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Martedì, 1 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, GdB
Mappa didattica, dalla Bassa alla Valcamonica
Accorpamenti, nuovi indirizzi e tagli: ecco come cambierà l’offerta formativa del territorio provinciale
Grandi novità in vista anche per il Tassara di Breno
Addio ai bastioni non umanistici di Ghedi, alle pendici del «monte licei» a Leno, alle fortificazioni del sapere tecnologico a Breno. Il Risiko della scuola comporta spostamenti e sacrifici di truppe: l’obiettivo è razionalizzare le perdite dell’Impero scuola.
La strategia d’azione sulla provincia, su questo Aristide Peli si mostra ottimista, non prevede lacrime e sangue. Qualcosa cambierà, anche in modo profondo, aprendo la nuova stagione dell’offerta formativa.
Ultime dagli istituti della Valcamonica
La geografia scolastica camuna ruota attorno a tre punti cardinali: Edolo, Breno, Darfo. Mille illazioni, una sola verità. Dopo settimane di dubbi e ipotesi, l’assessore provinciale all’istruzione mette le carte in tavola: «Attualmente - spiega Peli - i poli scolastici rispecchiano le necessità di Alta, Media e Bassa Valcamonica. Così come fatto nel resto della provincia, abbiamo scelto di rendere più omogenei l’offerta e gli indirizzi proposti». Il timore più diffuso riguardava un pesante ridimensionamento di Breno a favore di Darfo. Dagli uffici di via Fontane arriva però una versione differente, giocata attorno al caso «liceo Scientifico tecnologico». «La verità - sottolinea Peli - è che questo particolare indirizzo sarà attivato a Darfo ed Edolo e non a Breno che, comunque, lo aveva chiesto. Breno rimarrà dunque sede dei quattro licei che già esistono». Se il fattore numerico (27 studenti minimo, e 35 al massimo, per avviare una classe) è un punto fondante, cosa ne sarà di Edolo?
«L’Alta Valle - ammette Peli - è una realtà delicata, per la quale non posso escludere qualche deroga. Edolo serve paesi che, altrimenti, resterebbero completamente isolati. Per questo non prevedo ridimensionamenti». Da segnalare anche la« rinuncia» di Darfo all’indirizzo Erica (che si contrappone a quello di Pisogne), l’accorpamento a Breno di «Tassara» e «Ghislandi» e, sempre a Darfo, di «Olivelli» e «Putelli».
Nel cuore del sapere bassaiolo
Anche la Bassa bresciana è in lizza per cambiamenti importanti, articolati attorno all’asse «Ghedi-Leno-Manerbio». Partiamo da Ghedi, che è distaccamento del Capirola di Leno: qui rimarranno solo gli indirizzi liceali mentre a Leno troveranno «casa» percorsi quali Ragioneria, Geometri, Tecnico turistico. Lo Scientifico tecnologico sarà invece a Manerbio, dove c’è l’Itis. «Del resto - precisa Peli - a Ghedi non ci sono i numeri per cui mettere in campo una processo di ottimizzazione era assolutamente necessario».
Con questi interventi sulla Bassa bresciana avremo una nuova dimensione scolastica cui abituarsi: secondo Peli «non saranno dieci minuti di strada in più a cambiare o a influenzare le scelte degli studenti».
Tra Garda, Sebino e Valtrompia
Nel resto della provincia non si prospettano troppe sorprese. Sul Garda l’unico caso critico riguarda Lonato, dove all’Itis arriverà anche lo Scientifico tecnologico. C’è però un progetto particolare, che a Peli sta particolarmente a cuore: «Il Dandolo di Lonato è accorpato a Corzano, Io vorrei creare un polo ad indirizzo Turistico-agroalimentare del Garda. Attualmente l’indirizzo è attivo a Desenzano e Gardone Riviera: vorrei arrivasse anche a Lonato, dove rimarrebbe comunque l’indirizzo Florovivaistico».
In Valtrompia l’Ipc di Inzino confluirà nella sua sede direzionale, ovvero a Sarezzo, mentre a Rovato, dove esistono un liceo Scientifico ed uno delle Scienze umane, sarà attivato un indirizzo Classico.
L’analisi
E fra le scuole lotta all’ultimo studente
La scuola fatta coi numeri. Con il 27 che diventa il «pi greco» che impedisce la «quadratura» di quelle classi che non arrivano al numero minimo di studenti, 27 appunto. Uno tra i nervi scoperti della riforma sta proprio in questa barriera: uno sbarramento che scardina una buona parte del tradizionale rapporto tra offerta formativa e territorio.
Dire di no ad un istituto che può presentare, ad esempio, solo 15 studenti ai nastri di partenza di una prima superiore, ha ovviamente implicazioni diverse a secondo della geografia didattica e territoriale su cui insiste. Perché diversa è l’offerta formativa che si registra sulla città o su alcune aree della provincia. La scuola, da sempre, è anche presidio, è legame e radicamento con la propria casa, le proprie tradizioni. La nuova norma imporrà però delle scelte, non solo agli istituti che si troveranno privati di determinati indirizzi ma anche ai ragazzi. Gli studenti potrebbero infatti non essere «accettati» a determinati corsi di studio.
Proviamo a chiarire: se gli scritti ad un ipotetico primo anno fossero oltre 50, visto che una classe non potrà superare i 30 alunni (al netto di una serie di casi particolari) e visto che non si possono formare due classi da 25, che ne sarebbe dei 20 studenti in esubero? Facile: dovrebbero trovare una scuola che abbia lo stesso indirizzo (cosa non necessariamente semplice) o in alternativa un’offerta altrettanto appetibile. Ed è qui che si inserisce la questione del reclutamento.
Su questo punto non servono sofismi: meno iscritti, meno classi. Succederà dunque, come avviene negli atenei americani con gli sportivi più talentuosi, che le scuole andranno a bussare casa per casa pubblicizzando la propria offerta? Dobbiamo aspettarci megaspot da supermercato per raggiungere il numero minimo di iscritti? E, in tutto questo, chi coprirà i buchi che inevitabilmente saranno lasciati sul territorio?














































