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Giovedì 6 Agosto : 2009 Giordano Bozzola, pneumologo - Spedali Civili, GdB
MEDICINA E SALUTE
Una tavola raffigurante il corpo umano
con i polmoni ben evidenziati
Le infezioni polmonari catturano l'attenzione generale allorché diventano notizia di prima pagina, in coincidenza di epidemie: tipica la recentissima influenza da virus A/H1N1, esordita in Messico, a rapida diffusione in altri paesi del Nord America ed Europa. In realtà ogni anno, nel mondo, le infezioni polmonari colpiscono più di altre patologie, come tumori e malattie cardiovascolari e sono particolarmente diffuse e gravi nei paesi poveri. Tuttavia, anche nelle nazioni più sviluppate, le infezioni polmonari rappresentano una sfida per gli operatori sanitari sotto diversi aspetti: aumento dell'età media della popolazione con incremento dei grandi anziani; pazienti con patologie croniche concomitanti, sia polmonari (bronchite cronica ed enfisema) che extrapolmonari (diabete, insufficenza renale, cardiopatie), nei quali la polmonite è sovente causa della morte; maggiore diffusione di strutture di lungodegenza e di residenze protette per anziani; trattamenti che riducono le difese organiche, come terapie oncologiche e immunosoppressive. Da ultimo non vanno sottovalutate la facile diffusione di nuovi agenti infettanti, favorita dalla rapidità dei viaggi in ogni parte del mondo, e la crescente resistenza di alcuni microorganismi ai farmaci.
Che cos'è la polmonite
Per polmonite si intende l'infiammazione acuta, che coinvolge le strutture del polmone, più frequentemente gli alveoli, causata da agenti infettivi (batteri, virus o protozoi). I microorganismi possono vivere come saprofiti, ovvero ospiti innocui, a livello del cavo orale e delle alte vie respiratorie. Per riduzione delle difese locali, come scarsa efficacia della tosse, o per fattori predisponenti come età avanzata, fumo, etilismo, inquinamento atmosferico, infezioni virali delle prime vie aeree, possono raggiungere le strutture profonde, come gli alveoli, moltiplicarsi e provocare la polmonite. Si tratta di polmoniti non epidemiche, non contagiose, da batteri come Pneumococco, Stafilococco, Emofilo, Klebsiella, Pseudomonas. Altre volte sono coinvolti microorganismi che non sono saprofiti, si diffondono per via aerea per trasmissione da soggetti malati o con microveicoli ambientali (gocce di saliva, particelle di aerosol di liquidi). Si tratta di Micoplasma, Chlamidia, Legionella, virus Influenza, Adenovirus, Virus Respiratorio Sinciziale. Il danno a livello polmonare avviene soprattutto negli spazi intorno ai bronchioli più piccoli e agli alveoli: polmoniti interstiziali, sotto forma anche di microepidemie (nell'ambito di famiglie, scuole, alberghi), definite anche polmoniti atipiche. I sintomi più frequenti sono tosse, espettorazione, dolore toracico, dispnea, cianosi. Nelle polmoniti atipiche possono coesistere mialgie, cefalea, prostrazione. La conferma al sospetto diagnostico di polmonite viene dall'esecuzione della radiografia toracica.
Ammalarsi in ospedale
Attualmente è importante, ai fini della scelta terapeutica, stabilire se la polmonite è insorta fuori dall'ospedale o dentro una struttura ospedaliera (polmonite nosocomiale), poiché è diverso l'agente microbico in causa: Pneumococco, Emofilo, Micoplasma sono più frequenti nelle polmoniti comunitarie; Klebsiella, Pseudomonas, Escherichia, Stafilococco sono in causa soprattutto nelle polmoniti nosocomiali. L'incidenza della polmonite comunitaria varia da 2 a 15 casi per 1000 abitanti. L'80% è trattato a domicilio con successo. Va rimarcato che la mortalità in Italia per queste polmoniti è tra le più basse al mondo, grazie a scelta corretta ed uso appropriato dei farmaci da parte dei medici di medicina generale. L'indicazione al ricovero deriva o dalla comorbidità severa o dallo scarso supporto familiare o dal quadro polmonare grave e rapidamente evolutivo, come nella polmonite da Legionella. Circa il 3% delle polmoniti extraospedaliere richiede il supporto ventilatorio meccanico in Rianimazione.
La polmonite nosocomiale si manifesta almeno dopo 48 ore dal ricovero. Interessa circa il 5% dei degenti e occupa il 3° posto tra le infezioni ospedaliere, dopo infezioni urinarie e infezioni chirurgiche. Si tratta di polmoniti in genere gravi, dovute a germi difficili, spesso resistenti ad antibiotici, in soggetti molto deperiti per patologie severe concomitanti o per altri trattamenti. In questo caso va attuato ogni sforzo per identificare il germe responsabile, testarne la sensibilità ai diversi antibiotici e instaurare una terapia possibilmente mirata.
Aumento dei casi di tubercolosi
Parlare di tubercolosi polmonare in Italia, agli inizi del 21° secolo, può suscitare incredulità: in realtà, alla luce dei dati anche più recenti, il problema esiste, avendo la malattia tubercolare acquisito maggiore rilievo, soprattutto per i flussi immigratori nel nostro Paese. Ciò richiede la dovuta attenzione da parte di tutti gli operatori sanitari che devono intervenire. Dal 1950 al 1980 la tubercolosi nella popolazione italiana si è ridotta, fino a stabilizzarsi, con una bassa incidenza nella popolazione generale (7,7 casi per 100.000 abitanti nel 2007). La malattia ha tuttavia acquisto alcune peculiarità: concentrazione della maggior parte dei casi in nuovi gruppi a rischio ed iniziale emergenza del problema della resistenza ai farmaci. Oltre il 40% dei nuovi casi si registra in soggetti non italiani. La manifestazione della malattia avviene per lo più entro i primi due anni dall'arrivo in Italia, con un picco di età tra 25 e 34 anni. Nella popolazione italiana l'incidenza maggiore è tra gli ultrasessantacinquenni, in rapporto sovente con malattie croniche debilitanti e terapie immunodeprimenti. La tubercolosi è una malattia contagiosa, che si trasmette attraverso le goccioline di saliva o l'espettorato di un soggetto malato di tubercolosi polmonare. I sintomi più frequenti sono tosse, espettorazione, febbre, sudorazione, calo di peso, talora emissione di sangue con il catarro. La radiografia evidenzia lesioni prevalenti ai lobi superiori dei due polmoni. La conferma si ottiene con l'isolamento del germe dal catarro o dalle secrezioni bronchiali prelevate con broncoscopia. La coinfezione tubercolosi-HIV e le forme farmaco-resistenti rappresentano le sfide attuali più impegnative per il trattamento di questa malattia, anche per la carenza di nuovi farmaci specificatamente attivi. Non va dimenticato che la tubercolosi, al pari di altre malattie infettive, è strettamente correlata alle condizioni igieniche ed economiche in cui vivono le persone. Questo vale non solo per le centinaia di milioni di persone che, nei diversi pesi del mondo, vivono in condizioni precarie, fino al limite della sopravvivenza, ma vale anche per quei gruppi di popolazione tra di noi, come gli immigrati irregolari, per i quali l'accesso alle strutture sanitarie è problematico, configurandosi il rischio di un serbatoio permanente di infezione tubercolare.
Malattie polmonari, una sfida sempre aperta
Una tavola raffigurante il corpo umano
con i polmoni ben evidenziati
Che cos'è la polmonite
Per polmonite si intende l'infiammazione acuta, che coinvolge le strutture del polmone, più frequentemente gli alveoli, causata da agenti infettivi (batteri, virus o protozoi). I microorganismi possono vivere come saprofiti, ovvero ospiti innocui, a livello del cavo orale e delle alte vie respiratorie. Per riduzione delle difese locali, come scarsa efficacia della tosse, o per fattori predisponenti come età avanzata, fumo, etilismo, inquinamento atmosferico, infezioni virali delle prime vie aeree, possono raggiungere le strutture profonde, come gli alveoli, moltiplicarsi e provocare la polmonite. Si tratta di polmoniti non epidemiche, non contagiose, da batteri come Pneumococco, Stafilococco, Emofilo, Klebsiella, Pseudomonas. Altre volte sono coinvolti microorganismi che non sono saprofiti, si diffondono per via aerea per trasmissione da soggetti malati o con microveicoli ambientali (gocce di saliva, particelle di aerosol di liquidi). Si tratta di Micoplasma, Chlamidia, Legionella, virus Influenza, Adenovirus, Virus Respiratorio Sinciziale. Il danno a livello polmonare avviene soprattutto negli spazi intorno ai bronchioli più piccoli e agli alveoli: polmoniti interstiziali, sotto forma anche di microepidemie (nell'ambito di famiglie, scuole, alberghi), definite anche polmoniti atipiche. I sintomi più frequenti sono tosse, espettorazione, dolore toracico, dispnea, cianosi. Nelle polmoniti atipiche possono coesistere mialgie, cefalea, prostrazione. La conferma al sospetto diagnostico di polmonite viene dall'esecuzione della radiografia toracica.
Ammalarsi in ospedale
Attualmente è importante, ai fini della scelta terapeutica, stabilire se la polmonite è insorta fuori dall'ospedale o dentro una struttura ospedaliera (polmonite nosocomiale), poiché è diverso l'agente microbico in causa: Pneumococco, Emofilo, Micoplasma sono più frequenti nelle polmoniti comunitarie; Klebsiella, Pseudomonas, Escherichia, Stafilococco sono in causa soprattutto nelle polmoniti nosocomiali. L'incidenza della polmonite comunitaria varia da 2 a 15 casi per 1000 abitanti. L'80% è trattato a domicilio con successo. Va rimarcato che la mortalità in Italia per queste polmoniti è tra le più basse al mondo, grazie a scelta corretta ed uso appropriato dei farmaci da parte dei medici di medicina generale. L'indicazione al ricovero deriva o dalla comorbidità severa o dallo scarso supporto familiare o dal quadro polmonare grave e rapidamente evolutivo, come nella polmonite da Legionella. Circa il 3% delle polmoniti extraospedaliere richiede il supporto ventilatorio meccanico in Rianimazione.
La polmonite nosocomiale si manifesta almeno dopo 48 ore dal ricovero. Interessa circa il 5% dei degenti e occupa il 3° posto tra le infezioni ospedaliere, dopo infezioni urinarie e infezioni chirurgiche. Si tratta di polmoniti in genere gravi, dovute a germi difficili, spesso resistenti ad antibiotici, in soggetti molto deperiti per patologie severe concomitanti o per altri trattamenti. In questo caso va attuato ogni sforzo per identificare il germe responsabile, testarne la sensibilità ai diversi antibiotici e instaurare una terapia possibilmente mirata.
Aumento dei casi di tubercolosi
Parlare di tubercolosi polmonare in Italia, agli inizi del 21° secolo, può suscitare incredulità: in realtà, alla luce dei dati anche più recenti, il problema esiste, avendo la malattia tubercolare acquisito maggiore rilievo, soprattutto per i flussi immigratori nel nostro Paese. Ciò richiede la dovuta attenzione da parte di tutti gli operatori sanitari che devono intervenire. Dal 1950 al 1980 la tubercolosi nella popolazione italiana si è ridotta, fino a stabilizzarsi, con una bassa incidenza nella popolazione generale (7,7 casi per 100.000 abitanti nel 2007). La malattia ha tuttavia acquisto alcune peculiarità: concentrazione della maggior parte dei casi in nuovi gruppi a rischio ed iniziale emergenza del problema della resistenza ai farmaci. Oltre il 40% dei nuovi casi si registra in soggetti non italiani. La manifestazione della malattia avviene per lo più entro i primi due anni dall'arrivo in Italia, con un picco di età tra 25 e 34 anni. Nella popolazione italiana l'incidenza maggiore è tra gli ultrasessantacinquenni, in rapporto sovente con malattie croniche debilitanti e terapie immunodeprimenti. La tubercolosi è una malattia contagiosa, che si trasmette attraverso le goccioline di saliva o l'espettorato di un soggetto malato di tubercolosi polmonare. I sintomi più frequenti sono tosse, espettorazione, febbre, sudorazione, calo di peso, talora emissione di sangue con il catarro. La radiografia evidenzia lesioni prevalenti ai lobi superiori dei due polmoni. La conferma si ottiene con l'isolamento del germe dal catarro o dalle secrezioni bronchiali prelevate con broncoscopia. La coinfezione tubercolosi-HIV e le forme farmaco-resistenti rappresentano le sfide attuali più impegnative per il trattamento di questa malattia, anche per la carenza di nuovi farmaci specificatamente attivi. Non va dimenticato che la tubercolosi, al pari di altre malattie infettive, è strettamente correlata alle condizioni igieniche ed economiche in cui vivono le persone. Questo vale non solo per le centinaia di milioni di persone che, nei diversi pesi del mondo, vivono in condizioni precarie, fino al limite della sopravvivenza, ma vale anche per quei gruppi di popolazione tra di noi, come gli immigrati irregolari, per i quali l'accesso alle strutture sanitarie è problematico, configurandosi il rischio di un serbatoio permanente di infezione tubercolare.














































