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CRONACA NAZIONALE E INTERNAZIONALE :: Mauritania: rapiti due italiani nel deserto (sviluppi)
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  Domenica, 20 Dicembre 2009    corriere della sera


A NOVEMBRE FURONO RAPITI TRE VOLONTARI SPAGNOLI

Mauritania: rapiti due italiani nel deserto

Un uomo e sua moglie, originaria del Burkina Faso. Forse sono in mano ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico

MILANO - Da venerdì sera non si hanno più notizie di una coppia di italiani, un uomo di 65 anni - Nicola Sergio Cicala, siciliano, che vive a Carini - e la moglie originaria del Burkina Faso, Philomen Kabouree, di 39 anni. I due erano in viaggio nella Mauritania sudorientale: il loro minibus è stato trovato abbandonato, la carrozzeria e le gomme crivellate di proiettili, a pochi chilometri di distanza dal confine con il Mali occidentale. Secondo fonti della sicurezza mauritane che hanno voluto restare anonime, è più che probabile che la coppia «sia stata sequestrata» da un gruppo armato, forse collegato ad al Qaeda.

VERIFICHE - La Farnesina sta verificando la notizia in stretto contatto con l'ambasciata italiana a Dakar (Senegal), dato che l'Italia non ha una rappresentanza diplomatica in Mauritania. «Si stanno svolgendo - si legge in una nota del ministero degli Esteri - le opportune verifiche per appurare gli elementi che siano utili ad accertare la dinamica degli eventi e l'identità dei rapiti». Compito non facile in quanto la zona, compresa tra la Mauritania orientale, il Mali settentrionale e l'Algeria meridionale, è in gran parte desertica e scarsamente controllata dalle autorità: qui sono inoltre attivi vari gruppi armati tra i quali alcuni hanno collegamenti con la rete locale di al Qaeda, l'Aqmi (al Qaeda nel Maghreb islamico).

LA FIGLIA - Nel frattempo, però, la figlia di Cicala ha lanciato un appello al Tg2. Alexia Cicala ha detto che l'Unità di Crisi della Farnesina le ha confermato «dopo numerose insistenze» che il rapito è suo padre e ha rivolto un appello a Frattini affinché «avvii urgentemente i contatti con i sequestratori e io possa sapere soprattutto le condizioni di salute di mio padre e di sua moglie». Alexia Cicala ha inoltre spiegato che la coppia non era «in viaggio di turismo o di piacere», ma che il padre accompagnava la moglie in Burkina Faso a trovare il figlio di dodici anni. La Cicala non ha più notizie della coppia da mercoledì sera, quando i due erano in Marocco ed in procinto di proseguire per la Mauritania.

LE PRIME RICOSTRUZIONI - Finora nessuna fonte ufficiale in Mauritania ha ammesso il sequestro. Ma in via ufficiosa due diplomatici lo hanno confermato. «Una coppia di viaggiatori italiani che si stavano recano nel Burkina Faso a bordo di un minibus immatricolato in Italia sono dispersi da venerdì sera e probabilmente sono stati rapiti da un gruppo armato», ha detto un membro dei servizi di sicurezza. Un'altra fonte mauritana, un diplomatico, ha aggiunto pochi particolari. «Il loro automezzo, le loro cose e alcuni oggetti di valore sono stati trovati sul posto», ha detto. Abitanti della zona hanno parlato di spari e di uomini armati. Il minibus era sul ciglio della strada che collega Aioun (Mauritania) a Kayes (Mali), abbandonato a una ventina di chilometri dal confine con il Mali, nel dipartimento mauritano di Kobenni, a pochi chilometri dalla località di N'Eissira. In tutta l'area le forze di sicurezza della Mauritania sono state messe in stato di massima allerta. Secondo alcuni osservatori locali, si tratta senza dubbio di un sequestro compiuto da uomini dell'organizzazione al Qaeda nel Maghreb islamico. Gli stessi, si pensa, che il mese scorso hanno rivendicato il rapimento di tre cooperanti spagnoli, presi in ostaggio in Mauritania ed ora detenuti in Mali, insieme a un francese che era stato sequestrato a fine novembre nella città di Menaka, nel nord del Mali.

CHI E' - Il nome di Sergio Cicala, 65 anni, è noto ai tanti italiani appassionati di viaggi avventurosi in Africa. Non è la prima volta inoltre che rischia la vita nel continente nero. Nel 1994 rischiò di morire saltando su una mina durante un viaggio in Ciad. Era il mese di dicembre di quell'anno quando a bordo di una colonna di dieci automezzi e 14 moto carichi di turisti europei in viaggio attraverso il confine col Niger, la sua jeep saltò su una mina, causando la morte di una turista finlandese, Kati Kristina Ylitalo. Cicala rimase ferito. Portato nell'ospedale dell' esercito francese a Ndjamena, gli era stato riscontrato un trauma toracico. Sembra però che dopo questa brutta esperienza abbia deciso di cambiare percorso spostandosi verso la parte occidentale dell'Africa. Si era specializzato nel 2007 in un viaggio via terra che partiva dal Marocco e che attraversando la Mauritania e il Mali giungeva in Burkina Faso. Sul forum internet 'Sahara.it', proprio nel 2007 era apparso un messaggio nel quale cercava compagni di viaggio per questa nuova avventura, forse la stessa intrapresa quest'anno che però non si è conclusa come aveva previsto.

 





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  Lunedì, 21 Dicembre 2009   


Mauritania, rapiti due italiani.
Farnesina chiede riserbo

Sequestrati Sergio Cicala e Filomen Kabouree

La villetta di Sergio Cicala a Carini, Palermo
Image ROMA - Ore di attesa e apprensione per la coppia di italiani rapita in Mauritania. La Farnesina chiede il "silenzio stampa", assicurando che sono stati attivati tutti i canali diplomatici. Nessuna strada sarà "lasciata intentata", spiega il ministro degli Esteri Franco Frattini annunciando che al momento "non è arrivata nessuna rivendicazione" e Roma - che ha già inviato in Mauritania un suo diplomatico - non "propende" per nessuna ipotesi.

"Ogni informazione può essere utile per i sequestratori", ribadisce il ministro al Tg4, spiegando la necessità del più stretto riserbo mediatico chiesto dalla Farnesina. "Non possiamo fare ipotesi", aggiunge il capo della diplomazia italiana che segue "personalmente la vicenda". E che ha attivato contatti da quando, sabato, è giunta la notizia del ritrovamento del furgone dove viaggiava Sergio Cicala, il 64enne siciliano prelevato insieme alla moglie Philomene Kabouree e all'autista ivoriano, venerdì in un agguato la cui dinamica - secondo fonti mauritane - ricondurrebbe ad un gruppo terroristico vicino ad al Qaida. Così come sostenuto dalle autorità mauritane, convinte che i rapiti siano stati portati nelle basi di al-Qaeda nel maghreb islamico nel nord del Mali. Notizia rilanciata in serata anche Stefano Manservisi, rappresentante dell'Ue in missione in Muritania: "penso siano in Mali ma non ci sono nuove notizie". "Non sappiamo se sono in Mali", precisa comunque Frattini al Tg1 della sera.

La Farnesina, nel caso la notizia trovasse riscontro, è comunque "prontà a estendere il lavoro "anche in quel paese", ha spiegato nel pomeriggio il portavoce degli esteri. Oggi, intanto, si è appreso che con la coppia è scomparso anche l'autista - originario della Costa D'Avorio, che guidava il furgone di Cicala a bordo del quale la coppia italiana si stava recando in Burkina Faso, paese d'origine della donna, per andare a trovare il figlio dodicenne di Philomene che vive con la nonna. Arriva, intanto, un nuovo appello "disperato" della figlia di Cicala. Che oggi è tornata a chiedere al premier Silvio Berlusconi ed al ministro Frattini, che "venga fatto il possibile per riportare a casa la coppia sana e salva". Da Carini, paese siciliano di cui Cicala è originario e dove vive con la moglie, Alexia Cicala, 30 anni, che aveva sentito per l'ultima volta il padre al telefono, mercoledì scorso, sì è trasferita oggi in un'altra città siciliana, dove vive la madre. Attorniata dall'affetto di parenti e amici. Che stanno facendo anche una catena di solidarietà di Facebook. Cicala era partito con la moglie i primi di dicembre da Palermo in nave a bordo del suo furgone - megattrezzato per il deserto. Per lui, da sempre appassionato dei viaggi nel deserto, non era la prima volta in Africa. Come testimonia Emanuele Cavallaro, viaggiatore e africanista, che con Cicala ha condiviso diverse avventure: "conosco molto bene Sergio, abitiamo non lontani, lui a Carini io a Capaci, e nel '79 attraversammo il Sahara insieme''. "Fu un viaggio molto difficile: le difficoltà di un viaggio simile sono uguali ora come negli anni '60 e '70. I predoni, i criminali, in quelle zone ci sono sempre stati. Forse ora alcuni di loro li chiamano terroristi o membri di Al Quaida". "Mi auguro - conclude cavallaro - che Cicala e sua moglie vengano liberati al più presto e che questa rimanga solo una brutta avventura".

 





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