaglio ha colto la contraddizione tra «posizione dell’assessore e delibera della Giunta, che andrebbe quindi cambiata».

 





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  Lunedì, 26 Ottobre 2009: Accadde Oggi     Franco Robecchi, GdB


Una piazza davvero del Mercato
  
Storicamente spazio commerciale, dal 1764 ebbe una precisa organizzazione a banchi fissi dopo che davanti alla Loggia vennero sgomberati i «casotti». Il progetto di Rodolfo Vantini

ImageIn un dipinto del ’700 scene di vita quotidiana in piazza del Mercato affollata di gente e commercianti, come anche ai nostri giorni

 I programmi comunali per piazza del Mercato tendono ad un rinnovamento della funzione commerciale senza che venga precluso l’utilizzo anche per altre funzioni. Ciò significa che l’assetto deve essere mobile e vanno previste strutture facilmente asportabili. Si pensa a banchi ripiegabili per i venditori cosiddetti ambulanti, che ambulanti non sarebbero, poiché i posti da assegnare in questa piazza, come in molte altre piazze italiane, sono preziose postazioni che i titolari si guardano bene dall’abbandonare deambulando.

Il criterio dell’assegnazione di posti pressoché fissi per il commercio sul suolo pubblico è questione assai vecchia. Certamente risaliva a secoli precedenti, ma, per Brescia, sappiamo, con documentazione certa, che la nascita di piazza della Loggia comportò un’accurata assegnazione di aree, allora dette «quadretti», per la collocazione di banchi commerciali, abbastanza stabili. Si trattava di banconi in legno, generalmente coperti da tettucci a falde di capanna, in tela. Il loro assetto entrava a far parte dell’architettura della piazza e quindi la disposizione era pensata con stretta funzione anche scenografica. Per la piazza della Loggia, ad esempio, fu sempre tenuta libera una corsia in senso est-ovest, centrata sul portale di ingresso al palazzo municipale.
La piazza del Mercato di Brescia ebbe forse un’organizzazione a banchi fissi a partire da epoche imprecisate, ma in forma documentata possiamo dire che ciò avvenne solo nel 1764. Fu proprio il desiderio di liberare la piazza municipale dall’ingombro di quelli che erano chiamati «casotti» a far individuare la piazza del Mercato del Lino come destinataria del trasloco. Si era pensato, in chiaro clima classicistico, che il decoro antico della piazza, e particolarmente dei reperti romani murati, meritassero un’evidenza senza inquinamenti da merci esposte, venditori vocianti e acquirenti in frotta. Questo volto prosaico e sapido si preferì destinarlo alla piazza nata per i mercati, prima dei lini, poi dei panni, quindi delle erbe e dei commestibili: cioè piazza del Mercato. Le piazze sono sempre state anche «piazze del mercato», ma se una ne ha anche il nome significa che la sua destinazione è molto ben connotata.

In Brescia anche l’attuale piazza Tebaldo Brusato era nata come «Mercato Nuovo», ma la sua funzione commerciale non ebbe mai un grande sviluppo e finì rapidamente per estinguersi. Non così avvenne per la piazza che oggi chiamiamo del Mercato, che, nata nel Quattrocento, ancora oggi, come si vede, tenta di tenere in vita quella tradizione. I banchi che furono disposti nel 1764 ebbero, probabilmente, un assetto particolare, che rivela anche una personalità differenziata della piazza, sino al livello estremo, che ridefinisce più esattamente quale area debba chiamarsi piazza. Storicamente si è spesso intesa come piazza solo la porzione occidentale, che, di fronte al grande palazzo Martinengo-Palatino, ha forma quasi quadrata. In essa, almeno dal Settecento, esiste la fontana centrale, sul cui fulcro, che è punto di incrocio di assi prospettici, da via Cavalletto e da via Gramsci, si imposta il quadro generale.

Su quell’incrocio di linee visuali si è basata anche la pavimentazione, che si organizza con un disegno a simmetria centrale, ribadita nell’intervento degli scorsi anni Ottanta. Forse non casualmente i «casotti» del mercato, pesanti e non facilmente amovibili, non occupavano la porzione ovest con la fontana. Il carattere di vera piazza, per questa zona, era sottolineato dalla leggerezza delle strutture, che, nell’Ottocento, erano costituite da soli ombrelloni. Quando, nel 1830, Rodolfo Vantini avanzò una proposta di edificazione nella porzione est della piazza, riconosceva la dignità di tale nome solo all’area attorno alla fontana.
Tanto è vero che egli presentò un progetto di edificazione di tutta la porzione orientale, quella che dà su via Gramsci, che potremmo dire rettangolare se non fosse, come si rileva dalle planimetrie, che si tratta di una sghembo quadrilatero senza parallelismi. Il Vantini pensava opportuno annullare completamente lo spiazzo orientale e vi incastrava un fabbricato a tre piani, proprio con la funzione di sostituire i casotti che vi esistevano. Egli voleva così razionalizzare l’organizzazione edilizia e commerciale, predisponendo un «palazzo dei commestibili», circondato da portici, con appartamenti e magazzini ai piani superiori e con un ufficio dell’annona al piano terra, accanto alle 28 botteghe che risultavano dal progetto.

Probabilmente oggi nessuno pensa a piazza del Mercato come consistente solo nell’area occidentale, di fronte al palazzo barocco, ma certamente le due porzioni vanno trattate in modo diverso, perché l’unità complessiva, che pure esiste, non è banalizzabile in una omologazione semplificatoria. Siamo in una fase di possibile progettazione e forse il tema meriterebbe qualche valutazione da parte dell’opinione pubblica e culturale; così, tanto per dare l’impressione che le sorti della città ancora interessano a qualche cittadino, a qualche intellettuale, a qualche architetto.

 





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