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Domenica 21 Giugno : 2009 di Franco Bassini
Il commento
Un sogno che si è tramutato in un incubo. Il Brescia viene travolto 3-0 dal Livorno nel match di ritorno della finale play off e fallisce così anche il quarto assalto consecutivo alla serie A. Certo, in questa stagione la squadra è andata ben più vicina alla promozione che in passato, diciamo pure che è arrivata a Roma quando in precedenza si era fermata molto prima o nemmeno si era messa in viaggio, ma l’esito resta lo stesso.
Livornesi con merito
Ieri sera le rondinelle sono state dominate da un avversario che soltanto sei giorni prima si era dimostrato viceversa inferiore, pur riuscendo nell’intento di uscire imbattuto dal «Rigamonti». Proprio la prestazione dell’andata, che si aggiungeva alle altre prove positive fornite dalla squadra da quando era stata affidata a Cavasin, autorizzavano a sperare in quella vittoria, che rappresentava l’unico risultato utile per raggiungere l’obiettivo promozione. E invece al «Picchi» si è giocato ad una porta sola, e se la gara non si è decisa prima del 15’ della ripresa (minuto del 2-0 realizzato da Diamanti) il merito va unicamente a Viviano, di gran lunga il migliore degli azzurri. Per inciso il portierone fiorentino nell’ultimo quarto d’ora ha poi impedito che la sconfitta assumesse i contorni della disfatta.
Un risultato, ma ancor prima un andamento di gara ed una prova assolutamente imprevedibili. Dati al Livorno i suoi indubbi meriti, detto che il pericolo pubblico numero 1, Diamanti, ha sfoderato una prestazione straordinaria e che il pericolo pubblico numero 2, Tavano, ha sbloccato il risultato con il quinto gol nelle quattro sfide stagionali contro le rondinelle, non si può tacere la prova deludente del Brescia. Che non ha mai impegnato il portiere De Lucia; ha battuto il primo calcio d’angolo a dieci minuti dal riposo, quando gli avversari ne avevano già avuti a disposizione sei; ha avuto una sola palla-gol, al 15’ del primo tempo, su un contropiede concluso da Possanzini con un destro telefonato.
Null’altro, anche perché il centrocampo azzurro è stato sovrastato da quello labronico per numero, intraprendenza, movimento ed estro.
Centrocampo sovrastato
Cavasin, che alla luce delle imperfette condizioni di Zoboli ha accentrato Mareco a far coppia con Bega, presentando come esterno il rientrante (dopo due mesi) Martinez, ha optato nuovamente per il 4-2-3-1 con Vass e Zambrella mediani alle spalle del trio Rispoli, Taddei, Possanzini, sostegno della prima punta Caracciolo. I quattro giocatori d’attacco hanno però avuto a disposizione pochi palloni in assoluto e pochissimi potenzialmente pericolosi. Questo per l’evidente superiorità nella zona nevralgica della terna formata da Antonio Filippini, Loviso e Bergvold, ben assistita da Rosi e Bonetto. Il Brescia ha così fornito fin dalle prime battute un’avvilente sensazione di impotenza. Utilizzando un paragone automobilistico, la squadra era come un’automobile che non riusciva a mettere a terra le centinaia di cavalli che pure aveva nel motore.
Nella ripresa i gol labronici
Nell’intervallo, con il punteggio ancora inchiodato sullo 0-0 nonostante la netta prevalenza degli avversari, abbiamo sperato che il Brescia avesse scelto in qualche modo di far sfogare il Livorno, tesaurizzando le energie per una ripresa nella quale prendere in mano la gara. Come quei pugili che fanno inizialmente sfogare e stancare gli avversari, assorbendo con i guantoni i colpi che vengono loro portati.
Ma era un’illusione.
Il Livorno è ripartito da dove aveva finito e questa volta ha trovato subito il gol e poi anche il raddoppio. Grazie a Diamanti, dapprima ispiratore di Tavano e poi stoccatore implacabile con un gran destro al volo, lui che oltretutto è un mancino puro. D’altronde i campioni sono fatti così: danno il meglio nelle occasioni che più contano. E magari si prendono il lusso di smentire Fabrizio De Andrè: non è sempre vero che dai diamanti non nasce niente.
«Via del campo». E via dal campo.
TAVANO FIRMA L’1-0
È il 5’ del secondo tempo: Diamanti si libera bene sulla sinistra e crossa al centro dell’area trovando liberissimo Tavano, che di testa infila sul secondo palo un Viviano impossibilitato ad intervenire.
DIAMANTI, UN GOL DA CAMPIONE
L’esultanza di Diamanti, il cui gran destro in corsa al volo ha mandato in visibilio il pubblico ed ha sostanzialmente chiuso in favore degli amaranto il discorso per la promozione in serie A.
BERGVOLD REALIZZA IL 3-0
Alla mezz’ora della ripresa il gran sinistro del danese scagliato appena dentro l’area conclude una bella manovra dei labronici. È il punto esclamativo su una sfida che peraltro non era più in discussione dopo il gol di Diamanti.
Livorno Brescia 3-0
Dominati e mai pericolosi
Dominati e mai pericolosi
Livornesi con merito
Ieri sera le rondinelle sono state dominate da un avversario che soltanto sei giorni prima si era dimostrato viceversa inferiore, pur riuscendo nell’intento di uscire imbattuto dal «Rigamonti». Proprio la prestazione dell’andata, che si aggiungeva alle altre prove positive fornite dalla squadra da quando era stata affidata a Cavasin, autorizzavano a sperare in quella vittoria, che rappresentava l’unico risultato utile per raggiungere l’obiettivo promozione. E invece al «Picchi» si è giocato ad una porta sola, e se la gara non si è decisa prima del 15’ della ripresa (minuto del 2-0 realizzato da Diamanti) il merito va unicamente a Viviano, di gran lunga il migliore degli azzurri. Per inciso il portierone fiorentino nell’ultimo quarto d’ora ha poi impedito che la sconfitta assumesse i contorni della disfatta.
Un risultato, ma ancor prima un andamento di gara ed una prova assolutamente imprevedibili. Dati al Livorno i suoi indubbi meriti, detto che il pericolo pubblico numero 1, Diamanti, ha sfoderato una prestazione straordinaria e che il pericolo pubblico numero 2, Tavano, ha sbloccato il risultato con il quinto gol nelle quattro sfide stagionali contro le rondinelle, non si può tacere la prova deludente del Brescia. Che non ha mai impegnato il portiere De Lucia; ha battuto il primo calcio d’angolo a dieci minuti dal riposo, quando gli avversari ne avevano già avuti a disposizione sei; ha avuto una sola palla-gol, al 15’ del primo tempo, su un contropiede concluso da Possanzini con un destro telefonato.
Null’altro, anche perché il centrocampo azzurro è stato sovrastato da quello labronico per numero, intraprendenza, movimento ed estro.
Centrocampo sovrastato
Cavasin, che alla luce delle imperfette condizioni di Zoboli ha accentrato Mareco a far coppia con Bega, presentando come esterno il rientrante (dopo due mesi) Martinez, ha optato nuovamente per il 4-2-3-1 con Vass e Zambrella mediani alle spalle del trio Rispoli, Taddei, Possanzini, sostegno della prima punta Caracciolo. I quattro giocatori d’attacco hanno però avuto a disposizione pochi palloni in assoluto e pochissimi potenzialmente pericolosi. Questo per l’evidente superiorità nella zona nevralgica della terna formata da Antonio Filippini, Loviso e Bergvold, ben assistita da Rosi e Bonetto. Il Brescia ha così fornito fin dalle prime battute un’avvilente sensazione di impotenza. Utilizzando un paragone automobilistico, la squadra era come un’automobile che non riusciva a mettere a terra le centinaia di cavalli che pure aveva nel motore.
Nella ripresa i gol labronici
Nell’intervallo, con il punteggio ancora inchiodato sullo 0-0 nonostante la netta prevalenza degli avversari, abbiamo sperato che il Brescia avesse scelto in qualche modo di far sfogare il Livorno, tesaurizzando le energie per una ripresa nella quale prendere in mano la gara. Come quei pugili che fanno inizialmente sfogare e stancare gli avversari, assorbendo con i guantoni i colpi che vengono loro portati.
Ma era un’illusione.
Il Livorno è ripartito da dove aveva finito e questa volta ha trovato subito il gol e poi anche il raddoppio. Grazie a Diamanti, dapprima ispiratore di Tavano e poi stoccatore implacabile con un gran destro al volo, lui che oltretutto è un mancino puro. D’altronde i campioni sono fatti così: danno il meglio nelle occasioni che più contano. E magari si prendono il lusso di smentire Fabrizio De Andrè: non è sempre vero che dai diamanti non nasce niente.
«Via del campo». E via dal campo.
TAVANO FIRMA L’1-0
È il 5’ del secondo tempo: Diamanti si libera bene sulla sinistra e crossa al centro dell’area trovando liberissimo Tavano, che di testa infila sul secondo palo un Viviano impossibilitato ad intervenire.
L’esultanza di Diamanti, il cui gran destro in corsa al volo ha mandato in visibilio il pubblico ed ha sostanzialmente chiuso in favore degli amaranto il discorso per la promozione in serie A.
Alla mezz’ora della ripresa il gran sinistro del danese scagliato appena dentro l’area conclude una bella manovra dei labronici. È il punto esclamativo su una sfida che peraltro non era più in discussione dopo il gol di Diamanti.
















































