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BRESCIA: Ieri, oggi e domani :: Le fornaci di Urago Mella «patrimonio da salvare»
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Le fornaci di Urago Mella «patrimonio da salvare»
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Domenica, 30 Agosto 2009: Accadde Oggi    Marco Bencivenga, Brescia Oggi


L’APPELLO. I tre storici camini sono stati offerti per 99 anni in comodato d’uso ai bresciani in cambio del loro recupero

Le fornaci di Urago Mella
«patrimonio da salvare»

Il proprietario: «Il Comune non mi ha più risposto»
Labolani: «Ha ragione, ma in settimana provvederemo»


Image Image Sono bellissime. Un simbolo della città, come la cupola del Duomo, Palazzo Loggia, il Broletto, la fontana di piazza Repubblica e, a modo loro, il Crystal Palace e le torri di San Polo. Le secolari fornaci di Urago Mella, di fronte all’ex caserma «Papa» e all’Iveco, svettano fra le case, mute testimoni di una Brescia che non c’è più. La Brescia che produceva calce sfruttando il calcare dei ciotoli del fiume (prima) e delle cave di Nave, Caionvico e Gavardo (poi). Sorte fra il 1875 e il 1934, le tre fornaci sono di proprietà dell’avvocato Gianfranco Rovetta, che da sempre si è posto il problema di conservarle come patrimonio storico della città e di metterle a disposizione di tutti i bresciani. Naturalmente, con il contributo pubblico, perché non si può pretendere che renda un simile servizio alla collettività a sue spese.
«Le fornaci, e non "calchere", come si ostina a chiamarle qualcuno, hanno funzionato fino a 30-35 anni fa - ricorda l’avvocato Rovetta -. Già negli anni ’80, quando l’assessore all’Urbanistica era l’avvocato Innocenzo Gorlani, il Comune si era detto molto interessato alla loro salvaguardia. Poi ne avevano parlato il presidente della Provincia, l’architetto Alberto Cavalli, e il sindaco Paolo Corsini. Tutti hanno sempre detto: dobbiamo fare qualcosa per le fornaci. Il Comune ha anche incaricato un architetto di realizzare uno studio preliminare e un progetto di massima per il recupero. Ma dopo tanti anni siamo ancora al punto di partenza».
Anche la nuova amministrazione comunale, appena eletta, si è interessata alle fornaci di Urago Mella: «Un anno fa - ricorda l’avvocato Rovetta - ho incontrato l’assessore Mario Labolani e, insieme ai tecnici del Comune, abbiamo parlato e valutato le varie possibilità di intervento. Il discorso, in realtà, è molto semplice: la proprietà è disposta a mettere gli immobili a disposizione della cittadinanza, a titolo di comodato per un periodo da concordare, facciamo pure i classici 99 anni, in modo che tutti i bresciani possano visitare i forni e capire come vi lavoravano i nostri nonni». In cambio, il Comune dovrebbe farsi carico dei lavori di messa a norma e in sicurezza, anche se, assicura Rovetta, non c’è il pericolo di crolli, tanto che il cortile è agibile e nell’immobile al piano terra, ristrutturato da pochi mesi, vive sua figlia: «I camini sono fatti in pietra, hanno una base larghissima e in tanti anni non è mai successo che venisse giù un solo mattone o si staccasse una pietra - garantisce il proprietario -. Per come sono state costruite, le tre torri potranno tranquillamente stare lì altri 3-400 anni».

DIVERSO è il caso delle strutture il legno poste alla loro sommità, le casette che coprivano le carrucole usate per sollevare i sassi e poi rovesciarli dentro il forno, prima di essere cotti e diventare calce, da raccogliere al piano terra: «Anche quelle parti sono stabili, ma essendo di legno, è chiaro che sono più esposte al passare del tempo e alle intemperie», sottolinea l’avvocato Rovetta. Da qui il garbato sollecito all’Amministrazione comunale ad accelerare i tempi: «Io ho fatto la mia proposta, il Comune mi faccia sapere che intenzioni ha. Di sicuro, non tutelare un simile patrimonio sarebbe un peccato».
«Il proprietario delle Fornaci ha ragione, siamo in ritardo - ammette con grande sincerità l’assessore Labolani -. Confermo, però, l’interesse della Giunta al recupero delle torri di Urago Mella, così come della Pieve di San Giacomo situata in fondo a via Milano, più visibile che mai dopo l’indispensabile taglio degli alberi che parzialmente la oscuravano».
«La settimana prossima - promette Labolani - contatterò l’avvocato Rovetta e ci metteremo intorno a un tavolo per trovare la soluzione giusta, cercando nel bilancio comunale le risorse necessarie».

 





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